EMBRACING THE ICE KNIFE

By B’n’R

Capitolo n° 6

 

Kiss Me (by Sixpence None the Richer)

Baciami

 

Baciami fuori dall'orzo restato

Di notte, a fianco della verde, verde erba

oscilla, oscilla il passo incerto

tu indossi quelle scarpe e io indosserò quel vestito

 

Oh, baciami sotto il crepuscolo latteo

Guidami fuori sul pavimento illuminato dalla luna

solleva la tua mano aperta

Colpisci la fascia e fa volare le lucciole

 

Baciami giù vicino alla casa con l'albero spezzato

Falli oscillare sulla sua gomma appeso

 

Oh, baciami sotto il crepuscolo latteo

Guidami fuori sul pavimento illuminato dalla luna

solleva la tua mano aperta

Colpisci la fascia e fa volare le lucciole

 

 

Il sole stava tramontando; ormai il cielo era di un rosso acceso e, di conseguenza, anche la porzione di mare ad ovest era di un rosso acceso, mentre invece l'isola di Enoshima, posta più a est, spariva lentamente nella notte, lasciando solamente alla luce del suo faro il compito di ricordare la sua presenza.

‘Il tramonto è rosso...’, pensò Akogare, seduta sugli scalini che portano alla spiaggia, davanti il liceo Ryonan. ‘Stanotte verrà versato del sangue.’

 

Pozioni atleticamente sogliolesche

(con questi cani ed in tutti gli atri)

Chapter #6

 

‘Ako! Ho finito!’, si sentì chiamare dalla scuola. 'Muoviti! Sto morendo di fame!'

‘............ Vieni giù tu, Acchan!’

‘Ma perchèèèèè? Io ho fame!’, protestò Sendo.

'Andiamo a casa per la spiaggia, va bene?!’

‘Ma perchèèèèè?’

‘Così...’, concluse Akogare, girandosi a guardare di nuovo il tramonto.

Sendo trotterellò giù per i gradini e si fermò di fianco alla ragazza: 'Hai almeno qualcosa da mangiare qui con te, mh?’, chiese facendo una faccia supplichevole.

‘Eh... Forse. Aspetta.’, e così dicendo Ako cominciò a frugare nella cartella, irrimediabilmente aperta.

 

‘Ehi, Sendo.’

I due sobbalzarono, non essendosi accorti dell'avvicinarsi di un'altra persona, intenti com'erano nelle loro attività di ricerca e di attesa.

‘Ah... Koshino...’, sorrise Akira.

Koshino Hiroaki si avvicinò ulteriormente, squadrando i due.

‘Salve, Koshino-san...’, salutò Akogare senza badarci troppo e continuando a cercare nella cartella, finché non ne tirò fuori un mini-pacchetto di biscotti. ‘Ecco, Akira, tieni.’

‘Ah, ecco. Brava; Koshino, ne vuoi uno?’, chiese Sendo porgendogli il pacchetto, da cui l'altro ragazzo prese un biscotto senza dire nulla.

‘Ti ricordi quand'è la prossima partita delle eliminatorie?’, chiese poi, con un'espressione scettica.

‘Ehm...’. Il ragazzo rimase un po' a grattarsi la nuca e poi decise che: ‘No.’

‘.....’. Koshino stette un attimo in silenzio. ‘Il mister ce l'ha confermato 5 minuti fa...’, scosse la testa il ragazzo. ‘Katawa. Per favore, ricordati che la prossima partita la giochiamo in casa, il 4 maggio, e alle 9 e mezza dobbiamo essere in palestra.’

Akogare annuì, mentre Akira borbottava qualcosa contro l'orario troppo mattutino.

 

‘Akooooooo!’, si sentì chiamare dalla palestra.

Akogare si impietrì sul posto: conosceva solo una persona che poteva chiamarla così... Ma che ci faceva lì, per carità divina?!?

Girandosi, la ragazza si rese conto che invece di uno zompettante Kyota Nobunaga Matricola Numero Uno del Liceo Annesso all'Università Kainan, stava correndo verso di lei una tipa con la divisa del Ryonan.

