Ogni opinione qui espressa è personale della B'n'R e nessuno pretende di avere la verità rivelata in mano ^_^

 

 

PRIMA PARTE, PRIMA SEZIONE: FONDO O PIANO?

Prima di lanciarci a capofitto nel mondo della fanfic e dei suoi personaggi, sarebbe meglio fare un passo indietro, e vedere come i personaggi medesimi si presentano nei manga e, più generalmente, nella letteratura. Per questa prima parte mi avvalerò, non avendo io alcun tipo di specializzazione in letteratura,, dell’aiuto del mio testo d’inglese (M. Spiazzi e M.Travella, “Only Connect… 2”, Zanichelli, 1997).

Si tratta dunque di fare una prima distinzione tra personaggi ‘piatti’ e personaggi ‘rotondi’.

“Un personaggio piatto, detto anche ‘caricatura’, è costruito attorno ad una semplice idea o qualità; non si sviluppa lungo la storia, ma dà una certa atmosfera; è piuttosto semplice da riconoscere. Un personaggio piatto è utilizzato al meglio se comico, altrimenti rischia di diventare noioso.”; questo è più o meno il riassunto di ciò che è detto nel mio testo. Ma cosa significa esattamente?

Innanzitutto, si tratta di sfatare la tipica uguaglianza Personaggio Piatto=Personaggio Negativo, nel senso che non è una disgrazia se un personaggio è piatto. Una trama comica può benissimo basarsi su un protagonista piatto e su personaggi piatti. Anche una storia, diciamo così, “seria” può avere dei personaggi piatti. Insomma, si tratta un po’ di vedere con cosa si ha a che fare, come con i piatti: è ovvio che se io devo mangiare una pizza non andrò mai ad usare un piatto fondo, sarebbe decisamente controproducente. Il piatto fondo lo si usa per la minestra, o per la pastasciutta, e anche lì dipende quanta ne ho. Ecco che i personaggi piatti e tondi possono essere considerati come piatti piani o fondi.

Il problema (fra virgolette, perché non per tutti è un problema; per quanto mi riguarda, è solo la disgrazia della mia vita!) nasce quando voglio mangiare minestra o troppa pastasciutta in un piatto piano, ovvero se 

tutti i personaggi di una storia “seria” sono piatti. Peggio ancora, se i protagonisti sono piatti. Sono dell’opinione che basti un personaggio rotondo per tenere in piedi una storia, ma allora serve qualcosa di veramente tondo e ben fatto, non so se mi spiego… Insomma, come un intero pezzo teatrale con un unico attore: certo che funziona, ma dev’essere molto bravo! Tornando però al discorso precedente, o la storia ha una trama piena di eventi che la sorreggono, oppure alla prima pausa rischia di crollare tutto.

Facciamo un esempio: “The mysteries of Udolpho”, di Ann Radcliffe. La sua Emily è un personaggio piatto, sempre uguale, senza una definita psicologia, ma grazie a tutti i fatti che si succedono rapidamente, la storia prosegue senza grossi intoppi.

Prendiamo un altro esempio: “Captain Tsubasa”, di Yoichi Takahashi. Tsubasa è un personaggio piatto, non cambia, ha una psicologia poco approfondita, direi quasi che è “ciclica”, ha un certo tipo di reazione ad una certa situazione base ed ogni volta che si ripresenta tale circostanza egli risponde in questa maniera fissa. Lungi dal dire che Tsubasa non è funzionale; un po’ difficile da digerire, al massimo, ma questo per un altro motivo, che affronterò più avanti. Tsubasa è il protagonista di un manga sportivo e cosa deve fare? Giocare a calcio; bene, quando lo fa il discorso è finito lì. Tsubasa gioca a calcio, ed è stato creato per questo. Cosa servirebbe dargli un hobby, chessò, come il giardinaggio? Niente. Certo, ha le sue emozioni, le sue reazioni, ha certi aggettivi che gli si possono dare (per esempio: generoso, determinato etc.), ma la storia va avanti perché c’è una trama avvincente e dei copratogonisti funzionali. Vediamone uno, come per esempio Hyuga; decisamente meno piatto di Tsubasa, ritengo sia espresso al suo meglio come antagonista della serie, ruolo per il quale è stato creato, che non come braccio destro del protagonista, come lo ritroviamo più avanti, dove viene colpito da una terribile “piattezza”, probabilmente per motivi di trama; rimane comunque una delle colonne portanti dell’anime, cosa che gli procura tra l’altro parecchi fan. Stesso si può dire di Wakabayashi e, anche se meno, di Misaki. A proposito di quest’ultimo, mi viene da ridere a pensare cosa gli dice Minato Gamo (‘Non voglio delle comparse, ma 11 protagonisti!’, più o meno, non ricordo esattamente le parole testuali…), e nonostante in seguito il personaggio riesca a conquistare la fiducia del mister, in realtà poi rimane a fare ‘da palo’ a Tsubasa, fino a quando non risulta un po’ “di troppo” e… vabbè, si sa cosa succede, scusate la nota un po’ polemica. ^_^;;;;

