EMBRACING THE ICE KNIFE

By B’n’R

Capitolo n° 7

 

Stop, Look, Listen (To Your Heart) (by Diana Ross and Marvin Gaye)

Fermati, guarda, ascolta (il tuo cuore)

 Sei sempre sola

Ti ha mai reso perplessa

Ti sei mai chiesta perché

Sembri innamorarti e poi lasciar perdere di nuovo

Ami mai davvero

O fai solo finta, oh, baby

Perché prenderti in giro

Non aver paura di aiutarti

Non è mai troppo tardi, troppo tardi per

Fermarsi, guardare, sì, ascoltare il tuo cuore

Ascolta cosa dice

Fermati, guarda, ascolta il tuo cuore

Ascolta cosa dice

Amore, oh, amore, amore

Anche se provi, non puoi nascondere

Tutte le cose che provi veramente

Questa volta decidi

Di essere aperto, lasciarlo entrare

Non c’è vergogna nel condividere l’amore che senti dentro

Quindi saltaci dentro

Completamente e cadici dentro

Non è mai troppo tardi, troppo tardi per

Fermarsi, guardare, sì, ascoltare il tuo cuore

Ascolta cosa dice

Fermati, guarda, ascolta il tuo cuore

Ascolta cosa dice

Amore, oh, amore, amore

Tesoro, tesoro, fermati e guarda

[fermati ora e ascolta il tuo cuore]

Oh, ascolta il tuo cuore, ascolta cosa sta dicendo

[non vedi che non è troppo tardi]

Fermati e guarda

E ascolta il tuo cuore, ascolta cosa sta dicendo


 

 

 Nei giorni seguenti lo strato di tensione attorno a Nobunaga era praticamente tangibile.

Anche quello di Akogare non scherzava.

Anche quello di Akane aveva raggiunto livelli considerevoli.

Jin era sul punto di scoppiare

 

Dal Vangelo secondo San Maki

(lasciate ogni speranza voi ch’entrate)

Chapter #7

 

Maki aprì lentamente la porta dello spogliatoio della palestra Numero 1, con un senso di nervosismo addosso che nemmeno l’esperienza di tre anni di vita al Kainan riuscivano a calmare. Jin gli aveva chiesto di incontrarsi lì.

 

Il numero 6 della sua squadra era già nella stanza, appoggiato con un gomito sugli armadietti ed un mezzo sorriso sulle labbra.

‘Salve Maki-san, grazie per essere venuto.’

‘…Prego. Cosa c’è?’, chiese il capitano chiudendo la porta dietro di sé.

 

Jin infilò le mani in tasca e gli si avvicinò lentamente: ‘Nobunaga cammina sui carboni ardenti ultimamente…’

Maki sorrise alla Maki: ‘E allora?’

‘E allora…’, disse Jin a ormai pochi centimetri dal naso del suo capitano. ‘Vorrei davvero sapere perché l’ha baciato.’

Senza cambiare espressione Maki cominciò ad analizzarsi una mano: ‘Mai mettersi in condizioni d’inferiorità. Dimostrazione pratica.’

‘Dimostrazione di “condizione d’inferiorità”?’

‘Anche.’, rispose il capitano, schivando il suo compagno di squadra che ormai gli torreggiava sopra, per mettersi ad osservare con interesse l’etichetta, su un armadietto, che recitava “Kyota Nobunaga Classe 1-6”.

 

‘E’ proprio insopportabile, vero? Non sta mai zitto… Non sta mai fermo… Si crede chissà chi… Non porta rispetto agli altri… Pensa di essere il centro del mondo… Quando è entrato al Kainan per pura fortuna.’

Jin non disse nulla, lasciando Maki continuare a parlare senza uno scopo evidente.

‘E’ completamente scoordinato; sembra più una scimmia che un giocatore. Non gioca di forza, ma non riesce nemmeno a giocare di tecnica. L’unica cosa…che gli riesce bene…è saltare…’, disse il ragazzo girandosi e sorridendo. ‘Ha una fiducia incrollabile che tutto finirà sempre per il meglio, ma sotto sotto è convinto che gli andrà tutto storto. E poi… Con quella bocca enorme che si ritrova…’; Maki si avvicinò a Jin, costringendolo contro la parete, appoggiando le mani sul muro, una a destra e una a sinistra della testa del suo kohai. ‘Non pensi…Anche tu… Jin?’.

‘…’

‘Non ha la più pallida idea delle reazioni che provoca alla gente che gli sta intorno… Come si muove… Come si comporta… Quel bisogno di contatto fisico che ha sempre… Di toccare… Di armeggiare… Di non fermarsi mai… Come pende dalle labbra dei suoi senpai, mentre ti ascolta con la bocca semiaperta… Come un cane fedele che non aspetta altro che un ordine…’

Maki sorrise con una punta di amarezza, per poi continuare: ‘La sua spavalderia… E’ solo una copertura. Kyota ha… Bisogno di sentirsi accettato… Bisogno di sentirsi voluto… Bisogno di sentirsi parte del branco… Bisogno di farsi vedere da tutti… Bisogno di essere… Amato?’

