EMBRACING THE ICE KNIFE

By B’n’R

Capitolo n° 25

 

Fighter (By Christina Aguilera)

Combattente

Dopo tutto quello che mi hai fatto passare

Penseresti che ti disprezzo

Ma alla fine voglio ringraziarti

Perché mi hai fatto diventare quel tanto più forte


Quando pensavo di conoscerti

credendo tu fossi sincero

suppongo che non potevo fidarmi

ho smascherato il tuo bluff, il tempo è finito

perché ne ho avuto abbastanza

eri lì al mio fianco

sempre pronto per la corsa

ma la tua felice corsa è finita in fiamme

perché la tua brama mi ha venduto dalla vergogna
 
Dopo tutto il rubare e l’imbrogliare

Probabilmente pensi che io provi risentimento nei tuoi confronti

Ma, oh no, ti sbagli

Perché se non fosse stato per tutto quello che hai cercato di fare

Non saprei quanto sono capace di superare le difficoltà

Per cui voglio ringraziarti

 

Perché mi fa diventare quel tanto più forte

mi fa lavorare un po’ più duramente

mi rende quel tanto più saggio

quindi grazie per aver fatto di me un combattente

 

Mi ha fatto imparare un po’ più in fretta

Ha reso la mia pelle un po’ più spessa

Mi fa quel tanto più in gamba

Quindi grazie per aver fatto di me un combattente
 
Non mi sarei mai aspettato

Tutto il tuo colpirmi alle spalle

Solo per farti guadagnare

Su una buona cosa prima che mi accorgessi del tuo gioco

Ho sentito che vai in giro

Recitando il ruolo della vittima adesso

Ma non iniziare nemmeno

A pensare che sia colpa mia

Perché ti sei scavato la fossa da solo

 

Dopo tutti i litigi e le bugie

Sì tu volevi danneggiarmi ma non funzionerà più

Mai più, oh no, è finita

Perché non fosse stato per tutte le tue torture

Non saprei come essere così adesso

E mai arrendermi

Quindi voglio ringraziarti
 
Perché mi fa diventare quel tanto più forte

mi fa lavorare un po’ più duramente

mi rende quel tanto più saggio

quindi grazie per aver fatto di me un combattente
 
Mi ha fatto imparare un po’ più in fretta

Ha reso la mia pelle un po’ più spessa

Mi fa quel tanto più in gamba

Quindi grazie per aver fatto di me un combattente

 
Come ha potuto quest’uomo che credevo di conoscere

Rivelarsi ingiusto, così crudele

Potevo solo vedere il buono in te

Fingendo di non vedere la verità

Hai cercato di nascondere le tue bugie, travestirti

Vivendo nella negazione

Ma alla fine vedrai

Non mi fermerai

 
Sono un combattente e io

Io non mi fermerò

Non c’è ritorno

Ne ho avuto abbastanza


Perché mi fa diventare quel tanto più forte

mi fa lavorare un po’ più duramente

mi rende quel tanto più saggio

quindi grazie per aver fatto di me un combattente

Mi ha fatto imparare un po’ più in fretta

Ha reso la mia pelle un po’ più spessa

Mi fa quel tanto più in gamba

Quindi grazie per aver fatto di me un combattente


Pensavo avrei dimenticato

Ma ricordo

Ricordo

Ricorderò, ricorderò
 
Pensavo avrei dimenticato

Ma ricordo

Ricordo

Ricorderò, ricorderò

Perché mi fa diventare quel tanto più forte

mi fa lavorare un po’ più duramente

mi rende quel tanto più saggio

quindi grazie per aver fatto di me un combattente

Mi ha fatto imparare un po’ più in fretta

Ha reso la mia pelle un po’ più spessa

Mi fa quel tanto più in gamba

Quindi grazie per aver fatto di me un combattente



 

 

Maki lanciò la borsa dalla porta, facendola atterrare sul letto appoggiato al muro opposto.

‘Uff...’

Poi si girò verso Miyamasu, che aveva un blocchetto di appunti in mano.

‘Chi c’è qui con me?’

