EMBRACING THE ICE KNIFE

By B’n’R

Capitolo n° 21

 

My Favourite Game (by The Cardigans)

Il mio gioco preferito

 

Non so cosa stai cercando

Non l'hai trovato, baby, questo è sicuro

Mi strappi e mi spargi tutt'attorno

nella polvere delle azioni del tempo

E questa non è questione di lussuria, vedi

non è questione di te contro me

Va bene il modo in cui mi vuoi, da solo

Ma alla fine è che sono sempre io da solo

 

E sto perdendo il mio gioco preferito

Stai perdendo la testa di nuovo

E sto perdendo il mio bambino

Perdendo il mio gioco preferito

 

So solo per cosa sono stato re

Un altro te di modo che potessi amarti di più

Credevo davvero di poterti portare lì

Ma il mio esperimento non ci sta portando da nessuna parte

Ho avuto una visione in cui potevo farti diventare giusto

Una stupida missione e una lotta letale

Avrei dovuto vederlo quando la mia speranza era nuova

Il mio cuore è nero e il mio corpo blu

 

E sto perdendo il mio gioco preferito

Stai perdendo la testa di nuovo

E sto perdendo il mio gioco preferito

Stai perdendo la testa di nuovo

E sto perdendo il mio bambino

Perdendo il mio gioco preferito

 

E sto perdendo il mio gioco preferito

Stai perdendo la testa di nuovo

C'ho provato

C'ho provato

Ma sei sempre lo stesso

E sto perdendo il mio bambino

stai perdendo un salvatore e un santo

 

 

 

Maki alzò la mano, tremante. Poi la riabbassò.

‘Non ce la farò mai…’, disse a se stesso, facendo per girare i tacchi e andarsene.

‘No. Io devo farlo. Sì.’, si spronò, girandosi di nuovo verso il cancello. Prese un gran respiro e suonò il campanello.

 

 

Non ti piacerà

(Un errore madornale)

Chapter #21

 

 

Maki si lasciò cadere sul letto di Fujima, che arrivò subito dopo di lui.

Il Capitano del Kainan lo guardò, un attimo perplesso; nonostante fosse terribilmente nervoso, gli era stato impossibile non notare che anche Fujima sembrava un po’ strano.

Kenji rimase a fissarlo per un paio di minuti, senza che nessuno dei due dicesse niente, e Maki ebbe la brutta impressione che Fuji sapesse già tutto. Poi però l’altro ragazzo gli sorrise dolcemente (e un brivido freddo corse lungo la spina dorsale di Maki), si avvicinò, sedendosi sul letto, gli passò una mano dietro il collo e lo tirò a sé, baciandolo.

 

Maki pensò di mandare al diavolo tutto e far finta di niente.

Poi Fujima si staccò e lo guardò diritto negli occhi; subito Maki lo spinse giù sul letto, iniziando a lasciargli una piccola scia di baci lungo il collo, fin su alla base dell’orecchio sinistro. Kenji rise sommessamente, accarezzandogli prima i capelli e poi le spalle, senza protestare.

Maki stava davvero pensando di non dirgli più niente.

 

‘Sto bene, con te.’, gli disse poi Kenji.

‘Anche io… Ma…’, Maki iniziò, mentre non riusciva a convincersi a staccarsi da Fujima e mettersi in posizione più adeguata per quello che stava per – e doveva assolutamente – dirgli; per esempio, in ginocchio.

‘Ma?’, chiese Kenji, con voce perplessa e incerta, il ragazzo si alzò, facendo rotolare l’altro su un fianco. ‘Ma?!’

Maki deglutì, abbassando gli occhi. ‘Devo dirti una cosa, Ken. E non ti piacerà per niente.’

Fujima lo guardò perplesso, mentre il suo sguardo si addolciva un attimo. ‘Anche io devo dirti una cosa che non ti piacerà per niente.’

 

Maki si alzò a sedere e lo guardò dilatando gli occhi. ‘E cos’è?’

Per un attimo gli venne il dubbio che fosse qualcosa di simile a ciò che avrebbe dovuto dirgli lui. Il solo pensiero di Fujima con un altro…

Ma che diritto aveva ora, anche solamente di protestare? Il solo pensiero gli faceva un male terribile.

‘Oh, bhe, è Hanagata.’

