EMBRACING THE ICE KNIFE
By B’n’R
Fighter
(By Christina Aguilera)
Combattente
Dopo tutto quello che mi hai
fatto passare
Penseresti che ti disprezzo
Ma alla fine voglio
ringraziarti
Perché mi hai fatto diventare
quel tanto più forte
Quando pensavo di conoscerti
credendo tu fossi sincero
suppongo che non potevo
fidarmi
ho smascherato il tuo bluff,
il tempo è finito
perché ne ho avuto abbastanza
eri lì al mio fianco
sempre pronto per la corsa
ma la tua felice corsa è
finita in fiamme
perché la tua brama mi ha
venduto dalla vergogna
Dopo tutto il rubare e l’imbrogliare
Probabilmente pensi che io
provi risentimento nei tuoi confronti
Ma, oh no, ti sbagli
Perché se non fosse stato per
tutto quello che hai cercato di fare
Non saprei quanto sono capace
di superare le difficoltà
Per cui voglio ringraziarti
Perché mi fa diventare quel
tanto più forte
mi fa lavorare un po’ più
duramente
mi rende quel tanto più saggio
quindi grazie per aver fatto
di me un combattente
Mi ha fatto imparare un po’ più
in fretta
Ha reso la mia pelle un po’
più spessa
Mi fa quel tanto più in gamba
Quindi grazie per aver fatto
di me un combattente
Non mi sarei mai aspettato
Tutto il tuo colpirmi alle
spalle
Solo per farti guadagnare
Su una buona cosa prima che mi
accorgessi del tuo gioco
Ho sentito che vai in giro
Recitando il ruolo della
vittima adesso
Ma non iniziare nemmeno
A pensare che sia colpa mia
Perché ti sei scavato la fossa
da solo
Dopo tutti i litigi e le bugie
Sì tu volevi danneggiarmi ma
non funzionerà più
Mai più, oh no, è finita
Perché non fosse stato per
tutte le tue torture
Non saprei come essere così
adesso
E mai arrendermi
Quindi voglio ringraziarti
Perché mi fa diventare quel tanto più forte
mi fa lavorare un po’ più
duramente
mi rende quel tanto più saggio
quindi grazie per aver fatto
di me un combattente
Mi ha fatto imparare un po’ più in fretta
Ha reso la mia pelle un po’
più spessa
Mi fa quel tanto più in gamba
Quindi grazie per aver fatto
di me un combattente
Come ha potuto quest’uomo che credevo di conoscere
Rivelarsi ingiusto, così
crudele
Potevo solo vedere il buono in
te
Fingendo di non vedere la
verità
Hai cercato di nascondere le
tue bugie, travestirti
Vivendo nella negazione
Ma alla fine vedrai
Non mi fermerai
Sono un combattente e io
Io non mi fermerò
Non c’è ritorno
Ne ho avuto abbastanza
Perché mi fa diventare quel tanto più forte
mi fa lavorare un po’ più
duramente
mi rende quel tanto più saggio
quindi grazie per aver fatto
di me un combattente
Mi ha fatto imparare un po’
più in fretta
Ha reso la mia pelle un po’
più spessa
Mi fa quel tanto più in gamba
Quindi grazie per aver fatto
di me un combattente
Pensavo avrei dimenticato
Ma ricordo
Ricordo
Ricorderò, ricorderò
Pensavo avrei dimenticato
Ma ricordo
Ricordo
Ricorderò, ricorderò
Perché mi fa diventare quel tanto più forte
mi fa lavorare un po’ più
duramente
mi rende quel tanto più saggio
quindi grazie per aver fatto
di me un combattente
Mi ha fatto imparare un po’
più in fretta
Ha reso la mia pelle un po’
più spessa
Mi fa quel tanto più in gamba
Quindi grazie per aver fatto
di me un combattente
Maki lanciò la borsa dalla
porta, facendola atterrare sul letto appoggiato al muro opposto.
‘Uff...’
Poi si girò verso Miyamasu,
che aveva un blocchetto di appunti in mano.
‘Chi c’è qui con me?’
‘Oh, bhe... Jin, e
Takasago.’
