EMBRACING THE ICE KNIFE

By B’n’R

Capitolo n° 11

 

 

Clowns (Can You See Me Now?) (by TATU)

Clown (Puoi vedermi ora?)

 

Puoi vedermi ora? Puoi vedermi ora? Puoi vedere?

 

Tutto questo piangere nell’aria,

posso dire che stava per cadere attraverso le foreste fluttuanti nell’aria

Attraverso il tumultuoso mare aperto.

Adesso bacio e corro nell’aria. Lascia il passato, trova nessun luogo,

foreste fluttuanti nell’aria, clown tutt’attorno a te.

 

I clown sono qui per farti sapere dove ti lasci andare

Clown tutt’attorno, è una croce che ho bisogno di portare

Tutto questo nero crudele è giusto, questa è un’emergenza

Non nascondere gli occhi da me, aprili e guardami.

 

Puoi vedermi ora? Puoi vedere? Puoi vedermi ora?

Puoi vedere? Puoi vedere? Puoi vedere?

Puoi vedere? Puoi vedermi ora? Puoi vedere?

Puoi vedere? Puoi vedermi ora?

Puoi vedermi ora? Puoi vedere i clown che ti stanno attorno?

Puoi vedere? Puoi vedere?

Puoi vedere? Puoi vedermi ora?

Fluttuando, fluttuando, fluttuando, fluttuando.

 

Guardami qui per aria, senza che mi tenga a nulla

Ma resistendo quindi stai attento, ho segreti che non condividerò.

Guardami qui, che ti dedsidero. Se non lo nego contemplo il nostro desiderio.

Se ti chiedo di non rimanere, i clown sono qui per farti sapere dove ti lasci andare

Clown tutt’attorno, è una croce che ho bisogno di portare

 

Tutto questo nero crudele è giusto,

questa è un’emergenza. Non nascondere gli occhi da me,

aprili e guardami ora.

 

Puoi vedermi ora? Puoi vedermi ora? Puoi vedere? Puoi vedere? Puoi vedere?

 

 

 

 

Jin, con la camicia sbottonata, avvinghiato a Maki e che gli baciava il collo. Maki con le mani infilate sotto la camicia dell’altro, accarezzava la schiena del suo kohai, tenendolo su con una mano sotto il sedere. Questa era la scena che si era man mano creata davanti agli occhi di uno shockato Kyota Nobunaga.

‘… Porca Puttana…’, mormorò Jin.

 

Tienilo d’occhio, ogni tanto

(Shin’ichi’s List)

Chapter #11

 

Jin si staccò da Maki, scendendo senza problemi dato che anche l’altro ragazzo sembrava congelato sul posto.

‘Perché non mi ha detto che lui era qui?!!’, urlò Jin.

‘…. Me n’ero dimenticato…’, mormorò Maki senza girarsi e continuando a fissare un punto impreciso sul muro opposto.

‘Come ha fatto a dimenticarsene?!?’, Jin stava diventando isterico, nonché cremisi.

‘Sta calmo, Jin…’, disse Maki, prendendolo per un braccio e risistemandogli più o meno la camicia. ‘Risolvo tutto io. Niente panico.’

Il ragazzo sembrava sul punto di scoppiare in lacrime.

‘Del resto, così prima o poi sarebbe dovuta andare, no?’, continuò Maki. ‘Anche se ho l’impressione che tu avessi altri piani, vero, Jin…?’, senza aspettare risposta (che tanto non sarebbe venuta), il ragazzo si girò verso il loro kohai, ancora impietrito sul posto.

 

‘Kyota. Mi ero dimenticato di te, effettivamente…Ma di certo tu non credevi di essere l’unico che non mi dispiace, vero?… Allora?’, disse Maki, passandosi una mano tra i capelli e sbuffando. Nobunaga lo guardò con gli occhi dilatati all’inverosimile e la bocca semiaperta a mo’ di pesce lesso, ma non produsse nessun suono. Il senpai, allora,  gli si avvicinò, tirandolo di fianco a Jin, sul tavolino.

‘Suvvia, Kyota, non è niente. Io e Jin… Giocavamo, nulla di terribile. Tu non mi dispiaci affatto, Kyota, ma cerca di avere una mentalità più aperta, mh?’, Maki accarezzò delicatamente la testa di Naga, continuando il suo discorso. ‘Anche Jin non mi dispiace, e vedi che lui ha una mentalità più aperta, certo… E anche tu dovresti davvero cercare di svilupparne una, altrimenti come farai qui al Kainan? Le cose girano così… Sicuramente Jin apprezza anche te, vero, Jin?’

Davanti al sorriso in attesa del suo senpai, Jin non seppe dir nulla; la sua mente in compenso era piena di immagini di disgrazie future e prevedibili…

 

‘A te piace, Jin, Kyota?’

‘Ah… Io… No, io…’, balbettò la matricola risvegliandosi finalmente dal suo shock.

