Capitolo
n° 3
Fame
(by Irene Cara)
Fama
Baby,
guardami
e
dimmi cosa vedi
Non
hai ancora visto il meglio di me
Dammi
tempo e ti farò dimenticare il resto.
Ho
di più in me
E tu
puoi liberarlo
Posso
prendere la luna tra le mani
Non
sai chi sono
Ricordati
il mio nome
Fama
Vivrò
per sempre
Imparerò
a volare
in
alto
Lo
sento crearsi
La
gente mi vedrà e urlerà
Fama
Arriverò
fino in paradiso
Illuminando
il cielo come una fiamma
Fama
Vivrò
per sempre
Baby
ricordati il mio nome
Baby,
stringimi forte
perchè
tu puoi sistemare le cose
Puoi
lanciarmi direttamente al top
Dammi
amore e prendi tutto quello che ho da dare
Baby
sarò forte
Troppo
non è abbastanza
Posso
cavalcare il tuo cuore finchè non si spezza
Ooh
ho quello che serve
Fama
Vivrò
per sempre
Imparerò
a volare
in
alto
Lo
sento comporsi
La
gente mi vedrà e urlerà
Fama
Arriverò
fino in paradiso
Illuminando
il cielo come una fiamma
Fama
Vivrò
per sempre
Baby ricordati il mio nome
‘Akane!’
Tanto per cambiare, trattavasi di Katawa Akogare.
(Superdetective con le rughe)
Chapter #3
‘Eddai!’,
esclamò Ako tirando l’amica per la manica. ‘Avevi detto anche tu a Naga che
avresti avuto piacere di pranzare con lui, no?’
Akane
continuava a lasciarsi trascinare, senza opporre resistenza ma nemmeno senza
partecipare attivamente al movimento. Blank out.
‘Maki?’,
ripetè Akane.
‘.... Massì,
Maki, Maki Shin’ichi, il capitano del Ka... Cioè, della squadra di basket della
sezione maschile... Quello che faceva il discorso elettorale di
reclutamento....’, disse Ako scuotendo animatamente la testa, lasciando che i
cavei andassero all’aura sparsi.
‘Sì, so chi è
Maki-san. Tutti sanno chi è Maki-san. Con la sua fama nazionale...’,
l’interruppe Akane, scrollando il capo e cercando di far rallentare l’altra
ragazza.
‘Hai visto il
tuo senpai, l’altro giorno?’
‘No,
purtroppo ho visto Maki, l’altro giorno. Ma dicevo che il mio Senpai comunque è
molto meglio, con la sua bellezza indomita.... E poi è così bravo.... Ah,
Senpai....’, procedeva la ragazza, camminando a tre metri d’altezza in brodo di
giuggiole, mentre Akane la teneva saldamente ancorata a terra per evitare che
partisse per la tangente.
‘.... Sì?’,
rispose Akane mentre la temperatura dell’ambiente scendeva sotto zero; le
finestre cominciarono a scricchiolare, riempendosi di crepe, e prese a soffiare
un vento che portava arbusti rotolanti secchi, teschi di gnu, sabbia rossa e
proiettili fischianti.
Ako si guardò
nervosamente attorno, ma continuò comunque il suo discorso: ‘Sì. Mh... E l’ho
visto davvero giù... Insomma, io lo so che lui è occupato spesso e non ha tanto
tempo da dedicarti, ma ti vuole davvero bene e magari... Ecco, tu potresti...
Insomma.... Hai capito, no?’
‘Insomma,
dagli un’altra possibilità!’
‘Ecco....
..... .... Cioè.... Non sono affari miei.... Ma, scusa.... Lui ti piace ancora,
no? E allora dagli un’altra possibilità! Persino a Joji daranno un’altra
possibilità!! Insomma, dove lo trovi un ragazzo disposto a buttare i suoi sogni
dalla finestra per te?!?!’, Akogare, innalzando rapidamente il volume della
voce, aveva cominciato ad urlare. ‘Io farei firma per....’, si interruppe
bruscamente. ‘Per... Averne uno anche io.’
