EMBRACING THE ICE KNIFE

By B’n’R

Capitolo n° 12

 

My Direction (By SUM 41)

La mia direzione

 La perfezione è la mia direzione

Anche se è tutto quello che avevo

Non è che non ho bisogno di correzioni

So solo che la vita non è così male

Immaginati questo, ogni giorno,

ragazzi che semplicemente non riescono a trovare una via

incastrati in questo ritti,

non riescono a trovare la speranza per giorni migliori

E’ la nostra generazione 2

Il nostro bambino della frustrazione

Negli ultimi 30 anni il suicidio fra i ragazzi è aumentato del 300%

Ed è la seconda causa di morte nel Canada

La perfezione è la mia direzione

Anche se è tutto quello che avevo

Non è che non ho bisogno di correzioni

So solo che la vita non è così male

Quando spariranno tutti i miei problemi?

Sto solo impazzendo per la paura?

Oh perché sto andando oltre la fenditura

Il ponte è come una via,

e ancora non riesco a pensare correttamente

 

La perfezione è la mia direzione

Anche se è tutto quello che avevo

Non è che non ho bisogno di correzioni

So solo che la vita non è così male

Ho trovato la mia destinazione

Cos’è la vita per avere qualcosa da ridire?

Tutte queste aggravazioni

Crescono finchè il mare non cade

Sto passando qui di fianco, non è una bugia

Quando ogni volta mento

Non dirmi senza dubbi che questa fortuna appena scoperta è già finita

Non dirmi senza dubbi che questa fortuna appena scoperta è già finita

La perfezione è la mia direzione

Anche se è tutto quello che avevo

Non è che non ho bisogno di correzioni

So solo che la vita non è così male

 

 

Akane ciabattò in cucina, strisciando con poca convinzione a farsi la colazione. Non aveva chiuso occhio tutta la notte… Il monito di Maki sul risultato della partita di quel giorno l’aveva inquietata troppo per dormire.

Il fatto che lo Shohoku fosse arrivato tra i Best 8 era già un ottimo successo, ma lei non osava pensare a che campo di battaglia sarebbe diventata la casa se fossero rimasti lì dov’erano, perdendo contro lo Shoyo.

La squadra di tal Fujima. Il geniaccio. Il Senpai. Tanto bello che brilla.

La squadra seconda solo al Kainan.

Ahi ahi ahi ahi...

 

Mi piaci

(Di cosa non volevi parlarmi?)

Chapter #12

 

Era una bella giornata di sole, quel 16 giugno.

Akane non riuscì a pensare di meglio del fatto che ultimamente le giornate soleggiate portavano male.

Uscendo di casa si assicurò di chiudere bene la porta, e poi si avviò con passo nervoso alla stazione.

‘Fujima. Playmaker e stella dello Shoyo. Soprattutto Stella. O forse soprattutto allenatore? Kaede sembrava molto tranquillo, ma quando mai non è tranquillo, lui? Tanto quella che si preoccupa sono io…’

 

Dopo aver preso il treno e camminato un pezzo seguendo le istruzioni di Sendo (e dunque perdendosi una quindicina di volte),  arrivò finalmente alla palestra YYH della prefettura. Pareva una palestra di quelle vere, come quella ufficiale che aveva la sezione maschile, se si escludevano i piccoli demoni dai capelli bianchi neri a punta e con tre occhi che girovagavano qui e lì. Erano così carini che Akane pensò di infilarsene uno in borsa e portarselo a casa.

 

In quella, Akogare arrivò di corsa. Dietro di lei si strascicava il Ryonan, con portamento fiero.

‘Akane! Eccoti qui, meno male, temevo ti fossi persa… Hehe, con le istruzioni di Akira; forse avresti fatto meglio a chiedere a Hiragi-kun…’

‘L’importante è che io sia qui – e Hiragi-kun no. Comunque, hanno già iniziato il riscaldamento?’

‘Non credo. Mentre aspettiamo, ti va di andare a bucare le ruote della corriera del Kainan?’

‘Eh, non sarebbe una cattiva idea…’

 

‘Akane! Che bella sorpresa; cosa fai qui?’

‘Akira! Che bell’imbecille! Ma cosa ci farà qui Akane? Bhe, effettivamente, sapendo che ha seguito le tue istruzioni, è un miracolo che sia arrivata…’, commentò Akogare.

Akira la guardò piagnucolando: ‘Ma che t’ho fatto… Uffi.’

Akogare si riempì di gocciolone di disperazione: ‘Evvabbè, dai, scherzavo, ma che lagna! Dai, Akane, andiamo a vedere se Fujima-senpai è già entrato in campo!’

Akira continuò a mugolare lì dov’era stato abbandonato.

 

Le ragazze entrarono in palestra seguendo a ruota il Ryonan. All’improvviso, poco dopo che Sendo era rientrato nelle file della sua squadra (ancora mantenendo gli occhi a puntino), l’intero blocco inchiodò, mandando le due ragazze a sbattere su quelli che stavano loro davanti.

