By B’n’R
Capitolo n° 5
Love at first sight (by Kylie Minogue)
Amore a prima vista
Pensavo di diventare
matta
Stavo avendo uno di quei
giorni yeah
Non sapevo cosa fare
E poi sei arrivato tu
E tutto è andato
dall’errato al giusto
E le stelle sono venute
fuori riempiendo il cielo
La musica che stavi
suonando davvero ha soffiato la mia mente
E’ stato amore a prima
vista
Perchè baby quando ti ho sentito
Per la prima volta ho
capito
Noi eravamo destinati ad essere una cosa sola
Ero stufa di non avere
fortuna
Stavvo pensando di
arrendermi yeah
Non sapevo cosa fare
E poi sei arrivato tu
E tutto è andato
dall’errato al giusto
E le stelle sono venute
fuori riempiendo il cielo
La musica che stavi
suonando davvero ha soffiato la mia mente
E’ stato amore a prima vista
Perchè baby quando ti ho
sentito
Per la prima volta ho
capito
Noi eravamo destinati ad
essere una cosa sola
E tutto è andato
dall’errato al giusto
E le stelle sono venute
fuori riempiendo il cielo
La musica che stavi
suonando davvero ha soffiato la mia mente
E’ stato amore a prima
vista
‘Non mangia…’
Akogare
era ancora seduta davanti ai resti della sua pizza Hawaii, pensando al breve ma
intenso dialogo con la sua amica.
“Cosa c’è tra te e Sendo-san?”
“Non è come può sembrare…”
“Non lo è mai.”
Inutile andare a casa;
anzi, dannoso, dato che diluviava. E lei era senza ombrello.
“E adesso cosa vuoi fare?”
“Ah, niente. Tanto
quando perde lui non mangia mai.”
‘Che tipo, quella lì… Fra lei, Maki-senpai e Naga sono proprio in ottima compagnia. … Mah… E poi… Quella storia della cena… “Non mangia”. Che vuol dire? Magari stanno insieme. Bho. Del resto, anche io ho detto che Akira non mangia mai quando perde, ma questo non vuol dire che stiamo insieme. La prossima volta che la vedo, glielo chiedo. Sì… In fondo, anche lei… “Cosa c’è tra te e Sendo-san?”. Non si è fatta certo problemi. E poi… Mah… Era così strana, oggi. Bhe, se conosce Rukawa, è ovvio che sia rimasta male che abbiano perso. Se poi lui fa tante storie quante ne fa qualcun altro… Bhe… Ha avuto fegato a tornare a casa. Ma forse Rukawa non sta a casa sua. …’
In quel momento, persa
nelle sue elucubrazioni, Akogare si sentì mettere una mano sulla spalla, e
sobbalzò.
‘Salve, chi si vede!’
‘….. Senpai!’
Akogare balzò su dalla
sedia, sbalordita. Davanti a lei, in carne ed ossa, stava il suo Senpai delle
medie; da non credersi! Che fosse venuto a vedere la partita del Ryonan? O che
fosse venuto per raccattare le macerie del suo castello di carte?
‘Ciao, Katawa. Come va?’,
chiese lui; si trattava di un bel ragazzo, dalla carnagione pallida, i capelli
corti piuttosto chiari, alto sul metro e 80, magro, e dall’aspetto fragile.
Vestiva un paio di jeans azzurri, che si intonavano perfettamente col sorriso
che aveva in volto, e una maglietta blu scuro, che contrastava con tutto il
resto. Praticamente un perfetto principe azzurro, agli occhi di Akogare, per il
suo castello nuovo appena costruito.
‘Abbastanza bene, senpai,
grazie. E lei?’
‘Non c’è male. … Ti
disturba se mi siedo qui con te?’
‘Si figuri, senpai.
Prego, si accomodi.’
Akogare si mosse
nervosamente sulla sedia, come per mettersi più comoda; era parecchio a
disagio.
Il suo Senpai era
decisamente bello, di una bellezza da decantare, come lei spesso faceva, ma a
quell’aria angelica non corrispondeva purtroppo un altrettanto angelico
carattere. Ako, che sempre aveva in mente un’ immagine degli occhi del ragazzo
pieni di gioia e allegria, troppo spesso si dimenticava che erano più spesso
velati di uno strato di ghiaccio, e dunque da una parte freddi e calcolatori, e
dall’altra riflettenti l’esterno più che l’interno, non lasciando filtrare i
pensieri del loro proprietario; altre volte pareva quasi che qualcuno avesse
acceso un fuoco nelle sue pupille, alimentato da voglia di vincere, superiorità
e potere. I casi in cui il Senpai era semplicemente sereno si contavano sulle
dita di una mano.
Ma Akogare ce li aveva
ben presenti.
‘Allora’, cominciò il
nuovo venuto, scrutandola attraverso i fumi del caffè. ‘Sei in prima, quest’anno, vero?’
‘Sì, all’istituto San
Yan.’, sorrise la ragazza, mentre un’ enorme gocciolona le scendeva sulla
fronte e poi cadeva a distruggere il castello di carte abitato dal Senpai.
