EMBRACING THE ICE KNIFE
By B’n’R
When He's Not Around (by
The Corrs)
Quando lui non c’è
Non riesco a respirare, non riesco a dormire
Lui non è cool e non è sofisticato
E’ un labirinto di curiosità
E’ il pane vivente che sazia il mio appetito
Ho scoperto che non riesco a respirare e non
riesco a dormire
Quando lui non c’è
Ogni giorno è di un grigio bluastro
Quando lui non è in città
La sua misticità è d’innocenza
Sento che mi trattengo nei suoi grandi occhi
azzurri
E me ne vanterei in paradiso
Se stessi sempre accanto a lui come un siamese
Ho scoperto che non riesco a respirare e non
riesco a dormire
Quando lui non c’è
Ogni giorno è di un grigio bluastro
Quando lui non è in città
Posso tenerlo nella mia galassia?
Può vivere nella mia fantasia?
Ho scoperto che non riesco a respirare e non
riesco a dormire
Quando lui non c’è
Ogni giorno è di un grigio bluastro
Quando lui non è in città
Ho scoperto che non riesco a respirare e non
riesco a dormire
Quando lui non c’è
Ogni giorno è di un grigio bluastro
Quando lui non è in città
Quando lui non è in città, Yeah
‘Credo che a questo punto il fatto che lo Shoyo abbia
perso si possa classificare come un male che non vien per nuocere… Anzi,
probabilmente anche una fortuna.’, disse Maki, sdraiato sul letto, fissando il
soffitto della stanza.
‘…’, Fujima non replicò, prendendo un cuscino e
cominciando a soffocarlo, con ottimi risultati.
Quel ramo delle baie di Kanagawa…
(Divagazioni)
Chapter #13
Dopo
aver quasi ucciso il suo ragazzo, Fujima si ritenne soddisfatto e tornò a
sdraiarsi comodamente, sempre senza dire niente, ma sorridendo a 362 denti.
‘…
Vedi che anche tu la pensi come me? Se no, non avresti quel sorriso da ebete.’,
brontolò Maki, rigirandosi a pancia in giù e appoggiandosi sui gomiti,
guardando il capitano dello Shoyo in faccia.
‘Mah…
Chissà perché, mh?’, ridacchiò l’altro.
I
due rimasero in silenzio per un po’, con chi aveva l’aria di doversi
addormentare da un momento all’altro.
‘Sai,
Fuji? Ho sempre avuto l’impressione che tu non ti fidassi di me abbastanza da
lasciarti avvicinare… Così tanto.’
Fujima
lo fissò per un attimo, poi aprì la bocca per rispondere con violenza, ma
subito la richiuse; rimase un po’ in silenzio e quindi disse:
‘…Mh…
E adesso ti sembra che io mi fidi?’
‘Bhe… Eh… Ma… Bhe, insomma, sì, noi… Ti sei
lasciato avvicinare, no?’
‘Ah
sì?’
Maki
si alzò a sedere e si sbilanciò in avanti, fino ad essere a pochi centimetri
dal volto di Fujima: ‘Direi proprio di sì! Abbiamo fatto l’amore, no?’
‘Ah
sì?’, rise Fujima.
Maki
divenne viola, lo afferrò per le spalle e lo scrollò con violenza: ‘Insomma! Ma
che diavolo stai dicendo?!’
Fujima
scoppiò a ridere divertito: ‘Eddai, non vedi che ti sto prendendo in giro?’
L’altro
arrossì ancora di più, allontanandosi: ‘Non fai altro da quando ci conosciamo.’
Fujima
smise di ridere; fissò Maki per un po’, mentre quest’ultimo si incassava nelle
spalle e si rifiutava di guardarlo, e poi lo afferrò per un ciuffo di capelli:
‘Non
dire scemenze, Maki Shin’ichi. Non ti sto prendendo in giro.’
‘…Ah
no?…’
‘No.
Semplicemente non mi fidavo.’
‘Ah,
ecco. Proprio come dicevo io.’, borbottò Maki, girandosi di nuovo dall’altra
parte.
‘Hai
sempre avuto la capacità di danneggiare più di quello che in teoria avresti
dovuto. Per cui era più prudente lasciarti a distanza, Maki.’
Toccò
all’altro ragazzo, ora, boccheggiare alla ricerca di parole: ‘Ma bene! Ma
grazie! Ma quanto sei… Sei… Ma va’ al diavolo!’
Fujima
sorrise, si allungò in avanti, afferrò Maki e lo tirò verso di sé,
abbracciandolo: ‘In un tiro alla fune, se la corda si danneggia è colpa di
entrambe le squadre.’