‘E’ Han...’, ripetè Maki incredulo. ‘E’ Han!?!’

‘Diciamo... Insomma, tu sai che è il mio migliore amico, no? E io, prima… Bhe, io gli ho detto che noi stiamo insieme, ecco.’

 

Maki lo guardò allibito. Poi, così com’era venuta, tutta la sua tensione si dissolse e lui cadde sul materasso tirando un sospiro di sollievo. Per poco non gli era venuto un infarto.

Questo però non risolveva il suo problema.

 

‘Spero non sia un… problema?’

‘No, no. Tanto ormai lo sa mezza Kanagawa.’

‘Lo sa mezza Kanagawa?!’

‘Ma no, dai, facevo così per dire…’, rise Maki, per poi azzittirsi di colpo e passarsi la lingua sulle labbra, distogliendo lo sguardo.

Fujima lo guardò preoccupato.

‘E tu? Cosa dovevi dirmi tu?’, chiese poi.

 

Maki si alzò a sedere di nuovo. ‘Non ti piacerà, Ken.’

Fujima si accigliò. ‘Vedi di dirmelo, allora, e poi decido io.’

Maki sorrise piano, distogliendo lo sguardo e fissando qualcosa di invisibile dritto avanti a sé.

‘Tu mi conosci, no, Fuji?’

‘Certo.’, replicò acido l’altro.

‘Bhe, sai… Com’ero. Prima, dicevo.’

‘Prima di diventare il Signor Maki Shin’ichi Signor Capitano del Club…’

‘Sì, sì…’, rispose l’altro agitando una mano. ‘Hai capito. E ti conosci, Fuji?’

‘Che vuoi dire?’, chiese Kenji sollevando un sopracciglio.

‘Sai quanto mi hai fatto star male in questi tre anni?’

 

La mascella di Fujima cadde sul materasso. ‘Ma che cavolo stai dicendo?!’

‘Ti sto chiedendo… Se ti sei mai accorto di quanto male mi hai fatto, Ken.’, ripetè Maki tranquillissimo. ‘Ne abbiamo anche già parlato.’

‘…’, Fujima girò la testa dall’altra parte. ‘Io… Bhe… Forse.’

Maki sorrise pazientemente, con una punta di tristezza. ‘E’ già qualcosa. Comunque, Ken, mi hai fatto stare malissimo, giusto per la cronaca. Anche io devo averti reso pan per focaccia, molte volte, ma non credo di esserci mai andato pesante come te.’

Fujima non disse nulla.

‘Mi dispiace, che sia andata così, Ken. Ma spero tu capisca che io… Oh, bhe, io me ne andavo in giro come un cane assetato d’affetto, e tu non me ne hai mai dato, Ken.’

 

Fujima stava per replicare, quando improvvisamente colse qualcosa, in quello che stava dicendo Maki.

Aprì la bocca una volta, poi la richiuse secca, solo per riaprirla subito dopo e guardare l’altro ragazzo  fisso in faccia, sconvolto.

‘Ah…’

‘Io…’, iniziò subito Maki, alzando le mani. Prima che potesse dire altro, però, Fujima si era alzato in piedi ed indietreggiava velocemente. Anche l’altro ragazzo si alzò, avanzando sul playmaker dello Shoyo, sempre con le mani leggermente alzate. ‘Ken, io… Ti prego, lascia… Lascia che ti spieghi.’

Fujima scosse la testa, senza dire nulla, con lo sguardo terrorizzato.

 

A quel punto, Maki accelerò e finì per abbracciarlo appena prima che toccasse il muro.

‘Ti prego, Ken. Ascoltami, per favore. Non è stato niente, non ho fatto niente di… Così terribile e poi quando… Da quando abbiamo fatto l’amore io non l’ho più toccato, ti prego, Ken…’

‘…Cristo, oh Cristo… E io ci sono pure venuto a letto, con te. Oh… Cristo, Maki!!’, urlò Fujima, cercando di allontanarlo, spingendolo per le spalle. ‘Come cazzo hai potuto farmi una cosa del genere!! Maki! Come hai fatto a non capire… Come hai fatto a non capire che avevo solo paura di te?! Maki! Dì qualcosa, dannazione!!!’

