EMBRACING THE ICE KNIFE
By B’n’R
Seeing
Other People (By Belle&Sebastien)
Uscire con altra gente[su suggerimento di LieLow]
Stiamo sdraiati sul letto lì
Baciandoci solo per
allenamento
Potremmo essere obiettivi?
Perché gli altri ragazzi fanno
la fila dietro di noi
Una mano sulla mia bocca
Una mano sulla finestra
Bhe, se io rimango passivo e
tu vuoi solo che ci coccoliamo
Dovrebbe andare bene, e non
avremo problemi
Perché usciamo con altra
gente
Almeno questo è quello che
diciamo
Come ti senti?
Non credo di poter gestire
La situazione molto bene
Prendi un amante per uno
sporco weekend, va bene
Ma quando è finita
Guardi alla settimana
lavorativa con gli occhi di un gigolo
Baci il tuo gomito
Baci il tuo riflesso
E non riesci a capire perché
tutti gli altri ragazzi vanno dietro
Ai ragazzi nuovi, ricchi e
alti
Lo ammetto, è una merda,
ragazzo mio
Ma se loro non vedono la
qualità è evidente che
Dovrai cambiare
O dovrai andare con le
ragazze
Potrebbe andarti meglio
Almeno loro sanno cosa stanno
facendo
Stiamo sdraiati sul letto lì
Baciandoci solo per
allenamento
Potremmo essere obiettivi?
Perché gli altri ragazzi
fanno la fila dietro di noi
Una mano sulla mia bocca
Una mano sulla finestra
Bhe, se io rimango passivo e
tu vuoi solo che ci coccoliamo
Dovrebbe andare bene, e non
avremo problemi
Perché usciamo con altra
gente
Almeno questo è quello che
diciamo
Akane era appena corsa via,
con destinazione sconosciuta, quando Akogare si ricordò improvvisamente che era
il 21 giugno, e quindi lei aveva un importante appuntamento in libreria. Si
mise subito a stivare le cose nella sua borsa e stava già per infilare la porta
dell’aula quando sull’uscita medesima si stagliò l’inconfondibile sagoma del
Capitano Maki.
‘Brrr...’
Un problemino di Dichiarazioni
(Non ne ho voglia)
Chapter #16
Maki appoggiò la tazzina sul
tavolinetto del locale e fissò Akogare direttamente in volto, mentre la ragazza
cercava di nascondersi dietro una cioccolata ormai fredda. Il ragazzo continuò
ad osservarla attentamente, inclinando appena la testa, senza parlare.
Akogare si schiarì la gola.
Ma Maki continuava a non dare
segni di vita.
La ragazza era ormai
disperata.
‘Allora, di cosa voleva
parlarmi?’, chiese alla fine, spazientita.
‘...Di Fuji.’
La testa di Akogare sbatté pesantemente
sul tavolo, cadendo a peso morto.
‘E dovevi portarmi fin qui?
Me ne parli già a scuola tutto il tempo!!’, esplose poi.
Maki prese il cucchiaino,
sollevandolo verso di sé come per osservarlo meglio. ‘Non potevo parlartene a
scuola. Voglio solo chiederti una cosa, o quasi. Sai, anzi, sapete del mio
piccolo problema con Kyota e Jin, vero?’
Ako aprì la bocca, ma non ne
uscì alcun suono; in compenso, i suoi occhi uscirono dalle orbite. ‘Piccolo
problema?! Ti pare un modo di chiamarlo?!’, urlò dopo, sbattendo una mano sul
tavolo.
‘Diavolo, quando fai così
sembri proprio lui... Comunque, è quello che è, un piccolo problema. Ho
sbagliato i conti, lo ammetto. Ma questo a dopo. Seconda cosa: ne hai parlato a
Fuji?’
Akogare tentennò ancora,
prima di rispondere un ‘no’ strascicato. ‘Anche se non so perché, a dir la
verità...’
Maki sorrise un pochino.
‘Bene. Allora possiamo venire
alla conclusione: non dirglielo.’
Silenzio.
‘COME PUOI CHIEDERMI UNA COSA
DEL GENEREEEEEEEEEEEEE?!?!?!...’, urlò Ako, facendo saltare per aria tutti i
presenti. Poi si fermò, arrossì e si sedette di nuovo, schiarendosi la voce.
‘Volevo dire... Prego?’
Maki rise appena, passandosi
una mano tra i capelli. ‘Per favore. Non dirgli niente. Per adesso.’
‘Per adesso?’, ripeté lei,
alzando un sopracciglio.
