EMBRACING THE ICE KNIFE
By B’n’R
E’ non è (by
Niccolò Fabi)
E' una passione giocosaun buon sentimentouno sguardo e un pensieroche non si riposaE' la vita che accadeE' la cura del tempoE' una grande possibilità Non è una sfidaNon è una rivalsaNon è la finzione di essere meglioNon è la vittoria l'applauso del mondodi ciò che succede il senso profondo E' il filo di un aquiloneun equilibrio sottilenon è cosa ma è comeE' una questione di stilenon è di molti ne' pochima solo di alcuniE' una conquista una necessità Non è per missionema nemmeno per giocoNon è "che t'importa"Non è "tanto è uguale"Non è invecchiare cambiando canaleNon è un dovere dovere invecchiare Sentire e fare attenzioneubriacarsi d'amoreè una fissazioneè il mestiere che vivoe l'inchiostro aggrappatoa questo foglio di cartadi esserne degnoè il mio tentativo
‘Buongiorno!!!’
Akogare arrivò correndo sul
praticello, e si mise a girare attorno ai suoi due senpai lì seduti. Poi
atterrò di fianco a Maki e gli lanciò le braccia al collo. ‘Nonnino, come stai?
Ti vedo un po’ abbacchiato! Scusa se non sono venuta a trovarti ieri, ma ho
dovuto recuperare tutti gli appunti dei giorni in cui sono mancata.’
(Difficile da zittire)
Chapter #23
Maki sorrise mestamente.
‘Ciao, Akogare…’
‘Ah, Nonnino, non fare così,
su! … Succede a tutti.’
Maki alzò un sopracciglio.
‘Cosa, succede a tutti?’
‘Di avere un periodo no!
Guarda Akira, per esempio… Perché non ti dai al basket anche tu?’
‘Penso di essermi dato al
basket qualche anno fa, sai?’, sorrise Maki.
Akane arrivò in quel momento.
‘Ako, potevi anche aspettarmi, invece di correre via come una forsennata.’
Ako le fece una linguetta.
‘Scusa, avevo voglia di vedere il Nonno.’
L’altra ragazza concentrò
invece la sua attenzione sul cadavere di Jin dimenticato lì da qualcuno. ‘Jin-san. Buongiorno. Come sta?
Ha pranzato? Ha fame? Vuole mangiare qualcosa dal mio pranzo? Prego, si serva.’
I tre la guardarono perplessi.
‘Ecco…’, bisbigliò poi Ako.
‘Questa è la tecnica akanesca “Kaede è appena tornato a casa”.’
‘Davvero? Fa sempre così?’,
chiese Maki sorridendo. La ragazza annuì.
Jin nel frattempo aveva
allungato una mano, rubando un dango. ‘Grazie…’
Akane scosse la testa.
‘Jin-san, lei mi sembra tornato nel momento della sua crisi più nera e
profonda… Così non va affatto bene, sa? Dovrebbe essere più certo delle sue
azioni. Andrà tutto bene, alla fine andrà tutto bene anche in questo caso
disperato…’, annuì Akane, mentre Akogare dietro iniziava a cantare “Il tempo
sistema un po’ tutte le cose, e Maki e il Senpai fan pace…’.
Jin alzò un sopracciglio;
Akane diede all’amica una gomitata. “Il tempo sistema un po’ tutte le cozze e
Jin-san e Naga fan pace…”, riprese Ako stile disco di vinile.
Jin rise piano, passandosi una
mano sul volto. Poi si sporse in avanti e abbracciò prima Akane e poi Akogare.
‘Mi siete mancate… Nella mia
depressione…’
‘Sì, perché se era contento
con Naga, noi manco ci ricordava, vero?’, sbottò Ako storcendo il naso, per poi
scoppiare a ridere, seguita a ruota da Akane e Jin.
Maki nel frattempo si era
estraniato e stava, pieno di fuochi fatui, vicino all’albero, disegnando cerchi
con il dito indice sul terreno. I tre si riempirono di goccioline.
‘Ah, Nonnino! Non fare così!’,
urlò Akogare saltando su Maki. ‘Andrà tutto bene! Fidati…’, continuò tirandolo
più vicino alle scatole dei pranzi.
