EMBRACING THE ICE KNIFE

By B’n’R

Capitolo n° 17

 

 

Confusione (by Lucio Battisti)

 

Tu lo chiami solo un vecchio sporco imbroglio
ma è uno sbaglio è petrolio
troppo furbo per non essere sincero
ma è davvero oro nero
Io perché non dovrei dirti tutto quello che sento nel cuore
Io perché non dovrei parlarti di tutto anche di un nuovo mio amore
sei o non sei sei o non sei al di sopra di ogni mia grande passione
Confusione
confusione mi dispiace
se sei figlia della solita illusione
e se fai confusione
confusione
tu vorresti imbalsamare anche l’ultima e più piccola emozione
Se tu credi che il carbone bruci meglio
è un abbaglio è petrolio
Comunque se ami più del fuoco il fumo di un cero
non usare l’oro nero
Ma perché non dovrei liberare qualunque sentimento per chiunque sia
tanto sai io non ti sentirei certamente per questo meno mia
Ma chi mai disse che si deve amar come se stessi il prossimo con moderazione
Confusione
confusione mi dispiace
se sei figlia della solita illusione e se fai confusione
confusione
tu vorresti imbalsamare anche l’ultima e più piccola emozione
Confusione confusione
E non dir che antico privilegio d’uomo per mia comodità faccio mio
perché tu comunque libera saresti se libera vuoi essere come sono io
Credi che ma credi che qualcuno possa darti amore se dell’amore non è padrone
Confusione
confusione mi dispiace
se sei figlia della solita illusione e se fai confusione
confusione
tu vorresti imbalsamare anche l’ultima e più piccola emozione.

 

 

I tre camminavano in silenzio, escluso il sottofondo della voce di Maki che descriveva per la terza volta il suo primo incontro con Fujima.

Il sole era tramontato da un pezzo, ma di stelle nemmeno l’ombra.

Akane non si sentiva molto bene, ma neanche Akogare sembrava essere ok.

Ako si fermò, all’improvviso, sul marciapiede e guardò gli altri due che si girarono per vedere cosa stava facendo.

‘Maki, cosa cavolo stai combinando?’

 

Non vogliamo vinti o vincitori

(Ma solo tempi migliori: La coscienza di Maki)

Chapter #17

 

Maki si sedette sulla cassapanca e attese che le altre due lo raggiungessero.

Avevano deciso di fermarsi ad un locale tranquillo per cenare, dato che nessuno di loro aveva mangiato; Maki aveva scelto un angolino particolarmente appartato, dove avrebbero potuto discutere con calma, attorno ad un tavolino rotondo, di modo da guardarsi bene in volto mentre parlavano.

Maki aveva bisogno che afferrassero bene il concetto.

 

Le due ragazze si sedettero davanti a lui, ma in maniera che si potessero anche guardare tra di loro. Akane tirò fuori una scatola nera:

‘Adesso che siamo qui riuniti possiamo evocare lo spirito del fratello defunto...’, iniziò, tirando fuori le sue carte della Torre.

‘Ah, la Torre! Era un bel po’ che non la vedevo, ma Akane, non siamo qui per una seduta spiritica, sai? Basta che parli Maki, non servono i fantasmi...’, fece notare Akogare.

‘Ah...’, mormorò delusa Akane, rimettendo le carte in borsa.

 

‘Allora, Maki... Come ti ho chiesto prima, il discorso è: cosa diavolo stai facendo? Perché, sai, ho la netta sensazione che tu stia giocando con i sentimenti di tutti e tre, cinque se conti lo stress emotivo che causi a noi due, ed è una cosa che mi dà sempre più sui nervi, man mano che procediamo.’, esplicò Akogare con precisione.

‘In due parole: o parla o la scuoio.’, concluse Akane con noncuranza.

 

Maki fece un respiro profondo.

‘Credo sia inutile adesso dirvi che non sono affari che vi riguardano.’

‘Io lo definirei controproducente e suicida.’, annuì Ako.

‘Appunto. Dunque... Vorrei che fosse ben chiaro che vi sto spiegando tutto questo perchè mi servite e non per altri motivi...’, continuò il ragazzo agitando una mano.

‘E non perché io se no la scuoio, vero?’

‘No. Dunque... E’ iniziato tutto quando ho incontrato Fuji...’

‘Argh, no, pietà! Potrei recitarla, questa storia, ormai!’, pigolò Akogare.

Maki la guardò, spazientito. ‘Silenzio. Stavo dicendo, di Fuji...

 

***

 

Il sole spaccava le pietre, quel giorno, quindi anche le loro teste... Anzi, ci provava, ma non ci riusciva.