‘Devo prendere appunti!’, commento Aida alla loro destra.

‘Appunti di che?’, chiese Akogare, preoccupata.

 

‘E allora?’, si sentì la voce di Sendo. ‘Secondo il Kainan, chi sarà il vincitore di quest’incontro? Eh, Maki-san?’

‘Maki? Kainan?’, bisbigliò Akogare presa dal panico. Akane si accucciò per terra, cercando di sfruttare la sua bassezza per non essere vista.

‘Lo Shoyo. Con almeno dieci punti di vantaggio sullo Shohoku.’, rispose l’inconfondibile voce di Maki.

‘Maledetto…’, borbottò Akane, mentre Akogare la raggiungeva.

‘E mi dica, Uozumi-san, qual è il pronostico del Ryonan?’, chiese Jin.

‘Spero che lo Shoyo perda di almeno tremila punti!!’, disse Gorilla#1.

‘Capperi! Ma odia questa squadra o è una mia impressione?’, bisbigliò Akane.

‘Ce l’ha col senpai perché li hanno eliminati l’anno scorso…’, rispose Akogare.

 

Il Ryonan, terminato lo scambio di convenevoli, si avviò nuovamente, e le due ragazze si mossero rapidamente per non essere viste. Nel frattempo, le due squadre che si affrontavano erano già scese in campo ed erano radunate attorno alle rispettive panchine.

Akane schizzò a sedersi davanti ai ragazzi; solo quando riprese fiato e si tranquillizzò si accorse che Akogare non era lì con lei.

‘….ah….?!?!’

 

***

 

‘Bagno, bagno…!!’, cercava Akogare nei meandri della palestra. ‘Scusi, signore con tre occhi, sa dirmi dove posso trovare un bagno?’

‘Nh…’, rispose il demone.

‘Grazie.’, disse lei andandosene. ‘Allora Rukawa-kun non è l’unico a parlare rukanese…’

Si era improvvisamente resa conto di essere troppo nervosa per vedere la partita. Il fatto che Rukawa-kun giocasse contro il Senpai la rendeva tesa… E non riusciva molto bene a spiegarsene il motivo. In fondo, lei tifava per Fujima-san, no? Mah…

 

In quella, girando un angolo diretta verso il bagno, andò a sbattere su una colonna conosciuta.

‘Mh….Maki!’, borbottò lei.

‘Oh, tu. Salve. Non riesci proprio a fare a meno di me, eh ?’

‘Come no…’

‘Sei venuta col Ryonan? E magari anche con Tsukuri, mh?’, sorrise il capitano del Kainan, appoggiando una mano alla parete.

‘Nh.’, sbottò la ragazza in rukanese.

 

‘… Presumo che tu sia nervosa per il fatto che il tuo bellissimo Senpai gioca oggi, mh?’

Akogare lo guardò ancora peggio: ‘E’ proprio bellissimo, eh?’

‘Mah, se lo dici tu…Adesso se non ti dispiace devo proprio andare…’

‘Aspetta un attimo. Che intenzioni hai con Naga? Akane mi ha detto strane cose…’

Maki si irrigidì. ‘Voi due dovreste davvero smetterla di andare ad impicciarvi dei fatti miei.’

‘Ma senti da che pulpito viene la predica…’, disse Akogare sfoggiando il suo migliore accento yoghinesco. ‘Eppoi, Nobunaga è un mio amico, ed è sulla MIA lista di salvataggio. Salvataggio da te; ed è bella lunga sai? Ci stanno tutti quelli che conosco.’

‘Me compreso?’, sorrise Maki

‘Muori. Sta lontano da Naga, ok? Tu non fai per lui. Ehm… Conosco chi fa meglio per lui. E anche chi fa meglio per te, mi sa.’, borbottò Akogare.

‘… Kyota è abbastanza grande da sapere cosa fa, non credi?’

 

Ako scoppiò in una risata senza allegria: ‘HAHAHAHAH! Che bella battuta. Ma figurati se quello sa che fa. Non vede una persona innamorata di lui neanche ad andare a sbatterci contro.’

‘Io non sono innamorato di lui.’

‘Per l’appunto. Non distruggergli la vita più di quello che hai già fatto. Mi hai capito?!’, urlò la ragazza mentre se ne andava, decisa a raggiungere finalmente il bagno.

‘Mah…’

 

***

Nel frattempo, la partita era iniziata. Per lo Shohoku le cose si stavano già mettendo male; lo Shoyo era sicuramente una Squadra Molto Forte. Al sesto minuto di gioco ancora non avevano fatto nemmeno un canestro. Fu Rukawa a prendere in mano palla e situazione e a segnare i primi due punti per la sua formazione; stranamente, gli altri quattro giocatori non sembravano seguirlo molto. Ci fu un rapido scambio di battute che Akane non sentì, ma che evidentemente fece svegliare tutti i membri dello Shohoku, persino il Tinto.

