Capitolo
n° 2
These Days
(by Bardot)
Questi
giorni
Certi
giorni non riuscivo ad uscire, non riuscire a venire giù
Sono
stufa di tutto
In
qualche modo, una nera nuvoletta farebbe piovere su di me
Qualcuno
mi stava facendo impazzire, il buono diventava cattivo
E
lascerei perdere tutto per riaverti
Solo
per riaverti ma
Di
sti giorni il mondo è a posto
Il
sole spende luminoso
Sto
calciando fuori i brutti sogni
Di
sti giorni non ci penso due volte
Cammino
sul ghiaccio, sono decisamente da qualche parte
Questi
giorni vanno avanti a lungo dopo che te ne sei andato
Questi
giorni vanno avanti a lungo dopo che te ne sei andato
Questi
giorni vanno avanti e avanti
Dalla
padella alla piscina
A
volte affogherei le mie lacrime
Ma
le solite vecchie paure tornano
Qualcuno
mi fa star male
Scommetto
che sei ancora una parola di due, tre, quattro lettere
Sì,
hai sentito gli uccellini carini volano a casa
Perchè
di sti giorni il sole salta fuori i buoni vincono
Sono
illegalmente sul sedile dietro
Di
sti giorni sono sana e salva non tirata giù
Vuoi
sapere la ragione
Questi
giorni vanno avanti a lungo dopo che te ne sei andato
Questi
giorni vanno avanti a lungo dopo che te ne sei andato
Questi
giorni vanno avanti e avanti
Grazie
per non esserci
Mi
sento meglio quando non dormi nella mia mente
Muovendoti
e girandoti e incasinando le lenzuola
L'amore
che facevamo era incompleto
Come
le scarpe sui tuoi piedi
Le
stesse cose Ho già sentito questa filosofia
Non
devi cominciare a sopportarmi ora
Sorridi e
ignorami
Di
sti giorni il karma è giusto
Il
sole spende luminoso Sto calciando fuori i brutti sogni
Di
sti giorni non ci penso due volte
Cammino
sulla luce, sono decisamente da qualche parte
TAPTAPTAPTAPTAPTAPTAP
SCREEEK…SBIBAM
TONKTUNKDONKTUD.
‘Paletta
porca alle scarpe di pelle…’, protestò Akane cercando di rialzarsi in piedi.
Il Kainan si sarebbe qualificato di nuovo per le nazionali, sia come squadra di basket, che come squadra di baseball (ebbene sì, il Kainan partecipa anche al Koshien). Dunque non ci sarebbe stato tempo a maggio per qualsiasi cosa al di fuori degli allenamenti. Ecco perché la festa sportiva si teneva sempre entro la fine di aprile.
Quell’anno, sarebbe stata organizzata per il 15 del mese.
Era già il dieci, e gran parte delle cose erano ancora da sistemare.
Questo era il motivo per cui Tsukuri Akane correva come
una dannata lungo il corridoio del padiglione Katsuragi, cercando di sapere
quanti testimoni si erano salvati dall’anno scorso e se era il caso di
comperarne di nuovi; ma di questo passo avrebbe dovuto comperare delle scarpe
nuove, altro che testimoni.
‘Senpai!’, urlò entrando in una delle classi di
coordinamento. ‘Sapete dirmi dove sono i testimoni? Lo scatolone dei testimoni?
Qualcuno ha visto un testimone?’
La classe era vuota.
‘……’
TAPTAPTAPTAPTAPTAPTAP
SCREEEK…SBIBAM
TONKTUNKDONKTUD.
‘Senpai!!’, urlò Akane entrando nell’altra classe di
coordinamento. ‘Sapete dirmi dove posso trovare lo scatolone dei testimoni per
la staffetta??’
La stanza era piena di gente che correva affannosamente
su e giù; i primini erano impegnati a cercare materiale, quelli di seconda a
compilare moduli, manifesti, programmi, fogli, volantini e parole crociate, mentre
quelli di terza a coordinare tutto davanti ad un tè o ad una coca-cola.
Un senpai la guardò per un po’, poi si diede un’occhiata
attorno, e disse:
‘Qui non ci sono. Prova nella sezione maschile,
dovrebbero averli loro.’, per poi tornare alla sua bevanda.
‘………………………….. Grazie.’
***
TAPTAPTAPTAPTAPTAPTAP
SCREEEK…SBIBAM
TONKTUNKDONKTUD.
Tsukuri Akane correva disperatamente in tondo nella
sezione maschile senza sapere esattamente dove cercare i testimoni richiesti.
‘Scusi!’, chiamò un ragazzo che passava. ‘Sa mica dove
posso trovare il magazzino dei materiali sportivi o qualcosa che ci
assomiglia?’