‘Ciao, Ako! Come stai?! Che fai da queste parti?? E' da un po' che non ci vediamo, vero?’

‘Ma.... La conosci?’, chiese Koshino ad Ako. ‘Perchè è una che viene a vedere tutti gli allenamenti....’

‘Ehm....’, balbettò la ragazza, mentre la pazza arrivava di corsa. ‘Chi diavolo è questa?!?’

 

‘Ciao Ako! Allora, come va? Tutto bene, vero, al San Yan?’, sorrise la nuova venuta attaccandosi al braccio di Katawa.

Sentendo nominare la propria scuola, ad Akogare parve di ricordare qualcosa a proposito dell’altra tipa..... Nel frattempo forzò un sorriso e rispose: ‘Certo, tutto alla grande. E tu?’

‘Ah, io continuo a scrivere per il giornalino del Ryonan! Ah, ma guarda chi c'è qua! Il senpai Sendo e il senpai Koshino! Piacere, Sendo-senpai, io mi chiamo Yosai Miyu e sono un'amica di Ako!’, sorrise la ragazza inchinandosi. ‘Sono anche una grande amica di Fukuda Kiccho!’

‘Ah! Fukuda.......Come sta? Fra un po' tornerà anche in squadra, presumo!’, sorrise Akira, mentre Koshino si girava dall'altra parte battendosi ripetutamente la mano sulla fronte.

‘Ah, sì, tornerà... Forse... Ma chi se ne frega...Cioè, volevo dire, Fukki manda i suoi saluti. Ma senpai, come Ako le avrà sicuramente detto, io scrivo per il giornalino della scuola. Un giorno o l'altro, o magari un giorno e l'altro, mi concede un'intervista, vero? O due? Intanto le faccio una foto.’

E così dicendo tirò fuori una macchina fotografica e scattò una fotografia al ragazzo, che era rimasto perfettamente fermo e perplesso, non sapendo bene cosa fare.

 

‘Ah! E' tardi! Devo proprio scappare!’ Così dicendo Miyu raccolse le sue cose e corse via urlando: ‘La contatterò per l'intervista! Arrivederci, Sendo-senpai. Ciao, Ako!’, e sparì.

‘Mi sento ignorato...’, commentò Koshino, mentre Sendo era ancora là fermo e Akogare imitava una statua di sale.

 

***

 

Akane si abbandonò sulla sedia, esausta, dopo l'ennesimo test di inglese, materia difficile ma utile, temeva.

Aspettò di riavere testa in focus e poi si chinò per raccattare la sua cartella da terra e tirarne fuori il pranzo. In quella Akogare si avvicinò e chiese:

‘Ascolta, andiamo fuori? E’ da un bel po' che non pranziamo con Jin-san e Naga...’

L'altra ragazza la guardò e poi annuì stancamente; le due si alzarono e si avviarono verso il giardino.

 

L'inizio di maggio era stato accolto dal boom floreale; peccato solo per i ciliegi, che avevano preso tutta la pioggia di aprile ed erano riusciti appena a fiorire.

‘Presto ci saranno gli ottavi...’, commentò Akane, mentre guardava il cielo azzurro parandosi gli occhi con una mano.

‘Eh? Ah, gli ottavi... Bhe, ma sono solo alle prime partite per ora...’

‘Lo Shohoku gioca oggi la seconda.’, buttò lì Aka. ‘Ma presto il gioco si farà difficile...’

‘Chissà se quest'anno il Kainan verrà detronizzato...’, sussurrò Akogare, stando ben attenta a non avere il caro senpai Maki a tiro d'orecchio.

‘No. Figurati.’, la troncò Akane. ‘Magari...’, disse poi.

 

Arrivate in giardino, le due ragazze si guardarono attorno, non riuscendo a vedere i loro due compagni; in genere il problema non si poneva, dato che era Kyota a venire loro incontro strepitando, ma quel giorno del ragazzo non c'era nemmeno l'ombra.