‘Oh, bhe... Jin, e Takasago.’

Maki scosse la testa. ‘No, fammi avere Jin e Kyota.’

Miya lo guardò un attimo sorpreso, poi fece un sorriso imbarazzato e disse: ‘Si, scusa... Stupido io a non pensarci.’

Maki scosse la testa, andandosene in bagno.

 

 

A noi, non a voi

(Va bhe…)

Chapter #25

 

Jin entrò nella camera poco dopo, sistemandosi su un letto appena a sinistra della porta. Maki uscì dal bagno.

‘Ho detto di mettere Kyota qui con noi.’

La guardia lo guardò sconvolta. ‘Ma... E’ sicuro... E’ prudente?’

‘Ma certo. Sistemeremo tutto, vedrai, Jin. Altrimenti, giuro che è la volta che lo faccio menare...’, continuò il capitano, iniziando a disfare le valigie.

In quella bussarono alla porta.

‘Avanti.’, disse.

Kyota entrò, piuttosto accigliato. ‘Sono qui con voi.’, disse, con malcelato schifo.

‘Sì. Muoviti a cambiarti. Andiamo fuori a correre.’

La matricola sparì di corsa in bagno, barricandocisi dentro.

 

***

 

I tre correvano ormai da una quarantina di minuti, anche se nessuno pareva particolarmente stanco. Bisogna però dire che nessuno sembrava nemmeno particolarmente interessato a parlare. Nobunaga procedeva con il broncio; Maki procedeva facendo finta di niente; Jin procedeva pregando. Già gli mancava la pace (?) della casa di Akane.

 

Stavano correndo in un bosco, lungo il pendio di una collina. Cartelli con scritto "Attenti ai cinghiali" erano un po’ ovunque.

Arrivato in cima, Maki si fermò, facendo cenno agli altri due di imitarlo. Nobunaga lo guardò scettico.

‘Levati quell’espressione dalla faccia.’, gli disse il capitano, senza voltarsi. Poi si sedette su una pietra, presto seguito da Jin. La matricola non si mosse.

‘Siediti. Ci fermiamo per un po’.’, lo istruì Maki. Il ragazzo esitò un attimo, poi fece come gli era stato ordinato.

‘Perché?’

 

Maki sospirò. ‘Ho la vaga impressione che dobbiamo risolvere una piccola questione tra di noi, non credi?’

‘No. Non c’è niente di risolvibile.’

‘Perché?’, fu la volta di Maki di chiedere.

Nobunaga lo guardò come se gli fosse spuntata una seconda testa. ‘Ma come perché?! Pensavo fosse ovvio!’

‘Non lo è. Dimmi perché.’

‘... Lei mi ha scaricato come un giocattolo.’

‘Non dire scemenze. Al massimo, eri un giocattolo prima.’

La matricola rimase interdetta. ‘...Come?’

Maki si passò una mano tra i capelli. ‘Prima... Era solo divertimento, ecco.’

‘Ah, di bene in meglio.’, disse a denti stretti Nobunaga.

‘Ma... Penso di essermi affezionato a te, Kyota. Ecco perché non potevo più prenderti in giro così.’

 

Nobunaga non disse niente, fissando il suo capitano. Poi si girò.

‘Non importa. Io adesso ho interessi altrove.’

Jin aprì la bocca come un pesce lesso, poi la richiuse. Nessuno gli badò.

‘Non importa. Come ho detto, mi sono affezionato a te, e non voglio che rimangano delle incomprensioni tra di noi.’

‘Bene.’, sbottò la matricola. ‘Adesso ho compreso tutto.’

Maki sbuffò. ‘Mio dio, che ragazzo crucco. Sto iniziando a perdere la speranza di recuperarti, sai?’

‘Non importa, tanto... Non mi recupera lo stesso.’

‘Che vuoi dire?’

Nobunaga sorrise alla Maki. Maki iniziò a preoccuparsi seriamente. ‘Voglio dire... Che adesso siamo in gara per la stessa persona, per cui... Uno vince, l’altro perde. E di certo il perdente non vorrà aver molto a che fare con chi gli ha soffiato il premio da sotto il naso.’

