EMBRACING THE ICE KNIFE
By
B’n’R
My Direction (By SUM 41)
La mia direzione
La perfezione è la mia direzione
Anche se è tutto quello che avevo
Non è che non ho bisogno di correzioni
So solo che la vita non è
così male
Immaginati questo, ogni giorno,
ragazzi che semplicemente non riescono a trovare
una via
incastrati in questo ritti,
non riescono a trovare la speranza per giorni
migliori
E’ la nostra generazione 2
Il nostro bambino della
frustrazione
Negli ultimi 30 anni il suicidio fra i ragazzi è
aumentato del 300%
Ed è la seconda causa di
morte nel Canada
La perfezione è la mia direzione
Anche se è tutto quello che avevo
Non è che non ho bisogno di correzioni
So solo che la vita non è
così male
Quando spariranno tutti i miei problemi?
Sto solo impazzendo per la paura?
Oh perché sto andando oltre la fenditura
Il ponte è come una via,
e ancora non riesco a pensare correttamente
La perfezione è la mia direzione
Anche se è tutto quello che avevo
Non è che non ho bisogno di correzioni
So solo che la vita non è così male
Ho trovato la mia destinazione
Cos’è la vita per avere qualcosa da ridire?
Tutte queste aggravazioni
Crescono finchè il mare non cade
Sto passando qui di fianco, non è una bugia
Quando ogni volta mento
Non dirmi senza dubbi che
questa fortuna appena scoperta è già finita
Non dirmi senza dubbi che
questa fortuna appena scoperta è già finita
La perfezione è la mia direzione
Anche se è tutto quello che avevo
Non è che non ho bisogno di correzioni
So solo che la vita non è così male
Akane
ciabattò in cucina, strisciando con poca convinzione a farsi la colazione. Non
aveva chiuso occhio tutta la notte… Il monito di Maki sul risultato della
partita di quel giorno l’aveva inquietata troppo per dormire.
Il
fatto che lo Shohoku fosse arrivato tra i Best 8 era già un ottimo successo, ma
lei non osava pensare a che campo di battaglia sarebbe diventata la casa se
fossero rimasti lì dov’erano, perdendo contro lo Shoyo.
La
squadra di tal Fujima. Il geniaccio. Il Senpai. Tanto bello che brilla.
La
squadra seconda solo al Kainan.
Ahi ahi ahi ahi...
Mi piaci
(Di cosa non volevi parlarmi?)
Chapter #12
Era
una bella giornata di sole, quel 16 giugno.
Akane
non riuscì a pensare di meglio del fatto che ultimamente le giornate soleggiate
portavano male.
Uscendo
di casa si assicurò di chiudere bene la porta, e poi si avviò con passo nervoso
alla stazione.
‘Fujima. Playmaker e stella dello Shoyo. Soprattutto Stella. O forse soprattutto allenatore? Kaede sembrava molto tranquillo, ma quando mai non è tranquillo, lui? Tanto quella che si preoccupa sono io…’
Dopo
aver preso il treno e camminato un pezzo seguendo le istruzioni di Sendo (e
dunque perdendosi una quindicina di volte),
arrivò finalmente alla palestra YYH della prefettura. Pareva una palestra
di quelle vere, come quella ufficiale che aveva la sezione maschile, se si
escludevano i piccoli demoni dai capelli bianchi neri a punta e con tre occhi
che girovagavano qui e lì. Erano così carini che Akane pensò di infilarsene uno
in borsa e portarselo a casa.
In
quella, Akogare arrivò di corsa. Dietro di lei si strascicava il Ryonan, con
portamento fiero.
‘Akane!
Eccoti qui, meno male, temevo ti fossi persa… Hehe, con le istruzioni di Akira;
forse avresti fatto meglio a chiedere a Hiragi-kun…’
‘L’importante
è che io sia qui – e Hiragi-kun no. Comunque, hanno già iniziato il
riscaldamento?’
‘Non
credo. Mentre aspettiamo, ti va di andare a bucare le ruote della corriera del
Kainan?’
‘Eh,
non sarebbe una cattiva idea…’
‘Akane!
Che bella sorpresa; cosa fai qui?’
‘Akira!
Che bell’imbecille! Ma cosa ci farà qui Akane? Bhe, effettivamente, sapendo che
ha seguito le tue istruzioni, è un miracolo che sia arrivata…’, commentò
Akogare.
Akira
la guardò piagnucolando: ‘Ma che t’ho fatto… Uffi.’
Akogare
si riempì di gocciolone di disperazione: ‘Evvabbè, dai, scherzavo, ma che
lagna! Dai, Akane, andiamo a vedere se Fujima-senpai è già entrato in campo!’
Akira
continuò a mugolare lì dov’era stato abbandonato.
Le
ragazze entrarono in palestra seguendo a ruota il Ryonan. All’improvviso, poco
dopo che Sendo era rientrato nelle file della sua squadra (ancora mantenendo
gli occhi a puntino), l’intero blocco inchiodò, mandando le due ragazze a
sbattere su quelli che stavano loro davanti.
