EMBRACING THE ICE KNIFE
By B’n’R
Clowns (Can You See Me Now?) (by TATU)
Clown (Puoi vedermi ora?)
Puoi vedermi ora? Puoi
vedermi ora? Puoi vedere?
Tutto questo piangere
nell’aria,
posso dire che stava per
cadere attraverso le foreste fluttuanti nell’aria
Attraverso il tumultuoso
mare aperto.
Adesso bacio e corro
nell’aria. Lascia il passato, trova nessun luogo,
foreste fluttuanti
nell’aria, clown tutt’attorno a te.
I clown sono qui per
farti sapere dove ti lasci andare
Clown tutt’attorno, è
una croce che ho bisogno di portare
Tutto questo nero
crudele è giusto, questa è un’emergenza
Non nascondere gli occhi
da me, aprili e guardami.
Puoi vedermi ora? Puoi
vedere? Puoi vedermi ora?
Puoi vedere? Puoi
vedere? Puoi vedere?
Puoi vedere? Puoi
vedermi ora? Puoi vedere?
Puoi vedere? Puoi
vedermi ora?
Puoi vedermi ora? Puoi
vedere i clown che ti stanno attorno?
Puoi vedere? Puoi
vedere?
Puoi vedere? Puoi
vedermi ora?
Fluttuando, fluttuando,
fluttuando, fluttuando.
Guardami qui per aria,
senza che mi tenga a nulla
Ma resistendo quindi
stai attento, ho segreti che non condividerò.
Guardami qui, che ti
dedsidero. Se non lo nego contemplo il nostro desiderio.
Se ti chiedo di non
rimanere, i clown sono qui per farti sapere dove ti lasci andare
Clown tutt’attorno, è
una croce che ho bisogno di portare
Tutto questo nero
crudele è giusto,
questa è un’emergenza.
Non nascondere gli occhi da me,
aprili e guardami ora.
Puoi vedermi ora? Puoi
vedermi ora? Puoi vedere? Puoi vedere? Puoi vedere?
Jin, con la camicia sbottonata, avvinghiato a Maki e che gli baciava il collo. Maki con le mani infilate sotto la camicia dell’altro, accarezzava la schiena del suo kohai, tenendolo su con una mano sotto il sedere. Questa era la scena che si era man mano creata davanti agli occhi di uno shockato Kyota Nobunaga.
‘… Porca
Puttana…’, mormorò Jin.
Tienilo d’occhio, ogni tanto
(Shin’ichi’s List)
Chapter #11
Jin si
staccò da Maki, scendendo senza problemi dato che anche l’altro ragazzo
sembrava congelato sul posto.
‘Perché
non mi ha detto che lui era qui?!!’, urlò Jin.
‘…. Me n’ero dimenticato…’, mormorò Maki senza girarsi e continuando a fissare un punto impreciso sul muro opposto.
‘Come ha
fatto a dimenticarsene?!?’, Jin stava diventando isterico, nonché cremisi.
‘Sta
calmo, Jin…’, disse Maki, prendendolo per un braccio e risistemandogli più o
meno la camicia. ‘Risolvo tutto io. Niente panico.’
Il ragazzo
sembrava sul punto di scoppiare in lacrime.
‘Del
resto, così prima o poi sarebbe dovuta andare, no?’, continuò Maki. ‘Anche se
ho l’impressione che tu avessi altri piani, vero, Jin…?’, senza aspettare
risposta (che tanto non sarebbe venuta), il ragazzo si girò verso il loro
kohai, ancora impietrito sul posto.
‘Kyota. Mi
ero dimenticato di te, effettivamente…Ma di certo tu non credevi di essere
l’unico che non mi dispiace, vero?… Allora?’, disse Maki, passandosi una mano
tra i capelli e sbuffando. Nobunaga lo guardò con gli occhi dilatati
all’inverosimile e la bocca semiaperta a mo’ di pesce lesso, ma non produsse nessun
suono. Il senpai, allora, gli si
avvicinò, tirandolo di fianco a Jin, sul tavolino.
‘Suvvia,
Kyota, non è niente. Io e Jin… Giocavamo, nulla di terribile. Tu non mi
dispiaci affatto, Kyota, ma cerca di avere una mentalità più aperta, mh?’, Maki
accarezzò delicatamente la testa di Naga, continuando il suo discorso. ‘Anche
Jin non mi dispiace, e vedi che lui ha una mentalità più aperta, certo… E anche
tu dovresti davvero cercare di svilupparne una, altrimenti come farai qui al
Kainan? Le cose girano così… Sicuramente Jin apprezza anche te, vero, Jin?’
Davanti al
sorriso in attesa del suo senpai, Jin non seppe dir nulla; la sua mente in
compenso era piena di immagini di disgrazie future e prevedibili…
‘A te
piace, Jin, Kyota?’
‘Ah… Io…
No, io…’, balbettò la matricola risvegliandosi finalmente dal suo shock.