 

Maki alzò un sopracciglio. Forse si era preoccupato troppo; il ragazzo stava solo delirando.

‘E cosa ci staremmo contendendo?’

Nobunaga sorrise di nuovo. Jin deglutì a vuoto. ‘Kenji-san, e chi se no?’

Maki aprì la bocca. La sua mente andò in bianco per un attimo.

‘Co...sa?’

Jin capì che Nobunaga era morto. Guardò Maki. Guardò di nuovo Kyota.

Scattò in avanti, afferrò la matricola per un polso, e si mise a correre disperatamente giù per il pendio, lasciando Maki in piedi nella radura, sotto shock.

 

***

 

Jin arrivò alla pensione distrutto. Aveva corso tutta la strada di ritorno tirandosi dietro Nobunaga e senza un minimo di lucidità mentale.

Il ragazzo non si fermò a dare alcuna spiegazione a nessuno, si fiondò direttamente in camera, aprendo la porta e sbattendoci dentro Kyota. Poi la richiuse, a chiave.

A quel punto collassò sul pavimento. Nobunaga ansava sul letto, senza fiato.

 

Per lunghi minuti nessuno si mosse. Poi Jin lentamente si recuperò dal pavimento, arrivando fino al letto di Maki, dove tese una mano a Nobunaga. Vedendo che il ragazzo non la prendeva, la guardia gli afferrò un polso e lo fece alzare.

Sempre tenendolo per mano con la sinistra, Jin alzò la destra e lo colpì al volto.

Nobunaga non disse nulla.

 

‘Tu... Devi essere completamente pazzo.’, scandì il trepuntista. ‘Ma pazzo sul serio. Maki-san avrebbe potuto ammazzarti. E non dico ammazzarti per scherzo. Cosa ti è saltato in mente?’

Kyota non rispose. Jin lo colpì di nuovo.

‘Voglio sapere esattamente cosa pensavi di fare.’

‘Kenji-san...’

‘E NON CHIAMARLO COSI’!!!’

Nobunaga alzò lo sguardo, fissando il senpai negli occhi. ‘Ha detto lui che posso chiamarlo così.’

‘Non ti credo.’, bisbigliò Jin. ‘Sei solo un piccolo bugiardo!’, urlò poi, tirandogli un manrovescio.

Nobunaga non rispose.

‘Allora?’, ansò Jin, cercando di calmarsi. ‘Parla.’

‘A cosa serve, se mi dai del bugiardo? Tanto non mi credi.’

 

La guardia fissò la matricola. Era diversa; era diversa da come se la ricordava... Non stava piagnucolando; non stava piangendo o protestando pestando i piedi. Parlava in maniera distaccata, come descrivendo fatti che non la riguardavano.

Lentamente, qualcosa affiorò nella sua mente. Un ricordo sbiadito di un evento spiacevole. Qualche mese prima. Lo spogliatoio. Maki-san... E uno strano discorso...

 

‘Ho paura per Kyota, Jin… Finirò per farne uno come me… Le cose belle andrebbero preservate, ma se rimangono belle non sopravvivono; e se poi sopravvivono, diventano un arido riflesso di quello che erano.  …In una maniera o in un altra, siamo destinati a perderlo. E a perdere…’

 

Jin in quel momento capì la vera portata di quello che aveva detto il suo capitano.

Si sentì andare in pezzi. Kyota continuava a fissarlo, senza parlare, le guance arrossate dove erano state colpite. Jin strinse la sua presa sulla mano della matricola.

‘No...’, mormorò la guardia. ‘No, ti prego, non farmi questo...’

Kyota continuò a guardarlo senza dire niente.

‘TI PREGO!’, urlò Jin, afferrandolo per le spalle e scrollandolo. ‘Così stai uccidendo la persona che amo!’

 

Nobunaga alzò le sopracciglia, perplesso. ‘Cosa?’

‘Perché fai così? Perché non ti comporti come al solito, urla, piangi, fai quello che vuoi, ma non rimanere fermo a fissarmi!’

