Nota: questa fic non riprende gli eventi del quinto libro (e nemmeno di quelli a seguire, ovviamente). Questo capitolo inizia in medias res, e dal prossimo ci sposteremo molto più indietro.La trama di questa fic? Improbabile ^_^… Ma molto divertente da scrivere. Abbiamo fatto un po’ di ricerche (Alex corre a sbattere la testa varie volte sul muro), condito tutto con un po’ di sciocchezze (alla giapponese ^_^) e ora ci apprestiamo a vedere che ne viene fuori. Per cui, non prendete questa fic come una guida all’occulto, o che ne sappiamo noi, ci raccomandiamo! E se non abbiamo capito qualcosa delle quattro milioni di pagine in materia che abbiamo letto… Perdono!

Bhe, ora basta rantolare. Passiamo alla presentazione ufficiale. Diteci cosa ne pensate, grazie!

B’n’R

 

 

***

 

Benvenuti! Prego, sedetevi qui e mettetevi comodi, perché il viaggio non sarà proprio breve.

Ben arrivati sull’interregionale 1970-1997 della B’n’R Association and Production. Le fermate saranno numerose: ricordiamo, tra le principali, James Potter, Severus Snape, Lucius Malfoy, Sirius Black, Remus Lupin, Harry Potter, Ron Weasley, Draco Malfoy, Neville Longbottom, Ginny Weasley, Hermione Granger, Blaise Zabini; per le fermate minori, non esitate a chiedere informazioni al controllore. Si viaggerà attraverso le regioni Marauders (Malandrini) e Generazione Attuale, soffermandosi sulle bellezze locali, tra cui l’angst, l’amicizia, l’amore, la magia, il sacrificio, la morte, l’egoismo… La velocità di viaggio sarà funzionale al confort dei passeggeri. Informiamo i possessori dell’apposita ‘Slytherin Card’ che saranno disponibili per loro alcune facilitazioni. Ricordiamo che è vietato lanciare personaggi dal finestrino; chiunque voglia portare con sé una Mary Sue è pregato di tenerla ben legata e chiusa nell’apposito cestino da viaggio.

Mentre le hostess preparano tutto il necessario per il lungo viaggio, vi preghiamo di godervi l’introduzione della gita, presentata qui di seguito; alla fine potrete avere un breve scorcio dell’inizio del tour in programma… Non temete, quando si parte non si capisce mai bene dove si sta andando, ma fidatevi: siete in buone mani.

La B’n’R Association and Production vi augura buon viaggio e vi prega di lasciare un commento a fine lettura! Grazie per aver scelto la nostra compagnia.

 

Kim & Alex, hostess incaricate

 

 

 

 

B’n’R Association and Production

 

is proud to present

a Harry Potter fanfiction

 

 

(\) IO SONO QUI, TU DOVE SEI? (/)

ovvero

%%% dreaming demons %%%

 

 

 

PARTENZA:

TRIMURTI

- siamo -

 

 

 

The Eternal Triangle.

                   ---- Daily Chronicle

 

 

La candela emanava una luce soffusa tutt’attorno, dando alla camera un’atmosfera accogliente. In realtà, quella stanza gli era sembrata accogliente da primo momento in cui ci aveva messo piede dentro. L’oscurità che lo avvolgeva tiepidamente, i riflessi rossastri e dorati delle coperte e delle decorazioni, la pioggia che batteva sulle finestre… Tutto ciò non faceva che ricordargli di come, quel luogo, in fondo, fosse il centro della sua vita e l’unico posto che poteva davvero chiamare ‘Casa’. 

 

‘Casa’, quell’insieme di fisicità e spiritualità che compariva nella dicitura ‘Torno a Casa’; quel luogo dove stava racchiuso il suo io originario, il posto che l’aveva visto crescere, e che tante segreti custodiva per lui… Tra l’istintivo e l’abitudinario, Harry controllò che le protezioni attorno alla stanza fossero tutte funzionanti. Ovviamente lo erano… Sapeva bene che se fosse successo qualcosa, non sarebbero state distrutte quelle, per prime… Sarebbero cadute innanzitutto quelle del parco, poi quelle dei muri esterni del castello… Si fermò, prima di continuare ad immaginarsi tutti i percorsi delle protezioni magiche, ricordando che prima di tutto sarebbero scattati gli allarmi ad Hogsmeade, o magari quelli nella Foresta.

 

Scosse la testa, cercando di concentrarsi nuovamente sul libro che stava leggendo.

‘I have also ruled out, as it will be seen, the distinctions which have subsisted between the good and evil side of the arts and processes, not that it does not exist on the bare surface, but because the two aspects dissolve into one anotherand belong one to another in the root that is common to both. The actual question before us is after what manner, if any,…

Venne di nuovo tentato di bruciare lì quel libro su due piedi. Dannato fosse, e il suo autore con esso! Non poteva innanzitutto esplicarsi in termini più chiari? Odiava quel modo di fare dei Muggles, quando si trattava di magia… Ma del resto, aveva bisogno di quel libro, non riuscendo proprio ad impararsi tutti i sigilli e disegni che presentava; se non fosse stato troppo pericoloso, avrebbe preso qualcuno, Ginny magari, che pareva andare d’amore e d’accordo con quel tipo di magia, e glieli avrebbe fatti imparare a memoria dal primo all’ultimo.