Il
ragazzo rimase un po’ in silenzio, corrucciato, poi fece un sorriso alla
gemelli Weasley e abbassò la bandiera “sono molto offeso e ferito”, per
sbottare: ‘Hai quasi ragione…’
‘Mh…
Ma grazie, che gentilezza questa di concedermi parte di ragione.’
I
due si sorrisero.
‘Sicchè,
alla fine ti sei arreso, e ti ho conquistato.’
‘Mh,
ma come siamo gasati…’, ridacchiò Fujima.
‘Dunque,
visto che ormai mi appartieni, penso che pianterò qui la bandiera del Kainan
Dai Fuzoku’, continuò Maki, mentre passava un dito sul torace dell’altro.
‘Mh,
provaci e giuro che ti faccio tatuare una S bianca su sfondo verde sul sedere.
Mi pare che qui, quello che possieda l’altro sia io, non tu.’
‘Eh,
e dopo? Non allarghiamoci, mister. Il numero uno sono sempre io.’
‘Pazienza,
ti sopporterò. Questo non toglie che tu sei mio.’, continuò Fujima ridendo.
‘L’hai
fatto davvero per infierire?’, gli chiese all’improvviso Maki, guardandolo con
aria da cane bastonato. Fujima rimase a bocca aperta, senza sapere cosa
rispondere.
‘Allora
l’hai fatto proprio solo per quello.’, concluse l’altro. ‘Solo perché eri
seccato di aver perso.’
Fujima
si sentì il volto andare in fiamme, e si irrigidì.
‘Mi
sembra che qui quello che era interessato ad andare a letto per sport fossi tu,
non io.’, ringhiò rabbioso.
‘Questo
non è affatto vero!’, urlò l’altro.
‘Ah
no?! Ah no! Eppure eri tu quello che ci provava tutte le volte che ci
vedavamo!’
‘Ma
tanto tu rifiutavi, no? Signor “non baciarmi senza aver fatto richiesta in
carta bollata”!!!’
‘Ma
cosa centra adesso questo?! Ovvio che rifiutavo! Fosse stato per te saremo
finiti a letto al primo appuntamento!’
‘E
dove ci ha portato la tua linea di pensiero? Quattro baci in tre anni!’
‘No,
erano almeno venti!’
‘Venti?!’
‘Bhe,
al ventesimo ho perso il conto…’
I
due ragazzi rimasero in silenzio a guardarsi, ansando, entrambi rossi fino alle
radici dei capelli.
‘Non
l’ho fatto per infierire, idiota. Credi che vendicarmi possa essere così
importante da fare una tale scemenza?’, disse Fujima poi, girando la testa.
‘Sicchè
adesso è diventata una scemenza?’
‘Lo
sarebbe stato, se l’avessi fatta per vendicarmi solamente. No?’
‘Mh…
Sì, ok.’
‘Mmh…’,
sorrise poi Fujima alla Fujima. ‘Ma dimmi Maki… Come mai poi alla fine ci sei
stato? Soprattutto se stavi pensando che lo facessi per infierire.’
‘…Bho.’
‘Ma
come bho, scusa? Che risposta è, eh?!’, gli urlò all’orecchio.
Maki
arrossì senza rispondere. L’altro ragazzo rimase imbambolato a fissarlo per
qualche secondo, poi si sdraiò di nuovo, appoggiandosi sui gomiti e
riproponendo il suo ghignoTM.
‘Ho-ho,
e così Maki Shin’ichi, il grande capitano del grande Kainan Dai Fuzoku,
giocatore numero uno della prefettura, Fama Nazionale, è così perdutamente
innamorato del sottoscritto, da andarci a letto pur sapendo che l’unico scopo
del sottoscritto era infierire su di lui.’
Maki
rimase zitto, diventando verde e poi a pallini viola.
Fujima
sorrise, con meno cattiveria sta volta; si allungò in avanti, lo baciò e disse:
‘Ne
sono profondamente lusingato.’
***
Akogare
strisciò dentro casa, seguendo Akira che allegramente zampettava con brio.
‘Hohoho,
oggi lo Shohoku è stato davvero grande! Anche se Sakuragi si è fatto espellere
(di nuovo), sono riusciti a battere lo Shoyo! Ah, questo vuol dire che alle
finali ce la vediamo con loro, col Kainan e col Takezato. Bene bene. Rukawa,
poi, sta davvero migliorando… Forse dovrei farci un one-on-one per assicurarmi
che non migliori troppo… Che ne dici?’