‘Sai che sono uno che dice le cose direttamente, per cui se ti dico che non mi dispiaci, è proprio quello che intendo; non voglio dire per strane vie che mi piaci… Ma forse tu non avevi capito molto bene, vero, piccolo? Bhe, del resto, sei solo una matricola, è comprensibile. Però non è ammissibile; spero che ora il concetto ti sia più chiaro, sì?’

Gli occhi di Naga si riempirono di lacrime, e Maki gli sorrise paternalisticamente: ‘Oh, suvvia, suvvia… Non è il caso! Ti voglio molto bene lo stesso, no? Del resto, sei mio.’, disse abbracciandolo. La matricola si attaccò disperatamente alla giacca del senpai. Jin rimase al suo posto, senza riuscire a muoversi.

 

‘Allora, visto che siamo tutti d’accordo sul fatto che non ci dispiaciamo, propongo di raggiungere un accordo, vero Jin? Ma occhio a cosa fai sta volta…’, continuò Maki guardando in maniera poco raccomandabile il suo secondo, che non battè ciglio. ‘Visto ciò, e dato il fatto che tu sei mio (come del resto lo sono tutti i miei giocatori), non ti dispiace, no?’

Kyota finalmente emerse dal suo nascondiglio e chiese un flebile: ‘Cosa?’

Maki non rispose, ma sorrise e si chinò a baciarlo, incastrando le mani nei suoi lunghi capelli per meglio tenerlo fermo; misura inutile, dato che la matricola non si mosse e dopo poco diede libero accesso al capitano nella sua bocca.

 

Jin era sempre impietrito a guardare la scena.

Finalmente l’avevo capito: lui non sarebbe mai potuto essere quella presenza predominante nella vita di Nobunaga, quello scudo contro l’esterno del quale il ragazzo aveva bisogno, quell’appiglio fino all’ultimo che era Maki. Non aveva più senso combattere contro una cosa del genere. Kyota era completamente immerso in Maki, lo si vedeva a stento spuntare dalla giacca della divisa del ragazzo più grande. Grande in tutti i sensi.

Jin cadde in ginocchio, senza cambiare espressione.

 

Maki si staccò da Nobunaga, per respirare, rendendosi conto di essere più eccitato del previsto; la matricola approfittò per abbracciarlo ancora più forte, strofinando il volto sul suo petto. Sempre accarezzando la testa che gli stava davanti, Maki si ricordò improvvisamente dell’altro suo kohai e si girò per vedere che fine aveva fatto. Fu accolto da uno sguardo di marmo che lo spiazzò; Jin non dava segni di vita, seduto sul pavimento, immobile.

A questo non aveva pensato; non era così facile gestirne due… E Jin era pericoloso.

 

Lasciando momentaneamente Nobunaga, Maki con due passi fu accanto all’altro e lo sollevò di peso.

‘Ehi! Sveglia!’, gli sussurrò. ‘Non lasciarmi a piedi adesso!’

Il ragazzo non rispose, senza nemmeno cercare di stare in piedi.

Maki allora decise di cambiare tattica, da bravo playmaker… Lasciando Jin sdraiato sul tavolo, con le gambe dondolanti, chiamò a sé Naga, gli passò una mano sulle spalle e gli disse all’orecchio:

‘Non ti dispiace, Jin, vero? E allora, forza. Questa è la soluzione migliore per tutti…’, e lo spinse verso l’altro ragazzo, facendo un passo di fianco per godersi la scena.

 

Naga si morse il labbro inferiore, lanciando un’occhiata obliqua a Maki; quindi, avvicinatosi al tavolino dove il suo senpai giaceva senza dar segni di vita, ci si arrampicò e si mise a cavalcioni sopra a Jin, di modo da potersi sporgere avanti comodamente e raggiungere le sue labbra.

Il problema era proprio quello: stava facendo la cosa giusta? O magari ancora una volta aveva capito male le parole di Maki? Non voleva fare un’altra figura magra… Sentiva gli occhi del capitano che lo fissavano, quasi volessero trafiggerlo lì dov’era. Impegnato com’era a pensare, non si accorse che Jin stava già dando segni di ripresa finchè il ragazzo non gli passò un braccio dietro il collo per tirarlo giù e baciarlo delicatamente.