Tutti e quattro poi si misero
a mangiare, in silenzio. Akogare, però, a volte faceva strani movimenti nervosi
con le mani e i lineamenti le impazzivano misteriosamente.
Akane la guardò di soppiatto.
‘Senti, Ako…’, iniziò poi
Maki. ‘Cosa devi dirci?’
La ragazza fece un balzo
all’indietro. ‘Che, chi, io? Ma quando mai!’
‘Le bugie proprio non le sai
dire.’, sbottò Akane. L’amica tornò a sedersi sui talloni, guardando per terra
e grattandosi la nuca.
‘Ieri ho visto Fujima-san; è
venuto a casa mia…’
‘Supponevo che lo avrebbe
fatto…’, sorrise Maki mestamente, inclinando la testa.
‘E… Bhe… Mi dispiace, ma…
Quando gli ho chiesto di voi due, lui ha detto… Che crede di non averti
perdonato e anche che non siete fatti uno per l’altro.’
Il ragazzo posò il dango che
aveva in mano, e si coprì gli occhi con una mano, appoggiando il gomito sul
ginocchio.
‘Ma… Ma Fujima-san ha anche
detto che ancora non sa se ti sta lasciando e che ha solo bisogno di tempo per
pensarci!’, esclamò Ako, annuendo, mentre iniziava a dare segni di
disperazione.
Maki si limitò a scuotere la
testa.
‘Maaaki, non fare così…’,
inizò a piagnucolare lei.
‘… Mi dispiace.’, mormorò Jin,
mentre Akane non diceva niente, guardando altrove.
Akogare alzò gli occhi sul
trepuntista. ‘Ha per caso visto Naga, oggi?’
Jin alzò piano un
sopracciglio. ‘No…. Perché?’, chiese poi con un’ombra di urgenza nella
voce.
Lei fece un respiro profondo.
‘Perché credo che ieri lui e Fujima-san abbiano parlato.’
Maki scattò subito in una
posizione di vedetta, mentre Jin s’ombreggiava di blu e Akane fissava l’amica
con aria preoccupata.
‘Cosa…?’, mormorò Jin. ‘Oh no… Oh no no no. Cosa gli ha
fatto!?’
‘Da come ne parlava Fujima-san,
devono solo aver parlato… Ma… Ha anche detto che Nobunaga gli ha detto di
chiamarlo Naga, per cui… Credo che siano davvero venuti ad un qualche tipo di
accordo.’
‘Io fossi in te non ci
giurerei…’, disse Maki scuotendo la testa.
Akane non aprì bocca.
***
Rukawa girò i tacchi e si
allontanò dalla palestra. Come una vocina gli aveva suggerito appena partito da
casa, Sendo all’allenamento della sua squadra non c’era, nonostante i ragazzi
del Ryonan fossero già tutti strafumati. Sempre con calma, il ragazzo.
Senza badare ai commenti
dell’altra squadra, Rukawa si avviò lungo la strada che sapeva condurre a casa
Katawa. Arrivato in vista del mare, distinse la capigliatura di Sendo da
lontano; decise a quel punto che poteva anche aspettarlo lì.
L’altro ragazzo si accorse di
lui solo quando fu a pochi metri.
‘Mh?! Ehilà.’
‘Ehilà. Facciamo una gara?’
‘Eh?’
***
Il sogno di Rukawa Kaede,
anni 15, di Shin-Sugita, era sempre stato quello di andare a giocare in
America, la patria del basket.
Motivazione? Migliorare.
Negli ultimi mesi aveva
iniziato a pensare che magari fosse il caso di muoversi, e trasferirsi sul
serio. In fondo, aveva già 15 anni.
Quando però si era trattato
di dirlo al suo allenatore... Ehm, allenatore coi baffi, gli occhiali e
rotondo, quest’ultimo si era dimostrato, più che reticente, semplicemente
contrario.
‘Why?’
Motivazione? Non era ancora
al livello di Sendo.
In una parola, l’allenatore
panzone voleva che Rukawa diventasse il numero uno del Giappone a livello
liceale.
Ma cosa diavolo voleva dire?