Ako
proseguì a strisciare fino in camera sua, dove si abbandonò sul letto; Akira la
seguì:
‘Nee, Ako? Che hai?’
‘Non
riesco ancora a credere che il senpai abbia perso…’, borbottò la ragazza da
dove si trovava.
‘Bhe,
amen, no? Pazienza.’, sbottò lui sedendosi sul letto.
‘Akira!
Come puoi dire una cosa così? Il senpai ci teneva tanto ad arrivare di nuovo
alle nazionali – magari era anche l’anno che batteva il Kainan e quel Vecchio
Antipatico di Maki!!’, urlò Ako saltando in piedi sul letto.
‘Una
persona che si comporta come ha fatto lui, non merita che ti preoccupi.’,
rispose secco il ragazzo, corrucciandosi.
‘Ma
Akira?! Non capisci un’acca! Il senpai voleva così tanto scontrarsi con Maki…
Per questioni personali, anche! Che adesso invece…’
‘Nel
basket non c’è niente di personale…’, ribattè Sendo, sdraiandosi all’indietro.
‘Sì,
sì, e poi che ancora? Mai mettersi in condizioni d’inferiorità?! Cavolo, sembri
Maki quando fai così.’
‘Maki-san
è il numero uno della prefettura.’
‘Ah,
bene! E ti sembra un buon motivo per imitarlo!?’, urlò Ako.
‘E
il fatto che Fujima-san sia un bel ragazzo ti sembra un buon motivo per
perdonarlo? Sei tornata a casa che piangevi disperata, tanto hai detto, tanto
hai fatto e poi, tre giorni dopo, lui ti fa un po’ di moine e tu ti squagli!’,
urlò di rimando lui.
Akogare
rimase senza parole, e per un po’ riuscì solo a fissare il suo amico senza dire
niente; poi esplose:
‘Fujima-san
era davvero dispiaciuto di quello che aveva fatto, e me ne ha spiegato anche i
motivi. Ho le mie ragioni per averlo perdonato. E comunque, tu non mi sembri in
posizione di dire niente; il fatto che una persona sia un buon giocatore è
abbastanza per qualsiasi cosa, per te! Rukawa-kun è un tuo avversario diretto e
tu che fai? Vai a correrci insieme tutte le mattine! Maki-san è uno stronzo?
Ah, ma chi se ne frega, tanto è il giocatore numero uno della prefettura!
Questo è abbastanza da portargli rispetto sempre e comunque.’
‘Ma
cosa diavolo centra, questo, adesso?! Maki-san e Rukawa non mi hanno mica fatto
niente!’
‘Ah,
no, Maki ha solo quasi distrutto la mia vita, quella di Akane, quella di
Jin-san e sta per tirare la mazzata finale a quella di Naga, nonché a quella di
Fujima-san. Ma chi se ne frega?! Tanto!’
‘Ma
che ne so io!? Mi pare che quella che va a scocciare Maki-san sia tu! Devi per
forza avergli fatto qualcosa per…’
‘Come
puoi dire una cosa del genere?!’, urlò Akogare. ‘Ma come puoi dire una cosa
così?! Io… Io… Ma va al diavolo, Akira!’, gridò un’ultima volta lei, uscendo di
corsa dalla sua stanza e poi dalla casa.
***
Akane
stava inseguendo un aracnide in cucina, quando Rukawa aprì la porta di casa, di
ritorno dalla partita.
‘Sono
tornato.’
‘Ah,
ben… Maledetto… Tornato. Fermo lì!’, urlò la ragazza tirando la scopa addosso
al ragno, che schiattò sul posto.
‘…
La cena?’, borbottò il ragazzo sedendosi a tavola.
‘Arriva.
Complimenti per la partita, fantastica.’, sorrise Akane mettendogli davanti un
piatto di insalata e al centro del tavolo un altro con dei dango.
‘Grazie.’
‘Per
un attimo ho temuto non ce la faceste. Akira-san invece era sempre
tranquillissimo e sicuro che avreste vinto. Anche l’ultima azione del Tinto non
è stata male, no?’, disse Akane mangiando.
‘Già.
Peccato l’abbiano espulso.’
‘Mh…
Sì.’, rispose lei un po’ perplessa. ‘Adesso ci sono le finali. Il Kainan, no?’
Rukawa
annuì.
‘…
Mi raccomando. Niente brutte figure.’
‘Nh.’
‘E
poi il Ryonan. Occhio anche ad Akira-san, sembra un tipo molto agguerrito.’