‘Devo
prendere appunti!’, commento Aida alla loro destra.
‘Appunti
di che?’, chiese Akogare, preoccupata.
‘E
allora?’, si sentì la voce di Sendo. ‘Secondo il Kainan, chi sarà il vincitore
di quest’incontro? Eh, Maki-san?’
‘Maki? Kainan?’, bisbigliò Akogare
presa dal panico. Akane si accucciò per terra, cercando di sfruttare la sua
bassezza per non essere vista.
‘Lo
Shoyo. Con almeno dieci punti di vantaggio sullo Shohoku.’, rispose
l’inconfondibile voce di Maki.
‘Maledetto…’,
borbottò Akane, mentre Akogare la raggiungeva.
‘E
mi dica, Uozumi-san, qual è il pronostico del Ryonan?’, chiese Jin.
‘Spero
che lo Shoyo perda di almeno tremila punti!!’, disse Gorilla#1.
‘Capperi!
Ma odia questa squadra o è una mia impressione?’, bisbigliò Akane.
‘Ce
l’ha col senpai perché li hanno eliminati l’anno scorso…’, rispose Akogare.
Il
Ryonan, terminato lo scambio di convenevoli, si avviò nuovamente, e le due
ragazze si mossero rapidamente per non essere viste. Nel frattempo, le due
squadre che si affrontavano erano già scese in campo ed erano radunate attorno
alle rispettive panchine.
Akane
schizzò a sedersi davanti ai ragazzi; solo quando riprese fiato e si
tranquillizzò si accorse che Akogare non era lì con lei.
‘….ah….?!?!’
***
‘Bagno,
bagno…!!’, cercava Akogare nei meandri della palestra. ‘Scusi, signore con tre
occhi, sa dirmi dove posso trovare un bagno?’
‘Nh…’,
rispose il demone.
‘Grazie.’,
disse lei andandosene. ‘Allora Rukawa-kun non è l’unico a parlare rukanese…’
Si
era improvvisamente resa conto di essere troppo nervosa per vedere la partita.
Il fatto che Rukawa-kun giocasse contro il Senpai la rendeva tesa… E non
riusciva molto bene a spiegarsene il motivo. In fondo, lei tifava per
Fujima-san, no? Mah…
In
quella, girando un angolo diretta verso il bagno, andò a sbattere su una
colonna conosciuta.
‘Mh….Maki!’,
borbottò lei.
‘Oh, tu. Salve. Non riesci proprio a
fare a meno di me, eh ?’
‘Come
no…’
‘Sei
venuta col Ryonan? E magari anche con Tsukuri, mh?’, sorrise il capitano del
Kainan, appoggiando una mano alla parete.
‘Nh.’,
sbottò la ragazza in rukanese.
‘…
Presumo che tu sia nervosa per il fatto che il tuo bellissimo Senpai gioca
oggi, mh?’
Akogare
lo guardò ancora peggio: ‘E’ proprio bellissimo, eh?’
‘Mah,
se lo dici tu…Adesso se non ti dispiace devo proprio andare…’
‘Aspetta
un attimo. Che intenzioni hai con Naga? Akane mi ha detto strane cose…’
Maki
si irrigidì. ‘Voi due dovreste davvero smetterla di andare ad impicciarvi dei
fatti miei.’
‘Ma
senti da che pulpito viene la predica…’, disse Akogare sfoggiando il suo
migliore accento yoghinesco. ‘Eppoi, Nobunaga è un mio amico, ed è sulla MIA
lista di salvataggio. Salvataggio da te; ed è bella lunga sai? Ci stanno tutti
quelli che conosco.’
‘Me
compreso?’, sorrise Maki
‘Muori.
Sta lontano da Naga, ok? Tu non fai per lui. Ehm… Conosco chi fa meglio per
lui. E anche chi fa meglio per te, mi sa.’, borbottò Akogare.
‘…
Kyota è abbastanza grande da sapere cosa fa, non credi?’
Ako
scoppiò in una risata senza allegria: ‘HAHAHAHAH! Che bella battuta. Ma
figurati se quello sa che fa. Non vede una persona innamorata di lui neanche ad
andare a sbatterci contro.’
‘Io
non sono innamorato di lui.’
‘Per
l’appunto. Non distruggergli la vita più di quello che hai già fatto. Mi hai
capito?!’, urlò la ragazza mentre se ne andava, decisa a raggiungere finalmente
il bagno.
‘Mah…’
***
Nel
frattempo, la partita era iniziata. Per lo Shohoku le cose si stavano già
mettendo male; lo Shoyo era sicuramente una Squadra Molto Forte. Al sesto
minuto di gioco ancora non avevano fatto nemmeno un canestro. Fu Rukawa a
prendere in mano palla e situazione e a segnare i primi due punti per la sua
formazione; stranamente, gli altri quattro giocatori non sembravano seguirlo
molto. Ci fu un rapido scambio di battute che Akane non sentì, ma che
evidentemente fece svegliare tutti i membri dello Shohoku, persino il Tinto.