‘Però..’, si sentì Sendo commentare da dietro. Poi il ragazzo fece un balzo in avanti, superando la fila di schienali che gli stava davanti, e atterrò sul posto di Akogare. ‘Non male, Rukawa, mh?’

‘….Mi pare ovvio.’, commentò Akane senza girarsi.

‘Eh, anche lui avrebbe risposto così, vero? Vero?’

‘…Sì.’

‘Non vedo l’ora di scontrarmi con lui!’

Akane guardò il ragazzo che sorrideva e non potè far altro che sorridere a sua volta, anche se in maniera molto meno radiosa.

 

In quella arrivò Akogare, che si sedette dietro Akira, scura in volto. ‘Come va?’, chiese poco entusiasta.

‘GRANDE!!!’, sorrise Akira a 360 denti.

‘Mh… Non direi a giudicare dal punteggio…’

In quella il Senpai Teppista fece un canestro da tre, portando il risultato sull’undici a undici.

‘Però! Dici che quel bonazzo sia al livello di Jin-san?’

‘E che ne so io? Non ho mai visto un tiro di Jin-san.’, sbottò Akane, concentrata sulla partita.

Fujima si alzò in piedi dalla sua postazione in panchina, dalla quale aveva guardato tutto l’incontro in qualità di allenatore; sembrava deciso ad entrare in campo, ma un cenno di Hanagata (o almeno quello che Akane supponeva essere Hanagata – riconosciuto ovviamente dagli occhiali) lo fece tornare a sedere.

 

Lo Shoyo sembrò riprendere vigore e il primo tempo terminò con un 31 a 22 a loro vantaggio.

‘Phiuuu… ‘, disse Akogare lasciandosi cadere sulla sedia che aveva abbandonato durante l’ultima azione per balzare in piedi e seguire meglio. ‘Meno male.’

Akane si girò per fulminarla con lo sguardo.

‘Ops…’, mormorò l’altra ragazza, girandosi verso Uozumi, che le stava di fianco. ‘Ariops…Heheh…’

‘Bene.’, esclamò il capitano alzandosi in piedi. ‘Andiamo a cambiarci.’

‘Bravi, bravi, andate…’, disse Akira senza girarsi.

‘Andate un corno!’, esclamò Koshino acciuffandolo per la maglietta e pestando Akogare nel processo. ‘Vieni anche tu…’

‘Ma no! Ma io voglio vedere la partita… Koshino, la partita, Koshino…’, le parole di Sendo si dispersero in lontananza con un’eco di ‘ino, ino, ino’.

 

Le due ragazze, rimaste sole, andarono a prendersi qualcosa da bere al distributore automatico, e tornarono in tempo per il secondo tempo.

Tutto lo Shohoku sembrava deciso a dar battaglia, particolarmente il Tinto (anche se i suoi sforzi non stavano dando risultati eccellenti). A 14 minuti dalla fine, la squadra passò in vantaggio di un punto.

Akogare si stava mangiando le mani. Akane non riusciva a stare ferma sulla sedia, oscillando nervosamente.

Fujima si alzò in piedi e chiese una sostituzione.

‘EVVAI!!! Adesso il Senpai sistema le cose! Evvai, evvai!’, si mise ad urlare Ako. ‘Sta a vedere, Vecchio Bavoso!!!’

Evocato dalla ragazza, l’intero Kainan apparve a bordo campo; dall’altra parte arrivò il Ryonan. La tifoseria dello Shoyo esplose. Tutti attendevano la prima mossa come giocatore di Fujima. 

 

Suddetta mossa fu da una sberla sul sedere a tutti i suoi compagni e poi dire qualcosa che li fece incendiare. Alla prima azione che lo Shoyo portò a termine, Akane si convinse definitivamente che Fujima era proprio un geniaccio.

‘GRANDE! GENIALE! SUPERIOR! MEGLIO DI AKIRA…No, no, no, VOLEVO DIRE MEGLIO DI MAKI! EVVAI!!’, urlava Akogare in preda all’estasi, lanciando coriandoli a destra e a manca. Poi si sedette di fianco ad Akane e chiese: ‘Allora, Akane, dimmi… Cosa ne pensi di Fujima-san?’

‘…E’ molto bravo…’

‘Ma chi se ne frega?! L’importante è che è molto bello, no?!?! Ad essere bravo ci riesce pure Maki, sai che fatica!’

‘…Vabbe’, è molto bello. E’ molto molto bello, adesso che me lo fai notare. Ma Akira-san è più bello…’

Akogare la guardò malissimo: ‘Akaaaaaaneeeee… Cosa centra?’

‘Bhe. Discutevasi, e Fujima è più bello di Maki, e Akira-san è più bello di Fujima, punto. E tu chi preferisci?’, rispose lei scrollando le spalle.

