EMBRACING THE ICE KNIFE

By B’n’R

Capitolo n° 1

 

Down down down (by Lollipops)

Giù giù giù

 

Bruciante fuoco del mio desiderio

che vola più in alto

Forse è troppo tardi

e tu non vuoi rimanere...yeah

Ho solo bisogno di un dolce abbraccio

Sì, lo so, sei ancora lo stesso

un tale stupido, te ne stai andando ora

Baby, so che non sarai con me

 

Sto andando giù giù giù giù

Provando ad andare via

Sto andando giù giù giù giù

melodia amara

Sto andando giù giù

in ginocchio

Sto andando giù giù giù giù

smettila, per favore

 

E voglio dirti

che non sei buono con me

Non so perchè

non sai il mio nome

meglio andarsene

invece di rimanere

Mi hai spezzato il cuore?

Non ti importa?

A me sì

Dovrei odiarti

indipendentemente da quello che fai.

 

Ciao ciao bugiardo

troppo piangere

Sarò più forte

Domani potrebbe essere un giorno da celebrare

Non voglio vedere la tua faccia

Perchè so che sei ancora lo stesso

un tale stupido, esci dalla mia vita

Baby, so

che non sarai con me.

 

Sto andando giù giù giù giù

Provando ad andare via

Sto andando giù giù giù giù

melodia amara

Sto andando giù giù

in ginocchio

Sto andando giù giù giù giù

smettila, per favore

Sto andando giù giù...

 

Smettila con le bugie

Non voglio essere

perchè non voglio essere

essere trattata come una stupida

Ne ho abbastanza delle tue risate

e un giorno, all'improvviso

sarò per la mia strada.

 

Starò meglio

una volta che te ne sarai andato

Perchè stavo bene

finchè le tue bugie

non hanno fatto irruzione nella mia vita

Sei stato crudele per così tanto tempo

E sono pronta a rompere questa catena

 

Sto andando giù giù giù giù

Provando ad andare via

Sto andando giù giù giù giù

melodia amara

Sto andando giù giù

in ginocchio

Sto andando giù giù giù giù

smettila, per favore

Sto andando giù giù...

 

 

 

 

Kanagawa. Aprile.

Il colore del cielo terso contrastava con il pallido rosa dei petali dei ciliegi, che facendosi trascinare dal vento e cadendo leggeri sul cortile dell’istituto superiore privato San Yan, davano un’aria completamente assurda e quasi surreale al medesimo, ai nuovi alunni che lentamente entravano. 

 

 

Aprile, nuove scuole, vecchia gente

(Opuscolo informativo)

Chapter #1

 

Una ragazza stava entrando di corsa dal cancello principale, leggermente accaldata, cercando in contemporanea di farsi qualcosa che assomigliasse ad una coda. Terminata l’ardua impresa e sempre correndo, tirò fuori dalla tasca piccolissima della gonna un enorme nastro blu con cui prima si asciugò il volto dal sudore e poi tentò di farsi il fiocco dell’uniforme. A questo punto si rese conto di avere la cartella aperta e di aver seminato in giro un po’ di roba; si chinò per raccoglierla, mentre tutte le altre studentesse la guardavano con occhi stile uova fritte.

 

Si trattava di una ragazza piuttosto alta, forse non proprio 1 e 70 ma quasi, con i capelli neri lunghi poco più delle spalle e gli occhi scuri. Indossava la divisa estiva regolare della scuola (almeno i pezzi c’erano tutti), composta nel caso da una camicia a maniche corte bianca, gilet blu senza bottoni, fiocco blu, gonna a fantasia scozzese blu, viola e bianca, calzini sempre dello stesso blu stretti fino alle ginocchia e scomodissime scarpe nere di pelle. Nel soggetto in questione, tutti i pezzi apparivano sistemati alla bene e meglio.

 

La ragazza si alzò, dopo aver raccattato tutte le sue cose sparse, cercò di sistemarsi il fiocco, la coda, la camicia, i calzini, scrollò le spalle, fece un profondo respiro, si schiarì la voce, drizzò la schiena e si avviò con passo solenne verso la porta.

Accanto ad essa trovò quello che stava cercando: gli elenchi delle varie classi.

Dopo un po’ di ricerca si assicurò di sapere la sezione nella quale era e si avviò verso il loro punto di ritrovo.

 

L’istituto superiore privato femminile San Yan era una scuola di antichissima tradizione e risaliva ai primi arrivi di missionari in Giappone, ma ciò che le dava maggior fama era il consentire l’accesso ad una delle più prestigiose università della prefettura.  

Il regolamento scolastico, molto rigido, permetteva ben poche distrazioni dallo studio, ed assicurava risultati di prima categoria; esisteva, parallelamente a quella femminile, anche una sezione maschile, con la quale venivano organizzati gli eventi che scandivano l’anno scolastico: la festa dello sport, la festa della cultura, la cerimonia d’apertura e quella di consegna diplomi, la festa della musica, la festa culinaria etc.