‘Sai che
sono uno che dice le cose direttamente, per cui se ti dico che non mi dispiaci,
è proprio quello che intendo; non voglio dire per strane vie che mi piaci… Ma
forse tu non avevi capito molto bene, vero, piccolo? Bhe, del resto, sei solo
una matricola, è comprensibile. Però non è ammissibile; spero che ora il
concetto ti sia più chiaro, sì?’
Gli occhi
di Naga si riempirono di lacrime, e Maki gli sorrise paternalisticamente: ‘Oh,
suvvia, suvvia… Non è il caso! Ti voglio molto bene lo stesso, no? Del resto,
sei mio.’, disse abbracciandolo. La matricola si attaccò disperatamente alla
giacca del senpai. Jin rimase al suo posto, senza riuscire a muoversi.
‘Allora,
visto che siamo tutti d’accordo sul fatto che non ci dispiaciamo, propongo di
raggiungere un accordo, vero Jin? Ma occhio a cosa fai sta volta…’, continuò
Maki guardando in maniera poco raccomandabile il suo secondo, che non battè
ciglio. ‘Visto ciò, e dato il fatto che tu sei mio (come del resto lo sono
tutti i miei giocatori), non ti dispiace, no?’
Kyota
finalmente emerse dal suo nascondiglio e chiese un flebile: ‘Cosa?’
Maki non
rispose, ma sorrise e si chinò a baciarlo, incastrando le mani nei suoi lunghi
capelli per meglio tenerlo fermo; misura inutile, dato che la matricola non si
mosse e dopo poco diede libero accesso al capitano nella sua bocca.
Jin era
sempre impietrito a guardare la scena.
Finalmente
l’avevo capito: lui non sarebbe mai potuto essere quella presenza predominante
nella vita di Nobunaga, quello scudo contro l’esterno del quale il ragazzo
aveva bisogno, quell’appiglio fino all’ultimo che era Maki. Non aveva più senso
combattere contro una cosa del genere. Kyota era completamente immerso in Maki,
lo si vedeva a stento spuntare dalla giacca della divisa del ragazzo più
grande. Grande in tutti i sensi.
Jin cadde
in ginocchio, senza cambiare espressione.
Maki si
staccò da Nobunaga, per respirare, rendendosi conto di essere più eccitato del
previsto; la matricola approfittò per abbracciarlo ancora più forte,
strofinando il volto sul suo petto. Sempre accarezzando la testa che gli stava
davanti, Maki si ricordò improvvisamente dell’altro suo kohai e si girò per
vedere che fine aveva fatto. Fu accolto da uno sguardo di marmo che lo spiazzò;
Jin non dava segni di vita, seduto sul pavimento, immobile.
A questo
non aveva pensato; non era così facile gestirne due… E Jin era pericoloso.
Lasciando
momentaneamente Nobunaga, Maki con due passi fu accanto all’altro e lo sollevò
di peso.
‘Ehi!
Sveglia!’, gli sussurrò. ‘Non lasciarmi a piedi adesso!’
Il ragazzo
non rispose, senza nemmeno cercare di stare in piedi.
Maki
allora decise di cambiare tattica, da bravo playmaker… Lasciando Jin sdraiato
sul tavolo, con le gambe dondolanti, chiamò a sé Naga, gli passò una mano sulle
spalle e gli disse all’orecchio:
‘Non ti
dispiace, Jin, vero? E allora, forza. Questa è la soluzione migliore per
tutti…’, e lo spinse verso l’altro ragazzo, facendo un passo di fianco per
godersi la scena.
Naga si
morse il labbro inferiore, lanciando un’occhiata obliqua a Maki; quindi,
avvicinatosi al tavolino dove il suo senpai giaceva senza dar segni di vita, ci
si arrampicò e si mise a cavalcioni sopra a Jin, di modo da potersi sporgere
avanti comodamente e raggiungere le sue labbra.
Il
problema era proprio quello: stava facendo la cosa giusta? O magari ancora una
volta aveva capito male le parole di Maki? Non voleva fare un’altra figura
magra… Sentiva gli occhi del capitano che lo fissavano, quasi volessero
trafiggerlo lì dov’era. Impegnato com’era a pensare, non si accorse che Jin
stava già dando segni di ripresa finchè il ragazzo non gli passò un braccio
dietro il collo per tirarlo giù e baciarlo delicatamente.