 

Un lato della bocca di Harry si sollevò, in un sorriso ironico. Ginny non avrebbe mai usato un libro del genere, lo sapeva bene. … Comunque, non si sarebbe nemmeno fidato a lasciarglielo. Dopo tutta la fatica che aveva fatto a trovarlo…

Sfogliò le pagine casualmente, passando di nuovo tra simboli e disegni vari… Conoscendoli prima, avrebbe chiamato Humots e risolto i problemi riguardanti la propria biblioteca… Rise sommessamente. Non che molti di quei sigilli servissero a nulla, ma a volte i Muggles ricordavano cose che anche tra i maghi erano andate perdute, sotto forma di leggende e superstizioni; bastava saper distinguere il vero dal falso. Non che ciò fosse molto semplice; l’anno precedente aveva passato un’intera settimana a cercare di evocare uno spirito inesistente. Rise nuovamente, per la propria ilare stupidità. O forse innocenza.

 

Facendo rapidamente scorrere le pagine, capitò su una delle poche tavole di illustrazioni. Osservò con attenzione le armi ivi rappresentate, passandoci sopra un dito leggero. La mente gli corse subito alla spada di Gryffindor, custodita nell’ufficio di Dumbledore… Ovviamente non era presente, tra quelle disegnate.

Il pensiero della spada di Gryffindor lo innervosiva, a volte. Era piuttosto assurdo che Gryffindor, un mago, avesse una spada; moda dell’epoca, probabilmente. Oggetto per sottolineare il fatto che fosse un guerriero, un cavaliere, magari. Ma… Un mago con una spada?

Di per sé, era una cosa come tante, persa nel marasma dei suoi impegni e preoccupazioni, ma ogni tanto rispuntava alla superficie; anche Hermione aveva esposto le sue perplessità in materia, il che era confortante ma non aiutava molto a venire a capo del problema.

 

Altra cosa che lo preoccupava era la maniera con cui la spada gli era arrivata in mano, tramite il Cappello, con una sorta di teletrasporto. Harry aveva avuto occasione di vedere molte volte quel tipo di magia ad Hogwarts: in taluni casi la chiamavano ‘apporto’, e gli elfi la usavano per spostarsi e trasferire ciò di cui avevano bisogno, per esempio. Era possibile che il Cappello avesse usato qualcosa di simile: di certo non l’aveva creata dall’aria.

 

Il ragazzo scosse di nuovo la testa. Quella linea di pensiero non lo avrebbe portato da nessuna parte, lo sapeva bene, avendola percorsa più volte in passato. Stampò mentalmente unirrisolto’ sopra al problema in questione e abbassò di nuovo lo sguardo sul libro.

 

In quella sentì un rumore nitido, ma leggero.

Harry alzò impercettibilmente un sopracciglio, chiedendosi chi potesse bussare alla porta di un dormitorio comune.

‘Sì?’

Ron entrò nella stanza, con calma, e gli accennò un sorriso. ‘Non ero sicuro di trovarti qui.

Harry lo guardò perplesso, ma non disse nulla. L’amico si avvicinò, fino a sedersi sul suo letto.

‘Avresti potuto essere con Ginny, per quel che ne sapevo. Non festeggi?’, chiese Ron a voce piuttosto bassa. Harry sorrise; stava evidentemente cercando di non disturbare la tranquillità della stanza.

‘Abbiamo celebrato prima; adesso si stanno solo divertendo. Ci sono altre cose da fare.

‘Dovresti distrarti, qualche volta.’, replicò Ron, accigliandosi leggermente. ‘E stare con la tua casata.’

 

Harry alzò mentalmente gli occhi al cielo, ma esternamente sorrise appena, per non innervosire ulteriormente l’amico. Quante volte ne avevano già parlato? Ron sembrava preoccupato che Harry dimenticasse di essere un Gryffindor.

‘Adesso non c’è tempo, Ron.’

L’altro ragazzo sbuffò leggermente.

‘Mi cercavi solo per questo?’, chiese poi Harry, sottintendendo con più gentilezza possibile:In questo caso puoi anche tornare a far casino e lasciarmi da solo.’

Ron scosse la testa. ‘Di sotto mancate tu, Hermione e Ginny. Tu sei qui, Ginny è nella sua stanza, ed Hermione è chiusa nel dormitorio a studiare quello stemma del diavolo…

Harry alzò un sopracciglio:Stemma del Diavolo?’

‘Si fa per dire!’, sbottò Ron, quasi scandalizzato. ‘Intendo quel disegno assurdo che Neville ha trovato sul muro della torre… Ti ricordi?

