EMBRACING THE ICE KNIFE
By B’n’R
The Weather (by Built To Spill)
Il tempo
atmosferico
Vuoi che sia fuori nella notte fredda,
dove le stelle
gravitano verso di te?
Vuoi che sia
fuori nella notte fredda, dove
La nebbia si
avvolge attorno a te?
Vuoi che sia
fuori con la luce del sole,
dove le nuvole
prendono il loro posto per te?
E il vento e la
neve e la pioggia che soffia,
nessuno di
questi avrebbe importanza senza di te.
E tanto che sia
parlare con te,
parlare del
tempo atmosferico andrà bene.
Vuoi che sia
fuori nella notte fredda,
dove le stelle
gravitano verso di te?
Vuoi che sia
fuori con la luce del sole,
dove la canzone
si trattiene dentro di te?
E il vento e la
neve e la pioggia che soffia,
nessuno di
questi avrebbe importanza senza di te.
Nessuno spera
per giorni migliori
Nessuno sa cosa
fare.
Tu stai bene
con la tua maniera misteriosa
Nessuno ti
disturba
Potrei
risparmiare del tempo, se ti incontrassi lì
Ma non
m’interessa, preferisco aspettarti.
E nessuno è a
casa e il tempo è bello,
preferisco
aspettarti.
Quando nessuno
è a casa e il tempo è bello,
preferisco
aspettarti.
Era
tutto calmo e silenzioso, in casa Tsukuri, quella sera; Kaede doveva ancora
ritornare dall’allenamento e Akane stava stirando i vestiti della vecchia zia
Lie.
La ragazza come al
solito era persa nei suoi pensieri, quando un rumore sconosciuto tagliò l’aria.
Akane rimase perplessa non capendo cosa fosse; poi si rese conto che era il
telefono.
Da quando in qua telefonavano a casa sua?
Non mi piace per niente
(Quel calzino)
Chapter
#14
‘Pronto?’, chiese la ragazza tentativamente. ‘Casa Tsukuri.’
‘Akane? Akane, sono io, Jin Soichiro.’
La mascella della padrona di casa rotolò sul pavimento.
‘Jin-san? E’ successo qualcosa?’
‘Ehm…Sì. …Credo di aver fatto una cappellata…Mostruosa cappellata…Con
Nobunaga…’
La ragazza sbuffò: ‘E chi se ne frega?’
‘Ma…Akane!’, pigolò il ragazzo. ‘Akane, non essere arrabbiata per favore…
Lo so che ultimamente ci siamo visti poco ma… Senti, possiamo vederci da
qualche parte?’
‘Adesso? Ma non se ne parla nemmeno. Sto aspettando che Kaede ritorni. Non
posso uscire.’
‘Akane…Posso venire io lì?’
‘Le ho detto che sto aspettando che Kaede ritorni, quindi no.’
‘Allora ci vediamo alla stazione di casa tua, tra dieci minuti. Non ti
ruberò molto tempo, promesso. Ciao.’
Akane rimase a guardare la cornetta che tututtava, disperata.
***
Jin arrivò trafelato alla stazione di Shin-Sugita; si guardò attorno,
sperando di vedere la ragazza. Dopo un po’ identificò una bici rosa con cestino
che procedeva o quasi verso di lui.
‘Akane! Grazie per essere venuta, ma cos’è successo alla tua bici?’
‘Non c’è tempo.’, esclamò la ragazza scendendo. ‘Che ha combinato?!’
‘Vieni che andiamo a sederci!’, disse lui afferrandola per un polso e
portandola su una panchina.
‘Allora…Ho un po’ perso le staffe e insomma, mi sono dichiarato.’
‘A chi?’
‘Ma come a chi?! A Maki-san, cioè, scusa… A Nobunaga, no?’
‘Se lo dice lei…’, disse la ragazza scuotendo la testa.
‘Ma sì. Bhe…Lui era tutto perplesso, mi ha chiesto del tempo per pensarci.’
‘Per decidere tra lei e Maki.’
‘Sì… Per scegliere ME, tra me e Maki-san.’
‘Bha. Grazie per avermi informato, addio.’, fece lei alzandosi in piedi.
‘No, Akane! Aspetta, aspetta! Volevo dirti delle ultime cose che sono
successe…’
‘Se parla di lei, Maki e Nobunaga, so già tutto, grazie.’
Jin rimase a guardarla un attimo, poi arrossì e girò la testa dall’altra
parte. ‘…Bhe, ho fatto quello che hai detto tu, no?’
‘…Più o meno… Ma il mio suggerimento non si basava sul fatto che lei non
poteva dichiararsi? Sì, lei ha fatto il suo solito minestrone senza seguire la
ricetta.’