‘Però..’,
si sentì Sendo commentare da dietro. Poi il ragazzo fece un balzo in avanti,
superando la fila di schienali che gli stava davanti, e atterrò sul posto di
Akogare. ‘Non male, Rukawa, mh?’
‘….Mi
pare ovvio.’, commentò Akane senza girarsi.
‘Eh,
anche lui avrebbe risposto così, vero? Vero?’
‘…Sì.’
‘Non
vedo l’ora di scontrarmi con lui!’
Akane
guardò il ragazzo che sorrideva e non potè far altro che sorridere a sua volta,
anche se in maniera molto meno radiosa.
In
quella arrivò Akogare, che si sedette dietro Akira, scura in volto. ‘Come va?’,
chiese poco entusiasta.
‘GRANDE!!!’,
sorrise Akira a 360 denti.
‘Mh…
Non direi a giudicare dal punteggio…’
In
quella il Senpai Teppista fece un canestro da tre, portando il risultato
sull’undici a undici.
‘Però!
Dici che quel bonazzo sia al livello di Jin-san?’
‘E
che ne so io? Non ho mai visto un tiro di Jin-san.’, sbottò Akane, concentrata
sulla partita.
Fujima
si alzò in piedi dalla sua postazione in panchina, dalla quale aveva guardato
tutto l’incontro in qualità di allenatore; sembrava deciso ad entrare in campo,
ma un cenno di Hanagata (o almeno quello che Akane supponeva essere Hanagata –
riconosciuto ovviamente dagli occhiali) lo fece tornare a sedere.
Lo
Shoyo sembrò riprendere vigore e il primo tempo terminò con un 31 a 22 a loro
vantaggio.
‘Phiuuu…
‘, disse Akogare lasciandosi cadere sulla sedia che aveva abbandonato durante
l’ultima azione per balzare in piedi e seguire meglio. ‘Meno male.’
Akane
si girò per fulminarla con lo sguardo.
‘Ops…’,
mormorò l’altra ragazza, girandosi verso Uozumi, che le stava di fianco.
‘Ariops…Heheh…’
‘Bene.’,
esclamò il capitano alzandosi in piedi. ‘Andiamo a cambiarci.’
‘Bravi,
bravi, andate…’, disse Akira senza girarsi.
‘Andate
un corno!’, esclamò Koshino acciuffandolo per la maglietta e pestando Akogare
nel processo. ‘Vieni anche tu…’
‘Ma
no! Ma io voglio vedere la partita… Koshino, la partita, Koshino…’, le parole
di Sendo si dispersero in lontananza con un’eco di ‘ino, ino, ino’.
Le
due ragazze, rimaste sole, andarono a prendersi qualcosa da bere al
distributore automatico, e tornarono in tempo per il secondo tempo.
Tutto
lo Shohoku sembrava deciso a dar battaglia, particolarmente il Tinto (anche se
i suoi sforzi non stavano dando risultati eccellenti). A 14 minuti dalla fine,
la squadra passò in vantaggio di un punto.
Akogare
si stava mangiando le mani. Akane non riusciva a stare ferma sulla sedia,
oscillando nervosamente.
Fujima
si alzò in piedi e chiese una sostituzione.
‘EVVAI!!!
Adesso il Senpai sistema le cose! Evvai, evvai!’, si mise ad urlare Ako. ‘Sta a
vedere, Vecchio Bavoso!!!’
Evocato
dalla ragazza, l’intero Kainan apparve a bordo campo; dall’altra parte arrivò
il Ryonan. La tifoseria dello Shoyo esplose. Tutti attendevano la prima mossa
come giocatore di Fujima.
Suddetta
mossa fu da una sberla sul sedere a tutti i suoi compagni e poi dire qualcosa
che li fece incendiare. Alla prima azione che lo Shoyo portò a termine, Akane
si convinse definitivamente che Fujima era proprio un geniaccio.
‘GRANDE!
GENIALE! SUPERIOR! MEGLIO DI AKIRA…No, no, no, VOLEVO DIRE MEGLIO DI MAKI!
EVVAI!!’, urlava Akogare in preda all’estasi, lanciando coriandoli a destra e a
manca. Poi si sedette di fianco ad Akane e chiese: ‘Allora, Akane, dimmi… Cosa
ne pensi di Fujima-san?’
‘…E’
molto bravo…’
‘Ma
chi se ne frega?! L’importante è che è molto bello, no?!?! Ad essere bravo ci
riesce pure Maki, sai che fatica!’
‘…Vabbe’,
è molto bello. E’ molto molto bello, adesso che me lo fai notare. Ma Akira-san
è più bello…’
Akogare
la guardò malissimo: ‘Akaaaaaaneeeee… Cosa centra?’
‘Bhe.
Discutevasi, e Fujima è più bello di Maki, e Akira-san è più bello di Fujima,
punto. E tu chi preferisci?’, rispose lei scrollando le spalle.
