Capitolo
n° 22
Junk Of The
Hearts (By The Cardigans)
La spazzatura
dei cuori
Non abbiamo mai scelto di separarci
In questa stupida recita
Non ho mai sentito col cuore
che potevo comportarmi
Nella maniera in cui i ruoli sono predisposti
Lo so che ti ho fatto un torto
ma sei difficile da soddisfare
Quando la tua fede se n'è andata
E quando non puoi credere
Sono sulle mani e sulle ginocchia
La spazzatura dei cuori
La spazzatura dei cuori
La spazzatura dei cuori
E' la spazzatura dei cuori
La spazzatura dei cuori
E' la spazzatura dei cuori
Ti ho dato tutto di me
e tu brami di averne ancora
Strano come questo ci faccia sentire
insicuri
Questo è quello a cui servono gli amici
La spazzatura dei cuori
La spazzatura dei cuori
La spazzatura dei cuori
E' la spazzatura dei cuori
La spazzatura dei cuori
E' la spazzatura dei cuori
Maki si mosse appena, sdraiato sull’erba, ma il minimo movimento lo fece
sussultare dal dolore.
Il ragazzo aprì gli occhi e
fissò il cielo azzurro. Poi si passò una mano sul volto, cercando di levarsi
dalla mente certe scene della giornata precedente che non aveva la minima
intenzione di ricordare, ma che continuavano ad affiorare lo stesso.
… Forse se l’era cercata ed
era tutta colpa sua?
(Simpatico ragazzo, vero?)
Chapter #22
Akane percorreva velocemente il
sentiero di ghiaia principale del parco della scuola, guardandosi attorno
nervosamente; Jin, al suo fianco, faceva lo stesso.
‘Eppure mi hanno detto che
prima alle lezioni c’era…’, borbottò il ragazzo. ‘Ah! Eccolo lì! Maki-san!’,
urlò poi, correndo verso il suo senpai, con Akane in coda.
Maki girò la testa appena, per
vedere chi era. Jin gli si fiondò di fianco.
‘Maki-san! Meno male!’
‘... Che hai, Jin?’, chiese l’altro
ragazzo un po’ scocciato.
‘Temevamo Fujima-san l’avesse
uccisa!’, esclamò Jin, abbracciandolo alla bene e meglio, dato che Maki era
disteso; il senpai lo spinse via seccato.
‘Che cazzo dici, Jin?’
‘Salve, Maki-san.’, salutò
Akane, sedendoglisi di fianco, dall’altra parte rispetto a Jin.
‘Tsukuri… Che c’è? Lasciatemi in
pace...’
‘Maki-san, ieri ero da Akane
quando ha chiamato Akogare, ed era molto preoccupata perché Fujima-san le aveva
telefonato per dirle che sapeva tutto del nostro… Ahem, bhe, di Nobunaga. E di
me, suppongo.’
Maki lo guardò perplesso, poi
si alzò a sedere con molta calma e parecchie smorfie di dolore. ‘Capisco. Come
vedete, comunque, io sto benissimo.’
‘Sì, sì, tuo zio.’, sbottò
Akane. ‘Si vede lontano un miglio. A parte questo, comunque, le pare di avere
nient’altro di rotto, oppure Fujima-san l’ha minacciata di morte?’
‘Tsukuri, non ho bisogno di
un’assistente sociale.’, sbottò lui.
‘E io non avevo bisogno di
questo casino, e tantomeno Akogare, ma ormai ci siamo dentro e finché non mi
assicuro che lei sta bene non mi schiodo da qui.’
I due rimasero a fissarsi negli
occhi. Poi Maki sbuffò. ‘Sono ancora in grado di cavarmela da solo, sai.’
‘Mah… Le ricordo che è stato
lei a ficcarci in questa storia, e ora ci sopporta.’, replicò Akane con un
mezzo sorriso.
Maki sorrise debolmente alla
Maki, poi si passò una mano tra i capelli. ‘Dì pure ad Akogare che non si
preoccupi, tanto a lei non farà nulla. Fossi in te, però, Jin, prenderei
Nobunaga e andrei a nascondermi in Tibet.’