Jin stette zitto, molto interessato a fissarsi la punta delle scarpe.
‘Io…Pensavo…Cioè, in realtà non pensavo, ho agito d’istinto. Mi sono
dimenticato del piano. E poi non ce la facevo più a vedere Maki-san e Nobunaga…
Ma se adesso Nobunaga va da Maki-san a dirgli di sta sera… Meglio se comincio a
far testamento.’
‘E’ carina quella maglia che indossa. Me la lascia? Nel testamento, dico…’
‘Akane, non scherzare così su cose serie! …Bhe, ma in fondo, Nobunaga avrà
pietà di me, ed eviterà di andare a parlare con Maki-san, spero.’
‘Mi scusi, ma allora perché mi ha chiamato qui, se non aveva niente da
chiedere?’
‘Perché se non parlo con qualcuno esplodo.’
‘Arrivederci.’, concluse la ragazza inforcando la bici e sparendo o quasi.
Jin rimase come un allocco a guardare la gente che passava.
***
Durante la pausa pranzo, dopo una nottata fatta di incubi e di Senpai,
Akogare arrancava nel cortile della scuola, tentando di non sentirsi male al
solo pensiero.
Fujima l’aveva tenuta per ore a parlare di Shin’ichi e di cosa avesse fatto
con lui, il che non era molto bello. Troppo stanca per proseguire, la ragazza
si accasciò su un praticello del parco e chiuse gli occhi, cercando di dormire
per dimenticare.
Stava già sprofondando nell’oblio quando si sentì chiamare.
Lentamente aprì gli occhi, e qualcosa di scuro si mise a fuoco nella sua
visuale. A pochi centimetri da lei, la faccia di Maki Shin’ichi la fissava.
I due rimasero a guardarsi per un po’.
‘Ehilà! Salve. Non si salutano i senpai?’, sorrise Maki.
‘…Ehm…Oddio…La sindrome ha colpito pure te…’, biascicò lei, alzandosi a
sedere.
‘Sindrome?’
‘La sindrome di felicità andante che ha colpito anche Fujima-san…Anzi,
volevo dire…Akogare che scema che sei…’, finì lei dandosi dei pugni in testa.
Maki sorrise ancora di più. ‘Hai visto Fuji! Come stava?’
‘Sì…Ieri sera, mi sembrava di ottimo umore…’
‘Certo, certo…’, disse lui sedendosi vicino alla ragazza. ‘Avete
frequentato le medie assieme, vero?’
‘Sì.’
‘Sì, mi parla spesso di te. Dovete essere buoni amici…Ma dimmi, tu che lo
conosci bene…’
‘Veramente qui, quello che lo conosce bene sei tu.’
Maki arrossì un pochino.
‘Sì, bhe, ma…Io volevo sapere com’era prima che io lo conoscessi…Mi è sempre
sembrato un tipo così serio, forse anche quando era alle medie? E se no, quando
lo è diventato? E perché? E ho notato che non ha tanti amici, al che tu
penseresti che almeno i suoi compagni di squadra lo siano, ma…Sì, perché in
fondo anche io sono un tipo serio in genere, però almeno con i miei compagni…’
‘Eh sì, compagni, compagni…’, disse Akogare lanciandogli un’occhiataccia
assassina.
‘Allora, non rispondi?’
‘Mi pare che sia sempre stato così da quando lo conosco. E’ una persona
riservata. Tende ad avere pochi amici, ma buoni. Come per esempio Hanagata-san,
no? Almeno suppongo.’
‘Hanagata…’, masticò Maki accigliandosi. ‘Maledetto…’
‘Sì, ma…Ma…Niente di che essere gelosi (almeno spero). E poi ultimamente
parla sempre di te… Molto di te… Dei calzini e…Ahahaha…’, rise istericamente
Akogare.
‘…Calzini? Ma che calzini?’
‘I tuoi calzini…Quali se no? Ti stavano molto bene, a sentir lui.’
‘Ma non ho mica presente, no.’
‘Bhe, eri impegnato a fare altro…Ah sì, e poi mi ha parlato anche della S
di SHOYO che gli hai regalato. Dov’è la K?’
Maki sorrise. ‘Qui.’, disse esibendo il ciondolo appeso al collo. Akogare
sorrise suo malgrado.
‘Siete proprio una coppia…Una coppia…Ehm…Bhe, una coppia, ecco.’
‘Sì.’
‘Il senpai ci tiene molto. E quando dico molto, è molto. Questa è una
minaccia.’
