EMBRACING THE ICE KNIFE

By B’n’R

Capitolo n° 24

 

Angels With Dirty Faces (by Sugababes)

Angeli dalle facce sporche


Sono confuso, non so

Da che parte stia veramente andando

Questo ragazzo è un figo

Ma un altro mi è passato di fianco

Incastrato nel mezzo di questo posto

Che è maledettamente troppo caldo


Dovrei scegliere quello

Con la macchina grossa o no

Perché non c’è niente di serio

Vedi ho solo 17 anni

E voglio essere misterioso

Malizioso, sexy fino ai brividi

Mai dormire

Non rivelerò il mio lato viscido

 

Tutto il giorno e la notte striscio fuori

Penso a con chi andrò e a chi mi farò

Non pensare che io sia innocente, baby

Perché sto dando di matto

Dimmi, cosa vedi?

Non sono una ragazza  innocente


Non sai dove andiamo

Non sai

Che noi siamo angeli con le facce sporche al mattino

Non sai dove siamo stati per i bassifondi

Non sai che al mattino non ci saremo


Direi che sono il tipo di ragazzina

Che tu diresti timida

Ma non penso che questa sia la risposta

Che sentiresti se chiedessi al mio ragazzo

Sono solo una ragazzina a cui piace lasciarsi andare

Festeggiare con le mie donne fino all’alba

Eppure non mandare tutto in malora


Muovete le teste a ritmo

E agitala come non hai mai fatto prima

Spostati più vicino vieni con me

Ti mostrerò il posto giusto

Questo è quello che mi ha detto


Non sai dove andiamo

Non sai

Che noi siamo angeli con le facce sporche al mattino

Non sai dove siamo stati per i bassifondi

Non sai che al mattino non ci saremo

 

Non sai dove andiamo

Non sai

Che noi siamo angeli con le facce sporche al mattino

Non sai dove siamo stati per i bassifondi

Non sai che al mattino non ci saremo
 

Siamo il genere di ragazzine che non pensano

ma diciamo solo tutto ciò che vogliamo

sappiamo che andrà come vogliamo

sexy, di classe

non pensare che non ne sarò capace

angeli di giorno

ma di notte possiamo essere cattive

voglio avere i tipi sotto ghiaccio

voglio giocarci come fossero dadi

non sapeva fossi psicopatica finché non mi ha incontrato di notte

pensava questa ragazza fosse chic


Non sai dove andiamo

Non sai

Che noi siamo angeli con le facce sporche al mattino

Non sai dove siamo stati per i bassifondi

Non sai che al mattino non ci saremo

 

Non sai dove andiamo

Non sai

Che noi siamo angeli con le facce sporche al mattino

Non sai dove siamo stati per i bassifondi

Non sai che al mattino non ci saremo

Non sai dove vado

 

 

Canestro.

Canestro.

Canestro.

‘Tiè, nove punti, sono il migliore.’

Una risata divertita distrasse la guardia dal suo allenamento durante la pausa pranzo.

 

Nessuna nuova, buona nuova

(Molte nuove, …?)

Chapter #24

 

‘Maki-san!’, esclamò il ragazzo, notando per la prima volta il suo capitano seduto sugli spalti.

‘Ti vedo di ottimo umore, Jin.’, rispose Maki avanzando in palestra.

‘Anch’io vedo bene lei.’

‘Ah, bhe, io ho dormito.’

‘Bene. …Ieri sono stato a cena da Akane.’

Maki sollevò un sopracciglio. ‘Hai cenato con Akane? Ma e Rukawa?’

‘Mi ha invitato lui; in realtà non era la prima volta. Ieri però, c’erano anche Sendo e Akogare.’

‘Davvero?’

Jin annuì, mentre entrambi andavano a sedersi a bordo palestra. ‘E’ stato molto divertente. Dovrebbe venire anche lei ogni tanto. Sendo mi ha invitato a giocare con la Playstation a casa sua, tra l’altro.’

‘Come faccio a venire se non mi invitate?’, sbottò Maki.

Jin si riempì di goccioline. ‘Veramente io ci sono andato per caso…Ho trovato Sendo e Rukawa che facevano un one-on-one al campetto e…Bho, Rukawa mi ha invitato.’