Era una
sensazione diversa da quella che aveva provato con Maki; Jin sapeva da qualcosa
di meno saporito, di meno caldo, di meno… Forte. Jin sapeva da…Delicato. Da
pioggia appena caduta, abbassando la temperatura di una giornata afosa,. Non
imponeva la sua presenza come Maki, di cui sentiva il calore ancora presente
sulle sue labbra, ma c’era. Confusamente, la matricola pensò che andava così
anche nella vita di tutti i giorni…
Jin
sembrava essersi ripreso abbastanza bene; Maki ridacchiò tra sé e sé. Il
ragazzo stava letteralmente divorando la matricola, tirandola a sé a viva forza
con le braccia; Nobunaga era ormai sdraiato sul suo senpai, quando quest’ultimo
con un colpo di reni rovesciò le loro posizioni, spalmando l’altro sul tavolino
e cominciando a lavorare sul suo collo, mentre gli sbottonava la camicia, come
Maki aveva fatto prima con lui. Avere Nobunaga (anche se non era proprio questa
l’idea di aver Nobunaga che aveva lui in mente) era meglio di niente… Anzi, era
tutto quello che poteva avere – e, come gli stavano trasmettendo tutti i suoi
terminali nervosi, MOLTO meglio di niente.
Apertagli
la camicia, Jin scese per baciargli il petto, fermandosi a leccare la pelle più
tenera appena al di sopra dello sterno e provocando un lamento da parte di
Nobunaga; visto il successo ottenuto, Jin si scatenò con ulteriore foga,
saltando tutti i convenevoli che aveva in agenda e cominciando a sbottonare i
pantaloni del suo kohai, per infilarci dentro una mano non appena il suo esile
polso riuscì a passare.
Tutto
accadde abbastanza in fretta: Jin strinse la mano attorno al suo obiettivo, con
forza; Nobunaga cacciò un urlo tra lo spaventato, il sorpreso e l’eccitato;
Maki in tre passi fu lì, per afferrare Jin per il retro del colletto della
camicia, tirarlo indietro, prendere la sua mano e disincastrarla da dove si era
infilata.
Nobunaga
si ritrovò a sedere, ansando velocemente, davanti ad un altrettanto ansimante
Jin, che ancora era seduto sulle sue gambe, con un braccio di Maki attorno al
collo. I due ragazzi più giovani si guardavano direttamente negli occhi, increduli.
Poi Jin allungò le braccia, afferrò Nobunaga per le spalle e lo tirò a sé,
abbracciandolo e appoggiando il mento sulla sua testa; Kyota ricambiò la
stretta, accostando il viso alla spalla dell’altro. Maki lasciò andare la
presa, passando una mano sulla testa di Jin e una su quella di Nobunaga,
accarezzandole.
Nessuno
disse più niente.
***
Nei giorni
seguenti, Akane e Akogare si resero conto che Jin e Nobunaga le stavano
letteralmente evitando. Dopo aver assistito agli ultimi sviluppi e alla disperazione
del loro sudetto senpai, le due facevano fatica a spiegarsi questa freddezza
nei loro confronti… Anche se non si poteva proprio parlare di freddezza; forse
una definizione migliore sarebbe stata ‘calura’: non appena le vedevano, i due
si facevano prendere dal panico, cambiavano colore e diventavano subito
occupatissimi con qualche strana attività da svolgersi molto lontano. E all’ora
di pranzo sparivano.
Akogare
sosteneva che ci fosse sotto qualcosa; Akane ne era sicura, ma preferiva far
finta di niente. Pareva che le cose si fossero risolte senza nessun intervento
da parte loro. O almeno lo speravano.
Fu in
questo clima di isolamento che una domenica mattina Akogare si vide arrivare a
casa Fujima.
Era una
giornata soleggiata di inizio giugno, ormai. Anche il vento era diminuito,
lasciando spazio ad un’afa, fortunatamente ancora leggera. Si prevedeva
un’estate molto, molto calda.
Presentandosi
sulla porta di casa Katawa, Fujima vestiva un paio di pantaloni neri e una
semplice maglietta a maniche corte grigio-chiara… Ma tanto lui sta bene con
tutto, non serve descrivere come si veste.
Notabile
invece era il fatto che portava un sorriso mesto e una grossa insegna luminosa
con su scritto ‘Sorry’.
Akogare fu
piuttosto sorpresa della visita; tra l’altro la casa era in una confusione
totale, con le cose di Sendo sparse fino in salotto. Inciampando su una scarpa
da ginnastica sparsa, Ako fece accomodare Fujima in cucina, unico luogo dove
non si correva il rischio di uccidersi al solo camminare.
Un certo
silenzio teso ciondolava tra i due e la lattina di Pocari situata in mezzo a
loro.
‘Ahem… Il
fatto che Sendo non sia ancora qui presumo significhi che in questo momento è
fuori…’
Akogare
annuì, innervosita e sollevata allo stesso tempo.
‘Quindi
siamo soli in casa?’, continuò Fujima guardandosi lentamente attorno. Akogare
annuì di nuovo.
‘Bene.’,
sorrise il Senpai. ‘…’
Il
silenzio scese di nuovo. Fujima sembrò un paio di volte sul punto di iniziare a
parlare, ma non lo fece. Poi con un gesto stizzito scosse la testa e attaccò:
‘Bhe,
andiam per gradi e iniziamo dall’inizio. Come sta Maki?’
Akogare fu
presa in contropiede da questa domanda. ‘Prego?!’
‘Sì… Come
sta, Maki, Maki Shin’ichi?’