Il ragazzo rimase senza parole a guardarla. Akogare per un attimo temette
di essersi firmata la condanna a morte. Ma del resto non poteva lasciare che
Maki andasse avanti così…
Lui si sporse in avanti, un’espressione indecifrabile in volto; l’afferrò
per le spalle e disse, con una certa urgenza nella voce:
‘Anch’io ci tengo molto. E quando dico molto, è molto!’
***
Akane girava per le aule, cercando Akogare.
Jin girava per le aule, cercando Akane.
Inevitabilmente, i due si incontrarono.
Jin avvistò Akane dall’alto della rampa di scale del padiglione Ayanami:
‘Akane! Akane, ferma dove sei, non osare muoverti!’, urlò il ragazzo,
balzando giù a tre gradini al colpo.
Lei si limitò a girarsi e a sbuffare.
‘Eccoti qui, è un bel pezzo che ti cerco!’, sorrise Jin avvicinandosi. ‘Mi
farebbe piacere scambiare due parole con te… Sul serio, questa volta.’
Akane lo guardò in faccia per un po’ e poi disse: ‘Stavo cercando Akogare,
l’ha vista?’
‘No, no, proprio no. Hai già pranzato? Se no possiamo farlo insieme, ti va?
Magari qui fuori, in cortile, invece che andare per i prati.’
‘Mh… Sì. Tanto non ho niente da fare…’
I due si sedettero su una panchina in marmo, all’ombra della biblioteca.
‘Ho pensato molto a quello che hai detto ieri, Akane…’
‘E cosa avrei detto?’, chiese lei aprendo il cestino del pranzo.
‘Sì, bhe… A dir la verità ho pensato molto a quello che non hai detto. Mi
dispiace di essermi comportato da idiota, evitando sia te che Akogare, ma a dir
la verità Nobunaga si sentiva in imbarazzo e non voleva essere costretto a
dirvi del piccolo problema con Maki. E anche io… Bhe, nutro molta stima nei
tuoi confronti e non volevo rischiare che tu… Bhe, pensassi male di me.’
‘Per questo, è un po’ troppo tardi…’, rispose la ragazza iniziando il suo riso.
‘Oh, che bel dango. Posso?’
‘Prego.’
‘Grazie. Dicevamo, c’ho pensato a lungo e sono arrivato alla conclusione
che è anche ora di fare un passo avanti. A dir la verità, e a dirla sul serio,
ieri quando mi sono dichiarato ho cercato di convincere Nobunaga a dichiararsi
a Maki-san…’
‘Sta dicendo che darsi la zappa sui piedi è terapeutico?’
‘In questo caso, sì. Perché Maki-san rifiuterà Nobunaga su quel piano, no?
In fondo, lui è già fidanzato con Fujima-san, no? E non vedo perché dovrebbe
complicarsi la vita con Nobunaga. Per cui Nobunaga si arrenderà, me lo prenderò
io, e tutti vissero felici e contenti. Che ti pare?’
‘Mi pare che lei stia di nuovo correndo troppo – o facendo i conti senza
l’oste, se preferisce. Chi le dice che Maki non lascerà Fujima, invece, una
volta che si sia reso conto che può avere Nobunaga su tutti i piani? Lasciare
una cosa difficile per una facile… Bhe…’
Jin ammutolì, fissando Akane; poi sorrise.
‘Io non penso. Maki-san non è interessato a Nobunaga da quel punto di
vista. Vuole solo farselo.’
‘Maki a me non aveva detto proprio così… Ma comunque, se lei è convinto…’
‘Non lascerò Nobunaga a Maki-san. Mai.’
‘Si ricordi che Naga ha un cervello proprio, prego. Anche se lo tiene ben
nascosto. Ma l’ha più visto, dopo ieri?’
‘No. Lo vedo oggi all’allenamento, comunque. Come al solito.’
‘Chissà con chi è adesso?’
Jin assunse una simpatica tinta verdognola.
‘Sì, dico, magari è con Akogare, dato che non la trovo.’, continuò Akane
agitando una mano.
In quella, sul sentiero proveniente dal parco apparvero Akogare e Maki.
***
‘Salve, salve, kohai, che piacere vedervi qui.’, salutò Maki mentre
arrivava sorridente.
Jin si sentì male; Akane mise via il pranzo, non volendo rischiare che le
andasse di traverso.
‘Salve, Maki-san.’, salutò debolmente l’altro ragazzo. Akane non rispose.
‘Tsukuri, ma ce l’hai ancora con me?!’, rise Maki, sedendosi di fianco a
lei e passandole un braccio sulle spalle. ‘Suvvia, suvvia… Mi dispiace molto
per quello che è successo; non avevo intenzione di creare tutti questi guai.
Dai, amici come prima?’
‘Noi non siamo mai stati amici.’, precisò la ragazza.