 

Era una sensazione diversa da quella che aveva provato con Maki; Jin sapeva da qualcosa di meno saporito, di meno caldo, di meno… Forte. Jin sapeva da…Delicato. Da pioggia appena caduta, abbassando la temperatura di una giornata afosa,. Non imponeva la sua presenza come Maki, di cui sentiva il calore ancora presente sulle sue labbra, ma c’era. Confusamente, la matricola pensò che andava così anche nella vita di tutti i giorni…

 

Jin sembrava essersi ripreso abbastanza bene; Maki ridacchiò tra sé e sé. Il ragazzo stava letteralmente divorando la matricola, tirandola a sé a viva forza con le braccia; Nobunaga era ormai sdraiato sul suo senpai, quando quest’ultimo con un colpo di reni rovesciò le loro posizioni, spalmando l’altro sul tavolino e cominciando a lavorare sul suo collo, mentre gli sbottonava la camicia, come Maki aveva fatto prima con lui. Avere Nobunaga (anche se non era proprio questa l’idea di aver Nobunaga che aveva lui in mente) era meglio di niente… Anzi, era tutto quello che poteva avere – e, come gli stavano trasmettendo tutti i suoi terminali nervosi, MOLTO meglio di niente.

 

Apertagli la camicia, Jin scese per baciargli il petto, fermandosi a leccare la pelle più tenera appena al di sopra dello sterno e provocando un lamento da parte di Nobunaga; visto il successo ottenuto, Jin si scatenò con ulteriore foga, saltando tutti i convenevoli che aveva in agenda e cominciando a sbottonare i pantaloni del suo kohai, per infilarci dentro una mano non appena il suo esile polso riuscì a passare.

Tutto accadde abbastanza in fretta: Jin strinse la mano attorno al suo obiettivo, con forza; Nobunaga cacciò un urlo tra lo spaventato, il sorpreso e l’eccitato; Maki in tre passi fu lì, per afferrare Jin per il retro del colletto della camicia, tirarlo indietro, prendere la sua mano e disincastrarla da dove si era infilata.

 

Nobunaga si ritrovò a sedere, ansando velocemente, davanti ad un altrettanto ansimante Jin, che ancora era seduto sulle sue gambe, con un braccio di Maki attorno al collo. I due ragazzi più giovani si guardavano direttamente negli occhi, increduli. Poi Jin allungò le braccia, afferrò Nobunaga per le spalle e lo tirò a sé, abbracciandolo e appoggiando il mento sulla sua testa; Kyota ricambiò la stretta, accostando il viso alla spalla dell’altro. Maki lasciò andare la presa, passando una mano sulla testa di Jin e una su quella di Nobunaga, accarezzandole.   

 

Nessuno disse più niente.

 

***

 

Nei giorni seguenti, Akane e Akogare si resero conto che Jin e Nobunaga le stavano letteralmente evitando. Dopo aver assistito agli ultimi sviluppi e alla disperazione del loro sudetto senpai, le due facevano fatica a spiegarsi questa freddezza nei loro confronti… Anche se non si poteva proprio parlare di freddezza; forse una definizione migliore sarebbe stata ‘calura’: non appena le vedevano, i due si facevano prendere dal panico, cambiavano colore e diventavano subito occupatissimi con qualche strana attività da svolgersi molto lontano. E all’ora di pranzo sparivano.

 

Akogare sosteneva che ci fosse sotto qualcosa; Akane ne era sicura, ma preferiva far finta di niente. Pareva che le cose si fossero risolte senza nessun intervento da parte loro. O almeno lo speravano.

Fu in questo clima di isolamento che una domenica mattina Akogare si vide arrivare a casa Fujima.

 

Era una giornata soleggiata di inizio giugno, ormai. Anche il vento era diminuito, lasciando spazio ad un’afa, fortunatamente ancora leggera. Si prevedeva un’estate molto, molto calda.

Presentandosi sulla porta di casa Katawa, Fujima vestiva un paio di pantaloni neri e una semplice maglietta a maniche corte grigio-chiara… Ma tanto lui sta bene con tutto, non serve descrivere come si veste.

Notabile invece era il fatto che portava un sorriso mesto e una grossa insegna luminosa con su scritto ‘Sorry’.

 

Akogare fu piuttosto sorpresa della visita; tra l’altro la casa era in una confusione totale, con le cose di Sendo sparse fino in salotto. Inciampando su una scarpa da ginnastica sparsa, Ako fece accomodare Fujima in cucina, unico luogo dove non si correva il rischio di uccidersi al solo camminare.

Un certo silenzio teso ciondolava tra i due e la lattina di Pocari situata in mezzo a loro.

 

‘Ahem… Il fatto che Sendo non sia ancora qui presumo significhi che in questo momento è fuori…’

Akogare annuì, innervosita e sollevata allo stesso tempo.

‘Quindi siamo soli in casa?’, continuò Fujima guardandosi lentamente attorno. Akogare annuì di nuovo.

‘Bene.’, sorrise il Senpai. ‘…’

 

Il silenzio scese di nuovo. Fujima sembrò un paio di volte sul punto di iniziare a parlare, ma non lo fece. Poi con un gesto stizzito scosse la testa e attaccò:

‘Bhe, andiam per gradi e iniziamo dall’inizio. Come sta Maki?’

Akogare fu presa in contropiede da questa domanda. ‘Prego?!’