‘E a cosa servirebbe?’

‘... A essere te stesso.’

‘Nessuno mi vuole. Se cambio, magari Kenji-san... Kenji-san...’

‘Perché non ti basto io, eh?! Perché continui a dire che nessuno ti vuole?’

 

Nobunaga si accigliò. ‘Tu volevi solo divertirti, come Maki.’

‘Adesso sei tu che non mi credi. Ti ho detto che ti amo, non hai sentito?! O ti fa troppo comodo far finta di non capire!?!’

‘E allora perché non l’hai detto fin dall’inizio!’, esclamò la matricola rabbiosa.

‘Perché non avrei sopportato un rifiuto da parte tua. Te l’ho detto, no?’

‘Ah sì?’

Jin scosse la testa. ‘Nobunaga... Ti prego, accorgiti di me, per una buona volta.’

‘Ma io... Non credo... Di amarti.’, mormorò la matricola.

‘...Forse è perché non sai cosa vuol dire, Naga?’

‘Mh... Può essere.’, rispose la matricola, mentre girava la testa lateralmente e sollevava un angolo della bocca.

 

Jin sospirò, distrutto.’Allora.... Me la daresti una possibilità, Nobunaga?’

Il ragazzo alzò un sopracciglio, sorridendo sornione. ‘Cioè?’

Jin passò le braccia dietro la nuca della matricola, abbracciandola e avvicinando la bocca al suo orecchio. ‘Diventi il mio ragazzo, Nobunaga?’

‘Mh... ... Va bhe.’

Jin collassò sul pavimento, incapace di muoversi di un millimetro. ‘Fiu.’

 

Passarono alcuni minuti in silenzio.

Poi il trepuntista parve ricordarsi di qualcosa di piuttosto importante. Si sedette meglio e chiese alla matricola, ora sdraiata sul suo letto: ‘Quella storia…Di Fujima-san…Non era vero niente, vero?’

Nobunaga scoppiò a ridere. ‘Ma no che non era vero! L’ho detto solo per dare fastidio a Maki-san… Però è vero che posso chiamarlo per nome; siamo usciti insieme un paio di volte…Mi ha portato al Luna Park, all’acquario, al giardino botanico…’, contò la matricola sulle dita.

Jin mugugnò tra sé e sé, per niente contento: ‘Bisognerà rimediare, qui… E bisognerà anche dire a Maki-san che era tutta una balla…Uffa, che casino, che guaio…Come facciamo?? Come facciamo?? Magari gli mando un fax, un piccione viaggiatore, Akane e Akogare, Sendo e Rukawa, o forse Fujima-san direttamente…?!’

 

Bussarono alla porta. Jin si alzò in piedi. ‘Chi è?’

‘Jin, apri la porta.’, comandò la voce di Maki da fuori.

‘Ehm…Prima di aprire avrei una cosa da dirle… Quello di Nobunaga era tutto uno scherzo, cioè una vendetta, un qualcosa di non vero comunque…Nessuno attenta a Fujima-san.’

‘Jin apri la porta.’

‘Va bene.’

Maki entrò nella stanza. Nobunaga si alzò in piedi. Maki chiuse la porta. La matricola fece un inchino:

‘Mi dispiace.’

 

Maki rimase un attimo zitto.

‘Per cosa ti dispiace?’

‘Per averle mentito.’

‘Solo per quello?!’, chiese il capitano avanzando sulla matricola.

‘Il resto se l’è cercato.’

 

Maki sbuffò, passandosi una mano tra i capelli. ‘Santa Pazienza… Sei contento adesso? Alla mia età non dovresti dirmi certe cose! Per poco non mi è preso un infarto; questo finché ho capito che effettivamente non poteva essere vero…’

‘E dovrei essere contento?’

Maki gli tirò un pugno in testa. ‘Hai fatto dannare tutti quanti, sei soddisfatto?’

‘Ahio…Sì, sono soddisfatto.’

 

Maki si mise le mani ai fianchi, con evidente aria da paternale. ‘Bene, allora che cos’è che farai da domani?’

