"Oh, no, qui non nevica quasi mai."
Bene, avrei dovuto dire. Piove già abbastanza
senza che debba preoccuparmi della neve, avrei dovuto pensare.
E invece non ho detto niente - e ho pensato che è
un peccato. La neve non è che non mi piaccia - è che è poco pratica, e troppo
bagnata.
Così è cominciata questa fanfic… Più di un anno
fa, a far due conti, e per un discorso futile con una mia conoscente…
L’ho scritta solo io, ma ho pensato di metterla
qui lo stesso; anche per me adesso stanno finendo tante cose, e questo è un
omaggio a chi si è visto infrangere i sogni davanti ma 'continuerà a giocare
finchè potrà.'
Potete anche pensare che sia una yaoi, ma,
veramente, io non lo credo. Sul piano tecnico, faccio notare che i POV sono due
e cambiano col cambiare del carattere da corsivo a normale e viceversa; c’è
anche un flashback, contrassegnato dagli asterischi. Prego, lasciate un
commentino dopo la lettura, apprezzerei molto. ^_^ Ci sono dei collegamenti con
l’altra nostra fic 'Embracing the Ice Knife', ma si tratta di citazioni
casuali; le due storie non c’entrano niente una con l’altra!
Ovviamente i personaggi non sono miei, ma di
T.Inoue, e io non ci guadagno niente.
Dedicata ad Alex, a Myth, ad Hyndla, e a tutta la
BnR, con tanto affetto.
Kim
Ps. I versi all’inizio e alla fine della fic sono
tratti da 'Il mio canto libero' di L.Battisti; non è direttamente collegata con
la fanfic, ma consiglio di ascoltarla dirante la lettura, fa molto atmosfera
^_^.
#°°°°°#
…In
un mondo che
prigioniero e'
respiriamo liberi io e te
e la
verita'
si
offre nuda a noi
e
limpida e' l'immagine ormai…
#°°°°°#
Finita. Finita ancora. Tutto finisce, del resto.
Nevica. E la partita è finita. Abbiamo perso. Sai
che novità.
Ma questa volta è finita sul serio.
Nevica. Nevicava anche due anni fa. Ma forse erano
due secoli fa, non due anni.
Cosa importa. E' finita. Non ci saranno altre
possibilità. E' finita.
Dove è finita la mia forza? E' finita.
Dove sono le nevi di due anni fa? Finite.
E' tutto finito. Anche io sono finito.
La neve cade leggera, lenta. E' cominciata mentre
giocavamo, e adesso è già tutto bianco. Mi fa sentire strano, la neve. Ci
piaceva, la neve. Forse è per questo.
Mi fermo sulla porta ad osservare; osservare cosa
c'è fuori. A volte credo quasi di dimenticarmi come è fuori. Fuori dalla
palestra, fuori dal campo. Ci risiamo. E' la neve che mi fa questo effetto.
Come sempre.
Abbiamo vinto. Sai che novità. Non ne sono
particolarmente contento; non ne sono particolarmente fiero. E' lavoro, ecco.
Anche io sono lavoro; anche lui è lavoro.
Dov'è finito lui? E' finito.
Dove sono finito io? Dove sono finito io? Sto
finendo anche io, forse?
Scuoto la testa, cercado di tornare con i piedi
per terra. Senza che me ne accorgessi, è arrivato anche il resto della squadra.
- WAAAH! Nevica!! - eccolo qui, scocciatore, ad
urlare come al solito. Anche lui urlava sempre. Adesso non lo fa più. Perchè
dovrebbe?
- Attento a non scivolare e romperti una gamba,
Kyota... - richiamo l'attenzione del mio kohai mentre lo vedo saltellare sui
gradini che portano fuori.
- Ma ha visto, Maki-san?!? E' già tutto bianco!!
Incredibile! - continua a urlare senza curarsi minimamente degli sguardi di
disapprovazione di tutta la squadra; tutta tranne Jin, ovviamente, che sorride
divertito. Il Kainan è una squadra seria. Il prossimo anno passerà nelle tue
mani, Jin.
Mi fermo, a questo pensiero, fissando il mio
tranquillissimo kohai. Mi sorprendo a chiedermi se forse la nuova
responsabilità lo cambierà. Bhe, è normale cambiare. E' normale. Anche Kyota
cambierà. Anche noi siamo cambiati.
Cosa facciamo qui tutti fermi a guardare fuori? Mi
giro attorno, quasi per trovare una risposta, e mi accorgo che c'è Takasago che
mi fissa. Magari ha capito cosa mi frulla per la testa. Magari vorrebbe dire
qualcosa a proposito, ma non si permette.
- Senpai, senpai! - Kyota che mi tira per una
manica mi scuote anche dai miei pensieri. Giratomi, lo fisso direttamente negli
occhi, a pochi centimetri dai miei, probabilmente così vicini per vedere se
sono ancora su questa terra.
- Che vuoi? - gli chiedo calmissimo.
- Andiamo a bere una cioccolata calda? -
- Co... sa? - continuo a fissarlo, senza capire
cosa stia cercando di dirmi.