‘Oh, suvvia... Mi pareva
evidente che questa... Divagazione, con Jin e Kyota, fosse proprio questo: una
divagazione. Non ho intenzione di proseguire oltre. Ti posso assicurare, e puoi
anche andare a chiederlo a Jin, che da quando Fujima ha fissato i paletti del
confine della nostra... Relazione, io non ho messo un dito al di fuori di
essi.’
Akogare si girò un attimo per
recuperare la propria mascella e fissarla di nuovo al suo posto.
‘E dunque? Adesso che lui ci
sta non vuoi più perderlo, è così?’
Maki sgranò gli occhi,
appoggiando lentamente il cucchiaino sul piattino. ‘Pare proprio così, mh? Mah,
probabilmente sì.’
‘PROBABILMENTE COSA SCUSA?!?!
CREDO DI NON AVER CAPITO BENE!!!!!!’, gli urlò la ragazza nell’orecchio,
sdraiandosi sul tavolino per riuscirci meglio.
‘Cavolo se gli assomigli...
Ovviamente no. Cosa vai a pensare!’, sorrise Maki, agitando una mano. Il suo
comportamento pareva decisamente pacato.
Ako si accigliò e strisciò
all’indietro sulla sua sedia. ‘... Sarà...’
‘Quello che voglio dire è che
glielo dirò io, tutto qui.’
‘....Hahahahaha!’, scoppiò
Akogare con gusto. ‘Tu? Dirgli? Una cosa così?...’, il suo volto si rabbuiò di
colpo e le apparvero attorno fuochi fatui, con sfondo nero. ‘Ti ucciderà nella
migliore delle ipotesi, e nella peggiore lo ucciderai tu.’
Maki sorrise di nuovo e
annuì. ‘Correrò il rischio.’
Ako rimase in silenzio,
osservandolo in volto. ‘Vecchio...’, disse poi sedendosi meglio e sorridendo
piano. ‘Sei proprio pazzo, l’ho sempre detto io.’
Maki sorrise di rimando.
Ci fu silenzio a lungo.
‘Fujima-senpai...’, iniziò
poi la ragazza, per interrompersi subito dopo.
Maki alzò lo sguardo dalla
sua tazzina vuota, mise un gomito sul tavolino e appoggiò il mento sulla mano.
‘Sì?’
Ako scosse la testa. ‘No, no,
niente.’
Maki sorrise. ‘Sì, invece.
Fujima?’
Ako si morse il labbro
inferiore, facendo scorrere lo sguardo sul tavolino, senza meta.
‘Fujima-senpai è della teoria
che l’amore non è bello se non è litigarello...’
‘Nei giorni buoni, vuoi
dire...’, sorrise Maki di nuovo.
Ako sorrise, senza però
alzare lo sguardo. ‘Sì, lui... Sì.’
‘Mh, buono a sapersi. E
dunque?’
‘E niente... Era tutto
qui...’, annuì lei.
‘Bugia.’
La ragazza alzò lo sguardo
per incrociare quello di lui, e subito abbassarlo di nuovo.
Poi rise un pochino. ‘Ehm,
sì, io le bugie proprio non le so dire, vero? Me lo dice sempre anche Akane.’
‘E allora, Fujima cosa?’
‘Niente, io... E’ che lui
l’ha detto in relazione ad una cosa che non c’entrava proprio niente, e io...’,
balbettò Ako, scuotendo la testa e dilatando gli occhi.
Maki si alzò a sedere meglio,
appoggiando entrambi gli avambracci sul tavolino e sporgendosi in avanti. ‘Sì,
continua?’
‘Bhe, ecco...’, mormorò la
ragazza, portandosi una mano alla bocca, che tremava leggermente. ‘Cioè... Io
non capisco...’
Maki si alzò in piedi
lentamente, allarmato; in due passi era all’altro lato del tavolino e aveva
appoggiato una mano sulla spalla di Akogare. ‘Ehi...’
La ragazza aveva iniziato a
singhiozzare.
‘Io non capisco più niente!’,
disse con voce rotta, per poi crollare a piangere, nascondendosi il volto tra
le mani.
***
Maki continuava imperterrito
a battere piano una mano sulla spalla di Akogare, ripetendo ‘Su, su...’ a
ritmo.
Il ragazzo aveva pensato di
portarla al parco lì vicino per farla tranquillizzare, ma la manovra non stava
avendo il successo sperato; Ako continuava a singhiozzare, e anche se non
tremava più, non sembrava aver intenzione di smettere di piangere. Maki a quel
punto la fece fermare su una panchina e si accucciò davanti a lei, sedendosi
sui talloni.