‘Mh… No, non ho presente.
Fai la manager anche lì?’, continuò lui con tono professionale.
‘No. E’ un liceo
femminile! Se volessi fare la manager…No, bhe…Non importa.’, rise lei cercando
di non tirarsi la zappa sui piedi.
‘Mh? Dimmi, cosa?’,
sorrise l’altro con un’aria fra il “mi sono accorto che c’è qualcosa sotto” e
il “ti ho fregato”…Ad Akogare tornò in mente una certa persona, ma scosse con
forza la testa per cancellarla.
‘No… Bhe… Ecco… Al San
Yan c’è il Kainan…’
Ci fu un attimo di
silenzio non meglio identificato. Poi il sorriso del ragazzo si allargò,
diventando ancora più inquietante:
‘Ah…Certo. Avevo sentito
dire che erano gemellati con una scuola femminile…Del resto visti i membri
della squadra di basket…Ma comunque…’
Akogare rimase in
silenzio, mentre il ragazzo si perdeva nelle sue disquisizioni mentali private.
Poi pensò fosse meglio dire qualcosa. ‘Ma senpai, mi dica di lei. Come va?’,
sorrise, cercando di cambiare argomento.
‘Come?… Non male.
Quest’anno il primo sarà nostro.’
‘Sì, buona fortuna!…’, un
enorme gigante dalla pelle abbronzata passò calpestando i resti del castello di
carte del Senpai, tenendo sottobraccio un enorme torre e indossando la divisa
del Kainan.
‘Fortuna?’, continuò il
ragazzo, ‘Bhe, del resto ha sempre aiutato il Kainan. Sì. Dimmi di Sendo, come
sta?’
“Cosa c’è tra te e Sendo-san?”
‘Oh, sì, certo… Dunque…
Cosa vuole sapere?’
‘Cosa? Bhe, come sta?…Si
trova bene in squadra quest’anno? Novità?’, sorrise amabilmente il ragazzo.
‘Oh… Bene. Insomma. La
squadra ha un nuovo prendiappunti...’
‘…… Dov’è adesso?’
‘Il prendiappunti?’
‘Sendo, ovviamente.’
‘Mh… A giocare con la
Playstation, presumo. Stamattina hanno avuto un’amichevole con lo Shohoku, e
hanno vinto di un punto all’ultimo secondo. (Ovviamente, per merito di Akira…).
Allora era piuttosto stanco…’
Fuori continuava a
diluviare; la pioggia, scendendo incessantemente, creava un suggestivo
sottofondo uniforme e quasi musicale, interrotto solo a tratti dalle auto di
passaggio. Nel complesso però il tutto era piuttosto inutile.
‘Playstation? ……….
Heh….’, rise con poco umorismo il ragazzo. Poi rimase in silenzio, di nuovo;
Ako si rese conto di volersene andare il più velocemente possibile.
‘Senpai, non è che per
caso ha un ombrello? Io sono senza, e Akira non verrebbe MAI a prendermi….’,
piagnucolò con la sua miglior rappresentazione di cane abbandonato.
‘Eh… Mh, aspetta un
attimo.’, e così dicendo l’altro si girò e schiacciò un tasto sul cellulare.
‘Ah, sì, sono io. Senti, sono vicino al Liceo Ryonan. Ci troviamo appena fuori
dal tempio. … E’ qui di fianco, e io non ho un ombrello. Ok. Sì, sì, ciao.’
‘Eccoti l’ombrello.
Adesso io vado, ci vediamo. Salutami Sendo!………….. E anche Maki…..’; così
dicendo, il ragazzo fece un cenno con la mano e se ne uscì con calma.
Akogare non era per nulla
invidiosa della ragazza con cui il Senpai aveva un appuntamento.
***
Akane saltò sul treno,
già completamente lavata.
‘…’
Non aveva la minima
voglia di tornare a casa. I soprammobili erano finiti da tempo.
Era il caso di prepararsi
per mesi (se non anni), di persecuzioni da parte di un nome… Sendo Akira, ala
piccola e soprattutto stella. E soprattutto più bravo. La ragazza vide un
enorme Sendo con un lungo bastone in mano pronunciare formule magiche dalla
cima di una Torre.
E i soprammobili erano
finiti.
‘…’
Non aveva voglia di
tornare a casa. Aveva bisogno di pensare. Si prospettavano tempi duri.
Respirando a fondo, Akane
alzò la testa, che aveva tenuta chinata fino ad allora, e si sedette più
compostamente sul sedile sul quale si era accasciata.
Naga era in piedi davanti
a lei.
‘…’
Rimasero a guardarsi
allibiti per un attimo.
‘Ehi…Aka-chan…’
‘…’
‘Heh...E’ un po’ che non
ci si vede...Come va?’
‘…Nh…Ci siam visti ieri….
Comunque, cerco di sopravvivere…’
‘Heh…Anch’io…’
‘Ci credo.’