Maki scosse la testa. ‘No,
fammi avere Jin e Kyota.’
Miya lo guardò un attimo
sorpreso, poi fece un sorriso imbarazzato e disse: ‘Si, scusa... Stupido io a
non pensarci.’
Maki scosse la testa,
andandosene in bagno.
(Va bhe…)
Chapter #25
Jin
entrò nella camera poco dopo, sistemandosi su un letto appena a sinistra della
porta. Maki uscì dal bagno.
‘Ho
detto di mettere Kyota qui con noi.’
La
guardia lo guardò sconvolta. ‘Ma... E’ sicuro... E’ prudente?’
‘Ma
certo. Sistemeremo tutto, vedrai, Jin. Altrimenti, giuro che è la volta che lo
faccio menare...’, continuò il capitano, iniziando a disfare le valigie.
In
quella bussarono alla porta.
‘Avanti.’,
disse.
Kyota
entrò, piuttosto accigliato. ‘Sono qui con voi.’, disse, con malcelato schifo.
‘Sì.
Muoviti a cambiarti. Andiamo fuori a correre.’
La
matricola sparì di corsa in bagno, barricandocisi dentro.
***
I
tre correvano ormai da una quarantina di minuti, anche se nessuno pareva
particolarmente stanco. Bisogna però dire che nessuno sembrava nemmeno
particolarmente interessato a parlare. Nobunaga procedeva con il broncio; Maki
procedeva facendo finta di niente; Jin procedeva pregando. Già gli mancava la
pace (?) della casa di Akane.
Stavano
correndo in un bosco, lungo il pendio di una collina. Cartelli con scritto
"Attenti ai cinghiali" erano un po’ ovunque.
Arrivato
in cima, Maki si fermò, facendo cenno agli altri due di imitarlo. Nobunaga lo
guardò scettico.
‘Levati
quell’espressione dalla faccia.’, gli disse il capitano, senza voltarsi. Poi si
sedette su una pietra, presto seguito da Jin. La matricola non si mosse.
‘Siediti.
Ci fermiamo per un po’.’, lo istruì Maki. Il ragazzo esitò un attimo, poi fece
come gli era stato ordinato.
‘Perché?’
Maki
sospirò. ‘Ho la vaga impressione che dobbiamo risolvere una piccola questione
tra di noi, non credi?’
‘No.
Non c’è niente di risolvibile.’
‘Perché?’,
fu la volta di Maki di chiedere.
Nobunaga
lo guardò come se gli fosse spuntata una seconda testa. ‘Ma come perché?!
Pensavo fosse ovvio!’
‘Non
lo è. Dimmi perché.’
‘...
Lei mi ha scaricato come un giocattolo.’
‘Non
dire scemenze. Al massimo, eri un giocattolo prima.’
La
matricola rimase interdetta. ‘...Come?’
Maki
si passò una mano tra i capelli. ‘Prima... Era solo divertimento, ecco.’
‘Ah,
di bene in meglio.’, disse a denti stretti Nobunaga.
‘Ma...
Penso di essermi affezionato a te, Kyota. Ecco perché non potevo più prenderti
in giro così.’
Nobunaga
non disse niente, fissando il suo capitano. Poi si girò.
‘Non
importa. Io adesso ho interessi altrove.’
Jin
aprì la bocca come un pesce lesso, poi la richiuse. Nessuno gli badò.
‘Non
importa. Come ho detto, mi sono affezionato a te, e non voglio che rimangano
delle incomprensioni tra di noi.’
‘Bene.’,
sbottò la matricola. ‘Adesso ho compreso tutto.’
Maki
sbuffò. ‘Mio dio, che ragazzo crucco. Sto iniziando a perdere la speranza di
recuperarti, sai?’
‘Non
importa, tanto... Non mi recupera lo stesso.’
‘Che
vuoi dire?’
Nobunaga
sorrise alla Maki. Maki iniziò a preoccuparsi seriamente. ‘Voglio dire... Che
adesso siamo in gara per la stessa persona, per cui... Uno vince, l’altro
perde. E di certo il perdente non vorrà aver molto a che fare con chi gli ha
soffiato il premio da sotto il naso.’
