EMBRACING THE ICE KNIFE
By B’n’R
Strade (by Tiromancino)
Comunque vada vado via
in questa notte taglio col coltello il buio tutto intorno
tanto so che quando torna il giorno
sarà solo il ricordo di qualcosa che avrei avuto ed ho perso
dovunque vado sono via
e chiedo alle mie mani di fermare il battito del cuore
perchè il mio cervello non sopporta più il rumore
che mi porta indietro al tempo in cui le ore passavano leggere
e mi riperdo
Ci sono strade che di notte le distingui solo per l' odore dell' asfalto
non sei sicuro di esserci mai stato ma sei sicuro che ci stai tornando
ci sono strade luminose srade senza voce ed altre invece senza il tempo
non sei sicuro di esserci passato ma sei sicuro che ci stai vivendo
Qualsiasi siano le distanze fra due punti diversissimi ed opposti fra di loro
disperati come missili sparati verso cieli lontanissimi
al di là delle galassie dentro a un buco nero
Ci sono strade che somigliano alle vite che percorri tutte in un momento
non sai capire dove sei arrivato ma sei sicuro che ora stai correndo
Sulla soglia di casa Katawa,
in piedi, e perfettamente impassibile, stava Rukawa.
‘Ah! Rukawa-kun! Ma che bello!’, esclamò Akira
ridendo. ‘Sei venuto a trovarci, che bella sorpresa. Ma è un po’ tardi, non
credi? Bhe, non importa, vieni pur dentro.’, continuò il ragazzo tirando
l’altro in casa.
Rukawa si divincolò e ripeté:
‘Ho detto che ho perso Akane.’
‘Come sarebbe a dire che hai
perso Akane?!?’, ruggì Ako.
‘E’ uscita e non è più
tornata.’
‘Oh, mi dispiace. C’era un
motivo particolare perché uscisse?’
‘No.’
‘Vado a cercarla. Telefono a
Jin-san... Ahem, telefono a Maki, poi posso chiamare Naga, magari Fujima-san
l’ha vista... Ehm... E se chiamassi direttamente Akane?’, chiese la ragazza
mentre nervosamente cercava il cellulare.
(Ti piaccio?)
Chapter #18
‘Bhe, Rukawa, accomodati che
provo a farti un the. Vedrai che Akogare la trova.’, sorrise Sendo, spingendo
Kaede su una poltrona.
‘Nh...’
‘Non riesco a trovare il
cell, non riesco a trovare il cell...’, cantava intanto Ako saltellando per
casa.
‘Hai provato in camera
nostra?’, suggerì Sendo.
‘No, adesso vado...’
Prima che Ako potesse anche
solo mettere un piede sul primo gradino, il campanello suonò di nuovo.
‘Ah, Akane, Akane!’, esclamò
la ragazza correndo alla porta, seguita a ruota da Sendo.
Infatti era Akane, anche se
il suo aspetto la diceva lunga sul suo umore.
Akogare l’abbracciò,
tirandola dentro. ‘Mi hai fatto prendere un colpo, stavo già per chiamare
tutti!!’
‘Eh?... Colpo?’
‘Ehilà, Akane, un po’ che non
ci si vede! Come va? Rukawa diceva di averti perso.’, sorrise Sendo, mentre
chiudeva la porta.
Akane si gelò sul posto,
mentre Kaede avanzava sul terzetto.
‘Sei qui.’, disse il ragazzo.
‘Perché sei qui? Non mi piace.’
‘Bhe, ma non c’è nessun problema
se...’, iniziò Akira, sorridendo.
‘Zitto, non sono cose che vi
riguardano. Torniamo a casa.’, lo tagliò fuori Rukawa, mentre il sorriso di
Akira si spegneva.
‘Non ne ho voglia.’, rispose
Akane, indietreggiando, mentre Akogare si stringeva a lei.
‘Perché?’
‘Perché non voglio stare con
qualcuno a cui non piaccio.’
Akogare si girò di colpo per
guardare Akane in faccia: ‘Come sarebbe a dire? Ti ha detto che non gli
piaci?!’
Akane annuì senza aprire
bocca.
‘Ma è assurdo! Dopo tutto
quello che hai fatto e che fai per lui, adesso salta fuori con questa roba?!? E
perché poi, scusa, non dovrebbe piacerti Akane?’, chiese rivolta a Rukawa.
‘Ho detto che non sono cose
che vi riguardano.’, rispose lui a denti stretti, avvicinandosi ulteriormente,
mentre Ako indietreggiava. ‘Nemmeno tu mi piaci. E’ tutta colpa tua, se Akane è
diventata così. Tua e di Kyota Nobunaga.’
