Attenzione,
prego: l’interregionale 1970-1997 della B’n’R Association
and Production è in partenza al binario 4 e 7/11. I passeggeri sono pregati di
affrettarsi a prendere posto.
Benvenuti
a bordo, signori; prego, accomodatevi; si parte in alcuni secondi. Prima regione visitata nel nostro tour sarà Marauders (1970); in questa località
si prevedono le seguenti attrazioni: James Potter, Sirius Black, Remus Lupin e Severus
Snape. Vogliate prego prestare particolare attenzione
a ciò che non è possibile vedere, per ora, e prendete questo inizio
col sorriso sulle labbra. La velocità di viaggio sarà medio-bassa, speriamo sia confortevole.
Informiamo
i possessori dell’apposita ‘Slytherin Card’ che in questa prima regione saranno disponibili per
loro alcune facilitazioni. Ricordiamo che è vietato lanciare personaggi dal
finestrino; chiunque abbia portato con sé una Mary Sue è pregato di tenerla ben
legata e chiusa nell’apposito cestino.
La B’n’R Association
and Production vi augura buon viaggio e vi prega di lasciare un commento a fine
lettura! Grazie per aver scelto la nostra compagnia.
Kim
& Alex, hostess incaricate
B’n’R Association and Production
is proud to present
a Harry Potter fanfiction
(\) IO SONO QUI, TU DOVE SEI? (/)
ovvero
%%%
dreaming demons %%%
PRIMA TAPPA:
PERSONE NORMALI
- siamo -
And was
among these dark Satanic mills?
---
W.Blake, "The
Pioveva.
Meglio,
diluviava.
La pioggia
cadeva incessantemente sugli studenti, che correvano disperati sulla
piattaforma 9 e ¾, cercando di salire sul treno con i
bagagli il più in fretta possibile; come spesso succede in quei casi, però,
tutta la confusione che ne scaturì non fece che aggravare la situazione, con
scontri, ostruzioni e problemi vari.
‘Cominciamo
bene!’, esclamò un ragazzino dai capelli neri, già seduto sull’Hogwarts Express, guardando il cielo plumbeo, fuori dal finestrino. ‘Non siamo nemmeno partiti che la mia
proverbiale sfiga già colpisce!’, rise, per poi
lasciarsi cadere all’indietro sullo schienale del sedile, sbuffando.
‘Proverbiale sfiga? Ricordami di starti il più distante
possibile, in futuro.’, rispose un altro ragazzo, mettendo la testa
dentro, oltre la porta aperta. ‘Per ora, comunque,
temo dovrò stare qui con te. Gli altri posti sono già occupati.’
Il primo lo
osservò attentamente: doveva avere all’incirca la sua età; era piuttosto basso,
con i capelli scuri spettinati e due enormi occhi neri, sottolineati
dal paio di occhiali dalle lenti rotonde che portava.
‘Eh, grazie, bell’appoggio. Comunque, prego, fa
come se fossi a casa tua. Oh, a proposito, io sono Sirius.
Sirius Black.’
‘Mh...
James Potter. Anche tu in
prima?’, chiese il nuovo arrivato sorridendo
educatamente.
‘Senza dubbio.’, rise Sirius. ‘E aspetta che arrivi. Ve la rovescio da cima a fondo, questa
scuola.’
‘Prego?’, chiese l’altro divertito, sollevando
scetticamente un sopracciglio.
‘Devi sapere, caro il mio James Potter, che hai davanti a te il miglior Complottatore
Di Scherzi & Affini Ai Danni Del Prossimo che la storia ricordi. Aspetta
che ci metta piede, ad Howgtarts,
e poi vedi cosa ti combino. Sentirai presto parlare di me -- anche se mi starai a distanza!’, proclamò con
fervore Sirius, stringendo il pugno della mano destra
e sollevandolo verso l’alto.
James finì di sistemare il proprio bagaglio e si sedette
nel posto davanti a Sirius, mentre un sorrisetto poco affidabile gli spuntava in volto.
‘Interessante.
Comunque, guarda che si chiama Hogwarts.’
‘Whoops.
Va be’, che differenza fa? Sentirai
parlar di me lo stesso.’, tagliò corto l’altro, agitando una mano.
‘Mh... Di origini Muggle, suppongo?’, chiese James,
sorridendo divertito.
‘Yup,
l’hai detto! Mi è arrivata la lettera di invito qui a
scuola solo un mese fa. Mh... Che mi dici di questa... Howgarts,
allora?’, annuì Sirius, dimostrandosi molto
interessato e probabilmente anche un po’ preoccupato.