‘Mh…’

 

I due si distesero sul pavimento, e per un po’ non parlarono, ciascuno preso dai propri pensieri.

‘Novità?’

‘Dovrebbero essercene?’

‘…Nessuna nuova, buona nuova…Forse…’, piagnucolò Maki molto convinto.

 

Maki a quel punto si girò su un fianco, appoggiando la testa su una spalla di Jin.

‘Eh…Maki-san?’

‘Lasciami un po’ così, Jin. Sono molto stanco…’

 

***

 

Akane e Akogare passeggiavano in giardino, dopo aver finito i loro pranzi.

‘…Comunque mi è sembrata una bella cosa.’

‘Almeno è servita a distrarlo…’, annuì Akane.

Akogare si fermò di colpo, dando una gomitata all’amica e indicandole un posto nascosto fra gli alberi.

Kyota Nobunaga era lì a pochi metri, da solo, intento a mangiucchiare dal suo bento.

Le due si guardarono, perplesse sul da farsi.

Poi Akane marciò verso il ragazzo, seguita a ruota dall’amica.

 

‘Naga!’

Il ragazzo alzò lo sguardo, perplesso. ‘Ah, Aka-chan, Ako-chan.’

Le due si avvicinarono ulteriormente, fino ad essere sotto il suo albero. ‘Ciao Naga. Tutto bene?’

‘Insomma.’

‘…Sei qui da solo.’, notò Ako.

‘…Perspicace.’

‘Dove hai lasciato Maki-san e Jin-san?’, disse poi velenosa Akogare.

‘In qualche posto molto lontano da qui, spero.’

‘E mi dici che non stai tormentando nessuno attualmente?’

Akane diede una leggera gomitata ad Akogare; poi si sedette.

 

‘Naga.’

‘Aka-chan! Che fai qui di bello?’

‘Ero preoccupata per te. Ho sentito che hai visto Fujima Kenji-san dello Shoyo. Volevo chiederti se ci sono stati dei problemi.’

‘Bhe…Vuoi dire ieri, o ieri l’altro?’

Le due ragazze rimasero di sale dov’erano.

 

‘Eh? Come sarebbe a dire?! Ma vi vedete tutti i giorni?’, sbottò Akogare.

‘Bhe? Sei gelosa? Kenji-san mi ha portato al Luna Park ieri, e l’altro giorno siamo andati all’acquario. E dice che mi trova molto simpatico. In compenso di te non parla mai.’

Akogare sorrise: ‘Quando è venuto a trovarmi a casa, l’altra sera, non ti ha nemmeno nominato.’

‘Per forza, non sono affari tuoi.’

‘Quando avete finito di litigare per una cosa che non è vostra, fate dei segnali di fumo, così lo so.’, sbottò Akane.

I due la fulminarono.

‘Aka-chan, chi ti ha detto che Kenji-san non è mio?’

Akogare balzò addosso al ragazzo, iniziando a graffiargli la faccia. Lui la spintonò via, cosa piuttosto facile, dati i rapporti di peso corporeo.

 

‘Aho. Basta. Sappiamo benissimo tutti quanti che Fujima-san è di Maki-san, per cui non vedo il motivo di tanto fare…’

Gli altri due si guardarono in cagnesco.

‘Allora? Com’è che tu e Fujima-san siete così amici?’, chiese Akane.

‘…Così.’

‘Cosa ti ha detto la prima sera che l’hai visto?’

‘…Che non mi vuole male. Siamo sulla stessa barca. Ehm…Che sono un ragazzo simpatico. E che siamo pari. Sorvoliamo sul fatto che mi ha baciato.’

 

Akogare nascose il volto tra le mani, disperata. Akane si batté una mano in fronte.

‘Anche io lo trovo tanto simpatico. E poi…Non mi ha buttato via come avete fatto voi.’

‘Per ora.’, aggiunse glaciale Akane.

 

***

 

Nobunaga guardò l’orologio e si rese conto di essere mostruosamente in ritardo; rapidamente percorse la piattaforma della stazione di Enoshima, cercando l’ormai nota figura di Fujima.

Kyota iniziò ad innervosirsi, temendo che il ragazzo più grande se ne fosse già andato. Poi una mano gli batté sulla spalla.

‘Naga-kun.’

