EMBRACING THE ICE KNIFE

By B’n’R

Capitolo n° 9

 

Is it wicked not to care (by BELLE&SEBASTIEN)

E’ spregevole fregarsene? [su suggerimento di LieLow]

 
 E’ spregevole fregarsene quando ti dicono che hai sbagliato

A pensare a speranze e tanti sogni che non ci sono?

E’ spregevole fregarsene quando ha sprecato molte ore

Parlando senza fine a chiunque fosse lì?

So che la verità mi aspetta

Ma ancora esito per la paura

 

Evitare i biglietti, comporre rime

E’ questo tutto quello in cui credi?

Indossare stracci il cui design ti fa carino

Arrugginire l’armatura per l’effetto

Non è divertente guardare la ruggine crescere

Perché finirà tutto quando sarai morto


 Contare gli atti e afferrare i pensieri

Vicino al fiume dove il muschio cresce

Sopra le pietre l’acqua corre tutto il tempo

E’ spregevole quando sorridi anche se avresti voglia di piangere

Anche se potresti stare male da un momento all’altro?

Ma se ci fosse una continuazione

Mi ameresti come un tuo pari?

Mi ameresti finchè io non fossi morto

 

Se ci fosse una continuazione

Mi ameresti come un tuo pari?

Mi ameresti finchè io non fossi morto

Se ci fosse una continuazione

Mi ameresti come un tuo pari?

Mi ameresti finchè io non fossi morto

O c’è invece qualcun altro?

 

 

 

Alto, ben posato, i capelli corti, le orecchie enormi, gli occhi verde bottiglia pure, ma stretti in due fessure invece che rotondi, un sorriso Kainan TM. Jin Soichiro, Black Angel Version.

La Vendetta è il mio secondo nome, Maki non può attendere.

 

Non mi dispiaci

(Di cosa volevi parlarmi?)

Chapter #9

 

Maki aprì con calma la porta dello spogliatoio; il sorriso soddisfatto di Jin era già lì ad attenderlo. La guardia era appoggiata in posizione plastica agli armadietti, in particolare proprio davanti a quello di tal Kyota Nobunaga, con le mani dietro la nuca e le braccia ben aperte.

 

I due ragazzi rimasero a guardarsi per un paio di secondi, sempre in silenzio; poi, Maki, mani in tasca, richiuse la porta con un colpo di tallone e avanzò sul suo kohai.

 

‘Dimmi, Jin. Volevi parlarmi?’

‘Sì. Grazie per essere venuto.’

Maki si appostò con un mezzo sorriso a circa mezzo metro dall’altro ragazzo, in una posizione che, gambe appena divaricate, peso bilanciato su un solo lato, corpo rilassato ma comunque possente, suggeriva chiaramente la sua superiorità.

 

‘Di cosa volevi parlarmi, Jin?’

‘Siamo di nuovo in corsa per il Campionato Nazionale… E’ la seconda volta che ho l’onore di giocare al suo fianco, Maki-san. Spero di averle dimostrato di esserne degno.’

‘Certo, Jin.’, sorrise Maki.

‘Spero di aver dimostrato di meritare il mio posto nell’armata Kainan. Spero di essermi meritato la su fiducia… Anche nella vita quotidiana, non solo sul campo…’, Jin infilò le mani in tasca, avanzando di un passo verso il suo senpai.

‘Certo, Jin.’

 

‘Io riconosco la sua posizione di capitano, però vorrei che anche lei riconoscesse quel piccolo spazio per cui ho tanto sudato… E che mi spetta di diritto. Lo so bene che quel che è suo, è suo, ma sono sicuro che non sarà un gran problema per lei lasciarmi una fettina della torta.’

 

Con mossa fulminea, Maki sbatté con forza la mano di fianco al volto di Jin, che nel frattempo era stato spinto indietro sugli armadietti; girandosi appena, il ragazzo più giovane si accorse che il suo senpai aveva colpito in pieno l’etichetta Kyota Nobunaga.

Jin si ricompose e sorrise.

‘Del resto, anche lei si divide tra due persone, no?’

 

Maki si irrigidì per un attimo, per poi appoggiare la mano sinistra dall’altra parte del volto del kohai e guardarlo negli occhi.

‘Sentiamo, Jin.’

‘Gli affari del Kainan li gestiamo dentro le mura del Kainan, no? E quel che ne è fuori… Bhe, resta fuori.’

‘Concordo. Sono faccende interne.’