‘… Non so. Prova in palestra!’, rispose questo senza
nemmeno fermarsi.
TAPTAPTAPTAPTAPTAPTAP
SCREEEK…SBIBAM
TONKTUNKDONKTUD.
‘Scusate, senpai!’, disse appoggiandosi alla porta dello
stanzino della palestra, che aveva appena aperto, con il fiatone. ‘Qualcuno….
Ha…. Per caso…. Visto… Questi dannatissimi… Testimoni… Per la… Stramaledetta
staffetta mista?!’
La stanza era più o meno uguale a quella già visitata in
precedenza; anche la sezione maschile non se la cavava meglio.
‘Ehm… Sì.’, rispose un tipo che correva come un dannato
qua e là. ‘Dunque… Li ha presi… Mh… Non mi ricordo. Qualcuno, comunque… E’
andato… Stava andando al campo sportivo… A consegnarli, presumo.’
Akane rimase un attimo in silenzio. Il suo primo istinto
fu quello di avere una crisi isterica. Poi però decise che non c’era tempo, per
una crisi, si fece dire dov’era il campo sportivo, ringraziò e partì di corsa.
Il campo era ancora più confusionario delle classi dove
si organizzava l’evento: attorno e dentro l’anello della pista d’atletica era
un susseguirsi di corridori, trasportatori di materiali, saltatori, giocatori
di basket, allenatori, giocatori di calcio, cartelloni con scritto ‘Punta al Koshien,
Kainan! Firmato: Minami’, staffettatori, tecnici, arbitri, tiratori scelti,
medici, aiuto infermieri, tiratori e giavellotti, discoboli, spettatori e
avanti.
Nessun testimone.
Forse un po’ di tempo c’era, per una crisi di nervi.
Forse.
In quel momento, i testimoni passarono.
Akane rimase a guardarli passare, perplessa. Doveva
essere un miraggio.
‘EHI! Testimoni!’, chiamò la ragazza. I testimoni si
girarono; o meglio, il ragazzo che portava la scatola dei testimoni si girò.
Akane non si accorse dell’altezza impressionante del
suddetto tipo, né dei grandi occhi alla Bambi, e tantomeno delle grandi
orecchie alla Dumbo, mentre si avvicinava; non badò all’espressione innocente
del ragazzo mentre sbucava con la testa nella scatola, e neanche al dolce sorriso
che lui fece quando lei si mise a contare i testimoni.
A quel punto, deciso che erano troppi per essere contati
nella scatola, li prese e lì tirò fuori, impilandoli ordinatamente sul
pavimento.
‘Ehm…’, il sorriso di Jin divenne un po’ più nervoso.
‘Scusa, ma devo portarli….’
‘E io devo contarli. Grazie e arrivederci, torni pure
quando ho finito.’, rispose lei senza spostare gli occhi dal testimone numero
24.
‘Ehm… Io non ho niente da fare….’, cominciò il ragazzo,
incerto sul da farsi.
‘Io sì.’, continuò Akane senza guardarlo.
‘Ehm… Vado a prender qualcosa al banco che hanno
allestito laggiù in fondo…’, annuì fra sé e sé Jin.
‘Sì, grazie.’, e così dicendo alzò una mano con degli
spiccioli, aspettando che lui li prendesse (era un po’ dura per lei arrivare ad
un’altezza utile, stando seduta sul pavimento, particolarmente in confronto al
metro e ottanta dell’altro). ‘Per me un panino al prosciutto. Crudo.’
‘………..’
***
Un panino a testa, seduti sugli spalti, a guardare
l’andirivieni di anime che in vita si erano lasciate trasportare dalla
passione, ed ora, per la legge del contrappasso, erano sbatacchiate qua e là da
un vortice infernale, Tsukuri Akane e Jin Soichiro stavano.
‘Sono assolutamente a pezzi…’, commentò Jin azzannando il
panino alla mortadella che si era preso. ‘Questa festa sportiva è quasi più
impegnativa delle nazionali…’
‘Mh….’
‘Speriamo che finisca in fretta… Anche perché manca poco
all’inizio delle selezioni prefetturali, non abbiamo tempo da perdere…’
‘Koshien?’
‘Cheee?!?!’, urlò il ragazzo, quasi saltando in piedi e
mollando il panino alle formiche, che aspettavano ansiose sul pavimento,
ballando come la loro parente Z. ‘Ah, no, scusa, volevo dire, certo che no…
Basket… no?’, sorrise poi.
‘…. Basket. Certo. Dev’essere l’unico sport praticato
sulla faccia di questa terra…’, commentò Akane ruminando il suo panino.
‘….’. Jin la guardò un po’ spaesato, posato il suo pranzo
sulle ginocchia. Poi sorrise e chiese: ‘Qualcosa contro il basket?’