La
sedia di Rukawa prese fuoco.
‘Sì,
anche tu lo sei… Bhe, di questo passo manderò il conto dei danni a casa
Katawa.’
‘Abita
lì, vero?’, borbottò il ragazzo.
‘Sì.
Te l’ha detto lui?’
‘Sì.
Parla come una mitraglietta.’
‘Ah,
ma non è casinista, è solo un po’ disordinato, ecco!’, sorrise Akane agitando
una mano.
‘Anche
Katawa.’
‘Sì,
ma niente di grave. Non hai mai sentito Naga, quando si mette. C’è da sperare
di non trovarseli mai nella stessa stanza assieme.’
‘Anche
tu parli parecchio, ultimamente.’
‘…’
***
Due figure solitarie correvano, sulla spiaggia,
quando il sole era da poco sorto.
Nei dieci minuti che avevano passato insieme,
nessuno dei due aveva detto niente, a parte un saluto strascicato. L’andare e
venire delle onde scandiva il loro passo.
Rukawa rubò un’occhiata al suo compagno di corsa;
Sendo Akira che non diceva nulla per dieci minuti era a dir poco… Inquietante.
Passata mezz’ora, la situazione non era
migliorata.
Rukawa cominciava a sospettare che ci fosse
qualcosa che non andava.
I due si fermarono, senza dire niente, piombando
seduti sulla sabbia ancora umida dalla nottata.
‘Ehi…’, disse poi Rukawa.
‘Mh?’
‘Qualcosa… Non va?’
Sendo lo guardò, sgranando gli occhi piano piano.
‘Oddio!! La fine del mondo!! Rukawa è preoccupato per me?! Sei sicuro di non
avere tu qualcosa che non va!?!? Mi hai parlato! Oddio!’, urlò agitando le
braccia tipo pollo impazzito.
‘……Idiota.’, sbottò l’altro, girandosi.
‘No, no! Rukawa, continua a parlare, per
favore!!’, strepitò Akira, ma senza ottenere alcun successo.
Poi ci fu di nuovo il silenzio.
‘Il basket ha qualcosa di personale?’, chiese poi
Sendo, sorridendo mestamente mentre si sdraiava a guardare il cielo.
‘Personale?’
‘Nel senso… Se si può odiare qualcuno solo perché
è più bravo di noi a giocare.’
‘Più bravo di noi?’, chiese Rukawa, alzando un
sopracciglio alla Elrond.
‘Facevo per dire! … Allora, secondo te si può?’
‘… Bha. Odiare non ha senso.’
‘Ah. Sì, più o meno è quello che intendevo io.
Però c’è gente che ci riesce.’
‘C’è anche gente che odia il basket.’
‘Ah sì?’
‘Hiragi.’, disse Rukawa, sbadigliando.
‘Ah, già, quello… Quello che aveva nove in geografia.
Mah, comunque ho litigato per questo con Akogare, ieri.’
‘Litigato?’
‘Sì, ha fatto così “Ma come puoi dire una cosa
così?! Ma va al diavolo, Akira!”, proprio così!’, disse Akira, imitando la voce
di un maiale sgozzato.
‘Ah. Mi pareva di più un maiale sgozzato.’
‘Va bhe. Comunque, dice che il basket è una
questione personale, ma poi il bello è che non dà peso alle vere questioni
personali, cioè quelle che col basket non centrano, e solo perché uno le fa due
moine allora è disposta a passare sopra a tutto!’
‘Anche tu usi sempre quella tecnica con lei.’
‘…..MA! AH! Tradimento! Siete tutti alleati contro
di me! Io non faccio mai moine!’, pigolò Sendo scandalizzato, con due occhi
enormi da cucciolo sperduto.
‘Le stai facendo adesso.’
‘……….AAH! Ma non è veeero! Sono un bravo ragazzo,
io! Tutti mi vogliono male!’, continuò a disperarsi Akira.
‘Piantala. Chi se ne frega. Anche a me tutti
vogliono male, ma non mi lamento mica.’
‘Oh!’, esclamò Sendo, pinzandogli una guancia. ‘Io
non ti voglio male, Rukawa-chan! Anzi! E poi anche Akane ti stira sempre le
camicie…’
‘Anche questo è vero…’
‘E il Signor Gatto, lui non ti manda al diavolo!’
‘Mh…’
‘Ecco! Ako non stira le camicie, non gioca a
basket, mi manda al diavolo! Uffa! Povero Aki-chan!’, continuò a piagnucolare
Sendo imperterrito.