‘Ma che pignola… Allora iniziamo ora ad essere buoni amici, che ne dici?’
‘……’, Akane si limitò a fissare il suo senpai, perplessa e poco convinta.
‘Oh, Jin, ma ci sei anche tu! Bene, forza, avete qualcosa da mangiare? Ho
fame. Ah, Akane, questo dev’essere il tuo pranzo.’, disse Maki prendendo una
scatola abbandonata lì di fianco.
‘Sì, ho anche quello di Akogare. Dato che non ti facevi viva, ho pensato di
portartelo.’, rispose lei allungando alla proprietaria il cestino, che però
venne intercettato da Maki.
‘Oh, che bel pranzo, vediamo un po’… Non l’ha cucinato Acchan vero?’, disse
il ragazzo rivolto ad Ako.
‘Per fortuna tua, no….’
‘Bene, bene… Posso? Grazie.’, continuò Maki, servendosi.
Mentre il ragazzo più anziano mangiava, i tre rimasero a guardarsi
sconvolti: Jin era sempre più verde, Akogare scuoteva la testa sconsolata e
Akane aveva appoggiato la mano sulla fronte, disperata.
‘Allora, come vi trovate qui al Kainan? Bel posto, eh? Bel giardino, un
sacco di spazio, un bel po’ di roba per la scuola, e poi voi troverete anche un
sacco di bei ragazzi, vero, Jin?’
L’altro non rispose. Maki si girò verso di lui, allora: ‘Jiiin? Cheffai?
Dormi? Su, su, sii di compagnia! Dì qualcosa!’
‘Sì, ha ragione… E’ una bella giornata, oggi…’, biascicò lui.
‘Oh, Jin, mio nonno fa più compagnia! Ma va, va…’
Il trepuntista continuava a non dare segni di vita; Maki allora sbuffò alla
Maki e andò a sedersi di fianco all’altro ragazzo e se lo mise in braccio,
sollevandolo di peso. Jin lo guardò sconvolto, non sapendo cosa avesse in
mente; Maki gli passò una mando sui capelli e sorridendo paternalisticamente
disse: ‘Problemi, Jin? Su, non fare così. E’ una bella giornata, tutto va per
il meglio e non è il caso di essere depressi, no? Perché non dici cos’hai al
tuo capitano, mh? Te li risolve lui, i problemi. Avanti, dimmi un po’!’
Gli occhi di Jin si dilatarono ancora di più, diventando davvero enormi.
Prima che il ragazzo potesse pensare qualcosa di logico, la sua mano si era già
alzata ed abbattuta sul volto del senpai, mollandogli una sberla.
Akane e Akogare congelarono sul posto. Jin pure; Maki si passò la lingua
sulle labbra un paio di volte e poi, riprendendo un’espressione paternalistica,
chiese:
‘Sei arrabbiato con me, Jin? Cosa ti ho fatto?’
Le mani di Jin, ancora ferme dove le aveva lasciate, tremavano; il ragazzo
prese a sussultare, parlando con voce rotta:
‘Io…Mi dispiace, io… Non ho niente contro di lei, solo… Sono un po’ nervoso
e… Mi dispiace, mi dispiace…’, singhiozzò abbracciando Maki e nascondendo il
volto nella sua spalla.
‘Su, su… Non è successo niente, mh? Non è successo niente. Hai qualche
problema, Jin? Ti stressano, vero? Su, dì al tuo capitano che succede.’, disse
Maki, accarezzandogli la testa.
Akane e Akogare erano ancora lì a guardare la scena, impietrite. Ma cosa si
era fumato Maki quella mattina?
‘Jin-san!’, si sentì chiamare da dietro. I quattro sobbalzarono; era
Nobunaga che veniva verso di loro. ‘Cosa è successo?! Jin-san sta male?!’, urlò
la matricola preoccupata.
‘Ma no, ma no!’, rispose Maki. ‘Jin ha solo qualche problema di cui non ci
vuole parlare, tutto qui. Stai meglio, adesso, Jin?’
Il ragazzo annuì, rimanendo allacciato a Maki con un braccio.
‘Ah, meno male. ma ecco dov’eravate, che era un pezzo che vi cercavo!’,
sorrise Naga. ‘E ci sono anche Ako-chan e Aka-chan! Ma ciao! Bhe, adesso io,
Maki-san e Jin-san dobbiamo andare, vero? Ci eravamo dati appuntamento in
palestra ma poi non vi ho visti!’, continuò a ridere la matricola, mentre
prendeva i suoi senpai per mano e li trascinava via.
‘Maki!’, chiamò Akogare poi. ‘Maki! Non fare cazzate, mi hai capito!?’