‘Sì… Come sta, Maki, Maki Shin’ichi?’

Ako si rabbuiò in volto: ‘Non lo so. Si è dileguato.’

‘Oh. Forse l’ho convinto a lasciarti in pace…’, sorrise un pochino Fujima. ‘Per cui è sparito. Meglio. … Io e lui stiamo insieme, sai? Da tre anni, quasi…’

 

Se Akogare avesse avuto qualcosa in bocca, l’avrebbe sicuramente sputato poco cerimoniosamente. Fortunatamente non l’aveva, per cui Fujima non si accorse troppo della reazione alla sua rivelazione. Tanto l’avrebbe comunque mal interpretata.

La ragazza si limitò a strabuzzare gli occhi e a commentare: ‘Addirittura.’

‘Volevo solo dirtelo per mettere le cose ben in chiaro. A parte te, non lo sa nessuno.’

Akogare non ce la fece proprio più e scoppiò a ridere: ‘A parte me?! E Jin-san e Akane dove li lascia!’

 

Fujima la squadrò, appoggiando lentamente la lattina di Pocari sul tavolo: ‘Cosa vuoi dire, scusa?’

Akogare si pentì immediatamente di quello che aveva detto; mai giocare col fuoco…

‘Ahem…’, tossichiò lei. ‘Sì… Jin-san l’ha scoperto qualche tempo fa… Saranno due settimane. E anche Akane, e io, ovviamente.’

Il ragazzo non disse nulla, incupendosi all’inverosimile. ‘E Maki lo sa?’

‘Di noi, no. … Cioè, di me e Akane. E di Jin non saprei…’

‘Maledetto…’, borbottò Fujima. ‘Era questo che intendeva dicendo che Jin si impiccia di fatti che non lo riguardano…’

 

La ragazza decise allora di non dir più nulla; un solo piccolo passo falso poteva portare tutto al tracollo. Le venne in mente Maki che baciava Naga…

‘Maki mi ha abbordato alla fine della prima partita che abbiamo giocato uno contro l’altro.’, cominciò all’improvviso il ragazzo. ‘Allora… Non era così… Così, insomma. Era molto più infantile. Più duttile, più sopportabile. L’età lo sta rovinando. Anche il Kainan, temo… Non ci voleva molto a capire che gli piacevo. Era divertente prenderlo in giro, stuzzicarlo… Lo è tutt’ora. Ma adesso lui è veramente una disgrazia; ultimamente è anche peggiorato. Dorme in piedi, gli parlo e non mi ascolta, dev’essere la vecchiaia…’, ridacchiò poi alla fine, imbarazzato.

 

Akogare ascoltò tutto il discorso senza interromperlo, con un fastidioso chiodo che le martellava il cervello, ricordandole tutto quello che sapeva delle attività di Maki e di quanto volesse bene al suo Senpai. Poi qualcos’altro le bisbigliava che l’adorato Senpai aveva tradito la sua fiducia, e che ben gli stava se Maki lo mollava.

‘Insomma, è proprio invadente; vuol sempre sapere tutto quello che faccio, dove vado e con chi sto… Ovviamente io non glielo dico, che si faccia i fatti suoi. Comunque, ogni tanto viene a chiedermi se so qualcosa di questo o di quello (figurati che è mi ha chiesto che fine aveva fatto Tachibana Akane… Non so se te lo ricordi, quel disgraziato acidulo…Quello che odia le cose agre…), e anche tu rientravi in una di quelle domande. Mi servono per tenerlo sott’occhio, per assicurarmi che comunque vada mi deve un favore… Altrimenti finisce per prendersi troppe libertà ed è troppo insopportabile… Ah.’, il ragazzo si interruppe di colpo. ‘Scusa. Sto parlando come una mitragliatrice dei fatti miei. Ma non ho nessuno altro con cui parlarne, ehm…’, sorrise arrossendo.

Akogare fu attaccata dai sensi di colpa.

 

‘Non mi fido a parlarne con nessuno, io del resto… Io sono il capitano dello Shoyo e non è proprio il caso che si sappia in giro che… Sì, bhe…’

‘Non si preoccupi. Maki tiene Jin sotto controllo, lui non dirà niente a nessuno… Piuttosto, se non è troppo farmi gli affari suoi, se Maki è così Maki anche con lei, perché non lo lascia e mette una bella pietra sopra il tutto?’

Fujima divenne verde e distolse lo sguardo. ‘Io… No.’

Akogare annuì, guardando fuori dalla finestra. Alla faccia della bella giornata.

 

Il ragazzo si alzò in piedi. ‘Adesso si sta facendo tardi. Meglio che vada.’

‘Sì…’, disse Ako seguendolo fino alla porta. ‘Anche io devo uscire.’

I due camminarono insieme fino alla stazione.

‘Allora, ci vediamo.’, sorrise Fujima.

Akogare annuì. ‘Arrivederci.’