 

Jin tolse le mani dalle tasche e, dopo aver afferrato la camicia dell’altro all’altezza del petto con la sinistra, con la destra gli sfilò la cintura dal passante e la slacciò, per poi sbottonargli i pantaloni e infilarci dentro la mano. Il kohai sorrise in un misto di soddisfazione profonda e vaga timidezza; mentre faceva scorrere lentamente le dita, Jin osservò incuriosito il volto di Maki cambiare dal sorriso vittorioso ad un’espressione più vaga e languida.

Il ragazzo fece un passo avanti, spingendo con un movimento del bacino il suo kohai addosso agli armadietti, bloccandolo; avvicinandosi ulteriormente, si dedicò al suo passatempo preferito di mordicchiare l’orecchio destro dell’altro.

 

Per l’ennesima volta, Jin si sentì in trappola, tra le braccia del suo senpai, anche se in questa occasione non se ne preoccupò più di tanto. Nel frattempo, il suo pollice procedeva dotato di volontà propria, accarezzando il membro del senpai ritmicamente, mentre il resto della mano lo teneva fermo. La cosa si stava rivelando molto fortuita, dato che Jin non sapeva esattamente cosa fare, come farlo e tantomeno dove stava andando a parare.

 

Maki sembrava apprezzare il trattamento, a giudicare da come gli leccava l’orecchio con partecipazione; quando poi gli scappò il primo gemito, gli prese il lobo tra i denti e cominciò a tirarlo con insistenza, appoggiandogli le mani sulle spalle per indirizzarlo meglio alla panchina lì di fianco.

Liberandosi definitivamente di scarpe, pantaloni e boxer, Maki si abbandonò sulla panca, tirandosi dietro Jin per la cravatta e forzandolo in ginocchio davanti a sé; il ragazzo non ci mise molto a capire dove l’altro volesse arrivare, ma tra il dire il fare… Jin fece un paio di respiri profondi e appoggiò una mano tremante sul ginocchio del suo senpai, sporgendosi in avanti.

 

Maki gli mise il palmo della mano sulla fronte, fermandolo; quando Jin alzò lo sguardo, il suo senpai gli sorrideva con aria affettuosa.

 

Maki si alzò quindi in piedi, andando a recuperare i suoi abiti sparsi e si rivestì con calma, senza proferire parola; Jin continuava in ginocchio dov’ era stato lasciato. Una mano gli scosse lievemente le spalle, ma lui rimase immobile.

Maki gli si inginocchiò di fianco, stampandogli un bacio dietro l’orecchio e passandogli una mano tra i capelli.

‘Vieni, kohai. Tra un po’ suona.’

 

***

 

Akane non era da nessuna parte.

Akogare era un po’ preoccupata; aveva già girato tutto l’edificio scolastico, ma della sua amica nessuna traccia. Che fosse stata rapita da Maki? Non restava che il giardino.

Camuffata da cespuglio in fiore, la ragazza si mosse con circospezione saltando da un albero all’altro.

 

C’era qualcuno, effettivamente, nel giardino a tematica brasiliana, ma decisamente non era Akane. Dal lato positivo, bisogna anche dire che non era Maki. Infatti, era Nobunaga.

Stava sdraiato sotto un albero, guardando per aria; non dava l’impressione di essersi accorto della sua presenza (il travestimento funzionava).

Akogare si fermò in mezzo alla stradina, cercando di decidere in fretta cosa fare e come comportarsi.

All’improvviso, il ragazzo abbassò gli occhi, mettendosi a sedere e sgamandola in pieno.

 

‘Ako…’

Lei rise imbarazzata: ‘Ciao…’

‘…Vieni a sederti qui con me? Ci sono solo io.’

La ragazza fece come le era stato chiesto.

 

‘Allora? Come va?’

‘Si vive…’, rispose lui. ‘Tu?’

‘Si stenta.’

‘Ah.’

‘Dov’è Jin-san?’

‘Non lo so. Dov’è Akane?’

‘Non lo so. E Maki?’

‘….’

‘….’

 

‘Pare che ci siamo solo noi…Stanno insieme?’

‘Akane e Maki?’

‘Ma no… Akane e Rukawa…’

‘Ma no! Loro coabitano per cause di forza maggiore.’

‘…Cioè non puoi dirmi perché?’

‘No, cioè, diciamo così, i genitori di Akane hanno adottato Rukawa-kun, che è orfano, e poi sono partiti per l’America per lavoro e, niente… Adesso a casa ci sono solo Akane e Rukawa-kun. Tutto qui.’