‘Che dovrei dirti? Non che ne sappia
molto. Comunque, direi che la sola cosa di cui
dovremmo preoccuparci noi per ora è la Cerimonia dello Smistamento.’
‘Che sarebbe? Illuminami.’, non appena Sirius disse questo, si sentì un enorme boato e lo
scompartimento venne inondato di luce.
‘Quel fulmine
ti ha preso in parola...’ ridacchiò James, ‘Pare proprio che porti sfiga. Va bhe...
Comunque, ci sono 4 Casate ad Hogwarts.
Tutti gli studenti sono sorteggiati in una di queste quattro, anche se non ho
ancora capito bene perché; comunque, le Casate
prendono nome dai quattro Fondatori, Helga Hufflepuff, Godric Gryffindor, Salazar Slytherin e Rowena Ravenclaw.’
‘E che differenza fa?’
‘Non ne vedo l’utilità, ma avranno i loro motivi. Forse è
solo per il Quiddich. Comunque,
girano voci sulle caratteristiche di ciascuna casa... In Hufflepuff
ci stanno quelli non propriamente brillanti. In Gryffindor, quelli che agiscono senza pensare. In Ravenclaw, i sapientoni. In Slytherin, quelli che farebbero
di tutto per il potere... Comunque, questo è un modo
educato di esporre la situazione.’
‘E quelli... Come dire... Normali... Dove stanno?’, chiese Sirius, deglutendo nervosamente.
‘Non ne ho la più pallida idea. Comunque,
gira anche un’altra versione, secondo la quale, in Gryffindor
vanno quelli coraggiosi, in Hufflepuff quelli
pazienti, in Slytherin quelli concentrati sui loro obiettivi, e in Ravenclaw quelli particolarmente intelligenti e studiosi.’,
proseguì James, agitando una mano con fare sapiente.
‘Conosci una
qualsiasi versione che includa una Casata per Persone
Normali?’, chiese Sirius, sporgendosi in avanti.
‘No. Ma, comunque, non eri il miglior Complottatore
Di Scherzi & Affini Ai Danni Del Prossimo che la storia ricordi? Non mi sembra molto “normale”, per così dire.’, ridacchiò James.
‘Sì, ok, ma non c’è nessuna
Casa per Complottatori Di Scherzi & Affini,
dunque, la prima cosa che mi viene in mente è una Casa per Persone Normali. ...
Ma forse voi maghi non siete abituati alle Persone
Normali?’, continuò Sirius, agitando una mano.
‘Non saprei dirti. So solo che tutti quelli che hanno
studiato ad Hogwarts erano
in una delle quattro Casate. E comunque mi sembravano
Persone abbastanza Normali, almeno quelli che conosco io.’, rispose James, iniziando a seguire più seriamente il discorso.
‘Scusate. Posso sedermi qui con voi? E’ tutto occupato,
altrimenti.’
I due si
girarono in direzione della voce che si era intromessa nella discussione: la
domanda era venuta da un ragazzino in piedi sulla porta dello scompartimento.
Era di altezza media, con i capelli castano-chiari e gli occhi color miele, e li guardava
insicuro.
‘Eh, prego,
prego.’ rispose Sirius, facendo un ampio gesto con
una mano. ‘Qua c’è posto e sfiga per tutti.’
‘Ehrr... Grazie, userò solo il primo, se non vi dispiace. Di sfiga ne ho già
abbastanza da solo.’, ridacchiò il nuovo venuto, acquistando un po’ di
sicurezza e avanzando con il proprio baule.
‘Sei una Persona Normale?’, continuò Sirius,
con fare ironicamente sapiente, ma il nuovo arrivato non la prese molto bene.
Irrigidendosi bruscamente, sbottò: ‘Pe... Che razza di domanda è?’
‘Stavamo
pensando che tra le quattro Casate di Hogwarts non ce
n’è nemmeno una per le Persone Normali. Allora
supponevo che se trovassimo abbastanza Persone Normali potremmo chiedere di
aprire una quinta Casata, giusto per noi.’, rispose Sirius,
senza accorgersi della reazione dell’altro, mentre James
ridacchiava.
‘Ah...Cosa intendi esattamente con Persona Normale?’
‘Bhe,
una persona che ha un carattere non troppo bizzarro... No, aspetta, io HO un
carattere bizzarro... Altra definizione... Insomma, una persona che non rientri
in una delle quattro categorie delle Casate di Hogwarts,
indipendentemente dalle varie versioni. Sì?’, annuì convinto Sirius.
‘Ah... Mh, sì, allora sono una Persona
Normale - almeno spero.’, sorrise timidamente l’altro, sempre fermo in mezzo
allo scompartimento.