‘Ah,
sì?...... E allora perché non te lo prendi?’
‘Eh.......
....... .....’
‘............
Sì.’
‘Allora sai
cosa vuol dire. E poi, alla fine sarebbe solo colpa mia.’, concluse Akane,
andandosene a cavallo verso il tramonto.
‘Eh? Ah, sì,
può darsi. Ma dov’e Aka-chan? E’ in ritardo! Doveva essere qui già 2 minuti
fa!’, rantolò Kyota dal cestino del pranzo che andava spiluccando.
‘AH! Senpai,
come lo sa? Chi gliel’ha detto?’, scattò Naga immediatamente, avvicinandosi a
Jin con movimento fulmineo, per guardarlo direttamente negli occhi.
‘Ehm....
L’altra ragazza, quella che era con te ieri l’altro, mi pare.... Come si
chiama?’, chiese il ragazzo, facendo un mezzo sorriso divertito.
‘Ehm.... No.
Ma dico, è solo un’ipotesi, e poi Akogare mi dice che non è una buona idea;
Maki-san per tutta risposta mi ha tirato una crocca, e lei mi ride sopra per cui
sto cominciando a pensare che forse non è il caso, ma io ieri ho solo detto a
Maki-san che avevo una ragazza che mi ha lasciato davanti ad una tazza di
cioccolata calda, ma lui si è innervosito, ha dato sul violento, poi sul
filosofico, e ha concluso dicendo *hem hem* Mai mettersi in condizioni di
inferiorità, in questi casi e in tutti gli altri.’, terminò Kyota imitando la
voce del suo senpai.
‘.... Ha....
Nobunaga.... Bella battuta, ma guarda... Che se vuoi... Farti capire dai lettori
devi mettere qualche punto ogni tanto.....’, gli disse dopo un po’, cercando di
calmarsi e riprendere fiato. ‘Ma non ti preoccupare, Maki-san ogni tanto va sul
criptico, ma tanto io non mi ci abituerò mai, per cui rinuncio in partenza.’
‘Ah sì? Va
sul paralitico? ....... Sembrerà anche vecchio, però gioca ancora bene.... No?
Certo! E’ Maki-san!’, sorrise Kyota. ‘Ah! AKA-CHAAAAAAAAAAN!!!! SIAMO QUIII-HII!!’
Jin alzò gli
occhi, seguendo lo sguardo del suo kohai, per ritrovarsi davanti... l’amante
delle giornate soleggiate.
Jin non
rispose, fissando incredulo l’altra ragazza, che arrivava con più calma. Era
proprio la fanatica degli ostacoli lucidati.
‘..... Ciao.
Sicchè sei tu, la ragazza della cioccolata calda?’, chiese Jin alzandosi in
piedi.
‘C’ho
lucidato ostacoli insieme.’, rispose in modo atono Akane.
‘Ah, sì? Ma
tu guarda i casi della vita, che curioso. Ma adesso mettiamoci a mangiare, no?
Che è già tardi....’, rise Akogare agitando le braccia.
‘....’
‘........’
‘..’
‘Ah, hai
detto bene. Sono fantastici e sono anche miei, per cui niente da fare. Non ho
nemmeno fatto colazione ‘sta mattina, si erano già mangiati tutto....’, rise Ako.
‘Ah, cattiva!
Com’è che a casa tua tutti mangiano sempre tutto?’
‘Buona
domanda! Me lo chiedo anche io da tanto tempo!’
‘HAHAHAHA’,
scoppiarono a ridere entrambi, grattandosi la nuca.
‘Siete sicuri
di non essere parenti?!’, rise Jin.
‘HAHAHA,
senpai, che bella battuta!’, risposero i due contemporaneamente.
Insomma,
tutti facevano il maggior casino possibile.
‘Sì. Prendi
pure. A me è passata la fame...’, rispose lei, porgendogli la scatoletta.
‘....’
‘Avete visto
che bel sole? Eh?’, sorrise Jin, rivolto più che altro a Tsukuri.