Harry sorrise, passando una mano sulla pagina aperta davanti a lui. Ovviamente Hermione non si era data alla magia nera senza dirgli nulla. ‘Ah, sì. E allora?

‘Mi ha spedito ad informarti che probabilmente è una porta.’, spiegò Ron, mentre l’altro ragazzo continuava a fissare il libro con un vago sorriso. Vedendo che non riceveva alcun segno di vita da Harry, Ron proseguì. ‘E’ stata sigillata da GodricNe è sicura, perché nel cartiglio più basso c’è lo stemma del leone.’

Harry annuì. ‘Doveva lasciarlo per permettere all’incantesimo di continuare a funzionare dopo la sua morte…

 

‘Per ora ha tradotto qualcosa a proposito di armi…’

L’altro ragazzo alzò la testa di scatto. ‘Armi?’

Ron si spostò leggermente indietro, innervosito dal movimento improvviso. ‘Sì. E’ importante?’

Harry sorrise, spostando le coperte e scendendo dal letto. ‘Forse. Ci stavo proprio pensando prima. Godric deve aver costruito per forza un’armeria da qualche parte.

‘Dici?’, chiese Ron, seguendo con lo sguardo l’amico che si avviava all’armadio e ne tirava fuori dei vestiti.

‘Di certo il Cappello non ha creato la Spada di Gryffidor dall’aria.’, replicò Harry, togliendosi la maglia del pigiama e infilandosi una camicia.

‘E dunque Gryffindor ha costruito un’intera stanza per tenerci una spada?

Harry rise sommessamente. ‘Se si è dato tanto fastidio per sigillarla in quella maniera, ci dev’essere custodito qualcosa di più importante, oltre che una semplice spada – oppure non è una semplice spada e dobbiamo ancora venirne a capo. Se Hermione la apre, sono curioso di vedere cosa diavolo c’è dentro…

 

Il ragazzo terminò di vestirsi e uscì con passo leggero dalla stanza; Ron gli stette dietro.

Sicchè, potrebbe essere qualcosa di grosso.

Harry annuì, scendendo le scale ed entrando nella Sala Comune, decorata a festa di oro e rosso scuro; tutti (o quasi) i Gryffindor erano lì riuniti, cantando, ballando e mangiando dolci di ogni tipo. Molti lo salutarono; Seamus arrivò ad invitarlo ad unirsi ai festeggiamenti, ma lui rifiutò e si avviò verso il dormitorio delle ragazze. Disattivò il congegno d’allarme che si attivava alla presenza di individui di sesso maschile e salì verso il dormitorio delle ragazze del 6° anno. Bussò delicatamente.

‘Sì?’

‘Sono Harry, Hermione.’

‘Vieni.’, rispose la ragazza, e i due entrarono nella stanza.

 

Hermione era sdraiata supina sul proprio letto, coperto di carte, libri, fogli e appunti vari. Davanti a lei, sul cuscino, lo schizzo di uno strano disegno, e alla sua destra un blocco di carta sul quale stava scrivendo. La ragazza non si girò, continuando con il suo lavoro.

Ron mi ha detto che hai tradotto qualcosa.’, disse Harry senza preamboli, avvicinandosi e chinandosi sullo schizzo. Era un quadrato diviso in quattro parti uguali. In alto a sinistra presentava un disegno curioso, una curva quasi a simmetria centrale, con qualche cerchio qui e lì, una croce nel mezzo e una specie di ramo che spuntava sulla destra; a lato di questo, c’era un’iscrizione in rune, sotto la quale si vedeva l’emblema di Godric Gryffindor. Nell’ultimo quadrato era presente lo stemma di Hogwarts.

 

‘Sì. Guarda.’, rispose Hermione, indicandogli la prima parola scritta in rune. Harry si accigliò.

‘Non vuol dire niente.’

‘No, non direttamente. In realtà, ho scoperto che è un messaggio cifrato. Qui è probabile che ci sia una parola che deriva dalla radice “armi” o qualcosa di simile; stavo appunto provando il mio metodo di trascrizione sulle altre parole, per vedere se era giusto. Non ho la più pallida idea del significato dello scarabocchio qui, però; potrebbe essere una mappa, oppure un’altra scritta…

Harry annuì distrattamente, guardando il primo cartiglio in alto, di fianco alla scritta. Quindi, mentre Hermione tornava al suo foglio, tirò fuori la sua bacchetta e disse chiaramente:

Accio, Libro.’

Dopo alcuni secondi, il libro che stava leggendo prima entrò volando dalla porta e gli arrivò in mano. Harry lo aprì, iniziando velocemente a sfogliarlo.

 

‘Che fai?’, chiese Ron, sporgendosi sopra la sua spalla.

Ho già visto quel disegno…’, rispose l’altro ragazzo con voce distratta.

Hermione si girò verso di lui e, guardando il titolo del libro, si accigliò. ‘Harry, dove l’hai trovato?