Ako si
rabbuiò in volto: ‘Non lo so. Si è dileguato.’
‘Oh. Forse
l’ho convinto a lasciarti in pace…’, sorrise un pochino Fujima. ‘Per cui è
sparito. Meglio. … Io e lui stiamo insieme, sai? Da tre anni, quasi…’
Se Akogare
avesse avuto qualcosa in bocca, l’avrebbe sicuramente sputato poco
cerimoniosamente. Fortunatamente non l’aveva, per cui Fujima non si accorse
troppo della reazione alla sua rivelazione. Tanto l’avrebbe comunque mal
interpretata.
La ragazza
si limitò a strabuzzare gli occhi e a commentare: ‘Addirittura.’
‘Volevo
solo dirtelo per mettere le cose ben in chiaro. A parte te, non lo sa nessuno.’
Akogare
non ce la fece proprio più e scoppiò a ridere: ‘A parte me?! E Jin-san e Akane
dove li lascia!’
Fujima la
squadrò, appoggiando lentamente la lattina di Pocari sul tavolo: ‘Cosa vuoi
dire, scusa?’
Akogare si
pentì immediatamente di quello che aveva detto; mai giocare col fuoco…
‘Ahem…’,
tossichiò lei. ‘Sì… Jin-san l’ha scoperto qualche tempo fa… Saranno due
settimane. E anche Akane, e io, ovviamente.’
Il ragazzo
non disse nulla, incupendosi all’inverosimile. ‘E Maki lo sa?’
‘Di noi,
no. … Cioè, di me e Akane. E di Jin non saprei…’
‘Maledetto…’,
borbottò Fujima. ‘Era questo che intendeva dicendo che Jin si impiccia di fatti
che non lo riguardano…’
La ragazza
decise allora di non dir più nulla; un solo piccolo passo falso poteva portare
tutto al tracollo. Le venne in mente Maki che baciava Naga…
‘Maki mi
ha abbordato alla fine della prima partita che abbiamo giocato uno contro
l’altro.’, cominciò all’improvviso il ragazzo. ‘Allora… Non era così… Così,
insomma. Era molto più infantile. Più duttile, più sopportabile. L’età lo sta
rovinando. Anche il Kainan, temo… Non ci voleva molto a capire che gli piacevo.
Era divertente prenderlo in giro, stuzzicarlo… Lo è tutt’ora. Ma adesso lui è
veramente una disgrazia; ultimamente è anche peggiorato. Dorme in piedi, gli
parlo e non mi ascolta, dev’essere la vecchiaia…’, ridacchiò poi alla fine,
imbarazzato.
Akogare
ascoltò tutto il discorso senza interromperlo, con un fastidioso chiodo che le
martellava il cervello, ricordandole tutto quello che sapeva delle attività di
Maki e di quanto volesse bene al suo Senpai. Poi qualcos’altro le bisbigliava
che l’adorato Senpai aveva tradito la sua fiducia, e che ben gli stava se Maki
lo mollava.
‘Insomma,
è proprio invadente; vuol sempre sapere tutto quello che faccio, dove vado e
con chi sto… Ovviamente io non glielo dico, che si faccia i fatti suoi.
Comunque, ogni tanto viene a chiedermi se so qualcosa di questo o di quello
(figurati che è mi ha chiesto che fine aveva fatto Tachibana Akane… Non so se
te lo ricordi, quel disgraziato acidulo…Quello che odia le cose agre…), e anche
tu rientravi in una di quelle domande. Mi servono per tenerlo sott’occhio, per
assicurarmi che comunque vada mi deve un favore… Altrimenti finisce per
prendersi troppe libertà ed è troppo insopportabile… Ah.’, il ragazzo si
interruppe di colpo. ‘Scusa. Sto parlando come una mitragliatrice dei fatti
miei. Ma non ho nessuno altro con cui parlarne, ehm…’, sorrise arrossendo.
Akogare fu
attaccata dai sensi di colpa.
‘Non mi
fido a parlarne con nessuno, io del resto… Io sono il capitano dello Shoyo e
non è proprio il caso che si sappia in giro che… Sì, bhe…’
‘Non si
preoccupi. Maki tiene Jin sotto controllo, lui non dirà niente a nessuno…
Piuttosto, se non è troppo farmi gli affari suoi, se Maki è così Maki anche con
lei, perché non lo lascia e mette una bella pietra sopra il tutto?’
Fujima
divenne verde e distolse lo sguardo. ‘Io… No.’
Akogare
annuì, guardando fuori dalla finestra. Alla faccia della bella giornata.
Il ragazzo
si alzò in piedi. ‘Adesso si sta facendo tardi. Meglio che vada.’
‘Sì…’,
disse Ako seguendolo fino alla porta. ‘Anche io devo uscire.’
I due
camminarono insieme fino alla stazione.
‘Allora,
ci vediamo.’, sorrise Fujima.
Akogare
annuì. ‘Arrivederci.’