‘Akane non è diventata
peggiore di prima, io la trovo molto meglio, invece. Prima era come te.’,
esclamò Ako.
‘E cosa me ne frega se a te
piace di più così? Non è di te che dobbiamo preoccuparci.’
‘E allora di cosa devi
preoccuparti?!’, ruggì Ako, fermandosi di botto quando Akira appoggiò una mano
sulla spalla di Rukawa, facendolo girare di lato.
‘Rukawa.’, sorrise Sendo. ‘Io
ti piaccio?’
L’altro ragazzo lo guardò,
alzando un sopracciglio lentamente.
‘Allora?’
‘Mi piace il basket.’
‘Ok, allora perché non ci
sediamo con calma e ne discutiamo come persone civili? Voi ragazze andate di là
a farci un the? Noi risolviamo la faccenda.’, concluse il ragazzo spingendo le
due verso la cucina e poi chiudendo la porta dietro di loro.
‘Bene, direi che possiamo
fare due chiacchiere, noi, così, da uomo a uomo.’
Rukawa alzò un sopracciglio,
ma non si scompose più di tanto; Sendo proseguì: ‘Dunque, cosa ti
infastidisce?’, chiese sedendosi e invitando l’altro a fare altrettanto.
Rukawa rimase un attimo in
silenzio e poi rispose: ‘Akane è cambiata.’
‘E in cosa?’
‘...E’ diventata... Diversa.
Passa così tanto tempo... Fuori.’, tentò il ragazzo, chiaramente in difficoltà
nel dover spiegare il concetto.
‘Pensi che stia prendendo le
distanze da te?’
Un lampo di sorpresa passò
sul volto di Rukawa. ‘Forse...’
Sendo annuì e dicendo
‘Aspetta un attimo.’ si diresse in cucina.
***
Akogare stava attaccata alla
porta con l’orecchio, ascoltando interessata la discussione. Akane era seduta
su una sedia accanto al tavolo, ma non sembrava badare a quello che dicevano i
ragazzi.
‘Penso abbiano cominciato col
piede giusto.’, la informava Ako. ‘Rukawa-kun ha detto che gli secca che stai
fuori troppo tempo. Oh, pare che creda tu voglia allontanarti da lui.’
Akane non rispondeva,
guardando un punto fisso davanti a sé.
‘Akane, ma vuoi farlo sul
serio?’
L’eventuale risposta venne
tranciata da Sendo che apriva la porta e spediva Ako a rotoli sul pavimento.
‘Ehi!’, protestò la ragazza.
‘Ops.’, rispose lui,
avvicinandosi al frigo e prendendo la lavagnetta magnetica che vi stava appesa
vicino, per poi tornare in salotto.
‘Allora...’, iniziò Akira
disegnando sulla lavagna un’area di tiro sotto canestro e un pallino di fianco.
‘Questo sei tu. Questa è Akane. Akane ha la palla, mi segui?’, chiese
disegnando un altro pallino.
‘Certo.Ma Akane non gioca.’,
sbottò Rukawa.
‘Bene. Akane è marcata e non
riesce a passarti la palla dalla sua posizione. Ecco qui il marcatore, chessò
io, Kyota Nobunaga. Poni che Akane non sappia cosa fare e non riesca a
liberarsi dalla marcatura. Tu puoi fare tante cose, ma non credi che sarebbe
una buona idea spostarti in maniera che Kyota non se ne accorga e Akane possa
passarti la palla da una posizione che Kyota non ostruisce?’
‘Certo.’, sbottò di nuovo
Rukawa.
‘Bhe, allora è semplice.
Spostati.’
Rukawa alzò un sopracciglio.
‘Prego?’
‘E’ inutile che tu te la
prenda con Akane perché lei non riesce a passarti la palla. Spostati tu, invece
di aspettare.’
‘... Ma questa non è una
partita.’
‘Ah no? Questa vita è come
una partita, diceva qualcuno un tempo. Prova lo stesso.’, sorrise Sendo
annuendo con convinzione.
‘... E in pratica sarebbe...
?’
‘Oh, bhe, cambiare posizione,
avvicinarti, confondere l’avversario, no? Il solito.’
‘... Il solito.’
‘Il solito!’
Akane e Akogare tornarono in
salotto in tempo per vedere Rukawa che provava strane mosse simili a scatti a
destra e a sinistra.
Sendo sorrideva. ‘Penso ora
sia tutto ok. Rukawa vorrebbe scusarsi per il problema causato.’, disse rivolto
ad Akane. La ragazza lo guardò senza batter ciglio.