 

Jin stava impallidendo man mano, senza sapere come controbattere né tantomeno fermare il suo senpai.

‘E’ lo stesso principio per cui a volte verrebbe naturale prenderti a schiaffi, Jin. Come te ne vai in giro sorridendo, come se niente in questo mondo potesse darti fastidio… Come se fossi superiore a tutti… E’ spontaneo, il voler tirarti giù da quel piedistallo, il voler sporcare anche te… Ma tutti qui sanno che non è affatto vero che niente ti tocca; che il posto in squadra te lo sei sudato e faticato come e più degli altri. Ma per Kyota è diverso… Ma lasciamo perdere quello che pensano gli altri. Il ragazzo… Da una parte ispira tenerezza… Dall’altra… La voglia di dimostrargli con la forza che il mondo non è tutto rose e fiori… … Capisci… Quello che sto dicendo, Jin?…Non è quello che provi anche tu, Jin? Risveglia strani istinti, Kyota. Non posso farci niente. …Ti va bene come risposta?’

  

Jin sembrava ormai una bestiola in trappola, con degli occhi enormi e spaventati; ma alla fine trovò la forza di rispondere: ‘Per me… Una bella cosa va mantenuta tale… Perché rovinarla? Ce ne sono già così poche…’

Maki sorrise amaramente. ‘Al Kainan non sopravvivi, se sei una bella cosa… Questa scuola ti prepara alla vita… Ti rovina… Nemmeno tu ti sei salvato, Jin… Il Kainan ti entra dentro, diventa parte di te, diventa te… Ottieni il successo solo quando sei una perfetta macchina da Kainan. …’, il ragazzo si avvicinò ulteriormente all’altro sussurrandogli all’orecchio: ‘Ho paura per Kyota, Jin… Finirò per farne uno come me… Le cose belle andrebbero preservate, ma se rimangono belle non sopravvivono; e se poi sopravvivono, diventano un arido riflesso di quello che erano. Ogni successo pubblico diventa una sconfitta privata. Nel mio caso, nel tuo caso, nel suo caso ed in tutti gli altri. …In una maniera o in un altra, siamo destinati a perderlo. E a perdere…’

 

Mentre il suo senpai gli mordeva un orecchio con affetto, Jin non riusciva a far altro che piangere come un disperato tutte le sue lacrime, sbattuto davanti ad una cosa che aveva sempre fatto finta di non vedere.

 

***

 

TATATATA – TATATATA – TATATATA – TATATATA – TATATATA

 

TRRRRRRRR – TRRRRRRRRR – TRRRRRRRRR – TRRRRRRRRRR

 

‘Mh… Che ore sono? E’ anche il caso di alzarsi (forse)…’, bofonchiò Akogare scendendo a tentoni dal letto, senza nemmeno riuscire ad aprire gli occhi. ‘Akiraaah? Dove sei?…… Si è già alzato?’

 

Akogare zompettò giù in cucina alla ricerca di Sendo. Lo trovò seduto che mangiava un ennesimo toast con marmellata.

 

‘Ehilà’, lo salutò. ‘Già in piedi?’

‘Sì. Oggi c’è Shohoku-Miuradai.’, sorrise lui con un’aria che diceva chiaramente: ‘ovvio, no?’

‘Potevi svegliarmi, scemo…’, brontolò lei dandogli un colpo con la mano sulla testa.

‘Dormivi….’

‘Grazie, se non dormivo, non sarebbe servito svegliarmi, no? Cretinetti….’

 

Incredibilmente in orario, Akogare e Sendo si ritrovarono in poco tempo al Liceo Ryonan, per incontrare il resto della squadra e quindi andare al primo incontro prefetturale dello Shohoku. Dato che li avevano messi così in difficoltà durante l’amichevole, era decisamente il caso di tenerli d’occhio… Anche se si trattava di sacrificare una giornata di scuola.

 

Arrivata allo stadio, Akogare si mise a guardare ovunque per cercare Akane… In teoria sarebbe dovuta esserci anche lei… Dove diavolo si era cacciata? Non era molto piacevole starsene lì, unica ragazza tra scorzoni (a parte Sendo ovviamente) (ovviamente). No.

Poi infine Ako individuò la sua amica; era in prima fila e guardava già preoccupata verso il campo, come se da un momento all’altro dovesse capitare qualcosa di pessimo, mentre le torri, che ormai la accompagnavano sempre, zompettavano nervosamente su e giù per gli spalti.

 

‘Akane! Akane!’, la chiamò. ‘Eccoti qui! Ti ho cercato un sacco. Pronta per la partita?’

‘….. (Pronta?)’. Akane le rispose con uno sguardo perfettamente piatto. La torre del castello di Ako cadde nervosamente.

‘Non ti preoccupare! Faranno faville! Vero, Acchan?’

‘Mah… Vedremo.’, sorrise Sendo non troppo convinto. A quel punto cadde l’intero castello, evidentemente non sorretto da fondamenta molto resistenti.

‘….’. Akane non disse nulla.

 

Dietro Sendo apparvero quindi i suoi compagni di squadra.