‘Sì, proprio.
Di questo passo non piove nemmeno per la festa. Meno male.’, rispose la ragazza.
Era evidente
che si avvicinava l’estate. I quattro seduti sull’erba rimasero in un silenzio
prolungato; Jin si stiracchiò e poi si sdraiò, per godersi meglio il cielo
attraverso le foglie dell’albero sotto il quale erano abarbicati.
All’improvviso, il silenzio non sembrava poi così insopportabile.
Akane si
sedette un po’ meglio, appoggiando il mento sulle ginocchia, mentre Akogare
aveva ripiegato le gambe sotto di sé e guardava per aria, parandosi gli occhi
dal sole con una mano. Naga stava seduto a gambe divaricate, appoggiato sui
palmi delle mani e anche lui sembrava molto interessato al cielo.
Kyota fece
uno stranissimo verso strangolato e si proiettò in avanti, atterrando di fianco
a lei e prendendola per il calzino. ‘Akaaaa-chaaan!!! Dove vaaai?! Perché non
resti??!!’
‘Me ne vado
un attimo…’, rispose la ragazza guardandolo dall’alto al basso.
‘Maaa nooo!!!
Vengo con te.’
‘Ah, Akane,
stai andando in bagno? Devo venire anch’io, andiamo!’, urlò Akogare acciuffando
l’altra e trascinandola via.
‘Ma…Bagno!’,
protestò Naga.
‘Jin-san!!…Perché Aka-chan parla con lei così volentieri??!!’
‘….Lei…Quell’altra
ragazza…?’
‘No, lei lei,
Jin-san!’
‘Ah io…Bhe
non mi sembra che abbiamo questo gran rapporto…’
‘Ma no,
Jin-san…Il fatto è che ha parlato più con lei che con me!’
‘Suvvia,
suvvia…’, sorrise Jin facendo sedere la matricola sull’erba e cercando di
calmarla, ‘E’ solo perché io ho degli argomenti validi per sostenere una
conversazione…E poi tu presti molta più attenzione alla sua amica che a lei…’
‘Certo.
Dunque, io ho perso qualche pezzo….Magari i lettori rileggendo più volte possono
capirci qualcosa di più; te l’ho detto però che dovresti fare delle pause ogni
tanto.’
‘Dice che se
no vado sul paralitico?’
Akogare
aspettava, appoggiata al termosifone davanti alla porta del bagno, il ritorno di
Akane persa in un palazzo pieno di specchi e tappeti; per sua fortuna, la
ragazza dalle mille risorse riuscì a tornare viva sulla sua isola, sicché Katawa
non dovette disfare la tela più di tre volte. Non appena Akane aprì la porta, il
cane morì. E anche Boromir. I Proci uscirono velocemente inseguiti dai Nazgul.
‘…No, non ho
visto nessun IT. Nemmeno ET.’
‘…E’ stato
ufficialmente stabilito che oggi è una BELLA GIORNATA. Passare troppo tempo con
Jin-senpai non ti fa bene.’
‘Nemmeno
passare troppo tempo con Naga mi fa bene.’
‘Eppure avevi
accettato il suo invito. La coerenza… Cip cip…’
‘Faccio
quello che voglio. Non devo rendere conto a nessuno, e tantomeno a te…’, replicò
Akane proseguendo diritta senza fermarsi e lasciando Ako a guardarla sbalordita.
‘Non sono
affari tuoi. Non sono la Caritas.’, tagliò corto. ‘Lo vuoi? Prenditelo! Ho le
mie motivazioni per credere che prima Naga si dimentica di me, meglio è per
tutti. Lascia giudicare a me. Tu non sai nulla.’
Akane la
guardò per un attimo, poi abbassò gli occhi, scosse la testa e si avviò di
nuovo. ‘Il tuo non è affatto un punto di vista obbiettivo. Lascia stare. Non ho
motivo di venirti a dire niente, io.’
‘……… WAAAHAAA!