Akogare
non rispose, girandosi in un angolino e cominciando a pensare alla risposta che
doveva dare.
Le
cose per lo Shohoku andavano di mal in peggio; il Tinto arrivò a stendere
Fujima spiaccicandolo sul Senpai Basso…
Dopo
un time out, lo Shoyo adottò la tecnica del Box One su sul Senpai Teppista, con
risultati piuttosto preoccupanti. A
cinque minuti dalla fine, il Tinto riuscì a commettere il suo quarto fallo
stendendo Hanagata con una gomitata; dopo, probabilmente timoroso di farne un
quinto, si mise a giocare in sordina. Akane aveva già raccomandato l’anima a
Dio.
Fu in quella
che il Senpai Teppista - si chiama Mitsui, si ricordò Akane - dopo aver subito
un fallo, ebbe uno scatto d'orgoglio (?) e si mise ad infilare canestri da tre
uno dopo l'altro.
‘Certo che
non si può dire che quello sia un’idiota qualunque...’, commentò Akogare
stupita.
‘...Mh...
Prevedo Torri... Ma per ora va bene così...’
Mitsui continuò imperterrito, mentre il resto della squadra di botto si svegliava e cominciava a dar filo da torcere ai Vecchioni... Persino il Senpai Basso (e qui Akane non riuscì proprio a ricordarsi il nome) riuscì a fermare Fujima; Maki, dal suo punto di osservazione privilegiato, rimase visibilmente sconvolto, e Akogare cominciò a mangiarsi le unghie dal nervosismo. Lo Shoyo a quel punto si rese conto del gioco in sordina del Tinto e cominciò a giocare su di lui; fu Rukawa questa volta ad intervenire, facendo fallo a Bruttone #1, evitando che segnasse.
Il
numero 11 dello Shohoku passò la palla a Mitsui, ma Fujima si intromise,
facendola schizzare fuori dal campo; ma il Senpai Teppista, con gli ultimi tre
carboidrati rimastigli, si schiantò sulla panchina della Shoyo e recuperò il
pallone, passandolo in extremis a Rukawa che filò immediatamente a slamdunkare
(e da qui derivò il titolo del fumetto). Parità.
Akane
iniziò a cantare un requiem per il Mitsui, morto con onore sul campo, mentre
Senpai Occhialuto trascinava via il cadavere.
‘Dies irae, dies illa...’
‘Ma
è morto.’, notò intelligentemente Akogare. ‘....E’ morto.’
‘Pace
all’anima sua. Amen.’
Rukawa
nel frattempo stava parlando con il Tinto, che improvvisamente urlò un
'MALEDETTOOO!' e si inginocchiò davanti alla superiorità di Kaede. No, errata
corrige, cercò di sfondare il pavimento con la zucca. Per fortuna non ci
riuscì.
Con
l'azione successiva, lo Shohoku passò in vantaggio. Fujima aveva il tipico
volto da “mi sta cadendo il cielo sulla testa”. Maki concordava. Sendo
sorrideva.
***
La
partita terminò con un un punteggio di 62-60 per lo Shohoku.
Le
squadre si schierarono in campo. Lo Shoyo si scioglieva in lacrime, Fujima
compreso.
Akogare
non disse niente, ma quando vide il suo Senpai piangere non riuscì nemmeno lei
a trattenersi.
Akane
si alzò in piedi e dopo aver bisbigliato un ‘arrivederci’ se ne andò di corsa.
***
La
partita del Kainan era ormai a metà quando Fujima uscì dallo spogliatoio e si
avviò verso casa.
Era
una tiepida serata, e il sole stava tramontando, di un rosso acceso. Il ragazzo
percepiva il mondo esterno come ovattato, camminando leggero sul marciapiede.
Aveva la sensazione che tutto si muovesse al rallentatore, sia fuori che dentro
la sua mente. Non che gliene importasse molto, poi.
Arrivato
a casa, si fece preparare un caffè e rimase in salotto, seduto su una sedia, a
fissare senza vederlo il vaso di fiori posto in mezzo al tavolo.
La
cameriera lo avvisò che suo padre era partito per quel famoso viaggio d'affari.
Fujima
continuò a guardare il vaso.
Quando
la cameriera venne a chiedere se voleva pranzare, lui girò con calma la testa,
la guardò in faccia e rispose con un no secco.
Fujima
continuava ad aspettare.
Quando
la cameriera entrò per la terza volta per avvisarlo che aveva visite, il
ragazzo si rese finalmente conto che stava effettivamente aspettando qualcuno.
E con stizza, subito seppe chi stava aspettando.
***
Maki
entrò in silenzio in camera di Fujima, guardandosi intorno con curiosità.
‘Cosa
vuoi?’, chiese l'altro, con tono scocciato.
‘Dovresti
averlo capito da un pezzo...?’, sorrise Maki, chiudendo la porta dietro di sé.