‘Come mai su questa
linea?’
‘Sono andata al Ryonan.’
‘Al Ryonan? A fare che?’,
con aria incuriosita, il ragazzo si sedette accanto ad Akane, inclinando la
testa per guardarla meglio in volto.
‘A guardare la partita.’
‘Partita?’
‘L’amichevole.’
‘Amichevole? Con che? Chi
ha vinto? Come ha giocato Sendo?’, incalzò lui avvicinandosi ulteriormente.
‘Con lo Shohoku. Il
Ryonan. No comment.’
‘Perché no comment??’
‘…Perché volevo che lo
Shohoku vincesse.’, scandì bene lei.
‘Ma non ti sei iscritta
allo Shohoku!’
‘No. Io sono iscritta al
San Yan.’
‘Cioè al Kainan!’
‘Affari miei.’
‘Oh. Ah…Io invece, al
club di basket dell’istituto annesso all’università Kainan, stiamo facendo un
sacco di cose… Sono già titolare, che bravo che sono. Vincerò sicuramente il
titolo di matricola numero uno del campionato.’
‘Che non esiste.’
‘Come sei pignola. Ma se
c’era io lo vincevo di sicuro!’
‘Forse se nascevi un anno
dopo.’
‘Ma no!! Perché dici
così, cattiva.’
‘Perché è vero. Nemmeno
se nascevi un anno prima o due anni prima avresti avuto alcuna possibilità!’
‘Certo, i miei senpai
sono il massimo. Ma qual è il problema di quest’anno?’
Akane non rispose,
guardando fuori dalla finestra.
‘Devo scendere.’, e si
alzò.
‘Ti accompagno a casa.’
‘No. Ci manca anche
altro.’
‘…Bhe allora andiamo a
bere qualcosa!’, esclamò il ragazzo seguendo la ragazza giù dal treno.
‘No grazie. Vado.’
‘Ma hai l’ombrello?’,
pigolò lui.
‘No.’
‘Allora, vieni ti
accompagno per un pezzo…Un pezzetto piccolo piccolo!’
‘…’
‘Bene! Andiamo!’, e così
dicendo aprì l’ombrello firmato K e le mise un braccio attorno alle spalle.
***
La pioggia scendeva lenta
e tranquilla; era continuata per tutta la notte, ma ora aveva assunto un
carattere quasi pacifico.
Era ancora presto, e gli
studenti a piccoli gruppi si avviavano pigramente verso i vari edifici scolastici.
Akane fra di loro
camminava con l’aria di chi non aveva dormito molto bene. Ci vollero tre
tentativi di Akogare prima che lei si rendesse conto che la stavano chiamando.
La
ragazza accelerò un pochino per raggiungere l’amica. Poi si fermò a pochi metri
da lei, perplessa.
Akane…
Sopra la testa aveva… Un ombrello del Kainan. Proprio viola, con la K gialla.
Impossibile sbagliarsi.
‘A…
Aka! Ma non dirmi che hai accettato di fare la manager!!?’
‘No.
Mi serviva un ombrello. Piuttosto, tu… Che ombrello è quello, di quel verde
assurdo?’
‘Ha!
L’ombrello del Senpai! Il MIO bellissimo Senpai è nello Shoyo, lui lì fa anche
da allenatore! Ieri, dopo che te ne sei andata, l’ho incontrato e mi ha dato
quest’ombrello, perché io ero senza…. Che bravo Senpai, vero?’, Akogare sorrise
a 32 denti. Akane la guardò un po’ e poi si girò, proseguendo verso scuola.
‘Senti
ma…’, proseguì Akogare. ‘Hai un livido sul braccio…’
‘Sì?’
‘Oh.
Sei caduta?’
‘Sì.’
***
La campanella suonò
inesorabile. Pausa pranzo.
Akane si guardò attorno
nervosamente. Si alzò molto lentamente dalla sedia e recuperò il suo pranzo
seppellito sotto 15 chili di libri. Le sue compagne sciamavano verso l’esterno,
mentre ragazze di altre classi costituivano il riflusso nell’aula, portando il
totale di lavoro uguale a zero. La ragazza scosse la testa; le due ore di
fisica si facevano sentire. O forse le due ore di sonno.
Akogare si avvicinò con
circospezione:
‘Akane? Akane, ci sei? Mi
sembri pallida… Sì, bhe, più del solito. Non stai bene? Ti accompagno in
infermeria. …. Akane, mi senti?’
‘Eh? Ah, no, sto
bene…..’, rispose l’altra senza troppa convinzione.
‘Ma hai dormito, sta
notte? Prima cadi, poi sei uno straccio…. Meglio se pranziamo dentro oggi, eh?
Tanto fuori piove…’
‘Mh….’, Akane parve
ponderare con calma la cosa. ‘Va bene.’, disse e si sedette di nuovo.
Le due ragazze rimasero
in silenzio a lungo, perse nei loro pensieri e nei loro rispettivi pranzi.