“Diventa il numero uno,
diventa il numero uno”... Per quanto Rukawa ci pensasse, non riusciva a mettere
esattamente a fuoco il concetto. Il premio di MVP non poteva essere di grande
aiuto a risolvere la cosa; il campionato dipendeva da troppe variabili
(l’idiota, la squadra, l’idiota, la fortuna, l’idiota...).
Forse si poteva ricorrere al
vecchio one-on-one. Per lo meno, con i giocatori che ricoprivano il suo ruolo.
Come si poteva fare un paragone tra lui e il Gorilla? Se il Gorilla era un
miglior centro, Rukawa di certo era una miglior ala. Grazie e buongiorno.
Rukawa aveva dunque iniziato
a stilare una lista di possibili avversari.
Giusto per iniziare, aveva
sfidato il suo Senpai Teppista, a scanso di equivoci (in fondo era stato MVP).
Il secondo ed ultimo nome
della lista (ponendo che non valeva la pena di muoversi per Kyota) era
ovviamente Sendo Akira.
Adesso voleva proprio vedere
cosa avrebbe detto il panzone.
***
Sebbene di poco, Rukawa era
convinto di aver appena dimostrato di esser migliore di Sendo. Avevano giocato
per ore, e il bilancio, nella testa del giocatore del Shohoku, era a suo
favore.
‘Sai, tu hai lo stesso modo
di giocare sia durante le partite, sia durante gli scontri a due.’
‘...?’, e grazie. Era sempre
lo stesso giocatore, mica cambiava, in campo. Dove stava andando a parare,
Sendo?
‘Ammetto che, nel contesto di
una gara a due, non esiste persona che sia in grado di sconfiggerti.
(Probabilmente) Non si può dire però la stessa cosa del tuo comportamento in
partita.’
Rukawa alzò un sopracciglio.
Sendo stava forse dicendo che fare un one-on-one non aveva senso per
identificare il giocatore migliore? Ma allora cosa doveva fare, diamine?! Akira
continuò a far roteare la palla, tenendola con una mano.
Rukawa lo fissò, aspettando
che si decidesse ad andare avanti.
‘Lì cambia tutto. Perché tu
non possiedi quel tipo di talento...’
‘Cosa...?!’
I due rimasero a guardarsi,
mentre Rukawa stava pensando che il basket non era una cosa personale, non era
una cosa personale, non era una cosa personale...
‘Comunque, anche per quanto
riguarda le partite uno contro uno, la tua arma d’attacco più efficace è sempre
la stessa. La mia squadra non l’ha ancora capito... Sto parlando della tua
determinazione a vincere ad ogni costo.’
Perché, gli altri non erano
determinati? Dov’era la differenza? La determinazione non era parte integrante
del gioco?
La determinazione non era IL
gioco?
Che senso aveva altrimenti
buttare una cosa sferica dentro un cesto?
E soprattutto, da quando
Sendo era così criptico? E serio, anche.
Il cervello di Rukawa iniziò
ad andare in corto.
La cosa doveva essere
piuttosto visibile, dato che l’altro ragazzo si mise a ridere.
‘Rukawa, fumi dalle
orecchie!’
Poi Sendo sorrise con fare
paterno. ‘Dai, riprendiamo.’
***
Il campanello di casa Tsukuri
suonò.
Akane, asciugandosi le mani
su un grembiule, andò alla porta, aprendo.
‘Ciao, Akane.’, disse Akogare
entrando di fretta. ‘Senti, per caso hai visto Akira?’
La ragazza scosse la testa.
‘L’allenamento doveva essere
finito già da un pezzo.’, piagnucolò Ako. ‘Non è che Fujima-san l’ha trovato,
vero??’
Akane sollevò un
sopracciglio. ‘Ma figurati. Siediti e calmati. Hai provato a chiamarlo sul
cellulare?’
‘Sì...’, rispose Ako, andando
in cucina e sedendosi. ‘Ma è spento. In genere lo tiene spento, ma speravo...’
‘Puoi provare più tardi...’,
rispose Akane, continuando a lavare la verdura.
Per un lungo periodo le due
rimasero in silenzio.
‘Senti, Akane.’