- Andiamo a bere una cioccolata calda!! - ripete
come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
- E perché dovremmo? - siamo sempre qui a guardarci
diritti negli occhi.
- Ma come "e perché dovremmo"!! Perchè
sta nevicando no?!? - annuisce come per dare più forza a quello che ha appena
detto.
- Questo lo vedo anche io, ma non colgo la
connessione. - sorrido appena, prendendolo in giro. Ma che razza di idee ha?
- Ma capitano, bisogna bere una cioccolata calda
quando nevica! E' assolutamente perfetto! - continua ad annuire, poi mi afferrà
per un braccio e mi trascina fuori. - Jin-san, venga anche lei!! - e così
dicendo agguanta il suo senpai.
Ma io non lo sto più guardando. Mi sono fermato.
E' arrivato.
Perché è qui? Non potevano uscire dall'altra
porta? Dovevano proprio passare per di qua?
Ci guardiamo. Poi, ecco anche i suoi compagni.
Kyota ora sta zitto. Strano. Strano che non sia corso subito a sbatter loro in
faccia la nostra vittoria. Invece guarda me. Guarda me e sta zitto.
Siamo tutti qui, davanti alla porta, e la tensione
si potrebbe tagliare col coltello.
Io lo guardo, lui guarda me; ci fissiamo diritti
negli occhi.
Poi sposta lo sguardo verso la porta aperta.
- Nevica... - dice, avvicinandosi e mettendosi al
mio fianco. Sorride appena.
Seguo il suo sguardo all'esterno e di colpo mi
rilasso completamente. La tensione fra di noi è sparita. Anche io sorrido, ma
non verso di lui; anche io sorrido, guardando fuori.
- Già... - confermo, semplicemente. Kyota ci fissa
perplesso. Jin sorride. Takasago rimane zitto, forse è preoccupato. Il resto
dei presenti continua a guardarsi in cagnesco e a guardare noi due come se ci
fosse spuntata un'altra testa.
Dove ho già visto questa scena?
Ero così immerso nei miei pensieri che non mi sono
reso conto di puntare direttamente sul Kainan, radunato davanti all'entrata.
Poi ho semplicemente alzato lo sguardo e mi sono trovato davanti Maki che mi
fissava.
Sono rimasto a guardarlo come se lo avessi visto
per la prima volta. Non ho distolto lo sguardo nemmeno quando ho sentito il
resto della mia squadra arrivare dietro di me.
Silenzio. Perfino Kyota sta zitto; miracolo
natalizio, forse. Sono tutti tesi. So bene che basterebbe un nonnulla per far
scoppiare il finimondo. Ma Kyota sta zitto e fermo; se lui non fa brutti
scherzi, non dovrebbe capitare, questo nonnulla. Siamo due squadre serie.
Kyota stona, nel Kainan. Mi ricorda Maki. Ma è un po' troppo arrogante, per
assomigliargli più di tanto. E un po' troppo poco serio. In fondo, quello
esplosivo ero io. In fondo, anche noi stonavamo.
Sto ancora fissando Maki; lo sfondo bianco dietro
di lui mi sembra normalissimo, come se avessi una sua foto in salotto con un
paesaggio innevato e la vedessi tutti i giorni. Poi sposto lo sguardo fuori. E'
davvero tutto bianco. Mi avvicino a Maki; è assolutamente normale, io, Maki e
la neve.
- Nevica... - sorrido appena. Lo dico, anche se lo
sapevo già e non è una gran notizia. Ma voglio farglielo notare.
Lui si girà verso l'esterno e guarda fuori
attentamente.
- Già... - conferma. Come se non lo sapesse già
anche lui.
Kyota è zitto e ci fissa. Probabilmente non sa che
pesci pigliare. E probabilmente non ha il coraggio di interrompere questo
silenzio statico.
La tensione alle mie spalle deve essere altissima,
ma io non la sento. Fuori è tutto bianco, e immobile, e pacifico. Anche noi
siamo immobili, e pacifici.
Non avrei mai pensato che saremmo potuti esserlo,
davanti a un paesaggio così surreale. Mi chiedo quanto ci metteremo a tornare
con i piedi per terra, e mi chiedo chi ci farà ritornare con i piedi per terra.
Nessuno sembra capire cosa stia succedendo. Io e
lui guardiamo fuori, nessuno si muove; Kyota ha già uno strato di neve sopra la
testa, ma sembra non accorgersene. Ci fissa con un'impareggiabile espressione
da tonno; ma io non lo sto guardando.
A volte Kyota mi ricorda un po' lui... Stona, con
il resto della squadra. E anche noi stonavamo, del resto. Anche lui una volta
avrebbe urlato e si sarebbe fiondato fuori, vedendo la neve, per poi
agguantarmi per un braccio e chiedermi di andare a bere qualcosa di caldo con
lui. Ma adesso ovviamente non lo fa più.
Gran bel lavoro, ci siamo trovati.
Quella sua tipica espressione sorridente gliela
vedo solo in campo, ormai. Altrimenti se ne sta zitto e serio e composto. Anche
io me ne sto zitto e serio e composto. Altrimenti che ne sarebbe della mia
squadra? Probabilmente anche lui pensa lo stesso.