‘E quale sarebbe il tuo nome, Persona Normale? Comunque, io sono James Potter e questo è Sirius Black.’,
rise James.
‘Remus.
Remus Lupin.’, sorrise l’altro, un attimo più rilassato, mentre
si sedeva di fianco a lui. ‘Piacere.’
‘Il piacere è tutto nostro, Remus.
Comunque, adesso che abbiamo stabilito che siamo tre
Persone Normali, direi che possiamo vedere se magari riusciamo ad avere una
Casata tutta per noi.’, dichiarò James.
‘Da quello che
ho capito, anche tu vieni da una famiglia di maghi, sì?’, chiese Sirius rivolto a Remus.
‘Sì.’, rispose lui semplicemente.
Nel frattempo
all’esterno il rumore si faceva crescente: ragazzi che si affrettavano su e giù
per i corridoi, urla, pianti, e via dicendo, tuoni compresi. Mentre
i nostri tre erano impegnati a spiegare
(o capire, dipende da chi) cosa fosse il Quiddich, la
porta si aprì silenziosamente e un quarto ragazzo entrò nello scompartimento.
Gli altri si girarono e si trovarono davanti a quella che difficilmente si
sarebbe potuta definire una Persona Normale.
A parte la
notevole altezza, due cose colpivano particolarmente nel suo aspetto: il volto,
pallido come un fantasma, e il contrasto che questo aveva con gli occhi e i
capelli lunghi, entrambi nero corvino. Ciò senza considerare lo sguardo fisso e
opaco.
‘Fuori fanno rumore. Rimango qui.’, disse
il nuovo venuto con voce atona, per poi girarsi e pronunciare qualche parola
sotto voce. Immediatamente il fracasso proveniente dall’esterno cessò.
‘P... Prego.’, rispose Sirius,
incerto su cosa dire.
Il quarto
ragazzo si sedette vicino alla porta, nell’ultimo sedile, e s’immerse nella
lettura di un grosso tomo dalla copertina scura, sulla quale si leggeva
sbiadita la parola ‘Moste’.
Era più che
evidente che il nuovo venuto Non Voleva Essere
Disturbato.
Ci fu un lungo
silenzio nello scompartimento, mentre le tre Persone Normali si guardavano, non
sapendo esattamente come comportarsi.
‘Mh...’, cominciò poi Sirius, ‘Come ti chiami?’
Silenzio.
Poi: ‘Snape’.
‘Oh... Nome o cognome?’, continuò Sirius
non sapendo se essere più sollevato per aver ricevuto risposta, oppure se
preoccuparsi ulteriormente per il tipo di risposta.
‘Cognome, ovviamente.’, gli disse James.
‘Gli Snape sono un’antica famiglia nobiliare.’
‘Ops, scusa, non lo sapevo... E di nome, invece, che fai?’
Silenzio. Snape Senza-Nome continuava a leggere, senza curarsi dei
presenti.
Fu James a prendere in mano la situazione, a quel punto. ‘Comunque’, disse, ‘io sono James Potter. Questo è Sirius Black, e
lui è Remus Lupin.’
Ci fu un
attimo di pausa. ‘Severus. Severus Snape.’, rispose il
ragazzo, senza guardarli.
‘Piacere.’, rispose Remus
sorridendo. Sirius si spostò di un sedile e si
avvicinò a Snape.
‘Che leggi?’, chiese sporgendosi verso di lui.
‘Sirius.’,
lo richiamò James, con voce ferma.
‘Sì?’
‘Torna qua.’
‘Eh?’, chiese perplesso Black, ma fece comunque come gli era stato
detto. ‘Che c’è?’, chiese quindi sotto voce. ‘Cannibali, gli Snape?’
‘No. Ma non disturbarlo. Non è educato.’, rispose James, con voce così seria che evidentemente c’era
qualcos’altro di più problematico, ma di cui non
voleva parlare.
‘Non è educato?!? Ma... Non
stavo facendo niente di male!!’, protestò Sirius
scandalizzato.
‘Lascia perdere. Avrà un motivo per starsene là a leggere.
Stavamo comunque parlando di Quiddich,
no? Allora, che squadra ti ispira di più?’
(/) (\)
La traversata
in barca, per arrivare al castello, relativamente non fu una passeggiata. Questo non solo perché continuava ininterrottamente a diluviare, ma
anche per il forte vento che creava cavalloni su tutta la superficie del lago.
Nemmeno Severus Snape, che
fino a quel momento aveva tenuto imperterrito il naso
nel suo libro, riusciva più a leggere, sull’imbarcazione che ondeggiava
pericolosamente.