La matricola sobbalzò girandosi. ‘Ah, Kenji-san. Scusi il ritardo, ma… Mi sono preso tardi, ecco, scusi…’

Fujima gli scostò un paio di ciuffi di capelli dalla fronte, con aria preoccupata. ‘Cos’hai fatto in faccia?’

Nobunaga arrossì. ‘E’ stata Akogareeeee…’, piagnucolò, ‘Mi ha aggredito senza motivo…’

‘Oh mi dispiace. Non dovreste litigare.’

‘Vada a dirlo a leeeei…’

Fujima sorrise. ‘Bhe? Non dovevamo andare al giardino botanico?’, chiese avviandosi verso l’uscita. ‘Ti va bene se attraversiamo il ponte a piedi?’

‘Certo! E’ tanto una bella giornata!’, rise Nobunaga accodandosi.

 

I due si avviarono lungo il ponte che collegava l’isola di Enoshima alla terra ferma. Nobunaga camminava sulla striscia gialla in mezzo al pavimento di mattoni rossi e grigi, stando bene attento a non uscirne, anche quando si divideva per delineare le decorazioni circolari in solo grigio e giallo.

Fujima rideva, osservando le acrobazie del ragazzo quando doveva schivare qualcuno.

 

Entrati al giardino botanico, Nobunaga volle subito salire sulla torre d’osservazione in centro al parco; dalla sua cima si vedevano le spiagge della costa e il Monte Fuji.

‘Whaaaa! Grandioso, grandioso! Si vede anche il Fujiyama! Non è fantastico?’, esclamò il ragazzo sporgendosi dalla ringhiera. Fujima si avvicinò, sorridendo, per godersi la veduta del tramonto.

Nobunaga si accostò al playmaker, appoggiando la fronte sulla sua guancia e strusciandosi lentamente. Fujima gli mise una mano tra i capelli, abbassandogli la testa di qualche centimetro, e scuotendola piano. Nobunaga rise, abbracciando l’altro a mo’ di koala. Anche Fujima rise.

‘Non mi lancerà anche lei dall’auto in corsa, vero?’

‘Eh?’

‘Come si fa con i cani d’estate.’

‘Certo che no.’

 

Per tutto il resto della visita, Fujima rimase ad osservare Nobunaga che penzolava da un albero all’altro, in scimmia style, per la disgrazia del custode.

 

***

 

Fujima stava tornando a casa, dopo essersi assicurato che Nobunaga fosse rincasato vivo e vegeto, quando il suo cellulare suonò.

‘Pronto?’

‘Senpai…’, disse una voce dall’oltretomba.

‘Oh ciao Akogare, ho sentito che hai litigato con Naga.’

‘…C’è chi ci litiga e chi lo bacia.’

‘Dove sei adesso?’

‘A casa.’

‘Sono vicino ad Enoshima. Ti va se ci incontriamo?’

‘Sì. Dove?’

‘Al Ryuko-ji?’

‘Va bene. Arrivo.’

 

***

 

Quando Akogare arrivò di corsa al tempio, Fujima era già seduto sulle scale di entrata, alla sinistra degli alberi.

‘Buonasera…Senpai.’, ansò lei.

‘Ciao Ako. …Andiamo un attimo a pregare?’

La ragazza lo guardò un attimo perplessa, poi annuì ed insieme salirono le scale che portavano alla statua di Nichiren, il santo buddista che era stato rinchiuso in prigioni un tempo situate in quel luogo.

 

Quando ebbero finito, Fujima uscì, per andare a guardare gli alberi del giardino. Akogare lo fissò da dietro, attendendo con calma che parlasse.

‘Ci assomiglia.’

‘Nobunaga a Maki?’

‘A com’era Maki quando aveva la sua età.’

‘Lo dice sempre anche Maki.’

‘Ho l’impressione che… Potrei avere indietro il tempo che ho perso.’

‘E’ impossibile.’

‘Vero? Ma mi sembra lo stesso. Ho un’occasione per ricominciare.’

‘Questa è una massa di scemenze.’

 

Fujima non rispose per un po’, poi disse: ‘Quando ti svegli una mattina e ti rendi conto che negli ultimi tre anni non hai fatto altro che far del male alla persona che ami, ti viene il dubbio di non saper amare.’

‘Lei non ama Nobunaga.’

‘Non amavo nemmeno Maki, all’inizio.’