‘Maki!’,
ruggì Fujima girandosi e guardandolo in faccia. ‘Che sei venuto a fare? A
rigirare il coltello nella piaga?! Ho perso, ma come mi dispiace, quest’anno
niente incontro Kainan-Shoyo! Ma sono sicuro che non ne sentirai la mancanza!!’
‘Se
ti fa sentire meglio, urla pure.’
‘Non
mi fa sentire meglio!!! Come non mi fa sentire meglio averti davanti al naso
adesso!! Ma in entrambi i casi è l’unica cosa che posso fare...’, sbottò il
ragazzo girandosi verso il muro e camminando fino all’enorme foto di cielo che
aveva lì appesa, made in Yamaguchi.
‘Se
vuoi me ne vado.’, sorrise Maki con aria di sfida.
‘No…’,
disse Fujima, scuotendo la testa e continuando a guardare la foto. ‘Almeno non
mi fai sentire peggio. Non mi va di passare il pomeriggio a guardare un vaso
che non posso nemmeno insultare, essendo della dinastia Ming.’
A
questa frase, l’espressione di Maki mutò rapidamente, prima in sorpresa, e poi
in qualcosa di più soft; sorridendo dolcemente si avvicinò all’altro ragazzo,
passandogli le braccia sopra le spalle e contemplando la foto davanti a lui.
Fujima non disse più niente, lasciandosi abbracciare.
Nessuno
dei due seppe valutare esattamente, in seguito, quanto erano stati in quella
posizione.
Maki
aveva praticamente dimenticato l’esistenza del mondo esterno, fisso com’era sul
cielo azzurro e bianco. Fujima si ricordò solo di essersi risvegliato
all’improvviso dalla situazione di pace in cui si trovava, e di aver passato
gli ultimi minuti in un dilemma interiore, di cui però non aveva lasciato
trasparire nulla in superficie. Fu dunque una sorpresa per Maki, quando il
ragazzo si staccò da lui, girandosi, afferrandolo delicatamente per la maglia,
tirandolo verso di sé e baciandolo.
I
cortocircuiti delle due rispettive menti, per diversi motivi, non permisero
loro di fare molto altro che rimanere lì fermi per un po’ a sfiorarsi appena;
Maki non ci mise comunque molto a riprendere le redini della situazione,
spingendo l’altro verso destra e facendolo appoggiare sul muro di fianco alla
foto, per tenerlo fermo e poter meglio insinuare la lingua nella sua bocca.
Fujima comunque non sembrava aver intenzione di protestare, con le mani che
scorrevano lentamente sulla schiena del suo ragazzo e la solleticavano.
Quando
si separarono per riprendere fiato, Maki sorrideva dolcemente, passando le dita
tra i capelli sulla fronte di Fujima:
‘Lo
sai che sarai sempre il mio numero due, no?’
Il
ragazzo rimase un attimo in silenzio, poi sorrise timidamente e iniziò a
mordere delicatamente il labbro inferiore di Maki, facendo passare la lingua
sopra e sotto, con movimento ritmico e rotatorio.
Maki
all’improvviso si rese conto di aver più probabilità di concludere qualcosa di
quante pensava. Fujima non pensava. Non che a nessuno dei due dispiacesse, ma
nel retro della testa di Maki ronzava un fastidioso insetto che sottolineava il
fatto che stava andando tutto troppo in fretta e che probabilmente stava
approfittando di Fujima in maniera poco leale; non ultimo, sapeva che ci
sarebbero state conseguenze di immane portata catastrofica.
Maki
abbassò lentamente la zip della giacca della tuta dello Shoyo, sorridendo
dell’ironia della situazione, mentre Fujima era sceso a tormentargli il collo
con brevi leccatine e aveva scavalcato la giacca del Kainan facendo passare le
mani da sotto, senza disturbarsi a toglierla. La maglia verde fu presto sul
pavimento, seguita da una viola e dalla t-shirt dello stesso colore. Per la
prima volta, Fujima potè osservare con calma da vicino quei muscoli che tanti
problemi gli avevano sempre causato. Erano più spigolosi dei suoi, più
delineati, più… muscoli, forse. Ed erano un gran bello spettacolo; anche se più
che da vedere, Fujima li avrebbe voluti da assaggiare… Morderli non era
esattamente facile come aveva sperato, più per la sua posizione che per altro,
comunque; il ragazzo decise dunque di cambiare tattica. Con calma si staccò dal
muro dove era stato fermato e dolcemente spinse Maki verso il letto; quando
arrivò al bordo, con un’ultima spinta delle braccia lo fece tombolare sulle
coperte, saltandogli sopra a cavalcioni e inchiodandogli le mani sulle spalle,
per assicurarsi che non si muovesse. Il volto confuso di Maki fu uno spettacolo
indimenticabile quasi quanto i suoi pettorali; Fujima sorrise alla Maki, anzi
alla Fujima, che è peggio (per quanto impossibile possa sembrare), data la
sfumatura di puro sadismo che presenta.