‘ “E non
andare in barca a vela quando piove”!!!!’, urlò Sirius, disperato, con tutto il fiato che aveva nei
polmoni, anche se non si capiva bene a chi, e anche se, comunque, con tutto il
vento che c’era, nessuno l’avrebbe sentito.
‘Cos’era quello?’, chiese James
cercando di farsi capire sopra il rumore assordante.
‘Un consiglio
da parte di Wendy!!!’,
rispose Sirius. ‘Lo sapevo
che dovevo seguirlo! E io non so nemmeno volare!!’
‘Ma che sta blaterando?!’, urlò Remus a James.
‘Non ne ho la più pallida idea! Comunque,
dove diavolo è questa scuola?!’, rispose il ragazzo, cercando di asciugarsi gli
occhiali.
Severus Snape a questo punto disse qualcosa, ma nessuno lo capì.
‘Che hai detto?!?’, gli urlò James.
‘Ho detto...’,
replicò l’altro, ‘.... che dovrebbe essere sulla
collina sopra il lago!’
‘Cosa, è sulla collina?’, chiese Remus.
‘Hogwarts, che se no?!’, replicò Snape.
‘Ma questo
lago ce l’ha una fine sì o no?!?!’, urlò di nuovo Sirius agitando un pugno e continuando a rivolgersi a
qualcuno di non meglio identificato, ma che sembrava essere al di sopra delle
loro teste.
(/) (\)
Fu un gruppo
di studenti estremamente bagnati, quello che arrivò
alle porte del castello di Hogwarts, la sera del
primo settembre 1971. Nonostante le speranze di alcuni di loro, a nessuno venne proposta una Quinta Casata, per cui, un po’ perplessi
ma comunque eccitati, vennero condotti nella Sala Grande per essere smistati in
una delle altre quattro.
‘Cos’è che dobbiamo fare qua?’, chiese Sirius a James, mentre un
cappello su uno sgabello stava cantando.
‘Non lo so. Aspettare, credo.’, rispose quest’ultimo, mentre cercava di gocciolare il meno
possibile sul pavimento.
‘Abbot, Luis’, chiamò una
professoressa, in piedi di fianco allo sgabello.
Il ragazzo in
questione si avvicinò, prese in mano il cappello, che finalmente aveva smesso
di cantare, e se lo mise in testa. Dopo un paio di secondi, da un buco
nell’indumento uscì un urlo: ‘RAVENCLAW!’
‘Black, Sirius’
Sirius deglutì visibilmente, per poi avviarsi molto
lentamente verso lo sgabello e indossare il cappello.
‘Mhh...’,
sentì una voce vicino al suo orecchio. ‘Vediamo un
po’, dove posso metterti? Saresti adatto a un paio di
Casate differenti...’
‘Che ne dici di una Casata per Persone Normali?’, chiese il ragazzo,
speranzoso.
‘Qua sono tutte persone normali.’, gli rispose il
cappello (il cappello?).
‘Eh, ci credo
proprio! A me sembrano un branco di psicopatici prodotti in scala. Uno è un
gruppo di idioti che si fanno calpestare...’
‘Mh... Niente
Hufflepuff.’
‘... in
un’altra casa ci stanno i sapientoni pieni di loro stessi...’, continuò Sirius imperterrito, contento di aver trovato qualcuno che stesse a sentire la sua teoria. Chissà che
magari non finisse davvero in una Quinta Casata per Persone Normali.
Bastava convincere il cappello.
‘Niente Ravenclaw... credo.’
‘Poi ci sono
quelli che si fanno ammazzare per il gusto di fare qualcosa che uno con un
minimo di cervello non farebbe mai...’
‘Niente Gryffindor.’
‘E poi...
Aspetta un attimo, che facevano quelli della quarta Casata?’
‘Molto bene, vada per SLYTHERIN!’
‘Argh! No! Sono una Persona Normale io!!!’,
protestò Sirius saltando in piedi.
‘Niente da fare. Avanti il prossimo, prego.’, rispose con
tono professionale il cappello.
E Sirius strisciò depresso
verso la tavola che applaudiva, senza nemmeno ricordarsi che caratteristiche
avesse, si sedette ignorando tutti quelli intorno, e si concentrò sul Sorteggio
degli altri.
Era il turno
di ‘Evans, Lily’
‘GRYFFINDOR!’
‘Longbottom, Frank’
‘GRYFFINDOR!’
‘Lornick, Annah’
‘HUFFLEPUFF!’
‘Lupin, Remus’
Sirius si sporse dalla sedia per cercare di vedere meglio,
e incrociò le dita.