Poi, finalmente li trovarono: Jin era in piedi, appoggiato ad un albero, e stava parlando con Kyota che, seduto fra le radici, sembrava piuttosto nervoso; Naga parlava e gesticolava animatamente, mentre il suo senpai sorrideva e faceva lenti cenni con le mani, probabilmente cercando di calmarlo. Nonostante tutta la scena potesse sembrare normale, c'era una strana ombra sul viso di Jin e una certa disperazione nei movimenti di Kyota che inquietò un pochino le due ragazze.

 

‘Ah! Aka-chan!’, esclamò Kyota vedendole arrivare. ‘Non pensavo oggi venivi...’

‘Bhe, è una bella giornata, no?’, ribatté Akane, mentre si sedeva fra il ragazzo e Akogare.

‘Già...’, sorrise Jin, accomodandosi anche lui e cominciando a scartare il pranzo.

‘Salve, Jin-san.’, dissero le due ragazze in contemporanea.

Poi rimasero tutti zitti, impegnati con le proprie cibarie.

 

‘AH! Aka-chan! ..... .....’, cominciò poi Kyota.

‘Mh?’, chiese lei mordicchiando un onigiri.

‘Bhe... Oggi è il tuo compleanno, no? Tanti auguri!!’, esclamò con poca convinzione lui.

‘Ah. Già. Grazie.’

‘Davvero?! Ma come sarebbe a dire?! Non mi avevi avvisato!!’, protestò Akogare, ma l'altra si limitò ad alzare le spalle.

‘Aka-chan, io e Jin-san ti abbiamo preso un regalino... Cioè, io ho preso un regalino ma Jin-san mi ha consigliato quale regalino, sì, bhe, Jin-san mi ha detto cosa prendere così se non ti piace è colpa sua, ok?’, sorrise Kyota imbarazzato, allungando un pacchettino viola con un fiocchetto giallo.

 

Akane lo guardò a lungo, mentre la scatolina cominciava a fremere nelle mani del ragazzo, che nel frattempo stava guardando molto interessato l'orizzonte trascendentale.

Poi la ragazza allungò la mano e lo prese: ‘Grazie. Non dovevi disturbarti, Naga.’

Lui sorrise, decisamente più tranquillo, e rispose un: ‘Figurati.’

Rimasero dunque i due guardandosi, immobili.

‘Aka-chan, non lo apri...?’

‘Mh... Sì...’, disse lei cominciando a scartare il pacchetto. Si fermò di nuovo, poi, osservandone il contenuto: era un braccialetto d'argento.

 

La ragazza lo tirò fuori e lo ispezionò accuratamente, controllando non ci fosse nulla di strano, tipo la scritta ‘Kainan King Forever’; quindi guardò di nuovo Nobunaga e sorrise.

‘Grazie.’

Il ragazzo non rispose, avendo in faccia una curiosa espressione.

Entrambi furono perfettamente dimentichi della presenza di altre due persone, finché Jin non batté una mano sulla spalla a Kyota, e quest'ultimo sobbalzò.

‘Visto? Non era tanto difficile!’, sorrise Jin, mentre Akane indossava il suo braccialetto nuovo. 

 

In quella, però, arrivò di corsa la rappresentante di classe di Akane ed Akogare.

‘Katawa! Katawa, ascolta, Watanabe-senpai ti cerca. Ah! Ma tu sei Kyota-kun della classe 1-6 sezione maschile?’

‘Ehm... Sì... Perchè?’, chiese Naga corrucciandosi.

‘Perché Watanabe-senpai cerca anche te. Potreste gentilmente seguirmi?’, e così dicendo si avviò, trascinandosi dietro una perplessa Ako e un seccato Naga.

 

Jin e Akane si guardarono perplessi; il ragazzo sorrise, e la ragazza sentì un brivido correrle lungo la schiena.

‘Allora, spero ti piaccia il regalo che ho scelto io...’, disse Jin dopo un po'.

‘Certo. Non doveva disturbarsi.’

‘Ah, figurati. Nobunaga mi fatto diventare matto.’

‘........’, Akane si mise a fissare le foglie dell'albero, pensierosa. ‘Lei e Naga siete davvero buoni amici. Grazie per quello che fa per lui.’