Jin divenne bianchissimo. ‘Ma…
Cosa c’entriamo noi?’
‘Ah bhe, credo siate dei
ladri.’
‘Ma non è vero!!’
‘Dillo a Fujima.’
Jin si morse un labbro e poi
chiese: ‘Ha visto Nobunaga?’
‘No.’
‘Ieri ha detto che non mi vuol
più vedere.’
Le sopracciglia di Maki
schizzarono in aria. ‘Eh?! Ma…’
‘Lo so. Credo che lei l’abbia
fatto arrabbiare tantissimo, e per ripicca lui se l’è presa con me. Ma se la
prendono tutti con me, o è una mia impressione?’
Maki sbuffò alla Maki. ‘Mi
dispiace, Jin. Pare che la cosa mi sia proprio sfuggita di mano…’
Jin scosse la testa, senza dire
niente.
‘Bhe, abbiamo adesso un
Nobunaga che ignora ancora la sola esistenza di Fujima, e un Fujima-san fuori
per la sua testa. Sarà il caso di fare qualcosa.’, li interruppe Akane,
riportando la discussione sul filo giusto.
‘Vai tu, Akane.’, rispose Maki,
scuotendo la testa sconsolato. ‘Forse a te darà ascolto.’
La ragazza si alzò in piedi e
annuì. ‘Vado, lo trovo, e torno.’, e così dicendo si allontanò di corsa.
Jin guardò Maki, mentre
quest’ultimo guardava Akane che se ne andava. Poi il trepuntista si sedette
meglio di fianco al suo senpai e gli passò una mano sopra le spalle,
stringendolo a sé.
‘Chi lo sa perché, ma non me ne
va mai bene una…’, iniziò poi a cantare.
***
Il cellulare squillò, avvisando
la proprietaria dell’arrivo di un messaggio.
Akogare spostò il braccio di
Akira che la schiacciava sul futon e si girò, cercando a tentoni l’apparecchio.
Poi lesse: ‘Maki è vivo e vegeto,anche se un po’ acciaccato;ti dice di non
preoccuparti.Ora vado a cercare Naga e poi vediamo. Aka’
Akogare alzò un sopracciglio, e
poi si riintrufolò sotto il braccio di Akira, tornando a dormire.
***
Nobunaga stava facendo tiri da
tre in palestra, anche se bisogna dire che di quattro che ne faceva, uno
entrava.
Akane si fermò sulla porta, osservandolo
muoversi. Era moltissimo tempo che non lo faceva; o meglio, erano solo 4 mesi,
ma sembravano molti di più.
La ragazza si chiese un attimo
cosa esattamente era successo alla sua vita nel frattempo, e come aveva fatto a
cacciarsi in un tale casino.
‘Naga.’, lo chiamò poi da
bordocampo. Lui si girò e sorrise.
‘Aka-chan!’, disse,
avvicinandosi con il suo solito passo scoordinato. Akane sorrise suo malgrado.
‘Aka-chan! Sei venuta a vedermi
giocare?’
‘No, ma ti stavo cercando.’
‘Davvero? Anche io avevo voglia
di vederti.’, disse lui, avvicinandosi con un balzo e abbracciandola.
‘No, no... Guarda, Nobu, sono
venuta a cercarti…’
‘Sono stato tanto solo, sai.’
‘Ma se eri con Maki-san e
Jin-san!’, sbottò lei.
‘Sì, ma... Loro non erano
interessati a me. Loro non mi ascoltavano come facevi tu, Aka-chan.’
‘Sono sicura che Jin-san ti
ascolterà volentieri, Naga.’
‘Non voglio più averci niente a
che fare.’
La ragazza sospirò. ‘Senti,
Naga, quando hai bisogno possiamo parlarne, ma per favore, non adesso. Ora
abbiamo un problema più grosso.’
Lui si staccò un attimo e la
guardò. ‘E sarebbe?’
‘Lo so che questo discorso non
ti piacerà, ma per favore è per il tuo bene.’
‘Non mi piace quando fai cose
per il mio bene, Akane. L’ultima volta mi hai lasciato.’