‘Ti prego, per favore, non fare così… Io… Io ti amo, ma se tu continuavi a rifiutarmi, ma lo sai quanto male mi hai fatto, e ogni volta che cercavo solo di avvicinarmi tu mi spingevi via e ma lo sai quanto male mi fa…Ken…’, Maki sentì le ginocchia che gli cedevano sotto, e i due collassarono sul pavimento. ‘Ti prego Ken… Ti prego…’

 

‘Sei andato a letto con un altro, per dimostrarmi che mi amavi?!’

‘E tu hai continuato a rifiutarmi, per dimostrarmi la stessa cosa?!’

I due rimasero a guardarsi in silenzio, a pochi centimetri di distanza, ansanti.

‘E poi, non ci sono mai andato a letto.’, bisbigliò Maki, prima di avvicinarsi ulteriormente e baciarlo con forza; Fujima rispose al bacio, con furia, afferrandolo per i capelli e stringendo rabbiosamente, sottolineando la sua proprietà su di lui.

 

Quando si staccarono, ansavano più di prima. Fujima aveva due carboni ardenti al posto degli occhi.

‘Maledetto figlio di puttana! E chi diavolo ti sei fatto!? Kyota, non è vero? O forse Jin?’

‘…Kyota. Jin si è solo messo in mezzo perché è innamorato di lui…’

Fujima in quel momento lo prese per le spalle e rovesciò le loro posizioni, sbattendolo su per il muro, mentre le loro gambe si incastravano le une sulle altre, data la posizione poco pratica.

‘Ne avevi bisogno, di affetto, eh?!’

Maki lo guardò un attimo, stupito, e poi mormorò ‘Sì…’

 

Fujima si limitò a fissarlo, ancora furioso.

‘Dammi un buon motivo per non sbatterti fuori a calci e non rivolgerti più la parola.’

‘Ti ho sopportato 3 ann…’, la frase venne interrotta da una sberla.

‘Riprova.’

Maki riportò la testa all’angolazione originaria e si passò di nuovo la lingua sulle labbra. ‘Ti amo?’

Fujima alzò un sopracciglio, mentre il peggiore dei sorrisi alla Fujima che Maki avesse mai visto faceva bella mostra di sé sul suo volto. ‘E pensi che basti?’

Maki lo fissò, con un’espressione poco rassicurante. ‘Certo.’

 

Kenji lo mollò di colpo, alzandosi in piedi ed indietreggiando, mentre gli alzava un dito accusatore contro: ‘L-lo sapevo. Sapevo che non mi sarei dovuto fidare di te. Sapevo che mi avresti fregato, Maki. Sono stato un idiota a…’

Il ragazzo non riuscì a finire la frase che l’altro gli era già addosso, afferrandolo per le spalle e scrollandolo furiosamente. ‘SMETTILA!! Smettila con questa storia! Non vedi dove ti ha portato?! Se tu ti fossi fidato un po’ di più, non saremmo mai arrivati a questo punto!’

 

Gli occhi di Fujima si riempirono di lacrime. ‘Allora, era qui dove volevi arrivare. E’ tutta colpa mia e ben mi sta, vero?’

Maki smise di scuoterlo subito, mentre la testa gli cadeva in avanti dalla disperazione. ‘Certo che no. Sto solo cercando di dire… Che è ora di finire questo stupido gioco, Ken. Ci siamo fatti male abbastanza.’

Fujima spalancò gli occhi. ‘Stai… Cosa stai dicendo?! Hai intenzione di lasciarmi?!? EH?!?!’

Maki sembrò preso in contropiede. ‘Ma… Ma certo che no. Ma cosa ti salta in mente?’

‘Non lo so, non ci capisco più niente… Perché non mi parli chiaro? Perché giri e rigiri attorno alla questione?’, singhiozzò cadendo in ginocchio. Maki si chinò al suo fianco.

 

‘Ken, stammi bene a sentire, per la millesima volta. Allora, io ti amo, ok? E l’unica maniera per calciarmi fuori sarà farlo letteralmente, dato che non ho intenzione di lasciarti. Poi, non sai quanto mi dispiace, per quello che è successo, che poi però ti assicuro che è stato poco e niente, e ho già rotto con Kyota, e Jin mi ha dato una mano. Adesso, se solo…’, Maki fece una pausa, passandosi la lingua per la terza volta sulle labbra. ‘Se solo tu volessi darmi una seconda possibilità, o almeno… Almeno mi dicessi che… Che... insomma, che vuoi fare… Allora... Allora?’