I senpai gli sciamavano intorno, ma il ragazzo era così concentrato che non vedeva né sentiva nulla attorno a sé; sarebbero potuti piovere cactus che lui non se ne sarebbe accorto. Aveva finalmente l’opportunità che aspettava da tanto tempo; lo sapeva cosa diceva la gente, ma per quanto lo riguardava lui era lì per dimostrare che la gente si sbagliava. Avrebbe vinto, così come era vero che il suo kanji era quello di sushi.

Una corriera parcheggiò di fianco alla loro; sulla sua fiancata c’era una riconoscibile K gialla, con un enorme prolungamento artisticamente disegnato lungo tutto il lato, su uno sfondo viola metallizzato.

Fujima sbuffò: decisamente esibizionisti. Ma quell’anno avrebbero deposto lo scettro.

In quel momento finalmente notò il giocatore che stava aspettando. Era poco più alto di lui, effettivamente, cinque centimetri, forse; aveva la pelle scurissima ed era decisamente più muscoloso, il che sarebbe potuto essere un problema. La cosa che lo colpì di più comunque, fu che dimostrava come minimo 16 anni.... Perlomeno di faccia.

‘Bleah.’

---

Con il punteggio di 67 a 64, il Kainan Dai Fuzoku Koukou aveva battuto lo Shoyo (e basta).

 

Fujima Kenji, anni 15, di Kikuna-cho, playmaker e numero 13 del Liceo Shoyo BBC, camminava lentamente verso casa; gli era sembrato superfluo ritornare in corriera a scuola, dato che lui abitava poco distante dalla palestra dove avevano giocato. Aveva la testa così pesante che non riusciva nemmeno a capacitarsi di cosa stesse facendo, o di aver effettivamente perso.

Non sentì che lo chiamavano, nemmeno quando il suo nome venne ripetuto una seconda volta. Poi qualcuno gli diede una pacca leggera su una spalla; il ragazzo sobbalzò di brutto e si girò.

 

Maki Shin’ichi lo osservava sorridendo.

‘Ciao!’

 

Fujima rimase, tipo pesce palla, a guardare il suo avversario senza dire nulla.

Maki lo fissava molto scortesemente negli occhi, aspettandosi probabilmente una risposta, che però dopo mezzo minuto doveva ancora arrivare. Maki smise di sorridere come un pero.

‘Ciao, eh?! Ci siamo visti prima, non ti ricordi?’

 

‘Certo che mi ricordo!’, sbottò Fujima uscendo dal suo trance.

‘Ah, e meno male! .... Ehm....’

‘......... Che vuoi, Maki Shin’ichi?’

 

‘Ehm... Che fai qui?’

‘Vado a casa. O almeno ci provo. E tu?’, commentò sarcastico il Diavolo Verde.

‘Ah, bhe... Mi chiedevo se... Avevi voglia di mangiare qualcosa?’

‘Comincio a pensare tu abbia qualche rotella fuori posto.’

‘Dai, dai... Andiamo a mangiare qualcosa! Offro io, dato che ho vinto...’, disse Maki, afferrando con molta sgarbatezza Fujima per il braccio e iniziando a tirarlo altrettanto sgarbatamente verso un locale lì vicino.

‘Ehi! Come ti permetti! Levami subito le mani di dosso!’, urlò l’altro, cercando di scrollarlo via.

‘Eddai, vieni. Vieni! Vieni?’

‘Ma che vuoi? Non s’è mai vista ‘na roba del genere! Hai mai sentito parlare di “rivalità”, cretino?’

‘Certo!’, Maki sorrise. ‘E io penso che la nostra rivalità sarà.... Come dire.... Millenaria! .... E tu sarai sempre il mio numero due! Per questo dobbiamo assolutamente conoscerci meglio! Dai, vieni, Fuji!’

 

‘Macché numero due!! Macché millenaria! Tu camperai al massimo altri due anni, non so se ti sei mai visto allo specchio! Dammi un po’ di tempo, e agli invernali ti spiezzo in due! Anzi, in tre!’

‘Davvero? Che carino, darti tutta questa pena per me! Devo proprio offrirti qualcosa, dai, vieni!’, continuò Maki a sorridere imperterrito, preferendo questa volta prenderlo per una manica, invece che per un braccio.

 

In capo a tre minuti, Fujima e Maki erano seduti sul tavolino di una trattoria, aspettando il loro ramen.

‘Allora?’, chiese Maki appoggiandosi su un gomito. ‘Che fai di interessante nella vita?’

‘Gioco a basket.’

‘Mh, sì. Sei l’unica matricola titolare della squadra dei Vecchioni....’

‘Sì. Tu invece sei l’unica matricola che sembra un Vecchione...’, sorrise Fujima per la prima volta nella serata.