Poi con calma Akane aprì
la cartella e ne estrasse un libro di filosofia, sfogliandolo rapidamente e
tirandone fuori un segnalibro, che appoggiò sul banco.
La carta della Torre.
Ad Akogare andò di
traverso un polipino.
‘Vedi? Prevedo grossi
guai. Ovunque. In genere me lo tengo per me, ma la situazione mi è sembrata
piuttosto grave.’
‘E cosa esattamente
prevedi?’ , chiese Akogare tossicchiando il gambetto del polipino.
‘Bhe, dal mio mazzo di
carte della Torre, ieri è uscita una carta dell’Imperatore. Ti renderai conto
anche tu che era piuttosto inaspettata. Penso che preveda guai in relazione ad
una persona che simboleggia la Forza, la Stabilità, l’Autorità….’
‘Anche la Vecchiaia, per
caso?’, chiese Akogare mentre faceva una faccia schifata.
‘Mh… Può darsi… Ma
comunque… Prevedo guai, come ti avevo detto fin dall’inizio. Tra l’altro, ho
guardato qui…’, e così dicendo tirò fuori un libro grande circa tre volte la
cartella e lo sbatté sul tavolo. ‘E ho controllato la congiunzione astrale tra
i nati il 5 maggio e quelli del 7 aprile, cioè io e…. Tu-Sai-Chi.’
‘Voldemort?!?!’, urlò
Akogare saltando in piedi.
‘Ma no. Il senpai Maki!’,
rispose Akane a denti stretti. ‘E dice di ammorbidire gli atteggiamenti. Il
titolo è Freddo distacco.’
‘Bhe…. Non mi sembra una
grande disgrazia… Però, guarda, c’è anche scritto di coltivare la sensualità,
ma non sposartelo. Meglio se te lo porti solo a letto.’
Il silenzio spettrale
scese sulla classe; ad un certo punto, sulle compagne congelate, si mise
addirittura a spirare la Bora.
‘…. Appunto. Questo è un
pessimo presagio. Dimmi quando sei nata.’
‘No.’
‘Dimmelo.’
‘No.’
‘“Katawa Akogare, nata il
20 novembre a Tokyo.” Grazie signor libretto scolastico. Dunque…. Il titolo è Evoluzione
controllata. Ottima coppia per mettersi in
società. Coppia snob, e poi dice di controllare la vostra spinta verso il
potere, ed essere entrambi sinceri ed onesti. Ma non ti innamorare di lui.’
‘Mi ci voleva l’oroscopo,
grazie.’, commentò Ako sarcastica. ‘E poi io non sono snob, non sono spinta
verso il potere e non mi metterò in società con Maki! Iddio me ne scampi e
liberi!’
‘Per quanto riguarda il
20 novembre e il 5 maggio, cioè noi, dice All’università della vita. Sai, dovremmo sposarci… Mantenere vive le
differenze… Atteggiamenti di condanna e di repressione riducono il vostro
valore. Siate espressivi, ma non caotici. Prendete come fondamento la vita
quotidiana… Sentito? Non caotici!!!’
‘Sì, sentito?
Espressivi!!’
‘Dici che non sono
espressiva?’, chiese Akane accigliandosi.
‘Bhe… Insomma… Tu sei
espressiva quanto Rukawa Kaede, la Matricola a Dieta.’
‘E tu sei casinista
quanto Sendo Akira, Mister Stavo Facendo un Riposino!’
‘Sei più impicciona della
Matricola Numero Uno Non a Dieta!’, sbottò Akogare offesa.
‘E tu del Capitano più
Rugoso di tutta Kanagawa, Fama Nazionale…. Anzi Fame Nazionale!’
‘AH! Come osi! Non
paragonarmi a Maki, non paragonarmi a Maki, non paragonarmi a Maki, non
makinarmi a Paragoni! Ahhhha, brutta cattiva…..’, ruggì Akogare per poi
mettersi a piagnucolare. ‘E poi Acchan non è casinista. E’ un po’ disordinato…
solo, ecco.’
‘Va bhe. Comunque. Dicevo
che prevedo guai.’ Akane si guardò attorno per assicurarsi che nessuno si
stesse interessando al discorso e si accorse che tutte le presenti le
guardavano sconvolte. ‘Ahem… Sì.’, bisbigliò. ‘Ti dico per esperienza che tutti
i guai vengono per nuocere, in genere vengono in gruppo e spesso vengono dal
basket. Per cui tieni d’occhio Sendo-san; tra l’altro siamo al Kainan ed il
solo nome è potenzialmente pericoloso. Io terrò sotto tiro Kaede. Cerchiamo di
stare lontane da Maki-san. E soprattutto, cascasse il mondo, non ti fidare di
Jin-san!!!’, concluse Akane scandendo con forza le parole.
‘Due domande. Sono
d’accordo sull’evitare Maki, ma perché non mi devo fidare di Jin-san? E
soprattutto, perché hai chiamato Rukawa-kun per nome?’
‘Perché non si fa gli
affari propri. Ma lasciami indagare e saprò dirti di più.’