‘Bhe... Devo cantare, devo
ballare? Cosa devo fare per farti smettere, mh?’, disse con voce quasi
divertita il ragazzo, cercando di sdrammatizzare, ma Ako non rispose.
Maki le appoggiò una mano
sulla testa. ‘Allora giochiamo ad indovinare. Sei innamorata di Kyota?’
‘...Ma no!’, disse lei fra i
singhiozzi.
‘Di Jin?’
La ragazza scosse la testa,
che teneva sempre chinata, con il volto tra le mani.
‘Non sarai mica innamorata di
Fuji?!’
‘MA NO! Non siamo tutti
masochisti come te!’
‘E’ uno sporco lavoro, ma
qualcuno doveva pur farlo...’, disse Maki grattandosi la nuca.
‘....Sei volgare!! Come al
solito!’, protestò lei, guardandolo dritto negli occhi. Il ragazzo alzò le mani
per aria.
‘Non intendevo in quel senso,
giuro!’, esclamò. Ako approfittò del precario equilibrio di lui per dargli uno
spintone e spedirlo all’indietro nella polvere.
‘Ehi!!!’
La ragazza scoppiò a ridere,
asciugandosi il volto con le mani.
‘Ecco, già meglio.’, sorrise
Maki. ‘Così per lo meno sei tornata normale.’ Il ragazzo si rialzò in piedi e
si spolverò alla bene e meglio, per poi sedersi di fianco a lei. ‘Allora? Non
siamo mai arrivati oltre al punto in cui tu dici di non aver capito niente.
Avanti con il copione.’
‘Se avessi un copione,
salterei subito all’ultima pagina per vedere come finisce la storia, non starei
qui a parlare con te!’
‘Come personaggi, non ci
spettano spoiler, purtroppo. Ma vai avanti col discorso...’, filosofeggiò Maki.
Akogare tornò seria, fissando
un punto indeterminato davanti a sé.
‘Ho sempre pensato... Che le
emozioni, i sentimenti, sono tali in quanto tali... E non perché sono nominati
tali...’
Maki si accigliò. ‘In che
senso?’
‘Ma nel senso che se io
voglio un tot di bene ad una persona, non per il fatto che io decida di
chiamarlo "amore" anziché "amicizia", la quantità di
affetto in gioco aumenterà.’
‘Non credo che l’affetto
abbia un preciso metro nel Sistema Metrico Internazionale, ma comunque, sì?’,
disse Maki con aria vaga.
‘Sì. Ho pensato che voler
bene a qualcuno bastasse, non credevo che servisse farlo rientrare in una
qualsiasi categoria... Mi bastava essere sicura di aver a cuore una persona,
tutto qui.’, continuò Ako, con l’aria di chi parla ad un interlocutore
invisibile davanti a sé.
Maki annuì. ‘E invece?’
‘E invece ultimamente...
Sento il bisogno di dargli un nome...’
‘E’ normale.’
La ragazza si girò di scatto
verso Maki, incontrando il suo sguardo. ‘NO, CHE NON E’ NORMALE!!!! Se fosse
normale, sarebbe successo prima! E invece adesso... Mi sembra di non poter
vivere in pace senza prima aver trovato un nome per questa cosa che provo!!’
Maki sorrise piano,
appoggiando una mano sulla spalla di Ako. ‘Ti assicuro che è normale.
Purtroppo, però, non esistono ricette per trovare una soluzione.’
Akogare sbatté un paio di
volte le palpebre, perplessa. Poi balzò in avanti, lanciandogli le braccia al
collo. ‘Vecchio, sei meno scemo di quanto credessi!’
***
Il campanello suonò
insistentemente. Akane si asciugò le mani sul grembiule e si avviò ad aprire la
porta. Poi ci pensò su un attimo e si avvicinò con circospezione all’entrata.
‘Chi è?’
‘Ciao Akane! Sono io!’,
rispose una voce allegra dall’altra parte.
‘Io Akira-san?’
‘Sì, sì, io, chi se no?’
‘Ah...’, mormorò Akane,
girando la chiave e aprendo la porta.
Era proprio Sendo, in tenuta
da corsa.
‘Buonasera Akira-san. Kaede è
ancora ad allenarsi, mi dispiace.’
Il ragazzo entrò in salotto,
guardandosi attorno. ‘Meglio, meglio...’
‘Come scusi?’, chiese Akane,
alzando un sopracciglio e chiudendo la porta.