VAI A QUEL PAESE, E SOLO PERCHE’ SONO UNA RAGAZZA EDUCATA!!!!’, urlò dietro ad
Akane, girandosi di scatto e andandosene in direzione opposta, a grandi passi e
pestando i piedi.
Di nuovo.
Infatti, non
vedendole tornare, Naga si era sentito in dovere di andare a cercarle, ed aveva
piantato l’illustre senpai a fare il cane da guardia sul suo pranzo e a scrutare
il cielo.
‘La vuoi? Te
la regalo. Ma valla a cercare, perché ignoro dove sia finita. Su, su, vai…’,
replicò Akane, agitando la mano e procedendo verso il luogo del loro pic-nic.
‘Mh…. A fare
che, due passi?’
‘Così, no?
Sta arrivando la primavera, presto i ciliegi si riempiranno di fiori, è così
romantico… Su!’
‘…. I fiori
non ci sono ancora, però.’
‘Ma come sei
pignola. Pensa che bello se ci sarebbero, no?’
‘….. Questo
discorso fa pieghe da tutte le parti.’
Kyota sorrise
e non disse nulla, limitandosi a spingerla in avanti senza mai mollare la presa.
In
particolare, Akane osservava la strada davanti a loro; il sole, quasi giocando a
palla avvelenata, filtrava attraverso le foglie ormai numerose degli alberi,
cambiando in maniera veloce ed al contempo sinuosa i disegni che creava sulla
sabbia e sull’erba. I riflessi le ricordavano quasi il mare. Era piacevole,
passeggiare per una volta con qualcuno accanto.
Era tutto
così perfetto…
…. Troppo
perfetto. Qualcosa non andava.
O forse sì?
O forse, a
forza di appaiare il nero al giallo, quest’ultimo le era sembrato bianco?
O forse, non
era nemmeno giallo e lei non aveva capito niente?
E che il
cielo rimaneva sereno.
‘Tu… Di
nuovo. Ma dico, guardi mai dove vai?’, brontolò Maki, guardandola dall’alto dei
suoi 184 centimetri.
‘No, non
guardo mai dove vado. Scusi, ma devo andare. Senza guardare.’, rispose Akogare
in fretta, facendo per dribblare il suo senpai.
‘Ehi, ehi…
Frena. Dov’è Kyota Nobunaga?’
‘Non so. A
pranzo con Jin-senpai. Credo.’, mitragliò fuori Akogare cercando di andarsene.
‘Ma veramente
io… Ho urgente necessità… Di andare in classe, sì, decisamente!’
‘Lo dicevo
io, che non guardi dove vai. Stavi andando verso la sezione maschile.’
‘Grazie per
avermi avvisato. Adesso vado nella direzione giusta.’, rispose lei cercando di
farsi mollare.
‘Ti
accompagno. Non si sa mai che sbagli strada di nuovo.’, andò avanti imperterrito
Maki sorridendo con aria fra il “mi sto divertendo un casino a prenderti in
giro” e il “ti ho fregato”…. Insomma, sorridendo alla Maki.
‘Non sono
mica Ryoga, che capperi.’, protestò Akogare.
‘Mh, sei
risoluta, piccola hobbit.’, rise lui.
‘@#§@##**[/&%££#’,
esplose Akogare indignata (‘Piccola tua zia, e hobbit tuo zio!!’).
‘Prego?’,
chiese Maki chinandosi verso di lei.
‘Ehm, che
bella giornata, vero?’, sorrise amabilmente Ako (‘Dove l’ho già sentita,
questa?’, chiese il lettore medio).
‘MH? Kyota
chi?’, chiese perplessa lei.
‘Aho,
ragazzina. Non scherziamo. Kyota Nobunaga; chi diavolo stiamo cercando se non
lui?’, sbottò il senpai.
‘Ah. Fa Kyota
di cognome? Mah, io lo chiamo Naga, perché sono un’amica di Aka-chan, e quando
diventerà capitano (cioè presto, data la tua età, no?) mi dedicherà… No,
lasciamo perdere…’
‘Allora, che
rapporto c’è tra te e Kyota?’, chiese di nuovo Maki.