Nobunaga rimase un po’ in silenzio, valutando quello che aveva detto Ako.

 

‘Da come l’aveva messa Maki-san però…’

‘Maki-san aveva tutto da guadagnare e niente da perdere dal fatto che tu capissi fischi per fiaschi!’

‘E pe….Ah. Noo…Noooo! Come sarebbe a dire?!’, urlò la matricola numero uno saltando in piedi.

‘Eddai. Ma non hai visto che il Vecchio si sta mettendo d’impegno a impicciarsi dei fatti nostri?’, sorrise Akogare.

‘…Maki-san deve avere un valido motivo, questo è certo…Probabilmente non vuole mettermi in condizioni d’inferiorità.’

‘….Come?’

‘Mai - mettersi - in - condizioni - di - inferriorità - in - questi - casi - ed - in - tutti - gli - altri.’>

Akogare rimase in silenzio a guardarlo per un po’, poi cominciò a porconare in turco.

 

‘Qualcosa non va? Me lo dice sempre Maki-san…’

‘Sì, e a me invece lo dice qualcun altro. Ma pazienza, adesso non è il momento. Stavo dicendo, che Akane non è la ragazza di Rukawa-kun. Li ho visti io assieme e ti assicuro che no.’

‘E allora lei perché non me ne ha mai parlato?’

‘Forse non ce n’era motivo. E poi non è molto bello dire al proprio ragazzo che c’è un tizio che ti gira per casa. Magari lei non voleva che si sapesse in giro… O forse aveva paura di perderti, o che almeno l’avresti presa male. Forse Rukawa-kun le proibisce di parlarne con gli altri… O magari era in imbarazzo… O è una situazione illegale…. Che ne so io? Sicuramente anche lei aveva i suoi motivi.’

Nobunaga sul momento non rispose, tornando a fissare il cielo.

 

‘Già. Devi avere ragione. Sì. Non è così male come sembrava. …Ma Aka-chan mi vuole bene?’

‘Certo! Sei uno dei suoi pochi amici.’

‘Allora va bene così…Uno di sti giorni la trovo e mi scuso, e torniamo amici, ecco. In fondo la colpa è tutta di Rukawa… E Aka-chan… Bhe è evidente che Aka-chan ormai è partita per Jin-san, e allora io farò l’amico di Aka-chan. Sì.’

‘Sì, sì… Aspetta un attimo, Akane non è innamorata di Jin-san!’

‘Ma come no? A me sembrava così chiaro… Dovrò chiederglielo; e poi Jin-san ricambia…’

Akogare scoppiò a ridere: ‘Hai preso un granchio! Jin-san non è affatto innamorato di Aka-chan! E’ innamorato di un’altra persona!’

‘Di te?’

‘Macchè. Guarda, fidati, ti dico che è così; ma cambiamo argomento: adesso che abbiamo deciso che Aka-chan è solo nostra amica, su chi punteremo?’, sorrise Akogare affrettandosi con un nuovo discorso.

Naga stette un po’ zitto, non troppo convinto.

 

‘Bhe… Ecco… Non saprei…’

‘Come bacia la Vecchia Ciabatta?’

La mascella di Nobunaga batté ogni record di caduta in picchiata.

‘…………Ammazzo Jin-san…’

‘No, Jin-san non centra, non qui, io vi ho visti, involontariamente.’, sorrise Akogare divertita.

‘…Oh. Maki-san lo sa?’

‘No. Non deve saperlo. E non lo saprà, vero? Questa è una minaccia.’

‘Ok, ok… Magari allora sai dirmi anche perché l’ha fatto?’

‘No, ci ho pensato ma…E anche Jin-san ci ha pensato ma…Probabilmente lo sa solo lui. Ma per favore, non t’innamorare di Maki!’

Il ragazzo arrossì furiosamente e si nascose il volto tra le mani; ad Akogare venne in mente Jin il giorno precedente.

 

‘Ma dai, ma che dici?! E’ un ragazzo!’

‘Ma dai… Non è quello il problema! E’ che non mi ispira molta fiducia… E poi, vabbè…’

‘Dici che non è un problema?’

‘Ti ho appena detto che non mi ispira fiducia! Kyota Nobunaga, sono profondamente disgustata! Rubare la macchina! Innamorarti di Maki, con tutti i giovani baldanzosi che ti corrono dietro!’