‘Eh. Questa potevi risparmiartela...’, s’imbronciò Maki, cosa che fece sorridere l’altro ragazzo ancora di più. ‘Dì un po’, ma sei mezzo occidentale, tu?’

‘...... Mia madre è francese.’

‘Oh. Si vede.’

‘Lo so.’

‘Ma non ti sta male....’, commentò il playmaker del Kainan.

 

Fujima lo fissò senza riuscire a capire cosa volesse dire.

‘Che cosa, non mi sta male?’

‘L’essere mezzo occidentale, no?’

‘....... Grazie.’, rispose l’altro continuando a non capire.

Maki sorrise.

 

***

 

‘Non è facile portare avanti un qualsivoglia tipo di relazione con Fujima, dico bene?’

Akogare annuì.

‘Ecco. ... Soprattutto quando continuava a rifiutarmi stoicamente e cocciutamente. Non è bello essere presi a calci ogni volta che si cerca di baciare il proprio ragazzo.’

Akogare scosse la testa con foga, Akane si limitò a rigirare il panino che aveva in mano.

Maki fece un’altra pausa per addentare il suo tramezzino, ma dava l’idea più che altro di aver bisogno di pensare a cosa dire in seguito.

‘Non è normale a questo punto cercare un minimo di consolazione altrove?’

Akane sputò il panino; Akogare lo fissò con gli occhi fuori dalle orbite.

 

‘Certo che no!’, urlò Ako. ‘Se ti sentivi... Se vedevi che non funzionava, avresti dovuto troncare tutto e provare con qualcun altro!’

‘Quale parte del “volevo Fujima” ti sfugge, esattamente?!’, ribatté Maki, con altrettanta foga.

‘Quella in cui sei andato con qualcun altro!!’

‘Al diavolo, sono anche io un essere umano sai! Un po’ si regge ma dopo s’inizia a non farcela più! Non è quello che sta succedendo a te?!’

‘Non azzardarti a tirare me nel discorso!’

‘Ma è lo stesso!’

 

‘Secondo me...’, iniziò Akane quando i due ebbero smesso di urlare. ‘Secondo me lei avrebbe dovuto aspettare con calma che le cose girassero per il meglio.’

‘Oddio, ha parlato Frate Indovino! Non ascoltarla, lei ha una tale passività che un giorno aspetterà un tir in mezzo alla strada per farsi tirar sotto!’

‘Akogare ma che cavolo dici?!?’, chiese Akane costernata.

‘E tu saresti riuscita ad aspettare tre anni?!’, sbottò Maki.

‘Lei non sapeva quanto avrebbe dovuto aspettare, questa è solo una scusa bella e buona! E poi tre anni non sono niente!’

‘Non sono niente un corno, non sono niente! Non quando sei innamorato di una persona che dice di ricambiarti e poi manda sempre tutto al diavolo per uno stupido sport e per il suo orgoglio!’

 

***

 

‘Nobunaga Kyota, anni 15, di Sakuragi-cho, matricola numero uno, rompipalle stesso numero.

Probabilmente pensavano lo stesso di me, il che fa sperare bene per il futuro. …Chiunque ricordi com’ero due anni fa, stupisce al vedermi ora. Siamo cambiati entrambi, in due maniere diverse, per due posizioni uguali. Quasi.

Anche Kyota cambierà, forse in una maniera ancora diversa, forse per una posizione diversa, incassando veleno giorno per giorno, finché rimarrà solo quello. Cosa ne è rimasto, di Fujima, se non un gioco inutile di mosse e contromosse, di potere, di odio e risentimento e veleno…Si è tutto evoluto al di fuori del nostro controllo, in qualcosa di perverso, in qualcosa di asfissiante e di asfissiato; qualcosa di morto. Le ragioni, se c’erano mai state, si sono dissolte in un acido capace di corrodere  qualsiasi cosa, in un circolo vizioso dove tutti, io per primo, hanno torto; e ci si abitua ad applicare la regola del più forte ovunque, in una fame di insensata vittoria, prima fra tutti gli obiettivi, prima su tutti i sentimenti, prima su tutte le ragioni.

 

In una situazione in cui il numero uno è uno per definizione, l’elenco infinito formato dagli altri numeri annaspa sotto il livello della superficie in una pozza di tossine liquide, che attacca ogni sistema nervoso fino a renderlo incapace di vedere altro che e odio e risentimento e veleno. Mi accorgo di cosa succede giù, ma non sarò certo io a cambiare le regole del gioco, non tenderò una mano a qualcuno per essere buttato di sotto mentre altri risalgono.

E io starò qui a godermi lo spettacolo.