***
La campanella della scuola suonò inesorabile per
Akane e Akogare.
Ako non aveva la minima voglia di tornare a casa,
sicchè tra i mali scelse il minore e si attaccò ad Akane, convincendola a fare
un salto in centro a Yokohama per… Motivi non meglio identificati.
Dopo un tratto sulla solita Yokohama – Negishi, le
due optarono per Ishikawa-cho, volendo fare due passi per il quartiere cinese;
Akane approfittò per comprarsi un vestitino tradizionale in seta, mentre
Akogare divagava seguendo a naso l’odore invitante dei fritti dei piccoli
ristoranti.
‘Io penso…’, iniziò Akane.
‘Tu devi!’, apostrofò Akogare.
‘No. Cioè sì, ma non centra. Io penso che
Akira-san abbia detto quelle cretinate perché gli sono girate le scatole che
hai perdonato Fujima-san in quello che per lui è stato un breve tempo. Se vuoi
un consiglio, evita di parlare di altre persone con Akira-san. Lo farebbe solo
innervosire.’
‘Tanto non gli parlo almeno per i prossimi quattro
mesi…’
‘Buona fortuna. Nemmeno io sono mai riuscita a non
parlare con Kaede per quattro mesi…’
‘A costo di trasferirmi a casa di Akira, lo faccio
sul serio!’, proclamò Akogare. ‘Ma adesso ho fame. Andiamo a mangiare?’
‘Che ne dici del Mc Donald vicino allo stadio di
baseball?’
‘Sai quanta gente è stata investita mentre andava
agli stadi di baseball?’
‘Ho sentito delle leggende metropolitane in
proposito…’, rispose Akane pensierosa.
‘Comunque, perché non scegliamo un ristorante più
tradizionale, ci abbuffiamo e diventiamo delle balene?’
‘Sarà meglio abituarsi ai Mc Donald. Andiamo.’
Passato lo stadio, le due attraversarono i binari
sul passaggio a livello e raggiunsero il loro obiettivo.
‘Ah Akane! Aspetta! Già che siamo qui, facciamo un
salto da Kissa Gera Gera, mi pare che dovesse uscire il nuovo takobon di
Parakiss!’
‘…Ci speri ancora che esca?’
‘Doveva essere fuori già da un mese… Mi sembra che
Joji batta la fiacca ultimamente…’
‘…Mah…’
Le ragazze entrarono nel mangaya, alla ricerca
dell’agognato manga, ma purtroppo dopo 20 minuti di ricerca ancora non
l’avevano trovato. Akogare ad un certo punto stramazzò al suolo, morta di fame;
Akane la trascinò di peso al Mc Donald, per ucciderla definitivamente.
Non appena varcarono la soglia del locale, le due
individuarono nell’angolo più evidente della sala il pagliaccio Ronald con i
palloncini del Mc Donald; nel secondo posto più evidente, invece, stava
l’Esperto di Geografia.
‘Akane! Akane! Hiragi-kun!’,
urlò Akogare indicando il ragazzo. ‘E c’è anche Tachibana-kun!’
‘…Capperi.’, commentò Akane.
I due ragazzi erano stravaccati sulle sedioline
del tavolo e con loro ci stavano un tipo con la testa a scodella, un altro con
degli occhiali assurdi e un terzo con i baffi.
‘Mihhhi…Baffo….’
Tachibana, impegnato a trangugiare un Big Mac, un
Mc Chicken e una coca cola in contemporanea, le salutò con una mano; Hiragi
fece un cenno con la testa.
Le due si sedettero su un tavolo a qualche metro;
poi fecero entrambe un bel respiro e urlarono:
‘Capitano Sostituto Kanemoto! Il cibo!’
Mentre il tizio a scodella si metteva a piangere,
Akane bisbigliò: ‘Era una vita che volevo farlo…’
‘A chi lo dici…’
***
‘Se dovessi scegliere una foto per rappresentare
la Torre della mia carta, io sceglierei proprio questa. Nota come s’innalza
simmetrica, imponente e grigio-schifo con bicromia grigio-ancor-più-schifo,
mentre i tubi decorativi in metallo le conferiscono un senso di
movimento-mal-di-mare e i fari non
illuminano assolutamente niente che valga la pena essere sottolineato.’
‘Insomma fa così schifo che se tiriamo dritto è
meglio.’, commentò Akogare prendendo l’amica per un braccio e proseguendo per
il suo percorso, lasciandosi alle spalle il Landmark.
Facendo il giro per il National Convention Hall,
le due proseguirono per il lungomare.