‘…Dove? Avevi detto di non avere niente contro i gay!’

‘Non è il fatto del gay che mi preoccupa, è il fatto del gay innamorato di Maki!’

‘Oh. Allora il gay innamorato di Jin-san suona meglio?’

‘E’ musica per le mie orecchie!’

‘Bhe, ma tanto io non sono gay… E Jin-san è innamorato di Akane… Certo che neanche Maki-gay-san suona bene…’

Akogare non rispose, scuotendo disperata la testa.

 

‘Vabbè… Fra un po’ suona… Meglio se vado. Mi raccomando, in gamba!’, disse la ragazza alzandosi.

‘Sì…’, rispose Naga avvicinando il suo viso a quello di lei, sempre fissandola negli occhi; Akogare si sentì il cuore in gola.

‘Ma… Sei innamorata di Sendo?’

Alla ragazza cedettero le ginocchia, cominciò a rotolare e così arrivò fino in classe, mentre ancora urlava: ‘Io sono innamorata di Maki! Nessuno mi capisce! Morite tutti!’

 

***

 

‘Akane!!! Akogare!!!’

 

Le due ragazze si sentirono chiamare e si fermarono proprio davanti al cancello, cosicché Ako fu costretta ad interrompere a metà il suo resoconto dell’incontro con Nobunaga.

Jin stava correndo verso di loro; senza sprecarsi a frenare più di tanto, il ragazzo afferrò Akane per un braccio e sbottò: ‘Devo parlarti!’

 

La ragazza lo guardò perplessa: ‘Deve parlare con me?’

‘Sì, è urgente!’

‘Oh… Va bene… Akogare, spero non ti dispiaccia se…’

‘No, figurati.’, sorrise l’altra ragazza con un’espressione che diceva “domani mi racconti tutto”. ‘Tanto io dovevo già andare in un posto… Ci vediamo!’, e così dicendo partì di corsa verso la stazione, lasciando i due lì da soli.

 

‘Prego, dica.’

‘Vieni, ti offro qualcosa… C’è un locale non tanto distante…’, rispose Jin cominciando ad avviarsi, piuttosto nervoso.

 

Quando arrivarono a destinazione, il posto era semivuoto, ma il ragazzo decise comunque di sedersi nel posto più nascosto di tutto il locale.

Dopo aver ordinato due the freddi, Akane aspettò con calma che Jin le dicesse cosa voleva.

‘…Allora come posso cominciare? …’

‘Ero rimasta che lei era innamorato di Naga e che Maki l’aveva baciato.’

‘…Vedo che hai individuato subito l’argomento… Ho in mano Maki… Ehm… Sì, possiamo dire così…Ho scoperto una maniera per…’

‘Ricattarlo?’

‘Più o meno. Insomma, l’ho convinto a… Lasciarmi un pezzo di Nobunaga…(?)’

‘Lasciarle un pezzo?! Mi dica che non sta dicendo quel che io penso che lei stia dicendo.’

‘Cosa pensi che io stia dicendo?’

‘Una marea confusa di scemenze!’

Jin si fermò e fece un bel respiro, cercando di calmarsi.

 

‘Hai presente quando sono andato a parlare con Maki-san sul perché aveva baciato Nobu? Bhe, diciamo che più o meno mi aveva detto che era attratto fisicamente da lui.’

‘…Davvero?’

‘Sì. Ma era anche attratto da me.’

‘…Ah. E io cosa centro? Non sono attratta fisicamente da nessuno.’

‘Lo so, lo so, ma ascoltami. A me Nobunaga piace molto, ma anche Maki-san mi è sempre piaciuto molto, per altre vie. Insomma… Bhe non sto qui a spiegarti le nostre reazioni chimiche… Il mio problema era che Maki-san rischiava di intascarsi Nobu senza colpo ferire… E il povero Jin?…Ma siccome ho scoperto che in realtà Maki-san ha già il…Insomma, ho scoperto un piccolo segreto di Maki-san, sono riuscito un po’ tira e un po’ molla a rigirare la situazione dalla mia parte.’

‘Per cui lei adesso ha il nulla osta per lanciarsi su Naga?’

‘Eh, magari. Ho solo fatto presente al mio capitano delle mie esigenze. Me ne lascia un pezzetto…’

‘Ma e delle esigenze di Naga?’

Jin ammutolì.