Discorso simile a quello per “Captain Tsubasa” si può fare prendendo Dragon Ball, anche se qui la cosa risulta essere molto più evidente…

Proseguendo (Hikoichi, dove eravamo rimasti? Ah, ai personaggi piatti… Tu continua a prendere appunti, eh?), il mio libro descrive i personaggi ‘round’, ovvero ‘rotondi’, i nostri piatti fondi. “Più complessi, con più di una sfaccettatura, più simili agli esseri umani. La loro personalità cresce man mano che la storia si sviluppa, e possono anche sorprendere il lettore con reazioni strane rispetto al loro comportamento iniziale, portando la varietà della vita reale nel testo. Sono adatti sia ai ruoli comici che seri.”; questo è quello che c’è da dire sul loro conto.

Qualche esempio di personaggio rotondo: Elizabeth in “Orgoglio e Pregiudizio”, di Jane Austen; Asuka di Evangelion (anche se quasi tutti i personaggi di questa serie sono piuttosto rotondi); Kamui Shiro in X di Clamp, e tanti altri. A dir la verità, ci sono moltissimi personaggi rotondi che citarne anche solo una parte sarebbe inutile e io non ho molto da dire a proposito. Ovviamente, un personaggio rotondo è una gran cosa; regge anche senza una trama particolarmente complicata o entusiasmante, i lettori lo amano più facilmente, e tutta una sfilza di buone caratteristiche. Solo, non è molto adatto per trame strettamente comiche, dato che spesso e volentieri tende a sfuggire di mano e fare delle cose che in realtà stonano con il carattere costruito. Altra nota per i personaggi rotondi: a volte “mettono fuori le gambe” e partono per la loro strada, facendo cose che spesso corrispondono al loro carattere, ma non previste dalla trama. Questo è molto bello, perché significa che il personaggio è riuscito, ma attenzione, scrittore, potresti ritrovarti a riscrivere tutta la trama! Basti vedere cosa è successo alla povera Saki Hiwatari quando la sua Arisu (Proteggi la mia Terra) ha preso ed è scappata di casa da sola, distruggendo in un colpo solo tutta la trama che era prevista per dopo!

Parlando di personaggi rotondi e piatti, mi viene in mente una questione che ho affrontato qualche tempo fa, per quanto riguarda “I Promessi Sposi” di A.Manzoni. Ricordo che la mia professoressa aveva infatti operato una suddivisione fra personaggi ‘statici’ e ‘dinamici’.

Ogni opinione qui espressa è personale della B'n'R e nessuno pretende di avere la verità rivelata in mano ^_^

 

 

PRIMA PARTE, PRIMA SEZIONE: FONDO O PIANO?

Prima di lanciarci a capofitto nel mondo della fanfic e dei suoi personaggi, sarebbe meglio fare un passo indietro, e vedere come i personaggi medesimi si presentano nei manga e, più generalmente, nella letteratura. Per questa prima parte mi avvalerò, non avendo io alcun tipo di specializzazione in letteratura,, dell’aiuto del mio testo d’inglese (M. Spiazzi e M.Travella, “Only Connect… 2”, Zanichelli, 1997).

Si tratta dunque di fare una prima distinzione tra personaggi ‘piatti’ e personaggi ‘rotondi’.

“Un personaggio piatto, detto anche ‘caricatura’, è costruito attorno ad una semplice idea o qualità; non si sviluppa lungo la storia, ma dà una certa atmosfera; è piuttosto semplice da riconoscere. Un personaggio piatto è utilizzato al meglio se comico, altrimenti rischia di diventare noioso.”; questo è più o meno il riassunto di ciò che è detto nel mio testo. Ma cosa significa esattamente?

Innanzitutto, si tratta di sfatare la tipica uguaglianza Personaggio Piatto=Personaggio Negativo, nel senso che non è una disgrazia se un personaggio è piatto. Una trama comica può benissimo basarsi su un protagonista piatto e su personaggi piatti. Anche una storia, diciamo così, “seria” può avere dei personaggi piatti. Insomma, si tratta un po’ di vedere con cosa si ha a che fare, come con i piatti: è ovvio che se io devo mangiare una pizza non andrò mai ad usare un piatto fondo, sarebbe decisamente controproducente. Il piatto fondo lo si usa per la minestra, o per la pastasciutta, e anche lì dipende quanta ne ho. Ecco che i personaggi piatti e tondi possono essere considerati come piatti piani o fondi.