‘Salve. Io sono Aida Hikoichi, piacere di conoscerla. Chi è lei? Come si chiama? Che scuola fa? Come mai conosce Sendo-san? Devo prendere appunti, io.’, esclamò un ragazzo piuttosto basso avvicinandosi ad Akane: non era esattamente uno scorzone, ma non si poteva certo definire un figone; pur indossando la tuta del Ryonan, non sembrava arrivare nemmeno ai 14 anni.

‘Che è sta roba?’, chiese lei guardandolo storto.

‘E’ una matricola, si chiama Hikoichi. Lui fa da segretario, diciamo così. Vive solo per prendere appunti.’, spiegò rapidamente Akogare. ‘Questo qui di fianco è il capitano Uozumi-san…’

‘Gorilla #1…’, ricordò Akane, davanti al bestione di 202 cm, con i capelli corti castano chiaro, tirati su (anche se non a livello di Sendo, di certo – troppo corti), labbra molto carnose (come tutti i gorilli), occhi scuri e aria seria.

‘….. #’, commentò Uozumi.

‘…Questo imbronciato – sembra proprio Tachibana-kun a volte – è Koshino-san, il numero 6. Invece, qui c’è Ikegami-san, il numero 5, e Uekusa-san, l’8.’. I tre presentati nell’ordine erano: un moretto con un taglio a metà fra la scodella e il caschetto, le orecchie piccole e gli occhi penetranti (buttalo via); un tizio con l’aria da impiegato, con zigomi e fronte sporgenti; un ragazzo con la faccia ad uovo, le orecchie romboidi, la bocca pronunciata e i capelli corti corti.

‘Io sono Tsukuri Akane. Frequento l’istituto San Yan; sono in classe con Akogare. Piacere di conoscervi.’, disse Akane, inchinandosi.

‘Tsukuri Akane-san, al San Yan…’, ripetè Hikoichi scrivendo su un blocchetto.

 

A quel punto le due squadre fecero il loro ingresso in campo.

‘Ma…. EHI!! Ma che formazione del cavolo è, quella?!?’, urlò Akogare. Infatti, per lo Shohoku mancavano chiaramente sia Rukawa che il tinto, seduti in panchina assieme ad altri due tizi dall’aria bieca.

‘Fantastico… Siamo a cavallo…’, commentò Akane, mentre Akogare vide se stessa, Akira e la sua amica su un lama, saltare giù dalla torre. ‘Il nonno si è definitivamente rincretinito.’.

‘Oh Santa Carolina. Checcapita?’, disse Sendo, sconvolto, mentre Ako si immaginava, seduto sul lama anche lui, un Babbo Natale che rideva facendo ‘OHOHOHO’. ‘Ma dov’è Rukawa? Eh?’, chiese ad Akane; Rukawa era stato calpestato dal lama in atterraggio, mentre un coro di tizi dall’aria bieca cantava ‘Rukawa got run over by a lama’.

‘In panchina.’, rispose lei.     

‘Giusto. Ma perché è in panchina?’.

‘Perché il nonno si è definitivamente rincretinito. La vecchiaia avanza, non c’è speranza.’. Qui in automatico apparve Maki che avanzava minaccioso.

Sendo rimase allibito, alternando delle occhiate a Rukawa con delle occhiate ad Akane. ‘Cribbio.’

‘Sarà per quella storia della rissa?’, chiese poi quest’ultima, più a se stessa che agli altri.

‘Rissa?’

‘Niente.’

‘Ma…..’, cercò di protestare Sendo. Intanto, il Miuradai, squadra di super-scorzoni, in campo imperversava.

‘Qui finisce la corsa dello Shohoku. Amen.’, concluse Akane. ‘Andiamo in pace; a berci qualcosa.’, e così dicendo prese Akogare e se la trascinò via, mentre Sendo zompettava dietro.

 

***

 

I nostri tre paladini di Santa Carolina stavano ora davanti ad un distributore automatico, nei meandri sotterranei delle Miniere di Moria della palestra in cui si stava svolgendo la partita. I Balrog svolazzavano allegramente là attorno, riscaldando l’ambiente. L’Istituto Miuradai aveva deciso di risparmiare sul metano; infatti nonostante questo desse loro una mano, non era abbastanza.

‘Grazie per la bibita Sendo-san.’, disse Akane aprendo la sua Coca.

‘Figurati, ho preso gli spiccioli dal borsellino di Ako!’, rise lui in coro con i Balrog, preferendo una Pokari Sweat tarocca.

‘Grazie per la bibita, Akogare.’

‘Prrrrego….Stai diventando un mago nel borseggiamento, Akira…’, ringhiò Akogare.

‘…Zì…’.

 

‘Pazzesco…Non posso credere che si lascino fregare già al primo incontro! E’ assurdo!’, commentò Sendo tra un sorso e l’altro.

‘Pazienza. Qui finisce la corsa dello Shohoku. Amen.’, disse Akane scuotendo la testa.

‘Ma no! Ma come! Non è possibile! Figurati se Rukawa-kun…’, esplose Akogare.

‘Rukawa-kun non sta giocando.’, sorrise amabilmente Akira.

‘Oh ma giocherà…Vero Akane?’