‘…Per cui, la maniera per sentirsi meglio dopo aver scoperto di aver ferito una persona che si ama, è continuare a ferirla?’

‘E’ dimenticarsene.’

 

Il vento iniziò a soffiare, facendo muovere le foglie degli alberi, e scostando i capelli di Fujima dalla sua fronte.

‘Non posso fargli male di nuovo. Mi odierei.’

‘Penso che se tornaste insieme lei non gli farebbe più male. Lei lo renderebbe l’uomo più felice della terra.’

‘Che ne sai tu?’

‘So che buttare dalla finestra un amore ricambiato è da stupidi. Molto stupidi.’

‘Non è la prima volta che mi riscopro stupido.’

‘E’ la prima volta che io la scopro così stupido.’

La ragazza se ne andò.

 

***

 

I dieci giorni successivi andarono e venirono senza che Akane e Akogare trovassero il coraggio di dire a Maki e a Jin quello che sapevano.

E giunse così il 12 luglio, che vide Akane andare da Rukawa a chiedergli il permesso di invitare per cena la truppa, per il giorno dopo.

 

‘…Sendo?’

‘Sì, ma…Anche Akogare…Jin-san…’

‘…Katawa…Jin-san…E?’

‘E…Maki-san?’

‘…Maki?’

‘S-sì…Jin-san mi ha chiesto se poteva portarlo perché è depresso che è stato mollato e poi voleva salutarci prima della partenza…’

‘…Sendo lo sa?’

‘…Ehm, certo! E’ entusiasta!’

‘Nh.’

 

***

 

Akogare era già in cucina che trafficava con le carote quando il campanello suonò. Akane mollò le ciotole e corse ad aprire.

Maki era tirato fino all’ultimo capello: indossava una maglietta nera aderente, jeans grigio fumo, scarpe nere, capelli con la riga in mezzo sul finto spettinato; in mano aveva una bottiglia di champagne francese.

Akane passò un paio di volte lo sguardo da Maki alla bottiglia e poi disse: ‘Buonasera. Benvenuti. Accomodatevi. Posso servirvi qualcosa mentre attendete.’

‘Akane, ciao. Dovresti fare la cameriera nei Grand Hotel, sai?’

‘Grazie.’

‘Dove metto la bottiglia?’

‘In cucina. In frigo. Dica ad Akogare di occuparsene.’

Mentre Maki seguiva il braccio di Akane verso la cucina, entrò anche Jin.

 

‘Buonasera. Benvenuto anche a Lei. Si accomodi. Posso servirLe qualcosa mentre attende.’

Jin sorrise. ‘Ti diverti?’

‘No.’

Jin indossava a sua volta dei pantaloni blu scuro, una camicia bianca dal colletto sbottonato e scarpe da ginnastica bianche e azzurre. I suoi capelli erano i soliti, per cui molto ordinati.

 

Maki nel frattempo aveva trovato la cucina e Akogare, ancora impegnata con le carote.

‘Dove la metto la bottiglia?’

La ragazza si girò.

‘Ciao Nonno, nel fri…go.’

Ako rimase imbambolata a guardare Maki, come se l’avesse visto per la prima volta.

Il ragazzo sorrise perplesso. ‘Cosa c’è? Dov’è il frigo?’

‘Nonno!! Sei proprio strafigo stasera!’

Maki scoppiò a ridere. ‘Grazie…Ma…Il frigo?’

‘Ah, da’ a me! Ci penso io.’

 

In quella, Sendo entrò in cucina, in jeans e maglietta del Ryonan versione orripilante.

Akogare scosse la testa disperata.

‘Oh Maki-san, buonasera. Ha un impegno importante, poi, che è così elegante?’

Maki sorrise alla Maki, avvicinandosi. ‘No…Però…Se non hai niente da fare…Si può sempre rimediare…’, disse prendendogli il mento tra le dita.

‘…Eheh…’, sorrise Sendo.

‘Akogare…Posa quella bottiglia…’, disse Maki con voce minacciosa, sempre tenendo Sendo.

‘Nonno…Posa quell’Akira…’, rispose Akogare con voce più minacciosa, sempre brandendo la bottiglia.

Maki fece come gli era stato detto.

‘Eheh…’, sorrise Sendo.

 

‘Salve, Akogare, Sendo.’, disse Jin entrando.