‘Tieni d’occhio Maki, ogni tanto.’

 

Rimasta sola, Akogare si affrettò a salire sul treno in direzione opposta a quella presa da Fujima, per recarsi a casa di Akane.

 

***

 

‘Ciao. Disturbo?’, chiese Akogare sulla porta di casa Tsukuri.

‘Figurati, entra. Akira-san e Kaede sono fuori a correre, comunque…’, rispose Akane, andando con l’amica in cucina.

‘Meglio, meglio…’, borbottò l’altra.

‘Del the freddo?’

‘Grazie.’

 

Le due stettero un po’ zitte, mentre Akane andava a prendere la bevanda, e poi Ako iniziò:

‘Ho fatto pace con Fujima-san, ma è l’unico lato positivo della faccenda.’

‘Ah, sì?’, chiese l’altra sedendosi davanti a lei. ‘Bene. Quando?’

‘E’ passato stamattina. Da non credersi. Ha rantolato imperterrito su Maki per un pezzo, iniziando con qualcosa del tipo “Maki è il mio ragazzo”… Inquietante, te lo dico io…’

‘Oh. Ma Maki lo sa?’

‘Bella domanda! Penso che il Vecchio Maniaco non sappia quanto Fujima-san tiene a lui – non c’è da biasimarlo… Il senpai è ermetico, per quanto riguarda certe cose… Mi ha stupito, oggi, davvero!’

‘Perché, forse si accorge di quanto Naga tenga a lui??’

Akogare non rispose.

 

‘Mi è scappato che tu e Jin sapete che loro stanno insieme, ma non sono riuscita proprio a dirgli che Maki gli mette le corna, sia con Jin che con Nobunaga. … Dici che ho fatto bene?’

‘Dico che prima di fare qualcosa vieni a parlarne con me, come da programma. Comunque, sì, meglio non buttare benzina sul fuoco; se non è stupido, il solo indizio che Jin sa qualcosa lo metterà sulla buona strada.’

‘Mh… E’ già sulla buona strada, il mio Senpai!’, sorrise Akogare.

 

‘E allora questa è quanta benzina basta. Piuttosto… Come facciamo con Jin e Naga, se non vogliono dirci nulla?’

‘Bhe… Hanno combinato qualcosa, questo è certo… Direi di indagare. Magari si può spedire Fujima-san a chiederlo al Vecchio…’, propose Ako.

‘Diamo sempre per scontato che Maki centri, mh?’

‘Certo. Perché non dovremmo? Lui centra in tutto…’

‘Mh…Probabilmente hai ragione. Del resto, l’unica possibilità in cui Maki non centri è che Nobu e Jin si siano messi insieme, ma allora non mi spiegherei le fughe precipitose. No… Dev’esserci qualcosa che ha a che fare con Maki, lì… Non vorrei mai che fosse riuscito a portare a termine i suoi loschi piani…’

‘Ma bene… Comunque, se Maki avesse fatto qualche mossa, Jin e Naga verrebbero a dircelo, no?… No?’

‘Probabilmente sì. Che senso avrebbe scappare? Potrebbero almeno far a finta di niente.’

 

Le due ragazze rimasero di nuovo zitte, davanti a due bicchieri vuoti di the.

Sentirono poi la porta d’entrata aprirsi, e Sendo che chiamava: ‘Siamo tornati.’

‘Bentornati.’, rispose Akane andando loro incontro, con Akogare in coda. ‘Volete qualcosa da bere?’

‘Prima se non ti dispiace faccio la doccia…’, rispose Akira, sorridendo, mentre Rukawa torturava il gatto sul divano.

‘Prego. Il suo asciugamano è nell’anticamera del bagno…’, disse Akane, mentre Sendo si dirigeva di sopra.

Akogare la guardò allibita: ‘Da quando ha messo radici qui?’

‘Oh, bhe, da una decina di giorni; va tutte le mattine a correre con Kaede…’, rispose Akane, per poi aggiungere poi sottovoce: ‘Si guardano bene dal giocare insieme, comunque… Penso siano gelosi delle loro tecniche…’

 

L’altra ragazza andò a piangere in un angolo sulle sue disgrazie, mentre Akane preparava dell’altro the freddo.

‘Uffi… Non è giusto… Qua nessuno mi dice niente… Nemmeno più Naga…’, piagnucolava Akogare. ‘Rukawa-kun!’, esclamò attaccandosi al braccio del ragazzo. ‘Dimmi almeno tu qualcosa… Ti prego…’

‘… … … … Nh… Katawa. Ho fame.’, commentò Kaede.

‘… Anche io!! E’ quasi ora di pranzo!!’

‘Dì ad Akane di fare qualcosa…’

‘Sì! Vado subito!’