‘Mh?’
‘Che ne pensi?’
‘Mh?’
‘Di tutta la faccenda, dico.’
Akane si girò, per guardare
in faccia l’amica. Poi alzò un sopracciglio e si sedette a tavolo con lei.
‘Di cosa parli, Akogare?’
‘Massì, dai... Io e te che
arriviamo al Kainan, poi c’è Naga, arriva Jin, Maki cade dal cielo, poi si
scopre che Fujima, il mio senpai adorato, sta con il nemico numero uno di
Kanagawa, e poi Akira e Rukawa diventano amici... Cioè, come diavolo siamo
finite a questo punto?’
‘Effettivamente, questa
potrebbe essere la trama di una pessima storia.’, disse Akane sorridendo con
una punta di amarezza.
‘... A volte... Non hai
impressione anche tu che le cose cadano dal cielo, così... Succedano senza un
motivo.’
‘... Senza soluzione di
continuità, dici?’
‘Bhe, circa. Ti ricordi
quando Maki ti ha scrollato per il fiocco e spedito per terra?’
‘...Ah, è vero, ha fatto anche
quello.’, rispose Akane pensierosa.
‘Senti, ma... E’ assurdo. E’
come se certe cose dovessero cambiarci la vita e poi in realtà la vita continua
come sempre, e niente è diverso dal solito. ... Andremo avanti all’infinito.’
‘Mah. Non mi è mai
dispiaciuta la monotonia.’
‘Sì, sì, ok...’, sbottò Ako
abbozzando un sorriso.
‘E poi le cose cambiano
sempre piano piano; non ti svegli un mattino dicendo "ah, mi sono
innamorata di Tizio" o "ah, odio Caio".’
Sul volto di Akogare passò
un’espressione stupita; poi la ragazza arrossì e balzò in piedi, urlando: ‘Sì,
sì, è proprio così, vero? Non succede mai niente di colpo! E allora non ce ne
rendiamo nemmeno conto, ma piano le cose cambiano e poi ti trovi in una
situazione completamente differente da quella di partenza e ti dici "ma
dove diavolo sono? E come ci sono finito?" e allora devi riprendere in
mano tutto e controllare di non aver fatto errori, o di aver solo lasciato
passare tutto senza fare niente, e però poi ti dimentichi di come era prima, e
allora non sai più dove sbattere la testa e c’è questa... cosa... che ti...
opprime... e... non sai come farla andare... via.’
Ako si lasciò cadere sulla
sedia, abbassando la testa.
‘Akogare. Hai qualche
problema?’
‘No, sono sanissima.’
‘Non in quel senso. C’è
qualche cosa che vuoi dirmi, qualcosa che ti mette a disagio?’
‘... Il Nonno dice che è
normale, ma... Anche se lo è... Io voglio che vada via...’
‘??’
***
Aveva passeggiato per un po’,
dopo esser rimasto solo.
Forse per un lungo po’.
Ormai era quasi buio. In giro
non c’era quasi nessuno, in quel momento di transizione tra il ritorno degli
impiegati a casa e l’uscita dei giovani la sera.
Poi il rumore di un pallone
che rimbalzava aveva attirato la sua attenzione.
Si era avvicinato ad una
siepe, addosso alla quale c’erano radunati dei bambini.
‘Sono entrambi
eccezionali...’
‘Come dicevo, dei
professionisti!’
‘Non perdono una palla...’
Vagamente incuriosito, si
avvicinò al buco e spiò all’interno, oltre la rete.
Sendo e Rukawa stavano
facendo un one-on-one. Impossibile confonderli con qualche altro giocatore.
I due si fermarono, ansanti.
‘Non ti stanchi proprio mai,
eh?’, sorrise Sendo, agitando una mano. ‘Ormai è buio, non si vede più il
canestro. Su, smettiamo. ...’
Il giocatore del Ryonan si
diresse verso una borsa, infilandovi dentro la palla e facendo per partire,
dopo aver trafficato con qualcosa all’interno.
‘Allora, ciao! In bocca al
lupo per il torneo interscolastico.’
‘...’
‘A proposito... Perché hai
voluto gareggiare con me?’