‘Ma dai! ... E' un ragazzo molto simpatico, non è affatto un problema occuparsene…’, rispose Jin studiando con interesse uno stelo d'erba di fianco a lui. ‘Dimmi... Perché non torni ad essere la sua ragazza? Lui ne sarebbe felice.’

‘........ Anche io. Cioè.... No. Nel senso....’, Akane rimase girata verso l'alto, in silenzio. ‘Ah, ma io senpai non posso parlarle di questo! Si ricorda? Un'informazione per un'altra. E lei me ne deve già una.’, rise poi.

‘Allora fammi una domanda.’, scherzò lui.

‘Ha qualcosa da guadagnarci?’

‘Mi hanno sempre insegnato che è inutile muoversi se non c'è qualcosa da guadagnarci.’, sorrise Jin. ‘E’ una delle filosofie base del Kainan. E ci ha portato ad essere i migliori.’

Akane lo guardò perplessa e poi fece una faccia disgustata. ‘Non se se devo schifarmi di più per la filosofia del Kainan o per il fatto che voi giocatori credete sempre di poter applicare alla realtà le leggi del basket. E’ come applicare le leggi della fisica alla metafisica. Non funziona.’

‘Ma dai.... E’ una regola generale....’

‘Sarà...’

Rimasero in silenzio di nuovo, ciascuno immerso nei propri pensieri.

‘Allora? Non rispondi?’, chiese poi Jin.

 

***

 

‘HAHAHAHAH!’, la risata di Nobunaga echeggiò per la palestra vuota. ‘Senpai, lei è matto! Io, lasciare il club di basket? Giammai! Sono destinato a fare grandi cose, e non appena riforgeranno la mia spada....’

‘Senpai. No, grazie per l'invito, ma io non ho davvero tempo per far parte di un club.’, lo tagliò fuori Akogare.

 

Dopo averli visti correre alla staffetta della festa sportiva, il senpai Watanabe, alto e moro capitano dell'illustre club di atletica leggera, campione prefetturale, aveva pensato di arruolarli nel suo contingente.

 

‘Suvvia, sono sicuro che troverete del tempo per allenarvi! L'atletica è il futuro del Kainan, del resto. La squadra di basket soccomberà ben presto....’

‘Ma non se ne parla nemmeno! Quest'anno vinceremo il campionato nazionale!’, lo rimbeccò Kyota.

‘Ha, ma dai... Figuriamoci....’

Akogare, mentre i due litigavano, guadagnava non vista la porta, ma uscendo con rapida mossa urtò su una colonna portante. Dato però che era dietro una porta, era da escludersi la possibilità “colonna portante dell'edificio”; si trattava infatti della colonna portante del club di basket.

 

‘Ma porc$%"&/"/!&$’

‘Ehilà, un po' che non ci si scontra…’, sorrise Maki.

‘Ahem. Arriva giusto a puntino, per una volta... Guardi che quell'uomo sta cercando di portarle via la Matricola Numero Uno; fossi in lei andrei a riprendermela. Adesso.’, e così dicendo Akogare fece una finta degna del suo vicino di casa e con abile mossa tagliò la corda.

Maki rimase un attimo perplesso, poi considerò utile andare a vedere cosa stesse esattamente facendo Kyota.

 

Avvicinandosi, il capitano della squadra di basket si schiarì la gola e con voce professionale chiese: ‘C'è qualche problema?’

‘Ah, Capitano!’, esclamò Nobunaga illuminandosi e nascondendosi dietro il suo senpai prediletto (?). ‘Questo tizio sta cercando....’

SBONK

La crocca di Maki colpì senza pietà la povera ed irrispettosa matricola, spedendola sul pavimento. ‘Questo è un tuo senpai; portagli il rispetto adeguato. Che io non ti senta mai più dire delle cose del genere a proposito di chi ti è più anziano. Sono stato chiaro?’

‘Sissignore....’, piagnucolò Naga.

‘E ora, Watanabe, qual è il problema?’