Rukawa, abbastanza convinto
sulla mossa che doveva fare, smise di scattare e disse ad Akane: ‘Andiamo.’,
avviandosi alla porta.
Una volta fuori, con la
ragazza in coda, Rukawa si girò verso Sendo e aggiunse: ‘Ci vediamo.’
‘Prego.’, sorrise lui, ancora
impegnato a tenere Akogare in casa e a convincerla che no, Akane non correva
alcun rischio.
Per tutto il tragitto, Akane
notò che Rukawa camminava piuttosto a zig-zag e che ad ogni tot il ragazzo
faceva uno spostamento verso di lei, avvicinandosi senza apparente motivo.
***
Akane e Akogare stavano
pisolando sul tetto, durante la pausa pranzo del giorno successivo, 23 giugno.
Il sole oramai estivo le riscaldava piacevolmente e dopo i disastri della sera
precedente, un minimo di abbiocco dopo pranzo era necessario.
‘Sicché...’, disse Ako
sbadigliando. ‘E’ andato tutto bene ieri notte?’
L’altra ragazza annuì
vagamente. ‘Ringrazia Akira-san da parte mia.’
‘Non credevo che con quello
schema assurdo Akira avrebbe mai combinato niente... Ma è evidente che quelli
parlano una lingua tutta loro...’; Akane continuò ad annuire.
‘Hanno un piccolo mondo per
conto loro.’
Le due ragazze già da un po’
non parlavano, quando la porta delle scale si aprì di scatto e Kyota Nobunaga
fece il suo ingresso trionfale - o quasi. Infatti il ragazzo sembrava piuttosto
preoccupato e soprattutto alla ricerca di qualcosa. Quando le vide, Nobunaga si
illuminò e procedette a grandi passi verso di loro, sedendosi poi lì davanti a
poca distanza.
‘Ciao!’, esclamò solare.
‘Come va?’
Le due si guardarono,
perplesse e assonnate.
‘Che vuoi?’, chiese poi
Akogare.
‘Sapere come stavate.’
‘Tzè, mio zio in carriola.
Che vuoi?’, ripeté la ragazza, spazientendosi velocemente.
‘Avete visto Maki-san o
Jin-san?’
‘Nessuno dei due.’, rispose
Akane, tornando a chiudere gli occhi.
Kyota rimase a lungo zitto,
prima di fare un’ulteriore domanda: ‘Maki-san è innamorato di Jin-san?’
Akogare scoppiò a ridere. ‘Ma
ti sei bevuto il cervello??’
‘Allora?’, chiese scocciato
il ragazzo.
‘Certo che no, idiota.’,
rispose lei seccata.
‘E allora cosa sta
succedendo?!’, esclamò con forza Naga.
Akogare si alzò a sedere
meglio e lo fissò: ‘Che cavolo vuoi dire?’
‘Maki-san non si fa più
vedere in giro e quando lo trovo mi porcona dietro sempre!’, rispose lui, in
evidente necessità di sfogarsi. ‘Jin-san è sempre più distaccato e quando gli
chiedo del Capitano, mi racconta un sacco di balle. Ti sembra una bella
situazione?!’
‘E che centro io?’, chiese
Ako grattandosi la testa.
‘Ma! Ma Ako-chan! A chi
chiedo io, se non a te?! ... Penso che Maki-san e Jin-san si siano stufati di
me.’
‘Succede.’
‘Ma cosa dici?! Hanno perso
tutto il loro interesse per la matricola d’oro.’
‘Anche io.’, sbottò Ako.
‘Maki-san non ha mai avuto
interesse per te.’, si fece sentire Akane da dietro.
‘‘Questo non è vero! Loro
sono sempre stati interessati a me.’
‘Tu sei un povero scemo che
non vuole nessuno.’, ribatté Akane alzandosi a sedere.
‘Bugiarda! Jin-san è anche
innamorato di me!!’
‘Sì, e non pensi che si
stuferà di aspettare una risposta, prima o poi?’
‘Certo che no! Non lo faccio
stufare affatto, e se è davvero innamorato può anche aspettare, no?!’
Akogare spalancò gli occhi e
fece uno scatto verso il ragazzo, con aria poco rassicurante: ‘Che cavolo di
discorso è questo? Se uno è innamorato allora deve aspettare a vita?!?’
‘Certo che no, ma non farà
tanti danni. E io intanto...’
‘E tu intanto?’, chiese Akogare minacciosa.
‘Io cerco di capire se mi piace
di più Maki-san o Jin-san, ovviamente.’, rispose asciutto il ragazzo.