Spostando
le mani all’altezza dei gomiti dell’altro ragazzo, Fujima si chinò in avanti
per proseguire la sua opera di mordicchiaggio muscoli; partendo dall’orecchio,
scese con calma lungo la gola e proseguì fino a dove aveva libero accesso,
muovendosi orizzontalmente per gustare tutto il meglio. Maki non faceva più
niente se non inarcarsi contro di lui, lasciandosi fare; visto che il nemico
non aveva intenzione di muoversi, Fujima si arrischiò a lasciarlo
momentaneamente per bloccargli i polsi con le mani, di modo da poter scendere
più in basso ed aver libero accesso al resto. Senza preavviso gli morse un
capezzolo, facendolo urlare, a metà tra il dolore e la sorpresa; soddisfatto
del successo ottenuto, continuò a leccarlo con moto circolare uniformemente
accelerato, mentre Maki guaiva appena.
Dopo
aver torturato il capezzolo destro e aver dato una leggera passata al sinistro,
Fujima si alzò in piedi per contemplare il suo capolavoro: “Maki ansante sul
letto e sconfitto su tutta la linea”. Sorridendo soddisfatto, prima che l’altro
ragazzo potesse neanche capire cosa stesse succedendo, gli sfilò i pantaloni e
i boxer, con mossa fulminea, lasciandolo in… calzini. Maki sbattè le palpebre
un paio di volte, perplesso, per poi arrossire fino alla radice dei capelli.
Fujima ridacchiò divertito, avvicinandosi al ragazzo, ormai seduto sul letto,
e, dopo averlo baciato delicatamente sulle labbra, gli sussurrò all’orecchio:
‘Kawaii…’
Maki
divenne ancora più rosso, abbozzando una protesta.
‘Sht,
sei tutto mio.’, continuò a sussurrare Fujima, per poi leccargli un orecchio e
lasciare che le mani vagassero per tutto il corpo del suo ragazzo, finchè non
passarono lievemente sul suo membro, facendolo sussultare. ‘Ti piace, mh? E’
questo che volevi, no? E allora lasciati fare…’
Passandogli
una mano sulla schiena e una sopra la spalla, Fujima tirò lentamente il ragazzo
verso di sé, scendendo dal letto e facendo sedere Maki sul bordo. Maki rimase
fermo a guardarlo inginocchiarsi davanti a lui, senza capire molto bene cosa
intendesse fare a causa dello stato di confusione generale in cui versava.
Fujima respirò profondamente, accarezzando con le dita la parte interna e più
delicata delle cosce dell’altro e guardandolo eccitarsi progressivamente ai
semplici tocchi leggeri. Deglutendo con un po’ di nervosismo, il ragazzo morse
tentativamente la carne più tenera, avvicinandosi man mano al suo obiettivo.
Prendendo un attimo di pausa, mosse la mano lungo il membro di Maki, per
testare il terreno e poi allungò la lingua, leccandone la punta. L’altro
ragazzo sobbalzò, piegandosi in avanti e appoggiandosi su Fujima, per non
perdere del tutto l’equilibrio.
‘…wow…’,
commentò Maki, sorridendo e respirando a fatica.
‘Fermo
lì.’, gli disse l’altro, aprendogli le gambe per aver miglior libertà di
movimento e leccando un paio di volte con più sicurezza; Maki riprese a guaire,
stringendo la presa sulle sue spalle. Fujima mordicchiò allora un po’ sul lato,
cercando di non esagerare, per poi scendere più in basso fino a leccare la
base, divertito dal gioco curioso. Dopo essersi fermato un attimo a riprendere
fiato, il ragazzo ritornò alla punta, questa volta scivolando verso il basso in
modo da averlo in bocca, e mangiandoselo completamente. Maki era partito per la
tangente, e dava vaghi segnali di vita solo tramite i mugolii sconnessi che
emetteva e i movimenti in avanti dei suoi addominali. Fujima, non sapendo
esattamente cosa fare tante erano le idee che gli giravano in testa, succhiò
leggermente, ottenendo tra l’altro molto più successo di quanto non sperava;
spostandosi un po’ all’indietro per avere più spazio, fece roteare la lingua
attorno al membro di cui si stava occupando, anche se con qualche problema
tecnico. Maki emise un suono più acuto e si liberò in bocca a Fujima, che preso
alla sprovvista, tombolò all’indietro e si mise a tossire tutto sul tappeto.
Per
un po’ gli unici rumori nella stanza furono i respiri affannosi dei due.
‘…wow…’, commentò Maki. Fujima rimase sul pavimento, un
sorriso da ebete soddisfatto stampato in faccia.
‘Di
un po’…’, ricominciò poi Maki. ‘Cos’è tutta questa foga, adesso?’
‘Mi
andava di infierire su qualcuno…’, rispose Fujima sempre sorridendo.
‘Ah.
Mi piace quando infierisci, dovresti farlo più spesso…’, sorrise anche Maki;
poi si alzò in piedi, e sempre in calzini, andò a ripescare Fujima da dove si
trovava e lo sdraiò sul letto.