Un bel cambiamento d’ambiente, per Katawa Akogare, e la cosa si notava. La ragazza, arrivata al punto di ritrovo, maledì per la 157esima volta nonna Hitomi per averla spedita lì nel suo testamento.

 

‘Hai il fiocco asimmetrico.’

 

Di fronte a lei, Akogare si ritrovò una ragazza (era chiedere troppo trovarsi davanti un ragazzo, essendo una scuola femminile) un po’ più bassa di lei; portava i capelli neri (ovviamente) appena sopra le spalle, aveva la carnagione molto chiara (tanto da far sembrare l’altra appena di ritorno da 15 giorni alle Hawaii), e gli occhi molto scuri; quello che colpiva maggiormente di lei era che guardava Ako dritta negli occhi e non faceva una piega. Poi allungò  le mani e cominciò a trafficare per raddrizzare il fiocco in questione (che in effetti era un po’ sbilenco).

 

‘Eheh… Grazie…’, sorrise Akogare, senza sapere bene cosa fare.

‘Prego.’ , concluse l’altra andandosene, dopo essersi assicurata di aver fatto un buon lavoro.

Ako rimase un attimo perplessa, poi sorrise quasi amabilmente e la rincorse.

‘Ehilà… anche tu in 1-6?’

‘…’. L’altra si girò e la guardò come se le fosse spuntata un’altra testa. ‘Leggi il cartello.’, disse indicando l’insegna appesa sul muro, sopra le loro teste.

‘Pare proprio 1-6…’, commentò Akogare, mentre si scioglieva la coda. ‘Come ti chiami? Io sono Katawa Akogare e, dato che ci troviamo sullo stesso punto di ritrovo, sono nella tua stessa classe, come dice il cartello.’

‘…Come dice l’elenco. Non il cartello.’, disse l’altra apaticamente, mentre tutta una serie di punti di domanda e fuochi fatui le appariva intorno alla testa.

‘Come la fai difficile…’, brontolò Akogare. ‘Allora, come ti chiami?’, continuò poi annuendo incoraggiante.

‘…Tsukuri Akane. Piacere.’

‘Piacere! Spero che diventeremo amiche! Io qui non conosco nessuno, e questo posto non mi piace affatto… E continua a cadermi il calzino sinistro. E ho casini a legare il fiocco, questa mattina ho rischiato il soffocamento in treno e non sono riuscita a mangiare niente a colazione perché si sono sbafati tutto! E la cartella? Ma tu capisci come diamine si chiude sta cartella?!’, sbottò la ragazza agitando nervosamente la borsa in aria.

 

‘Sì, si fa così.’, Akane spiegò mentre le chiudeva la cartella. ‘Non puoi tenere i capelli sciolti, li hai troppo lunghi.’

‘Grande! Grazie! Verrò a farmi chiudere la cartella da te tutte le mattine!’

‘Attenta a non perdere tutto prima che io te la chiuda.’

‘Eheh… Farò attenzione. Ma sai com’è, la mia è una vita di corsa…Comunque tu per caso hai frequentato scuole private fin dall’asilo?’, chiese Akogare mentre studiava la chiusura della cartella con una faccia che rispondeva “Io non ci ho mai messo piede prima”.

‘No. Sono qui per sbaglio. O forse per sfortuna. …Sai mica a che università si accede?’

‘No, però so che siamo gemellati con una scuola maschile, per fortuna! Magari è quella del mio Senpai…’

‘Oh. Quindi non sai niente. Bisognerebbe chiedere a qualcuno, ad un professore.’, disse statica Akane, senza alcuna reazione.

 

‘EHI TU! Vieni qui!’, sbraitò Akogare saltando verso una matricola che passava.

‘Si Senpai?’, urlò la ragazza facendo prima un balzo per lo spavento, e poi mettendosi quasi sull’attenti.

‘No, hai sbagliato tutto ma non importa… Dimmi, a che università ti spediscono una volta finita sta scuola?’

‘Ma…’.

‘Rispondi!’, l’esortò Akane, muovendosi per la prima volta.

‘Be’…E-ecco…A-all’università K-Kainan…No?’

‘Non hai capito, nessuno gioca a basket… A che università!? U-N-I-V-E-R-S-I-T-A’? Mh?’, sorrise amabilmente Akogare agitando una mano davanti al naso della matricola che diventava sempre più piccola.

‘Infatti. Bleah.’, fece eco Akane.

‘All’università Kainan, quella della squadra di basket…Ora scusatemi senpai ma devo proprio andare. Addio!’, e così dicendo fuggì.

Un lungo silenzio seguì la scena. Akane, dopo l’attimo di vitalità, era tornata ad essere una statua di sale, anche se, incredibile a dirsi, sembrava più salata di prima. Nemmeno Akogare per un po’ si mosse, poi riprese l’elastico, si rifece la coda e la sistemò tirandola numerose volte; quindi, pescando da sotto la camicia una collanina che teneva allacciata al collo, fece un respiro profondo e afferrò con trasporto il suo ciondolo. 

‘Ci dev’essere un errore.’