 

‘Jin-san. Non è che lei al solito ha agito come da piano, ma dimenticandosi di un particolare enorme? Anche se Maki le dà il permesso di prendersi Naga, cosa le fa credere che Naga le darà lo stesso permesso? E a parte questo, chi è Maki per dare permessi in giro?’, concluse con forza Akane.

‘Tu non capisci.’

‘No.’

‘Maki-san dirige il Kainan; se lui vuole qualcosa se lo prende, se lui vuole qualcuno, se lo prende. Per vie dirette, e per vie sotterranee. Maki-san voleva Nobunaga; Nobunaga non è immune al fascino del suo capitano. Non c’erano maniere per sottrarglielo; anche se io avessi ricattato Maki-san, non sarei mai riuscito a togliergli Naga, almeno non senza danni maggiori, per me o per lui. Per cui, gli ho solo chiesto di ricordarsi di me. Non ho fatto la cosa giusta?’

‘Posto che Nobunaga non è immune al fascino di Maki, chi le assicura che non sia immune al suo?’

‘Questo problema lo risolveremo più tardi!’, esclamò Jin lasciandosi andare sul tavolino. ‘Non è per questo che ti ho portato qui.’

‘E allora perché?’

‘Perché l’unica maniera per inserirmi tra Naga e Maki-san era… … Temo di essermi dato la zappa sui piedi; io non sono bravo in queste cose…A forza di stare al Kainan, ho imparato a pensare come loro, ma non ancora ad agire…Non so più cosa fare…Capisci? Se Nobunaga non fosse interessato a me, io lascerei perdere, invece Maki-san andrebbe avanti finché Naga non capitolasse… Io non ci riesco!’

 

Akane spostò la sedia più vicino a quella di Jin, e gli prese una mano:

‘Questo perché lei è diverso… E soprattutto è innamorato. Non è una cosa di cui vergognarsi.’

‘Ed è proprio per questo che sono nei guai fino al collo!!’

‘Non la seguo.’

‘Sarei dovuto andare direttamente da Naga, ma cosa avrei fatto se mi avesse respinto? E allora ho pensato che potevo fare come ha fatto Maki-san, metterla su un piano solo fisico, per farmi accettare, per tenerlo più vicino, senza avere sempre Maki-san tra i piedi…Ma allora per arrivare a Naga dovevo per forza passare per Maki-san!’

Akane sgranò gli occhi: ‘Cosa cavolo ha fatto?’

‘Niente… Circa, quasi… Nulla di grave, ma Maki-san voleva… Oddio!’

‘Ok. Calma e sangue freddo. Se lei non vuole fare niente, nessuno può obbligarla.’

‘No, invece! Andando da Maki-san, mi sono messo…A sua disposizione …’

 

‘…Ma lei è attratto da Maki-san, no? Non dovrebbe essere un problema!’

‘Sì, ma io ho bisogno di…Tempo…?! Non riesco a farmi uno solo perché mi piace fisicamente! O almeno, ci riesco, suppongo che potrei riuscirci, ma ho bisogno di tempo!’

‘…Glielo chieda. E’ solo del tempo! Glielo darà! Metterà le mani avanti con Naga prima, e Naga non è obbligato come lo è lei; ci guadagnerà abbastanza tempo!’

 

Jin la guardò sconvolto, per poi prendersi il volto tra le mani e mormorare: ‘Che cretino! Pensavo di riuscirci… Dovrei aver imparato da un pezzo che Maki-san non lo batte nessuno, in nessun campo!’

Akane si alzò in piedi e abbracciò il suo senpai: ‘Io penso che lei si senta semplicemente solo, Jin-san… Non è colpa sua.’

 

***

 

Akogare si fermò davanti all’enorme villa, la cui facciata si vedeva a stento tra le fronde del parco antistante; le aveva sempre fatto un po’ impressione, ma presentarsi così, senza nemmeno essere invitata…

Raccogliendo tutto il suo coraggio (e la sua rabbia), suonò incerta il campanello. Dopo poco le chiesero al citofono chi fosse, cosa volesse e se avesse un appuntamento; fortunatamente il signorino era a casa e, sì, era libero e poteva riceverla.

 

Nel giro di dieci minuti, Akogare si ritrovò seduta nel lussuoso salotto di casa Fujima.

Quando il suo senpai fece il suo ingresso, indossava semplicemente una camicia bianca a maniche corte e un paio di jeans azzurro chiaro, ma di certo faceva il suo figurone lo stesso.

Akogare passò cinque minuti sciolta sul pavimento prima di ricordarsi di essere molto arrabbiata con il presente ragazzo.