‘Chi? Io? No.’
‘Ah, mi credevo io…’
‘…’
‘…’
***
Il giardino, diversamente da tutte le altre parti della
scuola, era piuttosto tranquillo; solo due studenti solitari si stavano
allenando per la maratona (in Spada – style), correndo su e giù per il viale
principale del parco.
‘Che fortuna, che siamo nella stessa sezione! Quasi non
me n’ero accorto, sai! Che bello, così posso correre per Aka-chan! WOW! Sarò il
suo cavaliere senza racchia e senza paura!’, proclamò Kyota.
‘Allora lo prendo come un complimento…’, sorrise Akogare,
soddisfatta.
‘EH? Ho detto che corro per Aka-chan, non per te….’,
rispose lui, perplesso.
‘EHI!!!!!’, urlò Ako, mollandogli un calcio. ‘Guarda che
adesso stai correndo con me, mica con Aka-chan!’.
‘Ahio! Violenta!’, protestò Naga, per poi però rimettersi
a correre. ‘Comunque, che sfortuna, ieri mi ero completamente dimenticato che
oggi cominciamo gli allenamenti per la festa dello sport… E pensare che avevo
convinto pure Jin-san a venire a pranzare con noi… Aka-chan…’
‘Sarà per un’altra volta...’, rispose Akogare senza
nemmeno badargli troppo, immersa nei suoi pensieri. Poi gli lanciò un’occhiata
obliqua, e chiese: ‘Senti, ma… Non ho ancora capito cosa c’era che non andava
tra te e Akane… Dimmi un po’… Magari posso aiutarti…’
‘Bhe… Ci siamo messi insieme alla fine della prima media,
più o meno… Lei era la manager della mia squadra… Di basket, ovviamente. Io le
piacevo, e allora ho pensato che potevo chiederle di uscire insieme ogni tanto,
e sai, da cosa nasce cosa… E soprattutto con Aka-chan, poi… Lei non… Bhe… Io
capivo che bisogna andare per gradi con lei, non dà confidenza facilmente… Al
contrario di te, ehm… Ma gli altri… Non capivano proprio… Ma poi… Ecco, a lei
piace stare con me… Di certo. Sai com’è, sono un tipo divertente. E sono anche
popolare tra le ragazze…’, sorrise lui a trentadue denti, mentre giravano per
riprendere il percorso al contrario.
‘Sì, Naga… Sono perdutamente innamorata di te, io!’
‘Gne gne! Ma dicevo... Non mi ha mai portato a casa sua…
Non so se è perché non si fidasse di me, o bho… Magari ha una brutta situazione
a casa… Non me ne ha mai parlato… Comunque… Stavamo tanto bene, insieme. Io
giocavo, lei mi guardava, faceva la manager, se n’è sempre interessata… E’ un
bravo arbitro, in caso di necessità. Lei si divertiva, io mi divertivo, due
cuori e un campo da basket, no?’
‘Mh…’, commentò Ako.
‘E poi… Un giorno, tutto d’un botto… Bhe, non proprio di
botto… Era un po’ di giorni… Forse un paio di settimane, che era strana, ma io
pensavo che era per gli esami, sai, un po’ di tensione…Ne aveva fatti già
altri, di periodi così. Non ci ho dato tantissimo peso… E poi, poco dopo San
Valentino, il 23 febbraio, andammo a comperare delle scarpe nuove da basket,
lì, al Red Barns, non so se sai dov’è… bhe, comunque, io mi sono fatto una partita sul campetto del negozio, stracciando
tutti, per 20 minuti, lei mi ha aspettato come al solito… Sedeva zitta sulla
poltrona… E penso che abbia tante cose a cui pensare… E poi le ho offerto una
cioccolata calda… Al Pavone, che è lì davanti… E le piace tanto… Ma lei era
tanto strana… E allora per tirarle su il morale le ho mostrato una cosa che
andavo, e vado, molto fiero… ….. ….. HAHAHAHAHA’
‘Eh…’, sorrise Akogare. ‘Ehm.... Un regalo? Una
lettera? Un viaggio premio per due? La videocassetta con tutte le puntate del
“Bonzo violento e infernale”? L’invito ad un quiz televisivo? O forse
radiofonico?’, chiese curiosa.
‘NO! Ma come ti viene in mente?! L’ammissione agli esami
del Kainan!! E come vedi, gli esami li ho anche sorpassati…. BWAHAHAHAH!!!!’,
concluse ridendo a mo’ di bertuccia, bloccandosi sulla strada.
‘…………………………………… Oh, povera donna…..’, commentò Ako,
mentre si fermava anche lei. ‘Che disperazione, voi uomini………’.