‘E sono ancora convinta sia
stata la cosa giusta da fare. Ma adesso senti; devi venire con me, da Maki-san
e Jin-san. Per favore, è importante, ok? Sei in un grosso guaio.’
Nobunaga la guardò perplesso e
poi chiese: ‘Sono nei guai? Ma non ho fatto niente.’
‘Non consapevolmente, ma
comunque sei nei pasticci. Vieni, adesso cerchiamo di risolvere qualcosa…’,
disse lei prendendolo per un braccio e tirandolo verso l’esterno.
Dopo un paio di minuti, i due
erano davanti ai senpai, sotto l’albero. Nobunaga guardava entrambi in maniera
scocciata.
‘Sono qui solo perché me l’ha
chiesto Aka-chan.’, fu la prima cosa che disse.
Maki annuì. ‘Siediti, Kyota.
Abbiamo un problema.’
Il ragazzo fece come gli era
stato detto, e Akane lo imitò.
‘Allora…’, iniziò Maki
prendendo un bel respiro. ‘Ti ho detto che sono innamorato, giusto?’
Kyota fece una faccia schifata.
‘Sì.’
‘Bhe, di Fujima Kenji, sai chi
è?’
‘… Il playmaker dello Shoyo.’,
rispose Naga con voce stupita.
‘Esattamente. Stiamo insieme da
tre anni.’
‘EH?!’, urlò Kyota. ‘Ma…’
‘Lo so, lo so. Ieri, infatti,
sono andato a raccontargli… Del nostro… Ahem, di te e Jin, ecco.’
‘Io le avrei spaccato il naso.’
‘Bhe, quasi. Non l’ha presa
molto bene, questo è certo. E qui sorge il problema: Kyota, penso che Fujima
sia fuori per la tua testa, lo sai?’
Il ragazzo deglutì. ‘Ma che
c’entro io?’
‘Mah, chiedilo a lui. Sta di
fatto che si vendicherà su di te… e su Jin, ovviamente. Per cui… Se hai
suggerimenti per salvarti, sarei felice di ascoltarli.’
Kyota rimase un po’ zitto.
‘COME HA OSATO METTERMI IN UN CASINO DEL GENERE?! IO NON NE SAPEVO NIENTE!!!!
COME HA POTUTO!?!’
Maki lo guardò abbattuto. ‘Mi
dispiace, ragazzo; non era mia intenzione, ma sai… Hai passato un bel po’ di
tempo scodinzolandomi attorno.’
Akane tirò il cestino del
pranzo in faccia a Maki, mentre l’espressione di Nobunaga si incrinava
pericolosamente; Jin si spostò subito di fianco al suo kohai, passandogli un
braccio sulle spalle, cercando di consolarlo.
‘Ehi…’, protestò debolmente
Maki, cercando di ripulirsi il volto dal riso di Akane.
‘Come può dire certe cose?!’
‘Aka-chaaaan!’, piagnucolò
Naga, allungandosi verso di lei e cercando di scansare Jin.
‘Insomma! Vogliamo davvero
risolvere questo problema, sì o no?!’, sbottò Akane, tornando a sedersi.
‘Maki-san,’ chiese poi Jin.
‘Perché non dice a Fujima-san come sono andate le cose, che Nobunaga non sapeva
niente e che dunque non ne ha colpa?’
‘Come se gli interessasse
qualcosa su chi ha colpa e chi no.’, rispose Maki, agitando una mano.
I quattro rimasero in silenzio.
‘Per cui… Sono nei casini.’,
sbottò alla fine Nobunaga. ‘Tanto per cambiare.’
***
Akogare, con estrema
soddisfazione ed orgoglio, piantò sotto il naso di Akira il suo ultimo
esperimento culinario, per poi guardarlo con occhi imploranti.
‘Allora? Com’è?’
Akira passò velocemente lo
sguardo dalla ragazza al piatto e poi rispose, poco convinto: ‘Lascia almeno
che lo assaggi.’