‘SLYTHERIN!’
Fu un Remus con un espressione piuttosto cupa,
quello che arrivò alla tavola della propria nuova Casata, ma Sirius era troppo occupato ad essere al settimo cielo per rendersene
conto.
‘Meno male che
siamo nella stessa Casata!’, esclamò, afferrando per
un braccio l’amico e tirandolo verso la sedia di fianco alla propria.
‘Mh...
Sì... Sì.’, replicò Remus, con voce poco convinta,
sedendosi.
‘Madettes,
Jonathan’
‘RAVENCLAW!’, Sirius ascoltava distrattamente gli altri Sorteggi, senza
badare troppo a chi veniva chiamato, mentre i nomi gli
entravano per un orecchio e uscivano dall’altro.
‘Malfoy, Lucius’
‘SLYTHERIN!’
‘Melt, Laura’
‘GRYFFINDOR!’
‘Potter,
James’
Sirius a quel punto incrociò le dita. Remus
incrociò le dita. Anche James
incrociò le dita.
Evidentemente
tutto questo incrociarsi di dita fu abbastanza per
vincere la proverbiale sfiga di Sirius. O, forse, fu
proprio la proverbiale sfiga di Sirius
che, dopo un paio di minuti, mise James in
‘SLYTHERIN!’
Poco però ne
sapeva il suddetto Black al momento, ondepercui egli
si limitò a fare una breve danza della felicità per accogliere il suo nuovo
amico alla propria tavola. Ma anche James non sembrava esattamente soddisfatto della scelta del
cappello.
‘Rawen, Rose’.
‘HUFFLEPUFF’
‘Snape, Severus’
Sirius
guardò Remus, perplesso. Remus guardò James, indeciso. James guardò Severus, fissandolo
come avesse dovuto segnarlo a fuoco. Sirius guardò James, perplesso.
James continuava a fissare Severus
che veniva smistato. Anche
tutti i Ravenclaw sembravano molto interessati, e
avevano espressioni dall’estatico allo speranzoso.
Remus guardò allora Sirius e Sirius ricambiò lo sguardo, entrambi indecisi. E incrociarono le dita.
‘SLYTHERIN!’
Le facce dei Ravenclaw caddero pietosamente e Severus
Snape si avviò tranquillamente verso il tavolo degli
Slytherin, si sedette, tirò il suo libro fuori da
sotto il maglione dell’uniforme e continuò a leggere.
Con ‘Weasley, Jack’
l’elenco degli studenti era finalmente finito, uno strano tizio disse quattro
parole senza senso dal tavolo dei professori e i piatti davanti agli studenti
si riempirono di... qualsiasi cosa che potesse essere definita anche vagamente
“cibo”.
(/) (\)
Non
appena Sirius Black seppe dell’esistenza di una
Foresta Proibita appena fuori Hogwarts, progettò di
farne la propria seconda dimora, in barba al fatto che si chiamasse ‘Proibita’.
‘Anzi’,
continuò estatico parlando con Remus e James, al suo fianco, ‘è proprio
per questo che mi interessa!’
I tre stavano
trotterellando dietro uno dei prefetti, che li stava
portando ai loro dormitori; Severus Snape camminava con il naso nel suo libro (di nuovo), senza
curarsi del resto del mondo.
Il prefetto si
fermò di colpo davanti ad un muro e disse:
‘La password è “Dementor”.’
I mattoni
davanti a loro si spostarono e li lasciarono entrare in un’ampia sala decorata
in verde ed argento.
‘I dormitori dei ragazzi sono alla fine della rampa di
scale di sinistra.’, continuò il prefetto. ‘Quelli delle ragazze sono a
destra.’, e poi se ne andò.
Il dormitorio
non era molto grande, e aveva spazio a sufficienza solo per cinque letti, nonché tutti i loro bagagli ordinatamente impilati nel
mezzo. La cosa però non scoraggiò per nulla Sirius.
‘WOW!’, esclamò entrando. ‘Questo
posto mi piace... Io prendo questo!’, e così dicendo si lanciò su un letto
nell’angolo più distante dalla porta.
Remus prese invece quello nell’angolo opposto, a sinistra
della porta, mentre James optò
per uno tra Sirius e la porta, trovandosi così al
centro della stanza.
Severus entrò, diede un’occhiata
intorno, e senza dire nulla si sedette sul letto opposto a Sirius,
in un angolo, lasciando così quello vuoto fra lui e Remus.
‘Chi ci sta su quel letto?’, chiese Sirius
a quel punto, indicando l’ultimo.
‘Non so.’, rispose James, ma
non sembrava particolarmente interessato all’argomento.