Il ragazzo interpellato si girò. ‘Ehilà. Come andiamo?’

‘Si vive, si vive. Tu?’

‘Si cerca, si cerca…’

‘Salve Jin-san, per fortuna che c’è lei che si accorge sempre di me…’, disse Akogare agitando le braccia davanti al naso del ragazzo.

‘Ciao Ako.’

 

‘Dov’è il padrone di casa?’, chiese Maki.

‘Mio padre è in America.’, rispose Akane con tono professionale entrando in cucina e iniziando a controllare lo stato delle carote. ‘Tagliale a rotelle, per favore.’, disse rivolta ad Akogare.

‘Veramente dicevo di Rukawa.’

‘La casa è mia. E’ ancora all’allenamento.’

‘Lo Shohoku ci sta dando sotto.’, notò Maki sorridendo.

 

‘Dov’è il Signor Gatto?’, chiese Akogare cambiando argomento.

‘A spasso.’, supplì Akane.

‘Il Signor Gatto?’, chiese Maki a Jin.

‘Non so di chi stiano parlando.’

‘Bhe, del Signor Gatto, no? Il Signor Gatto è il vero padrone di questa casa, infatti va e viene quando vuole.’, sorrise Sendo. ‘Probabilmente arriverà mentre ceniamo.’

 

In quella, la porta di casa si aprì e Rukawa fece il suo ingresso.

‘Sono tornato.’

Subito Akane schizzò verso la porta. ‘Bentornato. Vuoi cenare? La cena è quasi pronta.’

‘Sì.’

‘Ciao Rukawa!’, esclamò Sendo andandogli incontro. ‘Ti sei allenato bene?’

‘Nh.’

‘Bene! Come vedi, gli ospiti sono già arrivati. Visto che non conosci Maki-san di persona, te lo presenterò io.’, continuò Sendo tirandolo per una manica fino dal capitano del Kainan. ‘Maki-san, questo è Rukawa Kaede-kun. Rukawa, questo è Maki Shin’ichi-san. Piacere!’

‘Salve.’

‘Ciao Rukawa. Come va?’

‘Nh…’

‘Voleva dire che va tutto bene, grazie e altrettanto.’

Maki alzò un sopracciglio. ‘Non sa parlare?’

Sendo rise. ‘No…Cioè, sì, ma parla rukawese. Fortunatamente, avete qui i più grandi esperti mondiali di questa lingua: Tsukuri Akane e il fantastico Sendo Akira-kun.’

 

Jin scoppiò a ridere. Maki rise sotto i baffi, chiedendosi se per caso Sendo avesse aperto la bottiglia di champagne senza che nessuno se ne fosse accorto. Akogare scosse la testa sorridendo, mentre tagliava le carote, e Akane non fece una piega. Rukawa stava già dormendo.

 

‘Ah, dorme.’, notò Jin.

‘Lasciatelo sul tavolo, è molto stanco ultimamente, dopo lo svegliamo.’, disse Sendo agitando una mano.

‘Ah.’

 

***

 

‘Buon appetito!’, esclamarono Jin, Sendo e Akogare in coro.

‘Grazie altrettanto.’, risposero Maki e Akane.

‘Nh.’

Jin attaccò subito la minestra di verdure. ‘Mh, è buona...’

‘Stai attento a non navigarci troppo.’, replicò immediatamente Sendo.

‘L’ultima volta non era un bello spettacolo.’, notò Akane.

‘Scusate...’, rise Jin.

‘Maki-san, com’è?’, chiese Aka.

‘Un attimo che l’assaggio per bene...’, rispose l’interpellato con aria da gran esperto di minestre.

‘.....’, Rukawa si girò verso Akane, fissandola. ‘E’ buona.’

‘Sì, è ottima.’, concordò Sendo annuendo.

‘... E’ solo una minestra.’, disse Aka, alzando le sopracciglia.

‘La mia preferita!’

‘Bhe, Akane, sarai contenta, no? Le mie sono solo commestibili, non le sue preferite!’, sbottò Akogare.

‘Oh, ma Ako, non importa se non sai cucinare; tanto, tu sai.... Sai... Sai fare benissimo... Oh, insomma, saprai fare qualcosa no? No?’, chiese Sendo rivolto a Maki e Jin.