Il ragazzo prese
coraggiosamente i bastoncini e pescò qualcosa dal brodo che la ragazza aveva
definito un “Akogare special”. Poi lo addentò.
‘Allora, allora?’
‘…Commestibile.’
Akogare fece una faccia
depressa. ‘Solo?’
‘Andrà meglio la prossima
volta… Intanto questo è commestibile.’
La ragazza si avviò verso i
fornelli, per prenderne una dose per sé. Così facendo, le cadde l’occhio sul
calendario. Era già il 2 luglio, ma l’umore di Akira migliorava molto
lentamente, del resto.
Pareva che nel frattempo
Fujima-san se ne fosse stato zitto e buono, non rendendosi reperibile nemmeno a
Maki; per lo meno, non aveva ancora fatto scoppiare la terza guerra mondiale.
Ako tornò al tavolo, iniziando
a mangiare.
Non era prudente chiedere nulla
ad Akira. Consigli e domande non richiesti non erano bene accetti… Per cui,
anche solo l’idea di porre un quesito del tipo ‘Come ti senti?’, era fuori
luogo; almeno in quelle circostanze e con certi argomenti. Sicché la ragazza si
limitò a mangiare in silenzio, sperando che prima o poi Akira le dicesse
qualcosa di sua spontanea volontà, o almeno tornasse quello di sempre.
In quella suonò il campanello.
Ako si alzò, andando ad aprire.
Si trovò davanti Rukawa.
La ragazza rimase boccheggiante
a fissarlo, finché lui non disse: ‘Non sei più passata a prendere quella cosa
di cui ti ho parlato.’
Ako non rispose.
‘Te l’ho portata.’, continuò
Rukawa porgendole un pacchetto in carta da pacchi.
Ako lo prese, senza dire nulla.
‘Allora ci vediamo…’
Prima che Rukawa potesse
allontanarsi, alle spalle di Akogare apparve Sendo.
I due si fissarono.
‘Ciao.’, lo salutò poi Sendo.
‘Ciao.’, rispose Rukawa.
L’asso del Ryonan guardò il
pacchettino ancora in mano ad Akogare. ‘Mi hai portato un regalo?’
‘No.’
I due continuarono a fissarsi
in silenzio.
‘Dovevo?’, chiese poi Rukawa.
‘…A me piacciono molto i
regali.’
‘…E’ per Katawa.’
‘Cos’è?’
‘Un portacenere di vetro
verde.’
‘Non abbiamo bisogno di
portacenere.’
‘…Non importa.’
‘Perché un portacenere?’
‘Perché le piaceva.’
Di nuovo si guardarono.
‘A me piacciono molto i
regali.’
‘…’
Rukawa lo fissò in silenzio.
‘Ma a me non hai fatto nessun
torto.’
Akogare alzò lo sguardo. ‘Cosa
vuoi dire Akira? Che ha fatto torti a me?’
‘Non vedi che ti sta chiedendo
scusa per aver detto che non gli piaci…? E’ che non ha il fegato di chiedertelo
a voce, e così pensa di risolvere la questione senza darsi troppa pena.’
Rukawa continuò a fissarlo in
silenzio. Poi appoggiò la borsa dell’allenamento per terra, l’aprì e ne tirò
fuori la sua fascia nera, che in genere teneva sul braccio.
‘Tieni.’, disse tirandola a
Sendo. ‘Non c’è niente di personale nel basket.’
Akira sgranò leggermente gli
occhi, mentre Rukawa ripescava la sua borsa e se ne andava lungo il corridoio,
senza aggiungere nient’altro.
Sendo rimase a fissarlo finché
non fu sul punto di sparire dietro l’angolo. Poi gli corse dietro.
In pochi passi veloci, lo aveva
raggiunto e fermato per un braccio. Rukawa gli scoccò uno sguardo gelido. Akira
lo guardò ansando.
‘Mi dispiace, scusa.’
Rukawa non cambiò espressione.
‘Nel basket non c’è niente di
personale, hai ragione…Ma…Sono felice che non sia solo basket. Scusa.’
Rukawa lo guardò stupito.
‘Cosa… Vuoi dire?’