Akogare non rispose, girandosi in un angolino e cominciando a pensare alla risposta che doveva dare.

 

Le cose per lo Shohoku andavano di mal in peggio; il Tinto arrivò a stendere Fujima spiaccicandolo sul Senpai Basso…

Dopo un time out, lo Shoyo adottò la tecnica del Box One su sul Senpai Teppista, con risultati piuttosto preoccupanti.  A cinque minuti dalla fine, il Tinto riuscì a commettere il suo quarto fallo stendendo Hanagata con una gomitata; dopo, probabilmente timoroso di farne un quinto, si mise a giocare in sordina. Akane aveva già raccomandato l’anima a Dio.

 

Fu in quella che il Senpai Teppista - si chiama Mitsui, si ricordò Akane - dopo aver subito un fallo, ebbe uno scatto d'orgoglio (?) e si mise ad infilare canestri da tre uno dopo l'altro.

‘Certo che non si può dire che quello sia un’idiota qualunque...’, commentò Akogare stupita.

‘...Mh... Prevedo Torri... Ma per ora va bene così...’

Mitsui continuò imperterrito, mentre il resto della squadra di botto si svegliava e cominciava a dar filo da torcere ai Vecchioni... Persino il Senpai Basso (e qui Akane non riuscì proprio a ricordarsi il nome) riuscì a fermare Fujima; Maki, dal suo punto di osservazione privilegiato, rimase visibilmente sconvolto, e Akogare cominciò a mangiarsi le unghie dal nervosismo. Lo Shoyo a quel punto si rese conto del gioco in sordina del Tinto e cominciò a giocare su di lui; fu Rukawa questa volta ad intervenire, facendo fallo a Bruttone #1, evitando che segnasse.

 

Il numero 11 dello Shohoku passò la palla a Mitsui, ma Fujima si intromise, facendola schizzare fuori dal campo; ma il Senpai Teppista, con gli ultimi tre carboidrati rimastigli, si schiantò sulla panchina della Shoyo e recuperò il pallone, passandolo in extremis a Rukawa che filò immediatamente a slamdunkare (e da qui derivò il titolo del fumetto). Parità.

Akane iniziò a cantare un requiem per il Mitsui, morto con onore sul campo, mentre Senpai Occhialuto trascinava via il cadavere.

‘Dies irae, dies illa...’

‘Ma è morto.’, notò intelligentemente Akogare. ‘....E’ morto.’

‘Pace all’anima sua. Amen.’

 

Rukawa nel frattempo stava parlando con il Tinto, che improvvisamente urlò un 'MALEDETTOOO!' e si inginocchiò davanti alla superiorità di Kaede. No, errata corrige, cercò di sfondare il pavimento con la zucca. Per fortuna non ci riuscì.

Con l'azione successiva, lo Shohoku passò in vantaggio. Fujima aveva il tipico volto da “mi sta cadendo il cielo sulla testa”. Maki concordava. Sendo sorrideva.

 

***

 

La partita terminò con un un punteggio di 62-60 per lo Shohoku.

Le squadre si schierarono in campo. Lo Shoyo si scioglieva in lacrime, Fujima compreso.

Akogare non disse niente, ma quando vide il suo Senpai piangere non riuscì nemmeno lei a trattenersi.

Akane si alzò in piedi e dopo aver bisbigliato un ‘arrivederci’ se ne andò di corsa.

 

***

 

La partita del Kainan era ormai a metà quando Fujima uscì dallo spogliatoio e si avviò verso casa.

Era una tiepida serata, e il sole stava tramontando, di un rosso acceso. Il ragazzo percepiva il mondo esterno come ovattato, camminando leggero sul marciapiede. Aveva la sensazione che tutto si muovesse al rallentatore, sia fuori che dentro la sua mente. Non che gliene importasse molto, poi.

 

Arrivato a casa, si fece preparare un caffè e rimase in salotto, seduto su una sedia, a fissare senza vederlo il vaso di fiori posto in mezzo al tavolo.

La cameriera lo avvisò che suo padre era partito per quel famoso viaggio d'affari.

Fujima continuò a guardare il vaso.

 

Quando la cameriera venne a chiedere se voleva pranzare, lui girò con calma la testa, la guardò in faccia e rispose con un no secco.

Fujima continuava ad aspettare.

 

Quando la cameriera entrò per la terza volta per avvisarlo che aveva visite, il ragazzo si rese finalmente conto che stava effettivamente aspettando qualcuno. E con stizza, subito seppe chi stava aspettando.

 

***

 

Maki entrò in silenzio in camera di Fujima, guardandosi intorno con curiosità.

‘Cosa vuoi?’, chiese l'altro, con tono scocciato.

‘Dovresti averlo capito da un pezzo...?’, sorrise Maki, chiudendo la porta dietro di sé.