‘Sì, concordo.’

 

Le due ragazze fecero un rapido sprint fino alla segreteria, per procurarsi l’opuscolo informativo della scuola, sulla copertina del quale troneggiava la scritta “San Yan Kainan Dai Fuzoku Koukou - Istituto Superiore Cattolico Femminile San Yan Annesso all’Università Kainan ”.

 

‘Sbagliare l’opuscolo mi sembra un po’esagerato…’, commentò Ako, accartocciando lo stesso con violenza gratuita (mica tanto) in una pallina, e poi tirandolo nel cestino della segretaria.            

Silenzio.

 

‘Non ci resta che aspettare l’inizio della cerimonia d’apertura…’, continuò Akogare, ‘Non capisco comunque come mai qui siamo tutte ragazze…’, così dicendo afferrò un altro opuscolo informativo dove trovò la cartina del comprensorio scolastico. ‘Oh….Guarda…Siamo su tre edifici separati; abbiamo anche tre cancelli diversi, ma il giardino è in comune….Il giardino è in comune….Il giardino è in comune….Il giardino è in comune….’

Akogare sembrava Data di Star Trek con il disco incantato.

Akane, di un grigio marmoreo, non dava segni di vita.

‘Quante feste ci sono, di nuovo, all’anno in questa scuola?’

‘Il giardino è in comune….Eh?’, chiese l’altra prendendo un terzo opuscolo informativo, dato che il precedente era già diventato un cappello da muratore. ‘Ehm…questa, la cerimonia di chiusura, la festa sportiva, la festa della cultura, la festa del cibo, la festa di carnevale, la festa della musica, la festa di Natale, la festa di Pasqua, la festa del Patrono, la festa di primavera…E…Se poi festeggiano anche l’ammissione della squadra di basket dell’università nonché quella della sezione maschile che vengono ammesse a tutti i campionati, mannaggia a loro, allora sono 13 feste. Però! Mica male!…O forse sì…?’

Akane, di un grigio marmoreo, non rispose, mentre con un quarto opuscolo informativo costruiva una gru. 

 

***


Uno scrosciante applauso concluse il discorso del preside Ikari, tenuto nell’auditorium del padiglione centrale universitario, e gli studenti, suddivisi per classe, si diressero verso il salone delle feste dove era stato organizzato un rinfresco.

Akane aveva seguito con attenzione tutta la trafila propinatale, seduta di fianco ad una sbadigliante Akogare.

Quando poi si alzarono in piedi, la ragazza sembrava pronta a filarsela dalla prima finestra/porta/buco/fognatura/qualsiasi-altra-apertura, e si guardava nervosamente attorno.

‘Pare proprio che finiremo al Kainan.’, commentò Akogare stiracchiandosi mollemente.

‘…’

‘A casa faranno i salti di gioia quando sapranno che sono al Kainan.’

‘A casa mia non lo sapranno mai.’

‘Hah…Forse hai ragione…’, concluse Ako mentre strisciavano verso il cibo.

 

‘Aka-chan! AKA-CHAN! Non fare finta di non sentirmi!’

 

‘Ehm…C’è un ragazzo che credo ce l’abbia con te…’, disse Akogare girandosi verso Akane. Al posto di Akane però c’era aria; allora Ako tornò a voltarsi verso il tipo, che le era già addosso.

 

‘Ooowwhhh! Letteralmente abbandonato…Aka-chan…’, piagnucolò lui, sembrando un enorme cane dimenticato dalla suocera del padrone.

‘Mi dispiace…Posso fare qualcosa per aiutarti?’, sorrise amichevolmente Akogare, mentre un enorme gocciolone le scendeva lungo la fronte.

‘Piacere! Sono Kyota Nobunaga, futura matricola numero uno della squadra di basket dell’Istituto Superiore annesso all’Università Kainan! Se sei un’amica di Aka-chan, puoi anche chiamarmi Naga. Stavamo insieme prima che lei mi piantasse per un motivo non meglio identificato…Chi lo sa perché…Chi lo sa perché…’.

‘Ma non te ne va mai bene una?’, citò Akogare una famosa canzone, cominciando a torturare un ciuffo di capelli della coda.

‘Povero me…Ma tu chi sei?’, sorrise l’altro.

‘Ehe…Katawa Akogare, sono un’amica….Sì, più o meno…di Tsukuri Akane.’

‘Oh, allora puoi chiamarmi Naga. Ma sei davvero una sua amica? Aka-chan non ha mai avuto amiche, forse perché aveva paura che io perdessi la testa per una di loro? Mah…’

‘Può darsi… …’

‘E sì insomma così siamo stati insieme per 2 anni e poi un giorno che l’ho portata a bere la cioccolata mi ha mollato di punto in bianco.’

‘Vuoi che andiamo a cercarla? Non ho nessuna voglia di rimanere qui da sola con strana gente in giro.’

‘Oh grazie!! Mia salvatrice!! Quando sarò capitano della squadra del Kainan ti farò dedicare un padiglione.’

Akogare scoppiò a ridere disperata, seguita dalla risata a bertuccia di Kyota.