Una domanda taglia il silenzio, secca.
Guardo Kyota. Ma non è stato Kyota a parlare;
seguendo lo sguardo ancora più somigliante a un quello di un tonno del mio
kohai, capisco che è stato Fujima. Ma cosa ha detto? Non lo stavo ascoltando.
Non posso rispondere, se non ho capito la domanda. Mi giro lentamente, ma non
riesco a parlare. Lo fisso solo. Ho ancora l'espressione rilassata di prima sul
volto. Probabilmente gli altri penseranno che mi sia fumato qualcosa prima di
giocare. Lui inizialmente non mi guarda, ma poi, vedendo che non rispondo, si
gira verso di me.
Ho la gola secca. Cosa aveva da dire di così
importante che gli ha fatto rompere questo momento di tranquillità? Mi acciglio
leggermente. Sono definitivamente tornato con i piedi per terra, e questo non
mi garba più di molto. Ma cerco di non darlo a vedere.
- Come scusa? Non ti stavo ascoltando.
Navigo con i miei pensieri, l'unica cosa che vedo
è la neve e l'unica cosa che sento è Maki, di fianco a me. Non esattamente.
Sento un'altra cosa. E' una strana sensazione che si fa lentamente strada nello
stomaco, risale e si blocca nel petto. Vorrei piangere, ma non è un nodo alla
gola, quello che ho. E' qualcosa di calmo. Vorrei piangere, ma non perché sono
triste. Vorrei solo piangere. Anche perché essere tristi non sarebbe di nessun
aiuto.
- Andiamo a bere qualcosa? - una domanda spezza il
silenzio. E sono stato io a pronunciarla. Ma di certo non a pensarla. E' venuta
fuori da sola. Ci vuole un po' perché io realizzi che la voce era la mia. Ma il
silenzio prosegue. Nessuno risponde. Allora mi giro, e guardo Maki. Molto
lentamente. Non c'è bisogno di fare movimenti bruschi, rovinerei
definitivamente l'atmosfera. Incontro i suoi occhi. Ha un'espressione
tranquillissima. Sembra che il mondo esterno gli giunga ovattato. Ancora, è la
neve.
Ma poi si irrigidisce.
Ho paura di aver sbagliato. Non avrei mai dovuto
parlare. Saremmo dovuti rimanere qui in silenzio fino a quando Kyota non fosse
stato perlomeno ricoperto completamente di neve.
- Come scusa? Non ti stavo ascoltando. -
E adesso che faccio? Ripeto la domanda? Oppure
dico un tipico "no, niente, scusa" e me ne vado? L'incantesimo è
rotto, di colpo. La mia mente torna a lavorare, di colpo. Ma non riesco a
valutare con calma la faccenda, entro in panico. Cosa gli dico? Cosa faccio?
Sento gli sguardi brucianti di tutti addosso.
Sono in panico. Meglio se me ne vado. Lui non ha
capito la domanda, e gli altri disapprovano la mia idea. Gli altri hanno sempre
disapprovato questo mio tipo di idee... Scuole diferse, squadre diverse, nemici
naturali. Nessuno ha mai visto un leone e una gazzella andare a bere qualcosa
insieme. O forse sì? Magari durante i periodi più lunghi di siccità... Ma che
cavolo sto facendo? Sono qui in una situazione da cestinare e mi metto a
chiedermi cosa fa una gazzella quando ha sete?
E' definitivamente meglio se me ne vado; anzi, se
ce ne andiamo. La tensione è sempre alta, là dietro. E adesso chiunque potrebbe
dire qualcosa e far precipitare la situazione. Del resto sono io che ho cominciato
a parlare.
Di colpo mi ricade l'occhio su Maki. No, a dir la
verità non si era mai mosso, ma ero così in panico che guardavo ma non vedevo.
E' ancora lì che aspetta una risposta, Maki.
In fondo, Maki è sempre lì. O almeno c'è sempre
stato. Sento adesso un nodo salirmi in gola, non è più la sensazione
tranquillizzante di prima. Perché è tutto finito. Come ho fatto ad illudermi
che non lo fosse? Tutta colpa della neve, ancora.
E' tutto finito, quello che è stato è stato, chi
si è visto si è visto. E suona così maledettamente vero. E suona così
maledettamente male.
- Vuole venire... con noi? -
Stacco gli occhi da Maki per posarli, perplesso,
su quella cosa che ci sta davanti, che assomiglia sempre più a un pupazzo di
neve, e che ha appena parlato.
Si è incantato? Prima rompe il silenzio senza che
nessuno abbia richiesto alcuna domanda, e ora mi guarda come se non avesse
detto nulla? Sto diventando ancora più accigliato. Poteva starsene zitto? No,
ma cosa sta dicendo, lui non sa mai stare zitto. O almeno non lo sapeva.
Probabilmente la neve gli ha fatto tornare fuori quel brutto vizio che credevo
cancellato. Spero non faccia tornare fuori pure gli altri. Anche se,
dopotutto....