‘Kyota ha ottenuto degli ottimi risultati alla staffetta e gli stavo proponendo di passare nel nostro club. Di certo voi non avrete problemi, una matricola in più o in meno.... E stavo anche cercando di convincere quell'altra.... Ma dove è andata?’, chiese il ragazzo guardandosi attorno.

‘Kyota non cambierà nessun club; è una delle nostre matricole e tale resta.’

‘Per l'appunto, quello che dicevo anche io!’, aggiunse Nobunaga.

‘Non t'intromettere che non c'entri e nessuno t'ha interpellato.’

‘Sì, senpai.’

 

‘Bene, allora la situazione è risolta; Kyota, cammina.’, concluse Maki girandosi.

‘Niente da fare. Maki, guarda in faccia alla realtà: il fatto di essere il capitano di uno dei club più rinomati di questa scuola non ti dà il diritto di decidere a tuo piacimento!’, ribatté Watanabe piantandosi tra i due e la porta.

‘Ah no?’

‘No. Per cui prima di rifiutare la mia proposta, Kyota, soppesa tutti i particolari; nel nostro club le matricole non sono sfruttate e bistrattate, io non sono mai stato un dittatore dispotico, lascio la gente vivere tranquillamente il sabato, e non vado in giro dettando legge solo perché ho ottenuto degli insignificanti risultati in uno stupido sport. E poi l'atletica è il futuro di questa scuola, il basket è finito.’

 

Maki non disse nulla; Kyota stava diventando viola a strisce gialle, contando fino a dieci; poi esplose:

‘COME OSA LEI SENPAI DIRE UNA COSA DEL GENERE?!?!’, ruggì furioso, balzando in avanti mentre una piccola parte del suo cervello gli ricordava che stava pur sempre parlando con una persona più anziana.

‘Ne riparleremo quando avrete vinto il campionato nazionale.’, sorrise Maki alla Maki, prendendo tranquillamente Kyota per le spalle e spingendolo verso l’uscita, mentre la matricola si divincolava stile anguilla.

 

 

 ***

 

Akane guardò Jin a lungo e con espressione sogliolesca; poi si decise a parlare:

‘Più che rispondere, il quale atto sarebbe A) fuori luogo; B) inutile; C) casuale; D) inutile, preferirei porle un’altra domanda.’

‘Allora cambio la mia richiesta: perché la definizione “inutile” compare in ben due opzioni su quattro?’

‘Perché risulta estremamente importante ai fini della decisione finale il fatto che io non abbia voce in capitolo; ma per questo lei non deve pensare che si tratti di cause esterne, bensì di modalità interne adattate a situazioni dovute a terzi, ma comunque rispettate di mia spontanea volontà; in altri termini, agisco sì per cause di forza maggiore, ma solo perché esse sono state definite tali da me stessa, e dunque io persevero nella mia scelta, consapevole che quello che sono costretta a fare è l’agire migliore e l’agire migliore è quello che io sono costretta a fare.’

‘Stai dicendo che darsi la zappa sui piedi è terapeutico?’

‘No.’

‘E allora…Cosa diavolo stai dicendo??’

‘Via via, senpai, più garbato… Io ho risposto. Se lei non ha capito, sono anche affari suoi. Ora la mia domanda: lei di chi è innamorato?’

 

***

 

Maki continuava imperterrito a trascinare la sua povera matricola per il giardino, allontanandosi a grandi passi dalla palestra numero 2.

‘Maki-san! Maki-saaaan, Maki-saaaaan, perché non ha detto niente, perché non l’ha picchiato, perlomeno?’

‘Non ne valeva la pena…’

Kyota rimase in silenzio per un po’, lasciandosi spingere dal suo senpai, e poi chiese:

‘Maki-san, servo davvero così tanto al club di basket?’

‘Certo che no. Tutti sono utili, nessuno indispensabile…A parte il sottoscritto.’, rispose l’altro senza fermarsi.

‘Giusto. … Davvero?’

‘No.’

‘Allora servo a qualcosa?’

‘Anche.’