 

La ragazza scattò verso la cucina, dove una volta arrivata si mise a ballare: ‘Rukawa-kun mi ha parlato! Rukawa-kun mi ha parlato! E ha fame, per cui la dieta è finita. Aka-chan, mi fermo qui a pranzo, io! E anche Akira, credo. Chessemagna?’

Akane la guardò preoccupata e poi rispose, sbuffando: ‘Insalata di riso.’

‘Chebbello! Chebbello! Io, Rukawa-kun, il signor Gatto e l’insalata di riso!’

‘Ti ha parlato anche il signor Gatto?’

‘No, adesso provvedo subito! Signor Gaaaattooo!!’

 

***

 

‘Buon appetito!’, dissero Akira e Akogare in coro, prima di lanciarsi sulla famosa insalata di riso.

‘Grazie altrettanto.’, rispose Akane con poco entusiasmo.

‘Nh…’, commentò Kaede.

 

Dopo un po’ di ingozzamenti, Sendo prese la parola:

‘Mh, Rukawa…. Rukawa, non ho niente da dirti, però vorrei parlare lo stesso con te… E’ una bella giornata, oggi, no?’

Akane e Akogare sputarono tutto nei rispettivi piatti. ‘Nh…’, rispose Rukawa.

‘Ako, tutto bene? Qualcosa non va?’

‘Chi, io, no.’, rispose debolmente Akogare, ancora tossendo.

‘Dicevo che è una bella giornata… Approposito, oggi è già il 6 giugno… Tra una decina di giorni giocate con lo Shoyo.’

‘Sì.’

‘Pensate di vincere?’

‘… (Si capisce.)’

‘Domani è il compleanno di Fujima-san!’, esclamò Akogare tutta contenta.

Akira la guardò malissimo: ‘E allora?’

‘Niente, niente, scusa…’, disse lei, accorgendosi che anche Rukawa la guardava male. ‘Scusate…’

 

‘Dicevamo… Hanno una media dell’altezza molto alta, a parte Fujima-san, che è un nano.’, continuò imperterrito Sendo. ‘Sempre che abbia intenzione di giocare, contro di voi..’

‘Nh.’

‘Mh… Il loro centro, Hanagata-san, è davvero uno stangone… Una sequoia con gli occhiali, insomma; non mi sono mai piaciuti, quegli occhiali… Hanno una montatura assurda, tu che ne dici Ako?’

‘Che sono orribili, e anche Hanagata-san.’

‘Ecco, per l’appunto. Anche tu sarai d’accordo con noi, Akane.’

‘Mh… Non so chi sia sto Hanagata…’

‘Oh, bhe, lo riconoscerai subito: è il più alto, il più occhialuto e (tragico a dirsi) il più vedibile di tutta la squadra; questo ovviamente non contando Fujima-san, che tra l’altro sono sempre attaccati…’

‘….Ahem… Non ho mai visto nemmeno Fujima-san…’

‘Ah, ma non importa, lo riconoscerai subito; lui è tanto bello che brilla! Come Kisaragi Seiji! WOW! E poi ha un portamento regale…’

‘Basta, Akogare! Kaede si sta addormentando sul piatto!’, esclamò Akane. ‘Vorrei evitarlo, se possibile. Akira-san, torni a parlare di basket… SUBITO!’

 

Mentre Akogare piangeva nel suo angolino, Sendo riprese il discorso da dov’era rimasto:

‘Poi… Ah, bhe, se passate lo Shoyo, dovrete vedervela con noi e col Kainan… Forse con il Takezato, credo…’

‘Stai meno a dire che dovranno vedersela con te, Maki, Jin-san e Naga…’, commentò Akogare.

‘Io marcherò te, Rukawa… Sì, sì…’

‘Tanto marcherai anche tutti gli altri, dove sta la differenza?’

‘Mh…. Che presterò più attenzione a Rukawa, sì sì…E poi dovrò marcare Maki…’

‘Akira-san, non gli si avvicini troppo, che morde…’, consigliò Akane.

‘Sì, hai ragione… Ma in fondo se Fujima-san, che lo marca sempre strettamente, è sopravvissuto per tre anni, no?’

 

‘Ahem… E voi, Kaede, come farete con il… mh… Kainan?’

‘… Al solito…’

Akane annuì, mentre gli altri due si guardavano perplessi.

‘Akane, pensi che Kyota tirerà su qualche casino per quel… AHIO! Akoooooo….’, protestò Akira dopo che Akogare gli aveva mollato una pedata.

‘Shhht!’

‘Ma, Akane, non hai detto niente a Rukawa di Kyota?’

‘Akira-san. Lei ha già combinato abbastanza guai alla situazione attuale. Veda di non farne altri.’, tagliò corto la ragazza.

‘Oh… Ma… Siete senza pietà…’, piagnucolò Sendo.

‘Mhhh?’, chiese Rukawa sollevando lo sguardo dal piatto e fissando l’altro ragazzo, che gli sorrise imbarazzato, mentre Akogare scoppiava a ridere senza motivo (?).