Maki
alzò un sopracciglio. Forse si era preoccupato troppo; il ragazzo stava solo
delirando.
‘E
cosa ci staremmo contendendo?’
Nobunaga
sorrise di nuovo. Jin deglutì a vuoto. ‘Kenji-san, e chi se no?’
Maki
aprì la bocca. La sua mente andò in bianco per un attimo.
‘Co...sa?’
Jin
capì che Nobunaga era morto. Guardò Maki. Guardò di nuovo Kyota.
Scattò
in avanti, afferrò la matricola per un polso, e si mise a correre
disperatamente giù per il pendio, lasciando Maki in piedi nella radura, sotto
shock.
***
Jin
arrivò alla pensione distrutto. Aveva corso tutta la strada di ritorno
tirandosi dietro Nobunaga e senza un minimo di lucidità mentale.
Il
ragazzo non si fermò a dare alcuna spiegazione a nessuno, si fiondò
direttamente in camera, aprendo la porta e sbattendoci dentro Kyota. Poi la richiuse,
a chiave.
A
quel punto collassò sul pavimento. Nobunaga ansava sul letto, senza fiato.
Per
lunghi minuti nessuno si mosse. Poi Jin lentamente si recuperò dal pavimento,
arrivando fino al letto di Maki, dove tese una mano a Nobunaga. Vedendo che il
ragazzo non la prendeva, la guardia gli afferrò un polso e lo fece alzare.
Sempre
tenendolo per mano con la sinistra, Jin alzò la destra e lo colpì al volto.
Nobunaga
non disse nulla.
‘Tu...
Devi essere completamente pazzo.’, scandì il trepuntista. ‘Ma pazzo sul serio.
Maki-san avrebbe potuto ammazzarti. E non dico ammazzarti per scherzo. Cosa ti
è saltato in mente?’
Kyota
non rispose. Jin lo colpì di nuovo.
‘Voglio
sapere esattamente cosa pensavi di fare.’
‘Kenji-san...’
‘E
NON CHIAMARLO COSI’!!!’
Nobunaga
alzò lo sguardo, fissando il senpai negli occhi. ‘Ha detto lui che posso
chiamarlo così.’
‘Non
ti credo.’, bisbigliò Jin. ‘Sei solo un piccolo bugiardo!’, urlò poi,
tirandogli un manrovescio.
Nobunaga
non rispose.
‘Allora?’,
ansò Jin, cercando di calmarsi. ‘Parla.’
‘A
cosa serve, se mi dai del bugiardo? Tanto non mi credi.’
La
guardia fissò la matricola. Era diversa; era diversa da come se la ricordava...
Non stava piagnucolando; non stava piangendo o protestando pestando i piedi.
Parlava in maniera distaccata, come descrivendo fatti che non la riguardavano.
Lentamente,
qualcosa affiorò nella sua mente. Un ricordo sbiadito di un evento spiacevole.
Qualche mese prima. Lo spogliatoio. Maki-san... E uno strano discorso...
‘Ho paura per Kyota, Jin… Finirò per farne uno come me… Le cose belle
andrebbero preservate, ma se rimangono belle non sopravvivono; e se poi
sopravvivono, diventano un arido riflesso di quello che erano. …In una maniera o in un altra, siamo destinati
a perderlo. E a perdere…’
Jin
in quel momento capì la vera portata di quello che aveva detto il suo capitano.
Si
sentì andare in pezzi. Kyota continuava a fissarlo, senza parlare, le guance
arrossate dove erano state colpite. Jin strinse la sua presa sulla mano della
matricola.
‘No...’,
mormorò la guardia. ‘No, ti prego, non farmi questo...’
Kyota
continuò a guardarlo senza dire niente.
‘TI
PREGO!’, urlò Jin, afferrandolo per le spalle e scrollandolo. ‘Così stai
uccidendo la persona che amo!’
Nobunaga
alzò le sopracciglia, perplesso. ‘Cosa?’
‘Perché
fai così? Perché non ti comporti come al solito, urla, piangi, fai quello che
vuoi, ma non rimanere fermo a fissarmi!’