 

Il mio controllo è la mia ennesima vittoria, la sua ennesima sconfitta, il suo ennesimo fornitore di veleno, e i suoi tira e molla le sue ennesime vendette che vanno a segno; ma io sono troppo in alto perché mi tocchino. E più lui si corruccia e più io rido, non perché ci sia davvero da ridere, ma perché se lui non bussa più forte, io non posso davvero aprire. Del resto, l’ha detto lui… Mai mettersi.’ 

 

***

 

‘La verità è che hai messo anche tu prima l’orgoglio rispetto a quello che provavi per lui, non è vero?’, chiese poi Ako, mescolando il suo the.

Maki rimase interdetto, con gli occhi spalancati; poi abbassò lo sguardo e mormorò: ‘Sì, probabilmente anche il mio orgoglio ha giocato una parte considerevole in questo, però... Ogni volta che pensavo di farla finita, io... Mi veniva sempre in mente il primo sorriso che mi ha fatto e... Oh, bhe, adesso stiamo andando sul sappy. Insomma, mi dicevo sempre di tener duro, che i tempi migliori sarebbero arrivati anche per me. ... Ma più lo battevo sul campo, più lui era acido e scontroso e... Bhe, così, insomma.’, finì Maki, distogliendo lo sguardo e mostrandosi molto interessato alle decorazioni sul muro.

 

‘Mai pensato di perdere per farlo contento?’, chiese Akane con la solita voce atona.

Maki la guardò come se le fosse spuntata una terza testa.

‘Tzè, figuriamoci...’, si autorispose la ragazza.

‘...Va bhe, abbiamo capito. Poi?’, chiese Akogare cercando di far proseguire il discorso.

‘E poi niente... Un paio di mesi fa... E’ caduto Kyota dal cielo, e lo sapete come fa lui; arriva, fa le fusa, gli piace farsi coccolare, passa il suo tempo a saltarmi addosso... E’ un ragazzino molto affettuoso.’

‘Lo è sempre stato, con i senpai.’, disse Akane.

‘Lo era.’, fece notare Akogare. ‘Adesso chissà cosa gli è preso...’

‘E Jin... Bhe, diciamo che Jin è entrato in squadra solo da sei mesi e prima non è che lo conoscessi molto bene, per cui... Per quanto lo riguarda, ha fatto tutto lui. Diciamo che lo capisco fino ad un certo punto, poi quel ragazzo è un mistero...’

‘Mh, sì...’, mormorò Akane. ‘Come dire... Jin-san non è molto convinto di quello che fa. Lui ha i suoi piani tutti belli disegnati, ma poi ha qualche problema nell’attuarli e fa un po’ di confusione...Mh.’

 

‘Jin è innamorato di Kyota, vero?’

‘Ragazzi, finalmente te ne sei accorto.’, disse Ako con faccia schifata.

‘Pensavo gli interessasse solo... Sul piano fisico... Oh diamine, è estremamente imbarazzante fare questi discorsi con due kohai femmine!’

‘Grazie.’, dissero le due all’unisono.

‘Comunque, il piano di Jin-san, o meglio, i piani prevedevano che lui si avvicinasse a Kyota tramite lei e poi avrebbe aspettato il prossimo anno per fare una mossa definitiva. Poi, quando si è accorto che non sarebbe riuscito ad aspettare così tanto, di impulso si è dichiarato, sperando di convincere Naga a finire quel sordido affare che aveva con lei... Solo che gli è andata a buca perché Naga non solo non gli ha risposto, ma gli ha chiesto di non dirle niente di modo che lui possa pensarci su... Almeno questo è dov’ero rimasta io. E d’altra parte Jin-san non può dire niente a Nobunaga di Fujima-san perché fa parte del suo patto con lei.’

 

‘Quel ragazzo è proprio fuso...’, commentò Maki scuotendo la testa con aria rassegnata.

‘Ma questo ci porta alla questione che dobbiamo trattare. Cosa diavolo stai facendo tu?’, sbottò Ako con fare piuttosto aggressivo.

Maki fece un altro respiro profondo.

 

‘Quando ti vedi rifiutato tutti i santi giorni, è difficile riuscire a rifiutare qualcuno, ecco. E poi, Kyota è così invadente che me lo ritrovo sempre ovunque. Sembra un cane che cerca un padrone. Ed è così ingenuo, che è normale volergli dare qualche dritta... Senza contare che... Salta. E poi si appiccica, ed è sempre così convinto che le cose vadano come le vuole lui che... Oddio, che casino.’

 

Le due ragazze si guardarono, scettiche.

‘Sicché lei sta dicendo che trova Nobunaga interessante.’, scandì lentamente Akane. ‘Su tutti i piani.’

Maki sorrise. ‘Assomiglia molto a me, quando avevo la sua età.’

‘O poveri noi. Speriamo che non finisca per assomigliare a te, quando avrà la tua età...’