‘Che ne dici se facciamo un salto al Rinko Park?’
‘Sì, siamo proprio in giornata…’
‘Sob…’
Dopo essersi abbarbicate su una panchina, le
ragazze rimasero un po’ in silenzio a guardare il mare che scuriva.
‘Con che fegato torno a casa?’, chiese Akogare.
Akane sospirò: ‘Vuoi dormire da me?’
‘Più che fare slalom tra i problemi, sarei
interessata a risolverli. Lo so che per te questo è un concetto nuovo, ma cerca
di capire la mia posizione: non ho mai litigato con Akira tanto quanto
quest’ultimo periodo. Vorrei sapere perché lui è così indisponente!’
‘…Quando hai detto che non avresti mai dato
Akira-san alla prima che passava, hai mai pensato che anche lui potrebbe avere
la stessa opinione? Nel senso, non voler darti al primo che passa?’
‘Fujima-san non è il primo che passa!!! …Ma
aspetta un attimo; io parlavo di darlo nel senso di una fidanzata. Io non mi
fidanzo con Fujima-san! C’è un piccolo impedimento per questo! Un impedimento
abbronzato di un metro e ottantaquattro, l’impedimento numero uno di Kanagawa!’
‘Forse sarebbe il caso che tu specificassi questo
anche ad Akira-san.’
‘…Dici? Ma che assurdità! E poi, non capisco
perché si è messo a fare tutto questo casino proprio adesso.’
‘Bho, che ne so io?’
‘Ah ma chi se ne frega, tanto è casa mia ed entro
ed esco quando voglio!’, concluse Akogare alzandosi in piedi.
‘Bho…’
***
Al centro commerciale Tal dei Tizi, nel frattempo,
Maki e Fujima passeggiavano tra i negozi; non che stessero cercando niente di
particolare, ma semplicemente il secondo aveva invitato il primo ad
andarci.
‘Ti va di mangiare qualcosa?’, chiese Maki. ‘Offro
io. Come al solito…’
‘No, non ho fame…’, rispose l’altro, impegnato
nell’analisi di una vetrina.
‘…’
‘Senti, ti piace quel ciondolo con quella Kappa?’
‘Kappa di Kainan?’
‘…Ottima scusa ufficiale, ma io pensavo Kappa di
Kenji, sai Fujima Kenji, hai presente, il miglior playmaker di Kanagawa?’
‘Se…Ho presente.’
‘Allora, ti piace?’
‘Bhe…Non ha niente di particolare; è una Kappa
d’oro.’
‘Vero. Non attira l’attenzione. Perfetta.’,
dichiarò Fujima entrando in gioielleria.
‘Ma vuoi regalarmela?’, chiese Maki correndogli
dietro.
‘Si capisce.’
‘…Ah. …Ah! Aspetta, aspetta! Senti questa: K di
Kainan e di Kenji, ed S di Shoyo e di Shin’ichi!! Sono un genio! Una mente
superiore!’, esclamò il ragazzo entusiasta.
‘…Ah.’, commentò Fujima poco convinto; dopo però,
forse colto da qualche pensiero illuminante, fece un sorriso enorme, rivolto a
Maki, che rimase imbambolato a guardarlo. ‘Una Kappa ed una Esse, grazie. Come
quelle in vetrina.’, disse alla commessa.
‘Mi raccomando. Tienila con cura… Shin’ichi.’,
sorrise Fujima dandogli in mano il pacchetto. ‘E grazie per questo.’, aggiunse
indicando quello che aveva in mano.
***
Con abile mossa Jin insaccò l’ultimo canestro del
suo allenamento supplementare; passandosi la maglietta sul volto per asciugare
il sudore, con la coda dell’occhio guardò Nobunaga, che sotto l’altro tabellone
faceva dei tiri liberi.
Avvicinandosi lentamente, il trepuntista ebbe
occasione di vedere ancora tutti quei piccoli particolari che Maki gli aveva
sottolineato più volte: la bocca enorme, il portamento, la maniera in
cui…Saltava.
‘Nobunaga! Finiamo qui per oggi; ti va di andare a
mangiare qualcosa?’
La matricola si girò, col viso imbronciato: ‘Bha.’
Un’enorme goccia di sudore corse sulla testa di
Jin. ‘Dai vieni.’
‘Ok.’
Venti minuti dopo i due si stavano avviando verso
il locale più vicino alla scuola, che poi era quello dove Jin e Akane avevano
avuto la loro discussione.
‘Perché Maki-san non c’era oggi a scuola?’
‘Non stava bene. …Un po’ d’influenza.’