‘Che non è solo basket, con
noi, vero?’
L’altro lo fissò, socchiudendo
gli occhi. Poi sbuffò alla Rukawa, alzando le spalle.
‘Pensala un po’ come ti pare…’
Sendo scoppiò a ridere di
gusto.
‘Dai che ti accompagno di
sotto!’, esclamò, spingendo Rukawa verso le scale, e approfittando per
scompigliargli i capelli, mentre l’altro ragazzo borbottava tra sé e sé.
***
Akogare oltrepassò il cancello
di corsa, perdendo qualche pezzo dalla borsa, ma senza curarsene.
Salì rapidamente le varie rampe
di scale e, attraversato l’atrio, entrò in classe.
Akane ovviamente era già lì; la
ragazza le sorrise, quando la vide arrivare.
‘Akogare! Sei tornata!’
‘Ma va? La verità è che mi
mancava la scuola, sai com’è…’
‘Dì la verità…Ti mancava
Maki-san!’
‘Già, hai proprio ragione,
Ahahahah…’, rise Ako sedendosi al suo posto.
‘Come sta Akira-san?’
‘Ahahahahahah! Immagino tu non
sappia nulla!!’
Akane alzò un sopracciglio, con
fare curioso. ‘Nulla di che?’
‘Oh, bhe, ieri Rukawa-kun è
passato a portarmi un portacenere, e già che c’era ha dato ad Akira la sua
fascetta nera, e gli ha tirato su il morale!…’
Akane perse la mascella, ma
subito si ricompose e si accigliò. ‘Cosa gli ha fatto esattamente?’
‘Oh…Mh…Hanno fatto un discorso
un po’ contorto anche questa volta, ma senza lavagna. Qualcosa sulla linea di
“Non è solo basket”…Ma…Non ho capito molto di più. Akira però sembrava molto
contento!’
‘Mh…’
‘Approposito…’, bisbigliò Ako
mentre entrava il prof. ‘Si è visto per caso Fujima-san?’
Akane scosse la testa.
***
Nobunaga uscì dalla palestra;
iniziava già a far buio.
Con gli allenamenti intensivi
in vista delle nazionali, ultimamente nessun titolare riusciva a metter naso
fuori prima delle 8 di sera. Jin era rimasto per il suo consueto milione di
tiri post-allenamento, e Maki aveva deciso di rimanere lì con lui, a fare
qualche esercizio ulteriore. Nobunaga sapeva che in realtà i suoi senpai
volevano passare un po’ di tempo da soli; solo un paio di giorni prima, avrebbe
pensato che volessero escluderlo da qualcosa di più interessante di un
allenamento, ma ora si limitava a supporre che i due volessero farsi coraggio a
vicenda.
Nobunaga aveva vagamente idea
del perché Maki e Jin avessero bisogno di sostegno, a livello intuitivo, ma
qualcosa continuava a ripetergli che, lì, quello che necessitava di un aiuto
era solo lui.
Il ragazzo percorse il cortile
in direzione del cancello, chiedendosi vagamente dove fossero Akane e Akogare,
mentre prendeva a calci tutti i sassi che si paravano sulla sua via. Solo
quando un paio di mocassini entrarono nel suo campo visivo, il ragazzo alzò gli
occhi.
Fujima gli stava sorridendo,
appoggiato al cancello della scuola. Nobunaga congelò sul posto.
‘Ciao.’, lo salutò il playmaker
dello Shoyo.
‘…Buonasera.’, rispose l’altro
con un filo di voce.
‘Sei Kyota Nobunaga, vero? Io
sono Fujima Kenji. Il capitano dello Shoyo.’
‘S-sì.’
‘Cercavo Maki Shin’ichi. Sai
dirmi dov’è?’, continuò a sorridere imperterrito Fujima.
‘In palestra.’
‘Ah. … Mi ci accompagneresti?’