 

‘Dimmi Katawa, qual buon vento?’, sorrise lui sedendosi sulla poltrona davanti alla ragazza e versandosi del the.

‘Nessun buon vento.’

Le orecchie di Fujima si drizzarono immediatamente: ‘…Qualche problema?’

‘Sì. Gradirei molto che lei smettesse immediatamente di parlare dei fatti miei e di Akira a estranei, in particolare a tale Maki Shin’ichi.’

Il ragazzo rimase immobile per un paio di secondi, evidentemente confuso; poi appoggiò la tazza di the sul tavolino e disse: ‘Ti prego di perdonarmi. Non pensavo che Maki avrebbe causato quei guai che poi, evidentemente, ha causato. Gli ho solo passato delle generiche informazioni, non pensavo di introdurmi nella privacy di nessuno.’

 

Akogare fece un respiro profondo e rispose: ‘Ho fortunatamente evitato che si creasse uno scompenso troppo grande, anche se devo dire che il problema maggiore è stato causato da supposizioni di Maki, che ha evidentemente frainteso quello che lei gli ha detto.’

 

‘Mi dispiace.’

‘Anche a me.’

‘E’ per questo motivo che mi hai telefonato ieri?’

Akogare fissò Fujima senza capire di cosa stesse parlando: ‘Prego?’

‘Sì, ieri verso mezzogiorno…Ho trovato la chiamata persa sul cellulare.’

‘Ieri verso mezz…Oh Santa Carolina! Ma a che gioco stiamo giocando?!’

 

‘Qualcosa non va?’

‘No, no… Ieri ho per errore composto il suo numero, scusi, non pensavo il cellulare avesse chiamato… Ma la prego, mi dica come mai è andato a parlare proprio con Maki, il suo rivale millenario?’

Fujima sorrise: ‘Oh, l’ho incontrato alla partita Shohoku – Miuradai, e lui sembrava molto interessato ad avere notizie su di te. E allora gli ho detto quel poco che sapevo.’

‘Mh… In cambio di…?’

‘Niente in particolare; ma fa sempre comodo avere Maki in debito.’

‘Eh già. …Pare comunque che i suoi motti girino anche per il Kainan… Mai mettersi in condizioni di inferiorità in questi casi ed in tutti gli altri, per esempio… Maki lo ama molto, questo.’

‘Oh.’, commentò Fujima sorseggiando il suo the.

 

‘Bhe, adesso è proprio tardi, meglio che vada.’, disse Ako alzandosi.

‘Aspetta che ti accompagno al cancello.’

 

I due camminarono in silenzio sulla stradina ghiaiosa, finché Fujima non aprì la porta e Akogare fece un inchino:

‘Grazie per il the.’

‘Figurati.’

 Mentre usciva la ragazza aggiunse: ‘Sono molto delusa dal suo comportamento. Spero vorrà perdonarmi se lo considererò alto tradimento. Non penso che ci rivedremo molto presto. Sayonara.’

 

Guardando la ragazza che si allontanava, Fujima non trovò di meglio che dare un pugno al muro.

 

***

 

Maki chiuse la porta dello spogliatoio e si avviò all’uscita.

La mossa di Jin l’aveva stupito; sapeva che era uno che non si arrendeva facilmente, ma la tattica che stava seguendo era decisamente stravagante… Non che gli dispiacesse. Adesso era proprio curioso di vedere come la cosa si sarebbe evoluta; il fatto che Jin non fosse stato presente agli allenamenti era indice che qualcosa bolliva in pentola. Le sopracciglia di Maki si aggrottarono: i fatti del Kainan si risolvevano all’interno del Kainan, ma…Quanto grande era questo Kainan?

 

Il ragazzo era ancora perso nei suoi pensieri quando, appoggiato al cancello della scuola, vide un’ ombra riconoscibile, e la cosa lo stupì parecchio. Cosa faceva lì?

‘Kyota…’

Il ragazzino alzò gli occhi per fissare il suo capitano in volto: ‘Maki-san. Avrei bisogno di parlarle.’

‘Questa frase in genere non porta bene a chi la pronuncia…’, sorrise Maki, mentre gli apparivano in rapida sequenza le immagini dei suoi incontri con Jin, particolarmente… Quello di poche ore prima.

‘Posso accompagnarla?’

‘Va bene.’