 

Camminando fianco a fianco, Akogare ebbe l’occasione di guardare meglio il ragazzo: innanzitutto notò che non era affatto male; la sua altezza sul metro e 75,  i capelli lunghi neri legati dietro la testa con una piccola coda, la faccia appuntita, la bocca piuttosto larga, e i movimenti terribilmente scomposti ne facevano un tipo che, come si dice, fa tipo.

Fu in quel momento che il suddetto tipo fece un velocissimo sprint e 20 metri più avanti, in cortile, agguantò la tanto agognata preda.

‘Ma che vuoi! Razza di maniaco!!’, strillò l’agognata preda?

‘No…Ecco…Io…Ti ho scambiata per un’altra.’, balbettò Nobunaga senza mollare la presa. 

‘Sì…Lo scusi…Ecco…Te l’avevo detto Naga di metterti gli occhiali! Vedi che non ci vedi!!! Insomma!!’, Akogare estrasse dalla tasca della camicia un paio di occhiali e glieli infilò con abile mossa, staccando una ad una, con la forza, le dita del ragazzo dalla manica dell’egregia senpai. ‘Ecco! Adesso possiamo andare a cercare nostra cugina. Scusi ancora.’, e, presolo per un braccio, fuggì a gambe levate.

 

‘Cugina!?? Occhiali!??’

‘E cosa dovevo raccontarle…? Che l’hai presa per la tua ex che ti ha mollato senza motivo davanti ad una cioccolata calda e che ora sta fuggendo disperatamente?’

‘No…Grande idea! Grande idea! Ma dov’è Aka-chan?!’

‘Be’ dunque…Diamo un’occhiata in giro.’

‘Grande idea…Già, ma dove?’

‘In giro no?’

‘Ah giusto. Grande idea!’

 

***

 

Akogare strisciò fino in classe appena prima dell’inizio delle lezioni, previsto per la terza ora.

Akane era comodamente seduta su un banco in quarta fila.

‘Tu…Come hai potuto?!’

‘Prego?’

Akogare si accasciò sul banco di fianco a quello dove stava Akane.

‘Certo il tuo ex è un atleta…Non c’è dubbio…Abbiamo corso per tre ore…E quando lui sarà capitano…Ah, machissenefrega!’

‘Makissenefrega??’

‘Ah, lascia perdere…’

‘Scusa, avrei dovuto portarti con me, ma non ho avuto tempo. E’ molto più veloce di me! Tredici feste…Fuori una.’

‘Però è carino Naga… Perché l’hai mollato senza un motivo e soprattutto davanti ad una cioccolata calda?’

‘Incompatibilità di carattere. Lo vuoi? Prenditelo.’, rispose Akane fulminando l’altra con lo sguardo.

Akogare appoggiò il mento su una mano, guardando il soffitto. ‘Mh…’

Il professore entrando interruppe la discussione.

 

***

 

‘Ci sono. Posso farcela, aspetto quest’occasione da un sacco di tempo. Dovranno tutti arrendersi alla mia immensità…Non mi fermerò davanti a nulla…Santo cielo che mal di stomaco, avrei fatto meglio a mangiare a pranzo! Ma non mi fermerò nemmeno davanti al più terribile dei mal di stomaco. Sono la matricola numero uno di Kanagawa, Nobun…Ahio!’.

Il monologo fu bruscamente interrotto dalla porta della palestra che, aprendosi, mandò il malcapitato a ruzzolare quattro metri più in là.

 

‘Chi si è permesso di sbattere la porta in faccia alla matricola numero uno?!’.

‘Posso aiutarti?’.

‘………..Porca Paletta!!!! Non ci posso credere!!’, la matricola numero uno si alzò in piedi spolverandosi alla meglio e si piantò di fronte al nuovo arrivato. ‘Lei è per caso, solo per caso eh?, il grande Maki Shin’ichi, grande capitano del grande Istituto Superiore annesso all’Università Kainan?’.

 

‘…Sì…E con chi avrei il piacere di parlare?’, chiese il ragazzo mentre l’altro gli scodinzolava intorno affannosamente.

‘Kyota Nobunaga, sono qui per iscrivermi al club di basket.’, urlò Naga scattando sull’attenti.

‘Che caso…Entra pure, dopo esserti cambiato le scarpe.’, sorrise vagamente il capitano, già in tuta nonostante il caldo incipiente.

‘Oh grazie, grazie senpai!’, continuò a scodinzolare il kohai.

 

Per chi non lo sapesse (5 minuti di vergogna), il prestigioso Istituto Superiore annesso all’Università Kainan della prefettura di Kanagawa era stato ammesso ai campionati nazionali giapponesi di basket per ben 16 anni di seguito; la sua squadra, soprannominata Kainan King, ben meritava anche il motto “Gli Invincibili” ed era considerata il maggior ostacolo dagli altri partecipanti per accedere agli ambiti tornei nazionali.