 

Kyota s’inchiodò sul pavimento, fermando anche il suo senpai; con un’espressione seria fissò a lungo il ragazzo più alto e poi, di scatto, l’abbracciò.

 

Maki rimase a guardare il suo kohai e poi finalmente disse: ‘Ascolta, questo è molto importante: mai mettersi in condizioni d’inferiorità, in questi casi ed in tutti gli altri.’

Kyota alzò lo sguardo, per fissarlo sul volto del senpai, e chiese: ‘E cosa vuol dire?’

‘Tante cose. Una è questa.’, rispose Maki, per poi afferrargli saldamente le spalle, e chinarsi a baciarlo.

Akogare svenne.

 

***

 

Qualche minuto dopo, Kyota ancora fermo dov’era, Maki partito per lidi sconosciuti e Akogare rinvenuta suo malgrado, la situazione non era migliorata.

La ragazza cercò disperatamente di trovare innanzitutto un filo logico ai suoi pensieri, poi capire esattamente cosa aveva visto, quindi dargli un significato ed infine stabilire come agire; al momento era a metà del primo punto. Decise comunque di saltare subito all’ultimo.

 

‘Naga!’, chiamò avvicinandosi. ‘Naga! Hai una faccia sconvolta! Hai per caso fatto su rissa con il senpai Watanabe? Ti avevo detto che non era prudente!! Era meglio se scappavi come me…Era decisamente meglio…!!’

‘Eh? Ah…Sì, sì…Giusto…Ma sto meglio…Facciamo due passi…’, e così dicendo si avviò senza aspettare risposta.

 

‘Ad Aka-chan è piaciuto il mio regalo…Anche se va a vedere le partite dello Shohoku e non viene mai alle mie….’, disse Nobunaga con voce atona, a nessuno in particolare.

‘…Ah…Ma guarda che gliel’ho chiesto io di venire con me alla partita…Non è che lei volesse vedere lo Shohoku!’, esclamò Akogare che gli era corsa dietro.

‘…E allora perché voleva che lo Shohoku vinceva?’

‘Perché avevamo fatto una scommessa!’

‘E perché volevi andare a vedere la partita tu? Che ci troverete mai nel basket…’

‘Buona domanda! Comunque, non dirlo a nessuno che è un segreto, ma sono un’amica di Sendo, tutto qui, Akane non c’entra…Ma non dirlo in giro, che non mi pare prudente….’, sorrise Akogare agitando una mano.

‘E’ il tuo senpai bellissimo?’

‘No, ci manca anche altro…’

‘….E allora di chi è il bottone?’

‘….Approposito del Senpai…Sai che l’ho visto proprio ieri…E’ in forma splendida, ha anche detto che farà a pezzi Maki…Ma lasciamo perdere Maki… ’;

‘Perché lasciamo perdere Maki?’; prima che Akogare potesse rispondere, i due si resero conto, chi più chi meno, di essere tornati automaticamente al campo base, e che Akane e Jin li guardavano perplessi.

 

‘…Nobunaga, cos’è successo?’

‘Ah! Ha fatto rissa col senpai Watanabe, niente di grave…’, rispose Akogare per lui.

‘…Jin-san, mi accompagna in infermeria?’, disse lentamente Kyota.

‘Sì, certo.’, e così dicendo il ragazzo si trascinò via la matricola.

 

Akane e Akogare rimasero a guardarsi.

‘Cosa aveva Nobunaga?’

‘………….’

‘Allora? Dimmelo.’

‘…Non credo sia prudente.’, piagnucolò Ako.

‘Ah sì?’

‘Succedono cose strane ultimamente…Prevedo guai…’

‘Prevedo le Due Torri. Una per me, una per te. Io prendo Isengard.’

‘Allora io prenderò Barad- dur.’

‘…Maki-san.’

‘Jin-san. Fujima-senpai.’

‘Naga. Kaede.’

‘Akira. Miyu, che ovviamente farà Gimli.’

‘Sakuragi.’

‘Sakuragi?’

‘Il pazzo tinto, ultimamente non si sente parlare d’altro.’

‘Voldemort.’