‘Maki!’, ruggì Fujima girandosi e guardandolo in faccia. ‘Che sei venuto a fare? A rigirare il coltello nella piaga?! Ho perso, ma come mi dispiace, quest’anno niente incontro Kainan-Shoyo! Ma sono sicuro che non ne sentirai la mancanza!!’

 

‘Se ti fa sentire meglio, urla pure.’

‘Non mi fa sentire meglio!!! Come non mi fa sentire meglio averti davanti al naso adesso!! Ma in entrambi i casi è l’unica cosa che posso fare...’, sbottò il ragazzo girandosi verso il muro e camminando fino all’enorme foto di cielo che aveva lì appesa, made in Yamaguchi.

‘Se vuoi me ne vado.’, sorrise Maki con aria di sfida.

‘No…’, disse Fujima, scuotendo la testa e continuando a guardare la foto. ‘Almeno non mi fai sentire peggio. Non mi va di passare il pomeriggio a guardare un vaso che non posso nemmeno insultare, essendo della dinastia Ming.’

 

A questa frase, l’espressione di Maki mutò rapidamente, prima in sorpresa, e poi in qualcosa di più soft; sorridendo dolcemente si avvicinò all’altro ragazzo, passandogli le braccia sopra le spalle e contemplando la foto davanti a lui. Fujima non disse più niente, lasciandosi abbracciare.

 

Nessuno dei due seppe valutare esattamente, in seguito, quanto erano stati in quella posizione.

Maki aveva praticamente dimenticato l’esistenza del mondo esterno, fisso com’era sul cielo azzurro e bianco. Fujima si ricordò solo di essersi risvegliato all’improvviso dalla situazione di pace in cui si trovava, e di aver passato gli ultimi minuti in un dilemma interiore, di cui però non aveva lasciato trasparire nulla in superficie. Fu dunque una sorpresa per Maki, quando il ragazzo si staccò da lui, girandosi, afferrandolo delicatamente per la maglia, tirandolo verso di sé e baciandolo.

 

I cortocircuiti delle due rispettive menti, per diversi motivi, non permisero loro di fare molto altro che rimanere lì fermi per un po’ a sfiorarsi appena; Maki non ci mise comunque molto a riprendere le redini della situazione, spingendo l’altro verso destra e facendolo appoggiare sul muro di fianco alla foto, per tenerlo fermo e poter meglio insinuare la lingua nella sua bocca. Fujima comunque non sembrava aver intenzione di protestare, con le mani che scorrevano lentamente sulla schiena del suo ragazzo e la solleticavano.

 

Quando si separarono per riprendere fiato, Maki sorrideva dolcemente, passando le dita tra i capelli sulla fronte di Fujima:

‘Lo sai che sarai sempre il mio numero due, no?’

Il ragazzo rimase un attimo in silenzio, poi sorrise timidamente e iniziò a mordere delicatamente il labbro inferiore di Maki, facendo passare la lingua sopra e sotto, con movimento ritmico e rotatorio.

 

Maki all’improvviso si rese conto di aver più probabilità di concludere qualcosa di quante pensava. Fujima non pensava. Non che a nessuno dei due dispiacesse, ma nel retro della testa di Maki ronzava un fastidioso insetto che sottolineava il fatto che stava andando tutto troppo in fretta e che probabilmente stava approfittando di Fujima in maniera poco leale; non ultimo, sapeva che ci sarebbero state conseguenze di immane portata catastrofica.

 

Maki abbassò lentamente la zip della giacca della tuta dello Shoyo, sorridendo dell’ironia della situazione, mentre Fujima era sceso a tormentargli il collo con brevi leccatine e aveva scavalcato la giacca del Kainan facendo passare le mani da sotto, senza disturbarsi a toglierla. La maglia verde fu presto sul pavimento, seguita da una viola e dalla t-shirt dello stesso colore. Per la prima volta, Fujima potè osservare con calma da vicino quei muscoli che tanti problemi gli avevano sempre causato. Erano più spigolosi dei suoi, più delineati, più… muscoli, forse. Ed erano un gran bello spettacolo; anche se più che da vedere, Fujima li avrebbe voluti da assaggiare… Morderli non era esattamente facile come aveva sperato, più per la sua posizione che per altro, comunque; il ragazzo decise dunque di cambiare tattica. Con calma si staccò dal muro dove era stato fermato e dolcemente spinse Maki verso il letto; quando arrivò al bordo, con un’ultima spinta delle braccia lo fece tombolare sulle coperte, saltandogli sopra a cavalcioni e inchiodandogli le mani sulle spalle, per assicurarsi che non si muovesse. Il volto confuso di Maki fu uno spettacolo indimenticabile quasi quanto i suoi pettorali; Fujima sorrise alla Maki, anzi alla Fujima, che è peggio (per quanto impossibile possa sembrare), data la sfumatura di puro sadismo che presenta.