 

Il suo capitano, Maki Shin’ichi, attualmente al terzo anno, e da molti considerato il miglior giocatore della prefettura a livello liceale, godeva di gran fama nell’ambiente e di gran considerazione da parte dell’allenatore; per i suoi compagni egli rappresentava un solido punto di riferimento, un esempio da seguire e l’ultima parola su tutte le questioni; per coloro che volevano entrare a far parte dell’armata Kainan, Maki era semplicemente un semidio. Pochi si rendevano infatti conto che egli era anche l’ostacolo maggiore per effettivamente entrare nel club.

Kyota Nobunaga stava per scoprirlo.

 

***

 

‘Che noia che barba, che bara che mortorio…’

 

TON-TON-TON

 

‘Che noia che barba, che baffi che balle…’

 

TON-TON-TON

 

‘Che noia che barba, che Fukuda che diamine, non possiamo andare a farci un giro?’

 

TON-TON-TON

 

‘Che noia che barba, scusa sai Fuku ma guardarti giocare da solo (o anche in compagnia se è per quello) è proprio… come dire…. Che barba che noia!! Io odio il basket.’

 

TON-TON-TON

TAP-TAP-TAP-TAP-TAP….

 

‘Mh?’

 

‘Ehilà, Fukuda!’

 

‘……. Sendo…..’

 

‘Vado di corsa perché l’allenamento dev’essere già iniziato, ci vediamo.’

Sendo Akira, uomo tutto-fare della squadra di basket del liceo Ryonan, passò correndo vicino al canestro solitario e al suo compagno altrettanto solitario che vi si allenava sotto, Fukuda Kiccho.

 

Andava così di corsa che non notò nemmeno, seduta in un angolo, la terza solitaria figura che completava la  solitaria panoramica, Yosai Miyu.

 

‘Ooooooh…. Ora comincio a vedere i pregi del basket….’, boccheggiò quest’ultima. ‘Fukudaaaaaa!! Chi era? Cosa voleva? Lo conosci? Ha la ragazza?’

 

‘Sendo Akira. Niente. Sì. Bho.’ TON-TON-TON

 

‘Noooo, Fukuda, alza quelle chiappe e portami subito da quel tipo che è appena passato, così me lo presenti. Marsh!’.

 

‘Ma io non ne ho voglia… Non posso entrare in palestra…. Non credo… Non voglio… Non direi… Mah… Forse….’.

 

‘Fukki! Lo sai che sei un bravo ragazzo, e un bravo giocatore, per cui vai a prendere quel simpatico tipo e presentamelo.’

 

‘Sì……. Seeeeeendooooo!!’

 

***

 

‘Maki-san, cosa ne pensa delle nuove matricole?’

 

Al grande Kainan King si stavano ormai concludendo le selezioni delle matricole per entrare in squadra. Jin Soichiro, la guardia della formazione titolare, del secondo anno, si rivolse al suo capitano per fare il riassunto della situazione.

 

‘Mh… Innanzitutto, quel Sato Hideki, non è male come centro… In futuro potrebbe essere una delle colonne portanti della squadra, se continua così… Poi, Shimada Susumu potresti allenarlo tu, come guardia… Che ne dici?’, chiese Maki, senza nemmeno voltarsi e continuando ad osservare le matricole che correvano disperate in campo.

 

‘Sì, be’, ma che mi dice di quel tipo che sta mezzo morto laggiù su quel materassino? Era già seduto quando sono arrivato io…’, continuò Jin, guardando perplesso la matricola in questione, un ragazzo che grondava sudore da tutti i pori, stravaccato in disparte; portava i capelli lunghi neri raccolti in una coda, e pareva pure essere piuttosto alto, anche se mancava di quella scioltezza tipica dei giocatori abituati alla propria altezza.

 

‘Ah, quello? Pensavo di prestargli quella fascia che abbiamo di scorta con lo stemma della scuola che nessuno usa perché abbiamo tutti i capelli troppo corti….’, rispose Maki.

 

‘……Ottima idea, capitano.’

(‘Io a questo qui non mi ci abituerò mai….Maki Shin’ichi; già al mio primo anno era considerato da tutti la promessa del Kainan…Già al suo, di primo anno! Ottimo playmaker, ed eccellente nei ruoli di centro e ala grande; non si può certo dire sia altissimo, ma questa sua caratteristica ad un certo punto risulta essere un vantaggio, anziché un handicap…Ha una perfetta preparazione atletica; non perde mai il sangue freddo, ha furbizia da vendere…Era ovvio che il ruolo di capitano sarebbe toccato a lui, una volta in terza; con il suo fortissimo ascendente sugli altri, poi…. E’ perfettamente inutile cercare di scontrarsi con lui; nemmeno Fujima-san riesce a tenergli testa. …Di ciò me ne sono accorto subito. Certo, però…ogni tanto…mmh…Ha tanto il comportamento, ma poi…Mah…Io a questo qui non mi ci abituerò mai, figurarsi riuscire a capirlo…’)

 

‘Dimmi, Jin… Un pronostico per il campionato di quest’anno?’