I due rimasero a guardarsi
come due gatti impegnati in rissa.
‘Allora, vuoi dirmi dove sono
Maki-san e Jin-san?’
‘Ti ho già detto che non lo
so.’
‘Perché fai così? Anche
ieri... Perché sei così cattiva con me? Che vi ho fatto?’
‘Sei l’assenza di tatto in
persona, tu. Come puoi venire a vantarti che avete vinto, quando sai benissimo
che nello Shohoku gioca Rukawa-kun?’, sbottò Ako, mentre Akane faceva finta di
dormire.
‘Bhe, voi potevate essere
felici per me! Vi costa tanto?!’
‘Ma tu sei matto! Tra
l’altro, per un pezzo ti sei rifiutato di parlarci senza motivo, di che ti
lamenti?! Senza contare che tu non sarai mai per Akane quello che è Rukawa-kun,
per cui perché non vai al diavolo, Nobunaga?’
‘Siete davvero fastidiose!’,
sbottò il ragazzo mettendosi a sedere di nuovo.
‘E allora perché non continui
ad evitarci, come hai fatto fino ad ora?’
‘...Forse dovrei proprio.
Tanto, io ho Maki-san e Jin-san.’
‘Non puoi averli entrambi per
sempre.’, disse acida Akane.
‘Ah no?’, chiese lui
sarcasticamente, sorridendo. Senza aspettare una risposta, il ragazzo si alzò
in piedi e si avviò alla porta.
Dopo che Nobunaga fu sparito,
Akogare guardò Akane, perplessa e seccata: ‘E quello, che voleva dire?!’
‘Bho.’
***
Nel frattempo, i due
ricercatissimi senpai erano effettivamente insieme; Jin era stato messo
all’angolo e costretto più o meno con le buone a seguire Maki in uno degli
spogliatoi della palestra della sezione maschile.
Adesso, Maki stava vicino
alla porta, dandole le spalle, e ben piantato davanti al suo kohai, che era
seduto su una panca, non sembrando molto interessato alla presenza dell’altro.
‘Dì un po’, Jin. Sei ancora
innamorato di Kyota?’, cominciò poi Maki, fissando l’altro ragazzo.
‘...Sì.’
‘Perché a vedere da quello
che fai, non lo si direbbe. Dovresti aver più cura di ciò a cui tieni.’
‘Ah.’
Maki sbuffò, passandosi una
mano tra i capelli e ponderando con calma. Poi avanzò verso il suo kohai.
‘Jin.’
L’altro non rispose. Maki lo
afferrò per le spalle, costringendolo ad alzarsi, e sbattendolo su per il muro.
‘Jin, ascoltami quando ti parlo, dannazione!’
L’altro ragazzo lo guardò con
gli occhi spalancati. ‘S-sì.’
‘Ecco.’, continuò Maki senza
mollare la presa. ‘Allora, Jin. Ti ho detto che, per avere Kyota, dovresti
mostrargli un po’ più di attenzione e darci sotto un po’ più convinto, no?’
Jin non rispose, girando la
testa di fianco.
‘Allora, Jin? Sei davvero un
idiota.’, sbottò Maki scocciato. Jin annuì. Maki sbuffò di nuovo.
‘Non dovresti darmi ragione
quando ti insulto.’
‘Lei ha sempre ragione.’
‘Sì, Jin, ma... Oh diavolo.
Sto solo cercando di darti una mano Jin!’
‘Non mi serve; sono già
abbastanza nei guai da solo.’, rispose sottovoce il ragazzo.
Maki sbuffò per la terza
volta, molto tentato dall’idea di picchiare il suo kohai per fargli entrare un
po’ di sale in zucca. ‘Jin. Cerco di aiutarti, davvero.’
‘Non credo di voler essere
aiutato.’
‘Perché?’
‘Perché non so più che cosa
voglio. Lo detesto.’
‘Chi detesti?’
‘Nobunaga.’
Maki lasciò Jin, che scivolò
lungo la parete e di nuovo a sedere sulla panca; poi il Capitano si sedette di
fianco a lui, passandogli un braccio sopra le spalle. Jin non obiettò.
‘Senti, Jin. Lo so che ci
sono dei momenti difficili, in cui ti viene da prendere tutto e tirarlo nel
cesso. Ma non va mai così male come sembra.’
‘No, forse va pure peggio.’
‘No, in genere noto che sono
sempre io a vedere la situazione più nera di quella che è. Dì un po’... Ti
ricordi la prima volta che Kyota ti ha sorriso?’
Il trepuntista annuì. ‘Ecco,
quella dovrebbe bastare.’