‘Sì, va bhe, ma e l’altra
domanda?’
‘AKAAAAAAAAAAA-CHAAAAN!!!!’
‘Maledizione...’, imprecò
sottovoce Akogare, mentre Akane si irrigidiva sulla sedia. Ecco entrare Naga, e
dietro, come al solito, Jin.
‘Aka-chan, perché non sei
venuta fuori oggi??’, chiese Kyota avvicinandosi e mettendole il muso.
‘Perché piove.’
‘Ah, bhe, ovvio.’,
sorrise Jin. ‘Buongiorno! Che piacere vedervi.’
‘Ciao Jin-san.’, rispose
Ako.
‘Salve.’, disse Akane.
‘Bhe, sei tornata a casa
bene, vero, ieri?’, chiese Kyota.
‘A casa?’, interruppe
Akogare, guardando il ragazzo.
‘Sì, ieri ho beccato
Aka-chan che tornava dal Ryonan. Allora l’ho accompagnata un pezzo, ma non ha
voluto che la portassi fino a casa.’
‘Ah, sì? Dal Ryonan?’,
s’intromise Jin. ‘Come mai, dal Ryonan?’
‘Era a vedere
l’amichevole Shohoku-Ryonan.’, rispose Akogare per tutti.
‘Ah, bhe, ma allora ci
siete andate insieme, mi sento più tranquillo....’, sorrise Naga.
‘N...’
‘Sì.’, disse Akane
mollando una pedata ad Ako. ‘Volevamo vedere... Ehm... Le altre squadre. Sì.
Gli avversari del Kainan.’
‘Oh, Aka-chan, grazie.
Giocavano bene?’
‘No. No assolutamente. Il
Kainan è sicuramente il migliore, sì.’, disse Akogare annuendo con forza.
‘Erano tutti... Mh, scorzoni. (Dio mi perdoni questa bestemmia)’
‘Ah sì?’, sorrise Jin,
prendendo una sedia lì vicino e sistemandosi di fianco a loro, presto imitato
da Nobunaga.
‘Di certo non siamo
andate a vedere i giocatori.’, scandì bene Akane guardando direttamente il suo
senpai.
‘Aspetta aspetta.... Ma
lo Shohoku non era quello dove è andato Rukawa?’, chiese Kyota.
‘Rukawa chi?’, chiese Ako
subito.
‘Ah, uno, una matricola,
ma mica numero uno come me....’, rispose Naga scoppiando a ridere.
‘Ah, ecco, non ho visto
nessuno degno di nota.’, continuò la ragazza.
‘Nemmeno Sendo?’, chiese
Jin, sempre sorridendo.
‘Sendo? Il capitano dello
Shohoku? Quella cosa che pareva un gorilla? (Dio mi perdoni per questa
bestemmia. E anche Akogare)’, chiese Akane innocentemente.
‘No, Sendo, il porcospino
del Ryonan.’
‘Porcospino tuo zi...
AHIO!’, urlò Ako mentre le arrivava una pedata da Akane. ‘Porcospino, t.....
ehm, tutto spilli, quello coi capelli a punta? Ah, sì, bhe, giocava anche lui.
Credo. Bho....Ah, sì, bhe, e poi c’era quello rosso di capelli, quello tinto,
sì dai quello pericoloso… Un pazzo…. Ma
comunque, poi siamo andate a prendere un the, e abbiamo incontrato il mio
Senpai, che aveva un appuntamento romantico… Ma va bhe. Siamo tornate a casa
col treno. Io ovviamente sono scesa quasi subito per cambiare treno, e andare a
casa.’, sorrise Akogare amabilmente.
‘Bhe, allora abiti verso
il Kouzu…’, disse Jin.
‘Ah, sì. Può darsi. Vieni
Akane accompagnami in bagno…’, sorrise Ako, trascinandosi via l’altra.
***
Circondate dai soliti
Proci e Nazgul su bestie alate (si erano evolute, nel frattempo), Akane e
Akogare tennero un rapido consiglio in bagno.
‘Porca miseria!’, ruggì
Ako. ‘Che disastro, se sanno che conosciamo Acchan e Rukawa siamo nei casini!!
Poi ti vedi Naga, santo paradiso?? ……. Aspetta un attimo. Ma Naga non sa che tu
vivi con Rukawa?’
‘Primo, nessuno ha detto
che vivo con Kaede. Secondo, no.’
‘Bene. Brava. E’ questa
la tua idea di prevenire guai?! E ti credo che poi ne prevedi a vagoni.’
‘Non…. Non è così
semplice il discorso, ma adesso torniamo di là. Tanto Jin-san qualcosa ha capito.
Facciamo buon viso a cattivo gioco. Senti, adesso vai di là e ti porti via
Naga, ok? Li dividiamo. Io mi intasco Jin-san. Trova una scusa. Vai!’
‘Sissignore!’, Ako saltò
con un balzo sull’Ombromanto che Akane le stava porgendo, e partì al galoppo schiacciando
un Procio, ‘Ma a fare che?!?’, urlò quando era ormai lontana, girandosi e
andando di conseguenza a sbattere su una colonna portante posta in mezzo al
corridoio.