 

Spostando le mani all’altezza dei gomiti dell’altro ragazzo, Fujima si chinò in avanti per proseguire la sua opera di mordicchiaggio muscoli; partendo dall’orecchio, scese con calma lungo la gola e proseguì fino a dove aveva libero accesso, muovendosi orizzontalmente per gustare tutto il meglio. Maki non faceva più niente se non inarcarsi contro di lui, lasciandosi fare; visto che il nemico non aveva intenzione di muoversi, Fujima si arrischiò a lasciarlo momentaneamente per bloccargli i polsi con le mani, di modo da poter scendere più in basso ed aver libero accesso al resto. Senza preavviso gli morse un capezzolo, facendolo urlare, a metà tra il dolore e la sorpresa; soddisfatto del successo ottenuto, continuò a leccarlo con moto circolare uniformemente accelerato, mentre Maki guaiva appena.

Dopo aver torturato il capezzolo destro e aver dato una leggera passata al sinistro, Fujima si alzò in piedi per contemplare il suo capolavoro: “Maki ansante sul letto e sconfitto su tutta la linea”. Sorridendo soddisfatto, prima che l’altro ragazzo potesse neanche capire cosa stesse succedendo, gli sfilò i pantaloni e i boxer, con mossa fulminea, lasciandolo in… calzini. Maki sbattè le palpebre un paio di volte, perplesso, per poi arrossire fino alla radice dei capelli. Fujima ridacchiò divertito, avvicinandosi al ragazzo, ormai seduto sul letto, e, dopo averlo baciato delicatamente sulle labbra, gli sussurrò all’orecchio: ‘Kawaii…’

Maki divenne ancora più rosso, abbozzando una protesta.

‘Sht, sei tutto mio.’, continuò a sussurrare Fujima, per poi leccargli un orecchio e lasciare che le mani vagassero per tutto il corpo del suo ragazzo, finchè non passarono lievemente sul suo membro, facendolo sussultare. ‘Ti piace, mh? E’ questo che volevi, no? E allora lasciati fare…’

 

Passandogli una mano sulla schiena e una sopra la spalla, Fujima tirò lentamente il ragazzo verso di sé, scendendo dal letto e facendo sedere Maki sul bordo. Maki rimase fermo a guardarlo inginocchiarsi davanti a lui, senza capire molto bene cosa intendesse fare a causa dello stato di confusione generale in cui versava. Fujima respirò profondamente, accarezzando con le dita la parte interna e più delicata delle cosce dell’altro e guardandolo eccitarsi progressivamente ai semplici tocchi leggeri. Deglutendo con un po’ di nervosismo, il ragazzo morse tentativamente la carne più tenera, avvicinandosi man mano al suo obiettivo. Prendendo un attimo di pausa, mosse la mano lungo il membro di Maki, per testare il terreno e poi allungò la lingua, leccandone la punta. L’altro ragazzo sobbalzò, piegandosi in avanti e appoggiandosi su Fujima, per non perdere del tutto l’equilibrio.

‘…wow…’, commentò Maki, sorridendo e respirando a fatica.

‘Fermo lì.’, gli disse l’altro, aprendogli le gambe per aver miglior libertà di movimento e leccando un paio di volte con più sicurezza; Maki riprese a guaire, stringendo la presa sulle sue spalle. Fujima mordicchiò allora un po’ sul lato, cercando di non esagerare, per poi scendere più in basso fino a leccare la base, divertito dal gioco curioso. Dopo essersi fermato un attimo a riprendere fiato, il ragazzo ritornò alla punta, questa volta scivolando verso il basso in modo da averlo in bocca, e mangiandoselo completamente. Maki era partito per la tangente, e dava vaghi segnali di vita solo tramite i mugolii sconnessi che emetteva e i movimenti in avanti dei suoi addominali. Fujima, non sapendo esattamente cosa fare tante erano le idee che gli giravano in testa, succhiò leggermente, ottenendo tra l’altro molto più successo di quanto non sperava; spostandosi un po’ all’indietro per avere più spazio, fece roteare la lingua attorno al membro di cui si stava occupando, anche se con qualche problema tecnico. Maki emise un suono più acuto e si liberò in bocca a Fujima, che preso alla sprovvista, tombolò all’indietro e si mise a tossire tutto sul tappeto.

 

Per un po’ gli unici rumori nella stanza furono i respiri affannosi dei due.

‘…wow…’, commentò Maki. Fujima rimase sul pavimento, un sorriso da ebete soddisfatto stampato in faccia.

‘Di un po’…’, ricominciò poi Maki. ‘Cos’è tutta questa foga, adesso?’

‘Mi andava di infierire su qualcuno…’, rispose Fujima sempre sorridendo.

‘Ah. Mi piace quando infierisci, dovresti farlo più spesso…’, sorrise anche Maki; poi si alzò in piedi, e sempre in calzini, andò a ripescare Fujima da dove si trovava e lo sdraiò sul letto.