‘I soprammobili sono finiti da tempo, e se anche la vecchiaia avanza e non c’è speranza, il nonno farà bene a farlo entrare se non vuole sostituire i soprammobili.’

‘Esatto.’

‘Esatto.’

 

‘Allora, Sendo, che ne pensi dello Shohoku? E’ la squadra che vi ha messo in difficoltà, giusto?’

 

Akira si girò perplesso, e si ritrovò a fronteggiare un uomo dalla carnagione piuttosto scura, con i capelli castani e pettinati in maniera ordinata all’indietro,  i lineamenti marcati, gli zigomi pronunciati e occhi marroni dallo sguardo penetrante; il fatto che portasse un’uniforme composta da giacca e cravatta indossata in maniera impeccabile contribuiva a farlo apparire ancora più inquietante.

 

I pensieri di Akane e Akogare non sono riportabili in versione integrale, ma nemmeno in forma di sunto, per motivi di pubblica decenza; quanto all’azione, le due ragazze si limitarono a gelare sul posto con temperatura tendente agli 0 Kelvin.

Movimento degli atomi quasi nullo.

 

‘Eh? Ma lei è Maki-san…Maki-san del Kainan!’, commentò Sendo, senza però sfoggiare il suo sorriso Trade Mark.

‘Come va la vita, Sendo?’, chiese Maki sornionamente.

‘Bene, bene…E lei?’, sorrise questa volta il ragazzo più giovane; l’altro però era più interessato a seguire i movimenti laterali che le due ragazze presenti stavano compiendo verso la porta lì davanti.

‘Ehi…là.’

 

A quel punto anche Akira si girò e chiamò: ‘Ako?! Dove stai andando?…Vieni che ti presento a Maki-san.’

‘Sì, Akogare…Vieni a presentarti a Maki-san…’, fece eco l’altro ragazzo, sorridendo alla Maki.

Le due lentamente si girarono, non disposte a dare al loro senpai la soddisfazione di vederle fuggire di corsa.

‘Non serve…Lo conosciamo già…’, rispose Akogare.

‘Salve Maki-san, che piacere vederla ANCHE qui…Penso però che la mia definizione personale di “qui” cambierà in tempi rapidi, dato che ho intenzione di trasferirmi di sopra a vedere la partita. Arrivederci Maki-san, arrivederci Sendo-san, temo che rivedrò entrambi molto presto.’

‘Quanta fretta…Sempre di vedere lo Shohoku…’, continuò a sorridere Maki., ‘Tsukuri, vuoi che ti offra una cioccolata calda? O preferisci un ostacolo? O magari una giornata soleggiata? O magari devo chiamare il vostro amico Kyota? O volete fare una passeggiata con Jin?’

‘Per carità.’, rispose Akogare.

 

In quel momento si sentì l’improvviso risveglio del pubblico, che cominciò a fare un casino del diavolo.

‘Ma che sta succedendo…?’, chiese Maki guardando per aria.

‘……Credo che sia cominciata la controffensiva dello Shohoku…’, sorrise Akira alquanto soddisfatto.

‘Sarà il caso di andare subito a controllare!!’, cantò Akogare, ‘Akane! Sbrighiamoci, verso l’infinito e oltre! Maki-senpai, sappia che io hovistounacosachenonavreidovutovedere, la tengo d’occhio! Addio! Acchan ci vediamo a casa…Forse.’, e così urlando corse via trascinandosi dietro una povera Akane sconvolta.

 

‘…Chi è Acchan…?’, chiese Maki lentamente.

‘Io.’

‘Ah. A casa? Vi vedete a casa? Per caso è tua sorella? Magari una mezza sorella…Capisco, tuo padre ha avuto una relazione extraconiugale. Anche quello del mio amico Joji, non ti preoccupare.’, disse il ragazzo scuotendo lentamente la testa.

‘…Che cavolo dice, Maki-san? Ako è la mia vicina di casa e capita che io sfrutti casa sua.’, rispose Akira allibito.

‘Capisco…La storia della mezza sorella suonava meglio al fine della trama, però… Pazienza… Comunque non andare a sbandierare ai quattro venti la tua vita privata…Mai mettersi in condizioni… Vabbè lo sai, no?’

‘D’inferiorità in questi casi ed in tutti gli altri. Sì, sì… Ma io non sventolo la mia vita privata ai quattro venti… Ho solo detto che sono vicino di casa di Akogare, per puro caso, anzi per pura utilità. Non c’è niente di privato in questo…’

‘Se lo dici tu… E Tsukuri? Che mi dici di lei, passi le ferie vicino a casa sua? O magari al suo chalet di montagna? Perché se sì, vengo anch’io.’

 

‘…Bhe sarebbe interessante passare le ferie a casa sua… Anche se ho l’impressione che sia circondata da filo spinato… Come il suo proprietario…’

‘…Proprietario? Ah… E… A chi apparterrebbe questa casa?’, sorrise Maki appoggiandosi al distributore di bibite.

‘Andiamo di sopra che glielo presento…’, rispose Sendo seguendo le tracce delle due ragazze su per le scale, mentre l’altro lo tallonava, curioso come al solito.

