EMBRACING THE ICE KNIFE

By B’n’R

Capitolo n° 19

 

 

Illusion (from El Hazard)

Illusione

 

Ah – Voglio abbracciarti con ali di luce.

Ora, dalla realtà, siamo amalgamati in una leggenda

Voglio credere nella nostra promessa.

 

La luce lunare, come qualcosa di fantascientifico 

Che sembra attraversare le dimensioni,

ci fa avvicinare.

 

Al mondo che si sta dischiudendo (al mondo che si sta dischiudendo)

Adesso giuriamo di iniziare quel viaggio che è lamore!

 

Ah – voglio abbracciarti con ali di luce

Non serve che tu risponda

Ah – un giorno, umilmente, prenderò la tua mano

E inizieremo a correre, più velocemente del vento!

Adesso, dalla perfezione, circondati dal pericolo,

voglio solo credere nei miracoli.

 

Le strade tremano per latmosfera romantica

Il destino è unora intessuta dai fantasmi!

Verso un domani sconosciuto, lamore ci spazza via!

 

Ah – voglio abbracciarti con ali di luce

Non serve che tu risponda

Ah – un giorno, umilmente, prenderò la tua mano

E inizieremo a correre, più velocemente del vento!

 

Ti abbraccerò con splendenti ali di luce

Nel mondo che si sta dischiudendo

Ah – anche ora, voglio inseguire il tuo futuro

Le parole non sono necessarie

Ah – un giorno, dolorosamente, prenderò la tua mano

E correremo, più velocemente del vento!

 

Ah – voglio abbracciarti con ali di luce

Non serve che tu risponda

Ah – un giorno, umilmente, prenderò la tua mano

E inizieremo a correre, più veloci del vento!

 

 

POPOPOPOPOPOPOPOPOPOPOPO

Il ragazzo scosse la testa nel sentire la sveglia che suonava; aveva dormito poco e male, come del resto tutte le notti precedenti negli ultimi mesi.

Jin si alzò a sedere sul letto, con un’aria da zombie.

Più una partita.

Ma non era davvero quello, ciò che lo preoccupava.

 

Mi dispiace un po

(Non è vero)

Chapter #19

 

CHICCHIRICHI’ CHICCHIRICHI’

Nobunaga aprì gli occhi di scatto. Il campionato nazionale era a portata di mano.

Il ragazzo balzò giù dal letto, lanciando le coperte in giro alla rinfusa e cercando la tuta nel marasma di vestiti presente nella sua camera.

Un paio di minuti dopo era già in cucina, dove c’era già ad aspettarlo la colazione preparatagli dalla madre. Trangugiando tutto in poco tempo, Nobunaga controllò l’ora, per assicurarsi di arrivare in tempo alla palestra della scuola. Avrebbe fatto meglio a sbrigarsi.

 

Dopo essersi accertato di aver chiuso la porta, il ragazzo si affrettò lungo la via che portava alla stazione della metro. In meno di 20 minuti sarebbe stato a destinazione, come tutte le mattine del resto; l’unica differenza stava nel fatto che il campionato era ormai a tiro di zampa.

 

Quando arrivò davanti alla porta della palestra, vi trovò già un brulicare di giocatori, riserve e supporter; con occhio esperto cercò i suoi senpai preferiti, individuandoli in un angolo dell’edificio, che parlavano pacatamente.

‘Maki-saaaaaaaaaaaaaan! Jin-saaaaaaaaaaaaaaaaaan!!’, urlò, facendosi largo a zig-zag tra la folla. I due si girarono verso di lui, ma non lo accolsero così calorosamente come la matricola avrebbe voluto.

‘Fai un sacco di casino inutile, Kyota.’, sbottò Maki, le braccia incrociate sul petto e lo sguardo severo. Nobunaga si avvicinò lentamente per gli ultimi metri e poi con uno scatto felino abbracciò il suo Capitano.

‘Buongiorno, Maki-san! Bella mattinata, vero?’

‘Mollami idiota.’, intimò l’altro velenoso. La matricola obbedì immediatamente, anche se evidentemente scocciata di essere trattata con tanto sgarbo. A quel punto diresse le sue attenzioni su Jin, che era rimasto appoggiato al muro della palestra senza dire nulla.

‘Buongiorno, Jin-san!’, ripeté Kyota abbracciandolo. Jin rimase un attimo perplesso, poi fece un sorriso tirato e battè una mano in testa a Nobunaga un paio di volte, affettuosamente.

‘Ciao, Nobu. Tutto bene?’

Kyota sorrise a 365 denti. ‘Sì, grazie, lei? Maki-san è di cattivo umore?’

‘No, è solo concentrato sulla partita.’