- Vuole venire... con noi? - un'altra domanda
rompe il silenzio.
Mi giro quasi di scatto. Kyota ha riaperto la
bocca, a quanto pare. Ma, cos'è che ha chiesto?
L'ha invitato a venire con noi? Ma dove? Dove
stiamo andando, noi? Cosa ha chiesto, per far sì che Kyota lo invitasse - a
venire dove, poi?
- Come? - finalmente riesco a spiccicare parola. E
mi rivolgo a Kyota, ma guardo anche lui.
Kyota ricambia lo sguardo; è intimorito. Lui non
lo sembra mai, ma io so quando lo è. Probabilmente teme di aver detto una cosa
che mi farà andare su tutte le furie. Probabilmente ha sentito una vena di
nervosismo, nella mia domanda. Forse è per questo che non risponde.
Adesso basta. Sono stufo, me ne vado. Che sto qui
a fare?
- Sì, mi sembra una buona idea. - è stato Jin,
questa volta, a parlare. Jin. Magari con lui riesco a dialogare, visto che qui
nessuno sembra avere il fegato di aprire bocca più di una volta.
- Cosa, ti sembra una buona idea, Jin? - Il mio
kohai sorride al suo solito, ma io sono irritato.
- Che Fujima-san venga a bere qualcosa con noi. -
risponde sempre sorridendo.
E questa da dove salta fuori? Che ha detto lui,
perché Kyota lo invitasse?
- E perché dovrebbe venire? - chiedo.
Questa volta Jin mi guarda perplesso; non sorride
più. Anzi, vedo quasi una traccia di rimprovero nella sua espressione.
- Bhe, ma perché... - comincia Kyota, per poi
fermarsi a metà. Mi giro seccato verso di lui, attendendo spiegazioni.
- Perché ha chiesto se volevamo andare a bere
qualcosa e allora io ho pensato... Cioè... - rimango come fulminato sul posto.
Poi mi giro verso Fujima.
- Era questo che avevi chiesto? - gli domando.
- Sì, bhe, ma era solo un'idea, la mia.... - mi
rilasso di colpo. Adesso ho capito. In fondo non era un motivo così inutile per
rompere il silenzio.
- Cosa? - Maki praticamente fulmina sul posto
Kyota. Non pensavo potesse avere una reazione del genere; ma del resto non
pensavo nemmeno che Kyota mi potesse invitare. Però Maki sembra piuttosto
seccato. Di nuovo, il nodo alla gola si stringe. Stupido Kenji, cosa diavolo
credevi di fare? Non è più il tempo di giochi da bambini; Maki l'ha capito da
un pezzo. Solo tu ti ostini a non voler vedere al di là del tuo naso. Continuo
a guardare Kyota. Guardo lui perchè non voglio vedere Maki.
Ma che diavolo mi è preso oggi? Non posso certo
farmi condizionare così dal tempo atmosferico, per la miseria. Il Kainan è il
Kainan, lo Shoyo è lo Shoyo e il leone se becca la gazzella che beve se la
mangia. E poi eventualmente beve. E ha ragione. Chi non lo farebbe?
- Sì, mi sembra una buona idea. - Jin corre in
soccorso del povero Kyota che si sta facendo sempre più piccolo davanti a Maki.
E gli dà ragione; cioè, viene in mio
aiuto, praticamente.
- Cosa, ti sembra una buona idea, Jin? - chiede
Maki. Ma come, cosa? Poi mi viene in mente che lui non ha sentito la domanda
che gli ho fatto. Allora è abbastanza comprensibile che si sia così
innervosito. Ma ciò significa che comunque, non appena capito quello che ho
chiesto, fulminerà me invece che Kyota. Comincio seriamente a pensare sia
meglio andarmene. Non ci sono molte alternative, del resto. Se Maki la
prendesse bene, si limiterebbe a prendermi ingiro; questo farebbe arrabbiare
Hanagata e comincerebbero a picchiarsi. Se Maki la prendesse male, o molto
male, allora potrebbe alzare le mani direttamente su di me, e questo non
sarebbe molto meglio, anzi scatenerebbe una rissa fra le due squadre invece che
tra due persone, dato che Takasago interverrebbe non appena Hanagata cercasse
di aiutarmi. Se Maki si limitasse a sbuffare e andarsene... Forse è proprio
meglio se me ne vado io per primo.
- Era questo che avevi chiesto? - la domanda mi
riporta con i piedi per terra.
- Sì, bhe, ma era solo un'idea, la mia.... -
mormoro poco convinto. Allora Maki mi sorride. Rimango un attimo perplesso.
- Dove preferisci andare? - mi chiede. Riesco per
un pelo a non farmi cadere la mascella.
- All'Aquilone! - Kyota risponde per me e Maki si
arrabbia, dandogli del maleducato. Ma io non bado a nessuno dei due. Sono
ancora troppo sconvolto dal fatto che abbia accettato.
Comincio a pensare di non essere l'unico influenzato
dal tempo atmosferico.