 

Fujima alzò lo sguardò e fissò Maki a lungo negli occhi. Poi la sua espressione si indurì e chiese:

‘E speri di cavartela così a buon mercato?’

‘…Eh...’

Fujima chiuse gli occhi, sorridendo dolcemente, ma quando li riaprì il suo era diventato un sorriso alla FujimaTM. Maki rabbrividì.

‘Ma certo che ti perdono, amore mio.’, disse poi; Maki congelò lì, mentre iniziava a venirgli il dubbio di aver fatto un errore madornale. ‘Vorrei scambiare due chiacchere con Kyota, quando hai l’occasione di portarlo qui.’

Maki si accigliò un attimo. ‘Fuji, è solo un bambino. Non sapeva niente di tutta questa storia. Se devi prendertela con qualcuno, prenditela con me.’

‘Ci sei molto affezionato, vero?’

Maki si morse il labbro inferiore e poi rispose. ‘Sì. Ricorda tanto me alla sua età. Ero così idiota…’

‘Mi piacevi molto, quand’eri in prima…’, notò Fujima, mentre una strana ombra sul suo sorriso lasciava intuire che c’era parecchio sotto un’affermazione così apparentemente semplice.

‘Fuji. Me; gli altri non centrano.’, ripeté Maki deciso.

‘Bhe… Bhe. Te, mh?’

 

Prima che l’altro potesse replicare, Fujima l’aveva sollevato e spinto sul letto. Salendogli sopra, Fujima sorrise luciferinamente. ‘Allora vediamocela un po’ con te, mh, Shin’ichi?’

 

***

 

Kyota camminava velocemente, sul marciapiede che portava alla stazione.

‘Nobunaga!’

Jin lo stava inseguendo, dall’altro lato della strada; assicuratosi che non ci fossero macchine in arrivo, il ragazzo passò dall’altra parte e si avvicinò di corsa alla matricola, che non aveva rallentato minimamente né si era girata.

‘Nobunaga!’, esclamò il senpai, afferrandolo per una spalla e forzandolo a voltarsi.

‘Mi lasci!’

Jin lasciò cadere la mano, non riuscendo a capire cosa avesse il suo kohai. Poi però lo affiancò, camminandogli velocemente accanto.

‘Nobunaga! Che cavolo hai?!’

‘Non voglio più saperne niente.’

‘Come sarebbe a dire?!’, urlò Jin, parandoglisi davanti e costringendolo a fermarsi definitivamente.

‘Sarebbe a dire che lei e Maki-san avete giocato abbastanza con me. Mi avete rotto! Levatevi dalle scatole!!’

 

Jin lo picchiò. ‘Cos’è questa storia adesso?’

Nobunaga si passò una mano sulla guancia colpita e fissò con odio l’altro ragazzo. ‘L’ho sempre saputo che volevate solo divertirvi, e adesso che Maki-san ha trovato “una persona speciale”…’, disse in falsetto. ‘Direi che finisce tutto qui. Grazie e arrivederci, da domani torno da Aka-chan. E voi siete pregati di non disturbarmi.’

 

Mentre la matricola se ne andava di corsa, Jin rimaneva a guardarla come un pezzo di marmo. Poi cadde in ginocchio, senza cambiare espressione.

Porca vacca.

 

***

 

Akira rotolò lentamente sul letto, rigirandosi a pancia in su. Akogare era ancora lì dove l’aveva lasciata, seduta sul bordo del futon fissando la porta.

‘Mh? Che ore sono?’

La ragazza sobbalzò, girandosi di scatto. ‘Ah! Santo paradiso che spavento… Sono le sei e mezza.’

Il ragazzo si alzò a sedere, con qualche difficoltà. ‘Ah.’, commentò, rimanendo poi a fissare qualcosa dritto davanti a sé.

 

Akogare sospirò, disperata.

‘Senti, Akira…’

‘Ti prego, niente discorsi su come io sia il migliore ma purtroppo Maki e Rukawa sono molto più fortunati.’, sbottò lui, agitando una mano lentamente. ‘Ne ho già sentiti abbastanza.’