‘Oh, certo...’

 

Kyota rimase a zompettare attorno ai suoi due senpai finché non fu ora di partire; sulla corriera del Kainan, il ragazzo si sedette di fianco a Jin-san, assicurandosi che Maki-san fosse esattamente dall’altra parte del corridoietto. Tutto ciò fu fatto con una discreta quantità di rumore.

 

In quel momento, da un’altra parte della prefettura, suonava la prima sveglia di casa Katawa; Ako aprì un occhio, rendendosi vagamente conto di essersi addormentata in uniforme sul bordo del futon di Akira, che non risultava essere presente da nessuna parte. La ragazza scese in cucina, per non trovarvi nessuno; ad una ricerca ulteriore, Akira si rivelò essere in terrazzo, seduto sul pavimento a gambe incrociate, intento probabilmente a recuperare la propria concentrazione. Ako gli appoggiò le mani sulle spalle, abbozzando un massaggio e chiese: ‘Buongiorno. Hai mangiato?’

Sendo sorrise, senza aprire gli occhi. ‘No.’

‘E allora vieni che facciamo colazione.’

 

Akane a quell’ora era già in piedi da un pezzo; aveva dormito malissimo e la cosa si notava sul suo volto tirato. Kaede invece si era appena alzato e non dava alcun segno di particolare tensione.

‘Ti preparo la colazione?’, chiese lei, già intenta a cercare del cibo negli scaffali della cucina.

‘Sì.’, rispose Rukawa, avvicinandosi ai fornelli.

Dopo un paio di minuti, la ragazza lo guardò perplessa. ‘Ti serve qualcosa?’

‘Nh?’

‘Stai qui fermo da un pezzo senza fare niente.’

‘No.’

‘Ah.’

Akane tornò alla preparazione della colazione, chiedendosi per l’ennesima volta cosa diavolo Akira-san avesse inculcato in testa al suo coinquilino.

 

Alle nove spaccate la squadra al completo del Kainan era nella palestra dove si sarebbero tenuti gli incontri e le premiazioni, di modo da poter iniziare il riscaldamento. Tutti sembravano molto tranquilli.

 

Due ore dopo circa, l’unico titolare presente in campo era Nobunaga, e il Kainan vinceva per 98 a 51 sul Takezato. Fujima, sugli spalti con tutta la sua squadra, pensò tra sé e sé che Maki, nel momento in cui esultava per la vittoria, sembrava proprio un bambino.

Akane e Akogare, sedutegli di fianco, erano troppo nervose per pensare nulla.

Subito dopo, Ryonan e Shohoku fecero il loro ingresso in campo.

Akane si alzò in piedi. ‘Vado a vedere dei senpai.’

Akogare annuì. ‘Salutami Maki e Jin.’

Gli altri presenti alzarono perplessi le sopracciglia, ma nessuno chiese niente.

 

La ragazza percorse metà dello stadio, andando incontro alla squadra del Kainan che, vittoriosa, saliva sugli spalti per vedere la famigerata partita. Takasago apriva la strada, seguito da Nobunaga, Maki, Jin, Muto e Occhiali Spaziali; gli altri, Akane non li conosceva.

‘Buongiorno. Congratulazioni per la vittoria.’, disse la ragazza inchinandosi.

Takasago la guardò perplesso, non capendo cosa ci facesse una nana sulla sua strada; Nobunaga invece avanzò verso di lei e sorrise a 365 denti: ‘Finalmente ti sei decisa a congratularti!!’

Maki gli tirò una sberla sulla nuca. ‘Zitto idiota. Grazie mille.’, rispose sorridendo alla "sono il migliore - e ti sfido a provare il contrario".

‘Ciao, Akane. Grazie. Guardi la partita con noi?’, chiese Jin sedendosi. La ragazza annuì.

‘Posso stare qui?’

‘Dovrebbe esserci abbastanza spazio...’, commentò Maki lasciandole un posto tra Jin e se stesso. ‘In caso lasciamo Kyota per terra...’

Akane annuì, sedendosi anche lei.

 

Quando tutta la squadra si fu sistemata, Maki diede ad Akane una piccola gomitata.

‘C’è?’

‘Ma certo.’, sbottò lei.

‘Ha visto la partita?’

‘Sì.’

‘Gli è piaciuta?’

‘Ma non lo so!’

‘Oh. C’è anche Akogare?’

‘Sì, sì, lo tiene d’occhio.’

‘E si è portato dietro pure Mister Occhiali Idioti e Finto Acchan?’

‘Sì.’

‘Uffa. Mi tieni d’occhio la squadra se vado a controllarlo?’

‘Ma no! Dove vuole andare?! Rimanga qui e non scocci!’, sbottò alla fine Akane, stufa.