I due ragazzi si guardarono perplessi.

‘Ehm...’

‘Oh, bhe, tiene molta compagnia!’, sorrise Jin.

‘Sì, Ako, sei un’ottima chiacchierona!’, annuì Akira.

‘Ah, grazie.’

‘...Sai stare 24 ore al giorno con Sendo.’, aiutò Rukawa.

Maki scoppiò a ridere, seguito a ruota da Jin.

‘Oh, Kaede-kun, se non ci fossi tu!’, esclamò entusiasta Ako.

‘Sei eroica, Akogare.’, aggiunse Akane.

‘...Ehi...’, pigolò Akira.

‘Tiè.’, esclamò Ako facendogli una linguaccia.

 

‘Allora, Rukawa... Lo Shohoku si allena parecchio, noto...’, iniziò Maki.

‘...Io noto che invece al Kainan si batte la fiacca...’, borbottò Rukawa, facendo cadere la mascella di Maki nella minestra.

‘E’ perché sono troppo occupati con i loro problemi, non vedi?’, sorrise Sendo.

‘Scusa, che problemi avrei io?’, chiese Maki, cercando di dirlo a denti stretti, ma impossibilitato dalla mascella che ancora stava nuotando nel piatto.

‘Sentimentali, no? O ha anche problemi di salute?’

‘Bhe, è un Nonno un po’ decrepito, a volte...’, annuì Akogare.

‘...Scusate...?!’, ruggì Maki, sbattendo la mano sulla tavola.

‘Ecco! Hai visto? Sei affetto da Fujimite!’

‘Ma non è vero!’

Akane si alzò per cambiare i piatti. ‘Maki-san, la mangia la minestra? Almeno recuperi la dentiera.’

‘Nono, la mangio... Il brodino per il Nonno...’, piagnucolò il capitano del Kainan.

Jin stava piangendo dal ridere da un pezzo, e per questo motivo non aveva partecipato all’ultimo round di dialogo.

 

Tutti rimasero zitti in attesa della portata principale, pensando alle loro disgrazie.

Akane arrivò con il Gyudon.

‘Ah, il mio piatto preferito!’, esclamò allegramente Sendo.

‘Ma Sendo, quanti piatti preferiti hai esattamente?’, sorrise Maki perplesso.

‘Bhe, è bello avere dell’entusiasmo a tavola, ogni tanto...’, sorrise Akane.

‘Uffa. Non è giusto, me ne vado, nessuno mi apprezza...’, brontolò Ako, scocciata.

‘Katawa, ho appena detto che sopporti Sendo per 24 ore al giorno, e vuoi arrenderti nell’unica cosa che sai fare?’, chiese Rukawa atono.

Tutti lo fissarono.

‘Ahaaaaa...’, piagnucolò Akogare. ‘Kaede-kun! Come puoi dire certe cose?’

‘Credo fosse il suo modo personale di farti coraggio.’, interpretò Sendo dal rukawese.

‘Ah... Allora rimango.’, concluse la ragazza.

 

A quel punto si sentì uno strano rumore sulla finestra.

‘Ah!’, esclamarono Akogare e Sendo in contemporanea. ‘Il Signor Gatto!!’, e scattarono entrambi verso la finestra, con risultato che la ragazza fu prevedibilmente spiaccicata sul pavimento e Akira arrivò incolume, aprendo all’animale.

Il gatto entrò con un balzo e avanzò verso Maki.

‘Sicché, questo è il padrone di casa.’, disse il ragazzo, osservando incuriosito la bestiola, che, altrettanto curiosa, andava strusciandosi sulle gambe della sedia.

Akane si alzò in piedi. ‘Gatto, Gatto...’, lo chiamò, andando al frigo e tirando fuori una scatoletta di cibo. Subito l’animale capì l’antifona, zompettando, coda in alto, alla sua ciotola.

‘Mangia anche tu, Gatto.’, disse la ragazza dandogli una pacca in testa.

‘Ma è proprio fissata col cibo, questa...’, notò Maki sottovoce.

Ako, dal pavimento, annuì.

 

Dopo un po’, il Gatto che ronfava sul divano, l’ordine venne ripristinato e la cena finita.

‘Cosa c’è per dolce?’, chiese Maki. Tutti lo guardarono perplessi.