Ako si corrucciò. ‘Non ti avrei mai detto una cosa del genere, comunque. Volevo solo dirti di tirarti su, farti una doccia, venire a mangiare e smetterla di vegetare in camera mia!’

‘Non mi va.’

‘Non me ne frega niente, non puoi rimanere qui chiuso dentro a vita! Perché non vai di sotto a spaccare qualche soprammobile e poi ti senti meglio?’

 

Sendo la guardò, scocciato. ‘Non ho bisogno di sfogarmi. Ho solo bisogno di dormire un po’.’

‘Hai già dormito un po’!’

‘E allora, ancora!’

 

Akogare rimase a guardarlo, mentre i suoi occhi diventavano sempre più piccoli; di scatto poi si alzò sulle ginocchia, sporgendosi in avanti.

‘PIANTALA, AKIRA!!’, urlò, iniziando a tempestarlo di pugni. ‘FAI QUALCOSA!!!! REAGISCI! DANNAZIONE, NON E’ COLPA TUA SE HAI UNA SQUADRA DI SCHIFEZZE!!’

Sendo, preso in contropiede, seppe solo afferrarle i polsi, cercando di fermarla, ma lei si dimenava come un’anguilla. ‘QUANDO FAI COSI’ MI RICORDI DI QUANDO ERI PICCOLO, DIAMINE, ERI COME RUKAWA! AKIRA, FA’ QUALCOSAAAA!!!!!’

‘Akogare, calmati, cavolo! Cosa pensi di fare, eh?’

‘Almeno mi sfogo! Non ne posso più di vederti qui, a vegetare come una carota inutile!’

‘Ma Akogare…’

‘Ma Akogare un corno! Dovresti vergognarti, quando fai così dai solo ragione ai tuoi! Vuoi dar loro ragione, per caso?! Vuoi fermarti alla prima difficoltà!?!’

 

Sendo raggelò. Akogare si fermò, smettendo di dimenarsi.

‘Scusa.’, aggiunse subito dopo lei, rendendosi conto di cosa aveva urlato. ‘Non volevo dire una cosa del genere… Ma…’

Il ragazzo si lasciò cadere sul futon di nuovo, appoggiando la testa sulle ginocchia di Ako. Poi l’abbracciò per la vita. ‘Posso stare qui un po’? Poi ti prometto che mi alzo…’

Lei annuì, cercando di fermare due lacrime non richieste che le erano spuntate agli occhi.

 

‘E’ tanto che non andiamo in altalena, Ako…’

 

***

 

Il telefono di casa Tsukuri suonò ripetutamente.

Prima che Akane riuscisse a rispondere, Rukawa sollevò il ricevitore. La ragazza divenne blu.

‘Pronto, qui Rukawa.’

Ci fu un attimo di silenzio e poi la voce dell’altro capo rispose acutamente: ‘Pronto, sono Katawa Akogare, c’è Akane, per favore?’

‘Nh, Katawa. ... Ho una cosa per te.’

‘Ah, bhe... Grazie, Rukawa-kun. Passerò a prenderla appena starò meglio.’, fu la risposta stridula.

‘Nh... Akane, è Katawa.’

‘Oh?’, disse lei, prendendo la cornetta in mano, mentre Rukawa tornava in cucina. ‘Ako?’

 

‘Non proprio.’, piagnucolò la voce.

‘Jin-san?!?! Ma cosa sta facendo?! E’ impazzito??’

‘Akane, non volevo darti problemi con Rukawa…’

‘Ma Kaede non è così cretino da scambiare una voce… Oh, bhe, forse… Non si è accorto di niente, questo è sicuro. … Ma cosa c’è stavolta, Jin-san? Ha intenzione di perseguitarmi, per caso?’

‘No, è che… Vedi, Akane, non te l’ho detto prima, ma ieri io e Nobu… Bhe, siamo andati a letto insieme, ecco.’

‘Bene.’, rispose spazientita lei.

‘No, malissimo. Perché oggi Nobu era nero e ha detto che non ne vuole più sentir parlare, di me. E io l’ho anche picchiato, fra parentesi. Ha detto che Maki-san gli ha detto di aver trovato una persona speciale, ma…’

‘E allora perché non chiede a Maki-san?’

‘Ho provato a chiamarlo sul cellulare, ma è spento. … Akane, cosa faccio?’