 

***

 

‘Però… E’ proprio veloce il nuovo senpai playmaker…’, commentò Akane guardando il numero 7 dello Shohoku schizzare in campo.

‘Mhiiiiiiiiii! Gorilla dunk!’, esclamò Akogare saltando su e giù. ‘Ehi, aspetta un attimo! Chi è quel bonazzo?! Buttalo via, quel numero 14!!’

‘Oh…E’ il senpai teppista…’

‘Teppista! WoW!’

‘…Forza Kaede… Cosa aspetti a fare qualcosa?’, sussurrò Akane, guardando fisso Rukawa, dal punto più nascosto di tutti gli spalti che erano riuscite a trovare (veramente, non era proprio il più nascosto… Ce n’era uno ancor più nascosto, ma era già occupato…Comunque questa è un’altra storia… Bhe, quasi).

 

‘Senti Akane… Perché non mi parli un po’ di Rukawa-kun?… In fondo, non c’è niente di male… Sì, insomma, non è che te lo frego dall’oggi al domani… E io vorrei anche darti un aiuto se ne hai bisogno… Abbiamo più cose in comune di quelle che pensavamo… Magari ne verrebbe fuori qualcosa di utile… No?’

 

Akane si girò lentamente per guardare la ragazza che le stava di fianco e accertarsi che si trattasse effettivamente dell’Akogare giusta, e magari che Maki-san non l’avesse sostituita con Jin-san mentre lei era distratta; sembrava proprio Katawa Akogare. Aveva perfino il fiocco asimmetrico, come al solito.

‘Perché dici così, adesso?’

‘L’hai visto anche tu il Vecchio Bavoso, di sotto… Quanto pensi che ci metterà a girare la voce che Akira sta a casa mia? E quanto credi di riuscire a tener nascosto Rukawa, o quella qualsiasi cosa che lo riguarda di cui non vuoi parlarmi? Se non facciamo fronte comune finiamo davvero nei casini… Ti sei accorta che a scuola siamo sempre solo io e te, e Naga e Jin-san? Se queste notizie cominciano a girare, come pensi che la prenderanno? E le nostre compagne? Io conosco solo te nella sezione femminile… E tu sei in una situazione ancora peggiore. Insomma, sarebbe il caso di rimanere unite almeno noi, non so se mi segui…’

 

‘Certo che ti seguo. La situazione è semplice. Devo liberarmi di Naga in fretta, o altrimenti sì che sono nei guai. E anche lui. Kaede non ne sa niente per il bene collettivo e suo.’, rispose Akane tornando a guardare il campo dove lo Shohoku imperversava.

‘…Rukawa-kun… Ne parlano come se fosse un frigorifero. E’ diverso quand’è con te?’

‘Certo che no. Perché dovrebbe? Non vedi che vede solo il basket?’

‘…Allora non sarebbe meglio se tu scegliessi Naga? Se la cosa ovviamente è ancora fattibile…’

‘…Kaede è per me qualcosa di diverso rispetto a quello che è Naga. Anche se voglio molto bene pure a lui.’

‘…E perché? Come puoi essere innamorata di una persona che ti tratta così freddamente? Perché non dai a Nobunaga un’opportunità, una seria, una vera?’

 

Le due ragazze rimasero a fissarsi, dimentiche della partita e del resto del mondo.

‘Innamorata? Non è la parola giusta. Non è quello che intendevo io.’

‘E allora dà una possibilità a Naga! Ne ha bisogno! Ne hai bisogno anche tu! …Provaci almeno! Tentar non nuoce… Almeno il gioco vale la candela…’

‘…Hai detto prima che le notizie voleranno; quanto pensi che ci voglia prima che Nobunaga ci rinneghi entrambe?… Non sarei mai voluta arrivare a questo, ma pare che la decisione sia stata tolta dalle mie mani.’

‘Oh San Gennaro e Carolina! San Francesco proteggi i tuoi figli! Santi Pietro e Paolo, meglio due che uno, ciù is megl ke uan! Santo Cuore di Gesù fa che prenda sette +… No questo non c’entra… Albus Dumbledore detto Silente…. Elbereth Githionel… I was there Gandalf….’, cominciò a sclerare Akogare.  

‘Aho! Piantala! Non siamo ancora messi così male da citare Elrond… Un provenzale da un parigino… Comunque… Cambiando argomento, cos’era che avevi visto riguardo a Maki-san?’

‘Maki-san… L’ho visto che baciava Naga… Sì.’

 

La mascella di Akane rimbalzò tragicamente sul pavimento, compiendo un triplo salto mortale con avvitamento multiplo carpiato, e poi si lanciò in campo cercando di suicidarsi.

‘Ma…. Baciava in che senso?’

‘Eh… Baciava baciava, no?’

‘Ahi, Ahi, Ahi, AHI…’, piagnucolò Akane sbattendo la testa sul sedile davanti.

‘L’hai detto Ahi Ahi! Naga non l’ha presa bene, hai visto com’era sotto shock… Anche Jin-san se n’è accorto subito… Anzi credo che dopo gli abbia fatto sputare tutto…’

‘AHI AHI AHI AHI! Poveri noi, povero Jin-san, poveri tutti... Maledetto Vecchio Bavoso! Io ti maledico!’