 

I due camminarono per un po’ in silenzio, fino ad arrivare ad un parco; Maki si sedette a gambe accavallate sull’estremità sinistra di una panchina, appoggiando un braccio disteso sullo schienale e facendo segno con una mano a Nobunaga di sedersi. Il kohai obbedì, mettendosi nell’unico spazio rimasto, alla destra del suo senpai.

‘Allora? Matricola.’

‘Volevo chiederle… Perché l’ha fatto?’

 

Gli occhi di Maki si dilatarono un attimo, per poi tornare normali.

‘Fatto cosa?’

‘Non faccia lo gnorri. Perché mi ha baciato?’, sbottò Naga seccato.

‘Ah, quello… Stavo a vedere cosa.’

‘E allora?’

‘…Preferisci un “Perché mi andava” oppure “perché non mi dispiaci”?’

Kyota rimase a guardare il suo senpai in faccia, con un’espressione da tonno.

Al momento, non sapeva se essere arrabbiato perché Maki non prendeva in considerazione i suoi sentimenti o se essere felice perché non dispiaceva al suo capitano.

 

‘Bhe? Era tutto qui quello che dovevi dirmi?’, sorrise Maki.

‘Sì?’

La matricola si girò verso il senpai, tese le mani prendendo il colletto della giacca della tuta dell’altro, si tirò su facendo leva sul ginocchio sinistro  in modo da essere sopra il livello della testa di Maki, e si chinò a baciarlo.

 

A differenza del loro primo bacio, quando si erano appena sfiorati, questo fu più profondo; preso dalla smania di fare, Nobunaga non ci mise molto a ritrovarsi a premere sulle labbra di Maki perché lo lasciasse entrare, desiderio che venne ben presto esaudito. Era una sensazione curiosa, come essere tutto e niente nello stesso tempo…Il tatto in quel momento era l’unico senso che funzionava, ma stranamente sembrava riempire tutta la sua mente. Maki era caldo… Che anche Akane, di solito così fredda, a baciarla in questa maniera potesse rivelarsi così calda?

Senza che la matricola se ne fosse accorta, nel frattempo, Maki aveva raggiunto un curioso picco di eccitazione; nella sua confusione, il ragazzo pensò vagamente che Jin, pur agendo in maniera molto più spudorata, non aveva provocato gli stessi effetti.

 

Nobunaga si staccò di scatto, ansimando e alla ricerca d’aria.

Maki lo fissava con gli occhi spalancati, senza muoversi; poi abbassò lo sguardo, portandosi una mano alle labbra:

‘…Cosa?’

‘Ecco…’, disse Kyota, riprendendo fiato. ‘Questo è quello che dovevo dirle. Forse anche lei non mi dispiace.’

Il ragazzo si alzò in piedi, raccattando la borsa e avviandosi velocemente, non senza prima esclamare un ‘Ci vediamo domani!’

                                                                                                                                                                

***

 

Akogare aprì la porta di casa con foga, entrò e la sbatté con rabbia. Poi cominciò a prenderla a zuccate.

‘Scema, scema, scema, scema, cretina, scema, scema!!’

 

Un paio di minuti dopo, Sendo, scendendo dalle scale, fu salutato da questa curiosa scena.

‘…Ehm…Bentornata a casa?’

La ragazza si fermò di botto, girandosi verso il muro e affrettandosi ad asciugarsi il volto.

L’espressione curiosa del ragazzo cambiò in chiara preoccupazione; si affrettò a raggiungere Ako e ad appoggiarle una mano sulla spalla, chiedendo: ‘Cosa c’è?’

‘Niente… Niente sono solo una scema… Scema, scema, scema…’, rispose lei voltandosi verso di lui e afferrando la sua maglietta sulla destra, a livello del petto. ‘Mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace…’

 

‘Ah! Ma non ti preoccupare, ho trovato dei pomodori in frigo, mi sono arrangiato lo stesso…’, sorrise lui agitando le mani.

Akogare alzò lo sguardo verso il suo volto, allibita e poi cominciò a dire: ‘Scemo, scemo, scemo… Non me ne frega niente della cena!!’

‘E allora qual è il problema?’

 

Akogare provò la forte tentazione di non dire più niente, di lasciare la questione nel dimenticatoio, di non sollevarla di nuovo per non far soffrire entrambi, per non dover ammettere di aver fatto l’inammissibile sbaglio di non aver giudicato bene una persona. Abbassò lo sguardo e rimase in silenzio.