(‘Jin. Non l’avrei pagato uno yen l’anno scorso. Nemmeno un posto in panchina gli avrei dato - difatti non ce l’aveva. Non aveva nemmeno la faccia, del giocatore; figuriamoci il fisico. Tzè, avrei dovuto aver imparato da un pezzo che ci sono altri tipi di giocatori…Ma lui…Con quel carattere che si ritrova…Fa quasi impressione paragonarlo alla sua faccia; di primo acchito…non saprei, non sembra di certo avere quella volontà di ferro e quella costanza che in realtà ha. …Alla fine basterà. …Ma in fondo, è troppo presto per fare i vecchietti inchiodati alle sedie.’)

 

‘Be’… Quest’anno, allo Shoyo, oltre a Fujima-san, sono titolari alcuni nuovi giocatori di terza, che l’anno scorso erano in panchina… Per cui, l’altezza media dei giocatori va ad assestarsi ai massimi prefetturali.’. Jin rimase un attimo in silenzio, interdetto dall’espressione per nulla rassicurante sul volto del suo senpai. ‘Sì, be’, poi, propongo di tener d’occhio il Ryonan, no, be’, più che altro solo l’asso della loro squadra, che mi hanno detto abbia fatto faville.’.

 

‘Sì…. Lo so. Ma dimmi, Jin… Hai mai sentito nominare un tipo chiamato Tachibana Akane, uno poco raccomandabile?’

 

‘………….. Ehm……… No. Mi dispiace. Ma provvederò!’, e fece per girarsi ed andare a controllare sui dati del portatile della squadra (originale con il marchio K), quando il capitano lo richiamò.

‘No, Jin, aspetta… Non importa. Anzi, meglio così. Ma chissà in quale guaio si è ficcato sta volta quello…Sì, perché, non è possibile… Uno del genere, cosa vuoi… Mi viene il mal di stomaco solo a pensarci… Forse avrei fatto meglio a mangiare a pranzo… Ma chissà che emigri in Arabia Saudita e la smetta di tormentare Kanagawa…. Se quello si può definire un giocatore di basket… Una testa calda del genere… Sarebbe meglio se si desse alla lotta libera… Quell’animale selvaggio… Era così pignolo, poi… E con quel taglio di capelli… Chissà chi diavolo era il suo parrucchiere… E che dire di quella povera sfigata della sua ragazza?….’

 

Allarmato dal fumo che si innalzava dalle orecchie di Maki, Jin se la diede a gambe, mentre le matricole (numero uno e non) lo guardavano preoccupate.

 

‘Io a questo qui non mi ci abituerò mai….’

 

***

 

‘Sai… Oggi a scuola ho conosciuto una strana ragazza…’, cominciò Akane, mentre stirava un paio di pantaloni. ‘Non mi sembrava male… Un tipo decisamente eccentrico… Si è anche seduta di fianco a me in classe. Le altre ragazze…. c’erano …’.

Silenzio.

‘E poi… No, be’… Accederò direttamente all’università annessa…’.

Silenzio.

‘Ed è comodo, no, perché è qui vicino, cioè, è di fianco a scuola mia…. Per cui.. è a posto, no?’.

‘…. Meglio.’.

‘E…. Ho trovato un po’ di persone che già conoscevo… Ma niente di utile. Non mi sembra nemmeno che sia troppo difficile come scuola, per tutto quel prestigio che ha…’.

Silenzio.

‘E a te come è andata?’.

Silenzio.

 

***

 

‘Buongiorno!’, esclamò Akogare entrando in classe, qualche giorno dopo, e sprofondando sulla sedia di legno.

Akane la guardò per un po’ e poi disse: ‘‘Giorno.’

‘Allora, Naga ti ha fatto la posta, sta mattina?’

‘Non possono fermarsi davanti al nostro cancello. Il loro è da tutta altra parte.’

‘Oh, che peccato. Comunque, non sono in ritardo, sta mattina, no?’

‘No. In realtà la professoressa è in ritardo perché gira voce che dovremmo andare in auditorium, noi delle prime. Spero solo le prime del San Yan.’

 

‘Povero Naga…. Ma senti, non mi hai ancora detto perché l’hai mollato davanti ad una tazza di cioccolata calda.’

‘…… Incompatibilità d’impegni.’

‘Ah… E cioè?’

 

‘Un attimo di attenzione per favore.’, si sentì chiamare dal altoparlante interno. ‘Le signorine delle classi prime sono pregate di raggiungere in maniera ordinata l’auditorium del padiglione Ayanami, per una comunicazione di servizio. Grazie per l’attenzione.’

 

‘Ci mandano in auditorium per una comunicazione di servizio? Devono essere pazzi!’, commentò Akogare.

‘Prevedo guai….’, disse Akane con voce spettrale. Dietro di lei apparvero le fiammelle blu dei fuochi fatui e le luci si abbassarono, mentre all’esterno le nuvole si addensavano minacciosamente. ‘Prevedo Torri! ’A questo punto un tuono squarciò l’aria della classe. 