‘Idem’,
aggiunse Remus, che si guardava nervosamente attorno,
neanche se da un momento all’altro dovesse saltar fuori qualche bestia pericolosa
da sotto un letto, e pareva pronto ad infilare la porta e scappare.
Anche Snape sembrava prender
nota di tutti i particolari della stanza, guardandosi attorno attentamente.
‘Sev,
ne sai qualcosa?’, chiese di nuovo Sirius.
Silenzio.
‘Yu-hu,
Sev??’
Silenzio.
‘Severus Snape, degnati di rispondermi!!’, urlò Sirius
innervosito.
Snape, colto di sorpresa mentre si guardava attorno, si
girò di scatto verso la fonte del rumore.
‘Cosa?’, chiese subito.
‘Stavo parlando con te! Quanti altri Sev
vedi qui dentro?’, rispose Sirius,
non capendo come mai non l’avesse sentito.
‘Sev?’,
ripetè Snape. ‘Cosa sarebbe un... sev?’
‘Ma... Bhe, scusa, ma Sev sei tu, no?’, rispose Sirius,
come se fosse stata la cosa più ovvia del mondo.
Silenzio. La
faccia dell’altro era perfettamente piatta; non aveva alzato nemmeno un
sopracciglio.
‘Sev come Severus,
no?! Mi pareva
logico!’, concluse Sirius
spazientito.
Snape si accigliò un attimo. ‘Sev...’, ripetè.
‘Ma che sono, il primo a cui viene in mente?’, chiese Sirius guardando James e Remus, che però non lo degnarono di uno sguardo. A questo
punto anche lui iniziava ad essere nervoso.
‘Ragazzi, dico, ma che vi prende? Sembrate
tutti in preda... Non so io nemmeno a cosa!! Che
c’è che non va? Qualcosa sui dormitori di Hogwarts
che non mi avete detto, sì? Che è?’,
annuì Sirius, spronandoli a parlare.
‘Io...’,
iniziò subito Remus, ‘Ecco,
io.... Soffro di claustrofobia, sì. Sono molto claustrofobico.’
‘Ah... Mi dispiace.’, Sirius non sapeva
che altro dire. ‘Aspetta un po’ e vedrai che ti abitui, almeno qui dentro...’
‘Sì, sì. Devo solo calmarmi un pochino.’, e così dicendo
si sedette sul suo letto.
‘E tu James? Anche tu claustofobico?’
‘No, no... Solo...’, si fermò un attimo e li guardò.
‘Solo non so se sia stata una buona idea chiedere al
cappello di mettermi in Slytherin.’, finì a bassa voce.
‘Questa poi!’, esclamò divertito Sirius,
ma poi, guardando l’espressione abbacchiata di James,
si fermò. ‘Che ha Slytherin che non va?’
‘Vedi, Sirius...’, cominciò James, ‘Tu non puoi saperlo perché sei di origini Muggle, ma Slytherin non ha proprio una buona reputazione.’
‘Pe...
Perché?’
‘Perché,
essendo la Casata in cui finiscono tutti coloro che
sono interessati ad affermarsi e ad avere potere, è ovvio che la maggior parte
dei Maghi Oscuri venga fuori da qui. Inoltre, il suo fondatore, Salazar Slytherin, è famoso per essersi distaccato dagli
altri tre per incompatibilità ideologica.’, rispose Snape.
James lo fissò con uno strano sguardo.
‘EH?! State
dicendo che siamo finiti nella Casata che sforna i Cattivi?! O per la miseria,
questa mi mancava!.... Aspetta un attimo. Quel
cappello idiota. Io non ho alcuna intenzione di
dominare e/o distruggere il mondo, che diavolo ci faccio qui?!’, esplose Sirius balzando in piedi, furioso.
‘Gli Slytherin non sono tutti così. Solo che,
generalmente, la gente si ricorda più facilmente di
quelli che lo sono, e inoltre questi ultimi sono una buona
percentuale. Per cui nessuno ti
chiede di conquistare il mondo, ... ehr...
‘, continuò Snape.
‘Ah, bhe... Sicchè
il problema è essenzialmente con l’esterno, meno male.’, sorrise allora Sirius, sollevato, sedendosi di nuovo.
‘Con.... L’esterno?’, chiese Remus,
non capendo.
‘Ma sì, guarda. Io di certo non mi metto a fare il
Cattivo. James non mi pare il tipo. Dico bene, James?’, annuì Black,
agitando i capelli in tutte le direzioni.
‘Non vedo l’utilità di conquistare il mondo.’, rispose
delicatamente l’interpellato.
‘Ecco, visto?