 

La ragazza sbuffò, passandosi una mano sulla fronte, disperata. ‘Non so Jin-san. Aspetti di parlare con Maki-san e poi magari capisce meglio.’

‘Sì, ma… Senti, Akane, posso venire a trovarti?’

‘No.’

‘Ma Akane… Sono un po’ giù, Akane… Non mi fai un the per risollevarmi il morale?’

‘Ho Kaede a casa.’

‘Vengo lo stesso. Me lo presenti. Non mi mangerà mica.’

‘Fossi in lei non ci giurerei.’

‘Bhe, arrivo.’

‘Ma… Lei non sa dove abito.’

‘No, ma ho il tuo indirizzo, dagli archivi.’

‘…’

‘Arrivo subito.’

 

Akane rimase a fissare la cornetta tututtante.

 

***

 

Akogare stava preparando la cena, quando il suo cellulare squillò.

‘Fujima-senpai’, diceva la scritta lampeggiante sullo schermo. Ako sbuffò, chiedendosi cosa poteva volere Fujima a quell’ora quando sapeva benissimo che Akira era distrutto dalla vita.

‘Pronto?’, chiese, prendendo il cellulare e continuando a mescolare il brodo con l’altra mano.

‘Ciao Akogare.’

I capelli alla base del collo della ragazza si rizzarono immediatamente, in reazione al tono del ragazzo.

‘Ahahaha’, rise istericamente lei. ‘Salve, senpai. Come va la vita?’

‘Mh, va, va. Senti, Akogare… mi è venuta all’orecchio una strana diceria… Su Maki.’

‘Ahahaha, sì?’

‘Sì... Su Maki e Kyota.’

‘Oh, ma davvero. E cosa diceva?’

‘Lo sapevi vero, che Maki si faceva Kyota?’

 

Akogare congelò sul posto. ‘Bhe… Ecco…’

‘Lo sapevi.’

‘Mi dispiace. Avevo promesso a Maki di non dirle niente, lui aveva detto che gliel’avrebbe detto di persona…’

‘Oh, è quello che ha fatto.’, di nuovo il tono di voce del ragazzo non piacque per nulla ad Ako.

‘Dov’è, adesso, Maki?’

‘Lascia perdere, e non cambiare discorso. Saresti dovuta venire subito a dirmelo.’

Akogare sentì una venuzza pulsarle sulla tempia. ‘E la fa facile, lei, vero? Non ha la più pallida idea del casino internazionale che sia successo a causa di questa storia!’

‘E allora perché non me ne parli?’

‘… Non mi sembra il caso. E poi sto preparando la cena per Akira, che non sta per niente bene. Non mi faccia perdere tempo con le sue beghe. Buonasera!’

 

Fujima rimase a guardare il cellulare muto. Poi fece un sorrisetto sadico.

‘Non pare che l’abbia presa molto bene. Povero Akira, stava male…’

Maki non rispose, sdraiato sul letto, con un braccio sopra gli occhi, e varie chiazze di sangue ormai rappreso su tutto il corpo.

 

***

 

DLIN-DLON

Akane guardò innervosita la porta. C’era da escludere che fosse Akira-san, il che lasciava spazio a due sole possibilità: era Jin oppure era un pazzo maniaco armato di accetta.

La ragazza decise di rischiare; tanto, Kaede era uscito da un pezzo, per andare agli allenamenti.

‘Chi è?’

‘Sono io, Akane.’

‘Io Jin-san?’

‘Sì, io.’

‘Ah.’

 

Akane si avvicinò con circospezione alla porta e l’aprì di scatto; Jin le si accasciò sopra.

‘Akaaaaaaaaaneeeeeeeeee….’

‘Oddio. Su su su! Si faccia coraggio, venga dentro e si sieda.’

 

Il ragazzo si lasciò accompagnare fino sul divano, dove si sdraiò a pancia in giù, nascondendo il volto su un cuscino. Akane arrivò con una tazza di the.

‘Forza, beva questo. Non mi sembra il caso di fare tutta questa tragedia.’

Jin sollevò la testa e sbottò: ‘A me sì, che sembra il caso.’

‘Si sieda meglio e mi spieghi com’è andata.’

 

In tre parole, il ragazzo le descrisse la scena. Akane lo guardò scettica, sorseggiando il suo the.

‘Mi sembra assurdo!’