‘....Accidenti. Sei di pessimo umore o che? Ti è morto il gatto?’

‘Non scherzi sulla vita del Signor Gatto! E poi... Ah, bhe, Akogare dice che Fujima-san ha tagliato i capelli, ma io non saprei dirle esattamente...’, prima che la ragazza potesse finire la frase, Maki era balzato in piedi e aveva esclamato:

‘Torno subito!’

‘Dove crede di andare!!!’, esclamò Akane afferrandolo per la maglietta. ‘Rimanga qui con me!’

 

Maki si girò, guardandola con aria perplessa.

‘Akane, guarda che non ti mangiano mica, sai. E poi c’è anche Jin.’

‘Ma non dicevo di quello. Si sieda!’

Il ragazzo tornò al proprio posto e chiese: ‘Bhe, che c’è?’

‘Insomma! Oggi Akira-san e Kaede si sfidano e lei va a fare il cretino in giro con Fujima-san?!? Accidenti!! Sono così nervosa che potrei mangiarmi il fiocco dell’uniforme!’, esclamò Akane con voce stridula, contorcendo le mani sulla maglia di Maki.

‘Aka, tranquillizzati.’, sorrise Jin appoggiandole una mano sulla spalla. ‘Andrà tutto bene.’

‘E chi lo dice?! Avete un pronostico?? E poi se Kaede vince, Akira-san perde, e se Kaede, perde io a casa non ci torno!’, continuò la ragazza con fare isterico.

‘Calma, calma...’, disse Maki con tono professionale. ‘Iniziano.’

 

I giocatori di ciascuna squadra vennero presentati uno ad uno. Quando venne il turno di Kaede, il suo fanclub partì col solito ritornello, mentre Nobunaga forniva un ‘buuu buu’ di sottofondo. Akane si ostinava a non lasciare la maglietta di Maki.

Alla presentazione di Sendo, invece, l’intero stadio esplose in ovazione, mentre il coach del Kainan (Coach Ventaglio) notava che Akira era diventato piuttosto popolare dopo lo scontro con Maki; quest’ultimo sorrise in maniera un po’ strana, commentando ‘Uno scontro ad armi pari.’ Akane strinse più forte.

 

La palla arrivò in mano al Ryonan, che subito partì all’attacco con Sendo, che passò a Fukuda, il quale tirò; la palla venne intercettata dal Tinto appena sopra al canestro, cosa che venne definita interferenza e i due punti andarono comunque al Ryonan. Lo stupore fu così tanto che il Kainan balzò in piedi come un sol uomo, perdendo varie mascelle; Akane dallo spavento cacciò un urlo.

 

Nel giro di pochissimo, comunque, fu il Tinto ad aggiudicarsi i primi punti del Ryonan, facendo un eccellente tiro a canestro, causando un altro shock generale. Akane non capì bene come mai, ma si permise di urlare un ‘Vai Tinto!!’ di intermezzo.

 

Durante il resto del primo tempo, le cose non andarono molto bene per lo Shohoku; il Tinto non riusciva a fermare Fuku-Fungo, il Gorilla non funzionava molto bene e il resto della squadra era piuttosto allo sbaraglio. La mancanza del Nonno in panchina, che a quanto pare era stato colto da malore, si stava già facendo sentire. A undici minuti dalla fine, Senpai Occhialuto fu costretto a chiamare un time-out, durante il quale Gorilla e Tinto si picchiarono per bene e tornarono in campo piuttosto inspirati.

 

La situazione risultò così triste per il Ryonan che Coach Vecchio Rompiscatole chiamò anch’egli il time-out neanche un minuto dopo. Akogare a questo punto aveva catturato Bruttone #1 in una morsa d’acciaio con le braccia degna del miglior lottatore di Wrestling, e andava stringendo sempre di più per sfogare la tensione; Fujima la osservava preoccupato.

 

In campo le cose si ribaltarono di nuovo, con Fuku-Fungo che imperversava ai danni del Tinto. Maki decise che era ora di una lezione di teoria.

‘Come si esegue una difesa man-to-man, Akane?’

‘... Bho. Si va a zig-zag? Mi pare che Akira-san avesse detto una cosa del genere.’

Maki scosse la testa, sconsolato. ‘Kyota?’

‘Bhe, si abbassano i fianchi... Dopodichè l’immenso Kyota fiuta come una pantera le mosse del suo avversario.. Questo almeno nel mio caso.’

Akane stava pensando ai casi in cui Kyota aveva applicato queste istruzioni, quando Maki rispose: ‘Bhe, le persone normali si limitano a prevedere le mosse dell’avversario.. Invece che fiutarle come una pantera.’