‘Sì, dicevo... Bella serata,
vero?’
Akane avanzò su Sendo
sembrando sempre più scettica. ‘Sì. In cosa posso aiutarla?’
‘Oh, bhe... A dir la
verità... Oh, bhe... Ehm... Akogare? Dov’è Akogare? Non è ancora tornata da scuola.’
‘Io veramente l’ho lasciata
lì. Non so che fine abbia fatto.’
I due si guardarono in
silenzio, mentre il sopracciglio sinistro di Akane si alzava sempre di più.
‘Adesso la chiamo. Ho il suo
numero di cellulare.’, disse la ragazza. ‘Un attimo che trovo il mio...’
In quella, il campanello
suonò di nuovo.
Akane fissò la porta con sguardo
accusatrice e poi chiese sospettosa:
‘Sì?’
‘Akane, apri che sta
iniziando a piovere!!’, si sentì la voce di Akogare venire da fuori. Sendo in
tre passi fu alla porta, aprendola.
Akogare fece un balzo
all’indietro.
‘Akira?’
‘Ah, eccoti qui.’, sorrise lui.
‘Ci stavamo proprio chiedendo che fine avevi fatto.’
‘Hehe...’, rise nervosamente
la ragazza. ‘Davvero?’
‘Sì, sì, proprio così.’
I due rimasero a guardarsi
sorridendo.
‘Ako, entra o ti bagnerai.’,
intervenne Akane, avanzando sull’amica, tirandola dentro e sbattendo la porta.
‘Posso offrirvi qualcosa?’, disse poi con tono professionale.
‘Oh, sì, un the, grazie.’,
rispose Akira, mentre Akogare annuiva poco convinta.
‘Due the...’, ripeté Akane
avviandosi in cucina. Gli altri la seguirono a ruota, sedendosi attorno al
tavolo, in un silenzio teso.
‘Allora, Ako, che hai
combinato fino ad adesso?’, chiese Akira poi, sorridendo.
‘Maki mi ha offerto da bere.
Aveva un piccolo problemino.’, rispose lei in maniera evasiva.
‘Piccolo problemino?’, ripeté
Akane con tono scettico, mentre l’acqua si scaldava.
‘Così l’ha chiamato lui...’
‘E quale sarebbe?’, chiese
Sendo.
‘Oh, uno. Uno dei tanti.’
Sendo si avvicinò con la
sedia e afferrò tra il pollice e l’indice la manica della divisa di Ako,
piagnucolando: ‘Dimmi, dai...’
‘No, guarda, niente
davvero...’, borbottò Akogare alzandosi e sedendosi su una sedia più lontana.
‘Piuttosto...’, continuò poi, sorda ai pigolii di Sendo. ‘Akane, come sta
Rukawa-kun?’
‘... Vedi soprammobili, per
caso?’
Akogare si guardò attorno
perplessa. ‘Dov’è finito quel bel portacenere verde....’
‘Fuori dalla finestra, se non
vado errata... Per lo meno qualche pezzo era in giardino.’, rispose Akane,
versando il the in tre tazze.
‘Ah... Oh!... Sì.’, balbettò
Ako, capendo a cosa si stesse riferendo l’amica.
‘Perché? Cosa fa in
giardino?’, chiese Sendo perplesso.
‘Deve sapere che Kaede ha
l’abitudine di distruggere tutto quello che gli capita a tiro, quando perde.
Soprammobili, generalmente.’
‘...’
Akane si sedette, porgendo
agli altri due le tazze fumanti. I tre stettero in silenzio, soffiando sui
propri the, con la pioggia come unico sottofondo.
***
‘Abbiamo vinto, abbiamo
vinto, abbiamo vinto!!!’, cantava a squarciagola Kyota Nobunaga per il
corridoio della scuola, durante la pausa pranzo. Jin lo seguiva, sorridendo
affettuosamente.
‘Siamo i migliori, vero,
Jin-san?’, si mise poi a ridere la matricola.
L’interpellato annuì: ‘Certo.
Sempre stati.’
‘Amen.’, rispose Naga
girandosi, unendo i palmi delle mani davanti a sè e facendo un inchino, per poi
subito scoppiare a ridere di nuovo. ‘Jin-san, sa dov’è Maki-san?’, chiese poi
tornando quasi-serio.
L’interpellato scosse la
testa: ‘No. Non ne ho la più pallida idea.’
La matricola sbuffò. ‘Vabbè,
andiamo da Akane e Akogare?’