A questo punto rimani tu, Remus, che (senza offesa)
mi pari una persona un po’ troppo calma... Non venirmi
a dire che sei un lupo travestito da agnello, vero?’
Remus saltò dieci centimetri per aria, ma poi si limitò a
fare uno strano sorriso poco convinto.
‘E quanto a Sev... Bhe, penso che sia troppo impegnato a leggere per anche
solo pensare di fare qualcos’altro, dico bene, eh, Sev?’,
rise Sirius, con la tipica espressione “siamo due
amiconi e ci capiamo al volo”.
Snape si accigliò di colpo.
‘Hai_qualche_problema_con_questo_?’,
chiese lentamente. James oscillò nervosamente, ma
rimase seduto. Remus adocchiò di nuovo la porta.
‘Nah!’,
rispose Sirius, mancando completamente di registrare
il tono di minaccia nella domanda. ‘Magari avessi la
pazienza di stare così tanto sopra i libri! I miei sarebbero molto più
contenti, perché così non avrei tempo di distruggere la casa!’, e scoppiò a ridere. ‘Adesso che abbiamo stabilito che siamo
Persone Normali (anche se a primo impatto Sev non lo
sembrava per niente), direi che la cosa è risolta. Quando siamo con gli altri
Slytherin, basterà fare gruppo compatto e fargli capire chi comanda... Senza
contare che esistono
sempre gli altri tre quarti della scuola.’, terminò il
ragazzo con aria soddisfatta, annuendo vistosamente.
‘Che ci considerano Persone Pericolose.’, notò James.
‘Oh, suvvia,
non sarà così difficile far cambiar loro idea.’
‘Sì, comunque chi va a dirlo ai miei che sono finito in
Slytherin?’, chiese l’altro, abbassando lo sguardo con aria sempre più triste.
Seguì un
silenzio piuttosto nervoso.
‘Ehi,
ragazzi... E’ davvero così brutta la situazione?’,
chiese poi Sirius guardando per terra.
‘Bha,
penso di no... Spero, almeno.’, concluse James,
risollevando la testa e sorridendo in maniera un po’ forzata. ‘Comunque, posso sempre dirgli che sono in un’altra Casata.
Per ora dovrebbe funzionare.’
‘Come mai un Potter in
Slytherin, piuttosto?’, chiese Snape.
Il sorriso di James svanì all’istante e il ragazzo si accigliò,
guardandolo non troppo bene. ‘Sirius
e Remus erano già qui. Il cappello non sapeva se
scegliere Gryffindor o Slytherin, e io impulsivamente
gli ho detto il secondo.’, rispose poi freddamente.
‘Mi chiedo
quali interessanti caratteristiche tu abbia per creare
indecisione al cappello, comunque.’, abbozzò un sorrisetto
maligno l’altro.
‘Non mi
meraviglio che tu sia qui, invece, Snape.’
Silenzio.
Teso.
‘Ok, ho perso il secondo collegamento. Che c’entra?’, chiese
Sirius, rivolto a Remus, dato che gli altri sembravano troppo preoccupati a
fulminarsi per badargli.
‘Gli Snape sono una famosa
famiglia nobiliare. Materiale da Slytherin, o comunque
da Ravenclaw. Generalmente, quelli in Ravenclaw fanno grandi cose. Doveva essere per quello che
oggi tutti erano così attenti.’ rispose Remus.
‘Ed è proprio per questo che ho votato Slytherin. Non voglio
passare i prossimi sette anni con un branco di idioti
che mi corre dietro neanche avessi la Verità Rivelata in mano.’, concluse
freddo Snape.
James continuò a fissarlo.
‘Sì, probabilmente hai ragione.’, disse poi, mentre la
sua espressione si rilassava un po’.
‘Ecco! Ben
fatto. Adesso siamo tutti amici, ondepercui faremo
vedere a quelli lì fuori chi comanda. .... Rimane solo un ultimo problema, che
ci riporta alla questione iniziale: chi dorme sul quinto letto?’, riprese
allegramente Sirius, guardando gli altri e aspettando
la tanto attesa risposta.
‘Non so. Chi altro è stato sorteggiato in Slytherin con
noi?’, chiese Remus, guardando James,
il quale scosse la testa, non ricordando nessuno.
‘Lucius Malfoy.’, rispose Snape per
tutti.
James impallidì e Remus deglutì vistosamente, continuando ad addocchiare
la porta.
‘Oddio. Che è questo? Uno che vuole dominare il mondo?!’, chiese Sirius allarmato.