Jin ponderò un attimo e poi
annuì. Maki sorrise.
‘Senti, Jin, la verità è che
chi l’ha dura la vince. Dovresti saperlo bene, tu. Per cui, non mollare
adesso.’
‘Credo di averle già provate
tutte. Credo anche che Nobunaga sia innamorato di lei, ma non voglia dirmelo
per paura di farmi stare male.’
‘E io penso che credi male,
invece. Il ragazzo ancora un po’ e non mi potrà più vedere; invece di te si
fida Jin. Dovresti giocare un po’ più sul pesante; fargli capire che lo vuoi
sul serio e che non hai voglia di aspettare. E, Jin, smettila di aver una
visione così santificata di Kyota, ok?’
Jin annuì piano, appoggiando
la testa sulla spalla di Maki. ‘Mi dispiace.’
‘Ma di che? E’ a me che
dispiace, Jin, di aver combinato questo casino. Io adesso voglio solo essere...
Vostro... Amico.’, sillabò con difficoltà il ragazzo. ‘Niente di più.’
‘Niente di più?’, chiese
incredulo Jin.
‘No. ... Mi odi, Jin?’
‘... Non l’ho mai odiata. Io
al massimo odio me stesso.’
Maki gli tirò una sberla
sulla nuca. ‘JIN! Ne ho piene le scatole! Adesso, in piedi e fammi vedere che
hai una spina dorsale, o che almeno ti è rimasta qualche vertebra.’
L’altro ragazzo inciampò in
avanti, alzandosi con imprecisione, mentre si girava verso il suo senpai, che
si stava mettendo in piedi anche lui; Jin fece un sorriso enorme, mentre Maki
gli passava una mano tra i capelli.
‘Rauss, Jin!’
***
Quando Maki e Jin giunsero
sul tetto, mancava poco più di mezz’ora alla fine della pausa pranzo, e Akane e
Akogare se la dormivano della grossa.
‘Ehi...’, disse poco convinto
Maki. ‘Cosa diavolo state facendo?’, chiese, senza però ottenere alcuna
risposta. Il ragazzo si avvicinò, chinandosi per scrollare Akogare per le
spalle.
‘Gn?’, chiese la ragazza
svegliandosi. ‘Ah, Nonno, sei tu... Che c’è?’
‘Niente, ma che fate tutte e
due qui a dormire?’
‘Ah, sapessi, Nonno... Oh,
Jin-san, che bello rivederla. Come va?’, sorrise Akogare al suo senpai, che
ricambiò, mentre Maki svegliava anche Akane.
‘Lasciatemi dormire...’,
brontolò lei girandosi sull’altro fianco.
‘Akane, sveglia, su.’,
continuò Maki scrollandola.
‘Cosa c’è? Che capita?’,
chiese la ragazza stropicciandosi gli occhi.
‘Su, svegliati. Non è bello
dormire durante la pausa. A proposito, hai del cibo?’
Mentre Akane e Akogare
mettevano insieme quello che rimaneva dei loro pranzi, Maki e Jin si sedettero
davanti a loro, senza parlare.
‘Jin-san, la vedo un po’
meglio.’, notò Akane aprendogli davanti la sua scatola del pranzo.
‘Sì, grazie. Un pochino.’
‘Bene.’, commentò Akogare,
sedendosi davanti a Maki.
‘Novità?’, chiese poi il
Capitano addentando una carota.
Le due ragazze si scambiarono
un’occhiata perplessa.
‘Che è successo?’, continuò
il ragazzo.
‘Oh, bhe... Ieri sera... Mah,
niente. Piuttosto, alcuni minuti fa è passata la sua scimmia preferita,
Jin-san. Vi stava cercando, e stava pure farneticando.’, disse Ako con aria
vaga, muovendo per aria uno spiedino.
‘In che senso? Cosa diceva?’,
chiese Maki allarmato.
‘Qualcosa su come voi due lo
stiate evitando e che abbiate deciso di sbarazzarvi di lui. E poi...’, continuò
Akane senza troppa convinzione.
‘Poi?’
‘Bhe...’, iniziò Akogare,
senza però continuare.
‘Jin-san, fossi in lei io
farei attenzione, ma anche lei, Maki-san... Credo che Nobunaga sia così
indeciso che abbia deciso di tenervi entrambi.’
‘Che assurdità.’, sbottò
Maki.
‘Concordo; è solo confuso,
probabilmente non sa cosa fare e chi scegliere. E’ chiaro che è in
difficoltà...’, aggiunse Jin pensieroso, ma evidentemente affatto felice
dell’argomento.