‘Tieni
d’occhio Maki, ogni tanto.’
Rimasta
sola, Akogare si affrettò a salire sul treno in direzione opposta a quella
presa da Fujima, per recarsi a casa di Akane.
***
‘Ciao.
Disturbo?’, chiese Akogare sulla porta di casa Tsukuri.
‘Figurati,
entra. Akira-san e Kaede sono fuori a correre, comunque…’, rispose Akane,
andando con l’amica in cucina.
‘Meglio,
meglio…’, borbottò l’altra.
‘Del the
freddo?’
‘Grazie.’
Le due
stettero un po’ zitte, mentre Akane andava a prendere la bevanda, e poi Ako
iniziò:
‘Ho fatto
pace con Fujima-san, ma è l’unico lato positivo della faccenda.’
‘Ah, sì?’,
chiese l’altra sedendosi davanti a lei. ‘Bene. Quando?’
‘E’
passato stamattina. Da non credersi. Ha rantolato imperterrito su Maki per un
pezzo, iniziando con qualcosa del tipo “Maki è il mio ragazzo”… Inquietante, te
lo dico io…’
‘Oh. Ma
Maki lo sa?’
‘Bella
domanda! Penso che il Vecchio Maniaco non sappia quanto Fujima-san tiene a lui
– non c’è da biasimarlo… Il senpai è ermetico, per quanto riguarda certe cose…
Mi ha stupito, oggi, davvero!’
‘Perché,
forse si accorge di quanto Naga tenga a lui??’
Akogare
non rispose.
‘Mi è
scappato che tu e Jin sapete che loro stanno insieme, ma non sono riuscita
proprio a dirgli che Maki gli mette le corna, sia con Jin che con Nobunaga. … Dici
che ho fatto bene?’
‘Dico che
prima di fare qualcosa vieni a parlarne con me, come da programma. Comunque,
sì, meglio non buttare benzina sul fuoco; se non è stupido, il solo indizio che
Jin sa qualcosa lo metterà sulla buona strada.’
‘Mh… E’
già sulla buona strada, il mio Senpai!’, sorrise Akogare.
‘E allora
questa è quanta benzina basta. Piuttosto… Come facciamo con Jin e Naga, se non
vogliono dirci nulla?’
‘Bhe…
Hanno combinato qualcosa, questo è certo… Direi di indagare. Magari si può
spedire Fujima-san a chiederlo al Vecchio…’, propose Ako.
‘Diamo
sempre per scontato che Maki centri, mh?’
‘Certo.
Perché non dovremmo? Lui centra in tutto…’
‘Mh…Probabilmente
hai ragione. Del resto, l’unica possibilità in cui Maki non centri è che Nobu e
Jin si siano messi insieme, ma allora non mi spiegherei le fughe precipitose.
No… Dev’esserci qualcosa che ha a che fare con Maki, lì… Non vorrei mai che
fosse riuscito a portare a termine i suoi loschi piani…’
‘Ma bene…
Comunque, se Maki avesse fatto qualche mossa, Jin e Naga verrebbero a dircelo,
no?… No?’
‘Probabilmente
sì. Che senso avrebbe scappare? Potrebbero almeno far a finta di niente.’
Le due
ragazze rimasero di nuovo zitte, davanti a due bicchieri vuoti di the.
Sentirono
poi la porta d’entrata aprirsi, e Sendo che chiamava: ‘Siamo tornati.’
‘Bentornati.’,
rispose Akane andando loro incontro, con Akogare in coda. ‘Volete qualcosa da
bere?’
‘Prima se
non ti dispiace faccio la doccia…’, rispose Akira, sorridendo, mentre Rukawa
torturava il gatto sul divano.
‘Prego. Il
suo asciugamano è nell’anticamera del bagno…’, disse Akane, mentre Sendo si
dirigeva di sopra.
Akogare la
guardò allibita: ‘Da quando ha messo radici qui?’
‘Oh, bhe,
da una decina di giorni; va tutte le mattine a correre con Kaede…’, rispose
Akane, per poi aggiungere poi sottovoce: ‘Si guardano bene dal giocare insieme,
comunque… Penso siano gelosi delle loro tecniche…’
L’altra
ragazza andò a piangere in un angolo sulle sue disgrazie, mentre Akane
preparava dell’altro the freddo.
‘Uffi… Non
è giusto… Qua nessuno mi dice niente… Nemmeno più Naga…’, piagnucolava Akogare.
‘Rukawa-kun!’, esclamò attaccandosi al braccio del ragazzo. ‘Dimmi almeno tu
qualcosa… Ti prego…’
‘… … … …
Nh… Katawa. Ho fame.’, commentò Kaede.
‘… Anche
io!! E’ quasi ora di pranzo!!’
‘Dì ad
Akane di fare qualcosa…’
‘Sì! Vado
subito!’
La ragazza
scattò verso la cucina, dove una volta arrivata si mise a ballare: ‘Rukawa-kun
mi ha parlato! Rukawa-kun mi ha parlato! E ha fame, per cui la dieta è finita.