‘Nel senso che... Lo capisco bene; so come si deve sentire.’

‘E allora perché poi ci litiga? Come è successo oggi, dico...’, chiese Akane, tirando e spingendo la sua tazza su tutta la sua porzione di tavolo.

‘Non l’ho capito nemmeno io, non so cosa...’, iniziò Maki, solo per essere subito tagliato fuori da Akogare.

‘Argomento non all’ordine del giorno. Possiamo discuterne in caso più tardi, alla voce “varie ed eventuali”...’

 

‘Giusto. Comunque, stavo dicendo che con Nobunaga e Jin è solo... Un diversivo, ecco tutto.’

‘E allora dov’è il problema, adesso?’, sbottò Ako. ‘Va’ a dirgli che il "diversivo" è finito e che tutto torna come prima: Jin farà salti di gioia e Nobunaga piagnucolerà un po’, ma niente di grave...’

‘Ed è qui che sbagli! Jin mi odia. E anche Kyota finirà per farlo, quando saprà di Fuji...’

‘E perché dovrebbe farlo, se sa di Fuji?’, chiese Akane, non afferrando il problema.

‘Perché Kyota mette tutto su un piano personale, cioè, va bene finché è nel Kainan... Nel senso, lui crede di essere il mio maggiore interesse, pensa che non ci sia nessun’altro sopra di lui...’

‘E spera di arrivare a conquistarti, prima o poi, per cui, occhio. Sono pericolosi, quando fanno così. Ma questo direi che è oltre il punto; cosa ti frega che Jin e Kyota ti odino? Tanto, sei tu il capitano.’, fece notare Ako, alzando le sopracciglia.

 

Maki rimase in silenzio, ponderando con calma la risposta.

‘Scusa, non è ovvio?’

Akane e Akogare si guardarono alzando le sopracciglia. ‘No.’, dissero poi insieme.

‘Cioè...’, continuò Akane. ‘Se lei fosse me, sarebbe ovvio. Ma siccome lei non è me, e non mi sembra che mai lo sarà, non mi pare così ovvio.’

Maki sorrise mestamente. ‘Che cosa faresti, se tu fossi al mio posto?’

Akane rimase interdetta. ‘Io non sarei mai finita in una situazione simile.’

‘Ma se tu ci fossi già dentro?’

 

Akane stette un po’ in silenzio e poi rispose: ‘Io cercherei di tenermi vicine tutte le persone a cui voglio bene.’

‘Cercheresti di salvare capra e cavoli.’, continuò Ako per lei.

Maki sorrise. ‘Non è un po’ quello che hai fatto, o cercato di fare, con Kyota e Rukawa?’

Akane si accigliò minacciosamente. ‘Ma io Nobunaga l’ho lasciato, e volevo solo che rimanessimo amici. E poi a Kaede non ho detto niente. Senza contare, che io e Kaede non siamo insieme.’

 

Maki continuava a sorridere. ‘Quindi, dici che più o meno era la stessa cosa. E poi, chi ti dice che io non stia cercando di fare lo stesso?’

Le due ragazze rimasero in silenzio, mentre la mascella di Akogare cadeva miseramente e rotolava sul tavolino.

‘Mamamama... Ma!’, esclamò poi la ragazza. ‘Ma che cosa dici?! Mi pare evidente che tu stia cercando... Di.... Bhe, insomma, non è il classico “rimaniamo amici”!!!!’

Akane non disse niente. Maki si passò una mano tra i capelli e sospirò, chinando lo sguardo e mostrandosi particolarmente interessato al suo cucchiaino. ‘Veramente è proprio quello che sto cercando di fare... E a livello teorico, ci sono anche riuscito. Solo che Kyota non lo capisce, e Jin mi odia, per cui... Lo so solo io che ci sono riuscito.’

 

‘Il che vuol dire che non hai concluso niente.’, disse acida Ako, guardandolo storto.

‘Mh...’

Akane continuava a non dire niente; poi fece un respiro e disse: ‘La cosa migliore, cioè quella che ho fatto io, sarebbe cercare di incanalare l’attenzione di Naga altrove.’

‘Magari su Jin.’, annuì con decisione Ako.

‘E poi... Forse è il caso di informarli che lei vuole rimanere "solo amico".’

‘Nonché dir loro della piccola divagazione con Fujima-san.’

‘Non è una piccola divagazione!’, esclamò Maki sbattendo una mano sul tavolino.

‘Ecco, anche tu sembri lui quando fai così!’, sottolineò Akogare.

 

I tre rimasero in silenzio per un po’, persi nei propri pensieri.

‘Se io vado da Kyota e gli dico di Fujima, anche lui mi odierà, proprio come sta facendo Jin e proprio come ha fatto con Akane quando ha saputo di Rukawa.’