‘Siamo
sposati.’
‘AHO!
RAGAZZINA! MA STIAMO SCHERZANDO?!?’
‘Sì, certo,
mi sembra evidente! Lei è più tonto di quanto dicano in giro!’, sbottò Ako.
‘…..’
‘L’ho
conosciuto 11 giorni fa. Questo è tutto.’, rispose Akogare guardandosi attorno
con fare vago.
‘Ah. Allora
non sei tu, quella della cioccolata!’, esclamò Maki.
‘Ancora!!!’,
balbettò fra le risa. ‘Ma che ha fatto Naga? Manifesti? Volantini?’
Maki rimase a
guardarla senza capire, poi sbottò innervosito: ‘Allora dov’è la tipa della
cioccolata?’
Akogare tornò
di colpo seria e rispose: ‘Bho. Se la vuoi, te la regalo. Prima però devi
trovartela.’
‘EH?!’
‘Sì, il
bottone del tuo senpai. Dicevi l’altra volta che è un genio del basket, no? E
allora, chi è? Dovrei conoscerlo, no?’
‘Certo che lo
conosce. Ma col cavolo che glielo dico! Fossi scema. E poi il mio senpai…’,
cominciò Akogare mentre le spuntavano le alucce.
‘No! OK! Ho
capito. Basta così. Me ne vado. Comunque, entro massimo un mese io saprò
sicuramente chi è, questo senpai.’
‘Mh, aspetto
con ansia che lei venga a riferirmelo.’, sorrise Ako canzonatoria.
‘…. Un
indizio?’
Seduti
sull’erba come mezz’ora prima, stavano, ancora circondati da formiche danzanti,
Akane, Naga e il suddetto Jin.
(‘Cos’è
successo?’)
(‘Dopo ti
dico.’)
‘No. Jin-san
è un pettegolo.’, rispose Kyota guardandosi nervosamente attorno.
‘Ma! Eh…’,
borbottò Jin protestando. Akane non disse nulla.
‘Aka-chan!
Stai attenta! Maki-san è del parere che io non debba avere una ragazza! Potrebbe
eliminarti fisicamente, o peggio farti espellere, o costringerti a lasciare la
scuola… Mai letto “Hana yori dango”?’
‘Ma
figuriamoci…’, rispose Akane senza badarci troppo, guardando per aria. ‘E poi,
io non sono più la tua ragazza. Dunque…’
‘….’, Akane
la fulminò con lo sguardo.
‘Sono sicura
che cambierai opinione ben presto! Su col morale, Naga!’
‘Se questo è
il tuo parere esterno ed obbiettivo… Vedremo.’, concluse Akane.
‘Hah! Il mio
parere infallibile. Io ho un sesto senso e mezzo su queste cose!! Fidati di
me….’
Jin rimase a
fissarlo per mezzo secondo, poi guardò Aka e Ako, che ricambiarono lo sguardo
sconvolto, e scoppiò a ridere fragorosamente, seguito presto dalle altre due.
‘Appunto.’,
commentò una voce alle sue spalle.
‘Ancora tu…’,
commentò la quarta.
(‘E il
Vecchio Bavoso.’, disse Akogare)
‘No. Mi
dispiace. Ha sbagliato persona. Mai bevuto cioccolata calda in vita mia. Devo
andare. Tra poco suonerà anche la campana, spero…’, rispose con calma flemmatica
Akane, inchinandosi e girandosi.
‘Ehm… Non
sapevo la stesse cercando. Adesso che ci penso, nemmeno io sapevo che fosse la
celeberrima “Ragazza della Cioccolata Calda”. Molto male.’, rispose Jin
scuotendo la testa.
‘Bene. Adesso
almeno so chi è… Mi manca solo scoprire… Chi è Il Senpai..’, disse con
un’occhiataccia ad Akogare, che gli fece una linguaccia.
‘No, cerca da
un’altra parte.’, sbottò Ako.
‘No. Grazie.