‘Povero Jin-san? … … … No, non voglio saperlo. … … … Ma con tutta la gente che c’è al mondo… Ahi ahi ahi…’

 

In quel momento Sendo apparve dalle scalinate e andò a sedersi assieme ai suoi compagni di squadra.

Era solo, il che voleva dire che Maki era in giro per la palestra non sorvegliato. Molto male.

 

***

 

Appoggiato alle ringhiere superiori degli spalti, non visto dai tre paladini di Santa Carolina, guardava la partita un altro personaggio curioso; alto persino per gli standard basketballistici, capelli neri corti, pettinati in maniera estremamente ordinata, costituzione piuttosto leggera, cipiglio severo, enormi occhiali dalla montatura nera.

 

Bisogna però dire che dove i paladini avevano mancato, il Vecchio ebbe mira precisa.

‘Hanagata…’, si sentì chiamare da dietro il malcapitato di turno, che si girò lentamente.

‘… Maki… Qual buon vento?’

‘Il solito. Voi?’

‘Il solito.’

I due si guardarono a lungo, studiandosi attentamente, tanto che quando Maki si avvicinò per vedere meglio il campo, l’aria emise inquietanti scintille rosse e oro.

 

‘Non male lo Shohoku…’

‘Già…’

‘E’ nel vostro girone…’

‘Già…’, Hanagata sorrise, increspando appena un angolo della bocca.

Nessuno sapeva che il buco più nascosto della palestra era nei paraggi.

 

‘Allora… Ci vediamo… Forse… Comunque, buona fortuna.’

‘Sarebbe anche ora che si girasse dalla nostra parte…’

‘La fortuna è dei forti…’

‘Per l’appunto…’

Con dei sorrisi degni del miglior capitano del Kainan, i due presero vie diverse, uno sparendo e l’altro continuando la sua camminata lungo gli spalti.   

 

***

 

‘…Ascolta… Che mi dici di Sendo-san?’, chiese Akane nel tentativo di cambiare di nuovo argomento.

‘Bhe l’hai visto, no? Sta praticamente in camera mia tutto il suo tempo; avrebbe anche un appartamentino di fianco al mio, ma non è che ci vada molto spesso.’

‘E la sua famiglia?…’

‘Bhe… Diciamo che eravamo già vicini di casa a Tokyo… Poi mio padre è stato trasferito qui e Akira è entrato al Ryonan; io ho frequentato le medie sempre nello stesso istituto, che è un po’ distante da qui, ma non molto di più di quello che era dalla mia vecchia casa. Così, siamo vicini di casa anche qua.’

‘Ah, certo. …Come mai il Ryonan?’

‘E’ la scuola più vicina a casa.’

(‘Qua c’è qualche nesso logico che non torna… E qualche abbondanza di deja-vu….’)

 

‘E’ come un fratello per te?’

‘…Forse… Non saprei come dirti…’

‘Non sembra un tipo molto possessivo…’

‘Dovrebbe esserlo?’

‘…Come fai a non sapere cosa provi per lui?’

‘Bhe… Insomma…’

Akane la guardò storto. ‘Ti fidi di lui?’

‘Certo! Perché non dovrei…? O forse non dovrei…? Oh Santa Maria e Giuseppe e l’asinello e il bue e Maki….’, cominciò a trafilare Akogare di nuovo.

‘No, no ferma! …Ma davvero, come fai a fidarti di uno così…Incostante?’

‘Bhe, insomma, lui è incostante solo in quello che non gli interessa abbastanza… E poi scusa, anche Naga è incostante, ma tu ti fidi di lui, no?’

‘Certo che no. Perché tu sì?’

‘….Oh Santi Pietro e Paolo, e Giovanni Battista e Fujima da Pietralcina….’

 

***

 

Le due ragazze avevano finito da poco di parlare delle loro vite e di invocare santi, quando Sendo si mise a cercarle; essendo però loro nascoste nel secondo posto più introvabile della palestra, l’impresa si rivelò simile ad un tale ritorno ad Itaca. Anziché incappare in un gigante con un occhio solo e senza rughe, però, al povero Akira capitò di incontrare di nuovo un gigante (che poi...) con due occhi ma pieno di zampe di gallina.

E con un inquietantissimo sorriso enorme che diceva chiaramente ‘Sto per dirti qualcosa che non ti piacerà’, mentre varie fossette lo informavano che ‘Sono profondamente orgoglioso di me stesso e di quello che ho scoperto ha ha’.

 

‘Sendo, che combinazione...’, disse Maki avvicinandosi. ‘Ci si incontra nuovamente.’

‘....Hehe... Io.... Come dire... Sto cercando... Sto andando...’, balbettò l’altro, indietreggiando e alzando le mani per tenerlo a distanza (o placarlo?) (o impedirgli di tirare a canestro??), mentre il volto gli si riempiva di piccole goccioline.

‘E ancora che non era la tua vita privata... Non mi avevi detto che vivevi dentro casa di Katawa... Ma penso tu lo faccia solo per utilità, del tipo giocare con la playstation, vero? ...’