Sempre concentrato sulle pagine che gli passavano davanti, il ragazzo fece un mezzo sorriso:Secondo te chi me l’ha dato, Hermione?’

La ragazza si alzò a sedere, guardando l’amico severamente. ‘Lo sai che non dovresti usare…

Un’altra volta, Hermione.’, sbottò Harry, con un tono di voce che non ammetteva repliche. ‘Eccolo qui.’, disse poi, appoggiando il libro sul letto di modo che anche gli altri due potessero vedere bene le pagine. ‘Questo è il sigillo di Purson.

Hermione lo fissò per un attimo e poi scosse la testa. ‘Impossibile, sarà un caso. Non posso credere che Godric

 

Harry alzò gli occhi su di lei, gelidi, e le parole le morirono in bocca. La ragazza scosse la testa di nuovo, ma questa volta con fare confuso e, in un certo qual modo, spaventato. ‘Non volevo… Nel senso… Insomma, Godric Gryf

Hermione.’, disse Harry lentamente. ‘Posso farti notare che sotto il sigillo c’è lo stemma di Hogwarts?

La ragazza annuì.

‘Bene, allora è probabile che abbia chiesto consiglio sul miglior modo di sigillare una stanza, non credi?

Hermione annuì nuovamente, senza guardarlo in faccia.

E, Hermione?’, continuò il ragazzo, sorridendo freddamente. ‘Ti assicuro che questo è IL miglior modo di sigillare qualcosa.

 

Harry tornò sul suo libro, e proseguì il suo discorso come se non fosse accaduto nulla. ‘Dicevo, questo è il simbolo che chiude la porta. Per scioglierlo basta sapere la formula esatta, la parola chiave scelta dal mago che l’ha per primo invocato… Questo perché Purson li scioglie, anche, i sigilli…

Hermione annuì, tornando al suo foglio. ‘Ecco… Qui c’è quello che sono riuscita a tradurre, ma è un inglese molto formale e molto arcaico, potrebbero…’, la ragazza alzò gli occhi su Harry, con fare timido, ‘Potrebbero esserci degli errori.’, concluse; lui le sorrise, alzandosi in piedi.

 

‘C’è solo un modo per saperlo, direi.’, disse, avviandosi alla porta. ‘Venite con me?’, chiese poi, girandosi verso i due.

‘Certo.’, rispose subito Ron, tendendo una mano ad Hermione per farla scendere dal letto. Lei lo guardò riluttante; Ron le fece cenno di venire con loro, e a quel punto la ragazza si alzò, indossò una vestaglia e li seguì.

 

I tre scivolarono silenziosamente lungo le scale, fermandosi alla base della Torre di Gryffindor.

Lumos.’, bisbigliò Hermione, illuminando con la bacchetta uno dei muri e rivelando così un’iscrizione. Erano semplicemente delle lettere incise nella pietra, e riempite in seguito con del metallo, oro probabilmente.

‘Eccoti qui, bellezza…’, disse Harry sottovoce, passando una mano sui simboli e sorridendo, mentre la luce fioca gli lanciava un’ombra sinistra sul volto. ‘E cosa dovrei dire, ora? O vuoi farlo tu, Ron?’, chiese, girandosi verso i due amici, alcuni passi più indietro.

L’altro ragazzo scosse la testa. ‘Sei tu l’esperto.

Harry, senza cambiare espressione, annuì. ‘Posso farlo io, Hermione, o serve qualcun altro?

La ragazza fece scorrere gli occhi sul foglio che teneva in mano. ‘La scritta in rune non lo dice, ma probabilmente era sottinteso che servisse qualcuno dal sangue Gryffindor… E visto che c’è anche un sigillo di… Quella… Insomma, credo tu sia il più adatto al momento per aprire quella porta.’, sbottò alla fine, scuotendo la testa, scocciata alla propria difficoltà con le parole.

 

‘Bene.’, rispose Harry, girandosi nuovamente verso il muro. ‘Altrimenti potevamo anche chiamare Neville. Dunque, dici che procedo prima sciogliendo Purson dal proprio incarico, o magari devo dire qualcosa che Godric ha programmato?

La ragazza lo guardò, mordendosi un labbro. ‘Non saprei. Sei tu l’esperto.’, borbottò insicura.

‘Tattico?’, chiese Harry, nella cui voce si poteva distinguere chiaramente un’ombra d’ilarità.

Ron alzò le sopracciglia, pensando con calma la cosa migliore da fare. ‘… Come ha detto Hermione, sei tu l’esperto… Comunque credo sia meglio prima sciogliere, mh, lo spirito e poi dire la parola d’ordine.

 

‘Va bene.’, Harry fece un respiro profondo. ‘Torna in pace nei luoghi dove dimori; possa la pace essere con te e sii pronto a rispondere ogni qualvolta io ti chiami.