Il ragazzo nemmeno si girò.
***
Il telefonino si mise a vibrare. Ci volle un po’ perché il proprietario se
ne rendesse conto, ma non appena si accorse chi era schizzò fuori dallo
spogliatoio, lasciando i suoi kohai lì.
‘Pronto?’
‘Ciao, piccolo. Come stai?’, rispose la voce allegra di Fujima.
‘Ciao! Sto bene, sto bene. E tu? Tutto a posto ?’
‘Non male, grazie. Che stai facendo?’
‘…Stavo con Jin e Kyota, ma li ho mollati per rispondere.’
‘Ah, ecco, bravo. Ma non passare _troppo_ tempo con loro, mh? A proposito,
Akogare mi aveva detto che Jin sapeva di noi due, è vero?’
Maki congelò sul posto: ‘Ehm, sì. Ha letto un messaggio che mi avevi
mandato, un giorno che avevo lasciato il cellulare in spogliatoio… Ma non ti
preoccupare, è tutto sotto controllo!’
‘Ma farsi i fatti propri, lì al Kainan, mai eh? Bhe, vedi di tenerlo sotto
tiro, ok?’
‘Certo, non ti preoccupare! Comunque, dimmi un po’ che combini tu…’
‘Io? Niente, al solito…’
‘E come sta Hanagata? Vedi di non passare _troppo_ tempo con lui, mh?’
‘Ma figurati! Ciccio, cosa vai a pensare? Suvvia, suvvia. Hanagata è solo
il mio migliore amico.’
‘Sì lo so… Uffa, avrei voglia di essere lì con te!’
‘Ma dai, non fare così, che ci vediamo presto. Magari sta sera?’
‘Non posso, abbiamo allenamenti supplementari in vista delle finali… Beati
voi che siete in ferie…’
‘Maki, piantala subito o riattacco.’
‘Eddai, Fuji, scherzavo, non fare il cattivo…’
‘Evita. Allora ci vediamo un altro giorno, ok? Vorrà dire che stasera
usciro con Hanagata, ah poveri noi…’
‘Fujii! Non dire scemenze!’
Il ragazzo rise, con una punta di malizia: ‘Stavo solo scherzando… Anzi,
adesso che mi ci fai pensare potrei davvero invitarlo ad andare da qualche
parte… E’ così giù di corda ultimamente.’
‘Manderò Akogare a casa tua a controllare che tu sia lì!’
‘Ok, ok, vada per Akogare. Ci sentiamo, ok?’
‘Ok.’
‘Ciao.’
‘Ciao.’
‘Ciao…’
***
Nel frattempo, Nobunaga e Jin erano nello spogliatoio, sdraiati su un
materassino appositamente fornito. La matricola stava a pancia in su, con la
testa sul braccio del suo senpai, che invece era appoggiato su un fianco, con
la mano libera che percorreva lentamente il petto nudo del kohai.
‘Jin-san…’, disse poi Naga con un filo di voce.
‘Dimmi, Nobu…’, rispose Jin, appena percettibilmente, mentre gli appoggiava
le labbra su una tempia.
‘Lei non ha detto a Maki-san di essere innamorato di me, vero, Jin-san?’
La matricola lo guardava con due occhi enormi e preoccupati. ‘No, Nobu.
Perché me lo chiedi?’
‘La prego, senpai. Non glielo dica. La prego.’
‘Perché, Nobu?’
‘Perché io… Io non so. Maki-san potrebbe non prenderla bene, lo sa?
Potrebbe arrabbiarsi molto, sia con lei che con me! E poi… Vorrei scegliere io,
prima.’
‘Ma Nobu… Non pensi che magari Maki-san non sia interessato a te?’
‘Sì, ma… Voglio scegliere io, essere sicuro che sia la persona giusta, e
poi in caso dirglielo. Non voglio prendere uno di voi due solo perché l’altro
mi ha rifiutato. Sarebbe troppo… troppo…’, sfumò la matricola incerta,
guardando sempre Jin in faccia con apprensione.
‘Sì, certo, capisco. Farò come vuoi, Nobunaga. Non ti preoccupare.’,
sorrise un pochino Jin, chinandosi di nuovo per baciargli una tempia.
‘Grazie, senpai, grazie…’, mormorò Kyota, spingendo Jin sulla schiena e
rotolandogli sopra, per abbracciarlo.
Quando Maki rientrò, i due erano già indaffarati a fare qualcosa di molto
più produttivo.
***
Suonò la sveglia con ‘La Primavera’ di Vivaldi.