‘Ma veramente io...’, sorrise Sendo non capendo cosa diavolo stesse blaterando il Vecchio.

‘E poi... Prenderti la briga di trasferirti a Kanagawa da Tokyo solo perché la ragazza traslocava... Chissà perchè non mostri questa dedizione per il basket... Ah, che spreco...’, concluse Maki scuotendo la testa e sbuffando.

 

Akira si irrigidì di colpo, mentre la sua espressione si corrucciava, dimostrando che l’altro aveva colpito il bersaglio. Solo che era quello sbagliato.

‘Io, Maki-san, non mi sono affatto trasferito qui per Akogare. Solo per praticità.’

‘Allora vale così tanto per te, il Ryonan?’, sorrise Maki, interessato alla nuova espressione sul volto di Sendo.

‘Certo che no. Questo non aveva nulla a che fare nè con Akogare nè tantomeno con la mia scuola.’

‘....Ah?’, chiese uno spiazzato capitano del Kainan.

‘Arrivederci, Maki-san. Ci vedremo in campo, presumo.’, concluse Sendo girando i tacchi e andandosene, lasciando l’altro perplesso a rimuginare sugli ultimi sviluppi.

 

Akira infilò le scale e si ritrovò di nuovo davanti al distributore automatico di bibite. Sedute lì di fianco c’erano Akane ed Akogare, impegnate a discutere in un luogo più tranquillo del precedente.

 

‘.... E allora ieri, mentre tornavo a casa, è suonato il cellulare ed era sto disgraziato che si era perso e mi diceva che era vicino ad una grossa montagna....’

‘Ma gli hai detto di chiamare Hiragi-kun?’

‘Sì, Hiragi-kun aveva il massimo dei voti in geografia alle elementari...’

‘Akogare!’

 

Le due fecero un salto improvviso sul posto, dallo spavento; Akane sfoderò Pungolo, che brillava viola e giallo, non tanto per lo shock di sentirsi chiamare, quanto per il tono con cui il nome era stato pronunciato; Akogare si nascose dietro di lei, brandendo un Balrog e urlando ‘Tu non puoi passare!’

‘Akogare....’, ripetè Akira, un attimo innervosito dal colore di Pungolo. ‘Akogare. Cosa diavolo hai detto a Maki-san?’

‘Chi? Io? Ma se sei stato tu a parlarci!’, protestò la ragazza.

‘Io gli ho detto che eravamo vicini di casa, ma lui è saltato fuori cinque minuti fa, e sapeva....’, qui il ragazzo si interruppe, guardando Akane. ‘Sapeva... Della storia del trasloco. Quasi. Poi l’ha interpretata a modo suo.... E anche che io gioco con la Play... Ma cosa gli hai detto, dopo che io sono tornato dai ragazzi?’

‘Ma noi non l’abbiamo nemmeno visto, vero, il Vecchiaccio?’, chiese conferma Ako ad Akane.

‘No. Ed eravamo ben nascoste, per cui escludo che ci stesse spiando...’, commentò l’altra ragazza.

‘....... Spiando?’, chiese Sendo. ‘Ma cosa le stavi dicendo?’

‘Ah, niente, niente... Cioè, solo che.... Lei mi ha chiesto... Io ho detto... Detto niente... Su quello!’

‘Nessuno ti dà il diritto di spiattellare i miei fatti personali in giro!’, ruggì il ragazzo.

‘IO NON HO SPIATTELLATO NIENTE!!!!!!! TANTOMENO I NOSTRI FATTI PERSONALI IN GIRO!!!!’, urlò Akogare di rimando, furiosa.

 

Ci fu un attimo di silenzio teso, mentre i due riprendevano fiato fronteggiandosi in piena saletta, e guadagnandosi strane occhiate da quelli che passavano; poi Akane si fece avanti fra i due:

‘Noi non abbiamo detto niente, e Akogare ha detto poco che io non sapessi, poco che fosse vero e poco che fosse logico. Escludo che, qualsiasi cosa ci sia dietro questo trasloco, Akogare l’abbia detta a Maki-san, e sicuramente non in mia presenza. Questo lascia fuori solo due possibilità: o è stato lei, Sendo-san, e dirlo a qualcun’altro che ha poi informato Maki-san, o è stata Ako.’

 

Sendo si passò una mano tra i capelli, ormai afflosciati, e sbottò che l’aveva detto solo a tale Koshino, che di certo non era così scemo da dirlo al capitano del Kainan.

Akogare rimase pensierosa a lungo, e poi disse: ‘No, è da escludere... Nessuno di sospettabile.’

‘Vuol dire che l’hai detto a qualcuno?!’

‘Anche tu l’hai detto a qualcuno!!’

‘Ma è diverso!!’

‘No che non lo è!’

‘Sì che lo è!’

Akane guardò Akogare che discuteva con Sendo, mentre la scena si deformava davanti ai suoi occhi e Torri più minacciose che mai sorgevano alle spalle dei due.

C’era una talpa.