‘Eppure ieri stava bene…Anche se effettivamente, è
scappato in fretta e furia dopo la partita…’
‘E’ perché non stava già bene…’
‘Ah.’
Continuarono per un po’ in silenzio.
‘Senti Naga…Cosa ne pensi di Maki-san?’
‘…Cioè?’
‘Ehm…Sì, bhe…Riguardo la nostra situazione…Ti
renderai conto che è un po’ strana…’
La matricola arrossì. ‘Ma al Kainan le cose vanno
così, no? E poi a me non dispiace.’
Tutto il nervosismo che Jin aveva accumulato in
quei giorni esplose senza preavviso e Nobunaga si ritrovò sbattuto su per il
muro di un edificio.
‘Cosa vuoi dire?! Che vuoi continuare a farti sia
me che Maki?!’
La matricola non rispose, con gli occhi che si
dilatavano dalla sorpresa.
‘Oppure che vuoi farti Maki, ma sopporti anche la
mia presenza? E’ a Maki che miri?! Insomma, ci sarà un motivo per cui sei
finito in questa situazione! Dunque vedi di parlare chiaro almeno tu!’
‘Cosa diavolo le prende?! Ultimamente lei non è
più lei! A partire da quella stupida idea di evitare Akane e Akogare!’
‘Rispondi alla mia domanda!!’
‘A me Maki-san piace molto, ma dov’è il problema?
Non capisco!’
‘Allora vuoi rimanere solo con Maki? Io mi levo
dalle scatole!’
‘E lei allora? Cosa aveva da guadagnarci lei?!’
‘Ma non l’hai ancora capito, porca vacca? Ma sei
stupido forte? Dove vivi!?’
‘Risponda!’
‘Ma va al diavolo, va! Va da Maki e restaci! Buona
fortuna, ma non venire a piangere da me, poi.’
Così dicendo, Jin partì di corsa; non aveva fatto
però che pochi metri che Nobunaga l’aveva preso per un polso e l’aveva
bloccato.
‘Fermo lì. Adesso mi spiega sto discorso.
Subito.’, apostrofò Naga, fissando direttamente gli occhi di Jin. Quest’ultimo
ammutolì, non riuscendo a distogliere lo sguardo; poi aprì la bocca lentamente
e mormorò:
‘Io… Non vi sopporto più, dovervi stare a guardare
tutto il tempo, Maki-san che ti mette le mani addosso… Questa cosa non fa per
me, non ci riesco, non era mia intenzione arrivare a questo punto; mi sarei
accontentato di molto di meno, ma Maki-san invece…E io allora…E Akane…E tutto…’
Il ragazzo lasciò il discorso sfumare,
concentrandosi solo sugli occhi scuri di Kyota; tentativamente, alzò un mano
per accarezzargli una guancia, spostando un po’ di capelli spettinati.
‘Io ho fatto tutto questo solo perché volevo
arrivarti più vicino…E’ solo perché io sono innamorato di te, sul serio. Non è
Kainan, non è Maki, sei solo tu…Ma io non ce la faccio più adesso. ….Capisci
quello che sto dicendo? Sei tu, Nobunaga.’
La matricola rimase ammutolita, con un’espressione
sconvolta. Abbassò lo sguardo, scuotendo appena la testa; poi alzò una mano
alla propria fronte, afferrando un ciuffetto di capelli, ma senza fidarsi a
dire nulla.
‘Ti prego, non pretendo che tu dica di provare lo
stesso, ma almeno lascia perdere questo gioco perverso! Se sei innamorato di
Maki, diglielo, più aspetti e peggio è! Ma almeno lascia perdere questa
assurdità!!’, esclamò Jin, scrollandolo per le spalle.
Nobunaga alzò la testa, con un’espressione
corrucciata, che però subito mutò in qualcosa di quasi supplichevole: ‘Senpai…
Non so che dire. Io non me l’aspettavo, insomma, qui quello che s’innamora in
genere è il sottoscritto… E questa è una situazione d’inferiorità, no? Io
voglio molto bene sia a lei che a Maki-san, non saprei però dirle,
particolarmente in luce degli ultimi sviluppi, dove finisce l’affetto e inizia
qualcos’altro. …La prego, non mi metta davanti ad un ultimatum! Non saprei cosa
fare!’
Jin stette in silenzio, senza muoversi, per un
po’; poi fece salire le mani dalle spalle al volto di Nobunaga,
incorniciandolo, avvicinandosi e baciandolo dolcemente. I due rimasero così a
lungo, le mani di Jin percorrendo i lunghi capelli del suo kohai, Nobunaga che
abbracciava il senpai con forza, dimentichi del resto.