Aka-chan, mi fermo qui a pranzo, io! E anche Akira, credo. Chessemagna?’
Akane la
guardò preoccupata e poi rispose, sbuffando: ‘Insalata di riso.’
‘Chebbello!
Chebbello! Io, Rukawa-kun, il signor Gatto e l’insalata di riso!’
‘Ti ha
parlato anche il signor Gatto?’
‘No,
adesso provvedo subito! Signor Gaaaattooo!!’
***
‘Buon
appetito!’, dissero Akira e Akogare in coro, prima di lanciarsi sulla famosa
insalata di riso.
‘Grazie
altrettanto.’, rispose Akane con poco entusiasmo.
‘Nh…’,
commentò Kaede.
Dopo un
po’ di ingozzamenti, Sendo prese la parola:
‘Mh,
Rukawa…. Rukawa, non ho niente da dirti, però vorrei parlare lo stesso con te…
E’ una bella giornata, oggi, no?’
Akane e
Akogare sputarono tutto nei rispettivi piatti. ‘Nh…’, rispose Rukawa.
‘Ako,
tutto bene? Qualcosa non va?’
‘Chi, io,
no.’, rispose debolmente Akogare, ancora tossendo.
‘Dicevo
che è una bella giornata… Approposito, oggi è già il 6 giugno… Tra una decina
di giorni giocate con lo Shoyo.’
‘Sì.’
‘Pensate
di vincere?’
‘… (Si
capisce.)’
‘Domani è
il compleanno di Fujima-san!’, esclamò Akogare tutta contenta.
Akira la
guardò malissimo: ‘E allora?’
‘Niente,
niente, scusa…’, disse lei, accorgendosi che anche Rukawa la guardava male.
‘Scusate…’
‘Dicevamo…
Hanno una media dell’altezza molto alta, a parte Fujima-san, che è un nano.’, continuò
imperterrito Sendo. ‘Sempre che abbia intenzione di giocare, contro di voi..’
‘Nh.’
‘Mh… Il
loro centro, Hanagata-san, è davvero uno stangone… Una sequoia con gli
occhiali, insomma; non mi sono mai piaciuti, quegli occhiali… Hanno una
montatura assurda, tu che ne dici Ako?’
‘Che sono
orribili, e anche Hanagata-san.’
‘Ecco, per
l’appunto. Anche tu sarai d’accordo con noi, Akane.’
‘Mh… Non
so chi sia sto Hanagata…’
‘Oh, bhe,
lo riconoscerai subito: è il più alto, il più occhialuto e (tragico a dirsi) il
più vedibile di tutta la squadra; questo ovviamente non contando Fujima-san,
che tra l’altro sono sempre attaccati…’
‘….Ahem…
Non ho mai visto nemmeno Fujima-san…’
‘Ah, ma
non importa, lo riconoscerai subito; lui è tanto bello che brilla! Come
Kisaragi Seiji! WOW! E poi ha un portamento regale…’
‘Basta,
Akogare! Kaede si sta addormentando sul piatto!’, esclamò Akane. ‘Vorrei
evitarlo, se possibile. Akira-san, torni a parlare di basket… SUBITO!’
Mentre
Akogare piangeva nel suo angolino, Sendo riprese il discorso da dov’era
rimasto:
‘Poi… Ah,
bhe, se passate lo Shoyo, dovrete vedervela con noi e col Kainan… Forse con il
Takezato, credo…’
‘Stai meno
a dire che dovranno vedersela con te, Maki, Jin-san e Naga…’, commentò Akogare.
‘Io
marcherò te, Rukawa… Sì, sì…’
‘Tanto
marcherai anche tutti gli altri, dove sta la differenza?’
‘Mh…. Che
presterò più attenzione a Rukawa, sì sì…E poi dovrò marcare Maki…’
‘Akira-san,
non gli si avvicini troppo, che morde…’, consigliò Akane.
‘Sì, hai
ragione… Ma in fondo se Fujima-san, che lo marca sempre strettamente, è
sopravvissuto per tre anni, no?’
‘Ahem… E
voi, Kaede, come farete con il… mh… Kainan?’
‘… Al
solito…’
Akane
annuì, mentre gli altri due si guardavano perplessi.
‘Akane,
pensi che Kyota tirerà su qualche casino per quel… AHIO! Akoooooo….’, protestò
Akira dopo che Akogare gli aveva mollato una pedata.
‘Shhht!’
‘Ma,
Akane, non hai detto niente a Rukawa di Kyota?’
‘Akira-san.
Lei ha già combinato abbastanza guai alla situazione attuale. Veda di non farne
altri.’, tagliò corto la ragazza.
‘Oh… Ma…
Siete senza pietà…’, piagnucolò Sendo.
‘Mhhh?’,
chiese Rukawa sollevando lo sguardo dal piatto e fissando l’altro ragazzo, che
gli sorrise imbarazzato, mentre Akogare scoppiava a ridere senza motivo (?).