‘Infierisco un po’ io, adesso, mh?’

‘Mah, se proprio vuoi…’, rispose l’altro stiracchiandosi. Non ci volle molto per veder pantaloni e maglietta dello Shoyo volare per la stanza, insieme ai boxer che non erano firmati Shoyo.

Maki baciò con forza l’altro ragazzo, spostandolo di peso per farlo sdraiare frai cuscini; adottando una tecnica diversa (probabilmente a lungo studiata), Maki si sdraiò a sua volta appena sotto, di modo da aver campo libero, una volta in appoggio sui gomiti. Senza alcuna timidezza prese in bocca il membro di Fujima, mentre il corpo dell’altro ragazzo si irrigidiva, e fece girare la lingua sulla parte superiore. Dopo un poco che operava, si decise a scendere, andando a lavorare anche la base, e poi muovendosi ritmicamente, lasciandolo entrare ed escire dalla bocca liberamente; Fujima, pur emettendo pochi lamenti, era già al culmine dell’eccitazione e muoveva velocemente i fianchi, mentre le mani gli si attorcigliavano sui capelli di Maki. Quest’ultimo, estremamente soddisfatto dal risultato ottenuto, continuò accelerando il ritmo; con un’ultima spinta, Fujima gli esplose in bocca, ansando e boccheggiando. Maki continuò a leccare finchè non fu sicuro che non fosse rimasta qualche traccia poco prudente sul copriletto.

‘Piaciuto?’, chiese emergendo con un sorriso dentale. Fujima lo colpì in testa con un cuscino. ‘Non si dicono certe cose!’, gli urlò dietro.

Maki si avvicinò, sdraiandosi vicino all’altro e continuando a sorridere: ‘Scusa, scusa…Vieni qui…’, e così dicendo gli passò un braccio dietro le spalle e lo tirò a sé, per baciarlo.

 

Fujima si incassò sulla spalla di Maki, strofinando affettuosamente la testa sul collo di quest’ultimo.

‘Mi piace quando fai così, Fuji…’, sorrise Maki baciandogli la tempia.

‘Perché, in genere non ti piaccio?’

‘No. Mi piaci sempre. Ma mi piaci di più così…’

I due rimasero in silenzio per un po’, lasciando che i loro respiri tornassero definitivamente normali.

‘Dici che qualcuno ci ha sentiti?’

‘Ma figurati. La casa è enorme.’

‘E tutto rimbomba?’, ridacchiò Maki.

‘Scemo!’, rise anche Fujima, dandogli una gomitata.

 

‘Allora, signor Fujima, mi dica… Valeva o no la pena?’

‘Mah… Vede, signor Maki, avendo io fatto ciò solo con Lei, mi risulta difficile azzardare un’ipotesi al riguardo…’

‘Eh… Lei si guardi bene di farlo solo con me, mh?’, rise Maki, tirandogli un orecchio con i denti.

‘Mah… Chi lo sa…’

Rimasero ancora un po’ in silenzio, poi Fujima si girò e guardò il suo ragazzo negli occhi:

‘Senti… Concludiamo?’

‘Non conclude.’

‘Sì, ma chi se ne frega. Concludiamo, noi?’

Maki rimase a fissarlo per un po’, poi rise appena: ‘Come vuoi.’ Fujima sorrise

 

Il padrone di casa allora si alzò e con molta calma si diresse verso una porta secondaria – dando nel frattempo un bello spettacolo. Ne tornò fuori con una confezione blu di qualcosa di non meglio identificato, che appoggiò sul comodino, prima si saltare sul letto e rimbalzare su Maki, atterrandolo e ruzzolando con lui.

‘Che fai, scemo?’, rise il ragazzo, mentre anche l’altro rideva all’impazzata.

‘Sapessi…’, rispose Fujima, baciandolo affamatamente, mentre continuavano a rotolare come un sol uomo sul letto. Continuarono a ridere e ad accarezzarsi finchè Fujima non finì seduto a cavalcioni dell’altro, fermandogli i polsi sopra la testa con una mano.

 

‘Fuji?’

‘Fermo lì.’, sorrise lui alla Fujima, allungando l’altra mano per prendere il barattolo, che ad un’ispezione più accurata rivelò contenere semplicemente crema. ‘Stai fermo. Vedrai che ti piacerà.’

‘Fuji?!’, la voce di Maki aveva una decisa venatura di panico.

‘Calmo. Fidati di me. Ti prego, fidati. Non ti farò niente di male.’, così dicendo Fujima, tenendo fermo l’altro con tutto il peso del corpo, intinse la mano che gli rimaneva libera nella crema, aprì le gambe di Maki facendo leva con le proprie e gli passò la suddetta mano sul membro, che andava eccitandosi rapidamente.

‘Ti piace, mh? Ti piace.’, sorrise Fujima in maniera non del tutto rassicurante.