Akane aprì la bocca e poi la chiuse seccamente. ‘Naga non mi odia.’

‘Ah no?’, chiese Maki muovendo una mano alla “chissenefrega”. ‘Ma odierà me. E...’

‘E...?’, disse Akogare invitandolo a proseguire.

Maki scosse la testa. ‘E anche Fujima lo farà quando saprà di tutto questo casino.’

‘Bha...’, sbottò Akane. ‘Se non l’ha odiata fino ad ora...’, ma Maki scosse di nuovo la testa.

 

Maki, deciso che la discussione era finita, fece per alzarsi in piedi, ma poi aggiunse, sottovoce. ‘Ho troppa paura di perderli. Non ce la farò mai.’

‘Ma sì che ce la farai. Sei il numero uno di Kanagawa, no?’

‘Il basket è molto più facile...’, fece notare Maki, sorridendo alla "ho sempre pensato il contrario, scemo io".

‘Vuole loro molto bene, vero? A Jin-san e Naga, dico.’, disse poi Akane.

Maki annuì.

‘A me Naga ha sempre fatto un po’ paura. Ma credo che lei sia nelle condizioni adatte per gestirlo senza provocare danni.’, continuò la ragazza. ‘Capisco come sia coinvolto da lui, dico, riesce a coinvolgere pure me.’, concluse sorridendo.

Maki ricambiò il sorriso. Poi Ako si alzò in piedi e chiese: ‘Senti, ma... Se vuoi degli amici, puoi trovarne di altri, nel caso che Jin-san e Naga finiscano proprio per odiarti.’

 

Maki scoppiò a ridere, passandosi di nuovo una mano tra i capelli. ‘E chi sopporterebbe questo vecchio rompiscatole?’

Ako rimase in silenzio dalla sorpresa, poi sorrise a 360 denti e fece il giro del tavolo per abbracciare Maki. ‘Nonno, non temere che ti sopporto io, al massimo!’, disse ridendo.

Maki continuò a ridere anche lui, mentre Akane li guardava perplessa; poi la ragazza si alzò in piedi e si avvicinò ai due, che la guardarono con anticipazione

‘Servirà proprio che qualcuno badi a voi due, prima che finiate in guai più grossi... Andiamo, che se no chi lo sente Kaede?’, disse passando loro di fianco e avviandosi alla porta. Akogare e Maki la seguirono ridendo.

 

***

 

‘Maki Shin’ichi, anni 15, di Yokohama centrale, matricola…rompipalle numero uno.

Maki Shin’ichi, anni 17, di Yokohama centrale, capitano della squadra numero uno di Kanagawa.

Maki Shin’ichi, anni 18, tragicamente deceduto.

Pah! C’è poco da ridere, ma sono anche stufo di piangere.

 

La prima volta che Maki mi ha parlato, è stato espressamente per abbordarmi. Non aveva alcun ritegno già all’epoca. Ma tutto il resto era diverso; l’aver vinto troppe volte gli ha dato alla testa. L’essere capitano della squadra numero uno di Kanagawa gli ha dato alla testa. Saprei io, cosa gli darei in testa… Se non fossimo controllati a vista come il terzo segreto di Fatima, sarei il suo peluche da esibizione. Mi chiedo cosa aspetti a colpirmi alle spalle. Mh, ho un’ipotesi a riguardo…

 

E’ gratificante avere ancora qualcosa sotto controllo, poter spingerlo via a mio piacimento, vedere la sua faccia corrucciata quando gli è andata buca per l’ennesima volta. Prendo la trama che lui ha tessuto muovendosi sul campo e ne derivo la mia logica personale, per arrivare in ambito diverso allo stesso risultato che lui ha ottenuto. Gli rifilo la stessa pappa che lui mi propina regolarmente, limitandomi a traslare, con regole fisse, i vari ingredienti; occhio per occhio, disse qualcuno.

 

Occupato com’era a crearsi una ragnatela su cui muoversi, non si è accorto che io ne stavo sviluppando un’altra attorno a lui, per imbozzolarlo e renderlo finalmente… Innocuo. La smania che a volte dimostra ne è una chiara prova; sono l’unico che riesce a far risalire in superficie quella parte di lui che era preponderante quando aveva 15 anni. Il mio personale Maki Shin’ichi, schiacciabile a piacimento, inutile, attaccaticcio, innocente. Lo preferisco così.

E’ più forte di me.’

 

***

 

Akane girò la chiave nella toppa ed entrò in casa. La luce della cucina era accesa; la ragazza si diresse nella stanza, solo per trovarvi Kaede seduto su una delle sedie, incredibilmente sveglio. Il Signor Gatto corse a salutarla.