‘Mi allenerò?’

‘A parte questo.’

‘…Starò con Jin-san?’

‘Cosa centra questo?’

‘Allora non lo so.’

‘SMETTERAI DI ROMPERE LE PALLE!!’, gli urlò Maki in faccia.

‘…Ah.’

 

Maki sbuffò alla Maki. ‘Sei soddisfatto, onde per cui possiamo mettere una pietra sopra a tutto il discorso e fare finta che non sia successo niente. Quando dico niente, voglio dire niente da maggio. Ok?’

‘Mh…Vabbene…’

‘Bene. adesso andiamo a cenare che sto morendo di fame. Cosa c’è per cena, Jin?’

‘Le solite cose.’, rispose la guardia scoppiando a piangere.

‘Le mie preferite! Andiamo.’, esclamò Maki infilando la porta e sparendo.

 

***

 

Rukawa stava sdraiato sul suo futon, ascoltando dal walkman.

Stranamente il sonno stentava a venire.

All’improvviso, Mitsui, un paio di futon più in giù, si allungò verso di lui e gli battè su una spalla.

Rukawa spense la musica e guardò perplesso il suo senpai.

‘C’è un cellulare che squilla da un po’, forse è tuo?’

Rukawa si sollevò a sedere, tolse le cuffie e andò a quattro fino alla sua borsa, dove effettivamente il cellulare di Akane, che la ragazza aveva insistito che lui prendesse, stava suonando.

‘Nh?’, disse rispondendo.

‘Akaneee! Sapessi che bella notizia!!!!’

‘Sono Rukawa.’

‘Rukawa-kun! Sapessi che bella notizia!!’

‘Nh…’

‘Mi sono messo con Nobunaga! Bisogna assolutamente che quando torniamo festeggiamo! Vi porto io fuori a cena! Evvai! Adesso chiamo Akane, buon ritiro.’

Rukawa rimase a guardare il cellulare muto per un po’. ‘Non mi piace.’

 

Gli altri lo guardarono perplessi.

‘Chi era?’, chiese Mitsui.

Il ragazzo non fece tempo a rispondere che il cellulare suonò di nuovo.

Rukawa lo guardò con odio.

‘Nh?’

‘Anch’io sono felice di sentirti! Come va lassù Rukawa?’, rispose la voce allegra di Sendo.

‘Mh, bene.’

‘Ah wow! Noi qui stiamo tutti bene, sto facendo la guardia a casa tua, come promesso.’

‘Bene.’

‘Quante volte hai litigato con Sakuragi? Eh?’

‘Non è venuto.’

‘Ah. Dov’è?’

‘Fa ritiro in palestra col panzone.’

‘Ah, passeremo a trovarlo e lo saluteremo da parte tua.’

Rukawa alzò un sopracciglio. ‘Nh?’

‘Sì, sì, anche per me è stato un piacere sentirti. Ti chiamo quando ho tempo, ciao ciao.’

‘Ciao.’

 

Gli altri lo guardarono ancora più perplessi.

‘Chi era?’, chiese Mitsui.

‘Nh.’

La guardia si avvicinò: ‘Allora?’

‘Sendo.’

‘Il numero 7 del Ryonan?’, intervenne perplesso Miyagi.

Rukawa annuì.

‘E prima?’, chiese Mitsui.

‘Jin-san.’

‘Quella cosa che gioca nel Kainan?!’, chiese Mitsui.

Rukawa annuì.

‘Cosa voleva?’

‘…Invitarci tutti a cena.’

‘A noi?’, intervenne perplesso Miyagi.

‘…A noi, non a voi.’

‘Ah.’, annuì Kogure.

 

***

 

‘Pronto?’, disse Akogare rispondendo alla chiamata sul suo cellulare.

‘Ciao Ako, sono il Nonno.’

‘Ah! Ciao Nonno! State tutti bene? Come va Matsuyama-kun? E la neve?’

‘…Matsuyama-kun? Vara che son Maki.’

‘Ah, pensavo fosse mio nonno da Hokkaido. Come va, Nonno? State tutti bene?’