‘Fuji, io…’

‘Sht. Zitto e fermo.’, continuò il playmaker dello Shoyo, facendo scorrere la mano oltre e infilandogliela sotto i glutei, per poi risalire e lasciare la crema che portava in corrispondenza con l’apertura sottostante. Andò a pescare quindi un altro carico e di nuovo lo lasciò lì. Giudicando che ad occhio e croce poteva bastare, Fujima decise che poteva passare alla fase B; spinse leggermente con un dito, penetrando il ragazzo e lasciando che la crema arrivasse più internamente. Maki sobbalzò, dando segni di terrore incipiente.

‘Shht. Va tutto bene. Calmo, rilassato. Rilassato. Più teso sei, peggio è.’, gli sussurrò Fujima, aggiungendo un altro dito al movimento, per allargare ancora l’entrata. ‘Andrà tutto bene. Non lascerò che ti succeda niente. Fidati.’

 

Maki respirava a boccate d’aria, vicino quasi all’iperventilazione, mentre con gli occhi sbarrati guardava il soffitto. Fujima non gli stava facendo male, ma il solo pensiero di cosa poteva venire lo terrorizzava, senza alcun motivo (?).

L’altro ragazzo, deciso che quanto fatto era abbastanza, lasciò la presa dei polsi di Maki, alzandosi sopra di lui e guardandolo diritto negli occhi: ‘Andrà tutto bene. Fidati.’, detto questo, appoggiò una mano sulla spalla di Maki e lo rigirò, con un semplice movimento che ricordava quello con cui si girano gli okonomiyaki – anche se lui non aveva una spatoletta.

‘Apri un po’ le gambe, per favore.’, sussurrò all’orecchio dell’altro ragazzo, che obbedì, pur con qualche riluttanza. ‘Bravo, così.’, disse ancora, sollevandogli appena i fianchi e prendendo il solito respiro profondo. Con un movimento fluido lo penetrò. Maki si irrigidì di colpo, cacciando un urlo.

‘No!’, sbottò Fujima, cercando di respirare con calma anche lui. ‘Ho detto rilassati!’

Maki ansava, ingoiando ossigeno, e senza dar la minima impressione di voler fare quello dhe Fujima gli diceva. L’altro ragazzo riprese finalmente il controllo della sua voce, e sussurrò: ‘Calma, ok? Così ti fai solo male. Calma.’

Maki annuì, cercando ora di calmarsi; lentamente riuscì a rilassare i muscoli degli arti, e poi tutti gli altri, mantenendo sotto controllo il proprio corpo – nei limiti del fattibile.

Fujima allora avanzò ulteriormente, a piccole spinte, fino a trovarsi del tutto dentro Maki. Il ragazzo continuava a gemere, ma la situazione sembrava migliorata.

‘Bene, bravo così.’, disse Fujima, mentre con attenzione si muoveva all’indietro e tornava in avanti con la prima spinta, che fece gemere Maki più forte. ‘Come va?’

Maki mugolò qualcosa, ma l’altro non si fermò ad aspettare la risposta e iniziò ad alzare il ritmo delle spinte; Maki ormai gemeva di qualcosa simile al piacere, mentre con le mani stringeva sempre più forte il copriletto.

Fujima che ansava sopra di lui era una strana sensazione di…

Maki che mugolava sotto di lui provocava in Fujima un crescente senso di possesso, di potere o di tranquillità ed equilibrio che egli non aveva mai provato. Maki era… Adesso… Tutto.

…One on One…

…Sempre davanti…All’obiettivo.

Sempre il numero uno…

 

Suo.

 

---- Chapter #12, The End

 

 

Hopelessly Addicted (by The Corrs)

Assuefatto senza speranza

 

Ho aperto gli occhi oggi

E sapevo che c’era qualcosa di differente

Ti ho visto in una maniera completamente nuove

Come se le nuvole fossero sparite, in qualche maniera.

 

Non so come ma improvvisamente sto cadendo

Ero così cieco

Ti ho amato per tutto il tempo

Adesso sono assuefatto senza speranza

Attratto senza speranza

 

Esprimo un desiderio oggi

E lo manderò in cielo

Per farci stare

Legati come ora per sempre

Anche se il mondo cambiasse

Perché nulla rimane lo stesso

So che sopravviveremo

 

Non so come ma improvvisamente sto cadendo

Ero così cieco

Ti ho amato per tutto il tempo

Adesso sono assuefatto senza speranza

Ovviamente abbiamo fatto qualcosa

 

Non so come ma improvvisamente sto cadendo

Ero così cieco

Ti ho amato per tutto il tempo

Adesso sono assuefatto senza speranza

Attratto senza speranza

Reagente chimicamente

Ovviamente abbiamo fatto qualcosa

Ti ho amato per tutto il tempo

Assuefatto senza speranza

Attratto senza speranza

Reagente chimicamente

Ovviamente abbiamo fatto qualcosa

Yeah, Ohh

 

 

 

 

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