Akane sbucò da sotto il lenzuolo e si guardò assonnatamente in giro; erano
già le sette, Kaede sarebbe presto tornato dalla sua corsa mattutina. Era il
caso di preparargli qualcos’altro da mangiare.
‘Why don’t you
have, a little second breakfast with me? Why don’t you have it, and eat it and
drink it apart...’, canticchiava la ragazza mentre preparava la seconda
colazione.
PLING-PLONG, suonò il campanello.
Akane per un attimo si chiese chi cavolo potesse essere a quell’ora del
mattino, ma poi decise che ci avrebbe messo meno ad andare ad aprire la porta.
Era Akogare, o almeno quello a cui Ako poteva assomigliare alle sei del
mattino.
‘Buongiorno.’
‘Buon… Giorno. Akira ha dimenticato la cartella a casa… Mia madre mi ha mandato
a portargliela. Ti secca se faccio colazione qui… Hofffame….’, disse la nuova
venuta morendo sulla soglia.
‘Prego, prego… Sdraiati sul divano…’
‘Noooooo, basta divano! C’ho dormito le ultime due notti… Sigh… Dammi il
Signor Gatto, che mi rifaccio…’, disse lei entrando e sedendosi su una sedia in
cucina.
‘Il gatto è uscito, mi dispiace…’
‘Noooo… Uffa…’
‘Dai, riposati qui che ti preparo qualcosa…’
‘Svegliami prima che Akira ritorni…Ronf…’
‘Sta prendendo da Kaede, questa ragazza…’, sbottò Akane, tornando alla
colazione.
Dopo pochi minuti appena, Rukawa e Sendo varcarono la porta di casa.
‘Salve! Che bella giornata, vero? Ben’alzata! Che c’è da mangiare?!’,
esordì Akira entrando in cucina.
‘Le solite cose.’, rispose Akane.
‘Bene! Le mie preferite! Ah… Ma c’è Akogare che ronfa sul tavolo. La calcio
di sotto?’
‘No. Anzi, la svegli, che deve fare colazione anche lei.’, disse Akane
mentre sistemava le ultime cose in tavola e Rukawa si sedeva là di fianco.
‘Ako!’, urlò Akira scrollandola per le spalle.
‘ERGH!’, gridò lei balzando in piedi. ‘I calzini…’, ansò cercando di
riprendere fiato.
‘Di nuovo quell’incubo?’, chiese Akane mentre si sedeva.
‘Sì… Terribile.’
I quattro iniziarono a mangiare in silenzio. Con Akogare e Akira che ancora
parevano non parlarsi, ed Akane e Kaede che non parlavano e basta, c’era
veramente poco da stare allegri.
‘Akogare…’
Tutti si guardarono, cercando di capire che avesse parlato.
‘Akogare, ho sentito dire che ti sei riappacificata con Fujima.’
Ako per poco non cadde dalla sedia, rendendosi conto che era stato Rukawa.
Aprì la bocca ma ci volle un bel pezzo prima che ne uscisse un qualsiasi suono:
‘Ah… Ehm… Sì… Sì.’
‘Ma ancora non ho capito perché avete litigato, in primo luogo.’
‘Ehm… Fujima-san aveva detto a Maki-san certe cose di carattere
confidenziale su me e Akira.’
‘Mh. E come mai le sapeva?’
‘Perché lei gliel’ha dette…’, sputacchiò Sendo.
‘Oh. Allora è per questo che non vi parlate…Mh.’
‘Ma no!’, esclamò Akogare saltando in piedi e guadagnandosi un’occhiata
assonnata. ‘Abbiamo litigato perché Akira si ostina a difendere Maki anche se è
un brutto stronzo.’
‘Ma che dici!! Abbiamo litigato perché tu hai perdonato Fujima solo perché
ti ha fatto un po’ di moine!’
‘Ma! Cosa stai dicendo?! Fujima-san non mi ha fatto nessuna moina, non a me
almeno! Io l’ho perdonato solo perché mi ha spiegato perché aveva detto quelle
cose a Maki!!’, sbraitò Akogare.
‘E allora vuoi dirlo anche a me il motivo!?’, urlò di rimando Akira.
‘Ma non sono affari tuoi! Non posso dirtelo!’
‘E’ molto semplice: Fujima e Maki stanno insieme. E Fujima se l’è lasciato
scappare per errore. Succede.’
Akira e Akogare guardarono Akane con due occhi stile uova fritte.
‘A…. AKANE!!!!!!!!!! Come hai potuto dirglielo?!?!’, urlò Akogare balzando
in avanti.
‘Ma cosa vuoi che gliene freghi….’, rispose lei agitando una mano.
‘Davvero?’, chiese Sendo. ‘Davvero?’
‘Sì, sì, con tutte le implicazioni del caso. Semplice no?’