‘E
a cosa servirebbe?’
‘...
A essere te stesso.’
‘Nessuno
mi vuole. Se cambio, magari Kenji-san... Kenji-san...’
‘Perché
non ti basto io, eh?! Perché continui a dire che nessuno ti vuole?’
Nobunaga
si accigliò. ‘Tu volevi solo divertirti, come Maki.’
‘Adesso
sei tu che non mi credi. Ti ho detto che ti amo, non hai sentito?! O ti fa
troppo comodo far finta di non capire!?!’
‘E
allora perché non l’hai detto fin dall’inizio!’, esclamò la matricola rabbiosa.
‘Perché
non avrei sopportato un rifiuto da parte tua. Te l’ho detto, no?’
‘Ah
sì?’
Jin
scosse la testa. ‘Nobunaga... Ti prego, accorgiti di me, per una buona volta.’
‘Ma
io... Non credo... Di amarti.’, mormorò la matricola.
‘...Forse
è perché non sai cosa vuol dire, Naga?’
‘Mh...
Può essere.’, rispose la matricola, mentre girava la testa lateralmente e
sollevava un angolo della bocca.
Jin
sospirò, distrutto.’Allora.... Me la daresti una possibilità, Nobunaga?’
Il
ragazzo alzò un sopracciglio, sorridendo sornione. ‘Cioè?’
Jin
passò le braccia dietro la nuca della matricola, abbracciandola e avvicinando
la bocca al suo orecchio. ‘Diventi il mio ragazzo, Nobunaga?’
‘Mh...
... Va bhe.’
Jin collassò sul pavimento, incapace di muoversi di un
millimetro. ‘Fiu.’
Passarono alcuni minuti in
silenzio.
Poi il trepuntista parve
ricordarsi di qualcosa di piuttosto importante. Si sedette meglio e chiese alla
matricola, ora sdraiata sul suo letto: ‘Quella storia…Di Fujima-san…Non era
vero niente, vero?’
Nobunaga scoppiò a ridere. ‘Ma
no che non era vero! L’ho detto solo per dare fastidio a Maki-san… Però è vero
che posso chiamarlo per nome; siamo usciti insieme un paio di volte…Mi ha
portato al Luna Park, all’acquario, al giardino botanico…’, contò la matricola
sulle dita.
Jin mugugnò tra sé e sé, per
niente contento: ‘Bisognerà rimediare, qui… E bisognerà anche dire a Maki-san
che era tutta una balla…Uffa, che casino, che guaio…Come facciamo?? Come
facciamo?? Magari gli mando un fax, un piccione viaggiatore, Akane e Akogare,
Sendo e Rukawa, o forse Fujima-san direttamente…?!’
Bussarono alla porta. Jin si
alzò in piedi. ‘Chi è?’
‘Jin, apri la porta.’, comandò
la voce di Maki da fuori.
‘Ehm…Prima di aprire avrei una
cosa da dirle… Quello di Nobunaga era tutto uno scherzo, cioè una vendetta, un
qualcosa di non vero comunque…Nessuno attenta a Fujima-san.’
‘Jin apri la porta.’
‘Va bene.’
Maki entrò nella stanza.
Nobunaga si alzò in piedi. Maki chiuse la porta. La matricola fece un inchino:
‘Mi dispiace.’
Maki rimase un attimo zitto.
‘Per cosa ti dispiace?’
‘Per averle mentito.’
‘Solo per quello?!’, chiese il
capitano avanzando sulla matricola.
‘Il resto se l’è cercato.’
Maki sbuffò, passandosi una mano
tra i capelli. ‘Santa Pazienza… Sei contento adesso? Alla mia età non dovresti
dirmi certe cose! Per poco non mi è preso un infarto; questo finché ho capito
che effettivamente non poteva essere vero…’
‘E dovrei essere contento?’
Maki gli tirò un pugno in
testa. ‘Hai fatto dannare tutti quanti, sei soddisfatto?’
‘Ahio…Sì, sono soddisfatto.’
Maki si mise le mani ai
fianchi, con evidente aria da paternale. ‘Bene, allora che cos’è che farai da
domani?’