Nobu rimase a fissare il
playmaker, incerto sul da farsi. La sua espressione non era una di quelle stile
“sono molto incazzato e voglio vendicarmi su di te”, a dir la verità. Magari
Maki e Jin si erano sbagliati, forse non era arrabbiato; anzi, a occhio e
croce, quella doveva essere la cosa più gentile che gli avessero detto
nell’ultima settimana. In fondo, non era stata mica colpa sua se era successo
tutto quel disastro; in fondo, sia lui che Fujima erano vittime alla stessa
maniera.
Probabilmente l’altro ragazzo
voleva davvero solo vedere Maki. Magari veniva a dirgli che lo perdonava.
‘O magari…’, sussurrò una
vocina. ‘Viene a dirgli che lo lascia.’
‘Prego, da questa parte.’,
rispose alla fine la matricola, girandosi e facendo strada a Fujima.
Per un po’ nessuno dei due
parlò. Poi il playmaker chiese:
‘Cosa sta facendo, Maki? Si sta
allenando? Non vorrei disturbare troppo.’
‘Si sta allenando con Jin-san.’
‘Oh, Jin… Già.’
I due entrarono nell’edificio e
Nobunaga svoltò giù per le scale.
‘La porta principale della
palestra è già chiusa; noi abbiamo solo quella che dà sugli spogliatoi…Bisogna
fare il giro di qua.’
Qualcosa nell’anticamera del
cervello del ragazzo lo stava avvisando che quella non era una mossa molto
intelligente, ma del resto, se la porta era chiusa…
Quando sentì una morsa sul
polso, Nobunaga concordò sul fatto che era stata una mossa poco intelligente.
Fujima lo sbatté sul muro,
avvicinandosi minacciosamente, con un gran bel sorriso alla Fujima stampato in
faccia.
‘Allora, allora, allora… Kyota
Nobunaga. Posso chiamarti Nobu-chan? Penso che io e te abbiamo una cosa da
discutere insieme, non credi?’
L’altro ragazzo lo guardò tra
lo spaesato e lo spaventato, ma poi si accigliò. ‘Se si riferisce a tutta
quella storia di me, Jin-san e Maki-san, non c’è niente da dire.’
‘Ah no?’, chiese il playmaker,
avvicinandosi ulteriormente, mentre gli teneva fermi i polsi con entrambe le
mani, inchiodati sul muro.
‘No. Io non sapevo che Maki-san
fosse fidanzato.’
‘Fidanzato? Che parolona…
Comunque, Nobu-chan, non mi piace per niente la maniera in cui scodinzoli attorno
al mio… Fidanzato. E il fatto che tu sia riuscito con successo a mettergli le
mani addosso, non fa che acuire il mio dispiacere.’, replicò Fujima a denti
stretti, trattenendo a stento la rabbia, mentre sottolineava il concetto
azzerando lo spazio tra il suo corpo e quello della matricola, e continuando a
premerla sul muro.
Ok. Adesso Nobunaga aveva
paura.
‘Mi lasci! Che le salta in
mente?!’
‘Vedi, piccolo, non mi
piacciono per niente le persone che cercano di rubare le mie cose. Tantomeno,
le mie persone.’
‘Io… Io non ho rubato proprio
niente! E poi è stato Maki-san a iniziare tutto!’
‘Ma davvero? Carino da parte
sua. Il fatto è che…’, Fujima fece una piccola pausa, passandosi la lingua
sulle labbra e sorridendo alla Lucifero, riprendendo poi con voce mielosa.
‘Maki si è sentito tanto solo e con te che continuavi a tentarlo… Hai un bel
sedere, Nobu-chan, te l’hanno mai detto?’
‘N… No…’
‘E’ ovvio che Maki avesse mire
su di te. Ma tu… Continuare a dargli corda così, tsk tsk… Non si fa…’
Fujima fermò i polsi di
Nobunaga sul muro, con una mano sola, mentre con l’altra gli accarezzava il
viso.
‘Comunque… Penso di aver capito
come girano le cose qui al Kainan; sei una matricola interessante, e se il
capitano ti vuole, ti prende, no? Ma io sono pur sempre il ragazzo di Maki,
dovremmo proprio istituire una comunione dei beni… Per cui… Se io ti voglio… Ti
prendo? Senza contare che dovresti anche risarcirmi dei danni subiti.’