‘Penso di aver capito perché mi hai spedito da Nobunaga…Comunque abbiamo risolto circa tutto. Adesso basterà che io mi dia da fare a casa. Notizie di Fuji?’, finì piagnucolando Maki.

‘Non lo sento da due, tre giorni. Mi dispiace.’

‘Ah bhe…Quando lo senti, digli che mi man…’, a questo punto ci fu un gran trambusto e si sentì chiaramente solo Maki urlare: ‘Molla!’

 

‘Pronto! Akogare! Che bella sorpresa! Mi sono messo con Nobunaga! E’ il mio ragazzo! E’ il mio ragazzo! EVVAI!’, urlò Jin nel telefono.

‘Eheh…Congratulazioni! Che bella notizia!’, esclamò Akogare imbarazzata. ‘Mi fa piacere per lei.’

‘E molla!’, si sentì di nuovo Maki. ‘Prima che mi interrompessero stavo dicendo…Che mi manca Fuji… Diglielo! Ma diglielo, eh? Sì?’

‘…Sì, sì, promesso…’

‘Ecco, ciao…’, piagnucolò alla fine Maki riagganciando.

‘Oddio….’

 

***

 

‘Senpaaii!’, chiamò Akogare, sbracciandosi dal cavalcavia. Fujima alzò lo sguardo, per vedere la ragazza scendere di corsa le scale e andargli incontro, con Sendo che trotterellava dietro.

Il ragazzo alzò un sopracciglio.

‘Buongiorno senpai! Come va?’

‘Bene. …’

‘Oh che bene!’, sorrise lei.

‘Salve Fujima-san.’, salutò Sendo avvicinandosi.

‘Ciao…’

‘Stiamo andando a casa di Akane. Viene con noi? Su, su.’, proseguì il ragazzo, spingendo Fujima nella stessa direzione da cui il playmaker era venuto.

‘Akane?’

Akogare alzò un sopracciglio: ‘Lei ha proprio una memoria da pesce lesso. L’ha già vista due volte; la ragazza che è venuta con me e Maki a trovarla.’

‘Ah, quella. …Perché dovrei venire?’

‘Ovvio, no? Perché di sì.’, rispose Akira continuando a spingerlo.

 

***

 

Il campanello suonò. Akane, stesa sul divano, intenta a leggere un libro, alzò la testa pigramente e chiese: ‘Chi è?’

‘Sono io.’

‘Macchè io e io, siamo noi!’

‘Ma certo che eravate voi, era una domanda retorica…’, sbottò Akane andando ad aprire.

‘Ciao Akane!’, disse Sendo entrando.

‘Come va?’, chiese Akogare seguendolo.

‘Permesso.’, concluse Fujima chiudendo la fila e la porta.

Akane alzò un sopracciglio. ‘Lui non è autorizzato ad essere qui. Kaede ha detto esplicitamente…’

‘Che io devo fare la guardia, per cui non ti preoccupare…’, concluse Sendo per lei.

‘Sarà…Volete del the freddo?’

‘Wow! Freddo! Il mio preferito!’

Akogare gli tirò un calcio. ‘E piantala!’

 

I quattro si piantarono in cucina.

‘Ho telefonato a Rukawa, ieri. Mi ha detto che va tutto bene e che non vede l’ora di tornare.’

Akane e Akogare lo guardarono scettiche, ma non dissero niente.

‘Io invece ho sentito Maki.’, proclamò Akogare. ‘Ha detto di dire a Fujima-san che gli manca molto! E ho sentito anche Jin…’

‘Anche io ho sentito Jin-san.’, sorrise Akane soddisfatta, ma non aggiunse altro.

‘Sicchè è ancora vivo, mi fa piacere…’, esclamò Sendo, sorridendo ampliamente.

‘Mh…’, notò Fujima.

 

‘E tu Akane, hai sentito Rukawa?’, chiese Akira, dopo un sorso di the.

‘Sì, l’ho chiamato ieri, e sotto c’era quel rompipalle di Senpai Teppista che faceva un casino del diavolo.’