‘Checcosa?!’

Mentre Maki spiegava chiaramente ed esaustivamente dove il Tinto sbagliava con la difesa, Akane osservava le pieghe facciali di Nobunaga, evidentemente non per nulla contento di stare ad ascoltare un discorso del genere; la ragazza scosse la testa.

 

In contemporanea, dall’altra parte dello stadio, anche Fujima tirava le sue conclusioni sulla tecnica di Sakuragi, mentre i suoi compagni prendevano tutto per oro colato e Akogare non ci capiva molto. Il Ryonan pareva comunque sfruttare gli errori degli avversari a suo favore, e ormai imperversava in campo; il massimo fu toccato quando Fuku-Fungo stese il Tinto, che dovette essere momentaneamente sostituito. La sua marcatura venne presa da Mitsui, che iniziò uno di quelli che Akane e Akogare definivano generalmente un Senpai Teppista Moment, in cui il ragazzo sparava tiri da tre a mo’ di mitraglietta, molto ispirato.

Il primo tempo si concluse con un punteggio di 26 a 32 per il Ryonan.

 

Durante l’intervallo, Nobunaga iniziò ad esporre i suoi dubbi sul comportamento di Rukawa, che aveva segnato solo 2 punti fino a quel momento. Akane dovette concordare suo malgrado. Cosa diavolo stava facendo Kaede?

 

Fu chiaro all’inizio del secondo tempo che Rukawa si era deliberatamente mantenuto fresco per poter giocare al massimo in seguito. La sua sfida con Sendo parve raggiungere quel famoso ‘livello personale’ che il basket in teoria non doveva invece contemplare; man mano che le azioni proseguivano e i due si fregavano a vicenda, sia Maki che Fujima parevano cambiare continuamente opinione su chi dei due fosse il migliore e su chi sarebbe stato il vincitore. Improvvisamente, la partita sembrava dipendere unicamente dal risultato della sfida singola Rukawa-Sendo; Akane prevedeva molti guai e molte Torri, ancora attaccata alla maglia di Maki. Akogare incrociava le dita con tutta se stessa.

 

‘Rukawa ha un talento davvero incredibile.’, disse ad un certo punto Maki. ‘Per te sarà un termine di paragone costante, Kyota, soprattutto visto che siete entrambi delle matricole.’

Il ‘... ... Lo so.’ di risposta da parte del kohai mancò chiaramente di identificare il substrato autobiografico dell’affermazione del Capitano. Akane sperava vivamente che nulla del genere accadesse mai.

 

Nel frattempo, Coach Vecchio Rompiscatole aveva perso le staffe definitivamente e si era messo a sbraitare contro l’unico giocatore che fino a quel momento aveva fatto qualcosa di utile per la squadra.

‘Insomma, Sendo, si può sapere che diavolo stai combinando?! Cos’è, sta mattina non ti hanno dato il caffè a colazione?! Ce la vogliamo dare una svegliata, sì o no?! Ti rendi conto che ti stai facendo togliere di mezzo da una matricola?!’

Mentre Kaede commentava ‘E con questo?’, il Vecchio Rompiscatole venne misteriosamente colpito in testa da una scarpa in pelle e una voce gridava dagli spalti: ‘Ma certo che gliel’ho dato il caffè, cretino!!’

 

Sembrò comunque che le urla del coach avessero ottenuto l’effetto sperato, dato che Sendo decise di dichiarare definitivamente guerra a Rukawa e passare all’attacco. La partita proseguì in mosse e contromosse dei due assi, coadiuvati dai Gorilli. A pochi minuti dalla fine, Senpai Teppista svenne secco per la fatica, con somma disgrazia di Akane e di tutto lo Shohoku, e venne sostituito da Senpai Occhialuto, ovviamente.

A parte un’apparizione cammeo di uno strano tizio vestito da judoka, la partita proseguì imperterrita ed infuocata, con simpatiche azioni da parte di entrambe le squadre.

Quando sia Maki che Fujima iniziarono a dire che la squadra che avrebbe segnato il canestro successivo avrebbe vinto, Akane e Akogare presero a pregare tutti i santi del paradiso e non.

 

Le battute finali dell’incontro, in seguito, nessuna delle ragazze fu in grado di descriverle o ricordarle chiaramente; tutto si svolse così in fretta e sul filo del rasoio che le due si limitarono a sperare per il meglio, lasciando che il tempo scorresse, così concentrate sulla partita da non registrare gli avvenimenti esatti.

Ancora una volta, il fatto che Sendo non avesse il dono dell’ubiquità fu decisivo, lasciando scoperta la difesa e determinando la sconfitta del Ryonan per 66 a 70.