‘Sì, Jin, dagli una
spintarella nella direzione giusta...’, sorrise Maki alla Maki.
Jin arrossì un attimo, ma poi
annuì, guardando il pavimento.
‘Forza, Jin-san! Facciamo
tutti il tifo per lei!’, esclamò Akogare agitando le braccia.
‘Sì, così ci libera
finalmente da quell’idiota.’, aggiunse Akane.
Jin rimase a fissare Akane.
‘E’ davvero un sacco di tempo che non parliamo, noi. Come va? Tutto bene a
casa?’
‘Se non fosse che Kaede ora
cammina a zig-zag, va tutto bene.’, annuì Akane.
‘Tutto merito di Akira.’,
sorrise Ako.
Maki annuì. ‘Sì, ho sentito
dire che quei due ultimamente vanno parecchio daccordo.’
‘Sì. Fujima-san è una Vecchia
Pettegola.’, sbottò Akogare.
‘Hai proprio ragione.’,
sorrise Maki, incredibilmente non cominciando a raccontare l’ennesima storia di
lui e Fujima.
‘Comunque, cosa ha fatto
Sendo esattamente?’, chiese Jin, mordendo una mela.
‘Oh, bhe... Ha fatto uno
schemino di gioco a Rukawa-kun dove ha spiegato come... Ah, bhe, come
spostarsi. Ma non ho mica capito cosa intendesse.’, rispose Akogare perplessa.
‘Oh. E deve spostarsi a
zig-zag? Ma che cavolo di tecnica è, questa?’, chiese Maki ancora più
perplesso.
‘Ah, non so. Solo loro sanno cosa stanno
facendo...’, rispose Ako vagamente.
‘Speriamo in bene...’, disse
Akane poco convinta.
***
Il 26 giugno vide la vittoria
schiacciante dello Shohoku sul Takezato. Ovviamente, Akane non aveva avuto
alcun dubbio sul risultato di quella partita; era l’altra, Ryonan-Kainan, che
la preoccupava non poco, anche se la ragazza non riusciva a spiegarsene il
motivo.
La ragazza stava seduta sugli
spalti, aspettando la suddetta partita, quando lo Shohoku marciò in palestra,
dopo essersi cambiato; Akane si girò un attimo a guardarli, ma stava già per
riportare la sua attenzione sul campo, quando vide Rukawa avanzare verso di lei.
‘Vieni.’, le disse quando fu
abbastanza vicino, girandosi subito dopo e andandosene in coda ai suoi
compagni. Akane rimase un po’ perplessa e indecisa, ma quando il ragazzo la
guardò di nuovo con aria di chi non ammette repliche, si alzò e lo seguì come
le era stato detto.
L’intera squadra si abbarbicò
sui posti in prima fila, lasciando la ragazza in piedi, incerta sul da farsi.
‘Vieni.’, ripeté Rukawa,
fulminando con lo sguardo un tizio del pubblico seduto di fianco a lui, che
prese e corse via senza girarsi. Akane scese con circospezione e si sedette sul
posto ora vacante. La cosa non sfuggì a nessuno.
‘Ehilà, ma sei di nuovo tu!’,
rise Mitsui. ‘Allora è proprio una cosa seria.’
‘Mh? Chi è questa, volpe?’,
chiese il Tinto, seduto di fianco a Rukawa.
‘Non sono affari tuoi.’,
sbottò Rukawa, mentre Akane strascicava un ‘Salve, signori.’
‘Allora, allora? Chi è, mh?’,
continuava imperterrito l’altro.
‘Volete fare un po’ di
silenzio, voi due?!’, tuonò Akagi.
‘Ma Gorilla, Rukawa ha
portato una tizia strana...’
‘Silenzio. Un tizio strano in
più, un tizio strano in meno...’, borbottò il capitano. ‘Chi sei?’
‘Sono Tsukuri Akane, amica
della vicina di casa di qualcun altro. Piacere.’, rispose lei alzandosi in
piedi e inchinandosi.
‘Piacere, Akagi Takenori.
Conosci Rukawa? Siete parenti?’
‘Sì e no.’
‘Ah.’
In quella, le due squadre
apparvero in campo; Akane si dimenticò subito del Gorilla, per concentrarsi sui
componenti di Ryonan e Kainan.
Dall’altra parte della
palestra, nascosti dietro una colonna, Fujima e Akogare li osservavano con
altrettanta attenzione.
Nobunaga in campo faceva il
cretino come al solito.
***
‘Questa è una cosa davvero
interessante.’, notò Fujima. ‘Hanno spostato Sendo a playmaker. Mi chiedo se
riuscirà a fermare Maki...’