‘Hai fatto tardi.’, disse il ragazzo alzandosi in piedi, e Akane notò che aveva il volto pieno di cerotti.

‘Sì.’

 

Akane si avviò al lavello. ‘Cosa hai fatto in faccia? Hai cenato?’

‘No.’

‘Un’insalata?’

 

Non ricevendo risposta, la ragazza si girò, solo per trovare Rukawa che torreggiava su di lei.

‘Cosa diavolo hai fatto fino ad adesso?’, chiese il ragazzo con voce piuttosto minacciosa.

Akane fece un passo indietro, andando a sbattere sul lavello. ‘Ero con Akogare.’

‘Lo so. Ma perché sei arrivata così tardi?’

‘Avevamo una cosa da sistemare.’, rispose lei facendo per andare verso il frigo.

Rukawa l’afferrò per un braccio. ‘Non mi piace.’

‘Akogare non ti piace?’, chiese lei con una punta di rabbia nella voce, cercando di divincolarsi.

‘No. Non mi piace tutto. Da quando hai iniziato ad andare all’altra scuola, sei un’altra persona.’

‘E allora?’

 

Rukawa la fissò come se avesse voluto bruciarla lì sul posto.

‘Non mi piaci, così. Non voglio che tu te ne vada in giro con strana gente.’

‘Ti faccio notare che anche tu ci vai in giro.’, sottolineò Akane gelida.

‘Ma io non sono cambiato come hai fatto tu.’

Akane rimase interdetta, passandosi la punta della lingua su due labbra piuttosto secche.

‘E allora perché non provi a farlo, mh?’

Le pupille di Rukawa si dilatarono, mentre iniziava a scrollare la ragazza. ‘Non mi piaci!’

Poi dopo una pausa aggiunse: ‘E’ per colpa di Kyota, non è vero?’

‘Ma certo che no!’

‘E’ perché passi del tempo con lui.’

‘Ma non è vero. Non lo vedo da un sacco di tempo!’

‘Perché fai così?! Non mi piace, non mi piaci! Basta!!’

‘Neanche tu mi piaci!’, esclamò la ragazza e, mentre la presa di lui si allentava, si divincolò e se ne andò di corsa, sbattendo la porta d’entrata dietro di sé.

 

***

 

Akogare entrò in casa e si diresse subito in camera sua, cercando di fare il minimo rumore.

Non appena ebbe messo un piede nella stanza buia, però, la luce si accese e si trovò davanti ad un Akira con il tipico broncio “non mi hai avvertito, non mi hai avvertito, non mi hai avvertito, non ti senti profondamente in colpa per non avermi avvertito?”.

Akogare fece una risatina nervosa.

‘Dove sei stata?’, chiese lui guardandola storto.

‘Scusa. Ero fuori con Maki e Akane.’

‘EH?’, esclamò il ragazzo.

‘Ma sì, il Vecchio doveva parlarci a riguardo del senpai.’

‘E doveva parlarne a voi?’, chiese Akira scettico.

‘Sì. Siamo state noi a chiederglielo, perché, vedi... No, niente. E’ una lunga storia, adesso ho sonno. Scusa. Andiamo a dormire.’

 

‘No.’, rispose il ragazzo sedendosi sul suo futon. ‘Adesso ti siedi qui e mi spieghi cosa sta succedendo con Maki-san, che ultimamente salta fuori ovunque. E poi, non lo odiavi?’

Akogare si sedette e poi disse. ‘Gnè. Mi ha fatto un po’ di moine e io l’ho perdonato.’

Akira perse la mascella, mentre la ragazza rideva alla sua faccia sconvolta. ‘Ma dai, scherzo. Figurati.’

‘Ahem...’

‘In realtà, Maki ci ha spiegato proprio oggi i motivi per cui ha agito in quella maniera, e per quanto fossero un po’ egoistici, diciamo che erano abbastanza convincenti.’

 

Sendo rimase piuttosto perplesso. ‘Da quando in qua parli così?’

‘Da quando frequento Akane e Jin-san, ovviamente.’

‘Ah. E da quando frequenti Jin?’

‘Eh.’, fu l’unica cosa che la ragazza fu in grado di dire prima di rendersi conto di essersi data la zappa sui piedi. ‘Bhe, lui e Akane sono molto amici.’

‘E Rukawa lo sa?’

‘Non credo.’

‘Ecco. Tu e Akane non ci dite mai niente.’, sbottò il ragazzo con aria offesa.

‘Nemmeno tu e Rukawa-kun ci dite mai niente.’

‘Ma che dovrei dirti?!’

‘Bhe, cosa fate, dove andate, di cosa parlate, perché improvvisamente lo frequenti... Insomma, tutte cose che in genere mi dici, ma che con Rukawa-kun improvvisamente diventano top-secret.’, spiegò Ako, agitando una mano con fare casual.