‘Probabilmente sì.’ rispose James, non
riuscendo a nascondere un mezzo sorriso per il modo di esprimersi del suo nuovo
amico, nonostante la preoccupazione. ‘Comunque, che ne
dici tu, Snape?’
‘Tut-tut.
James, qui siamo tutte Persone Normali, per cui chiama Sev per nome.’, lo
riprese Sirius, scuotendo il dito indice con fare da
professore.
‘Mh... Sì, mh....
Severus.’, disse piano James,
annuendo.
‘Visto? Non è difficile. Ma
dicevamo di questo Lucifer?’, proseguì Sirius.
‘Lucius,
non Lucifer. Lucius Malfoy, e, sì, viene da una famiglia in cui tutti hanno le
mani nelle Arti Oscure.’, rispose Snape.
‘Bhe,
può essere un problema, ma si può sempre ignorarlo.’, disse Sirius.
‘Siamo pur sempre quattro contro uno.’
‘Io vorrei solo poter leggere in pace.’, precisò Snape.
‘Ah. Sicchè siamo a questo punto? Ti rendi conto che stai
ragionando esattamente come tutti quelli la fuori?!?’,
Remus parve dimenticare di colpo la sua claustrofobia
e balzò in piedi. ‘Ha una famiglia coinvolta nelle Arti Oscure, bene, allora,
fuori! E’ proprio quello che tutti dicono quando incontrano uno Slytherin!! Non
ha nemmeno diritto a una possibilità?!? Lo so bene che
i Malfoy sono poco raccomandabili, ma da qui a
rifiutarli tutti! Sono sicuro che è per questo che sono finiti tutti male!! La gente non da loro nemmeno una possibilità!!! Se non siamo solidali tra di noi, su chi possiamo
contare?!?!’, il ragazzo rimase lì, in mezzo alla stanza, ansando, rosso in
volto.
Sirius lo guardò con la bocca semiaperta. ‘Oh... Eh... Bhe... Scusa, ma, sai, voi sembravate così sicuri... Ehm, certo
che voglio dargli una possibilità, quello che dicevo io era proprio in caso di emergenza, mh, lo sai? Sì, nel
senso, non dobbiamo farci spaventare da lui, in fondo è solo uno, no?’, balbettò poi.
‘Non... Esattamente.’, si inserì James.
‘No?’, chiese Sirius
preoccupato, alzando le sopracciglia, e immaginandosi quindici cloni di questo
tizio ancora sconosciuto, che correvano per la scuola.
‘La sua famiglia è molto influente. E
ricca. Ha parecchi alleati qui dentro. Tutti temono i Malfoy.’, spiegò l’altro ragazzo pazientemente.
‘Bene. Allora noi faremo gruppo a parte. Che io sia stramaledetto se mi faccio rovinare la vita da questo
tizio!!’, proclamò ardentemente Sirius, di nuovo in
piedi e con un pugno alzato al cielo.
‘Comunque, che mi dici di te, Sn...
Severus?’, chiese James. ‘Tu non corri dietro a Malfoy?
Pensavo gli Snape fossero nel suo giro di influenza.’
L’interpellato
lo guardò negli occhi, senza espressione. ‘Sì, il
padre di Malfoy e il mio girano negli stessi
ambienti. Ma io voglio solo leggere in pace.’
James lo fissò con attenzione, quasi lo stesse sezionando
lì su due piedi. ‘Capisco.’,
aggiunse poi.
‘Mh,
adesso però, dove diavolo è finito Malfoy?’, chiese Remus.
‘Chi se ne frega?’, sbadigliò Sirius. ‘Io
voglio andare a dormire. Ne ho avuto abbastanza, per oggi.’
‘Concordo’, gli fece eco James.
In quel
momento, però, la porta si aprì, facendo entrare un ragazzo pallido, magro,
biondiccio, basso e con la faccia appuntita.
‘Buonasera.’, disse semplicemente, con un sorriso freddo e
sicuro sulle labbra.
‘Malfoy.’, rispose Severus come saluto, e tornò ad immergersi nel suo libro.
‘Snape.’,
annuii il nuovo arrivato.
Gli altri tre
si guardarono.
‘Bhe,
come ho già detto, io vado a dormire. Buonanotte.’ e così dicendo Sirius tirò le tende del suo letto e sparì.
‘Sì, anche io. Buonanotte.’, Remus
lo seguì immediatamente.
‘ ‘Notte.’ rispose James, e, senza nemmeno lanciare un ultimo sguardo a Malfoy, chiuse le tende e si coricò.
Il ragazzino
biondo rimase in piedi dov’era, il sorriso soddisfatto sulle sue labbra non
volendone sapere di sparire.
+ PERSONE NORMALI –siamo–