‘Per forza. Dovevano mettere
Akira a marcare il Nonno, non c’era nessun altro in grado.’
‘Dici che Sendo è in grado?’,
chiese Fujima con un mezzo sorriso.
‘Che domande. Akira è sempre
in grado.’, sbuffò Akogare.
‘Sì, direi che non se la cava
malissimo. Chi è quel numero 13?’
‘Ah, quello dev’essere Fukuda
Kiccho, uno che ha ripreso a giocare da poco.’
‘Interessante...’
Il Ryonan sembrava proprio
essere in gran forma, ostacolando con abilità ogni mossa degli avversari e nel
frattempo segnando grazie all’apporto di Fukuda in attacco. Verso il dodicesimo
minuto la situazione era così triste per il Kainan che il loro coach chiamò il
time out. Akogare iniziava a sentire lo stomaco a livello dei piedi.
Akane intanto seguiva con
attenzione i discorsi tra i membri dello Shohoku. Il Senpai Basso stava notando
come Maki non si sarebbe mai arreso così facilmente e la ragazza tra sé e sé
concordava.
Infatti, il Nonno non ci mise
molto a lasciare Sendo per strada e ad impostare un attacco, passando la palla
a Nobunaga all’ultimo secondo; Akira, però, non era rimasto a guardare e con
abile mossa deviò la palla, allontanandola dal canestro.
Akane saltò in piedi, ormai
con la tensione alle stelle. Dall’altra parte del campo si sentì urlare un ‘Go!
Go! Akira!’ non meglio identificato.
‘Grande, Akira-san.’, mormorò
Akane piombando di nuovo sulla sedia, tirando un sospiro di sollievo. Rukawa
non ebbe alcuna reazione.
A circa metà del secondo
tempo, il punteggio era di 59 a 44 in favore del Ryonan. Ad un commento di un
tizio seduto qualche fila indietro, secondo cui la squadra di Sendo era ormai
troppo forte, il Tinto scavalcò letteralmente gli spettatori dietro di sé per
uccidere il disgraziato. Mentre Senpai Occhialuto si disperava nel tentativo di
ripescare la matricola, il resto della squadra faceva finta di non conoscerlo,
e Rukawa sbuffava scocciato.
Il Tinto a quel punto decise
che non ne voleva più sapere di rimanere a vedere la partita e, arrivato in
cima alle scale, urlò: ‘Forza, Nonnetto, dai, Nobu-scimmia!! Dateci dentro, o
la gente penserà che io e la mia squadra siamo delle schiappe!!’
‘Nobu-scimmia?’, chiese Akane
perplessa, ma Rukawa si limitò a sbuffare di nuovo, facendo spallucce.
‘Chiudi quella ciabatta,
Rosso-scimmia!! Zitto e guarda la partita!!’, rispose Nobunaga dal campo, mentre
Maki assumeva un’espressione sconvolta da Guinness.
Ispirato forse dalle parole
del Tinto, Kyota scartò Fukuda, entrando in area lateralmente, saltò e,
evitando Gorilla #1, segnò clamorosamente, urlando qualcosa di sconnesso sul
fatto che non gli bastava più solo la fiducia di Maki. Le sopracciglia di Akane
schizzarono in verticale, mentre la ragazza borbottava un ‘Questo si era
capito...’. Akogare cercò di mantenersi il più neutra possibile per non
insospettire Fujima, che commentò:
‘Però. Quel Kyota non è solo
un inutile cretino, allora...’
‘Che deficienti.’, fu invece
la nota didascalica di Rukawa, che a quel punto si alzò in piedi e disse ad
Akane: ‘Vieni.’ La ragazza lo guardò perplessa.
‘Ormai ho capito quali sono
le capacità del Ryonan. Non ha alcun senso guardare oltre.’
‘Bhe, ci vai a correre tutte
le mattine...’
Anche Senpai Teppista e
Senpai Basso decisero che avevano visto abbastanza e che sarebbero potuti
tornare a casa. Mentre i tre uscivano, Akane si accodò allo strano terzetto,
pesterando e porconando alla sua sfortuna e perdendosi una delle mosse decisive
della partita, con la quale Maki rubava la palla ad un Sendo distratto,
impegnato a guardare un punto impreciso sugli spalti.
***
A nove secondi dalla fine e
con il Ryonan in svantaggio di due punti, l’uomo con l’aria da impiegato che in
precedenza non aveva fatto assolutamente niente, tale Ikegami, soffiò la palla
ad un Maki troppo concentrato su Sendo per badargli; Akira non aspettò un
attimo di più e partì all’attacco, inseguito a breve distanza da Maki medesimo.