Il problema (fra virgolette, perché non per tutti è un problema; per quanto mi riguarda, è solo la disgrazia della mia vita!) nasce quando voglio mangiare minestra o troppa pastasciutta in un piatto piano, ovvero se 

tutti i personaggi di una storia “seria” sono piatti. Peggio ancora, se i protagonisti sono piatti. Sono dell’opinione che basti un personaggio rotondo per tenere in piedi una storia, ma allora serve qualcosa di veramente tondo e ben fatto, non so se mi spiego… Insomma, come un intero pezzo teatrale con un unico attore: certo che funziona, ma dev’essere molto bravo! Tornando però al discorso precedente, o la storia ha una trama piena di eventi che la sorreggono, oppure alla prima pausa rischia di crollare tutto.

Facciamo un esempio: “The mysteries of Udolpho”, di Ann Radcliffe. La sua Emily è un personaggio piatto, sempre uguale, senza una definita psicologia, ma grazie a tutti i fatti che si succedono rapidamente, la storia prosegue senza grossi intoppi.

Prendiamo un altro esempio: “Captain Tsubasa”, di Yoichi Takahashi. Tsubasa è un personaggio piatto, non cambia, ha una psicologia poco approfondita, direi quasi che è “ciclica”, ha un certo tipo di reazione ad una certa situazione base ed ogni volta che si ripresenta tale circostanza egli risponde in questa maniera fissa. Lungi dal dire che Tsubasa non è funzionale; un po’ difficile da digerire, al massimo, ma questo per un altro motivo, che affronterò più avanti. Tsubasa è il protagonista di un manga sportivo e cosa deve fare? Giocare a calcio; bene, quando lo fa il discorso è finito lì. Tsubasa gioca a calcio, ed è stato creato per questo. Cosa servirebbe dargli un hobby, chessò, come il giardinaggio? Niente. Certo, ha le sue emozioni, le sue reazioni, ha certi aggettivi che gli si possono dare (per esempio: generoso, determinato etc.), ma la storia va avanti perché c’è una trama avvincente e dei copratogonisti funzionali. Vediamone uno, come per esempio Hyuga; decisamente meno piatto di Tsubasa, ritengo sia espresso al suo meglio come antagonista della serie, ruolo per il quale è stato creato, che non come braccio destro del protagonista, come lo ritroviamo più avanti, dove viene colpito da una terribile “piattezza”, probabilmente per motivi di trama; rimane comunque una delle colonne portanti dell’anime, cosa che gli procura tra l’altro parecchi fan. Stesso si può dire di Wakabayashi e, anche se meno, di Misaki. A proposito di quest’ultimo, mi viene da ridere a pensare cosa gli dice Minato Gamo (‘Non voglio delle comparse, ma 11 protagonisti!’, più o meno, non ricordo esattamente le parole testuali…), e nonostante in seguito il personaggio riesca a conquistare la fiducia del mister, in realtà poi rimane a fare ‘da palo’ a Tsubasa, fino a quando non risulta un po’ “di troppo” e… vabbè, si sa cosa succede, scusate la nota un po’ polemica. ^_^;;;;

Discorso simile a quello per “Captain Tsubasa” si può fare prendendo Dragon Ball, anche se qui la cosa risulta essere molto più evidente…

Proseguendo (Hikoichi, dove eravamo rimasti? Ah, ai personaggi piatti… Tu continua a prendere appunti, eh?), il mio libro descrive i personaggi ‘round’, ovvero ‘rotondi’, i nostri piatti fondi. “Più complessi, con più di una sfaccettatura, più simili agli esseri umani. La loro personalità cresce man mano che la storia si sviluppa, e possono anche sorprendere il lettore con reazioni strane rispetto al loro comportamento iniziale, portando la varietà della vita reale nel testo. Sono adatti sia ai ruoli comici che seri.”; questo è quello che c’è da dire sul loro conto.

Qualche esempio di personaggio rotondo: Elizabeth in “Orgoglio e Pregiudizio”, di Jane Austen; Asuka di Evangelion (anche se quasi tutti i personaggi di questa serie sono piuttosto rotondi); Kamui Shiro in X di Clamp, e tanti altri. A dir la verità, ci sono moltissimi personaggi rotondi che citarne anche solo una parte sarebbe inutile e io non ho molto da dire a proposito. Ovviamente, un personaggio rotondo è una gran cosa; regge anche senza una trama particolarmente complicata o entusiasmante, i lettori lo amano più facilmente, e tutta una sfilza di buone caratteristiche. Solo, non è molto adatto per trame strettamente comiche, dato che spesso e volentieri tende a sfuggire di mano e fare delle cose che in realtà stonano con il carattere costruito. Altra nota per i personaggi rotondi: a volte “mettono fuori le gambe” e partono per la loro strada, facendo cose che spesso corrispondono al loro carattere, ma non previste dalla trama. Questo è molto bello, perché significa che il personaggio è riuscito, ma attenzione, scrittore, potresti ritrovarti a riscrivere tutta la trama! Basti vedere cosa è successo alla povera Saki Hiwatari quando la sua Arisu (Proteggi la mia Terra) ha preso ed è scappata di casa da sola, distruggendo in un colpo solo tutta la trama che era prevista per dopo!