‘Torri?!’ La luce saltò drammaticamente. Akogare accese l’accendino per illuminare la stanza e nel contempo accendere il cero che Akane aveva appoggiato sul banco.

‘Torre!’, rispose l’altra facendo guizzare le sopracciglia e mostrando alla luce soffusa una carta dei tarocchi trovata casualmente fra le pagine del suo libretto scolastico.

‘Torre…’

 

***

 

Le ragazze erano sedute già da cinque minuti in auditorium, ma ancora non si vedeva nessuno.

‘Che rottura di scatole!’, protestò Ako, mentre la compagna seduta alla sua destra commentava un ‘che linguaggio scurrile’, un po’ schifata.

‘Sento odore di guai… Lo sento nell’acqua, lo sento nella terra, lo percepisco nell’aria…’, sussurrò Akane.

‘Molto di ciò che era, è andato perduto…’, continuò Akogare. Le due ragazze si guardarono perplesse.

 

‘Signorine, un attimo di attenzione, prego.’, cominciò Suor Kaori. ‘Siete state convocate qui su richiesta del club di bas….mh, palla canestro del liceo maschile annesso all’Università Kainan, con il quale come ben sapete siamo gemellati. Purtroppo, il club in questione versa in difficili condizioni.’.

A questa notizia, Akane tirò fuori nella sua mente una bandierina e si mise a sventolarla con felicità dall’alto della Torre; Akogare fece invece un triplo salto mortale.

‘Ma lascio ora la parola al signor capitano del club signor Maki Shin’ichi, che saprà illustrarvi la situazione meglio di me.’

 

Un tipo alto, ben piantato, muscoloso, abbronzato, dall’aria matura e con la divisa impeccabilmente indossata, apparve sul palco, mentre la suora se la dava a gambe, messa letteralmente in ombra dalla stazza del nuovo venuto.

‘Buongiorno, signorine della sezione del liceo San Yan annesso all’Università Kainan.’, esordì egli. ‘Se ho il piacere di vedervi qui riunite è perché il nostro onorevole club ha bisogno di voi!’

 

‘Sembra un discorso elettorale…’, commentò Akogare.

‘No, un discorso di reclutamento volontari di guerra.’, rispose Akane.

 

‘Infatti, le nostre illustri senpai managers si sono diplomate con successo l’anno scorso, e noi necessitiamo in tempi brevi di degne sostitute. Speriamo nella vostra collaborazione. Adesso, se per favore coloro che ai tempi delle medie erano manager di qualche squadra di basket, possono gentilmente avvicinarsi…’

 

Akane e Akogare si guardarono, mentre Maki spezzava il pane e lo distribuiva alle discepole che arrivavano a frotte.

‘…Non vai?’, chiese Ako.

‘Ah-ah’, rispose Akane scuotendo la testa.

‘Allora rimaniamo qui.’, concluse Akogare, mentre l’ombra della Torre si stagliava su di loro.

 

‘Secondo te…’, ricominciò dopo un po’ Akogare. ‘Qui sono state tutte managers?’.

Infatti, le ragazze rimaste sedute erano pochissime. Fra di loro, quella alla sinistra di Akane.

‘Pare di sì.’, rispose quest’ultima, non troppo interessata.

 

‘Aka-chan! E’ parecchio tempo che non ci si vede, eh? Come va?’, chiese una voce, cercando di sovrastare il chiacchiericcio generale. C’erano pochi dubbi su chi potesse essere il ragazzo che avanzava facendo slalom tra le nane impazzite, nonostante fosse vestito in maniera così ordinata che sembrava quasi una persona per bene. I miracoli della divisa in giacca e cravatta….

‘…Ciao Naga.’

‘Oh…’, disse il ragazzo avvicinandosi, mentre il sorriso gli moriva sulle labbra. ‘Ma non vai da Maki-san?’

‘…No…’

‘…Oh. Non vuoi essere la nostra manager?’, Nobunaga inclinò leggermente la testa.

‘…’

‘Se non ci va, è evidente che non vuole essere la vostra manager. E nemmeno io per quello.’, rispose Akogare per lei.

‘Akogare…’, la interruppe Akane, scuotendo la testa. Poi si girò verso Kyota. ‘Non posso proprio, sai. … Adesso devo andare, scusami. Possiamo vederci ogni tanto lo stesso, se vuoi. Magari. Sul cortile qua fuori. Magari a ora di pranzo. Ciao.’ E così dicendo, la ragazza si alzò e se ne andò di fretta.

 

Kyota guardò Akogare, rimase un po’ pensieroso, e poi disse: ‘Allora non mi vuole male…’, e sorrise di brutto.

La vicina di posto di Akane si alzò e se la diede a gambe anche lei.

 

‘Nobunaga!’, si sentì chiamare dal palco. Il ragazzo si girò, e poi agitò una mano:

‘Sì senpai?’