- Adesso è meglio se ce ne torniamo a casa... - è
stato Takasago a parlare. Ci giriamo verso di lui, che, incurante dei nostri
sguardi perplessi, comincia a scendere le scale, seguito dal resto del Kainan.
I miei compagni sono ancora lì che mi guardano.
- Se non vi dispiace vengo con voi. - Hanagata ha
una faccia che non ammette repliche.
- Figurati. - sorride Jin.
Ci vuole un po', prima di riuscire a rilassarsi di
nuovo, ma la neve mi aiuta non poco. Ha smesso di nevicare, ma attorno a noi è
sempre tutto bianco. Non c'è anima viva, in giro. Siamo ancora in una zona poco
frequentata. Nessuno dice nulla. Ma non è un silenzio teso, almeno non per me.
E' il silenzio di quando nevica. Mi sento come prima, quando io e Fujima guardavamo
fuori dalla porta. Anche lui è tranquillissimo. Camminiamo fianco a fianco,
senza parlare.
So bene che questa rischia di essere l'ultima
volta che lo vedo. E' strano. Dico, lui c'è
sempre stato, in fondo. Io e lui, il Kainan e lo Shoyo. In prima eravamo
noi, in seconda eravamo noi. In terza Dio sa da dove è spuntato lo Shohoku, che
ha mandato a monte tutta la normale costituzione delle cose; e adesso, vi
abbiamo appena espulso dalle qualificazioni invernali. Cioè, è finita.
Lui è finito. E a me non manca molto. Anche se
continueremo a giocare, cosa che dubito almeno per quanto riguarda Fujima, non
sarà più Kainan e Shoyo. La nostra corsa finisce qui. La neve mi aiuta credere
sia ancora tutto come prima. Solo che adesso, davanti a me, dove un tempo c'eri
tu, ci sta Kyota. Zompetta allegramente nella neve, parlando con Jin e facendo
finta di non vederci; così come Hanagata, camminando al tuo fianco, fa finta di
non vedere me. Ricordo bene quando l'ho incontrato per la prima volta, così
serio e impeccabile, fra i tuoi compagni. Credo sia stato lui a influenzarti
così tanto, anche se in seconda davi ancora segni di pazzia, a volte; ricordo
anche la sua faccia quando hai fatto come il Natale precedente... Adesso, se
devo dire la verità, credo tu sia sullo schizofrenico andante... Sei
assolutamente diverso quando sei in panchina, rispetto a quando sei in campo.
Da quando hai preso il posto di allenatore, sei definitivamente diventato
quadrato.
Sorrido guardando Kyota che si rovescia su una
lastra di ghiaccio; non ho voglia di arrabbiarmi. Lascio che Jin lo raccatti, e
sorrido. Tu ridi, divertito. Kyota ti fulmina, ma è troppo impegnato a cercare
di stare in piedi per prendersela davvero.
E' tutto come prima. Anzi, non lo è per niente, ma
il mio kohai aiuta a far finta che lo sia, passando una pennellata d'allegria
su questa neve statica, anche se lui per primo stona, nel come prima.
Rido divertito guardando Kyota che si rovescia sul
ghiaccio, ma non vuole essere una risata cattiva. Se non ci pensasse già Jin,
andrei io ad aiutarlo. Anche tu sorridi. Meno male, Maki. Stiamo allegri.
Almeno per oggi. Ha smesso di nevicare, la neve è ovunque, ancora integra. E'
quasi un peccato camminarci sopra. Ma anche la neve finisce, prima o poi. Forse
è un po' troppo pretendere di stare allegri. Cerchiamo di essere sereni,
almeno. Tu sorridi, al mio fianco. Sai, Maki, credo che ti si potrebbe quasi
definire schizofrenico. Guardati. Il grande Maki, grande capitano del grande
Kainan. E poi a volte hai di quelle uscite che fanno accapponare la pelle anche
a Kyota, per la loro stupidità. Ma solo a volte; mi chiedo se è qualcosa del
tuo carattere originario che spunta fuori, da dietro la cortina che ti copre. E
mi chiedo anche che rapporto ti lega a Kyota. E' difficile in fondo, vederti
alzare le mani su di lui. Ho visto, sai, che la maggior parte delle volte ti
limiti ad acchiapparlo. Ma di certo non me lo chiedo perché mi interesso ai
rapporti interpersonali fra Gli Invincibili.
Ho deciso che oggi faremo finta che tutta sia come
prima. E così farò, indipendentemente dal tuo parere. E soprattutto
indipendentemente dal parere di Hanagata, che so già me ne dirà quattro non
appena saremo soli. In fondo lui ti vede proprio come il grande capitano del
grande Kainan da sconfiggere. E non gli piaci. Ma del resto, le persone che
piacciono ad Hanagata si possono contare sulle dita di una mano. Almeno credo.
Anche io ti vedo come il grande capitano del grande Kainan da battere, e non mi
piaci più di tanto; ma ti vedo anche come Maki Shin'ichi, 15 anni, playmaker
del grande Kainan, con cui andare a prendere qualcosa di caldo. E allora mi
piaci, Maki.
Sorrido ancora. Che ore sono? Si sta facendo buio.