‘Infierisco
un po’ io, adesso, mh?’
‘Mah,
se proprio vuoi…’, rispose l’altro stiracchiandosi. Non ci volle molto per
veder pantaloni e maglietta dello Shoyo volare per la stanza, insieme ai boxer
che non erano firmati Shoyo.
Maki
baciò con forza l’altro ragazzo, spostandolo di peso per farlo sdraiare frai
cuscini; adottando una tecnica diversa (probabilmente a lungo studiata), Maki
si sdraiò a sua volta appena sotto, di modo da aver campo libero, una volta in
appoggio sui gomiti. Senza alcuna timidezza prese in bocca il membro di Fujima,
mentre il corpo dell’altro ragazzo si irrigidiva, e fece girare la lingua sulla
parte superiore. Dopo un poco che operava, si decise a scendere, andando a
lavorare anche la base, e poi muovendosi ritmicamente, lasciandolo entrare ed
escire dalla bocca liberamente; Fujima, pur emettendo pochi lamenti, era già al
culmine dell’eccitazione e muoveva velocemente i fianchi, mentre le mani gli si
attorcigliavano sui capelli di Maki. Quest’ultimo, estremamente soddisfatto dal
risultato ottenuto, continuò accelerando il ritmo; con un’ultima spinta, Fujima
gli esplose in bocca, ansando e boccheggiando. Maki continuò a leccare finchè
non fu sicuro che non fosse rimasta qualche traccia poco prudente sul
copriletto.
‘Piaciuto?’,
chiese emergendo con un sorriso dentale. Fujima lo colpì in testa con un
cuscino. ‘Non si dicono certe cose!’, gli urlò dietro.
Maki
si avvicinò, sdraiandosi vicino all’altro e continuando a sorridere: ‘Scusa,
scusa…Vieni qui…’, e così dicendo gli passò un braccio dietro le spalle e lo
tirò a sé, per baciarlo.
Fujima
si incassò sulla spalla di Maki, strofinando affettuosamente la testa sul collo
di quest’ultimo.
‘Mi
piace quando fai così, Fuji…’, sorrise Maki baciandogli la tempia.
‘Perché,
in genere non ti piaccio?’
‘No.
Mi piaci sempre. Ma mi piaci di più così…’
I
due rimasero in silenzio per un po’, lasciando che i loro respiri tornassero definitivamente
normali.
‘Dici
che qualcuno ci ha sentiti?’
‘Ma
figurati. La casa è enorme.’
‘E
tutto rimbomba?’, ridacchiò Maki.
‘Scemo!’,
rise anche Fujima, dandogli una gomitata.
‘Allora,
signor Fujima, mi dica… Valeva o no la pena?’
‘Mah…
Vede, signor Maki, avendo io fatto ciò solo con Lei, mi risulta difficile
azzardare un’ipotesi al riguardo…’
‘Eh…
Lei si guardi bene di farlo solo con me, mh?’, rise Maki, tirandogli un
orecchio con i denti.
‘Mah…
Chi lo sa…’
Rimasero
ancora un po’ in silenzio, poi Fujima si girò e guardò il suo ragazzo negli
occhi:
‘Senti…
Concludiamo?’
‘Non
conclude.’
‘Sì,
ma chi se ne frega. Concludiamo, noi?’
Maki
rimase a fissarlo per un po’, poi rise appena: ‘Come vuoi.’ Fujima sorrise
Il
padrone di casa allora si alzò e con molta calma si diresse verso una porta
secondaria – dando nel frattempo un bello spettacolo. Ne tornò fuori con una
confezione blu di qualcosa di non meglio identificato, che appoggiò sul
comodino, prima si saltare sul letto e rimbalzare su Maki, atterrandolo e
ruzzolando con lui.
‘Che
fai, scemo?’, rise il ragazzo, mentre anche l’altro rideva all’impazzata.
‘Sapessi…’,
rispose Fujima, baciandolo affamatamente, mentre continuavano a rotolare come
un sol uomo sul letto. Continuarono a ridere e ad accarezzarsi finchè Fujima
non finì seduto a cavalcioni dell’altro, fermandogli i polsi sopra la testa con
una mano.
‘Fuji?’
‘Fermo
lì.’, sorrise lui alla Fujima, allungando l’altra mano per prendere il
barattolo, che ad un’ispezione più accurata rivelò contenere semplicemente
crema. ‘Stai fermo. Vedrai che ti piacerà.’
‘Fuji?!’,
la voce di Maki aveva una decisa venatura di panico.
‘Calmo.
Fidati di me. Ti prego, fidati. Non ti farò niente di male.’, così dicendo
Fujima, tenendo fermo l’altro con tutto il peso del corpo, intinse la mano che
gli rimaneva libera nella crema, aprì le gambe di Maki facendo leva con le
proprie e gli passò la suddetta mano sul membro, che andava eccitandosi
rapidamente.