 

Lo Shohoku esplose in campo, festeggiando la tanto sudata ammissione alle nazionali. Solo Rukawa rimase immobile, fissando Sendo, diventato una statua di sale; ci volle qualche secondo perché Kaede si riscuotesse da quello stato per andare a dare il cinque ad Ayako.

Il Ryonan, intanto, si scioglieva in lacrime per aver visto il proprio sogno metter le ali e andarsene a così poco dalla meta. Akane aveva ormai distrutto la maglia di Maki, Akogare non dava alcun segno di vita. Sia Maki che Fujima avevano un’aria di vago funerale in faccia.

‘Mi sarebbe piaciuto molto vedere Sendo alle nazionali... Peccato sia finita così.’, commentò Maki, ottenendo una pedata gratuita da Akane. Intanto, l’intero Kainan si stava alzando per andare alle premiazioni; anche lo Shoyo, rientrando nei Best Eight, era presente in palestra.

 

Ovviamente, il Nonno venne nominato MVP, mentre i Best Five furono dichiarati egli medesimo, Jin, Rukawa, Sendo e Akagi Takenori.

Ci volle comunque parecchio tempo perché Akogare si alzasse dal suo posto e si avviasse all’uscita; Akane era appena fuori, aspettando Kaede. I giocatori del Kainan si erano dileguati.

 

Le due ragazze si avvistarono a vicenda immediatamente; entrambe si irrigidirono vistosamente. Poi Ako si avvicinò lentamente e si fermò a un paio di metri dall’altra ragazza.

‘Rukawa-kun ha giocato molto bene. Portagli i miei complimenti.’, disse con un filo di voce.

Akane annuì, senza aprir bocca. In quel momento lo Shohoku uscì in massa dall’edificio, passando accanto alle due.

Rukawa si fermò di fianco ad Akane. ‘Andiamo al policlinico, a vedere dell’allenatore. Vieni.’

La ragazza annuì di nuovo, e fece per avviarsi, ma Kaede non pareva voler muoversi; il numero 11 dello Shohoku avanzò su Akogare e poi, mantenendo un’espressione perfettamente piatta, disse: ‘...Non è vero.’

‘Eh?’, chiese la ragazza alzando di scatto lo sguardo.

‘Che non mi piaci.’, aggiunse lui, per poi girarsi e andarsene, con Akane in coda.

Akogare scoppiò a piangere.

 

La ragazza era ancora lì in lacrime quando Sendo la raggiunse, con molta calma; velocemente, lei si asciugò il volto e corse dietro al suo amico, che si stava già dirigendo a casa.

Nessuno dei due parlò, né lungo il tragitto né una volta a destinazione. Sendo si limitò a crollare sul suo futon e ad addormentarsi.

 

***

 

‘Permesso...’, disse Kyota avanzando nell’entrata dell’appartamento di Jin.

‘Vieni pure, Nobunaga.’, rispose l’altro ragazzo, togliendosi le scarpe e accendendo la luce in corridoio.

La matricola zompettò dietro al suo senpai fino in cucina. ‘E’ sicuro che non disturbo? I suoi genitori?’

Jin sorrise, scuotendo la testa. ‘Io vivo qui da solo... E’ solo un piccolo appartamento. Quando sono riuscito ad entrare al Kainan, mi sono trasferito qui. I miei vivono in campagna.’

Nobunaga allargò gli occhi. ‘Accidenti! Io non ne sapevo niente! ... Wow. Sicché lei sta da solo. Dev’essere una bella seccatura.’

‘No, non troppo. Non sto molto a casa, tra gli allenamenti e tutto il resto.’

‘Capperi. Però la casa è molto ordinata. Se io vivessi da solo non credo che riuscirei a tenerla così pulita...’, commentò Kyota guardandosi attorno e sedendosi al tavolo. Jin sorrise.

‘Cosa vuoi per cena? Hai fame?’

Nobunaga sorrise. ‘Tantissima. Mi va bene qualsiasi cosa.’

‘Udon?’

‘Sììì!’, urlò il ragazzino, saltando in piedi. ‘Posso darle una mano a preparare qualcosa?’

‘No, non ti preoccupare. Accendi la TV e guarda pure qualcosa che ti va, tanto non ci metterò molto.’

 

Poco più di tre quarti d’ora dopo, i due erano sdraiati in camera di Jin, intenti a guardare una puntata di Star Trek The Next Generation. A meglio dire, Nobunaga guardava la TV e Jin guardava Nobunaga.

‘Ah, che bello! Adoro quando Data fa quella faccia assurda! Lei no?’, chiese la matricola girandosi entusiasta verso il trepuntista.

Jin sorrise. ‘Bhe, io adoro quando tu fai quella faccia assurda.’