Jin si corrucciò, ma prima che
potesse dire niente Kyota era già partito di corsa per la sezione femminile, e
al trepuntista non restò che seguirlo, con una punta di preoccupazione.
Akane e Akogare stavano
mangiando in classe, con Maki. Durante la mattinata, Ako aveva riassunto all’amica
gli avvenimenti della giornata precedente, anche se omettendo qualche piccolo
particolare - come per esempio il fatto che aveva pianto per buoni 15 minuti.
Akane guardava ancora Maki
con un certo sospetto, ma pareva non essere disturbata più di tanto dalla sua
presenza. Le compagne si affollavano sulla porta per osservare il famigerato
Capitano, ma a quest’ultimo l’essere trattato come fenomeno da baraccone non
sembrava dar troppo fastidio.
Senza alcun preavviso, Kyota
piombò nell’aula a velocità sostenuta, investendo un paio di malcapitate
nell’operazione. Le altre si dispersero in fretta, innervosite.
‘Ah!’, esclamò la Matricola
Numero Uno, dandosi un’occhiata attorno. ‘Maki-san! Ma allora è qui!...Uffa,
l’abbiamo cercata dappertutto, vero, Jin-san?’, chiese al ragazzo che entrava
solo in quel momento, ma non ricevette risposta. Il trepuntista prese una sedia
e si sistemò dietro le due ragazze, appoggiandosi allo schienale con aria
sorniona.
‘Bhe...’, sorrise Naga,
saltando a sedere sul banco davanti a Maki. ‘Meno male che l’ho trovata.
Allora? E’ un bel po’ che non ci si vede!’, esclamò rivolto alle sue due
colleghe, che si guardarono scettiche.
‘Già...’, masticò Akogare.
Akane tornò al suo pranzo.
‘Insomma, non mi raccontate
niente?’, chiese con aria speranzosa il ragazzo. Akane alzò le sopracciglia.
A quel punto Kyota si alzò in
piedi e sbottò: ‘Per lo meno, potreste complimentarvi per la partita di ieri
l’altro, non credete?! E’ stata una faticaccia terribile battere lo Shohoku!’
Akane sollevò piano lo
sguardo, mentre le si dilatavano gli occhi. Akogare lo guardava sconvolta.
In quel momento, il pugno di
Maki colpì misericordioso, stendendo la matricola.
‘Maki-saaaaaaaaaaaaannn!! Ma
cosa ho fatto?!?’, pigolò il ragazzo disperato, rialzandosi e afferrando il suo
senpai per la giacca, a mo’ di morto di fame. ‘Maki-san! Non è giusto! Non
crede che potrebbero almeno sprecarsi...’
‘Idiota.’, scandì l’altro.
‘Risparmia certe scene. Non c’è alcun motivo per cui dovrebbero farci, e men
che meno farti, i complimenti.’
La matricola parve
interdetta. Poi si accigliò. ‘Bene. Bene! Allora è ancora per quella stupida
storia, eh? Io non ho speranza di essere bravo come Rukawa, no, no. Niente da
fare. ...’
Il ragazzo si interruppe,
come per prendere fiato. ‘Qui nessuno apprezza quello che faccio, questa è la
verità.’
Maki si alzò in piedi. ‘Non
dire scemenze. Questo non è...’
‘E ALLORA ANDATE TUTTI AL
DIAVOLO!!!’, urlò Kyota, spingendo all’indietro il senpai con la mano che
ancora teneva la giacca di Maki, girandosi e andandosene in fretta, sbattendo
la porta.
Tutti rimasero zitti,
increduli.
‘O Porca Vacca.’, scandì
Maki. ‘Ma che cavolo gli è preso.’
‘Bhe, credo sia normale. Lei
gli ha tirato una testa quadrata con questa storia di Rukawa.’, sbottò Jin,
senza muoversi da dov’era.
‘Ma... Mi sembra decisamente
esagerato prenderla così male!’, esclamò il Capitano, girandosi verso l’altro
ragazzo, che si limitò a fare spallucce.
Maki iniziava ad irritarsi.
‘Jin, vedi di andarlo a prendere a sbatti un po’ di intelligenza in quella
testa vuota!’
Il trepuntista scosse la
testa. ‘Mi dispiace, ma non ne ho voglia.’
Maki sgranò gli occhi. ‘Come
sarebbe a dire che non ne hai voglia?!’
‘Proprio quello che
significa. Sono stufo. Punto. Ora penso che andrò a fare due passi. Ci vediamo.’,
e così dicendo infilò la porta e se ne andò.