‘Solo che poi….’, aggiunse Kyota, tornando serio e
guardando per terra. ‘Lei non l’ha preso molto bene…. O forse aveva già deciso,
ma… Insomma, mi ha detto… “Naga, senti… Adesso… Noi cambiamo scuola, e io non
me la sento… Insomma… E poi ho dei problemi personali… Non ho molto tempo… Non
ci riesco… E poi vedi che non funziona… Sono sicura che troverai un’altra che sia
più con gegnale a te… E io invece… Mah, io mi arrangio. Insomma. Naga. Magari è
meglio se rimaniamo solo amici.”…… Sì, insomma. Mi ha piantato davanti ad una
tazza di cioccolata calda. Ora. Come devo fare per farle cambiare idea? Stavamo
tanto bene insieme…..’, concluse Kyota, sedendosi sulla panchina più vicina, e
continuando a fissare le fameliche formiche, che ballavano trasportando grossi
pezzi di pane e mortadella.
Akogare si sedette di fianco a lui, e rimase un po’ in
silenzio; poi sorrise e gli scompigliò i capelli.
‘Suvvia, Naga. Siamo o no il Rookie Sensation
dell’anno?!’
‘…. Che vuol dire “sensation”?’, sorrise un pochino lui.
‘Bhe… La matricola sensazionale… Immenso, no?’, rise lei.
‘….. Già, hai proprio ragione… BWAHAHAH!’, rise Kyota,
risollevandosi e riprendendo a correre.
‘Guarda… Che non c’è niente di male ad essere giù…. Anche
i migliori sbagliano. Lo so per esperienza…’
I due rimasero in silenzio per un attimo, e poi presero a
ridere come due scimmie impazzite, ripartendo di corsa, o almeno provandoci.
***
‘… Allora sono diventato una shooting guard e finalmente
quest’anno gioco da titolare. Ah, ma sai cos’è una shooting guard?’
Seduti al centro del campo da calcio, impegnati a pulire
ostacoli impolverati come istruiti da senpai passante, mentre inseguiva insegna
con scritto “Gli Invincibili” mentre veniva divorato da fameliche zanzare
danzanti, Jin Soichiro e Tsukuri Akane sostavano, finiti i panini.
‘Sì. Un giocatore.’
‘Ah… Bhe, hai ragione, non si può certo dire di no,
vero?’, rise Jin, scuotendo la testa. ‘In sommi capi, la mia specialità sono i
tiri da tre. …. Sai cosa sono i tiri da tre?’
‘………. Mh. Dei tiri fatti dalla linea dei tre punti, che
danno tre punti, da cui il nome.’, rispose Akane, continuando a lucidare
l’ostacolo, ma senza dare troppa attenzione né a una né all’altra azione.
‘Esattamente. Allora sai qualcosa, di basket…. Senti…
Stiamo cercando delle manager… Non è che per caso tu saresti interessata?’
‘No grazie.’
‘Oh… Peccato. ……..’. Jin rimase per un po’ in silenzio,
non sapendo più come far proseguire il discorso.
Akane rimaneva immersa nei suoi pensieri.
‘E’ una bella giornata, vero, oggi?’, sorrise poi il
ragazzo.
‘Già. Meno male, se no staremmo pulendo ostacoli sotto la
pioggia…. Speriamo il tempo regga… Altrimenti bisognerà spostare tutto.’,
rispose Akane, abbozzando un’espressione un po’ più rilassata.
‘E poi noi non abbiamo esattamente tempo da perdere, se
poi la rimandano ad un altro giorno, Maki-san farà il diavolo a quattro… Anzi,
probabilmente ci farà gareggiare sotto la pioggia…. E’ difficile abituarsi ad
un tizio così….’, commentò Jin, un po’ sorpreso dal successo ottenuto con un
argomento così banale.
‘Mh…. Immagino…’, rispose la ragazza, ritornando al suo
ostacolo.
‘Eh…Mh….’, rise Jin imbarazzato. (‘Spero di non dovermi
mai abituare anche a lei…’)
‘Prego?’, chiese Akane fermandosi un attimo e fissando il
ragazzo con cipiglio.
‘No, no dicevo…Bel tempo…Bella giornata…L’ideale per
rimanere qui a pulire ostacoli…’.
‘Se non altro lei si prende un po’ di sole, mi sembra
piuttosto pallido…Ah, il basket…Sempre chiusi dentro in palestra…Non potrebbe
mettersi a giocare a polo, all’aperto, col cavallo…’
‘Ma noi corriamo sempre all’esterno, per i prati verdi di
Kanagawa…Non a cavallo, però…’
Akane rimase un attimo assorta fissando Jin e poi si mise
a borbottare: ‘…Dev’esserci per forza un meccanismo automatico nella mia mente
che mi programma per cominciare a parlare di basket ogni qual volta io possa
parlare di altro…’
‘Come, scusa?’