Nobunaga prese ad agitarsi come
un’anguilla, in panico. ‘No… Mi lasci! Non ne ho alcuna colpa, io!!!’
Fujima si avvicinò
ulteriormente, mordendogli un orecchio. ‘A proposito… Spero che quell’idiota di
Maki sia venuto a dirti che non ti vuole più vedere, vero? Non è carino da
parte sua? Sa che avendoti intorno non riuscirebbe mai a trattenersi, e allora
elimina il problema alla radice… Non è lampante che mi ama? Come ci si sente a
essere usati e poi buttati via come un giocattolo rotto?’
Nobunaga si morse un labbro,
mentre improvvisamente scoppiava a piangere.
‘Non è vero! Non è vero, non è
vero!! Maki-san mi vuole bene! Questo non è vero!’
‘Nei tuoi sogni, piccolo… Nei
tuoi sogni.’, sorrise Fujima, infilandogli una mano sotto la maglietta e
cercando di afferrare il bordo dei pantaloni, cosa non facile dato che il
ragazzo si dimenava come un dannato. ‘Per Maki sei solo un gioco.’
Così come aveva iniziato,
Nobunaga smise di agitarsi, continuando però a piangere silenziosamente.
Fujima afferrò senza problemi
l’elastico dei pantaloni, per poi fermarsi.
‘Dì la verità… Te lo sei
portato a letto?’
La matricola scosse la testa
appena.
‘E allora, che avete fatto?’
Kyota singhiozzò. ‘L’ho
baciato… Ci siamo baciati…’
‘Ti ha buttato proprio come un
giocattolo rotto, eh?’
Nobunaga singhiozzò di nuovo.
‘Non ti preoccupare. Ha buttato
anche me…’
Fujima, sempre appoggiato a
Nobunaga, rimase in silenzio per un po’; poi portò di nuovo la mano al viso
della matricola, sorridendo amaramente.
‘Facciamo così… Questo e siamo
pari, mh?’, disse, lasciandogli i polsi e avanzando. Con delicatezza appoggiò
le labbra su quelle di Kyota, ruotando la testa per aver migliore accesso;
Nobunaga alzò le braccia lentamente per poi allacciarle dietro la testa del
playmaker, spingendo in avanti.
Quando si staccarono, con
piccole leccate Fujima fece sparire le tracce salate sulle guance della
matricola. Mentre il ragazzo più grande continuava la sua operazione, Nobunaga
si strinse più a lui, quasi accoccolandosi nell’abbraccio.
‘Fujima-san… Posso restare qui
un po’?’
***
Il campanello di casa Katawa
suonò insistentemente. La signora andò ad aprire la porta.
‘Oh, ma che bella sorpresa!’,
esclamò la donna, sorridendo. ‘Fujima-kun!’
Il ragazzo, fermo in entrata,
fece un sorriso timido. ‘Salve, scusi l’ora. Disturbo?’
‘Assolutamente no. Vieni,
vieni. Hai cenato? Vuoi qualcosa?’
‘No, grazie, non si preoccupi.
Cercavo solo Akogare-san.’
‘Ora te la chiamo.’, la donna
sparì al piano di sopra e tornò subito dopo, seguita dalla figlia.
Akogare e Fujima rimasero a
fulminarsi con lo sguardo, ad un paio di metri di distanza, mentre la signora
se ne andava in cucina.
‘Senpai.’, disse poi lei,
evidentemente senza abbassare la guardia.
Il ragazzo sorrise imbarazzato,
passandosi una mano sulla nuca. ‘Ciao, Akogare. Non c’è bisogno di guardarmi
così. Sono solo venuto a scusarmi.’
Ad Ako cadde la mascella. ‘Ah…
Sì?’
Lui annuì. ‘So di averti
disturbato quando avevi già abbastanza problemi senza di me, e Naga ha anche
detto che eravate tutti nervosi per… Il mio comportamento.’
Ako scoppiò a ridere,
grattandosi la testa. ‘Ma no, solo… Non sapevamo… Maki è arrivato un po’ rotto
e così… Akane, Jin-san e… … …’, la ragazza si fermò di botto. Poi scosse la
testa.