Maki guadagnò velocemente
terreno sul suo avversario, ma all’ultimo secondo, invece di cercare di fermare
il tiro di Sendo, il ragazzo abbassò bruscamente le mani e atterrò senza aver
fatto nulla, mentre la stella del Ryonan segnava con successo.
I due rimasero a guardarsi
con delle espressioni indecifrabili fino a quando i giocatori del Ryonan non
arrivarono a complimentarsi con Sendo.
Akogare si lasciò cadere per
terra, rilassandosi dopo la tensione dell’azione. Aveva la netta impressione
che ci fosse poco da festeggiare, anche se non capiva esattamente perché;
l’espressione di Sendo pareva darle ragione.
‘Sendo è un atleta davvero
incredibile...’, mormorò Fujima, che le stava di fianco. ‘Nonostante la sua
squadra fosse sotto di due punti e mancassero meno di 5 secondi alla fine... Si
è lasciato raggiungere da Maki! La sua idea era quella di segnare dopo aver
subito fallo da Maki... ...Di modo da portare il punteggio a 79-80! Di certo
era questa la visione di Sendo.’ Il ragazzo rimase poi in silenzio, immerso nei
propri pensieri.
Il Ryonan perse 89 a 83.
***
Il ritorno a casa fu
silenzioso.
Akogare camminava qualche
metro dietro Akira, senza avere il coraggio di dire nulla al suo amico, nel
timore di peggiorare le cose. Sendo non dava l’impressione di voler parlare
molto.
Il cielo era violaceo,
colorato dal tramonto. Ako pensò distrattamente che anche il giorno prima lo
era stato, e cercava di capire cosa esattamente era cambiato nel giro di 24
ore. A stare a sentire il cielo, evidentemente niente, ma le possibilità che il
Ryonan andasse alle nazionali si erano ridotte... Notevolmente? Forse no. In
fondo, il Kainan aveva battuto anche lo Shohoku... Akogare pensò che entro 24
ore sarebbe cambiato ancora tutto da capo, e poi s’immaginò la faccia di
Nobunaga, ora che sarebbero passati come numeri uno alle nazionali.
Akogare pensò anche che non
aveva molta voglia di vedere né Maki, né Akane, né tantomeno Rukawa-kun.
Arrivati a casa, Sendo si
diresse subito in camera, rispondendo alla domanda di Ako a proposito della
cena con un movimento vago della mano.
Quando la ragazza lo
raggiunse, pochi minuti dopo, con dei dango, Akira stava già dormendo. Ako si
limitò a sedersi sul bordo del futon, fissando senza motivo la porta, persa nei
propri pensieri.
---- Chapter #18, The End
Give me a reason (by The
Corrs)
Dammi un motivo
Non è romantico, qui, nel blu
Nuotando, nuotando nel blu
Mi ha lasciato sola e confusa
Facendoti, facendoti domande
Così presto addio, hai rubato il mio cuore
Credendoti, credendoti
Perché mi fidai sin dall’inizio
Rispondi, rispondimi, avanti
Be’, il mio corpo è debole quindi semplicemente
Dammi, dammi un motivo
Po-potrei fermarmi quindi semplicemente
Dammi un motivo
Le mie difese abbassate quindi semplicemente
Dammi un motivo
Dammi un motivo
Dammi un motivo
Non saprai mai dell’amore che provavo
Volendo, aspettandoti
Serve un cuore debole per dimenticare
Seguire, seguire oltre
Be’, il mio corpo è debole quindi semplicemente
Dammi, dammi un motivo
Po-potrei fermarmi quindi semplicemente
Dammi un motivo
Le mie difese abbassate quindi semplicemente
Dammi un motivo
Dammi un motivo
Dammi un motivo
Allora cosa dovrebbe fare una ragazza come me
Affogando, affogando in te
E chi mi salverà dal blu
E mi porterà, porterà oltre
Perchè il mio corpo è debole quindi semplicemente
Dammi, dammi un motivo
Po-potrei fermarmi quindi semplicemente
Dammi un motivo
Le mie difese abbassate quindi semplicemente
Dammi un motivo
Sono forte abbastanza quindi semplicemente
Perché il mio corpo è debole quindi semplicemente
Dammi un motivo
Po-potrei fermarmi quindi semplicemente
Dammi un motivo
Le mie difese abbassate quindi semplicemente
Dammi un motivo
Dammi un motivo
Dammi un motivo
Dammi un motivo
Dammi un motivo
Ma ho fatto male?