‘Adesso che ricordo, Rukawa aveva anche detto che Sakuragi era rimasto qua in palestra ad allenarsi con un tipo panzone, ma non ho capito di chi parlasse…’

‘Diceva del Nonno.’, aiutò Akane.

‘Maki non è panzone e poi Maki è in ritiro e Fujima-san gli manca tanto!’, esclamò indignata Akogare.

‘Parlavo del nonno allenatore Anzai, non del nonno MVP Maki-san.’, puntualizzò l’altra. ‘Sicchè il Tinto è rimasto qui ad allenarsi da solo…Potremmo andare a trovarlo.’

Akogare la guardò alzando un sopracciglio. ‘E perché?’

‘…Penso che Kaede lo ritenga un elemento valido…Anche se un po’ idiota…’

‘Sì, anche a me ha dato sempre la stessa impressione…E’ troppo fuori, Sakuragi!’, esclamò entusiasta Sendo. ‘Assomiglia a Kyota, per certi versi…’

‘Mh…’, notò Fujima.

 

‘Allora? Quando tornano?’, chiese Akira, finendo il the.

‘Il 21, esattamente come ieri sarebbero tornati il 21 e come domani torneranno il 21.’, rispose Akogare. ‘E Maki non vede l’ora di essere qui, perché Fujima-san gli manca tanto tanto!’

‘…E Rukawa? Anche Rukawa non vede l’ora di tornare, vero?’

Akane e Akogare alzarono le sopracciglia. ‘Perché gli manchi tu?’, chiesero in coro con tono minaccioso.

Sendo si fece piccolo piccolo e scappò nel cesto del Signor Gatto.

‘Uffa…’

‘Mh…’, notò Fujima.

 

***

 

Il telefono suonò insistentemente. Akane lo guardò dal divano, non sapendo se sprecarsi ad alzarsi per rispondere o no. Sospirando, si tirò su e raggiunse l’apparecchio.

‘Pronto?’

‘Ciao Akane, come stai? Siamo all’aeroporto. Saremo a casa in un paio d’ore.’

La ragazza rimase un attimo congelata. ‘A casa dove?’

‘A casa lì con te, dove se no?’

‘…Ah.’

‘Ci vediamo, non uscire.’

Akane continuò a guardare la cornetta a lungo.

 

*** 

 

‘Fujima-san non mi sembrava molto convinto di tornare con Maki-san…’, notò Sendo, mentre giocava con la Playstation.

‘…Già…’, mormorò Akogare stravaccata sul letto.

‘Cosa pensi di fare?’

‘Niente… Non posso farci niente. In fondo mi riguarda solo fino ad un certo punto…’

‘Pensavo che tutto quello che riguardasse Fujima-san, riguardasse pienamente anche te…’

‘Tzè.’

 

Sendo spense il videogioco, lasciò il joystick sul pavimento, e andò a sedersi sul bordo del letto di Ako.

‘…Vuoi proprio che tornino insieme, eh?’

‘Sì, e tutti vissero felici e contenti.’

‘Bha. In fondo, anche se due persone si amano reciprocamente, non sempre è una buona cosa seguire quella via.’

Akogare spalancò gli occhi e si alzò a sedere. ‘Cosa vuoi dire?’

‘Che non sempre basta che un amore sia ricambiato perché vada tutto bene.’

‘Sì, invece. L’amore (ricambiato) supera ogni ostacolo (magari).’, annuì lei con forza.

‘Sei proprio un’idealista sognatrice…’, sorrise Sendo.

‘Lo dici come se fosse un’offesa.’

‘Non è un’offesa, è un po’ triste, ecco tutto.’

‘Ah. Ma se due persone vogliono davvero stare insieme, che forza può essere così forte da impedirglielo?’

Sendo sorrise. ‘La distanza. L’incomprensione. La società. I loro sogni. …’

‘Si può superare tutto, se davvero si vuole. Prendi per esempio te e Kaede-kun. Pur giocando in due squadre diverse, fate one-on-one insieme, vi allenate, andate a correre…Non è un po’ la stessa cosa?’