‘Mi allenerò?’
‘A parte questo.’
‘…Starò con Jin-san?’
‘Cosa centra questo?’
‘Allora non lo so.’
‘SMETTERAI DI ROMPERE LE
PALLE!!’, gli urlò Maki in faccia.
‘…Ah.’
Maki sbuffò alla Maki. ‘Sei
soddisfatto, onde per cui possiamo mettere una pietra sopra a tutto il discorso
e fare finta che non sia successo niente. Quando dico niente, voglio dire
niente da maggio. Ok?’
‘Mh…Vabbene…’
‘Bene. adesso andiamo a cenare
che sto morendo di fame. Cosa c’è per cena, Jin?’
‘Le solite cose.’, rispose la
guardia scoppiando a piangere.
‘Le mie preferite! Andiamo.’,
esclamò Maki infilando la porta e sparendo.
***
Rukawa stava sdraiato sul suo
futon, ascoltando dal walkman.
Stranamente il sonno stentava a
venire.
All’improvviso, Mitsui, un paio
di futon più in giù, si allungò verso di lui e gli battè su una spalla.
Rukawa spense la musica e
guardò perplesso il suo senpai.
‘C’è un cellulare che squilla
da un po’, forse è tuo?’
Rukawa si sollevò a sedere,
tolse le cuffie e andò a quattro fino alla sua borsa, dove effettivamente il
cellulare di Akane, che la ragazza aveva insistito che lui prendesse, stava
suonando.
‘Nh?’, disse rispondendo.
‘Akaneee! Sapessi che bella
notizia!!!!’
‘Sono Rukawa.’
‘Rukawa-kun! Sapessi che bella
notizia!!’
‘Nh…’
‘Mi sono messo con Nobunaga!
Bisogna assolutamente che quando torniamo festeggiamo! Vi porto io fuori a
cena! Evvai! Adesso chiamo Akane, buon ritiro.’
Rukawa rimase a guardare il
cellulare muto per un po’. ‘Non mi piace.’
Gli altri lo guardarono
perplessi.
‘Chi era?’, chiese Mitsui.
Il ragazzo non fece tempo a
rispondere che il cellulare suonò di nuovo.
Rukawa lo guardò con odio.
‘Nh?’
‘Anch’io sono felice di
sentirti! Come va lassù Rukawa?’, rispose la voce allegra di Sendo.
‘Mh, bene.’
‘Ah wow! Noi qui stiamo tutti
bene, sto facendo la guardia a casa tua, come promesso.’
‘Bene.’
‘Quante volte hai litigato con
Sakuragi? Eh?’
‘Non è venuto.’
‘Ah. Dov’è?’
‘Fa ritiro in palestra col
panzone.’
‘Ah, passeremo a trovarlo e lo
saluteremo da parte tua.’
Rukawa alzò un sopracciglio.
‘Nh?’
‘Sì, sì, anche per me è stato
un piacere sentirti. Ti chiamo quando ho tempo, ciao ciao.’
‘Ciao.’
Gli altri lo guardarono ancora
più perplessi.
‘Chi era?’, chiese Mitsui.
‘Nh.’
La guardia si avvicinò:
‘Allora?’
‘Sendo.’
‘Il numero 7 del Ryonan?’,
intervenne perplesso Miyagi.
Rukawa annuì.
‘E prima?’, chiese Mitsui.
‘Jin-san.’
‘Quella cosa che gioca nel
Kainan?!’, chiese Mitsui.
Rukawa annuì.
‘Cosa voleva?’
‘…Invitarci tutti a cena.’
‘A noi?’, intervenne perplesso
Miyagi.
‘…A noi, non a voi.’
‘Ah.’, annuì Kogure.
***
‘Pronto?’, disse Akogare
rispondendo alla chiamata sul suo cellulare.
‘Ciao Ako, sono il Nonno.’
‘Ah! Ciao Nonno! State tutti
bene? Come va Matsuyama-kun? E la neve?’
‘…Matsuyama-kun? Vara che son
Maki.’
‘Ah, pensavo fosse mio nonno da
Hokkaido. Come va, Nonno? State tutti bene?’