‘Ti
piace, mh? Ti piace.’, sorrise Fujima in maniera non del tutto rassicurante.
‘Fuji,
io…’
‘Sht.
Zitto e fermo.’, continuò il playmaker dello Shoyo, facendo scorrere la mano
oltre e infilandogliela sotto i glutei, per poi risalire e lasciare la crema
che portava in corrispondenza con l’apertura sottostante. Andò a pescare quindi
un altro carico e di nuovo lo lasciò lì. Giudicando che ad occhio e croce
poteva bastare, Fujima decise che poteva passare alla fase B; spinse
leggermente con un dito, penetrando il ragazzo e lasciando che la crema
arrivasse più internamente. Maki sobbalzò, dando segni di terrore incipiente.
‘Shht.
Va tutto bene. Calmo, rilassato. Rilassato. Più teso sei, peggio è.’, gli
sussurrò Fujima, aggiungendo un altro dito al movimento, per allargare ancora
l’entrata. ‘Andrà tutto bene. Non lascerò che ti succeda niente. Fidati.’
Maki
respirava a boccate d’aria, vicino quasi all’iperventilazione, mentre con gli
occhi sbarrati guardava il soffitto. Fujima non gli stava facendo male, ma il
solo pensiero di cosa poteva venire lo terrorizzava, senza alcun motivo (?).
L’altro
ragazzo, deciso che quanto fatto era abbastanza, lasciò la presa dei polsi di
Maki, alzandosi sopra di lui e guardandolo diritto negli occhi: ‘Andrà tutto
bene. Fidati.’, detto questo, appoggiò una mano sulla spalla di Maki e lo
rigirò, con un semplice movimento che ricordava quello con cui si girano gli
okonomiyaki – anche se lui non aveva una spatoletta.
‘Apri
un po’ le gambe, per favore.’, sussurrò all’orecchio dell’altro ragazzo, che
obbedì, pur con qualche riluttanza. ‘Bravo, così.’, disse ancora, sollevandogli
appena i fianchi e prendendo il solito respiro profondo. Con un movimento
fluido lo penetrò. Maki si irrigidì di colpo, cacciando un urlo.
‘No!’,
sbottò Fujima, cercando di respirare con calma anche lui. ‘Ho detto rilassati!’
Maki
ansava, ingoiando ossigeno, e senza dar la minima impressione di voler fare
quello dhe Fujima gli diceva. L’altro ragazzo riprese finalmente il controllo
della sua voce, e sussurrò: ‘Calma, ok? Così ti fai solo male. Calma.’
Maki
annuì, cercando ora di calmarsi; lentamente riuscì a rilassare i muscoli degli
arti, e poi tutti gli altri, mantenendo sotto controllo il proprio corpo – nei
limiti del fattibile.
Fujima
allora avanzò ulteriormente, a piccole spinte, fino a trovarsi del tutto dentro
Maki. Il ragazzo continuava a gemere, ma la situazione sembrava migliorata.
‘Bene,
bravo così.’, disse Fujima, mentre con attenzione si muoveva all’indietro e
tornava in avanti con la prima spinta, che fece gemere Maki più forte. ‘Come
va?’
Maki
mugolò qualcosa, ma l’altro non si fermò ad aspettare la risposta e iniziò ad
alzare il ritmo delle spinte; Maki ormai gemeva di qualcosa simile al piacere,
mentre con le mani stringeva sempre più forte il copriletto.
Fujima
che ansava sopra di lui era una strana sensazione di…
Maki
che mugolava sotto di lui provocava in Fujima un crescente senso di possesso,
di potere o di tranquillità ed equilibrio che egli non aveva mai provato. Maki
era… Adesso… Tutto.
…One on One…
…Sempre
davanti…All’obiettivo.
Sempre
il numero uno…
Suo.
---- Chapter #12, The End
Ho aperto gli occhi oggi
E sapevo che c’era qualcosa di differente
Ti ho visto in una maniera completamente nuove
Come se le nuvole fossero sparite, in qualche
maniera.
Non so come ma improvvisamente sto cadendo
Ero così cieco
Ti ho amato per tutto il tempo
Adesso sono assuefatto senza
speranza
Esprimo un desiderio oggi
E lo manderò in cielo
Per farci stare
Legati come ora per sempre
Anche se il mondo cambiasse
Perché nulla rimane lo stesso
So che sopravviveremo
Non so come ma improvvisamente sto cadendo
Ero così cieco
Ti ho amato per tutto il tempo
Adesso sono assuefatto senza
speranza
Ovviamente abbiamo fatto qualcosa
Non so come ma improvvisamente sto cadendo
Ero così cieco
Ti ho amato per tutto il tempo
Adesso sono assuefatto senza
speranza
Attratto senza speranza
Reagente
chimicamente
Ovviamente
abbiamo fatto qualcosa
Ti ho amato per tutto il tempo
Assuefatto senza
speranza
Attratto senza speranza
Reagente
chimicamente
Ovviamente
abbiamo fatto qualcosa
Yeah,
Ohh