***
La pausa
pranzo del 10 giugno era deserta come il solito; Akane e Akogare stavano sedute
in classe, a mangiare. All’improvviso, ad Ako cominciarono a contrarsi i
muscoli, prima quelli delle mani, poi le gambe e quindi quelli di tutto il
corpo.
‘Akogare,
i tuoi lineamenti sono come impazziti…’, commentò Akane preoccupata. L’altra
ragazza si alzò in piedi e cacciò un urlo.
‘AAAAARGH!!!!
Non ne posso piùùùù! Dove sono quei due disgraziati!? E’ quasi un mese che ci
evitano!! Non è possibile! Akane! Senti questo piano! Tu adesso vai e trovi il
Vecchio, e lo tieni lì fermo con una qualsiasi scusa, basta che sia lunga! Io
nel frattempo, vado a vedere dove sono Jin-san e Naga e prendo nota se stanno
aspettando il Vecchio o no, e se lo stanno facendo… Cioè, se stanno aspettando
il Bavoso, ti mando un messaggio e tu lo uccidi! Hai il mio arco! E la mia
ascia, e la spada di Naga… E… Elrond verrà con te! Vola e colpisci! Intanto
vado pure io, e prenderò Legolas… Sì…’, e così Akogare partì di corsa con
l’elfo a braccetto.
Akane
rimase immobile per un po’, poi si girò con aria interrogativa verso Elrond,
che la guardò con saggezza e disse: ‘Akane… YOU’ve got a problem...’, dopo di
che prese il telefono che squillava e sparì, uscendo da Matrix.
Akane
rimase immobile.
Sob.
***
Dalla sua
postazione sopraelevata al secondo piano, Akane individuò senza problemi
l’obiettivo in movimento in giardino. Si stava rapidamento dirigendo verso la
palestra numero 1. Dopo aver spedito un messaggio ad Ako con scritta la
probabile destinazione del Vecchio, la ragazza scattò giù per le scale per
raggiungere Maki prima che egli potesse arrivarci. Il problema era… Di cosa
doveva parlargli?
Akane
inchiodò davanti al ragazzo, obbligandolo a fermarsi, con un’aria perplessa.
‘Tsukuri?’
‘Oh, vedo
che ha imparato il mio nome, Vec… Ahem, Maki-san...’
‘Che c’è?
Vado di fretta.’
‘Volevo
solo chiederle come mai si è accanito così tanto contro me ed Akogare, dato che
non le abbiamo mai fatto nulla.’
Il ragazzo
sgranò leggermente gli occhi, per poi sorridere in uno strano modo: ‘Non mi
sembra di aver fatto niente di così terribile.’
‘Le sembra
male. Ci ha perseguitato dal primo giorno di scuola. Vorrei sapere perché.’
‘Oh,
suvvia, Tsukuri. Tu eri d’impiccio a Kyota, e lui era d’impiccio a te, io ti ho
solo aiutato a liberartene…’, disse lui riprendendo a camminare e cercando di
scansarla.
‘Per
sostituirsi a me?’
Akane si
ritrovò a chiedere quello che non avrebbe mai dovuto o voluto chiedere. Ma la
frittata era fatta.
Maki si
girò lentamente per tornare a fissarla.
‘Hai parlato…
Con Jin, vero?’, disse, avanzando su di lei.
La
ragazza, percependo un principio di panico, non seppe far di meglio che
contrattaccare:
‘Lei non
dovrebbe andare in giro a baciare i suoi kohai in pubblico. Poi la vedono.’,
sorrise cercando di sembrare rilassata.
‘… Hai
parlato con Jin.’
‘Ho
parlato con… nessuno. L’ho vista, ecco. Lei ha delle mire su Naga, vero? Lo
ammetta una volta buona. Vuole mettergli le mani addosso!’
Maki fece
un sorriso tirato: ‘Se avessi voluto mettergli le mani addosso, lo avrei già
fatto!’
‘Allora è
innamorato di lui?!’
‘Certo che
no!’
‘E allora
che cazzo?!’
‘…’, Maki
a questo punto si ritrovò senza parole.
‘Io l’ho
visto che lo baciava! O è innamorato di lui o vuole farselo!!!’
‘E’ lui
che mi sta dietro. Io gli do solo un contentino ogni tanto!’, urlò Maki
sorridendo.
‘…..Ah!’,
esclamò Akane guardando oltre la spalla del suo senpai. ‘Naga!’
Maki
divenne verde, poi blu e poi si girò lentamente.
Ovviamente
era una finta.
‘TSUKURI!
Ma stiamo scherzando?! Deficiente!!!’
‘… Allora?’,
chiese Aka con un sorriso alla ‘ti ho fregato’ e ‘ne sono molto fiera’.
‘Allora?’
Maki
deglutì visibilmente, cercando di riacquistare la sua flemma leggendaria. ‘Non
è il caso che i kohai vengano sbattuti con tanta violenza di fronte alla
verità…’, sorrise poi.