Facendosi largo a forza fra le signorine delle prime del San Yan che ciarlavano, urlavano, strepitavano, schiamazzavano, ocheggiavano e stridevano peggio dei Nazgul davanti a Maki, un altro ragazzo molto alto, con i capelli neri e corti, gli occhi grandi e verdi scuro e un simpatico sorriso avanzava verso di loro:

‘Nobunaga! Cerchi di fare colpo sulle tue illustri colleghe?’, chiese.

‘AHAHAHA! Illustri colleghe! Che battutona, senpai!’, si misero a ridere all’unisono i due.

‘Ma che è, aiuto!’, pensò il ragazzo un po’ interdetto. ‘Eh…Sì dunque…Chi è la tua amica?’

‘Ahahah, senpai, cerca per caso di fare colpo sulle sue illustri kohai?’, rise Kyota.

‘Ah senpai…Non dica queste cose!!’, esclamò Akogare agitando una mano.

‘Ma veramente io…’, cercò di barcamenarsi l’altro.

 

‘No, no senpai…La mia ragazza se n’è appena andata; questa è solo una sua amica…’, spiegò Nobunaga.

‘Grazie per il solo! Comunque…’, disse Ako alzandosi in piedi e inchinandosi, ‘Io sono Katawa Akogare, in 1-6 al San Yan. Piacere.’

‘Salve! Sono Jin Soichiro di 2-4, shooting guard.’, sorrise il nuovo venuto, un tantino ripreso.

Un silenzio imbarazzante scese tra i tre.

‘Ehm…Sì, ho conosciuto Akogare alla cerimonia di apertura…Poi mi ha dato una mano a cercare Akane…’. (‘Akane?’; ‘E’ la sua ex ragazza che l’ha lasciato davanti ad una tazza di cioccolata calda.’). ‘Poi però ho preso un’illustre senpai per Aka-chan e ho fatto un po’ la figura del fesso, ma non lo dica a Maki-san…’

‘Quello è fesso di suo…Oltre che vecchio…’

 

I due ragazzi si girarono sconvolti a guardare Akogare; lei sorrise imbarazzata e agitò una mano, mentre uno dei merli della Torre le cascava in testa.

‘Sì appunto, ma Akogare mi ha salvato…’, continuò Kyota.

‘Ah capisco. Ma forse sarebbe il caso adesso di andare ad aiutare Maki-san che è seppellito dalle illustri kohai…’

‘Ah…Tatatatata…Ben gli sta!’

‘Eh sì, forse ha ragione lei senpai, andiamo. Ciao Ako, ci vediamo domani a ora di pranzo in giardino con Akane! Viene anche lei vero senpai? Bene, bene…’, e così dicendo Kyota si allontanò.

 

---- Chapter #1, The End

 

 

Turn off the light (Nelly Furtado)

Spegni la luce

 

Comincio a sentirmi sola dentro questo letto

Non so se dovrei leccarmi le ferite

o invece dichiarare che il dolore sono io

E c'è un dolore nella mia testa

Mi sta dicendo che sto meglio da sola.

Ma dopo mezzanotte, verrà il mattino

e il giorno vedrà se tu ne prenderai un po'

 

Dicono che quella ragazza che conosci

agisce troppo duramente, duramente, duramente

Bhe, è finchè non spengo la luce,

spengo la luce

Dicono che quella ragazza che conosci

agisce così maleducatamente, maleducatamente, maleducatamente

Bhe, è finchè non spengo la luce,

spengo la luce

E dico seguimi seguimi

seguimi giù giù giù giù

Finchè non vedi tutti i miei sogni

Non tutto in questo magico mondo

E' proprio quello che sembra.

 

Ho guardato oltre l'altro giorno

Perchè credo di essere brava e pronta per un cambiamento

Vivo la vita secondo la luna,

Se è alta giocala bassa, se è di settembre vai piano e se è piena, allora va'

e il giorno vedrà se tu ne prenderai un po'

 

Dicono che quella ragazza che conosci

agisce troppo duramente, duramente, duramente

Bhe, è finchè non spengo la luce,

spengo la luce

Dicono che quella ragazza che conosci

agisce così maleducatamente, maleducatamente, maleducatamente

Bhe, è finchè non spengo la luce,

spengo la luce

E dico seguimi seguimi

seguimi giù giù giù giù

Finchè non vedi tutti i miei sogni

Non tutto in questo magico mondo

E' proprio quello che sembra.

 

Cerco cose che semplicemente non riesco a vedere

Perchè non non non vieni e stai con me

Faccio finta con me stessa di essere in gamba, voglio credere

che posso farcela da sola senza avere il cuore in mano

Sto correndo, sto correndo, vita raggiungimi

Dov'è l'amore che sto cercando di trovare

E' tutto in me, non riesci a vedere, io ci riesco,

perchè non riesci a vedere che è tutto in me?

 

Dov'è la tua logica? Di chi hai bisogno?

A chi ti puoi rivolgere nel tuo delicato momento di bisogno?

Seguimi giù, seguimi giù giù giù,

Non ho bisogno, non ho bisogno di nessuno

Dov'è la tua logica? Di chi hai bisogno?

A chi ti puoi rivolgere nel tuo delicato momento di bisogno?

 

 

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