 

***

 

Jin e Kyota entrarono in palestra, direttamente a livello del campo; a forza di sentir parlare dello Shohoku e di Rukawa, i due avevano deciso di andare a vederli all’opera. Il tutto faceva parte del piano del trepuntista per distrarre il suo angustiato kohai.

Il nostro eroe non aveva però calcolato la presenza alla medesima partita del suo beneamato capitano, che non tardò molto ad avvistarli e raggiungerli.

 

‘Buongiorno kohai, qual buon vento?’, chiese Maki, ancora con un vago senso di vittoria addosso.

‘Salve, senpai...’, rispose Jin abbozzando un inchino assai rigido.

‘Maki-san, buongiorno.’, disse Kyota, avvicinandosi tentativamente al suo senpai, che lo guardò perplesso e poi gli fece pat-pat sulla testa. Nobu sorrise a 365 denti.

‘Bella partita, oggi, vero?’, commentò Jin.

‘.... Senpai, ha riciclato la frase sulla giornata?!’, esclamò Kyota, divertito.

‘Oh, già, è proprio una bella giornata, oggi.’, esclamò Maki, premendo più forte sulla testa di Naga e muovendola a destra e sinistra. ‘Ho scoperto un paio di cose interessanti...’

‘Sullo Shohoku?’, chiese Jin, mentre Maki gli faceva cenno di seguirlo in un posto più tranquillo, e spingeva avanti Kyota.

 

Curioso come, di tutta questa gente venuta a vedere la partita, nessuno sembrava molto interessato alla medesima.

 

‘Sì, sullo Shohoku.... Più o meno... Per meglio dire, su Rukawa Kaede.’, sorrise Maki molto alla Maki.

‘Rukawa.... Ma io sono meglio!’, protestò Nobunaga.

‘Tsukuri non la pensa così...’, commentò il senpai.

‘Tsuk.... Aka-chan? NO?!? COSA C’ENTRA? WHY?!?! MA... cosa....?’, balbettò urlando Kyota, mentre si piantava sul pavimento e afferrava la manica della giacca dell’altro.

‘Bhe... A quanto ho sentito, lei e Rukawa convivono.’

‘..... Cosa vuol dire?’, chiese un Nobu-chan SD con gli occhioni già pieni di lacrime.

‘Che vivono insieme.’, spiegò Maki, tranquillo.

‘.......’

‘MAKI-SAN!!’, urlò Jin, piantandosi tra i due. ‘Cosa sta dicendo?! Ma non ha..... senso....’, concluse, mentre invece gli sembrava di aver trovato l’ultimo pezzo che mancava per costruire il puzzle ‘Akane’.

‘Certo che ne ha. Me l’ha detto Sendo, che gliel’ha detto Katawa, che gliel’ha detto Tsukuri, suppongo. E a proposito della stella del Ryonan, ho scoperto che è molto intimo di Katawa. But this is beside the point...’

‘Aka-chan... Ma... E’ assurdo! Me l’avrebbe detto! .... Cioè! Me l’avrebbe detto! Ma perchè non l’ha fatto, cioè...’

I due senpai rimasero a guardare la matricola balbettare, non per la prima volta guidati dalla loro parte Kainan, senza fare niente.

‘E Akogare! Anche Ako me l’avrebbe detto!’; in quella, quasi evocata da Nobu, si sentì la voce di un’isterica Akogare proveniente da qualche sala lì vicino, che urlava un ‘No che non lo è!’.

Kyota partì istintivamente verso la direzione da cui proveniva, senza nemmeno fermarsi a riflettere sul perchè Ako dovesse trovarsi lì.

 

---- Chapter #7, The End

 

 

UN GIORNO MIGLIORE (by Cesare Cremonini)
 
Cosa mi aspetto dal domani?
Di sole in faccia no,
ma in fondo io ci spero ancora.
Che tu ci sia nel mio domani
E se ti incontrerò,
spero di sfiorare le tue mani
Soli eppure in mezzo alla gente io e te,
riscaldati dal calore di una "Benson and Hedges"
Se mi vuoi,
domani sara' un giorno migliore vedrai...
Se mi vuoi,
domani sara' un giorno migliore vedrai!
E cosa dire di noi forse che in fondo non importa se tu mi vuoi.
Cosa mi aspetto dal domani
Beh credo che sia giusto dirti che non voglio niente senza te
E tu sei molto di piu' di quello che tu sai
Sei sole e pioggia negli inverni miei
Se mi vuoi,
domani sarà un giorno migliore vedrai
se mi vuoi,
domani sarà' un giorno migliore vedrai!
Aspetta almeno un minuto,
non dirmi che non mi vuoi
devo trovare un appiglio,
prima che tu te ne vai da me.
Ohh... Apri le tue ali e vola via con me...
Cosa mi aspetto dal domani?
Di sole in faccia no,
ma in fondo io ci spero ancora.
Che tu ci sia nel mio domani.
E se ti incontrerò,
spero di sfiorare le tue mani
Soli eppure in mezzo alla gente io e te,
riscaldati dal calore di una "Benson and Hedges". Se mi vuoi,
domani sara' un giorno migliore vedrai...
se mi vuoi,
domani sara' un giorno migliore vedrai!

FANFIC

 

 

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