Il disegno si illuminò, mentre Harry ci passava nuovamente una mano sopra; poi, producendo una nuvola di polvere dorata, la luce svanì così come era venuta e il sigillò sparì, lasciando solo nuda pietra.

 

Il ragazzo tirò un sospiro di sollievo. ‘Pare che sia andata. Poi cosa devo dire?’

Bhe, secondo le mie traduzioni, ma bada che potrebbero…

Hermione, cosa devo dire?’, ripetè a voce più alta Harry.

La ragazza sbuffò. ‘In nome di Godric Gryffindor, io, Harry James Potter, ti ordinò di aprirti.’, sbottò con voce scocciata.

Harry scoppiò a ridere. ‘Tutto qui? E che ci voleva?’, disse, ripetendo poi la formula.

 

Lentamente le pietre si spostarono una ad una, come Harry aveva già visto fare in uno degli accessi a Diagon Alley, per rivelare un passaggio di circa un metro per due.

‘Occhio. E’ stato troppo facile.’, li avvertì Ron, mentre illuminava la punta della propria bacchetta. Harry lo imitò, varcando l’entrata ed entrando in un luogo piuttosto vasto. Tenendosi accanto alle pareti, proseguì per qualche metro, fino a trovare una torcia, che accese.

 

La luce si diffuse, poco uniforme ma comunque arrivando in tutta la stanza. Ron ed Hermione diedero fuoco ad altre torce, fino ad avere una visione migliore del posto in cui erano.

Era meno ampio di quello che era sembrato all’inizio: si trattava di una stanza quadrata, di lato all’incirca quattro metri e alta al massimo tre, con il pavimento nudo; conteneva solo quattro oggetti, uno per angolo.

Harry si avvicinò a quello a destra dell’entrata. Si trattava di un cubo di pietra, largo circa sessanta centimetri; fatta eccezione per un’apertura oblunga nel suo centro, era perfettamente liscio e non presentava altre anomalie.

Alzando un sopracciglio, il ragazzo raggiunse Hermione che, all’angolo di destra più lontano dalla porta, osservava con curiosità una bacheca in cristallo.

‘Cos’è?’, chiese, appoggiando le mani sul vetro e guardando un curioso oggetto rotondo all’interno.

‘…Mi pare uno specchio. In ossidiana.’

‘…Ancora bene che era un’armeria, questo posto. Un sasso e uno specchio.’, sbottò Harry, per poi dare le spalle all’oggetto e vedere dov’era Ron.

 

L’altro ragazzo era chino sul pavimento, e stava osservando con attenzione delle iscrizioni su di esso.

Harry, vieni a vedere…’, disse con voce vaga. Subito gli altri due si avvicinarono.

‘Cos’è?’

Un disegno. Non saprei, è piuttosto complicato. Guarda, ci sono due quadrati che si sovrappongono, uno a 45 gradi rispetto all’altro; dentro c’è un cerchio e, al suo interno, un terzo quadrato. All’esterno, invece, due cerchi concentrici, a circa mezzo metro dai muri della stanza…’, illustrò il ragazzo, indicando il pavimento con la punta illuminata della bacchetta.

Harry annuì. ‘Ho già visto qualcosa di simile, ma non era niente di particolare. In molti usavano questo tipo di simboli…’

‘E poi…’, continuò Ron,Ad ogni angolo, all’interno tra le due circonferenze, c’è un altro simbolo.’

Harry tornò sui suoi passi, verso lo specchio. Era vero: tra la bacheca e il centro della stanza, appena fuori dal quadrato più esterno, c’era un cerchio di una quarantina di centimetri di diametro.

‘Strano. Dovrebbero esserci croci, da quel che ne so io…

‘Qui c’è un semicerchio.’, lo avvisò Hermione, dall’altra parte della stanza. I ragazzi la raggiunsero subito; dietro di lei, in un’altra teca di cristallo, c’era un arco di metallo.

‘…Un arco… Bhe, almeno questa è un’arma.’, sorrise Harry, guardando prima l’oggetto e poi il simbolo sul pavimento.

 

Il ragazzo percorse il lato del quadrato esterno fino alla pietra che aveva visto appena entrato.

‘Qui c’è un… Sembra una croce.’, commentò, avviandosi all’angolo opposto della stanza.

Il ragazzo si fermò perplesso davanti alla terza teca di cristallo presente nella stanza; sotto di essa c’era un cubo di metallo, di dimensioni leggermente inferiori rispetto all’altro, in cui stava infissa una spada.

‘Questa è decisamente un’arma pericolosa.’, disse Ron, lasciando andare un fischio di ammirazione.

L’altro ragazzo si appoggiò al vetro, schiacciandoci il naso per vedere meglio. ‘Fantastica.’, commentò. ‘La voglio.’

Harry!’, esclamò indignata Hermione, ma lui non le badò, girandosi improvvisamente verso la pietra all’angolo opposto. ‘Ecco cosa c’era lì! Nella fessura della pietra ci stava una spada…’, disse, riunendo mentalmente tutti i pezzi del puzzle. Poi gli si sollevò involontariamente un angolo della bocca. ‘Scommettiamo che era la Spada di Gryffindor?