‘Io non faccio una faccia assurda. Quando ho una faccia assurda?! EH?! EH?!’

‘Oh, bhe... Sempre...’, rispose Jin, avvicinandosi e baciandolo su una guancia; Nobunaga sbuffò, ma si strofinò dolcemente sul suo senpai; poi, con un salto fu sul futon, abbracciando Jin e ridendo.

 

Il senpai lo spinse delicatamente sulla schiena e poi gli si sdraiò di fianco, appoggiandosi su un gomito. Nobunaga continuava a ridere, strusciando la testa sul braccio di Jin e guardandolo con due occhi enormi. Jin si scoprì improvvisamente incapace di deglutire correttamente, riuscendo solo a fissare Kyota senza parlare. L’altro ragazzo smise di ridere, guardandolo con un’espressione curiosa. Jin sentì qualcosa rompersi.

 

Senza preavviso, Jin si spostò sopra Nobunaga, fermandogli i polsi a terra e sdraiandoglisi sopra. I due rimasero a guardarsi diritti negli occhi, a pochi centimetri l’uno dall’altro.

Poi le labbra del trepuntista furono su quelle della matricola e le dita finirono per intrecciarsi, stringendosi convulsamente a vicenda. Spostandosi per riprendere fiato, Jin scese lungo la guancia dell’altro, mordendo man mano che si muoveva verso l’orecchio, che azzannò senza tanti preamboli. Nobunaga mugolò, tra il piacere e il dolore, piegando un ginocchio e strisciando la parte interna della gamba su quella esterna dell’altro ragazzo. Jin morse più forte, reagendo immediatamente all’azione inaspettata, leccando velocemente l’interno dell’orecchio. Senza fermarsi a chiedersi cosa stesse facendo e perché, e registrando con la mente solo che Nobunaga sembrava dargli corda, Jin si alzò a sedere, sfilandosi la maglietta e poi adoperandosi per levare anche quella di Kyota.

 

Sempre senza aspettare oltre, Jin si chinò sull’altro ragazzo, leccandogli con partecipazione l’ombelico e la zona circostante, ottenendo dei mugolii di apprezzamento in risposta; salendo con leccate veloci sul petto, Jin morse uno dei capezzoli, rigirandolo con i denti. Kyota continuava ad emettere rumori sconnessi. Mentre la bocca era impegnata, le mani del senpai scesero a sfilare i pantaloni della tuta, disfando con impazienza il laccio che li legava e abbassandoli fino alle ginocchia; continuando a torturare il petto di Nobunaga, Jin trovò anche una mano per liberarsi del resto dei suoi vestiti, rimanendo in boxer in pochi secondi.

 

Appoggiato sui gomiti, ai lati della testa del suo kohai, il ragazzo si fermò un attimo per cercare di riprendere fiato, ma ormai respirava a grosse boccate d’aria, incapace di regolarsi. Gli occhi di Nobunaga erano spalancati, e lo guardavano shockati. Jin gli leccò il volto, riprendendo a muoversi e sfilandogli anche i pochi indumenti rimasti; in pochi secondi, anche se con un po’ di movimenti poco coordinati, anche lui era rimasto nudo. Sdraiato su Kyota, continuava a fissarlo negli occhi.

‘Ti voglio. Adesso.’

 

Nobunaga aprì la bocca, ma non emise alcun suono. Jin gli impresse la lingua sullo sterno, scendendo poi rapidamente verso l’ombelico, continuando verso il basso fino a delineare il perimetro di base del membro del suo kohai, con piccole leccate fatte con la punta della lingua; Kyota si mosse inconsultamente sotto di lui. Il senpai continuò la sua opera verso il glande, senza mai fermarsi troppo a lungo. Arrivato in cima, la morse senza troppa delicatezza; Kyota sussultò di nuovo, mugolando.

 

Nella mente confusa e annebbiata di Jin si faceva intanto largo un ricordo a proposito di qualcosa... Sapeva che doveva ricordarsene, ma tutto gli sembrava senza molta importanza in confronto a quello che stava facendo. Poi gli venne in mente.

Fermato il suo lavoro, il ragazzo si alzò a sedere e, fissando il suo kohai, gli sillabò: ‘Non muoverti.’

Detto questo prese la porta e sparì.

 

Nobunaga rimase a guardare il soffitto, incapace di capire esattamente cosa stesse succedendo. Jin-san era sempre così tranquillo, e invece adesso... Tutto ad un tratto... Il ragazzo si tirò su di colpo: doveva andarsene, e in fretta. Balzando in piedi, si diresse verso la porta, senza curarsi dei vestiti; doveva dire a Jin-san che lo stava spaventando e che non era affatto carino da parte sua...