 

Sendo alzò un sopracciglio.

‘Ecco, guarda! Adesso hai fatto proprio come fa sempre lui!!’

‘Ma... Ma no, è che... A me... Rukawa è un tipo molto simpatico, no?’

‘Ehm... Sì, simpatico.’

‘Ecco. Tutto qui.’

‘Ah sì?’

‘Sì.’

‘Anche Uekusa-san è un tipo molto simpatico, ma ancora non ti ho visto a casa sua.’

 

Sendo alzò anche l’altro sopracciglio.

‘Ma Uekusa non è *GRANDE* come Rukawa!’, sbottò poi indignato.

‘Ah.’

‘E poi Uekusa non ha senso dello humor.’

‘E Rukawa-kun sì.’

‘Certo!’

‘Mh. ... Mh.’

 

I due rimasero un attimo in silenzio, guardandosi.

‘Sei cambiata, lo sai? Da quando vai al Kainan, dico.’, disse poi lui sorridendo un po’.

‘Da quando vado al San Yan, vuoi dire. Comunque... Mah, credo che quella scuola cambi un po’ tutti. ... In peggio. L’unico che ne sembra immune è Nobunaga.’, rispose lei vagamente, pensando a cosa stava dicendo esattamente.

‘Davvero? Anche Maki-san?’

‘Ha! Maki-san per primo. Era completamente diverso, quando è arrivato lì, ma questa è un’altra storia. Comunque, Maki è il Kainan, per cui lui lì gestisce tutto e fa cambiare tutti.’

Sendo si sporse verso di lei, incuriosito. ‘Ah sì? In che senso?’

‘Bhe... Quello che vuole ce l’ha. Lui comanda su tutta la scuola, l’onorevole signor capitano del club di pallacanestro, signor Maki Shin’ichi.’, rise Ako ricordando Suor Kaori; nonostante fossero passati solo tre mesi, sembrava un’eternità fa.

 

‘Ah. Ma tu guarda. E cosa può fare?’

‘Ah, tutto, tutto. Ma anche tu potresti farlo senza troppi problemi, credo.’

‘Ah sì? Ma figurati, io? Uozumi-san, al massimo.’

‘Sei proprio scemotto.’

‘Ma!’, pigolò Sendo, prendendola per una manica. ‘Non è vero, uffi!’

Akogare rise divertita. ‘Ma sì che è vero, che sei uno scemotto.’

‘Ma!’

 

DLIN-DLON

 

I due ragazzi si guardarono, perplessi. ‘Chi è?’, chiese Sendo ad Ako.

‘E che ne so. Sarà un maniaco. Adesso vado a vedere.’, disse la ragazza alzandosi. Poi ci ripensò e aggiunse: ‘Vieni con me.’ 

 

Una volta di sotto, Sendo si avvicinò con cautela alla porta, mentre Ako lentamente apriva.

Alla ragazza cadde la mascella.

‘Ho perso Akane.’

 

 

---- Chapter #17, The End

 

 

At your side (by The Corrs)

Al tuo fianco

 

Quando la luce del giorno se n’è andata e sei da solo

E hai bisogno di un amico che semplicemente stia con te

Ti conforterò, prenderò la tua mano

E ti spingerò oltre, capirò

E sai che

 

Sarò al tuo fianco, non c’è bisogno di preoccuparsi

Insieme sopravviveremo attraverso l’urgenza e la fretta

Sarò al tuo fianco

Se senti di essere solo, e non hai nessuno a cui rivolgerti

Sarò al tuo fianco

 

E’ come stare fermi in piedi e la tua anima è confusa

E non trovi una strada da scegliere

Se mi lasci stare qui, non puoi deludermi deludermi

Ci crederò ancora, girerò e girerò

E sai che

 

Sarò al tuo fianco, non c’è bisogno di preoccuparsi

Insieme sopravvivremo attraverso l’urgenza e la fretta

Sarò al tuo fianco

Se senti di essere solo, e non hai nessuno a cui rivolgerti

Sarò al tuo fianco

 

Sarò al tuo fianco, sarò al tuo fianco

Sai che sarò al tuo fianco, non c’è bisogno di preoccuparsi

Insieme sopravvivremo attraverso l’urgenza e la fretta

Sarò al tuo fianco

Se senti di essere solo, hai un luogo dove andare

Perché sarò al tuo fianco

Sarò lì per te

Insieme sopravvivremo attraverso l’urgenza e la fretta

Sarò al tuo fianco

Se senti di essere solo, hai un luogo dove andare

Perché sono al tuo fianco

Sarò lì per te

Sarò lì per te

Sarò al tuo fianco

 

 

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