 

Sendo continuò a sorridere. ‘Il basket non ha niente di personale.’

‘Ma tra voi non è solo basket, no?’

Il ragazzo rise: ‘No. Diciamo che siamo sulla stessa lunghezza d’onda. E’ molto divertente stare con quel ragazzo, e ovviamente anche sfidarlo sul campo.’

‘Mh… Se non è solo basket, cos’altro è?’

Akira ammutolì. ‘E’…Bho. Capirsi senza dover parlare, per esempio.’

‘Ma anche io e te ci capiamo senza dover parlare!’

‘Mi pare evidente. Anche tu e Akane, suppongo.’

‘Ma io non sono innamorata di Akane!’

‘Perché, io sono innamorato di Rukawa?’

 

La ragazza lo fissò improvvisamente negli occhi. ‘Cosa chiedi a me? Saprai tu, no?’

‘Era una domanda retorica, perché te la prendi?’

‘Perché non so mai come prendere te, anche se per il collo sta diventando un’opzione interessante.’

Sendo rise di gusto.

‘Non c’è niente da ridere! Maledetto!’

‘Ma dai! Non prendertela!’

‘…Uffa.’

 

Il discorso morì all’improvviso.

Sendo abbassò il capo, mostrandosi molto interessato nei suoi calzini. Akogare, invece, rimase a fissare lui, in ginocchio sul letto.

‘Mh…’, commentò Akira, grattandosi il capo.

‘Mh?’, sobbalzò la ragazza, accorgendosi di essere rimasta imbambolata.

 

Sendo le lanciò un’occhiata obliqua. Lei abbassò lo sguardo.

Il ragazzo girò la testa verso l’alto, sporgendosi in avanti per appoggiare i gomiti sulle gambe.

Dopo un altro po’ di staticità, Sendo sbuffò: ‘Uffa! Come cavolo siamo finiti così?’

Akogare rise suo malgrado, tradendo un certo nervosismo.

Akira sbuffò di nuovo, poi si girò verso di lei e sorrise.

Lei contraccambiò, distogliendo però lo sguardo.

 

‘Mh…’, disse Sendo, un attimo pensieroso. Akogare lo guardò di nuovo, perplessa.

‘Ah! Il portacenere che ha portato Rukawa, l’ho messo là sopra.’, esclamò all’improvviso lui.

La ragazza sobbalzò. ‘D-dove?’, disse ridendo nervosamente.

‘Lì.’, le indicò Akira, vicino alla porta. Akogare si girò seguendo con lo sguardo la direzione.

 

Lui si sporse verso di lei, e la baciò.

 

 

--- Chapter #25, The End

 

 

The way we are (by Lene Marlin)

Il nostro modo di essere

 

Ti guardo crescere a volte vedo me stessa - in te

Può farmi paura ma anche essere circa divertente

Ti sento parlare

Un sacco di somiglianze

La tua scelta di parole

E tutte le fantasie

 

E’ solo il nostro modo di essere

Suppongo tu l’abbia visto adesso

Uno specchio di noi stessi sicuramente ci rende strani

Cadendo

Da una montagna di paure

Cosa c’è a cui appigliarsi?

 

Il modo in cui prendi tutto con un sorriso e la disperazione di quando

Non vuoi assolutamente andare a dormire

Mi potresti far camminare un miglio per farti sorridere

Ma non è che stai proprio piangendo

So che mi hai fregato

Un milione di volte

Non posso farci niente

Non so perchè

 

E’ solo il nostro modo di essere

Suppongo tu l’abbia visto adesso

Uno secchio di noi stessi sicuramente ci rende strani

Cadendo

Da una montagna di paure

Cosa c’è a cui appigliarsi?

 

Lo so che lo odi

Ma loro devono davvero fare quello che fanno

Urli i tuoi desideri io capisco

Ma loro non ne hanno la più pallida idea

 

E’ solo il nostro modo di essere

Suppongo tu l’abbia visto adesso

Uno secchio di noi stessi sicuramente ci rende strani

Cadendo

Da una montagna di paure

Cosa c’è a cui appigliarsi?

 

 

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