‘Il fatto
che anche io sia un kohai non la disturba minimamente…’
‘No. Non
sei sulla mia lista di preservamento kohai da crude verità…’
‘Shin’ichi’s
List…’, borbottò Akane.
‘Adesso
che ti sei fatta gli affari miei per bene, penso di potermene anche andare.
Saluti al tuo ragazzo, Tsukuri. Bella partita quella di ieri. Peccato che la
prossima sarà la sua ultima, vero?’, disse Maki avviandosi e agitando una mano
in segno di saluto.
‘Sì,
saluti al suo!’, gli urlò Akane, per poi mettersi a correre in direzione
inversa, facendo uno squillo ad Ako per avvisarla che il Vecchio stava
arrivando.
‘Il mio
cosa?’, si chiese il ragazzo mentre proseguiva per i fatti suoi.
***
Akane era
stravaccata sulla sua sedia, in classe, quando Ako arrivò di corsa.
‘Anf anf…
Erano proprio in palestra! Stavano sicuramente aspettando “qualcuno”, da come
si muoveva Naga! Era così nervoso… E poi… Ah, bhe, ovviamente io ero nascosta
nel posto più nascosto degli spalti (io me ne intendo), e ad un certo punto
Jin-san ha baciato Naga!’, bisbigliò la ragazza buttandosi sulla sua sedia, lì
di fianco. ‘Da non credere! E mentre… Si baciavano, è arrivato Maki, ma era di
pessimo umore, a giudicare dalle rughe. Naga lo ha abbracciato e ah bhe, gli ha
infilato la mano sotto la camicia e sì, bhe… Niente, hanno armeggiato un po’,
ma il bello è che non solo Jin-san era lì, ma si dava anche da fare… Oh, bhe,
essendo in palestra, più che levare la camicia a Naga non hanno fatto, però…’,
la ragazza scosse la testa, arrosendo. ‘E poi se ne sono andati… Negli
spogliatoi, credo…Eh…’
‘Stai
cominciando a parlare come Naga…’, commentò Akane. ‘Per cui è così che stanno
le cose…’, la ragazza stava fissando intensamente il banco, con un’espressione
sull’abbattuto andante.
‘E questo
è quanto…Quanto succede alle spalle di Fujima-san…’, concluse Akogare mentre
nella mente le echeggiavano le parole di Naga… “Bhe è evidente che Aka-chan
ormai è partita per Jin-san”.
‘Akane,
sei innamorata di Jin-san?’
Akane
sbiancò. ‘Ma che vai a pensare! Jin-san è innamorato di Naga!’
‘Bhe, ma…’
‘Ma
niente! Piuttosto, io e Maki abbiamo avuto un’interessante conversazione. Non
sapendo cosa inventarmi, gli ho chiesto perché ce l’aveva con noi, e poi gli ho
detto che lo avevo visto baciare Naga. Gli ho chiesto se era perché voleva che
noi ci levassimo dai piedi, così lui aveva campo libero con Naga. E lui ha risposto che se lo voleva se lo
prendeva, che è Naga ad andargli dietro e che lui ci stava solo per pietà;
quindi ha detto qualcosa sul fatto che c’è una lista di matricole che vanno
preservate dalla crudele verità e che noi non ne facciamo parte.’
‘Mh…
Shin’ichi’s List. Noi dobbiamo già far parte della
lista nera, con Watanabe-senpai, e non possiamo certo rientrare anche in quella
salvataggio specie in via d’estinzione.’
‘Mh… Chi
se ne frega.’
‘Cosa?’
‘Al
diavolo tutto…’
---- Chapter #11, The End
P.S. Ai tte Eien Desu ka? (from Fushigi Yuugi)
(P.S. il
loro “amore” è eterno?)
Le scrivo
ora dopo molte esitazioni. Raccolgo il mio coraggio…
Lei mi ha
insegnato cose che non avrei imparato nei libri.
Come, per
esempio, non arrendersi, e non farsi dominare dalla paura
E quanto
meravigliosa certa gente possa essere. Lei mi ha insegnato queste cose
meravigliose.
Volevo
solo dirLe “grazie”, perchè ero troppo timido per dirglieLo prima.
Anche se
non ero molto forte allora, non dimenticherò mai i giorni passati con Lei.
Ogni volta
che mi chiedono qual è il significato dell’amicizia, rispondo “io ci credo!”
Dopotutto,
ci crediamo, non è vero? che non ha importanza quanto lontani possiamo essere
In momenti
difficili, guarderemo verso le stelle e diremo “Non sono solo”
E
continueremo le nostre rispettive, separate vite.
Un giorno,
voglio descrivere a tutti il ricordo del Suo sorriso che mi diede coraggio
Non ha
importanza quante volte ci diciamo addio, ci incontreremo di nuovo sicuramente!
Con un
miracolo.
P.S. A
proposito, il loro amore è ancora eterno?