‘A me invece sembra perfettamente logico.’

Jin rimase interdetto. ‘Ah sì?’

‘Sì. Lei ha sempre sfruttato Maki-san per avvicinarsi a Naga, mi sembra ovvio che nel momento in cui Nobunaga non potesse più vedere Maki-san, la cosa sarebbe ricaduta anche su di lei.’

‘Sì, ma Akane… Io… Io speravo di essermi allontanato dall’ombra di Maki-san, pensavo Nobunaga ci avesse ormai distinto chiaramente.’, piagnucolò Jin, scuotendo la testa con veemenza.

‘Mah… Forse Nobu era solo nervoso per esser stato scaricato senza mezzi termini da Maki-san; non appena si renderà conto che è rimasto solo lei, tornerà.’

‘Akane, Nobunaga ha sempre detto che non mi voleva come rimpiazzo di Maki…’

‘Ma lei ascolta ancora cosa dice Naga? E’ un tipo inaffidabile e incostante. E poi, non è così santo come sembra, no no.’, concluse Akane sospirando.

‘…’, Jin rimase senza parole a guardarla.

 

‘Non faccia quella faccia.’, sorrise poi Akane. ‘E’ normale scoprire lati nuovi delle persone che si hanno accanto. Succede pure a me. Nobunaga tornerà, aspetti e vedrà.’

‘Akane, penso che se tornerà, tornerà da te, lo sai?’

La ragazza divenne verde. ‘Eh?’

‘Credo abbia detto qualcosa del genere….’

 

In quella suonò il telefono di casa. Akane lo guardò scettica, poi guardò Jin.

‘Pronto?’

‘Sono Akogare.’

‘Akogare quella vera?’

‘No, sono Jin che fa a finta di essere Akogare.’

‘Bhe, guarda… Jin-san è qui, per cui… E ha appena chiamato facendo finta di essere te, ma lasciamo stare…’

‘Jin-san è lì? Hai il viva-voce? Mettilo.’

Akane rimase un attimo perplessa e poi fece come le era stato detto.

‘Jin-san, ha sentito per caso Maki, oggi?’

‘No, ho provato a chiamarlo ma il suo cellulare è spento.’

‘Ah, questa è una disgrazia! Prevedo guai, prevedo Torri!’, piagnucolò Akogare. ‘Maki è andato a parlare con Fujima-san… E Fujima-san ha chiamato me, e mi ha fatto una paura terribile! E credo che Maki fosse lì con lui, ma non so cosa gli ha fatto! Ahhaaa! Si vendicherà su di lui e su di noi; e non voglio pensare a cosa farà a Nobunaga!!!’

 

Il silenzio calò sulla stanza. ‘Calma.’, disse poi Akane. ‘Non può essere così male come sembra.’

‘Noooo, sarà persino peggio! Tu non sai cosa è capace di fare quando è davvero davvero arrabbiato. … Ho paura.’

‘Ma figurati. Cosa vuoi che faccia? Al massimo gli scateno dietro Kaede, poi voglio proprio vedere…’

‘Akane! Fantastica idea! Io e Akira ci trasferiamo lì da te, prima che Fujima-san venga qui!’

‘Ma non se ne parla nemmeno.’

‘Ma Akane…’

 

Jin a quel punto stava seriamente pensando di trasferirsi anche lui con Nobunaga a casa di Akane. I tre rimasero in silenzio per un po’.

‘Senti, ci vediamo domani a scuola, ok? Se Maki-san non c’è, allora iniziamo a preoccuparci. Per ora calma.’

‘Akane… Domani io non vengo a scuola.’, la tagliò la voce di Ako dall’apparecchio.

‘Ah, già. Bhe, allora ti manderò un messaggio. Ora calmati e va da Akira-san, che penso abbia più bisogno di te adesso, che non Maki-san.’

‘Mh… Passi a trovarmi, nel pomeriggio?’

‘Ti mando un messaggio.’

‘Ok. Ciao. Jin-san, buona fortuna.’, e ci fu il click di fine chiamata.

 

Akane e Jin si guardarono. Poi lei sorrise: ‘Suvvia, non sia così sconvolto. Cosa pensa che possa fare? Dico, è solo un ragazzo. E poi, Ako esagera sempre quando parla di Fujima. Adesso ha una scusa per cercare Nobunaga, no?’