I due lo fissarono. ‘Non fa una piega, come ragionamento.’, notò Ron, grattandosi il mento. ‘Quattro “armi”, chiamiamole così… Una per fondatore, chiuse in una stanza sotto la Torre… Bhe, sì, ha senso.

 

Harry guardò Hermione. ‘Hai mai sentito qualche leggenda a proposito di un posto del genere?’, lei scosse la testa, e il ragazzo tornò a fissare l’unica spada presente. ‘Il che vuol dire che nessuno l’ha aperto da quando Godric ha messo il sigillo. Eppure non era così difficile da sciogliere…

Harry.’, sbottò la ragazza. ‘Posso ricordarti che per aprire la porta abbiamo dovuto innanzitutto trovare l’iscrizione, poi io ho tradotto la scritta, e non è stato semplice, essendo criptata. Quindi tu hai riconosciuto il sigillo, e non voglio nemmeno sapere chi è il proprietario del libro dove l’hai trovato, e in seguito Ron

Ok, ok…’, replicò Harry, sorridendo e alzando le mani a mo’ di resa. ‘Ho capito l’antifona, Hermione. Non tutti potevano entrarci…

Ma la ragazza non sembrava aver finito il proprio discorso. ‘E poi ci siamo entrati solo perché tu sei di sangue Gryffindor, altrimenti il… Quel… Quello spirito non ti avrebbe riconosciuto il diritto di…’

‘Ho detto che ho capito, Hermione!’, sbottò il ragazzo a quel punto, facendola zittire. Soddisfatto, si girò nuovamente verso la pietra senza spada. ‘Bene. Ora il problema è capire come fare a tirarle fuori.

Harry, non vorrai mica…’

‘Ma certo che voglio! Cosa sono, scemo, a lasciarle lì?’

 

‘E pensi che Dumbledore non se ne accorgerà?’, chiese a voce bassa Ron, rientrando nella discussione dopo un periodo di silenzio.

Harry guardò il volto preoccupato dell’amico, e sorrise. ‘Questo è da vedere. Mi ci vorrà un po’ per ideare un piano, ma ci riuscirò. Piuttosto, che simbolo c’è qui?’, disse il ragazzo con voce allegra, facendo indietreggiare gli altri due con ampi movimenti delle braccia. Il terzetto si accorse quindi di essere in piedi sopra un cerchio molto più piccolo dell’altro, di circa cinque centimetri di diametro.

Harry alzò un sopracciglio. Una croce, un semicerchio, e due cerchi? Metti che gli altri ricordino anche le forme degli oggetti, ma questo… Un cerchietto per una spada?’

‘Credo sia un punto.’, precisò Hermione. Harry la guardò per un attimo e poi sorrise:

Glyph…’

‘Penso di sì.’, annuì lei.

‘…Glyph?’, chiese Ron. Cosa sono?’

‘Hai presente i simboli dello zodiaco, oppure quelli dei pianeti? Si chiamano Glyph e, almeno teoricamente, sono tutti creati da questi quattro elementi: cerchio, semicerchio, croce e punto.’, spiegò velocemente Hermione.

‘Ah.’, replicò il ragazzo, grattandosi la nuca. ‘Questo però non spiega perché per la spada c’è un punto.

‘Magari…’, iniziò Harry, per poi mettersi a ridere sommessamente. ‘Magari l’avevano vista dall’alto.

Dall…’, ripetè Hermione, accigliandosi. ‘Mi pare improbabile, anche se è vero che tra l’elsa e la lama non c’è alcun elemento per proteggere le mani… Dall’alto sembrerebbe un punto, ma perché dovrebbero guardarla dall’alto?’

‘Perché i Gryffindor si credono i migliori, e guardando tutti sempre dall’alto in basso, Spada di Slytherin compresa.’, rispose Harry con fare saccente.

Hermione e Ron rimasero un attimo sconvolti a guardarsi, per poi scoppiare in proteste:

Harry! Come puoi dire una cosa del genere!

‘Non è affatto vero, noi non guardiamo nessuno…

L’altro ragazzo si mise a ridere di gusto, ignorando gli altri due.

 

Quando la calma fu ristabilita, mentre Harry si asciugava le lacrime, Ron gli chiese:

‘Senti… Perché dici che è di Slytherin? Pensi che le decorazioni verdi sull’elsa indichino la sua casata?

‘Fidati, è di Salazar.’, rispose l’interpellato, e agli sguardi scettici dei due spiegò:E’ ovvio che doveva avere un’arma simile a quella di Gryffindor.’

E perché?’