‘Penso di aver capito perché mi
hai spedito da Nobunaga…Comunque abbiamo risolto circa tutto. Adesso basterà
che io mi dia da fare a casa. Notizie di Fuji?’, finì piagnucolando Maki.
‘Non lo sento da due, tre
giorni. Mi dispiace.’
‘Ah bhe…Quando lo senti, digli
che mi man…’, a questo punto ci fu un gran trambusto e si sentì chiaramente
solo Maki urlare: ‘Molla!’
‘Pronto! Akogare! Che bella
sorpresa! Mi sono messo con Nobunaga! E’ il mio ragazzo! E’ il mio ragazzo!
EVVAI!’, urlò Jin nel telefono.
‘Eheh…Congratulazioni! Che
bella notizia!’, esclamò Akogare imbarazzata. ‘Mi fa piacere per lei.’
‘E molla!’, si sentì di nuovo
Maki. ‘Prima che mi interrompessero stavo dicendo…Che mi manca Fuji… Diglielo!
Ma diglielo, eh? Sì?’
‘…Sì, sì, promesso…’
‘Ecco, ciao…’, piagnucolò alla
fine Maki riagganciando.
‘Oddio….’
***
‘Senpaaii!’, chiamò Akogare,
sbracciandosi dal cavalcavia. Fujima alzò lo sguardo, per vedere la ragazza
scendere di corsa le scale e andargli incontro, con Sendo che trotterellava
dietro.
Il ragazzo alzò un
sopracciglio.
‘Buongiorno senpai! Come va?’
‘Bene. …’
‘Oh che bene!’, sorrise lei.
‘Salve Fujima-san.’, salutò
Sendo avvicinandosi.
‘Ciao…’
‘Stiamo andando a casa di
Akane. Viene con noi? Su, su.’, proseguì il ragazzo, spingendo Fujima nella
stessa direzione da cui il playmaker era venuto.
‘Akane?’
Akogare alzò un sopracciglio:
‘Lei ha proprio una memoria da pesce lesso. L’ha già vista due volte; la
ragazza che è venuta con me e Maki a trovarla.’
‘Ah, quella. …Perché dovrei
venire?’
‘Ovvio, no? Perché di sì.’,
rispose Akira continuando a spingerlo.
***
Il campanello suonò. Akane,
stesa sul divano, intenta a leggere un libro, alzò la testa pigramente e
chiese: ‘Chi è?’
‘Sono io.’
‘Macchè io e io, siamo noi!’
‘Ma certo che eravate voi, era
una domanda retorica…’, sbottò Akane andando ad aprire.
‘Ciao Akane!’, disse Sendo
entrando.
‘Come va?’, chiese Akogare
seguendolo.
‘Permesso.’, concluse Fujima
chiudendo la fila e la porta.
Akane alzò un sopracciglio.
‘Lui non è autorizzato ad essere qui. Kaede ha detto esplicitamente…’
‘Che io devo fare la guardia,
per cui non ti preoccupare…’, concluse Sendo per lei.
‘Sarà…Volete del the freddo?’
‘Wow! Freddo! Il mio
preferito!’
Akogare gli tirò un calcio. ‘E
piantala!’
I quattro si piantarono in
cucina.
‘Ho telefonato a Rukawa, ieri.
Mi ha detto che va tutto bene e che non vede l’ora di tornare.’
Akane e Akogare lo guardarono
scettiche, ma non dissero niente.
‘Io invece ho sentito Maki.’,
proclamò Akogare. ‘Ha detto di dire a Fujima-san che gli manca molto! E ho
sentito anche Jin…’
‘Anche io ho sentito Jin-san.’,
sorrise Akane soddisfatta, ma non aggiunse altro.
‘Sicchè è ancora vivo, mi fa
piacere…’, esclamò Sendo, sorridendo ampliamente.
‘Mh…’, notò Fujima.
‘E tu Akane, hai sentito
Rukawa?’, chiese Akira, dopo un sorso di the.
‘Sì, l’ho chiamato ieri, e
sotto c’era quel rompipalle di Senpai Teppista che faceva un casino del
diavolo.’