(‘Fiu. Niente Maki sto
colpo.’)
***
‘Mh…’, sorrise Jin al suo
kohai. ‘Dimmi, Nobunaga, dove sei salito sul treno di Akane? E poi dove siete
scesi?’, sempre seduti dov’erano stati lasciati.
‘…Dunque, lei senpai mi
ha portato fino alla stazione del Kouzu, poi io sono sceso ad Ofuna e sono
salito sulla linea verde, ho trovato Akane e siamo scesi a Yokodai…No,
aspetti…Alla fermata dopo.’
‘Ah. A Shin-Sugita…Hai
per caso visto Akogare mentre eri ad Ofuna?’
‘No. A dire il vero Akane
non mi ha nemmeno detto di avere visto Akogare ieri…Era così di cattivo umore,
perché tifava per lo Shohoku…Aspetta un attimo, tifava per lo Shohoku?! TIFAVA
PER LO SHOHOKU???!!!’
‘Calma…Piuttosto che
altro ti ha detto?’
‘…Bho…Non ricordo…Tifava
per lo Shohoku…’, e così piagnucolando Nobunaga si chiuse in un angolo a
piangere sulle sue disgrazie.
‘…Mh…’
***
‘Akane!’ Tsukuri
si sentì chiamare quando ormai era quasi fuori dal cancello della scuola.
Ovviamente era Katawa, che arrivava trafelata, ‘Ascolta Akane che ne dici se
domani vengo a casa tua e ci inventiamo una versione che funzioni riguardo a
Tu–Sai-Cosa?’
‘No.’
‘…..’
‘….
Non è il caso che ti disturbi. Vengo io a casa tua.’, un Akane enorme pestò
tutti i castelli per aria di Akogare.
‘…’
‘Domani
è il 23 giusto? Allora non posso. Però posso dopodomani.’
‘…’
***
Casa Katawa.
Akogare
aprì la porta con le sue chiavi (tornate alla legittima proprietaria) e fece
accomodare Akane in salotto.
‘I
miei sono fuori al lavoro. Non torneranno prima di stasera tardi. Vuoi qualcosa
da bere?’
‘No,
grazie.’
Tsukuri
stava seduta guardinga sul bordo del divano, le mani strette fra le ginocchia e
tante piccole Torri in fiamme che le orbitavano attorno.
‘Vieni,
possiamo andare in camera mia… Se è presentabile.’, sorrise Ako.
‘Oh,
non ti preoccupare. Non tutti possono essere ordinati come Kaede.’, rispose
Akane, scandendo bene le parole TUTTI e KAEDE e guardando il soffitto, quasi
parlando con qualcun altro.
‘No…
purtroppo.’
La
stanza di Akogare era grande, e molto confusionaria; aveva due finestre, sotto
una delle quali ci stava il letto, mentre vicino all’altra c’era una TV con una
Playstation; sul muro opposto c’era una scrivania. Sul pavimento c’era di
tutto.
Invece,
attaccato alla Playstation, c’era Sendo.
‘Ehilà!’,
salutò lui senza nemmeno staccare gli occhi dallo schermo.
‘Ciao…’,
rispose Akogare.
‘Buongiorno!’,
fece eco Akane.
‘Oh,
abbiamo ospiti?’, chiese Sendo continuando ad occuparsi solo del videogioco.
‘Sì.
Ti ricordi di lei?’
‘Mh….
Aspetta che metto in pausa…. Ecco…’, concluse appoggiando il joystick per terra
e guardando Akane in faccia. ‘Ah… Sì, aspetta… Dunque… Oh! Ecco! Tu!’, sorrise
poi.
‘Decisamente
io, sì.’, rispose la ragazza.
‘Sì,
è lei. Si chiama…’
‘AH!
Non dirmelo! Adesso me lo ricordo. Allora com’era il discorso? C’era qualcosa
con i kanji… Del nome? O il cognome?!’
‘Sono
Tsukuri Akane. Piacere di rivederla.’, troncò Akane.
‘…..
Cattiva……’, piagnucolò Sendo, ma nessuna delle due ci badò più di tanto.
‘Bene,
Acchan. Noi ci metteremo qui a lavorare, dato che ho qua tutto il materiale…Per
la ricerca di storia che dobbiamo fare… Chissà dove, ma comunque è qui dentro.’
‘Sì,
aspetta che spengo la Play e poi sono subito da te.’, sorrise Akira mettendosi
a fraccare con i fili.
‘……
Sei da me?’
‘Ecco
fatto. Sì… Che dovete fare di bello?’, chiese l’altro alzandosi in piedi e
avvicinandosi mentre continuava a sorridere imperterrito. ‘Non capita spesso
che abbiamo ospiti.’
‘No, decisamente. Prova a cercare i miei fogli fra tutta la tua roba, se vuoi essere utile. Noi nel frattempo ci faremo un the.’