Ma adesso siamo in centro, le luci delle vetrine addobbate ci illuminano. La
gente ci passa velocemente di fianco. Però si vede ancora la neve, se non per
terra, almeno sugli alberi e sui tetti. Le ragazze intente a fare acquisti. I
bambini che urlano per avere il giocattolo che preferiscono. Natale, di già.
Questo è l'ultimo. Sorridi, Maki, che domani potresti non averne tempo.
Sorridi, Maki, siamo qui, come al solito.
E' silenzioso e sorride, al mio fianco. Chissà a
cosa pensa. Glielo chiederei, se non fosse che temo la risposta faccia
arrabbiare Hanagata. Siete amici, ma lui ti conosce in maniera diversa da come
ti conosco io, e sta sera sicuramente sei in modalità ah, bei tempi andati.
Anche io del resto. Sorrido.
Continuiamo a seguire Kyota. Chissà dove diavolo è
questo posto in capo al mondo dove ci sta portando. Non parliamo. Meglio. Se non
si parla, non c'è nessun discorso da interrompere. E poi non c'è nulla da dire;
o meglio, forse ci sarebbe, ma sarebbe solo come rigirare il coltello nella
piaga. Oggi sei già abbastanza distrutto per conto tuo. Non mi va di infierire
ancora. Ricordami di ringraziare Takasago, la prossima volta che lo vedo. In
fondo, l'ha salvata lui la situazione, altrimenti ora saremmo qui in quaranta a
guardarci in cagnesco. No, grazie.
Poi Kyota si ferma. Siamo arrivati? Pare di sì.
Entriamo nel locale, Kyota, Jin, io, te e poi Hanagata. Addobbo decisamente
natalizio. Tutto verde, rosso e bianco. I miei kohai si dirigono decisi verso
un tavolo nell'angolo. Ordiniamo. Kyota prende un cioccolata calda, esattamente
come aveva detto, e decide che anche io e Jin ne vogliamo una. Anche tu
ovviamente ne prendi una. Al solito. Hanagata si limita a un the. Quattro
cioccolate e un the, grazie. Panna? No, grazie. Ma come sì? Ehi, Kyota.... Ok,
vada per la panna. Sì, panna, grazie.
Siamo arrivati. Mi dispiace un pochino. Era piacevole
camminare. Mi siedo fra te e Hanagata. Kyota è al tuo fianco e davanti a me sta
Jin, che, completando il giro, si ritrova vicino al mio compagno di squadra;
perfetto. Non poteva andare meglio di così. Posizioni strategiche per non
incorrere in risse indesiderate. Sorrido e mi aggrego alla compagnia della
cioccolata calda con panna; ovviamente Hanagata non lo fa.
Silenzio. Nessuno parla. Aspettiamo le nostre
cioccolate, e nessuno parla. Intreccio le dita delle mani, cercando di sembrare
più naturale possibile. Kyota mi guarda; ho come l'impressione voglia qualcosa.
Gli sorrido, e lui continua a guardarmi. Jin fissa Maki. E Maki? Maki guarda
Kyota. Hanagata sembra molto interessato all'angolo opposto del locale.
Silenzio. Nessuno parla, tutti si guardano. Ancora bene che non siamo gli
unici, qui, e le voci provenienti dagli altri tavoli fanno un minimo di
sottofondo.
- Bhe? - chiede Kyota.
- Bhe cosa? - risponde Maki.
- Sì, bhe, insomma.... - l'altro sembra perplesso.
Ho proprio l'impressione aspettasse qualcosa. Spiegazioni?
- Insomma cosa? - continua Maki.
- Pe... Pensavo avesse qualcosa da dirci.... -
butta lì Kyota, cercando di non farlo notare troppo.
- Avesse? Chi? - Maki ha evidentemente deciso di
distruggere il suo kohai...
- Lu... Lui... - e indica me.
A questo punto qualcos'altro attira completamente
la mia attenzione, e perdo il filo del discorso. Infatti, mi sono accorto che
c'è un cestino, nel centro del tavolo. Bhe, è normale, no? Un cestino con
decorazioni natalizie. Siamo quasi a Natale, siamo in una pasticceria decorata
in maniera natalizia, sediamo attorno ad un tavolo decorato in maniera
natalizia, e c'è un cestino natalizio. Bhe, a questo punto mi chiedo se anche
io non dovrei essere un po' più natalizio. E pensando alla neve e al Natale, mi
viene in mente solo una cosa. Per essere più natalizio.
- Bhe? - Kyota rompe il silenzio. Ma che cosa avrà
mai da continuare a fissare così Fujima?
- Bhe cosa? - sono un po' seccato. Che diavolo ho
oggi, che passo da uno stato d'animo all'altro senza nessun preavviso?
- Sì, bhe, insomma.... -
- Insomma cosa? - si può sapere che ha da
balbettare?
- Pe... Pensavo avesse qualcosa da dirci.... -. Lo
squadro. Di che cavolo parla?
- Avesse? Chi? - davvero, adesso che lo prendo a
calci.
- Lu... Lui... - e indica Fujima.