Parlando di personaggi rotondi e piatti, mi viene in mente una questione che ho affrontato qualche tempo fa, per quanto riguarda “I Promessi Sposi” di A.Manzoni. Ricordo che la mia professoressa aveva infatti operato una suddivisione fra personaggi ‘statici’ e ‘dinamici’.

Un personaggio ‘statico’ è un personaggio che, lungo la storia, non cambia il proprio carattere; tenendosi in tema ‘Promessi’, ovviamente si parla di Lucia. Uno ‘dinamico’, invece, si sviluppa e cambia, maturando (generalmente) man mano che le vicende proseguono; in questo caso, si può parlare di Renzo.

Spostandosi ai manga, cito ‘Slam Dunk’: personaggi dinamici sono Hanamichi, Mitsui, Rukawa, per esempio. E’ abbastanza ovvio che Hanamichi matura lungo la storia con costanza; Mitsui è dinamico soprattutto all’inizio, poi si fissa e si sistema; Rukawa cambia molto più lentamente di Hanamichi, ma anche per lui è possibile vedere un cambiamento, più ‘a scatti’ forse.

Personaggi statici sono Kogure, Maki, Haruko. Kogure all’inizio ha un carattere e alla fine è ancora quello, spaccato; Maki, anche se non capisco che razza di carattere abbia esattamente, rimane sempre costante su quello… Interessante notare come ci siano anche dei personaggi ‘a metà’: Akagi matura, ma non al livello degli altri; stessa cosa per Ryota… Sarei quasi tentata a catalogarli come statici, ma poi mi sentirei un pochino in colpa.. ^_^;;;

Importante a questo punto è non prendere i personaggi ‘statici’ come ‘piani’… Gli statici possono avere una psicologia perfettamente a 3D, anche se non cambia mai! Più difficile invece è avere un personaggio piatto ma dinamico… Per cambiare psicologia, bisognerebbe innanzitutto averne una…

 

Bene, per questa volta è tutto; nella prossima sezione, la risposta alla fatidica domanda: ma noi poveri scrittori di fanfic, stufi e arcistufi (??) di veder giocare Tsubasa sul campo da calcio, se dobbiamo fargli fare qualcos’altro, dove andiamo a sbattere la testa? Ovvero: costruisci un solido credibile avendo solo una base come riferimento!

 

Un personaggio ‘statico’ è un personaggio che, lungo la storia, non cambia il proprio carattere; tenendosi in tema ‘Promessi’, ovviamente si parla di Lucia. Uno ‘dinamico’, invece, si sviluppa e cambia, maturando (generalmente) man mano che le vicende proseguono; in questo caso, si può parlare di Renzo.

Spostandosi ai manga, cito ‘Slam Dunk’: personaggi dinamici sono Hanamichi, Mitsui, Rukawa, per esempio. E’ abbastanza ovvio che Hanamichi matura lungo la storia con costanza; Mitsui è dinamico soprattutto all’inizio, poi si fissa e si sistema; Rukawa cambia molto più lentamente di Hanamichi, ma anche per lui è possibile vedere un cambiamento, più ‘a scatti’ forse.

Personaggi statici sono Kogure, Maki, Haruko. Kogure all’inizio ha un carattere e alla fine è ancora quello, spaccato; Maki, anche se non capisco che razza di carattere abbia esattamente, rimane sempre costante su quello… Interessante notare come ci siano anche dei personaggi ‘a metà’: Akagi matura, ma non al livello degli altri; stessa cosa per Ryota… Sarei quasi tentata a catalogarli come statici, ma poi mi sentirei un pochino in colpa.. ^_^;;;

Importante a questo punto è non prendere i personaggi ‘statici’ come ‘piani’… Gli statici possono avere una psicologia perfettamente a 3D, anche se non cambia mai! Più difficile invece è avere un personaggio piatto ma dinamico… Per cambiare psicologia, bisognerebbe innanzitutto averne una…

 

Bene, per questa volta è tutto; nella prossima sezione, la risposta alla fatidica domanda: ma noi poveri scrittori di fanfic, stufi e arcistufi (??) di veder giocare Tsubasa sul campo da calcio, se dobbiamo fargli fare qualcos’altro, dove andiamo a sbattere la testa? Ovvero: costruisci un solido credibile avendo solo una base come riferimento!

 

 

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