 

‘Allora? …Mi fai preoccupare…’

‘Ti ricordi della storia di Maki? Quella del trasloco. …E’ stata tutta colpa mia, io l’ho detto a Fujima-san e lui l’ha passato a Maki. …Ma mi dispiace!! Ti giuro che non pensavo che potesse dirlo in giro, io mi fidavo, io pensavo lui avesse capito…’

 

Quando la ragazza alzò il volto, si trovò davanti ad una delle espressioni più serie che avesse mai visto sulla faccia di Akira; andati erano il sorriso e gli occhi dolci e accattivanti, praticamente andato era Akira. La cosa la confuse così tanto che non riuscì nemmeno a capire se quella nuova era un’espressione di rabbia, dolore, scocciatura o furia, o altro.

Il ragazzo le passò una mano tra i capelli e l’abbracciò.

‘Anche a me dispiace. Non è una persona che merita la tua fiducia, a quanto pare. Mi dispiace tu abbia perso uno dei tuoi più cari amici.’

Akogare non rispose, scoppiando di nuovo in lacrime, cercando di seppellirsi nella maglietta dell’unico amico rimastole.

 

***

 

Seduti su una panchina del centro commerciale Tal dei Tali, con una faccia da funerale lungo tre Km, pescando da una confezione di olive, Tsukuri Akane e Jin Soichiro stavano. Di fianco a loro, un pacchettino blu con un grosso fiocco azzurro.

 

Dopo la crisi esistenziale di Jin, Akane aveva pensato di portarlo a distrarsi a fare compere. La tecnica non stava avendo molto successo, purtroppo.

‘Jin-san, la prego, non la prenda così. Quel che è fatto è fatto, adesso bisogna guardare avanti.’

‘Lo sai cosa c’è davanti a me?’

‘Può rifiutare; e poi secondo me Maki non muoverà su di lei di nuovo. Basterà sviarlo su Naga per un po’. Quello le darà il tempo di cui lei ha bisogno.’

Jin scosse la testa. ‘Più ci penso, più credo che non ci riuscirei nemmeno in tre milioni di anni.’

 

Akane si alzò in piedi, fissando  il ragazzo dall’alto in basso.

‘Lei ha ben poco da lamentarsi; si è tirato questa disgrazia addosso, sapeva bene quali erano i pro e i contro, ha accettato la condizione in cui si metteva. Adesso veda di seguire il suo piano fino in fondo e pensi come sarà meglio una volta che tutto si sarà risolto. Io faccio sempre così.’

‘Allora andiamo bene…’

‘Lei è venuto da me per consiglio, io gliel’ho dato, lei fa quello che preferisce. Adesso devo tornare a casa. Ci vediamo domani suppongo, sempre che non voglia rimanere a casa. Buonasera.’, così dicendo la ragazza infilò il pacchetto nella borsa e si avviò, abbandonando Jin sulla panchina.

 

 

---- Chapter #9, The End

 

 

It’s good to be in love (by Frou Frou)

E’ bello essere innamorati

 

Non so da dove partire

Dire che sono stanco o organizzare una festa

Questi occhi come cocomeri

Più sorrido più mentono

A proposito di ciò

E tutti i miei vestiti mi sembrano vecchi scarti altrui

Non mi piace

 

E’ bello essere innamorati

Fa proprio per te

Come tutto del resto

Sono contento tu sia innamorato

Perché ogni colore

Va dove vai tu

 

Ti sto adorando

E’ tutto buono

Sei così bello

Sono tutto nero e blu

Stai rompendo il mio scorrere

Come puoi sapere cosa sto dicendo

A proposito di ciò

Quando tutti i miei vestiti mi sembrano vecchi scarti altrui

Non mi piace

 

E’ bello essere innamorati

Fa proprio per te

Come tutto del resto

Sono contento tu sia innamorato

Perché ogni colore

Va dove vai tu

 

Mi sento così impotente, io

Io devo fermarlo in qualche maniera

Oh, avanti, cosa potrei fare?

Perché sta succedendo?

Come sta succedendo, senza di me?

Perché sta succedendo

Come sta succedendo

Che lui lo sente senza di me?

 

E’ bello essere innamorati

Fa proprio per te

Come tutto del resto

Sono contento tu sia innamorato

Perché ogni colore

Va dove vai tu…


Perché ogni colore

Va dove vai tu

Va dove vai tu

 

Sono contento tu sia innamorato

Sono contento tu sia innamorato

Sono contento tu sia innamorato, uuh

Sono contento tu sia innamorato

 

 

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