 

In quella, Jin rientrò ad alta velocità nella stanza, trovandosi faccia a faccia con Nobunaga. Il ragazzo avanzò sul suo kohai, prendendolo all’altezza dei fianchi e spingendolo a sedere sulla scrivania.

‘Scusa...’, mormorò mordendogli il labbro inferiore. ‘...il ritardo. C’ho messo un po’ a trovare della crema...’, rise poi.

‘Jin-san, io...’, iniziò Nobunaga, mentre il senpai lo spingeva con la schiena sul tavolino, rovesciando tutto quello che ci stava sopra, e gli alzava le gambe.

‘Schht.’, ribadì Jin, frugando nel barattolino di crema e poi passando la mano sulla parte interna delle cosce. ‘Zitto.’, continuò il ragazzo, scendendo senza tanti complimenti alla ricerca del suo obiettivo finale. Con un dito lo penetrò, facendo sobbalzare il suo kohai in posizione semi-eretta, afferrandosi alle braccia di Jin; l’altro ragazzo lo guardò con calma negli occhi, osservando come si dilatavano mentre inseriva un altro dito e cercava di allargare l’apertura. Kyota si mosse come un’anguilla, ma non protestò ulteriormente.

 

Jin sorrise, spingendolo di nuovo con la schiena sulla scrivania ed estraendo le dita; massaggiandogli la pancia con delicatezza, il ragazzo avanzò deciso e con un semplice movimento lo penetrò. Kyota cacciò un urlo, stringendo spasmodicamente le braccia di Jin; poi continuò a respirare iperventilando, senza riuscire a fermarsi.

Jin chiuse gli occhi, leccandosi il labbro inferiore e assaporandosi il momento; poi li riaprì e, abbracciando Nobunaga all’altezza della vita, lo sollevò dalla scrivania. L’altro ragazzo gli passò le braccia attorno al collo, issandosi a mo’ di koala e trovandosi di nuovo all’altezza di Jin. Kyota lo baciò rabbiosamente, mordendogli e tagliandogli le labbra in più punti.

Jin intanto aveva iniziato a spingere, trovandosi sempre più all’interno di Nobunaga, mentre il ragazzo si contorceva e mugolava. Non ci volle molto perché Jin venisse, mordendo con più forza delle altre volte il collo di Kyota, che urlò di rimando.

 

I due si accasciarono sul pavimento; Nobunaga finì con la schiena appoggiata alla scrivania, mentre Jin si rovesciò sul suo kohai, passandogli le labbra sanguinanti sui capelli e stringendolo ancora in un abbraccio.

 

***

 

‘Permesso.’, disse Fujima passando sotto l’enorme portone della casa di Maki.

‘Vieni, vieni, prego, Fujima-kun. Shin’ichi mi ha parlato molto di te.’, rispose il padrone di casa, Maki Ichiro, conducendolo verso il salotto. Suo figlio, comunque, lo fermò subito.

‘Scusa, papà, ma ora io e Fujima avremmo un paio di cose da sistemare. Se avessi bisogno di noi, saremo in camera mia.’, sorrise Maki, indicando lo scalone che saliva dal salone d’entrata ai piani superiori.

Il signor Ichiro non si mostrò molto convinto, ma alla fine accettò. ‘Voglio comunque che tu inviti Fujima-kun a cena da noi, una di queste sere, di modo che possiamo parlare con un po’ di più calma.’

Dopo aver rassicurato suo padre molte volte, Shin’ichi portò Fujima in camera sua, chiudendo con soddisfazione la porta a chiave.

 

‘Uff...’, disse il ragazzo piombando sul letto. ‘Che rompiscatole...’

‘Vivi qui con la tua famiglia?’, chiese Fujima, rimanendo in piedi in mezzo alla stanza e girando lo sguardo attorno.

‘Sì, ma non ho fratelli.’, rispose Maki, girandosi su un fianco per aver una miglior visuale del suo ragazzo.

‘Ah.’

‘Tua madre non vive qui in Giappone, vero?’

‘No, se n’è ritornata in Francia subito dopo il divorzio.’

‘Mh... Bhe, vieni qui, Fuji!’, sorrise infine Maki, battendo con una mano sul suo letto. Fujima fece come gli era stato chiesto, anche se con circospezione.

 

‘Stai bene con i capelli tagliati così, sai?’, continuò Maki, baciandogli una tempia e approfittando per abbracciarlo da dietro.

‘Grazie.’

I due rimasero in silenzio per un po’, strusciando dolcemente i volti uno con l’altro, mentre Maki stringeva la sua presa della vita di Fujima. Entrambi sorridevano appena.