E che diamine, Hermione! Se non l’hai ancora capito, non sto qui a spiegartelo. E poi non ce la vedo Rowena Ravenclaw a girare con una spada, e men che meno Helga Hufflepuff.’, sbottò il ragazzo, per poi tornare a contemplare l’arma di Slytherin. ‘Fidatevi, ve lo dico io, è di Salazar.’, concluse con un sorriso appena accennato.

 

Ron guardò l’amico, e poi sorrise a sua volta, con fare quasi affettuoso. Bhe’, disse poi, dandogli una leggera pacca su una spalla. ‘Propongo di tornare in camera e dormirci su. Domani ne parliamo con gli altri e decidiamo sul da farsi. O no?’, chiese, rivolto ad Harry.

Nessuna obiezione.’, rise quest’ultimo, mentre Hermione sbadigliava, annuendo.

Ron diede una spinta ad Harry verso la porta e, con Hermione in coda, gli trotterellò dietro fin fuori dalla stanza; il ragazzo moro fece un rapido sigillo sulla porta, alzando una protezione, e poi i tre si avviarono su per le scale, e quindi ai dormitori.

 

(/) (\)

 

La pioggia cadeva insistentemente, fuori, scontrandosi furiosamente con le finestre dei corridoi; poteva sentirla fin dalla stanza in cui si trovava, anche se, lì, i contatti con l’esterno erano veramente pochi. L’aveva scelta appositamente per questo, per potersi sentire a casa, tra le mura di Hogwarts, e contemporaneamente avere totale tranquillità. Questo ovviamente l’aveva portata a cercare un luogo nei sotterranei, non troppo distante da dove sapeva essere l’entrata della sala comune degli Slytherin.

 

A volte si era chiesta se in realtà non l’avesse fatto apposta.

Scegliere una stanza per sé, così prossima a chi le era così diverso. L’impressione di esserne attratta era aumentata col passare del tempo, ed ora era sicura che inconsciamente era venuta laggiù con lo scopo ben preciso di avvicinarsi agli Slytherin.

 

Dove si sentiva a casa, eppure era libera di essere e fare quello che voleva.

‘Casa’ e ‘Libertà’ non erano più due parole che sentiva far parte della stessa categoria, salvo nel caso in cui, con il primo termine, non si intendesse Hogwarts. La sua libertà, a scuola, se l’era costruita passo per passo, anche prendendo una stanza vicino agli Slyhterin.

 

All’inizio se n’era un po’ preoccupata; teoricamente, nessuno avrebbe dovuto mai farle nulla, ma in pratica… La situazione era incerta.

Eppure, sapeva di avere i propri privilegi. Sapeva che non le sarebbe successo niente, sotto sotto, perché tutti tenevano troppo a quello che stavano portando avanti. Era ovvio che era l’unica maniera per avere delle possibilità di arrivare vivi alla fine della guerra.

E farle qualcosa significava mandare tutto a monte. Le piaceva pensarlo, anche se, a dire il vero, non ne era sicura. Ma suo fratello si sarebbe rifiutato di collaborare, se le fosse successa una qualsiasi cosa… E magari anche Harry.

Sì, le piaceva pensarla in questi termini.

 

Comunque, l’importante era che, alla fine, lei fosse libera di fare quello che sentiva e che tutto si fosse sistemato al meglio. Decisamente non poteva chiedere di più… O forse la fine della guerra, ma quella era oltre la portata di quasi tutti. Per quello, poteva solo pregare e darsi da fare per aiutare gli altri. 

 

Ginny scosse la testa. Si era di nuovo persa nei suoi pensieri… Ma le era difficile concentrarsi, quando pioveva. La pioggia la rendeva malinconica e alla fine si ritrovava sempre a pensare cose che non avrebbe dovuto. Ma in fondo, stava solo ricapitolando quello per cui stava ringraziando.

 

Con i due rami di edera si avvolse prima il braccio destro, poi il sinistro, dal gomito al polso. Quindi prese la campanella con la mano destra e la fece suonare tre volte, per poi passarla alla sinistra e farla tintinnare una quarta volta. Appoggiò la campana sull’altare, appositamente ricoperto di una stoffa rossa, e mise le edere nel suo calderone.

 

‘Nella vita c’è la morte, e nella morte la vita.

La sacra danza continua e continua.

Da dove siamo venuti, ritorneremo,

e verremo nuovamente.

La stagioni passano, e passano ancora.

Il cerchio è intatto

Ascolta le parole di una della tue figlie

Attraverso la Tua saggezza, ho parlato.’

 

Non era del tutto soddisfatta di quella traduzione, pensò distrattamente. Ma le era sembrato piuttosto falso, parlare in una lingua che non le era propria, e quello era il massimo che era riuscita a produrre, cercando di mantere il più possibile il ritmo delle parole. Se solo Hermione l’avesse aiutata nella traduzione

Scosse la testa. Hermione aveva altro da fare, quei giorni.