 

***

 

La pausa pranzo del 10 giugno era deserta come il solito; Akane e Akogare stavano sedute in classe, a mangiare. All’improvviso, ad Ako cominciarono a contrarsi i muscoli, prima quelli delle mani, poi le gambe e quindi quelli di tutto il corpo.

‘Akogare, i tuoi lineamenti sono come impazziti…’, commentò Akane preoccupata. L’altra ragazza si alzò in piedi e cacciò un urlo.

‘AAAAARGH!!!! Non ne posso piùùùù! Dove sono quei due disgraziati!? E’ quasi un mese che ci evitano!! Non è possibile! Akane! Senti questo piano! Tu adesso vai e trovi il Vecchio, e lo tieni lì fermo con una qualsiasi scusa, basta che sia lunga! Io nel frattempo, vado a vedere dove sono Jin-san e Naga e prendo nota se stanno aspettando il Vecchio o no, e se lo stanno facendo… Cioè, se stanno aspettando il Bavoso, ti mando un messaggio e tu lo uccidi! Hai il mio arco! E la mia ascia, e la spada di Naga… E… Elrond verrà con te! Vola e colpisci! Intanto vado pure io, e prenderò Legolas… Sì…’, e così Akogare partì di corsa con l’elfo a braccetto.

 

Akane rimase immobile per un po’, poi si girò con aria interrogativa verso Elrond, che la guardò con saggezza e disse: ‘Akane… YOU’ve got a problem...’, dopo di che prese il telefono che squillava e sparì, uscendo da Matrix.

Akane rimase immobile.

Sob.

 

***

 

Dalla sua postazione sopraelevata al secondo piano, Akane individuò senza problemi l’obiettivo in movimento in giardino. Si stava rapidamento dirigendo verso la palestra numero 1. Dopo aver spedito un messaggio ad Ako con scritta la probabile destinazione del Vecchio, la ragazza scattò giù per le scale per raggiungere Maki prima che egli potesse arrivarci. Il problema era… Di cosa doveva parlargli?

 

Akane inchiodò davanti al ragazzo, obbligandolo a fermarsi, con un’aria perplessa.

‘Tsukuri?’

‘Oh, vedo che ha imparato il mio nome, Vec… Ahem, Maki-san...’

‘Che c’è? Vado di fretta.’

‘Volevo solo chiederle come mai si è accanito così tanto contro me ed Akogare, dato che non le abbiamo mai fatto nulla.’

Il ragazzo sgranò leggermente gli occhi, per poi sorridere in uno strano modo: ‘Non mi sembra di aver fatto niente di così terribile.’

‘Le sembra male. Ci ha perseguitato dal primo giorno di scuola. Vorrei sapere perché.’

‘Oh, suvvia, Tsukuri. Tu eri d’impiccio a Kyota, e lui era d’impiccio a te, io ti ho solo aiutato a liberartene…’, disse lui riprendendo a camminare e cercando di scansarla.

 

‘Per sostituirsi a me?’

Akane si ritrovò a chiedere quello che non avrebbe mai dovuto o voluto chiedere. Ma la frittata era fatta.

Maki si girò lentamente per tornare a fissarla.

‘Hai parlato… Con Jin, vero?’, disse, avanzando su di lei.

La ragazza, percependo un principio di panico, non seppe far di meglio che contrattaccare:

‘Lei non dovrebbe andare in giro a baciare i suoi kohai in pubblico. Poi la vedono.’, sorrise cercando di sembrare rilassata.

‘… Hai parlato con Jin.’

‘Ho parlato con… nessuno. L’ho vista, ecco. Lei ha delle mire su Naga, vero? Lo ammetta una volta buona. Vuole mettergli le mani addosso!’

 

Maki fece un sorriso tirato: ‘Se avessi voluto mettergli le mani addosso, lo avrei già fatto!’

‘Allora è innamorato di lui?!’

‘Certo che no!’

‘E allora che cazzo?!’

‘…’, Maki a questo punto si ritrovò senza parole.

‘Io l’ho visto che lo baciava! O è innamorato di lui o vuole farselo!!!’

‘E’ lui che mi sta dietro. Io gli do solo un contentino ogni tanto!’, urlò Maki sorridendo.

‘…..Ah!’, esclamò Akane guardando oltre la spalla del suo senpai. ‘Naga!’

Maki divenne verde, poi blu e poi si girò lentamente.

Ovviamente era una finta.

 

‘TSUKURI! Ma stiamo scherzando?! Deficiente!!!’

‘… Allora?’, chiese Aka con un sorriso alla ‘ti ho fregato’ e ‘ne sono molto fiera’. ‘Allora?’

Maki deglutì visibilmente, cercando di riacquistare la sua flemma leggendaria. ‘Non è il caso che i kohai vengano sbattuti con tanta violenza di fronte alla verità…’, sorrise poi.