‘Scusi un attimo, ho avuto
l’impressione che lei dicesse… mh, Naga?’
Fujima rise imbarazzato. ‘Bhe,
non lo chiamate così?’
‘Sì, ma… Oh, bhe, ecco… Noi lo
chiamiamo così, da quando lo fa lei, esattamente?’
‘Me l’ha chiesto lui, a dir la
verità. Simpatico ragazzo, vero?’
Akogare ebbe una visione di
Fujima e Nobunaga che saltellavano tenendosi per mano alla
Kacchan-Tacchan-Minami; poi agitò la testa con forza. La visione fu sostituita
da un Fujima con frusta che torreggiava su un piccolo Nobu indifeso. Akogare
corse subito al muro, per sbattervi la testa.
‘A-Ako?’, chiese sconvolto
Fujima, ridendo un po’ istericamente.
‘No, no. Va tutto bene.’
‘Ako, come sta Sendo?’
‘Ah, Akira sta bene. Adesso è
fuori a… Pescare, credo, ma non ci giuro. Potrebbe anche essere scappato in
America con Rukawa-kun, per quel che ne so.’, sbottò lei, con scritto
chiaramente in fronte “mannaggia a lui”.
‘Ah, sì, ho sentito dire…’
‘Sì, che quei due vanno molto
d’accordo ultimamente! Lo so, lo vedo anche da sola, grazie!’, urlò lei.
‘Scusa, scusa…’, sorrise lui
alzando le mani.
‘Approposito…’, disse poi lei,
tornando calma. ‘Ha perdonato Maki?’
Fujima la guardò socchiudendo
un po’ gli occhi; poi distolse lo sguardo. ‘Non lo so.’
‘Non lo sa?’
‘Credo di no.’
Ako sbuffò. ‘In fondo… Non è
stata proprio tutta colpa sua.’
‘Lo so, e anche per questo… Non
credo che siamo poi fatti così tanto uno per l’altro.’
Alla ragazza cadde la mascella;
in tre passi fu di fianco al suo senpai.
‘Ma… ma! Come può dire una cosa
del genere… Eravate… Stavate così bene…E poi Maki… Oh, bhe, credo proprio che
sia innamorato forte di lei…’
‘Spesso… Questo non basta.
Dovresti essertene accorta anche tu, no? Per quanto ci si provi… Va a buca.’
‘Ma senpai…’
Il ragazzo sorrise mestamente.
‘Penso… Di aver bisogno di tempo, per lo meno. Adesso però devo proprio andare;
ci vediamo Ako, stammi bene. Salutami Sendo – e Rukawa, se lo vedi.’
Due secondi dopo, Fujima se n’era
andato. Ako rimase a fissare la porta.
Spesso… Questo non basta.
Dovresti essertene accorta anche tu, no?
Accorta? Oh, bhe, un po’… Il
sapore della sconfitta, a quello ci aveva fatto l’abitudine, ma pensare che ci
fosse un ostacolo così grande da non poterlo proprio superare nemmeno in due…
Lei… Aveva l’impressione di non
aver mai superato niente, in coppia. Di non essersi mai nemmeno trovata nella
situazione di dover risolvere qualcosa con l’aiuto di un’altra persona. I suoi
guai, o li risolveva da sola, o erano guai di comunità – guai di Maki, guai di
Jin… Guai di Nobunaga…
Continuando a guardare il punto
dove il Senpai era sparito, Akogare desiderò con tutta se stessa di essere di
nuovo al tempo in cui non aveva mai sentito parlare del San Yan, e tantomeno
dei suoi alunni.
Sua madre si sporse dalla
cucina, fissando la figlia imbambolata.
‘Senti Ako…’
‘Mh?’
‘Ma con chi è che Akira va
particolarmente d’accordo, ultimamente?’
--- Chapter #22, The End
Polvere (By Tiromancino)
Tornare indietro e' difficile
ci siamo fatti troppo bene
e troppo male,
ora vedo solo polvere
e più... niente