‘Aah… Adesso capisco.’
‘Ma Akane! Il Vecchio ci uccide se sa che l’hai detto in giro.’
‘Sono sicura che Akira-san saprà tenere la bocca chiusa, vero?’
‘Certo!’, rispose lui sorridendo.
‘Sì! Come quando ha detto a Maki che tu vivi con Rukawa-kun, e poi lui è
andato a dirlo a Nobunaga e che casino internazionale ne è uscito?!?’
Kaede alzò lo sguardo dalla sua colazione, fissando perplesso Akogare, cha
ansava.
‘…Ops…’
‘Akogare, questa potevi risparmiartela…’, disse Akane nascondendo il volto
tra le mani.
‘Scusa, mi è scappata…’
‘E poi dici a me…’, le borbottò Akira.
Kaede spostò il suo sguardo prima su Sendo e poi su Akane. ‘Cosa?’
‘Ma Rukawa, mai possibile che tu non riesca stare a passo con la
discussione?’, chiese Akira, ridendo.
‘Nh…’
‘Niente, niente. Finite di mangiare. Non è successo niente.’, disse Akane
alzandosi in piedi e cominciando a rassettare.
‘Meglio… Quel Kyota non mi piace per niente.’, concluse Rukawa, tornando a
mangiare, mentre gli altri tre assumevano tonalità bluastre.
***
Camminare fra la folla che appositamente si divideva per lasciarle passare,
essere servite per prime in mensa (e avere qualcuno che offrisse loro qualcosa
in mensa), scorazzare come se fossero le proprietarie del luogo, era molto
bello, ma purtroppo implicava l’avere Maki attaccato come una ciunga sulla
scarpa, e Akane e Akogare avrebbero preferito muoversi trasparenti come al solito,
che avere il Grande Capitano del Kainan Dai Fuzoku che camminava a braccetto
con loro.
‘…Sicchè sono stato contattato dal Kainan per entrare a far parte del loro
club di basket, e ovviamente non ci ho pensato su due volte…’, raccontava
imperterrito Maki.
‘…Ovviamente.’, annuì Akane.
‘Senti ma…’, bisbigliò Akogare all’amica, dietro la schiena del ragazzo.
‘Ma non ce ne liberiamo più?’
‘Non saprei dirti…Certo che è davvero uguale a Nobunaga quando fa così…’
‘Akane, presto ti presenterò Fujima-san…’
‘Fuji?!’, esclamò Maki, sentendo Akogare. ‘Che è di Fuji? Come sta? Sei
andata a casa sua ieri sera, come ti avevo detto?’
‘Ehm…Veramente no, non ho avuto tempo.’
‘Ma come no?! E non hai guardato se c’era Hanagata?! E adesso come faccio
io ad essere sicuro?! Ma che razza di segretaria sei?’, sbraitò Maki, girandosi
di botto verso Akogare, e quindi spedendo Akane lungo la tangente.
‘Non ho guardato se c’era Hanagata, ma figurati se c’era. Non sono la tua
segretaria, faccio già da segretaria ad Akira e mi basta.’, sbottò Ako.
‘Ah…Hanagata non mi piace per niente, non mi è mai piaciuto…E poi stare
così appiccicato al mio ragazzo…No, no, no, no, no…Ma siamo pazzi?’
‘Sto seriamente pensando che lei lo sia…’, disse Akane scuotendo la testa.
‘Tsukuri, non scherziamo! Le mie cose, non le tocca nessuno.’
Ad Akane e Akogare scese la tipica gocciolina di sudore sulla fronte.
‘A proposito di questo argomento, senpai, non le sembra di aver fatto male
i conti, o di averli fatti senza l’oste, se preferisce? In fondo…’
Il discorso di Akane venne interrotto dall’apparire di Jin, che si
avvicinava lentamente, con espressione abbattuta.
‘Ehilà Jin! Ma che è quella faccia?! Su, su animo… Sei sicuro che non vuoi
dirmi qual è il problema?’, chiese Maki andando incontro al suo kohai.
Akane e Akogare si misero a gesticolare dietro al capitano: “Se lo porti
via! Se lo porti via! Per favore!”, segnalavano le due, bisbigliando.
Jin sembrò non cogliere la richiesta, troppo occupato a fissare Maki.
‘Ah! Akane, mi è venuto improvvisamente in mente di quella cosa che
dovevamo assolutamente fare! Andiamo subito in quel posto!’, esclamò Akogare.
‘Sì, andiamoci subito. Arrivederci senpai!’, disse Akane mentre già erano
partite di corsa.
Jin e Maki rimasero ad osservare le due nuvole di polvere in lontananza.