‘Ah niente…’, gli rispose lei, distogliendo lo sguardo e
riprendendo il lavoro.
Jin aveva appena finito di pulire il suo ostacolo, e si
fermò per guardare meglio la ragazza che gli stava seduta davanti, a gambe
incrociate sull’erba; la cosa che colpiva di più era la carnagione, pallida ma
non tendente al giallo, semplicemente bianca … A Jin dava una strana sensazione
di vago deja-vu… Il suo pallore gli ricordava decisamente qualcuno… Anche se
non riusciva a mettere a fuoco esattamente chi… Per il resto, era una ragazza
piuttosto comune; un po’ più alta della media, forse, ma non abbastanza per
avere successo in una squadra di basket; i capelli, troppo lunghi per essere
definiti a caschetto, erano anche troppo corti per definirli lunghi, dritti
come spaghettini italiani e neri come petrolio... Diceva che i giocatori di
basket dovevano prendere più sole, ma lei stessa ne aveva decisamente bisogno…
E poi… Che ne sapeva lei di basket? Non sembrava un’esperta, ma nemmeno
un’ignorante in materia… E pareva timida (o scontrosa?), ma poi parlava,
borbottava tra sé e sé, faceva discorsi strani, sembrava molto interessata al
tempo, non amava l’argomento basket, ma poi ci entrava da sola (era
programmata?) e dopo brontolava tra sé e sé, sempre da sola…. (‘Spero proprio
di non dover abituarmi anche a questa…’).
‘Ah!’, esclamò di colpo il ragazzo. ‘Adesso mi è venuto
in mente! Fujima dello Shoyo!’
‘Prego?’, chiese Akane guardandolo storto.
‘Fujima?’
I due si girarono contemporaneamente per vedere a chi
apparteneva la voce che aveva appena parlato; si trovarono davanti ad un
ragazzo abbastanza alto, che indossava la divisa del Kainan indossata alla meno
peggio, con la cravatta dal nodo allentato, la giacca legata intorno alla vita
e scarpe da ginnastica ai piedi invece dei regolamentari mocassini; aveva i
capelli castani tirati indietro con il gel, gli occhi scuri, la carnagione
abbronzata, i lineamenti marcati tipo squadretta, le labbra particolarmente
carnose, e, per completare l’opera, un curioso neo sotto l’occhio destro.
‘No. Io sono girata, per cui quello è a sinistra.…’, si
corresse Akane.
‘Maki-san!’, esclamò Jin, scattando in piedi.
‘Jin! …….. Stai pulendo ostacoli?’, chiese il nuovo
arrivato, guardando tutti gli attrezzi sparsi lì attorno, e Akane sparsa
insieme a loro.
‘Ah, sì… Non avevo nulla da fare, e allora… Ah, Maki-san,
questa è…… Ehm. Non ricordo. Ma sei sicura di avermi detto il tuo nome?’,
chiese Jin ad Akane.
La ragazza guardò i due che troneggiavano su di lei, e
poi rispose semplicemente: ‘Tsukuri Akane.’
‘Ecco, sì, Tsukuri. Questo è Maki-san, il capitano della
squadra di basket.’
‘Piacere.’, commentò lei, alzandosi in piedi,
inchinandosi, e risedendosi come se nessuno dei due ragazzi fosse lì.
‘Sì, sì, piacere…’, rispose Maki. ‘Jin, senti… Non hai
mica trovato una manager nuova? O magari due addirittura?’
‘No, mi dispiace.’, rispose lui scuotendo la testa. ‘Ho
fatto il possibile, ma… Ho anche chiesto a Tsukuri, qui…. Ma….’
‘Va bene, va bene, non importa…’, rispose il capitano,
passandosi un fazzoletto sul volto bagnato dal sudore. ‘Piuttosto…. Questo
pomeriggio, alle 4 in palestra; mi raccomando, non farti incastrare a fare
qualche altro lavoro inutile… Chiaro?’
‘Sì, Maki-san. Farò il possibile. Purtroppo, qui c’è un
sacco di roba inutile da fare.’
‘Hai appena detto che non avevi nulla da fare, per cui
vedi di continuare così…Bene. Ora devo proprio andare.’, concluse Maki
girandosi.
‘Sì, Maki-san. Arrivederci.’, salutò Jin.
‘Salve.’, disse Akane, senza nemmeno distogliere gli
occhi dall’ennesimo ostacolo che stava lucidando.
Poi Jin si sedette e guardò perplesso Tsukuri: ‘Quello
era Maki-san… Il capitano della squadra di basket del Kainan Dai Fuzoku
Koukou…’
‘Lo so. Me l’ha già detto.’
Il ragazzo rimase a fissarla ancora più dubbioso… ‘Bhe….