- Lui ha un nome, per tua informazione, e dovresti
pure saperlo! - In fondo, lo Shoyo è l'Avversario per eccellenza del Kainan.
... Mi fermo.
...
Kyota non lo sa. Kyota non sa che lo Shoyo è il nostro
Avversario. Cioè, lo sa, ma non ha mai avuto la possibilità di testarlo
direttamente sul campo, e oggi di certo non era una partita particolarmente
importante. Non era nemmeno una finale delle qualificazioni della prefettura...
Se pensa ad un avversario, a lui viene in mente lo Shohoku. Il Ryonan, se
proprio vogliamo. Non lo Shoyo. Non se ne rende conto. Mi viene un
irrefrenabile impulso di rompergli il naso, come per sciogliere il nodo che ho
in gola.
E' finita.
- Fu... Fujima-san... - balbetta, ancora. Ma io
non gli bado. Mi giro lentamente verso Fujima. Voglio accertarmi sia ancora
qui. Per fortuna c'è. Ma sta guardando il tavolo. Non sembra aver colto
l'intero discorso. Cosa fissa? Sposto di nuovo lo sguardo, per scoprirlo. C'è
un cestino decorativo; è quello che Fujima sta guardando. No. Fujima sta
guardando quello che c'è dentro il cestino.
Poi muove una mano verso il cestino e ne tira
fuori parte del contenuto. Mi sorride.
Cosa....?
Ho una strana sensazione di deja-vu.... Un lampo
mi attraversa la mente. O per la miseria!
***
Fujima camminava all'indietro sulla neve, guardando l'altro ragazzo che veniva verso di lui con aria soddisfatta.
- Heh... Ti ho stracciato di nuovo, bello.... Sono
o non sono il rookie numero uno della prefettura?
- Sì, sì, cipelo ciapelo.... - rispose Kenji
allegando una linguaccia.
- Hahahahaha! -
Il ragazzo si avvicinò a Maki e gli sferrò una
gomitata nello stomaco, facendolo piegare in due.
- Bhe, visto che hai vinto, offrimi almeno
qualcosa da bere! -
- Pezzo di deficiente, hai quasi ucciso la futura
stella di Kanagawa!
- Sì, sì, tuo zio.... E offrimi sta cioccolata,
per la miseria!
- Scordatelo! -
Fujima lo guardò e poi sbuffò.
- Sei insopportabile quando fai così. - si girò e
prese ad avviarsi lungo la stradina che portava verso il cancello della scuola.
L'altro gli corse dietro.
- Eddai, Fuji, non prendertela, sai che stavo
scherzando.... Cioè, no, ma che dico! Ero perfettamente serio, ma non devi
offenderti se questa è la dura realtà!
- Sparati, Maki! E già che ci sei, spara pure al
tuo capitano!
- Lo sai che non ho il porto d'armi... -
Fujima cadde per terra dallo shock. - Evita almeno
queste battute del cavolo, per la miseria!
- E tu non dirmi che devo spararmi!
- Buttati da un ponte, se preferisci!
- Ma non ci penso nemmeno, sarebbe uno spreco! Va,
tirati su... - e così dicendo gli allungò una mano. Fujima immediatamente gli
diede uno strattone, spedendolo in mezzo alla neve.
- Tiè, ben ti sta!
- Pezzo di deficiente!!!! Mi sono lavato!!!!
- Aritiè!..... – Fujima rimase in silenzio per un
attimo, poi afferrò Maki per un braccio, tirandolo su, e lo trascinò via.
- Che c'è? Che fai? Ma che vuoi?!? - protesto
l'altro.
- Corri. Ci sono i miei senpai; se ti beccano, sta
volta non te la cavi con un occhio nero. E nemmeno io...
In un attimo, i due erano solo due puntolini
distanti sulla neve. Non c'era da scherzare con quelli dello Shoyo....
Si fermarono solo quando arrivarono a casa Maki.
Shin'ichi tirò fuori le chiavi della porta d'entrata e poi disse, senza fiato:
- Se vuoi..... la cioccolata ce la facciamo qui...
-
Fujima per un attimo non rispose, respirando a
fatica pure lui.
- OK...... Ma vedi di... non bruciare metà casa
come l'ultima volta....
- Ma che dici!! - protestò l'altro aprendo la
porta.
- Ehi, Maki... -
- Eho. - Shin'ichi si girò a guardare Fujima.
Quest'ultimo si sporse in avanti e gli stampò un bacio sulla guancia.
-
....................................................................... Ma che
ma che ma che ma che..... MA CHE DIAVOLO FAI?!?!?!?!?!
Fujima sorrise. - C'è un ramo di vischio sopra la
tua porta... -.
- Ah........... E ALLORA?!?!
- Ma come "e allora"?? Ci siamo
esattamente sotto!
- E grazie, pezzo di deficiente!! - Maki era
viola.
- Mi sembrava una cosa carina.... - Fujima rise,
entrando in casa, mentre Maki gli tirava maledizioni e sguardi del malocchio
dietro....