‘Bhe…’, iniziò Maki. ‘Pare che siamo rimasti solo noi. Vieni?’
Jin lo seguì senza dire niente.
‘Come mai non sei con Kyota?’
‘…’
‘Questa cosa ti sta causando dei problemi?’
‘…’
Maki lo afferrò per le spalle e lo sbattè su per un muro. Solo in quel
momento Jin si rese conto di averlo seguito in un angolo deserto della scuola.
‘Jin…Ti hanno mangiato la lingua? Allora? Ti ho chiesto qual è il tuo
problema.’
L’altro ragazzo esitò un attimo. ‘Io… Non posso dirglielo, l’ho promesso a
Nobunaga.’
‘…Jin, io proprio non ti capisco. Ti ho dato quello che volevi, no? Io
vorrei che tu la smettessi di agire senza motivi e mi spiegassi esattamente per
filo e per segno che cosa c’è che non va. Al cavolo la promessa a Kyota.’
‘Non posso. Io mantengo le mie promesse.’
Maki si accigliò. ‘Vuoi almeno dirmi cosa vorresti? Cosa ti farebbe
felice?’
‘…Lei sa già cosa voglio io…’
‘Volevi Kyota e io te l’ho dato.’
‘Non esattamente come lo volevo io…’
Maki rimase in silenzio, mentre gli occhi gli si dilatavano e apriva
leggermente la bocca.
‘Cazzo, Jin! …Tu…’, iniziò il ragazzo, per poi limitarsi a boccheggiare.
‘Perché diavolo non me l’hai detto subito? …’
Jin scoppiò in lacrime come un disperato, cadendo in ginocchio.
A lungo nessuno dei due parlò.
Fu Maki a concludere definitivamente il discorso:
‘Allora, tu mi odi Jin, vero?’
Il ragazzo non rispose.
***
Non era sorridente come se l’era aspettato, Maki, quella sera.
Seduti in giardino nella villa della famiglia Fujima, Kenji e Shin’ichi in
silenzio contemplavano le foglie degli alberi.
‘Ehi…’, disse poi Fujima. ‘Qualcosa non va?’
Maki non rispose, sospirando e appoggiando la testa sulla spalla
dell’altro.
Fujima gli passò una mano tra i capelli, per poi scansarsi da dove stava e
spingerlo giù nell’erba. Sdraiato accanto a lui, il playmaker dello Shoyo
ripetè la sua domanda.
Maki scosse la testa. ‘Jin mi ha detto una cosa che mi ha lasciato un po’
perplesso…’
‘Ha rotto con Kyota?’
Maki perse la mascella. ‘Ma…No…Non stanno insieme…’
‘Ah no? Eppure da come si guardavano…Bha…’
‘…Bhe, comunque ha detto una cosa che non mi è piaciuta molto… E…’
Fujima sorrise, avvicinandosi ulteriormente e baciandolo su una guancia.
‘Senti, ma devi proprio pensare a Jin adesso?’
‘No, è che… Centra un po’ con noi… Un pochino…’
Fujima si accigliò. ‘Qual è il problema esattamente?’, scandì il ragazzo.
‘No… Bhe… A dire la verità, ho combinato un grosso guaio. Non te ne ho
parlato perché volevo dirtelo quando l’avevo già risolto… Per non… Farti
preoccupare.’
‘Mi sto già preoccupando. Non mi fido per niente di te…’
Gli occhi di Maki si dilatarono, e lui saltò su un gomito con aria
preoccupata: ‘Fuji! Come puoi dire una cosa del genere!? Dammi almeno
l’opportunità di risolverla questa questione! Ti prego, per una volta fidati!…’
Davanti al broncio disperato di Maki, Fujima sbuffò; poi allungò un
braccio, afferrò il suo ragazzo per la nuca e lo fece rotolare sopra di sé, con
un piccolo sorriso: ‘Sei solo un combina guai. Vedi di non farmi preoccupare,
intesi?’
Maki sorrise un pochino, e poi disse: ‘Prometto che ti dico tutto non
appena ho risolto questo casino.’
---- Chapter #14, The End
Come l'aria (by Tiromancino)
Stammi vicino stanotte
non riesco a dormire,
troppi pensieri si affollano
nella mia mente...
non mi lasciano stare
non mi fanno sognare,
voglio solo abbandonare la realtà
e seguire la mia anima
che uccide l’inquietudine
di vivere,
di essere soli e cambiare,
per tornare leggeri come l’aria
come ieri...
Vorrei non essere
costretto a fingere
per rimanere ancora qui
perché mi sono perso in questo posto
ma non voglio andare via così.
E torneremo leggeri come l’aria
come ieri........