Sendo si girò, con aria perplessa
di attesa. ‘...’
Rukawa aspettò un attimo, con
aria cupa. ‘Dimmi: a livello nazionale... C’è qualche atleta più bravo di te?’
‘...’
Dall’espressione sul volto di
Sendo, un misto tra il compiaciuto, il perplesso, la noia e l’ovvietà, Jin capì
che il ragazzo doveva aver colto il complimento sottinteso nella domanda di
Rukawa.
‘Bhe... Allora non ne sai
niente, eh?’
Rukawa non rispose, con
cipiglio fiero. Jin sorrise. Sendo gli aveva appena detto di essere un idiota,
in soldoni. La matricola si girò, facendo per andarsene.
‘Sì, ce n’è uno.’
Rukawa scattò subito
all’attenzione.
‘Ho giocato contro di lui una
sola volta, alle medie, e non sono riuscito a sconfiggerlo.’
‘Come si chiama?’
‘Kitazawa...’
Jin alzò un sopracciglio. Chi
era questo?
Rukawa fece un sospiro di
rivelazione, mentre dilatava gli occhi.
‘No... O forse Sawakita...
Bho?’
Jin scoppiò a ridere suo
malgrado. Tipico di Sendo (forse), scambiare i due kanji del nome di un
avversario così importante... Jin scommetteva che Maki aveva ancora gli incubi
al solo sentir parlare dell’ala piccola del Sannoh Kogyo, squadra che l’anno
scorso (quando il trepuntista era ancora in panchina) li aveva sconfitti.
Rukawa si girò nella
direzione del suono. Jin smise subito di ridere, mentre la matricola lo fissava.
Forse non avrebbe dovuto spiarli in maniera così poco simpatica...
Anche Sendo si girò, ma in
quella si sentì uno strano suono. A occhio e croce, ‘Nella vecchia fattoria’.
Sendo subito si mise a frugare nella borsa, mentre Rukawa si voltava verso di lui.
‘Il telefono, il
telefono...’, pigolava Sendo. ‘Ah, eccolo. Pronti!’
‘Pronti un corno!!’, urlò una
voce dall’apparecchio.
‘Ah, ciao Akogare, che bella
sorpresa!’
‘Ma che bella sorpresa e
sorpresa! Dove diamine sei? Andare in giro così di sti tempi pericolosi, quante
volte devo dirtelo di avvertire quando ritardi?!’
‘Scusa, scusa... Ma ho
trovato Rukawa e abbiamo fatto due tiri...’
‘Due tiri?! Dì pure duecento!
Adesso sono da Akane, venite qui tutti e due, che ho un invito per cena!
Muovetevi!!!’
‘Mh...Ha messo giù...’,
pigolò Sendo.
‘Nh?’
‘Rukawa, sono a mangiare da
te, oggi. Ci vogliono subito a casa... "Muovetevi!!!", ecco, ha fatto
proprio così.’, disse Sendo imitando una gallina sgozzata.
‘A me pareva di più una
gallina sgozzata.’
‘Non è veroooo...’, pigolò
Sendo di nuovo. ‘Smettila di dire così...’
Jin si stava riempiendo di
goccioline imbarazzate.
Poi Rukawa sbuffò alla Rukawa
e si girò verso di lui.
‘Vuole venire a cena anche
lei?’
Jin congelò.
***
Akogare giocò per un po’ con
il cucchiaino.
‘Bhe, adesso sappiamo dove
sono stati. Ma stavi dicendo?’, continuò Akane.
La ragazza annuì vagamente.
‘Bhe, niente, come dicevi tu, le cose cambiano piano.’
‘Ma a cosa ti riferivi in
particolare?’
‘Oh, niente...’
Ad Akane scese la gocciolina
sulla fronte. ‘Sì, come no...’
Ako arrossì. ‘... Akane, alla
fine ti sei sempre rifiutata di spiegarmi perché stai qui con Rukawa-kun.’
‘Hai la memoria corta? Ti ho
già raccontato tutta la storia.’
‘Sì, ma dal fatto di averlo
in casa al lasciarsi monopolizzare così la vita...’, sorrise Akogare acida.