Maki a quel punto guardò le
due ragazze. ‘Ma che diavolo...??’
Akogare sembrava perplessa
quanto lui, mentre Akane fece spallucce.
‘Bho...’
***
‘Sicchè lo conosci già. Ma da
quando? Quando l’hai incontrato? Certo, poi l’avrai visto alla partita che ha
giocato contro lo Shohoku. ... Ah... Ahem, dicevo: forse te l’ha presentato
Ako? Non vedo come altro potresti averlo conosciuto. E allora, che ne pensi?
Certo, è un po’ seccante ogni tanto, e vuole sempre avere ragione lui... E poi
ha sempre idee diverse dalle mie; e pretende anche che io gli dia ragione,
quando è lampante che in realtà ha torto. A volte mi fa veramente uscire dai
gangheri. Ma non credere che sia peggiorato con gli anni: no, è sempre stato
così! Lo sai cosa vuol dire sopportare una persona per tre anni che fa sempre
così?!? E’ uno stress terribile... .... ...’, Maki si fermò un attimo,
guardando Akane in faccia; poi fece un sorriso idiota e alzò lo sguardo verso
il tetto del vagone della metropolitana. ‘Ma è pur sempre Fuji, no??’
Akane annuì, fissando con
occhi di vetro il suo senpai. In realtà si era addormentata, ma possedeva la
capacità di dormire con gli occhi aperti.
‘Comunque... Non so cosa gli
sia preso, a Kyota, prima. ... Che cretino. ...’
‘Senta, Maki-san...’,
sbadigliò Akane. ‘Lei vuole liberarsi Nobunaga e Jin, non crede che potrebbe
dirglielo chiaramente?’
Maki fece un’espressione
perplessa. ‘...Non mi pare la cosa migliore da fare...’
‘Ah no? E perchè? Penso che
parlare chiaramente sia sempre la cosa migliore da fare...’, borbottò Ako,
mentre si svegliava, sul sedile lì di fianco.
‘Bha...La prossima è la
nostra. Venite, va.’
Le due ragazze si guardarono
assonnate, ma lo seguirono senza protestare.
I tre camminarono per qualche
centinaio di metri senza parlare, tra le ville di una ricca area residenziale,
Maki si fermò davanti ad un enorme cancello e suonò il campanello, aspettando;
dopo aver dato il nome del ragazzo, ai tre fu permesso di entrare e si
avviarono sul vialetto di ghiaia, attraverso il giardino. Il padrone di casa
venne loro incontro, sollevando un sopracciglio allo scorgere il terzetto.
‘Pensavo il nome “Maki
Shin’ichi” identificasse una sola persona... Non tre.’, disse Fujima, con voce
scettica. Maki gli sorrise. Akogare corse ad abbracciarlo, urlando
‘Senpaiiii!!’
Maki non sorrideva più. ‘Ehi,
tu! Scendi!’, intimò alla sua kohai, che dondolava dal collo del suo ragazzo.
Fujima sorrise. ‘Ciao,
Akogare. Ti vedo bene.’
‘Ma che ciao e ciao. Falla
scendere!’, ripeté Maki, avvicinandosi e prendendo Ako per le spalle, ma la
ragazza si ostinava a non mollare la presa.
‘Non sto per niente bene,
invece, senpai! Ma le racconterò delle mie disavventure più avanti...’,
piagnucolò Akogare. ‘Adesso le lascio salutare il Vecchio... Giusto perché
ultimamente si è comportato bene...’, continuò, mollando Fujima e spostandosi
su un lato.
‘Era anche ora!’, sbottò
Maki, afferrando l’altro ragazzo e stringendolo con forza. ‘Ciao Fuji! Come
stai?’
‘Bene...’, rispose Fujima con
voce spezzata dall’abbraccio di Maki. ‘Se potessi respirare starei anche
meglio...’
‘Oh, capisco...’, disse Maki
stringendo più forte per consolarlo.
‘Maki mollami subito!!!!’,
urlò Fujima, ottenendo effetto immediato.
‘Ma...’, protestò Maki.
‘Ciao, anche io sono felice
di vederti...’, sorrise poi Kenji, facendogli pat-pat su una spalla.
‘Ma...’, protestò di nuovo
Maki.
‘Vedo che c’è un’altra ospite
comunque... Ciao. Ti ho già visto da qualche parte?’, chiese rivolto ad Akane.
‘Ma...’, continuava Maki.
La ragazza annuì. ‘Sono
Tsukuri Akane, ci siamo conosciuti ieri l’altro alla partita.’, rispose
lapidaria.