Arrivederci.’, tagliò corto Akane, partendo verso il campo con passo deciso.
‘Aka-chan.’
‘No, tu,
Altra, come si chiama lei?’
‘Tsukuri
Akane, Jin-senpai…’, rispose Akogare scuotendo sconsolata la testa.
‘Ecco!
Tsukuri! Aspettami, Tsukuri! Dobbiamo finire di lucidare gli ostacoli, così
tutti i giocatori si ammazzano… No, cioè, i corridori!’, urlò Jin correndo
dietro ad Akane.
‘….Mah,
magari uno, sì.’, rispose Maki, pescando nel cestino che Kyota gli porgeva.
‘Anch’io,
anch’io!’, protestò Ako.
‘Ah! Che
bella giornata per pulire ostacoli! Devono correre per chilometri, a giudicare
dal loro numero…’, commentò Jin, mentre lucidava l’ennesimo attrezzo diabolico.
‘Vero,
vero…Se va avanti così non pioverà nemmeno per il giorno della festa….’, rispose
Akane intenta nella stessa azione.
‘…..E’ una
mia impressione o sei pioggiofobica?’, chiese Jin dopo un po’.
‘No. Non
particolarmente.’
‘Nemmeno io.’
‘Senpai, dove
figura lei in questa scena?’
‘Io? Io sono
una persona informata sui fatti.’
‘Sì, troppo
informata sui fatti. Quasi più informata dei diretti interessati.’
‘Bhe, diciamo
che sono un patito delle soap-opera.’
Jin sorrise
divertito. ‘Saresti così gentile dunque da farmi un riassunto delle puntate
precedenti?’
‘Non sono
mica la voce fuori campo, anzi…’
‘Giusto. Ma
dammi qualche suggerimento…’, disse Jin scuotendo la testa e facendo un sorriso
complice.
‘Ah no…Se tu
non mi dici niente, non puoi sperare che io ti dica qualcosa…O ti dia un
motivo…’
‘E’ vero…’
‘Allora…Come
mai l’hai lasciato davanti ad una tazza di cioccolata calda?’
‘Era senza
speranze, Naga. Lo è tuttora. O almeno, questo era quello che pensavo.’
‘Che
tragica…’, mormorò Jin portandosi una mano alla bocca e girando la testa.
‘Siamo troppo
diversi.’
‘Gli opposti
si attraggono. O si distruggono.’
‘Difatti. Ma
se si va con gli zoppi s’impara a zoppicare; e continui a zoppicare anche fra la
gente che saltella.’
‘………..Rosso
di sera bel tempo si spera….’
‘Decisamente.’
‘Sì, ma io
non ho capito cosa stai dicendo…’
Poi la
ragazza scosse la testa e abbassò lo sguardo.
Jin sbattè
più volte le palpebre, cercando di mettere a fuoco il collegamento tra la
situazione attuale e l’altamente filosofica descrizione.
‘Non
proprio.’
‘Ma mi sono
avvicinato, vero?’, sorrise speranzoso Jin.
‘Senpai…Un
giorno verrò a riscuotere il mio debito.’, disse Akane con un sorriso.
Mondo Perfetto
Contando per
un mondo perfetto che ci badi.
Due può
essere da solo come ciascuno
Cercando e
fingendo
Mentre
girovaghiamo per questo mondo
Possiamo mai
sapere
Dove vanno i
cuori
Quattro fino
a nove è dato a uno che trova
Cercando e
fingendo che non sapremo mai
Non possiamo
dire ciao?
Finchè non
fronteggiamo ciascuna montagna
I mondi sono
una tale parte Con l'amore
Perchè noi
sappiamo tutto ciò che conta
Solo mostra
solo annuncia
Alla semplice
risposta
Allora
ciascun amore risulterà in un mondo perfetto
Contando per
un mondo perfetto che ci badi.
Alla semplice
risposta
Allora
ciascun amore risulterà in un mondo perfetto
Contando per
un mondo perfetto che ci badi.
Contando per
un mondo perfetto che ci badi.