‘Bha... Sono così passiva che
aspetterò un TIR, che posso dirti. Semplicemente, ci siamo trovati così. Le
cose cambiano piano e non si sa mai dove inizino esattamente.’
Akogare stette zitta un
attimo e poi disse: ‘Già. Capisco. E non ti va di rompere, di evadere?’
Akane alzò un sopracciglio.
‘Per ora, no. Non ho niente contro questa situazione.’
Akogare sbuffò. ‘Sarebbe la
tua vita, sai?’
‘Lo so.’
‘Bha. Il fatto è che... Io
avrei molta voglia di andarmene e mandare tutto a rotoli.’
‘Ma così facendo lasci qui
una parte troppo grande di te stessa.’
‘Dici? Forse è proprio per
questo che sono ancora qua.’
Akane annuì.
‘Ma non ne sono sicura. Forse
sono ancora qua per un altro motivo, ma vedi, è proprio qui il punto. Non lo
so. E ultimamente saperlo mi sembra essere diventato una cosa di primaria
importanza.’
‘Sei sicura di volerlo
sapere? Potrebbe non piacerti, la verità.’
‘Sempre meglio
dell’incertezza.’
‘Mah... L’incertezza si mette
a tacere, la verità è un po’ più difficile da zittire.’
‘Akane...’, sbottò Ako,
facendo una smorfia. ‘Sei un disastro.’
***
‘Bhe, allora come va?’,
chiese Jin, camminando alla destra di Rukawa.
‘Nh.’
‘Voleva dire che va tutto
bene, al solito.’, aiutò Sendo, che invece procedeva a sinistra della matricola.
Jin sorrise imbarazzato. Poi
ci fu silenzio per un po’.
‘Bhe, oggi è proprio una
bella giornata, non trovate?’
Rukawa guardò il punto
dov’era sparito il sole. ‘Nh.’
Sendo rimase un attimo
perplesso. ‘Credo intendesse dire che non ha notato se era una bella giornata,
oggi. Ma non ne sono sicuro.’
Rukawa lo fulminò con lo
sguardo.
‘Dì un po’ Jin…’, iniziò poi
Sendo. ‘Come sta Maki-san?’
‘Eh?’
‘Bhe, Akogare ha detto
qualcosa a proposito del fatto che lui e Fujima-san hanno litigato.’
Jin spalancò gli occhi.
‘Ehm…Quanto sai di questa storia?’
‘Akane ha detto che Maki-san
e Fujima-san stanno, o forse stavano, insieme. Akogare dice che Fujima-san gira
alla ricerca di vendetta. Ogni tanto tornava a casa insultando Kyota…’
‘Nh…Non mi piace per niente
Kyota.’
Jin rimase un po’ in
silenzio. ‘Maki-san è molto depresso, ecco. …E io…Bhe, io tiro a campare.’
Rukawa alzò un sopracciglio.
‘Perché?’
Sendo fece un balzo laterale
e si mise a puntare un dito su Rukawa. ‘Oddio! Ti sei interessato a qualcosa
che non fosse il basket o che non fossi io! Oggi sei tutto strambo, Rukawa.’
‘Quello che oggi è strambo
sei tu.’, rispose la matricola fissandolo come per cercare di capire dove fosse
il bandolo della matassa. Poi si girò verso Jin, ‘Perché?’
‘Akane non ti ha detto
niente?’, sorrise divertito Jin, un po’ amaramente.
‘Akane non dice mai niente.’
‘Ah. Bhe vedi, ho anch’io le
mie beghe, purtroppo. Perché, se a te non piace Kyota, a me invece piace,
purtroppo. Chi piace a lui, è ancora un mistero. Maki-san probabilmente.’,
concluse Jin guardando il cielo ormai notturno.
‘A me lei non dispiace.’
Jin sorrise. ‘Mi fa molto
piacere… … …’, il ragazzo girò il volto dall’altra parte.
‘Dov’è che vi siete
conosciuti?’, chiese poi Rukawa. ‘Lei e Akane.’
Sendo rise. ‘Parli un sacco
oggi.’
La matricola lo fulminò.
Jin guardò Rukawa con aria
perplessa. ‘A scuola.’
‘…’, Rukawa lo fissò a lungo.