‘Bella compagnia di nove…’

‘Hai preparato i biglietti per l’Alaska?’

‘Troppo vicina all’America, in compenso ho preparato i nostri nove Nazgul…Appena riesco a convincerli a non mangiarsi i Proci e ad uscire dal bagno.’

 

***

 

Akane stava sdraiata sul divano di pelle nera, un braccio appoggiato sopra gli occhi e l’altro penzolante, il gatto appollaiato sopra la pancia, pensando a tutto quello che era successo quel giorno e all’espressione di Jin-san mentre parlavano. La casa era immersa nell’oscurità delle dieci e mezzo di sera e nel silenzio più assoluti; il rumore delle auto sulla stradina non era abbastanza forte da passare oltre il giardino e penetrare nella casa, al cui interno tutto pareva sospeso. Il tempo scandito solo dalle fusa dell’animale accanto a lei, la ragazza cercava di capire qualcosa degli eventi a cui aveva assistito, e anche dedurre quelli a cui non era stata presente, ma gli occhi del suo senpai tornavano con insistenza nella sua mente.

 

I suoi pensieri vennero bruscamente interrotti da un tintinnio e dal rumore della porta che si apriva. Rukawa entrò in salotto.

 

‘Sono tornato.’

Akane si alzò dal divano, catapultando nel processo il gatto sopra la scacchiera che stava sul tavolino del salotto, e disse: ‘Bentornato. Vuoi cenare?’

Il ragazzo annuì distrattamente, mentre appoggiava la borsa in un angolo e prendeva in braccio il gatto; Akane si diresse in cucina, accendendo la luce e mettendo sul gas una pentola.

‘Cosa vuoi per cena?’

Rukawa per un po’ non rispose, intento a grattare il mento della bestiola, poi la lasciò andare e sedendosi a tavola mormorò un: ‘Quello che c’è.’

 

La ragazza rovesciò nella pentola piena d’acqua una quantità sufficiente di riso per due, e poi cominciò ad apparecchiare.

‘Tutto bene oggi all’allenamento?’

‘Nuovo playmaker.’

‘Oh. Bravo?’

‘…Veloce. …Basso.’

‘Mh. Chi è ?’

‘Senpai. Secondo anno.’ La voce del ragazzo si andava facendo assonnata; Akane sapeva che si doveva sbrigare e con rapida mossa gli passò quello che aveva pronto: un bicchiere d’acqua ed una carota, che il ragazzo si mise a sgranocchiare con poca voglia.

‘…Playmaker…?’, disse Akane, parlando più che altro con se stessa. ‘Farà meglio ad essere molto veloce…’

Nel frattempo si mise a saltare il riso con delle verdure.

 

‘Sakuragi…’

‘…Santa Pazienza…Cos’ha fatto sta volta?’, sbuffò la ragazza.

‘E’ ancora vivo…Ha rissato col senpai….Insopportabile…Imbecille…Idiota…Impossibile allenarsi…’

Akane fece suo malgrado un sorriso.

‘…Irresponsabile…Pazzo…Spreco…Idiota…’, continuò a borbottare Rukawa, completamente risvegliato, mentre mordeva con rabbia la carota.

Fortunatamente a questo punto il riso era pronto, e Akane fu in grado di proporgliene un piatto enorme davanti al naso. Senza dire niente lui prese il cucchiaio e cominciò a mangiare. La ragazza si sedette davanti a lui, con una piccola porzione che si mise a sbocconcellare.

‘…Oggi è il 5?’

‘Mh? Ah…Sì.’

‘..Auguri.’

‘…Grazie.’

 

***

 

Akogare stava sdraiata sul suo letto, un braccio che teneva fermo il cuscino premuto sul volto e l’altro penzolante, pensando a tutto quello che era successo quel giorno e all’espressione di Naga mentre parlavano. La luce soffusa del lampione davanti il condominio entrava dalla finestra, mentre il rumore insistente della Playstation riempiva l’aria, scandendo il tempo in maniera fastidiosa ed insistente. Nonostante fossero già le dieci e mezzo di sera, Sendo non mollava l’aggeggio. Il rumore delle auto sulla strada principale del quartiere era abbastanza forte da sentirsi nonostante il videogioco e penetrare nella stanza. Tentando di non badare troppo al casino che la circondava, la ragazza cercava di capire qualcosa degli eventi a cui aveva assistito, e anche dedurre quelli a cui non era stata presente, ma gli occhi di Maki tornavano con insistenza nella sua mente.