No, niente… Certo che, stai facendo un buon lavoro… Alla fine questi ostacoli
brilleranno così tanto che gli atleti si accecheranno, non credi?’, rise poi.
‘Peggio per loro.’
Jin si mise a prendere a zuccate l’ostacolo.
Akane si immaginò di buttare Maki giù dalla cima della
Torre.
***
‘Un portafortuna? Certo che ce l’ho! Guarda qua!’,
esclamò Akogare tirando fuori da sotto la maglietta una collanina, a cui c’era
attaccato qualcosa.
‘….. Che è?’, chiese Nobunaga avvicinandosi per guardare
meglio.
‘Ma come che è?! Un bottone, cretino! Non vedi!!’, urlò
lei, cercando di sbatterglielo in faccia, ma con poco successo, dato che
continuavano entrambi a correre.
‘Oh. E come mai ti porta fortuna?’
‘Ma come perché? È il secondo bottone della divisa del
mio Senpai!! Ovvio che mi porta fortuna!’, sbottò Ako.
‘Oh. Quale senpai? Jin-san?’, chiese lui perplesso.
‘Ma che Jin-san e Jin-san! Il mio Senpai è molto meglio
di Jin-san! Il Senpai…. Ah, il Senpai è un geniaccio del basket!’, proclamò
Akogare illuminandosi.
‘Ma anche Jin-san è un genio del basket! E anche io! E
anche Maki-san!’, protestò Naga.
‘Macchè blateri! Il mio Senpai fa secchi i tuoi quando
vuole!’, ruggì Akogare furiosa.
‘Ma come?!?! Cosa dici, sei impazzita!!??’, urlò Kyota
scandalizzato.
‘E non solo sul campo da basket! Anche nei concorsi di
bellezza!!!! Il Senpai è bellissimo!!!!!!!!!! Mega cool!!!’, ululò Akogare
mettendosi a ridere come impazzita, ferma in mezzo alla stradina.
‘……………………………..’, Kyota non sapeva che dire, tanto era
sconvolto. ‘EHI! Ma come al concorso di bellezza?! Ma che centra?! Ma chi l’ha
chiamato?! Stai dicendo che Jin-san è brutto?! E che IO sono brutto??!!’, si
mise dopo a ululare anche lui dalla disperazione.
‘Ah, il mio Senpai… Il mio Senpai….’, continuava a
canticchiare Ako ballando, finchè, nel bel mezzo di una piroetta, non andò a
sbatter su un albero piantato in mezzo alla strada.
‘Ehi.’, commentò l’albero.
‘WAAAAAAAAAH! Un Ent!!!!!!!!!!!!’, urlò lei disperata,
saltando in braccio a Naga. ‘Ah, no… Guarda tu; sembrava solo un albero… E’ un…
Senpai, presumo?’
‘Ma certo!’, strepitò Naga mollandola per terra. ‘Non
vedi che è Maki-san?! Buongiorno, Maki-san!’, disse inchinandosi profondamente.
‘…..Kyota…. Ma che stai facendo….?’, chiese Maki,
guardandolo con cipiglio severo.
‘Corro, signore. Mi alleno per la maratona.’, rispose
l’interpellato sull’attenti..
‘Ah. Giusto. Oggi abbiamo allenamento alle 4. Vedi di
essere puntuale.’, commentò Maki senza badargli troppo, quasi il suo fosse un
messaggio pre-registrato.
‘Ah, senpai, questa è Katawa Akogare. Corre con me nella
maratona.’, disse Kyota indicando Ako.
‘Ah, sì?’
‘Akogare, questo è Maki-san, capitano della squadra di
basket del Kainan. Il mio capitano, insomma.’, lo presentò Naga.
‘So benissimo chi è, grazie lo stesso.’, tagliò corto
lei. ‘Ora devo proprio continuare ad allenarmi; ci vediamo dopo, Naga.’, e così
dicendo fece per andarsene, passando oltre Maki e lasciando un Nobunaga
sconvolto dietro di sé.
‘No, aspetta.’, la richiamò Maki. ‘Saresti per caso
interessata a un posto di segretaria per la squadra liceale del Kainan?’
‘……. Fossi scema. Giammai. Dovrai passare sul mio
cadavere prima… O magari mi accontenterò io di passare sul tuo, di cadavere!
Allora potremmo parlarne. Vado di fretta!’, e così urlando si avviò di corsa.
‘Ah, a proposito, ti hanno mai detto che sembri vecchio?! Altro che il mio
Senpai!! Ah, Senpai…’, e così dicendo sparì in lontananza.
Naga rimase a guardarla finchè fu così sconvolto e
spaventato da non poter neanche muoversi.
‘Kyota….’, cominciò poi Maki, lasciando pendere la frase
come una spada di Damocle.