‘Adesso che ricordo, Rukawa
aveva anche detto che Sakuragi era rimasto qua in palestra ad allenarsi con un
tipo panzone, ma non ho capito di chi parlasse…’
‘Diceva del Nonno.’, aiutò
Akane.
‘Maki non è panzone e poi Maki
è in ritiro e Fujima-san gli manca tanto!’, esclamò indignata Akogare.
‘Parlavo del nonno allenatore
Anzai, non del nonno MVP Maki-san.’, puntualizzò l’altra. ‘Sicchè il Tinto è
rimasto qui ad allenarsi da solo…Potremmo andare a trovarlo.’
Akogare la guardò alzando un
sopracciglio. ‘E perché?’
‘…Penso che Kaede lo ritenga un
elemento valido…Anche se un po’ idiota…’
‘Sì, anche a me ha dato sempre
la stessa impressione…E’ troppo fuori, Sakuragi!’, esclamò entusiasta Sendo.
‘Assomiglia a Kyota, per certi versi…’
‘Mh…’, notò Fujima.
‘Allora? Quando tornano?’,
chiese Akira, finendo il the.
‘Il 21, esattamente come ieri
sarebbero tornati il 21 e come domani torneranno il 21.’, rispose Akogare. ‘E
Maki non vede l’ora di essere qui, perché Fujima-san gli manca tanto tanto!’
‘…E Rukawa? Anche Rukawa non
vede l’ora di tornare, vero?’
Akane e Akogare alzarono le
sopracciglia. ‘Perché gli manchi tu?’, chiesero in coro con tono minaccioso.
Sendo si fece piccolo piccolo e
scappò nel cesto del Signor Gatto.
‘Uffa…’
‘Mh…’, notò Fujima.
***
Il telefono suonò
insistentemente. Akane lo guardò dal divano, non sapendo se sprecarsi ad
alzarsi per rispondere o no. Sospirando, si tirò su e raggiunse l’apparecchio.
‘Pronto?’
‘Ciao Akane, come stai? Siamo
all’aeroporto. Saremo a casa in un paio d’ore.’
La ragazza rimase un attimo
congelata. ‘A casa dove?’
‘A casa lì con te, dove se no?’
‘…Ah.’
‘Ci vediamo, non uscire.’
Akane continuò a guardare la
cornetta a lungo.
***
‘Fujima-san non mi sembrava
molto convinto di tornare con Maki-san…’, notò Sendo, mentre giocava con la
Playstation.
‘…Già…’, mormorò Akogare
stravaccata sul letto.
‘Cosa pensi di fare?’
‘Niente… Non posso farci
niente. In fondo mi riguarda solo fino ad un certo punto…’
‘Pensavo che tutto quello che
riguardasse Fujima-san, riguardasse pienamente anche te…’
‘Tzè.’
Sendo spense il videogioco,
lasciò il joystick sul pavimento, e andò a sedersi sul bordo del letto di Ako.
‘…Vuoi proprio che tornino insieme,
eh?’
‘Sì, e tutti vissero felici e
contenti.’
‘Bha. In fondo, anche se due
persone si amano reciprocamente, non sempre è una buona cosa seguire quella
via.’
Akogare spalancò gli occhi e si
alzò a sedere. ‘Cosa vuoi dire?’
‘Che non sempre basta che un
amore sia ricambiato perché vada tutto bene.’
‘Sì, invece. L’amore
(ricambiato) supera ogni ostacolo (magari).’, annuì lei con forza.
‘Sei proprio un’idealista
sognatrice…’, sorrise Sendo.
‘Lo dici come se fosse
un’offesa.’
‘Non è un’offesa, è un po’ triste,
ecco tutto.’
‘Ah. Ma se due persone vogliono
davvero stare insieme, che forza può essere così forte da impedirglielo?’
Sendo sorrise. ‘La distanza.
L’incomprensione. La società. I loro sogni. …’
‘Si può superare tutto, se
davvero si vuole. Prendi per esempio te e Kaede-kun. Pur giocando in due
squadre diverse, fate one-on-one insieme, vi allenate, andate a correre…Non è
un po’ la stessa cosa?’