***
Silenzio. Nessuno parla. Hanagata ha due occhi
enormi. Jin è rosso come un pomodoro. Kyota ha perso la mascella da qualche
parte. Fujima sorride. L'ha fatto di nuovo. Pezzo di deficiente.
Non riesco nemmeno a pensare.
- Ah..... - dice Kyota. Cioè, "dice"
forse è una parola troppo grossa... "Biascica" è meglio. - Era.....
questo..... -
- Qesto cosa? - chiede Fujima.
- Quello... che lei voleva... ehm... dirci?
- No, non credo. Non dovevo dirvi nulla. - Fujima
sorride.
Pezzo di deficiente.
No, forse qui l'unico deficiente sono io... E' la
terza volta che mi faccio fregare così. E sì che é Natale. E sì che me lo sarei
dovuto ricordare. E sì che gli indizi c'erano tutti. Stupido Shin! ... Bhe. In
fondo non è che debba nemmeno prendermela più di tanto. Dico, in fondo era solo
un bacio.
In fondo siamo vecchi amici. In fondo, dico, è
Fujima.
In fondo, poi è finita.
... Sorrido. Potrebbe cadere il mondo e che io
continuerei a sorridere. Cosa importa? Dico, cosa importa? Non c'è niente che
importi, qui. Io faccio quello che voglio. E mi girava di baciare Maki e ho
baciato Maki e non ci vedo nulla di strano. Siamo amici, no? No?
Hanagata mi ucciderà ma, tanto, cosa importa?
- Ah... - oh, Kyota, sei ancora vivo? Mi ero
completamente dimenticato di te - Era... Questo... - .
- Questo cosa? - Prego? Che vuoi?
- Quello... che volevi... ehm... dirci? - sai, mi
dispiace di non aver avuto tempo di conoscerti meglio, Kyota. Saresti potuto
essere divertente.
- No, non credo. Non dovevo dirvi nulla. -
continuo a sorridere.
...
Ma che stiamo facendo?
...
Sembra che giriamo come trottole impazzite... Non
abbiamo detto una sola cosa logica da quando é finita la partita. Siamo qui che
lasciamo le frasi a metà, ci guardiamo intorno dispersi, spariamo la prima cosa
che ci viene in mente pur di riempire il silenzio.
Cosa diavolo sto facendo?
Mi sto comportando da idiota. Davanti al Kainan
Univ, davanti a Maki e davanti ad Hanagata.
Se non avevo nulla da dire che ci faccio qui?
La verità é che non ho il fegato di dire quello
che dovrei e poi andarmene.
Socchiudo le labbra come per parlare. E invece due
stupide lacrime spuntano non richieste. No. No. Perché? Maledizione!
- Fuj... - Hanagata si è sporto in avanti, per
guardarmi in faccia. Non capisce che cavolo mi succeda. Non lo capisco nemmeno
io, che diamine...
Maki rimane con la bocca socchiusa, fissandomi; lo
fa spesso, con quell'aria da sono-appena-arrivato-mi-sono-perso-qualcosa-?!...
Poi l'espressione gli si addolcisce. Oh, per
favore, adesso non venire a fare il fratello maggiore con me, Maki Shin'ichi...
Mi asciuga una lacrima con una mano, poi mi passa un braccio attorno alle spalle
e mi tira a sè. Appoggio la testa sulla sua spalla, mentre mi prendo il viso
tra le mani. Hanagata deve essere verde come la nostra divisa, ma non sono
interessato a guardarlo. Non mi interessa nulla. Ma a te, Maki, a te dovrebbe
interessare, perchè ti comporti così davanti ai tuoi kohai, che ti salta in
mente di abbracciarmi, Maki, mollami.
- Fujima-san? - Jin mi chiama - Che cosa c'è? Non
sta bene?
Non puoi capire, Jin, non puoi capire...
Kyota è immobile con la stessa espressione che
aveva prima, quando mi ha invitato ad venire con loro. Non so se è più
sconvolto dal mio comportamento o da quello di Maki.
- Maki... - le lacrime continuano a scendere
copiose infischiandosene del resto del mondo - Maki.... - non riesco a dire
altro. Maki non lasciarmi, per favore, non lasciarmi...
- Lo so, Fuji, lo so. - E che cavolo! Lo so
benissimo che lo sai, ma io voglio dirtelo lo stesso...
- Maki... - non ce la faccio... Perché è così
difficile? Perché non riesco a dire una cosa così facile? - Maki...
- Si è incantato il disco... - questo era di certo
Kyota.... Maki si gira a fissarlo.
- Dopo io e te facciamo i conti... - sibila
seccato prima di rivolgere di nuovo la sua attenzione a me. - Fuji... Non
piangere, dai, Fuji...
Se potessi smettere l'avrei già fatto da un pezzo.
Ma cerco di farlo lo stesso. Ce la posso fare. Calma, calma… Respiro più
lentamente.
- Maki... E' finita... -
.... scoppio a piangere come un disperato.
#°°°°°#
…In
un mondo che
non
ci vuole piu'
il
mio canto libero sei tu;
e
l'immensita'
si
apre intorno a noi
aldila' del limite
degli
occhi tuoi…
#°°°°°#
---- Fin