Naga lottò con tutte le sue forze per ritrovare la voce e
riuscire a mormorare: ‘Ehm… Sì, Maki-san?’
‘……….. Ma quella dove l’hai trovata….. Eh?’
‘Ehm, bhe, come l’ho trovata, come l’ho trovata? E’
un’amica della mia ragazza… Sì, più o meno…’, balbettò Kyota.
‘Ragazza?’, chiese Maki girandosi di colpo per guardarlo
in faccia. ‘Ragazza?? Kyota, da quando hai la ragazza?! Perché hai una
ragazza?? Allora? Rispondi!’
‘Ah, bhe, ecco, io, dunque… Una cosa alla volta… Ho la
ragazza dalle medie… Ma poi un giorno siamo andati al Pavone e abbiamo preso
una cioccolata…. Ma… Non capisco?! Perché??’, urlò prendendo Maki per una
manica. ‘Perché? Io non avevo fatto niente! Ma Aka-chan… Lei… Ah, insensibile…
Cioè… Ma… Non capisco! Maki-san! Mi dica lei, io… Cioè…’. Maki nel frattempo lo
guardava immobile ed imperscrutabile. ‘Io non ci dormo la notte… Non ci dormo
il giorno… Ma non ci arrivo proprio! È che Aka…’, a questo punto venne
interrotto da un pugno in pieno cranio che lo fece piegare in due.
‘AHIO!!’, piagnucolò. ‘Maki-san… Ma perchééééééé……’
‘Zitto, cretino. Vedi di pensare a cose più serie; tra
poco inizia il campionato e il nostro obbiettivo è VINCERLO! Mi sono spiegato?
Bha, perdersi dietro a queste… Bha, sciocchezze. Figuriamoci. Ci vediamo alle 4
in palestra, chiaro? E vedi di venirci con la testa un po’ più a posto… E da
solo! È perfettamente inutile perdersi dietro a queste cotte da niente! Vedrai
che domani ne incontri un’altra e ti dimentichi della cioccolata e di tutto il
resto. …. Mai mettersi in condizioni di inferiorità, in questi casi ed in tutti
gli altri. Ma adesso pensa al campionato, cretino!’, e così dicendo, prese e se
ne andò, lasciando il suo kohai solo ed abbandonato in mezzo alla strada.
Kyota rimase lì dove si trovava, finchè Ako non ripassò
di corsa.
‘Ehi! Che fai per terra? Dai, alzati….’, gli chiese.
‘……….. Io…….. Non…. La cioccolata….’, balbettò lui, senza
muoversi.
‘Ah, ma sei ancora con quella storia? Dai, muoviti! Su,
forza e coraggio!’, gli sorrise lei, prendendolo per un braccio e cercando di
tirarlo su.
‘… Io non ce la faccio…. Io non posso… Non ci riesco… E
mi chiedono di giocare… Perché gioco a basket?’
‘Eh? Mah, suvvia, se facevi qualsiasi altra cosa che ti
occupava così tanto tempo, Akane ti avrebbe lasciato lo stesso…’, sorrise Ako,
un po’ tristemente, mentre si sedeva di fianco al ragazzo.
‘….. Allora Aka mi ha lasciato perché non le dedicavo
molto tempo?’, chiese lui alzando gli occhi.
‘…. Ahem… Bhe, probabilmente sì, ma…. Eh, insomma, io
credo proprio di sì. Ma può darsi benissimo che ci fosse qualche altro problema
in mezzo, come dici tu… Non so, a me lei non ha detto nulla… Non la conosco
così bene….’, rispose Akogare, senza sapere bene come barcamenarsi.
‘…. Ho la vaga impressione di aver sbagliato qualcosa
…….. Se io lasciassi il basket, lei tornerebbe con me?’, sussurrò Naga
guardando Ako direttamente negli occhi, e poi afferrandole una manica
nervosamente. ‘Eh?’.
‘Ma…. Non è così automatico… E poi lasciare il basket… Ma
ti pare? Figuriamoci! Non ci riusciresti mai!’, sbottò Akogare con tono
seccato, mentre si sistemava nervosamente una ciocca di capelli dietro alle
orecchie.
‘Ah… Non è vero!! Io posso fare quello che voglio! È o no
la mia vita?! Faccio quello che voglio! Se voglio, lascio il basket! CHE
IMPORTA?!’, urlò Nobunaga alzandosi in piedi, trascinando con sé Akogare e
scrollandola furiosamente.
‘MA NON DIRE CRETINATE! Tu non vuoi lasciare il basket e
la verità è che anche se ci provassi faresti solo un buco nell’acqua!’, gli
rispose Akogare, piantando i piedi per terra per fermarlo. ‘Per quelli come te
il basket è l’aria! Come pensi di fare, senz’aria?!’