‘Penso che delle congratulazioni siano d’obbligo...’, disse poi Kenji, lasciandogli un bacio su una guancia.

‘Mh? Davvero? Grazie. Per cosa?’, rise appena l’altro. ‘Per esser passato primo o per essere MVP?’

‘Per essere MVP, ovviamente. Passate sempre primi, che se quest’anno non ci foste riusciti, ti avrei picchiato...’

‘Oh. Forse hai ragione.’

‘Ci siete andati vicini, comunque, quest’anno...’, sorrise divertito Fujima.

‘Mh... Già... Mi dispiace un po’ per Sendo.’

 

Fujima si staccò dal suo ragazzo e lo guardò con cipiglio severo. ‘Non parlare di altri quando sei con me.’

‘Scusa, scusa, era correlato al basket, mica alla persona...’, esclamò subito Maki, alzando le mani con fare innocente; Fujima si sedette meglio sul letto, a gambe incrociate, direttamente davanti all’altro ragazzo. Poi parve cambiare idea e procedette a quattro verso Maki, baciandolo leggermente sulle labbra quando lo ebbe a portata di mano e poi spingendolo indietro sulla schiena, sdraiandocisi di fianco.

 

‘Non mi hai più detto di quella storia di Jin e Kyota, Shin’ichi.’

Maki sorrise a sentire l’uso del suo nome proprio. ‘Bha, per ora è ancora un po’ confuso il discorso, per cui penso che aspetterò ancora un pochino prima di parlartene; devo anche vedere se Jin riesce a portarsi a letto Kyota, o che...’

Fujima alzò un sopracciglio, un po’ scocciato, ma non disse nulla.

‘Ma non parliamo di altri quando sei qui con me. Allora, che fai quest’estate?’

Fujima sorrise. ‘Mi alleno.’

‘Eurgh. Tutta l’estate?’

‘Penso di sì. Perché?’

‘Lo trovi un po’ di tempo per venire in ferie con me?’, chiese Maki con due occhi alla Bambi.

Fujima rise. ‘Non credo.’

‘Keeeen! Uffa!’

‘Tsch. Non posso farci niente. Dobbiamo allenarci.’

‘Bugiardo. Sei tu l’allenatore, tu decidi gli allenamenti.’

‘Io ho cura della mia squadra - cosa che non si può dire di te...’<

‘Non è vero!’, sbottò Maki abbracciandolo. ‘Vieni con me!’

‘Vedrò, vedrò...’, rispose l’altro ridendo e disincastrandosi. ‘E tu, cosa fai?’

‘Io sono in ritiro dal 14 al 21 di luglio, ma prima mi alleno tutti i giorni. Però ad agosto, dopo le nazionali, dovrei essere libero. Andiamo da qualche parte?’

‘Vedrò.’, concluse Fujima, appoggiandogli la testa su una spalla.

 

Maki rimase a guardarlo, senza sapere bene cosa fare. Poi con delicatezza, spostò il braccio da sotto di lui e si rigirò sopra Fujima, baciandolo su una guancia. Il ragazzo ridacchiò. Maki lo strinse più stretto.

 

‘Non te ne andare...’

 

Chapter 19 - The end

 

 

Stoned (By Dido)

Fatto

 

Quando sei fatto baby, e io sono ubriaco

E facciamo l’amore, sembra un po’ desolante

E’ difficile a volte non distogliere lo sguardo

E pensare a dov’ è il punto

Quando dovrò frenare questo fuoco

Penso che esploderò se non potrò adesso provarlo liberamente.

 

Se non lascerai che m’innamori di te

Allora non vedrai mai il meglio che amerei fare per te

Invece ti mancherò quando me ne sarò andato

Perchè sono stufo di stare qui nella tua freddezza

 

Quanto mi sento amato, entro in gioco

E il mondo si muove con me

Quanto mi sento perso semplicemente me la filo

in silenzio, senza protestare prendo le mie cose  e me ne vado

e penso a dov’è il punto

penso dov’è la speranza nel nostro ritorno a casa

 

Se non lascerai che m’innamori di te

Allora non vedrai mai il meglio che amerei fare per te

Invece ti mancherò quando me ne sarò andato

Perchè sono stufo di stare qui nella tua freddezza

 

Se un giorno troverai,

Se troverai della libertà e del sollievo

E con questa libertà magari

Magari troverai della pace

E con questa pace baby

Sperò ti riporterà da me, ti porterà a casa,

Portami a casa.

 

Se non lascerai che m’innamori di te

Allora non vedrai mai il meglio che amerei fare per te

Invece ti mancherò quando me ne sarò andato

Perchè sono stufo di stare qui nella tua freddezza

 

 

FANFIC

 

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