‘Il fatto che anche io sia un kohai non la disturba minimamente…’

‘No. Non sei sulla mia lista di preservamento kohai da crude verità…’

‘Shin’ichi’s List…’, borbottò Akane.

 

‘Adesso che ti sei fatta gli affari miei per bene, penso di potermene anche andare. Saluti al tuo ragazzo, Tsukuri. Bella partita quella di ieri. Peccato che la prossima sarà la sua ultima, vero?’, disse Maki avviandosi e agitando una mano in segno di saluto.

‘Sì, saluti al suo!’, gli urlò Akane, per poi mettersi a correre in direzione inversa, facendo uno squillo ad Ako per avvisarla che il Vecchio stava arrivando.

‘Il mio cosa?’, si chiese il ragazzo mentre proseguiva per i fatti suoi.      

 

***

 

Akane era stravaccata sulla sua sedia, in classe, quando Ako arrivò di corsa.

‘Anf anf… Erano proprio in palestra! Stavano sicuramente aspettando “qualcuno”, da come si muoveva Naga! Era così nervoso… E poi… Ah, bhe, ovviamente io ero nascosta nel posto più nascosto degli spalti (io me ne intendo), e ad un certo punto Jin-san ha baciato Naga!’, bisbigliò la ragazza buttandosi sulla sua sedia, lì di fianco. ‘Da non credere! E mentre… Si baciavano, è arrivato Maki, ma era di pessimo umore, a giudicare dalle rughe. Naga lo ha abbracciato e ah bhe, gli ha infilato la mano sotto la camicia e sì, bhe… Niente, hanno armeggiato un po’, ma il bello è che non solo Jin-san era lì, ma si dava anche da fare… Oh, bhe, essendo in palestra, più che levare la camicia a Naga non hanno fatto, però…’, la ragazza scosse la testa, arrosendo. ‘E poi se ne sono andati… Negli spogliatoi, credo…Eh…’

‘Stai cominciando a parlare come Naga…’, commentò Akane. ‘Per cui è così che stanno le cose…’, la ragazza stava fissando intensamente il banco, con un’espressione sull’abbattuto andante.

‘E questo è quanto…Quanto succede alle spalle di Fujima-san…’, concluse Akogare mentre nella mente le echeggiavano le parole di Naga… “Bhe è evidente che Aka-chan ormai è partita per Jin-san”.

 

‘Akane, sei innamorata di Jin-san?’

Akane sbiancò. ‘Ma che vai a pensare! Jin-san è innamorato di Naga!’

‘Bhe, ma…’

‘Ma niente! Piuttosto, io e Maki abbiamo avuto un’interessante conversazione. Non sapendo cosa inventarmi, gli ho chiesto perché ce l’aveva con noi, e poi gli ho detto che lo avevo visto baciare Naga. Gli ho chiesto se era perché voleva che noi ci levassimo dai piedi, così lui aveva campo libero con Naga.  E lui ha risposto che se lo voleva se lo prendeva, che è Naga ad andargli dietro e che lui ci stava solo per pietà; quindi ha detto qualcosa sul fatto che c’è una lista di matricole che vanno preservate dalla crudele verità e che noi non ne facciamo parte.’

‘Mh… Shin’ichi’s List. Noi dobbiamo già far parte della lista nera, con Watanabe-senpai, e non possiamo certo rientrare anche in quella salvataggio specie in via d’estinzione.’

‘Mh… Chi se ne frega.’

‘Cosa?’

‘Al diavolo tutto…’

 

 

---- Chapter #11, The End

 

 

P.S. Ai tte Eien Desu ka? (from Fushigi Yuugi)

(P.S. il loro “amore” è eterno?)

 

Le scrivo ora dopo molte esitazioni. Raccolgo il mio coraggio…

Lei mi ha insegnato cose che non avrei imparato nei libri.

 

Come, per esempio, non arrendersi, e non farsi dominare dalla paura

E quanto meravigliosa certa gente possa essere. Lei mi ha insegnato queste cose meravigliose.

 

Volevo solo dirLe “grazie”, perchè ero troppo timido per dirglieLo prima.

Anche se non ero molto forte allora, non dimenticherò mai i giorni passati con Lei.

 

Ogni volta che mi chiedono qual è il significato dell’amicizia, rispondo “io ci credo!”

Dopotutto, ci crediamo, non è vero? che non ha importanza quanto lontani possiamo essere

 

In momenti difficili, guarderemo verso le stelle e diremo “Non sono solo”

E continueremo le nostre rispettive, separate vite.

 

Un giorno, voglio descrivere a tutti il ricordo del Suo sorriso che mi diede coraggio

Non ha importanza quante volte ci diciamo addio, ci incontreremo di nuovo sicuramente!

Con un miracolo.

 

P.S. A proposito, il loro amore è ancora eterno?

 

 

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