‘Io ce la farei!……. Dov’è Aka?! Vado a dirglielo! Deve
ascoltarmi… Per forza! E poi si sistema tutto! Dove diavolo è Aka?!’, continuò
a strepitare Kyota.
‘Naga… NAGA! Ascolta. Adesso nessuno sa dov’è Akane, ok?
Non la troverai mai. La scuola è enorme. Ascoltami: pensaci su un paio di
giorni, e ti renderai conto dell’assurdità del tuo ragionamento, va bene? Te
l’assicuro. Non puoi piantare il basket. E poi, Akane non lo vorrebbe mai… Lo
sa che tu ci tieni, no? Non pensi che dev’essere per quello, che ti ha lasciato
davanti ad una tazza di cioccolata calda? Se no, ti avrebbe chiesto di smettere
lei, no?’.
Kyota si fermò, per guardare Akogare un attimo; poi
l’abbracciò di scatto, stringendola quasi con rabbia.
***
Maki Shin’ichi continuava la sua passeggiata senza meta
né motivo, guardando i preparativi febbrili e le formiche danzanti.
Con il volto corrucciato, stava ripensando a quello che
gli aveva detto il suo kohai.
Kyota era decisamente un tipo melodrammatico.
Esaltato nella sua esaltazione, e, esattamente come il
suo capitano aveva previsto e temuto, depressissimo nella sua depressione. Un
buon elemento in campo, valido e spesso utile, ma troppo incostante per essere
uno dei pilastri della squadra; poco male ora che era in prima, ma era
necessario correggere questo difetto in vista del futuro.
La verità era che Kyota gli ricordava moltissimo un tipo
che aveva conosciuto anni prima; se stesso.
Il ragazzo guardò il cellulare, leggendo
“NnPuoiVenire?C’eraDaAspettarselo.VengoDaTeVersoLe7.FattiTrovare.”Maki sbuffò
alla Maki (da non confondersi con lo sbuffo alla Rukawa).
Poi sorrise.
Mai mettersi in condizioni di inferiorità….. In questi
casi ed in tutti gli altri.
---- Chapter #2, The End
Un passo indietro, guardami
E vedrai che esisto per davvero
Sento solo quello che posso sentire
E se questo non ti va bene
Fammelo sapere e me ne andrò perchè scorro
meglio quando mostro i miei colori
e dev'essere così
Veramente
Perchè la creatività non è mai riuscita a fiorire
nella mia stanza
Butterei via tutto piuttosto che mentire
Quindi non chiamarmi con un compromesso
Riattacca il telefono
Ho una spina dorsale più forte della tua.
La la la la la la
La la la la la la la
La la la la la la
Se stai provando a trasformarmi in qualcos'altro
E' facile vedere che non ci sto
Non sono la cretina di nessuno
Se stai provando a trasformarmi in qualcos'altro
Ho visto abbastanza e passo oltre
Non sono la cretina di nessuno
Se vuoi provare a tirarmi giù
Va' avanti e provaci
Va' avanti e provaci
Non sai niente
Pensi di conoscermi bene come te stesso
Ma temo
Che mi stai dicendo solo quello che voglio sentire
Ma ti frega qualcosa? Capisco
che non posso non essere quello che sono
Non sono il latte e i cheerios nel tuo cucchiaio
Non è facile da ascoltare ma non così presto
Sarei potuta cadere per quello quando avevo 14 anni
E ero un po' più inesperta
Ma è incredibile cosa possono fare un paio di anni
La la la la la la
La la la la la la la
La la la la la la
Se stai provando a trasformarmi in qualcos'altro
E' facile vedere che non ci sto
Non sono la cretina di nessuno
Se stai provando a trasformarmi in qualcos'altro
Ho visto abbastanza e passo oltre
Non sono la cretina di nessuno
Se vuoi provare a tirarmi giù
Va' avanti e provaci
Va' avanti e provaci
Va' avanti e provaci
Prova e guardami negli occhi
Ma non vedrai mai all'interno
Finchè non capirai, capirai
Che le cose stanno cercando di sistemarsi
Semplicemente cerca di capire
Esattamente cosa sto facendo
Se è con o senza di te
Non ho bisogno che tu dubiti di me
Se stai provando a trasformarmi in qualcos'altro
E' facile vedere che non ci sto
Non sono la cretina di nessuno
Se stai provando a trasformarmi in qualcos'altro
Ho visto abbastanza e passo oltre
Non sono la cretina di nessuno
Se vuoi provare a tirarmi giù
Va' avanti e provaci
Va' avanti e provaci
La la la la la la
La la la la la la la
La la la la la la
Rideresti forte
se io suonassi alla mia folla?
Provaci