‘Mh….. Shì…. Un the anche
per me.’
‘Ma a te non piace il
the.’
‘Pazienza.’
***
Le giornate andavano
allungandosi visibilmente; nonostante fossero già le sei del pomeriggio, c’era
ancora molta luce. La pioggia del giorno prima aveva lasciato solo qualche rara
nuvoletta qui e lì, che ora navigava leggera verso il tramonto. Akane ed
Akogare erano sedute nel salotto, invaso da una luce rossastra, davanti a tre
tazze fumanti di the verde; di Sendo nemmeno l’ombra.
‘Di che ricerca di storia
parlavi?’
‘Ah niente, una scusa
qualsiasi…’
‘Ma Sendo-san starà
frugando dappertutto…’
‘Pazienza…Stavamo
dicendo…Dimmi di Rukawa-kun…’
‘Argomento non all’ordine
del giorno.’
‘Ma sì, scherzavo.
Dovevamo parlare di Jin-senpai. Approposito qui nessuno sa che Tu-Sai-Chi è un
nostro senpai, perché nessuno sa che noi frequentiamo il Kainan…’
‘Ovviamente. Nella
pentola di Jin-san bolle qualcosa…Forse un Bezoar…’
‘Sicura
che non sia una radice di asfodelo?’
‘Abbastanza; comunque,
sta architettando qualcosa; attenta a come gli parli, pondera bene le risposte,
se si avvicina troppo mordilo, ma soprattutto occhio a cosa dici a Naga, che
nel migliore dei casi andrà a dirlo a Jin e in tutti gli altri casi lo dirà a
Maki.’
‘Chi dirà cosa a Maki?’,
chiese Sendo entrando, coperto di polvere ma comunque sorridente.
‘Ah Maki-chan, la nostra
compagna di classe. Ma dove sei andato a cercare le mie carte?’
‘Ah, nel sottosalotto. Ho
trovato anche questo diario…’, esclamò il ragazzo sorridente e porgendo un
libricino di cuoio nero.
‘…Metti via subito quella
roba… Bevi il the, è là sopra.’ Akira prese la tazza obbediente e poi,
sorridendo, si sedette di fianco ad Akane, che ondeggiò nervosamente, rimanendo
però dov’era. Akogare li osservò di sottecchi, mentre si versava dell’altro
the.
‘Allora, tu, amica di
Rukawa. Come sta? E come sta quel pazzo di un tinto?’
Akane lo guardò
malissimo. ‘Argomento non all’ordine del giorno.’
‘Eh?’
‘Comunque, sta benissimo.
Per quanto riguarda il tinto, non potrebbe fregarmene di meno.’, disse poi la
ragazza, con l’espressione di chi ha mangiato un limone.
‘Mh... Allora, allora.... Tu sei in classe con
Akogare, vero? Ah, povera te.’
Schivando un cuscino volante, Akane fece uno
strano sorriso: ‘Ah, povera me, sopravvivo comunque. C'è ben di peggio in
quella scuola.... E poi Akogare non è casinista, è solo un po’... Disordinata,
ecco.’
‘Disordinata?’, chiese Sendo mentre le piume
volavano ovunque.
‘Certo... Bhe, Akogare, grazie per il the. Ora
devo proprio andare... E’ quasi ora del mio appuntamento quotidiano con il
capitano Picard. Sendo-san, temo che ci rivedremo molto presto.’
‘Torna pure a trovarmi quando vuoi!’, sorrise
Akira.
‘Ah, Akane! Aspetta!’, urlò Ako mentre
spiattellava il vassoio in testa a Sendo e inseguiva l'amica fuori dal salotto.
‘Cosa facciamo per Voldemort?’
‘... Mh, passiamo al piano B, come del resto si
prevedeva.’, si limitò a dire l'altra ragazza mentre apriva la porta d'entrata.
‘Sì, penso sia l'idea migliore. B come Brutto
Becchio Baboso.’, annuì Ako.
‘No. B come Baggins! Shire!’, sibilò Akane.
‘NO! B come Basket; e anche come Ball!’, urlò una
voce dal salotto.
‘B come BAKA!’, rispose Akogare fiondandosi di
nuovo in casa e sbattendo la porta in faccia ad Akane, probabilmente per
continuare la lotta di cuscini con il
suo coinquilino.
***
‘Allora io mi sarò già nascosto in un qualche
posto nascosto, e lei non mi vedrà. Si spera. E ovviamente lei e Akogare mi
farete da complici, vero? E dunque, poi salterò fuori dal posto nascosto in cui
ero stato, con il regalo, che avevo in mano, e glielo darò. A quel punto lei
dice sicuramente “Oh, Naga-chan, che sorpresa! ma non dovevi disturbarti a
farmi questo fantastico regalo!!!” e poi magari aggiunge “Oh, Naga-chan, sei
senz'altro il miglior fidanzato nonchè la migliore matricola di Kanagawa, e
quel Rukawa non è sicuramente alla tua altezza!”. A quel punto io dico... Jin-san,
ha qualche frase ad effetto da suggerirmi?’