‘E’ una scuola femminile.’
Jin rise. ‘Il San Yan è
femminile, ma è annessa al Kainan. Cioè noi.’
Rukawa sbatté le palpebre un
paio di volte.
Poi si girò verso Sendo con
fare accusatore. ‘Tu lo sapevi.’
Il ragazzo alzò le mani.
‘Pensavo che anche tu lo sapessi!’
‘Akane è a scuola con Kyota
Nobunaga.’, disse Rukawa dopo qualche secondo, innervosito.
Jin sorrise. ‘Non ti
preoccupare per Nobunaga. Non le va più dietro. Almeno spero.’
Rukawa lo guardò in maniera
inquietante. Jin iniziò a pensare di aver sbagliato qualcosa. In quella, la
borsa di Sendo uscì dal nulla e abbatté la misera guardia.
La matricola fissò Jin,
seduto sul pavimento, sconvolto. ‘Ahio…’
‘Ahahaha, Rukawa non badare a
cosa dice Jin!’, rise Akira in maniera forzata.
‘Kyota…Ha disturbato Akane…?’
‘Bhe…Ma va tutto bene
adesso!’, esclamò Sendo, mettendogli una mano sulla spalla.
‘Sì, va tutto benissimo…’,
aggiunse Jin, con voce dall’oltretomba.
I tre rimasero a guardarsi.
‘Non mi piace per niente.’
‘Lo sappiamo, lo
sappiamo…Adesso andiamo, che dovevamo muoverci!’, annuì Sendo spingendo Rukawa
in avanti e tirandosi dietro Jin per una manica della divisa.
***
Il campanello suonò. Akane
corse ad aprire, ma Akogare la batté sul tempo, fiondandosi alla porta e
spalancandola.
‘Maledetto cretinooooooo! Quanto ci hai messo?! Perché
non mi hai chiamato?! Idiotaaaa!’, urlò la ragazza, in faccia a Jin. Poi si
accorse di chi fosse. ‘Eh?…Jin-san…?’
Sendo intanto se la rideva, a
distanza di sicurezza. Rukawa entrò in casa senza fare una piega. Subito Akane
si avvicinò.
‘Sono tornato.’
‘Bentornato. Hai fame? Ho
preparato la cena, se vuoi mangiare.’, rispose la ragazza professionalmente.
‘Ahahahah, Jin-san!’, rise
Akogare imbarazzata, ‘Scusi, l’avevo scambiata per qualche altro cretino!’, e
così dicendo tirò un calcio ad Akira che stava entrando in coda a Rukawa.
‘Ahio…’, piagnucolò lui.
‘Figurati Ako…’
In quella Akane si avvicinò
rapidamente. ‘Jin-san. Mangia anche lei qui? Penso di avere qualcosa anche per
lei. Prego, si accomodi.’
‘Permesso…’, pigolò Jin
timidamente, entrando.
‘Akaneee, io vado a farmi la
doccia di sopra. C’è il mio asciugamano per caso?’
‘Sì, prego. Jin-san vuole
fare una doccia anche lei?’
‘No, io non ho giocato…E’
proprio a casa sua qui, eh? Sendo, dico.’
‘Abbastanza.’, rispose Akogare mentre si dirigevano tutti e tre in
cucina.
Jin si guardò attorno,
perplesso. ‘Ma dov’è Rukawa-kun?’
‘Nella doccia.’, rispose
Akane.
‘Nella…Do…Ma…?’, balbettò
Jin.
‘Nella doccia del piano
terra. Ci sono due bagni.’, disse in maniera minacciosa Akogare.
Jin scoppiò a ridere
imbarazzato. ‘Ah, bhe, ovvio no?’
‘Sì.’
***
Dopo un quarto d’ora, tutto
era apparecchiato, il katsudon e la minestra pronti e i cinque seduti a tavola.
‘Buon Appetito!’, esclamarono
Akira e Akogare insieme.
‘Grazie altrettanto.’,
sorrise Jin.
‘Nh.’
‘Rukawa-kun…Sai già quando andrete in ritiro?’, chiese poi Jin,
dopo essersi servito con della minestra.