‘Ah, vero! Sì, sì, tu sei
quella che ci ha tenuto i posti, no?’, continuò Fujima.
‘Sì, ma io sono venuta solo
per accompagnare Akogare, adesso. Vado via subito.’, e così dicendo Akane girò
i tacchi e fece per fuggire.
‘Ferma lì!’, esclamarono Maki
e Akogare in contemporanea.
‘Non ci provare...’, la
minacciò l’amica, con dito accusatore.
Akane fece un grosso respiro,
e poi sbuffò alla Rukawa.
***
Nobunaga camminava in
cerchio, in camera sua, furioso.
Akane e Akogare lo trattavano
malissimo.
Maki-san continuava a dire
che Rukawa era migliore di lui, e questo quando si ricordava di rivolgergli la
parola.
Jin-san non faceva
assolutamente niente per risolvere questi due problemi e questo era anche più
irritante dei problemi in sé; Naga iniziava a chiedersi se era vero che il suo
senpai era innamorato di lui. Da come si comportava, a volte non lo si sarebbe
detto.
Nobunaga poi maledì per la
trecentoventottesima volta il fatto che il suo senpai si fosse innamorato di
lui, venendo a complicargli terribilmente la situazione, che era già un
problema di per sé.
Nobunaga si chiedeva anche
come mai Maki-san, che all’inizio passava tutto il suo tempo con lui, da
qualche settimana si mostrasse così distaccato.
E a Nobunaga questo non
piaceva niente, soprattutto per il fatto che Jin-san sembrava mentire
spudoratamente a proposito degli spostamenti del Capitano.
Come se non bastasse, a volte
anche Jin-san sembrava distaccato.
Nobunaga temeva che, dopo
l’iniziale novità, i due si fossero stancati di lui.
E a Nobunaga questo non
piaceva per niente.
No, no.
***
I quattro stavano
scomodamente seduti su delle panche con tavolino in giardino, quando arrivò il
the.
‘Basta the...’, mormorò
Akogare accasciandosi sul tavolo.
‘Sicché...’, iniziò Fujima
mescolando la propria bevanda. ‘Frequentate la stessa classe. E conoscete anche
Jin e Kyota?’
Akane annuì con poca
convinzione.
‘Mh...’, mormorò il ragazzo,
stringendo le labbra. ‘E dunque?’
‘Dunque...?’, chiese Ako,
curiosa.
‘Ho sentito che ultimamente
hanno avuto dei problemi, anche se Maki non me ne ha voluto parlare...
Esaustivamente.’, sorrise lui alla Fujima.
‘Oh, bhe, niente di che,
piccoli problemini... Divagazioni... In realtà Jin-san ha una mente bacata e
allora...’, rispose Ako in fretta e furia, preoccupata dallo sguardo del suo
Senpai.
‘Jin-san non ha una mente
bacata.’, sbottò Akane sbattendo la tazzina sul piattino. ‘Nobunaga è bacato, è
quello il problema.’
‘Oh, sentiamo... Divergenza
di opinioni...’, commentò Fujima con sguardo luciferino.
‘Si vede lontano un miglio che Jin-san è interessato a Nobunaga,
no?!’, esclamò Akane con foga. Fujima annuì. ‘Ma quel cretino di Naga si ostina
ad aspettare.’
‘E perché?’, sorrise Fujima
sporgendosi sul tavolinetto, molto interessato; Maki stava diventando verde.
‘Perché è bacato, no?!’,
ruggì Akane.
‘Oh...’, mormorò Fujima
deluso. ‘Capisco...’
‘Mh, sai... Ora che ci penso
potresti anche avere ragione...’, disse Akogare vagamente, girando il
cucchiaino nel the.
‘E tu che mi dici, Maki?’,
chiese Fujima, lanciando un’occhiata obliqua al suo ragazzo. Lui non si
scompose.
‘Niente di che... Davvero.
Problemini.’
‘Vero? L’importante è che in
campo...’, sorrise Fujima annuendo.
‘E quei due signori che erano
con lei l’altra volta, chi erano?’, chiese Akane, cercando di cambiare
argomento.
‘Ma Akane! Li hai visti in campo... Sono il centro e...
Qualcos’altro dello Shoyo. Hanagata-san, quello degli occhiali di Akira, e
Finto-Acchan....’, rispose Akogare esaustivamente.
‘Non me li ricordo per
niente...’, strascicò Akane, disinteressata.