***
Akogare stava seduta su una panchina della
stazione della metropolitana di Yokohama, guardando i treni che le passavano
davanti.
…
Con che faccia sarebbe tornata a casa?
Sarebbe tornata a casa?
L’ennesimo treno le passò davanti.
Era lì da circa mezz’ora, quando venne chiamata da
una voce conosciuta. Alzando lo sguardo, la ragazza vide il Senpai Fujima
venire con passo leggero verso di lei.
Passo leggero? Altro che passo leggero; il ragazzo
stava camminando a tre centimetri da terra. Ako si corrucciò. Fujima sorrideva
troppo: qualcosa decisamente non andava.
‘Akogare! Che fai qui? Stavo giusto per chiamarti;
vieni, vieni, andiamo a sederci da qualche parte, che ti racconto, ha!’,
canticchiò il ragazzo trascinandosela via per una braccio, sconvolta.
Quando furono ben seduti sul posto più nascosto di
un bar, Fujima vuotò il sacco senza tante cerimonie:
‘Ah, a te posso proprio dirlo! Ma non dirlo a
Maki. … … E adesso come te lo dico esattamente?’
‘…Volevo dirle che… Mi dispiace molto che lei
abbia perso… Ma a quanto pare non è un problema… Cos’è tutta questa gioia? Maki
è morto?’
‘Molto meglio. Noi… Abbiamo fatto l’amore. Ieri,
dopo la partita. A casa mia, ovviamente.’, bisbigliò il ragazzo chinandosi in
avanti sul tavolino.
Akogare sbiancò, poi fece un sorriso tirato:
‘Eheh… Allora è proprio una cosa seria… La vedo molto felice. Mi fa… Piacere?
Ssì. Sì?’
‘Ah, e poi… Questo non posso dirtelo. Vabbè ma si
capisce, no?’, continuò il ragazzo arrossendo.
‘Ah… E Maki non…’
‘No. Forte, eh? Allora è proprio innamorato di me…
Adesso mi sento meglio. Meno male…’
Akogare rimase a guardarlo sconvolta, finchè il
ragazzo non riprese il discorso da solo.
‘Ah! E guarda qui! Mi ha regalato questo.’, disse
sbandierando una ESSE dorata che teneva appesa al collo.
‘S di Shoyo?’
‘Oh mio dio che crucchi. S di Shin’ichi, no?’
‘Ah! ho capito! K di Kainan e di Kenji, ed S di
Shoyo e di Shin’ichi!! Sono un genio! Una mente superiore!’
‘…Sei sicura di non voler cambiare scuola?’
‘Per ora no, grazie. Però vorrei cambiare casa.’
‘Problemi?’
‘Io e Akira abbiamo litigato, e non so con che
faccia tornare a casa.’
Il ragazzo scoppiò a ridere: ‘Ah, ma cosa vuoi che
sia, una piccola litigata! Lo sai che l’amore non è bello se non è litigarello,
guarda me e Shin’ichi, per esempio, che litigavamo sempre eppure poi… Eccoci
qui. Proprio come speravo. E poi effettivamente…Si vede lontano un miglio che
siamo fatti l’uno per l’altro, non credi?’
‘Sì, sì…’, annuì Akogare, appoggiando la testa sul
tavolino, disperata.
‘Senza contare che Shin’ichi non è poi così zucco
come sembra, e neanche così vecchio, non so se mi spiego… E poi nudo in calzini
non sta neanche male, che tu diresti, uno in calzini e basta non è che sia un
granchè, eppure…’
---- Chapter #13, The End
This Place Is A Prison (by
The Postal Service)
Questo posto è una prigione [Su suggerimento di
Lie Low]
Questo posto è una prigione e queste
persone non sono tuoi amici
Inalando
brividi con una banconota da 20$ e i bicchieri
Sono
prosciugati e riempiti e ancora e ancora
Ci sono guardie sulle rampe armate fino ai denti
E puoi
foderare gli esterni dalle cascate per fermare
Il suono, ma
non puoi andartene
So che c’è un grande mondo lì fuori,
Quello che ho visto sullo schermo
In salotto
ieri sera tardi,
Era quasi
troppo brillante da vedersi
E so che non è
una festa se c’è ogni sera
Facendo finta
ci siano incanto e candelabri
Mentre bevi
alla luce di una candela
Cosa ci vuole per avere una bibita in questo posto?
Cosa ci vuole, quanto devo aspettare?