 

‘Whaa! Ako, guarda, ho battuto il record! Sono troppo il migliore!’

‘Sì, Naga…’

 

Sendo rimase un attimo in silenzio e poi chiese: ‘Ho cambiato nome?’

‘Mh?’, chiese Akogare sempre da sotto il cuscino.

‘Mi hai chiamato Naga!’

‘Ah sì…Scusa Akira…’

 

Il ragazzo la guardò perplesso e poi si avvicinò.

‘Ako…E’ successo qualcosa a scuola? Qualche cattiva senpai ti ha mangiato il pranzo?’, chiese incrociando le braccia sul letto e appoggiandoci il mento.

‘…No…Ho visto una cosa un po’…Come definirla?’, rispose la ragazza, emergendo dal cuscino e girandosi verso Sendo. ‘Inquietante.’

‘Tipo?’

‘…Non credo di poter dirtelo…’

‘Perché?’, chiese il ragazzo mettendo un finto broncio.

‘Non credo sia prudente…Succedono cose strane ultimamente…’

 

‘Succedono cose strane?’, ripeté Sendo perplesso, girando la testa.

‘La mia è una scuola strana…Tra l’altro…Siamo anche gemellate con una scuola maschile…E così anche i ragazzi stanno con noi in giardino…E mangiano i miei polipini…’, divagò lei tornando a guardare il soffitto.

‘Ma non è questo il problema.’, disse lui con un sorriso dolceamaro.

‘…No…’

 

Silenzio.

 

‘Perché una persona bacia un’altra?’, chiese Akogare all’improvviso, guardandolo negli occhi.

‘Ah…’, disse lui sussultando un attimo. ‘…Perché…Ne è innamorato…?’

Gli occhi della ragazza si dilatarono un attimo, poi scosse la testa sorridendo. ‘No…Impossibile.’

‘Ehm…Allora non saprei…Perché hai scartato così la mia risposta?’

Akogare non rispose ma scosse di nuovo la testa. ‘Non importa, lascia stare…Che ne pensi di Rukawa?’

Sendo rimase ancora più perplesso. Poi fece un sorriso enorme. ‘…Grande!’

‘Vero?’, sorrise lei, per poi rabbuiarsi di nuovo. ‘Forse andrebbe meglio così?’

‘Eh?’

‘No, niente.’, disse Akogare, tornando a fissare il soffitto.

‘Senti, Ako…Tra un po’ comincia la parte più difficile del campionato… … …’

Lei sorrise. ‘Certo che vengo. Fatti valere. Fino ad Hiroshima, quest’anno. Sul cadavere del Kainan.’

Sendo fece un sorriso enorme. ‘Contaci!’

 

---- Chapter #6, The End

 

 

One Slip (by Pink Floyd)

Una svista

 

Un occhio senza riposo attraverso una stanza stanca

Uno sguardo appannato ed ero sulla via per la rovina

La musica suonava e suonava mentre noi giravamo senza fine

Nessun suggerimento, nessuna parola per difendere il suo onore

Lo farò, lo farò sospirò alla mia richiesta

E lei mosse la sua capigliatura mentre la mia risoluzione era messa alla prova

E poi affogò in desiderio, le nostre anime in fiamme

Ho guidato la via alla pira funeraria

E senza un pensiero per le conseguenze

Mi sono arreso alla mia decadenza
 

Una svista e giù per il buco cadiamo

Sembra che non ci voglia alcun tempo
Un momentaneo vuoto di ragione

Che lega una vita a vita

Un piccolo pentimento, non dimenticherai

Non ci sarà alcun sonno qui stanotte

Una svista, una svista

 

 

FANFIC

 

 

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