‘Bhe, veramente si chiama
Hasegawa e non Finto-Acchan... Non assomiglia assolutamente a Sendo...’,
sorrise Fujima mentre una gocciolina correva sulla sua fronte.
‘Certo che no!!!’, ruggì Ako.
‘E ci manca anche altro! Quello è uno sgorbio, in confronto! Ma siccome cerca
in tutte le maniere di imitare la pettinatura di Akira, Finto-Acchan è un nome
che gli si addice moltissimo. Tiè.’
‘Eh... Mh. Capisco,
capisco... Nessuno voleva dire che Sendo è uno sgorbio, vero...?’, cercò di
rimediare Fujima, guardandosi attorno per avere un aiuto. Akane però lo
guardava malissimo e Maki aveva la tipica espressione “non starai dicendo che
Sendo è meglio di me” in volto.
‘E ci manca anche altro!’,
continuava ad urlare Ako. ‘E comunque, non è abbastanza abbronzato per i suoi
gusti.’, concluse.
‘Concordo!’, disse Maki con
sentimento.
‘Questo non vuol dire che si
adatti ai gusti di qualcun altro...’, disse Akogare minacciosa guardando Maki,
che subito scosse la testa.
‘Vero?’, proseguì la ragazza
fissando anche Akane, che però le girò le spalle e sbuffò alla Rukawa.
‘EHI!!!! Sto parlando con te!
Non abbiamo fatto anche un patto di scambio, in caso, io e te?!’
‘Sì.’, rispose semplicemente
Aka, facendo cadere la mascella all’altra.
‘Ah, ecco...’
Poi le due ragazze rimasero
pensierose a rimescolare i vari the.
‘Ho sentito dire che Sendo e
Rukawa vanno piuttosto d’accordo, ultimamente...’, disse Fujima con aria vaga.
Il ragazzo fu incenerito sul
posto da sguardi fulminanti.
***
Jin stava ancora facendo tiri
da tre punti, incapace di fermarsi.
Ultimamente non si sentiva
molto bene.
Gli pareva quasi di avere
reazioni apatiche.
Non gli piaceva.
Evitare Akane ed Akogare non
era stata una buona idea; sembrava essere
passato un mese da quando aveva parlato con una delle due in maniera
normale. Iniziava a mancargli, quella situazione che si era creata all’inizio
dell’anno scolastico. Iniziava a mancargli la sua vita, prima di essersi
infilato in quello stupido gioco di Maki.
Aveva sperato che, una volta
sistemato Maki, tutto si sarebbe messo a posto e sarebbero vissuti tutti felici
e contenti. Non aveva contato che Nobunaga si sarebbe potuto attaccare così
tanto al Capitano. E non aveva pensato di arrivare a non sopportare più la
matricola di cui era innamorato.
Tutto gli era caduto
pesantemente sulla testa.
Aveva sperato che la vita si
sarebbe rivelata simile al basket; che a forza di provare e tenere duro i
risultati si sarebbero fatti vedere.
Stava iniziando a pensare la
vita fosse decisamente più difficile del basket.
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Chapter #16, The End
Per ventisette anni ho provato
a credere e ad aver fiducia in
persone differenti che ho trovato...
Alcune sono arrivate più vicine delle altre
E alcune non si sono nemmeno disturbate
E poi sei arrivato tu
Non sapevo in realtà come chiamarti
Non mi conoscevi per niente,
Ma fui felice di spiegarti.
Non sapevo in realtà come muoverti,
così ho provato ad intrudermi attraverso
i piccoli buchi nelle tue vene.
E ti vidi.
Ma questo non è un invito
Se è tutto quello che ricevo
Se questa è comunicazione,
disconnetto…
Ti ho visto, ti conosco,
ma non so come connettermi,
quindi disconnetto…
Sembri sempre sapere dove trovarmi,
E sono ancora qui dietro di te,
All’angolo del tuo occhio.
Non ho mai imparato in realtà, come amarti,
ma so che ti amo
attraverso un buco nel cielo,
Dove ti vedo,
E quello non è un invito
E’ tutto quello che ricevo.
Se questa è comunicazione,
disconnetto…
Ti ho visto, ti conosco,
ma non so come connettermi,
quindi disconnetto…
Bene, questo è un invito
Non è una minaccia
Se vuoi comunicazione,
questo è quello che ricevi.
Parlo e parlo,
ma non so come connettermi.
E ho battuto un record, ad essere paziente
Con il tuo tipo di esitazione
Ho bisogno di te, tu mi vuoi,
Ma non so come connettermi,
allora disconnetto,
Disconnetto…