Sendo continuò a sorridere. ‘Il
basket non ha niente di personale.’
‘Ma tra voi non è solo basket,
no?’
Il ragazzo rise: ‘No. Diciamo
che siamo sulla stessa lunghezza d’onda. E’ molto divertente stare con quel
ragazzo, e ovviamente anche sfidarlo sul campo.’
‘Mh… Se non è solo basket,
cos’altro è?’
Akira ammutolì. ‘E’…Bho.
Capirsi senza dover parlare, per esempio.’
‘Ma anche io e te ci capiamo
senza dover parlare!’
‘Mi pare evidente. Anche tu e
Akane, suppongo.’
‘Ma io non sono innamorata di
Akane!’
‘Perché, io sono innamorato di
Rukawa?’
La ragazza lo fissò
improvvisamente negli occhi. ‘Cosa chiedi a me? Saprai tu, no?’
‘Era una domanda retorica,
perché te la prendi?’
‘Perché non so mai come
prendere te, anche se per il collo sta diventando un’opzione interessante.’
Sendo rise di gusto.
‘Non c’è niente da ridere!
Maledetto!’
‘Ma dai! Non prendertela!’
‘…Uffa.’
Il discorso morì
all’improvviso.
Sendo abbassò il capo,
mostrandosi molto interessato nei suoi calzini. Akogare, invece, rimase a
fissare lui, in ginocchio sul letto.
‘Mh…’, commentò Akira,
grattandosi il capo.
‘Mh?’, sobbalzò la ragazza,
accorgendosi di essere rimasta imbambolata.
Sendo le lanciò un’occhiata
obliqua. Lei abbassò lo sguardo.
Il ragazzo girò la testa verso
l’alto, sporgendosi in avanti per appoggiare i gomiti sulle gambe.
Dopo un altro po’ di staticità,
Sendo sbuffò: ‘Uffa! Come cavolo siamo finiti così?’
Akogare rise suo malgrado,
tradendo un certo nervosismo.
Akira sbuffò di nuovo, poi si
girò verso di lei e sorrise.
Lei contraccambiò, distogliendo
però lo sguardo.
…
‘Mh…’, disse Sendo, un attimo
pensieroso. Akogare lo guardò di nuovo, perplessa.
‘Ah! Il portacenere che ha
portato Rukawa, l’ho messo là sopra.’, esclamò all’improvviso lui.
La ragazza sobbalzò. ‘D-dove?’,
disse ridendo nervosamente.
‘Lì.’, le indicò Akira, vicino
alla porta. Akogare si girò seguendo con lo sguardo la direzione.
Lui si sporse verso di lei, e
la baciò.
--- Chapter #25, The End
The way we are (by
Lene Marlin)
Il nostro modo di
essere
Ti guardo crescere a
volte vedo me stessa - in te
Può farmi paura ma
anche essere circa divertente
Ti sento parlare
Un sacco di
somiglianze
La tua scelta di
parole
E tutte le fantasie
E’ solo il nostro
modo di essere
Suppongo tu l’abbia
visto adesso
Uno specchio di noi
stessi sicuramente ci rende strani
Cadendo
Da una montagna di
paure
Cosa c’è a cui appigliarsi?
Il modo in cui prendi
tutto con un sorriso e la disperazione di quando
Non vuoi
assolutamente andare a dormire
Mi potresti far
camminare un miglio per farti sorridere
Ma non è che stai
proprio piangendo
So che mi hai fregato
Un milione di volte
Non posso farci niente
Non so perchè
E’ solo il nostro
modo di essere
Suppongo tu l’abbia
visto adesso
Uno secchio di noi
stessi sicuramente ci rende strani
Cadendo
Da una montagna di
paure
Cosa c’è a cui appigliarsi?
Lo so che lo odi
Ma loro devono
davvero fare quello che fanno
Urli i tuoi desideri
io capisco
Ma loro non ne hanno
la più pallida idea
E’ solo il nostro
modo di essere
Suppongo tu l’abbia
visto adesso
Uno secchio di noi
stessi sicuramente ci rende strani
Cadendo
Da una montagna di
paure
Cosa c’è a cui appigliarsi?