‘Non c’è nessun dolce.’

‘Come non c’è nessun dolce?’, chiese minaccioso. ‘Che cavolo di pranzo è, senza dolce. Jin! Perché non hai portato un dolce, che maniere sono? Vieni a cena e non porti niente! Ma non ti hanno insegnato un cavolo a scuola! E tu, Sendo, pure tu! Perlomeno, Akogare ha aiutato a cucinare.’, il ragazzo scosse la testa.

‘Mi dispiace.’, pigolò Jin.

‘Bha. Vado a comperare un dolce.’, proclamò Maki alzandosi in piedi. ‘Con i tuoi soldi, Jin.’

‘Ma...’

‘Sì, sì!’, esclamò subito Ako. ‘Vengo anche io!’

 

***

 

Maki e Akogare tornavano con la torta a casa, quando la ragazza mise in atto il suo piano diabolico.

‘Ah, Nonno. Fermo un attimo.’

Maki si girò verso di lei, perplesso. ‘Cosa c’è?’

‘Come va?’

Un lampo di stupore passò sul volto del ragazzo, prima che lui sorridesse mestamente. ‘Bhe, ultimamente dormo. Almeno quello.’

Akogare annuì. ‘Sai, Nonno... Dovrei dirti una cosa, ma non lo farò. Non vorrei che, vecchio come sei, mi morissi d’infarto qui.’

‘...?’

‘Ti dirò solo che dovresti fare pace con Nobunaga al più presto, Maki, perché altrimenti finisci nei casini. E anche molto grossi. Per cui, in ritiro, fai qualcosa in quella direzione ok?’

Maki sospirò. ‘Sono stufo di giocare alle spie, Ako. Perché non mi dici cosa è successo? Ti ha chiesto Fujima, di non dirmelo?’

La ragazza scosse la testa. ‘Credimi. Lo faccio per il tuo bene.’

‘Da quando hai deciso quale è il mio bene e quale no?’

‘... Da un pochino. ... Vuoi il senpai indietro, vero?’

Maki dilatò un po’ gli occhi. ‘C-certo! Perché, conosci un modo...?’

Akogare rise senza umorismo. ‘Certo che no. Non ho ancora i poteri. Però, guarda... Ti regalo questo.’, disse sfilandosi una catenella dal collo e porgendola al ragazzo.

‘E’... Il secondo bottone?’

Lei annuì. ‘Sono sicura che ti porterà fortuna. E’ l’unica cosa che ti manca.’, sorrise.

‘In che senso?’

‘Ci puoi arrivare, ma non voglio essere io a dirtelo per prima.’

Maki la guardò perplesso, poi sorrise. ‘Grazie.’

‘Adesso andiamo a casa prima che la torta si squagli definitivamente.’

 

***

 

Maki appoggiò la torta sul tavolo, mentre Akane andava a prendere un coltello e glielo porgeva.

‘Oh, la torta meringata! Che bello, la mia...’

‘Sì, sì, la tua preferita, lo so.’, rispose Ako.

‘Grazie, Ako!’

‘Figurati, maledetto...’, borbottò lei.

‘Grazie Ako, grazie Ako...’, le fece due moine Sendo, mentre Rukawa scuoteva la testa.

‘Ecco...’, disse Maki, iniziando a distribuire i piattini con le fette di torta. ‘La fetta più grande all’MVP.’

Maki venne fulminato.

‘MVP sta per Most Vecchio Player, vero?’, sorrise Akogare, facendo ridere tutti.

‘Ma....’, borbottò Maki. ‘Questi kohai del giorno d’oggi, nessun rispetto portano...’

Jin sorrise. ‘Proprio no.’, disse, mentre mangiava la fetta di torta di Maki.

‘Argh, Jin, quoque tu!’

‘Cuocue?’, chiese Sendo.

‘Lascia stare, ignorante.’, sbottò Ako, servendosi.

 

Quando tutti ebbero la loro fetta di torta, Sendo si accorse che Rukawa guardava la propria con sospetto. ‘Rukawa, che combini? Non è la tua preferita?’

‘...Nh.’

Tutti si guardarono. ‘Cos’ha detto?’, chiese Jin.

‘Non ho capito!!’, si disperò Akira.

‘... Non è abituato a mangiare torte.’, mormorò dolorosamente Akane.