‘…Dal 14 al 21.’
‘Toh, anche noi…’, replicò
Jin.
‘Ah…Rimango solo io a
casa…Bhe Akane vorrà dire che verrò a trovarti tutti i giorni.’, rise Sendo.
‘Anche io verrò a trovarti
Akane.’, disse subito Akogare. ‘Magari riesco a portare anche Fujima-san, pure
lui è solo a casa.’
Rukawa alzò lo sguardo dal
piatto. ‘Katawa…Non voglio gente strana in casa.’
‘Non per niente lo porto
quando tu…’, Sendo imbavagliò Akogare, bisbigliando: ‘Non adesso.’
‘Non ti preoccupare farò la
guardia io. Tanto gioco in tutti i ruoli!’, esclamò poi ridendo Akira.
Jin finì con la testa nel
piatto.
‘Anche Kyota Nobunaga va in
ritiro, vero?’, chiese poi Rukawa.
‘Blub’, rispose Jin dalla
minestra.
‘Penso volesse dire di sì, e
di non preoccuparti.’, tradusse Sendo con fantasia.
‘Nh.’
‘A proposito, Sendo…’, iniziò
poi Jin, asciugandosi la faccia con il tovagliolo. ‘Ho sentito che ti hanno
fatto capitano! Congratulazioni!’
‘Ah sì?’, chiese Akogare.
‘Non me l’hai detto.’
‘Ah… Me ne sarò dimenticato.
Comunque, sì, Uozumi-san si è dato alla cucina e lavora nel ristorante di suo
padre, che mi sembra un’ottima cosa così quando avrò bisogno di un pranzo
gratis…’
‘E così se n’è andato l’unico
altro giocatore decente della tua squadra.’, fece Akogare con aria afflitta.
‘Amen.’, disse Akane
congiungendo le mani.
‘Ako…Lo sai che non mi piace
quando dici così…Sono tutti giocatori validi…’
‘Sì, sì…’, annuì Ako.
Jin intanto stava
ridendo.
‘Cosa c’è di così
divertente?’, chiese Sendo.
‘Akane sembra Nobunaga quando
fa così!’
A tutti cadde la mascella,
tranne a Rukawa, che impugnò le bacchette con fare minaccioso. ‘Che?’
‘E’ lui che mi imita.’, disse
subito Akane, fissando il suo piatto.
‘…’
Intanto, Jin era stato colpito
da tre calcioni sotto il tavolo.
‘…Ahio…’
‘Dicevamo, ehm…Dicevamo? Ah
sì, che nella mia squadra…Sì, sì. Rukawa, hai mai giocato con la playstation?’
‘…E’ un nuovo ruolo?’
‘Ma no!’, esclamò Sendo con
voce nasale, ‘E’…Una cosa per giocare coi videogiochi. E’ bellissima! Dovrai
proprio venirmi a trovare, così ti faccio vedere!’
‘Nh.’
‘E tu Jin? Hai mai giocato? Vieni anche tu a giocare da me!
Tanto, c’è spazio per tutti!’
Jin sorrise, un po’
timidamente, annuendo.
Akane e Akogare si guardarono.
Poi sorrisero.
‘Oggi è proprio una bella
giornata, vero?’
--- Chapter #23, The End
Eclipse (by Pink Floyd)
Eclissi
Tutto ciò che tocchi
Tutto ciò che vedi
Tutto ciò che assaggi
Tutto tu senti.
Tutto ciò che ami
Tutto ciò che odi
Di tutto diffidi
Tutto tu salvi.
Tutto ciò che dai
Tutto ciò che contratti
Tutto ciò che compri,
implori, prendi in prestito o rubi.
Tutto tu crei
Tutto tu distruggi
Tutto ciò che fai
Tutto ciò che dici.
Tutto ciò che mangi
E tutti quelli che incontri
Tutto ciò che
insulti
E tutti quelli che combatti.
Tutto ciò che è ora
Tutto ciò che è passato
Tutto ciò che dovrà accadere
E ogni cosa sotto il sole è in armonia
Ma il sole è eclissato dalla luna.
“Non c’è alcun lato oscuro della luna davvero. Infatti è
tutta oscura. ”