 

Era tempo di pregare, ora. Protezione, fiducia in se stessi, sicurezza…

La ragazza si concentrò, cercando quello di cui aveva bisogno. Poi sentì, dentro di se, salire qualcosa di simile ad un vento leggero. Fece un profondo respiro ed iniziò a cantare:

 

Even on a day like this when you're crawling on the floor

Reaching for the 'phone to ring anyone who knows you anymore

It's all right to make mistakes, you're only human

Inside everybody's hiding something

Staring at the same four walls, have you tried to help yourself

The rings around your eyes they don't hide, that you need to get some rest

It's all right to make mistakes you're only human

Inside everybody's hiding something

Take time to catch your breath and choose your moment

Don't slide

 

Prese la torta che aveva preparato, ne staccò un pezzo e molto lentamente la mangiò.

Poi disfece il cerchio che aveva fatto con la corda rossa, ripulì e raccolse il ramo, che aveva decorato come sapeva. Le campanelle attaccate tintinnarono dolcemente.

Ginny sorrise, mettendo a bollire il proprio calderone. Lo lasciò di fianco all’altare e si avviò verso la porta, con l’intenzione di venire a riprenderlo più tardi.

 

Fu in quel momento che si accorse di non essere sola. Appoggiata allo stipite, un’ombra nera la guardava, con un sorriso appena accennato, che lei non vedeva ma sapeva esserci.

Ginny sorrise nervosamente, avanzando verso di essa.

‘Ciao.’, salutò, con un piccolo inchino. ‘Non ti avevo sentito.’

Il ragazzo, perché di ciò si trattava, fece un passo verso di lei e si inchinò piuttosto formalmente, sempre sorridendo ironicamente. ‘Miss Virginia. Buonasera. Spero di non aver disturbato il tuo rito.

Lei scosse la testa, abbassando lo sguardo. ‘Ti ho detto, non ti ho nemmeno sentito.

‘E’ stato abbastanza facile seguire il fluire della magia, con il tempo da te impostato. Molto semplice, molto… Naturale…. Molto pacifico.’, rispose il ragazzo, guardandola tra il compiaciuto e il canzonatorio.

 

Ginny sentì che la sua mente iniziava a perdere il filo logico che generalmente possedeva. Co… Come mai qui?’, chiese, sempre fissando il pavimento, mentre muoveva nervosamente il ramo che aveva in mano.

Ho sentito la tua magia…’, rispose languidamente lui, passando una mano a qualche centimetro dal petto della ragazza, ed indicando il suo cuore. Il tuo Tunnel è stato piuttosto visibile. Un bel verde smeraldo.’

Lei arrossì, scostandosi appena. ‘Cantavo… Per Mabon.

Il ragazzo sorrise, sornione. ‘Ma certo. Vieni qui per tutte le feste, ovviamente. Bello.’, disse con tono piuttosto canzonatorio, accennando al ramo decorato. ‘Lo metti in camera tua? Dovrebbe stare bene, con tutto il rosso che ci sarà… Perché è rosso e dorato… Il tuo dormitorio… Vero?’

 

Ginny annuì, provando improvvisamente il desiderio di essere altrove; oltrepassò la porta e attese che il ragazzo la seguisse. Poi si girò e la sigillò con un incantesimo.

E’ stato un piacere.’, disse poi, annuendo verso il ragazzo. Lui sorrise ironicamente e, mentre lei correva via, le fece un inchino.

 

Nella sua fretta, Ginny si chiese perché provasse tanta paura e fastidio per ciò che la attirava.

Dannati Slytherin.

 

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Non è tutto oro quel che luccica.

Vero.

Ma è vero anche il contrario.

 

Non è tutto non-oro quello che non luccica.

Che poi il senso sarebbe lo stesso.

 

Guarda bene negli occhi di una persona prima di lanciare sentenze a destra e a manca.

 

E se io guardo i suoi occhi chiari, vedo quelli di un demone che sogna.

Deve averci guardato anche lui, perché vedo che capisce. Lui lo capisce come pochi qui dentro.

 

Deve aver guardato anche nei miei, perché non fa come gli altri, che mi si fiondano sopra o se ne stanno a diversi metri di distanza. No.

Lui percorre il bordo del mio spazio privato e si siede sul ciglio; sa esattamente quanto sono lunghi i suoi aculei. Non sa quanto lo apprezzo. O forse sì.

 

Solo due di loro ci sono arrivati, a dove mettersi. Lui è uno. L'altro è diverso; l'altro non mi ha guardato. Pareva già lo sapesse per istinto.

 

Nessun altro si è preso la briga di guardarmi. I suoi occhi chiari non si soffermano su di me più di tanto. Ma i suoi occhi scuri mi osservano, e capiscono. E l’altro, l’altro guarda e sa.

E io? Io guardo, ma cosa capisco?

 

Guardo i suoi occhi scuri, ma cosa vedo?

E' un secondo demone che sogna, oppure è il riflesso del primo che mi confonde?

 

...

 

Penso che qui mi troverò bene.

Era anche ora.

 

 

+ TRIMURTI –siamo– + 

 

 

 

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