‘Ma è terribile!’, esclamò Sendo. ‘Ti perdi uno dei piaceri della vita! No, no, mangia, mangia, non ti fa male, poi starai meglio!’

‘Nh...’, rispose Rukawa, assaggiandone un pezzetto. E poi continuando a mangiarla, con somma soddisfazione di Sendo.

‘Non è la tua preferita?’

‘...’, Rukawa annuì, per la gioia totale dell’altro ragazzo.

 

‘Bene.’, annunciò Maki alzandosi in piedi. ‘Qui ci vuole un brindisi. E un mio discorso, ovviamente.’

‘Nonnoooooo... Mi sono annoiata a morte, all’ultimo discorso che hai fatto...’, brontolò Akogare.

‘Allora vedrò di farlo più bello.’, replicò Maki, annuendo e aprendo lo champagne, il cui botto fece schizzare il Signor Gatto al piano di sopra dallo spavento.

 

‘Bene. Allora...’

‘No.’, esclamò Sendo, alzandosi in piedi anche lui. ‘Lo faccio io.’

‘...Ma...’

‘Lo faccio io.’

‘Va bhe, per sta volta...’, si rassegnò Maki, sedendosi.

‘Bene. Dunque, direi che è proprio necessario un brindisi a coloro che si apprestano ad andare al campionato nazionale, mannaggia all’altra metà dei presenti che staranno a casa.’, sorrise il ragazzo. ‘Per cui... Al Campionato Nazionale, che Kanagawa possa brillare. Poi...’, continuò Sendo sorridendo. ‘A Maki-san e Fujima-san, che possano tornare felicemente insieme.’

Maki arrossì alla radice dei capelli, passandosi una mano sul volto per la disperazione.

‘A Jin... Che gli vada un po’ meglio in futuro. E a Rukawa, che speriamo abbia capito l’ultima cosa intelligente che gli ho detto. Ringraziamo Akane per la cena... Il Signor Gatto per la compagnia... E, bhe, poi rimaniamo io e te...’, disse rivolto ad Ako. ‘Ma non è che neanche abbiamo fatto niente di utile.’

‘Mh...’, pigolò lei.

 

‘Cin-cin.’, dissero tutti.

‘A noi.’

 

 

--- Chapter #24, The End

 

 

At the beginning (from Anastasia)

All’inizio

 

Non ci conoscevamo, iniziando un viaggio

Non sognando nemmeno, che cosa avremmo dovuto affrontare

Adesso siamo qui, e sono improvvisamente in piedi

All’inizio al vostro fianco

Nessuno mi aveva detto, che vi avrei trovato

Inaspettato, quello che avete fatto al mio cuore

Quando perdevo la speranza, eravate lì per ricordarmi

Questo è l’inizio

E la vita è una strada che voglio continuare a percorrere

L’amore è un fiume, voglio continuare a scorrere

La vita è una strada, ora e per sempre, un viaggio meraviglioso

Sarò lì quando il mondo smetterà di girare

Sarò lì alla fine della tempesta

Alla fine voglio ancora essere

All’inizio al vostro fianco

 

Non ci conoscevamo, imbarcati in una folle avventura

Non sognando nemmeno, come i nostri sogni si sarebbero realizzati

Adesso siamo qui, senza paura del futuro

All’inizio al vostro fianco


E la vita è una strada che voglio continuare a percorrere

L’amore è un fiume, voglio continuare a scorrere

La vita è una strada, ora e per sempre, un viaggio meraviglioso

Sarò lì quando il mondo smetterà di girare

Sarò lì alla fine della tempesta

Alla fine voglio ancora essere

All’inizio al vostro fianco

 

 

Sapevo che c’era qualcuno, da qualche parte

Un nuovo amore nell’oscurità

Adesso so che il mio sogno continuerà a vivere

Ho aspettato così tanto

Niente ci dividerà

 

E la vita è una strada che voglio continuare a percorrere

L’amore è un fiume, voglio continuare a scorrere

La vita è una strada, ora e per sempre, un viaggio meraviglioso

Sarò lì quando il mondo smetterà di girare

Sarò lì alla fine della tempesta

Alla fine voglio ancora essere

All’inizio al vostro fianco

 

Alla fine voglio ancora essere

All’inizio al vostro fianco

 

 

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