Jin annuì, poco convinto, tornando a sedersi sul divano.

In quella, le chiavi tintinnarono e la porta d’entrata si aprì.

 

Jin scattò in piedi dallo spavento; Akane saltò per aria.

Rukawa guardò Jin, molto perplesso. Subito zig-zagò da Akane. ‘Che vuole?’

‘Niente, è solo venuto a prendere un the.’, biascicò lei.

‘Nh.’, rispose lui, girandosi di nuovo verso Jin, che cercò di darsi un contegno e si avvicinò:

‘Piacere, sono Jin Soichiro. Ci conosciamo solo di vista, noi.’, sorrise alla Jin porgendo la mano. Rukawa gliela strinse appena.

‘Rukawa Kaede.’

Poi Rukawa fissò il suo sguardo sul volto di Jin e dopo un po’ disse: ‘… Benvenuto.’

Jin sorrise di nuovo. ‘Grazie.’

 

‘Vuoi cenare, Kaede?’, chiese Akane con tono professionale mentre si dirigeva in cucina. L’altro ragazzo rimase a fissare l’ospite e poi rispose: ‘Sì. … … … Vuole cenare con noi?’

Jin rimase un attimo allibito e poi sorrise. ‘Grazie mille.’, rispose, annuendo.

Akane era impietrita sulla porta della cucina. Kaede si girò verso di lei e disse: ‘Anche Jin-san mangia qui, oggi.’

Anche Akane annuì, correndo subito in cucina. Jin la seguì, sotto lo sguardo attento di Rukawa.

‘Vuoi che ti aiuti, Akane?’, chiese il trepuntista.

La ragazza lo guardò perplessa e poi annuì. ‘Può lavare le carote, grazie.’

Mentre Jin eseguiva, Kaede zig-zagò da Akane. ‘Vuoi che ti aiuti?’

Akane lo fissò allibita e scosse la testa piano.

‘Ti aiuto, Akane.’

‘Va bene. Puoi… preparare la tavola, se vuoi.’

Rukawa si diresse verso la credenza, prendendo i piatti.

 

‘Kaede, metti prima la tovaglia.’, lo istruì Akane. Il ragazzo annuì vagamente, mentre la cercava nei vari cassetti.

 

Dopo venti minuti buoni, i tre erano seduti a tavola, mangiando ramen.

‘Allora, Rukawa-kun… Presumo vi stiate preparando per i campionati.’

L’altro ragazzo annuì.

‘C’è qualche avversario che ti preoccupa particolarmente?’, sorrise Jin amabilmente.

 

Akane pensò tra sé e sé che la gente che passava per casa sua, di argomenti ne aveva davvero tanti.

 

 

--- Chapter #21, The End

 

 

 

Almost (by Tracy Chapman)

Quasi

 

Quasi avuto ciò che voglio

Quasi trovato cosa ho perso

Quasi salvato me e te

Quasi vinto ma non conta

E mai conta

Mai conta

 

Una luce verde

Un altro squillo del telefono

Un altro passo

Un altro secondo

E ho quasi

Quasi

Quasi avuto ciò che voglio

Quasi trovato cosa ho perso

Quasi salvato me e te

Quasi vinto ma non conta

E mai conta

Mai conta

 

Un ciao

Solo un bacio prima che le lacrime vengano

Un sì

Un’opportunità

E io quasi

Quasi quasi quasi

Quasi avuto ciò che voglio

Quasi trovato cosa ho perso

Quasi salvato me e te

Quasi vinto ma non conta

E mai conta

Mai conta

 

Un giorno un anno

5.000 settimane

Una vita di buoni lavori e buone opere

Lasciami lasciami stare più vicino

O lasciami stare

Lasciami stare

Lasciami stare

Lasciami stare

 

Quando ho quasi avuto ciò che voglio

Quasi trovato cosa ho perso

Quasi salvato me e te

Quasi vinto ma non conta

E mai conta

Mai conta

 

Una buona ipotesi

Una domanda con una risposta che so

Un’idea

Una grande nozione

 

Quasi quasi quasi

Quasi avuto ciò che voglio

Quasi trovato cosa ho perso

Quasi salvato me e te

Quasi vinto ma non conta

E mai conta

Mai conta

Mai conta

Mai conta

 

 

FANFIC

 

               

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