Jin Soichiro rimase un attimo in silenzio
guardando il suo kohai, e poi sorrise perplesso: ‘Ehm... Oh, Romeo Romeo,
purché sia tu Romeo?’
‘Purché? Non era purché... Cos'è “purché”, tra
l'altro?’
‘Ehm... Era “perché sei”, giusto.’
‘Perché sei? Ma le sembra una frase ad effetto?!
Piuttosto.... “Mai mettersi in posizioni d'inferiorità con questi cani e tutti
gli atri” ... ? Atri? Ma cos'è “atri”? O era “lari”? Bhe, ci penserò più tardi;
dopo varie frasi ad effetto, lei, Jin-san, verrà dentro in classe portando tre
pali, Ako porterà quattro corde di ugual misura e due tavole e Maki-san tirerà
fuori la cassetta degli attrezzi e costruiremo un'altalena. Poi voi tre
formerete un coro e canterete ehm... L'inno del Kainan, sì. Come faceva? ‘Un
bello stagno per fare il bagno... Polposo, sììììì! E se non mi riesce io pesco
un pesce, polposo, sìììì!...O forse era...Oh say can you seeeee... The land of the
free, or the home of the brave?’
‘Ehm, no era “Nel profondo cuore dello studio
spalanchiamo le finestre delle aspirazioni! Guardando oltre le nuvole che
volano sparse! Ah, Kainan Dai Fuzoku, mia amata scuola!”....’
‘Ehm... Bellissimo; allora facciamo che cantate
“Per fare un tavolo, ci vuole il Kainan... Per fare il Kainan, ci vuole Maki
Shin'ichi”.... Mh...’
‘E per fare Maki-san?’, chiese Jin che ormai
rideva a crepapelle.
‘Ci vuole... Un po' di fondotinta color terra di
Siena, rughe quanto basta, un pizzico di paraliticità, una maglia numero 4...’,
rispose pensieroso Kyota. ‘Ma chi se ne frega!? Stavamo dicendo, che voi
cantavate, no, lei apriva il mio fantastico regalo, poi ci sedavamo
sull'altalena, seduti uno di fronte all'altro così da guardarci negli occhi, e
poi guardavamo il tramonto sul laghetto.’
‘Ma non dovevi nasconderti in un posto nascosto
nella sua classe?’
‘Ma sì, ma va bhe, dettagli... Piuttosto, Aka-chan
ha aperto il regalo, ma cosa era?’
‘Siamo qui da tre ore cercando di deciderlo, no?’,
esclamò Jin indicando i negozi del centro commerciale in cui erano.
‘Giusto!’, rispose la matricola mentre si guardava
attorno con apprensione.
Jin rimase un attimo in silenzio, poi guardò Kyota
e chiese: ‘Mh, tornando alla tua sorpresa... Pensi che Akane dirà esattamente
quello che prevedi tu?’
‘Certo che No. Anzi.’
***
In un salotto pieno di piume, quasi dall'altra
parte della città, Akogare cercò di riprendere fiato, mentre Sendo si era
nascosto sotto il divano.
‘Sai una cosa Akira?....’
‘No. Che?’
‘Credo che non esista nessun piano B....... AKAAAAAANEEEEEEEEEEE!!!!!’
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Chapter #5, The End
All Messed up (by Sum 41)
Completamente incasinato
Un altro giorno sprecato
fuori dal tempo
Non riesco a uscire da
questo
Stato mentale alterato
Sto andando
La mia coscienza incontra
il declino
nella realtà
So che non può andar bene
Perchè sono completamente
incasinato
Non avendo alcun senso
Annegando troppo bene nel
mio dubbio
perchè sono completamente
incasinato
Andando veloce da nessuna
parte a parte i cerchi nella mia mente
Così cieco
Chi sono queste voci
nella mia testa
Non posso continuare così
Vivendo come i morti
E' da così tanto che non
dormo
Mi sento triste Temo
Che sto parlando con me
stesso
Dimentica cosa ho appena
detto
Perchè sono completamente
incasinato
Non avendo alcun senso
Annegando troppo bene nel
mio dubbio
perchè sono completamente
incasinato
Andando veloce da nessuna
parte a parte i cerchi nella mia mente
Così cieco
Bhe ho tenuto i miei
nemici vicini come un amico
E ho venduto la mia
realtà per scendere più in basso
Non è così facile fingere
che l'autodistruzione prevalga
L'introduzione a questo
incubo potrebbe non finire mai
Qualcuno può aiutarmi a
tirarmi su?
Sto finendo il tempo
Non posso tener giù i
miei pasti
La mia mente sta passando
di corsa
Fissare senza espressione
sembra
Come tirarmi fuori i
denti
Mentre questo meccanismo
ha il fiatone
Perchè sono completamente
incasinato
Non avendo alcun senso
Annegando troppo bene nel
mio dubbio
perchè sono completamente
incasinato
Andando veloce da nessuna
parte a parte i cerchi nella mia mente
Così cieco