Lo stupro visto come atto politico

 

 

***attenzione*** le solite avvertenze si applicano... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro da
un'altra parte. Questo racconto può essere diffuso a patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB

Questo è un racconto di fantasia e non va interpretato come... istigazione a delinquere :)
 

Era sempre ai soliti discorsi del cazzo. Le fighe che non gliela davano, e lui era sempre sfigato perché non aveva il becco d'un quattrino e così via. Marcello era veramente un coglione che non si rendeva conto delle situazioni. Quanto ai soldi... beh, lui aveva un lavoro fisso mentre io, a causa di un paio di precedenti penali (roba da poco, non pensate male) mi arrangiavo a fare trasporti con un furgone, un mestiere che a volte rende a volte no.

Quanto alla figa, essendo io sposato e un po' più anziano non era facile fare paragoni, ma sapevo che quando voleva lui beccava, e piuttosto bene. Solo che il coglione non si accontentava mai di quello che poteva avere dalla vita. Lo vedevo con autentiche sventole, qualche volta, e il paragone con mia moglie era alquanto deprimente. Solo che, nel giro di un paio di settimane, restava di nuovo da solo. Cosa cercasse in una donna non l'ho mai capito. Ogni volta c'era un motivo diverso, e Marcello restava sempre da solo.

Penso che il suo lavoro lo abbia rovinato del tutto. Aveva scelto di lavorare in un istituto di vigilanza per andare via dal Sud, e non trovò nulla di meglio prima del fattaccio che lo compromise oltre ogni rimedio. Così gli toccavano spesso orari impossibili, il che non gli permise di trovarsi una compagna stabile (ma non è questo il solo motivo, come ho detto prima), e peggio ancora, il contatto con le persone altolocate cui faceva da autista e guardia del corpo aumentava ancora di più la sua insofferenza, e tutti quei suoi sogni strampalati di vivere alla grande.
Con me non ammetteva mai di essere un invidioso. 'Franco' mi ripeteva quando c'incontravamo al pub, 'questa vita non fa per me, mi hanno fottuto. C'è un maledetto sistema che non ti dà nessuna possibilità, lo capisci o no? Quelli ti tengono sempre di fuori, non ti fanno mai entrare nel loro giro.'
Io che tiravo a campare e, come si suol dire, tenevo famiglia, gli dicevo d'essere realista e di non pensare come un coglione.
'Marcello, ma cosa vuoi di più?' gli ripetevo, 'sei giovane, sei in gamba e sei un bel ragazzo. Le cose gireranno meglio quando avrai trovato una sistemazione decente.'
Lui, che qualcosa aveva studiato più di me ed aveva in effetti qualche possibilità davanti, anziché cercarsi un altro lavoro continuava a lamentarsi del 'maledetto sistema' e ad avercela con tutti quelli messi meglio di noi poveracci.

Poi capii di più. Il motivo per cui Marcello continuava a fare quel fottuto mestiere si chiamava Stefania Favignani. La bella moglie di un grosso commerciante che, avendo ricevuto minacce dal racket o qualcosa del genere, aveva ingaggiato Marcello a tempo pieno. Lui lo scarrozzava al lavoro la mattina e di solito lo tornava a prendere verso le sette di sera, e durante il giorno portava la bionda mantenuta a far spese o in palestra o dove voleva lei. Di sera magari li portava fuori e aspettava in macchina fuori dal ristorante o dal teatro.
Essere sempre fianco a fianco con questa donna lo aveva fatto diventare pazzo. La stronza gli aveva dato confidenza quel tanto che basta, ma lo teneva a distanza e ogni tanto gli faceva la doccia fredda, trattandolo come una pezza da piedi. Se un giorno avesse deciso di fare le corna al marito, probabilmente non l'avrebbe fatto con lui.
Marcello l'aveva vista provarsi gli abitini firmati e i costumi da bagno. Aveva visto la sua biancheria intima a casa, di nascosto da lei. L'aveva vista in palestra, chiappe di fuori a fare gli esercizi. Marcello voleva una donna così e non la poteva avere, e questo lo rendeva furioso.

A volte ne parlava come di un'ingiustizia. Che una figa del genere stesse con un tipetto insignificante e magrolino, per giunta un po' calvo, solo perché aveva più denaro. In un mondo giusto una così sarebbe toccata a lui e non a quel fessacchiotto. E lei non avrebbe potuto fare la sostenuta grazie ai soldi del marito. Questione di democrazia, lo pigliavo in giro, la democrazia del cazzo. Lui rideva ma non cambiava parere.

A volte tirava fuori discorsi più complicati. Mi parlava di quel Darwin che aveva imparato a scuola, un minchione che parlava di scimmie che diventano uomini e di sopravvivenza del più forte. Studiare è una gran cosa (io l'ho capito tardi) ma per Marcello sarebbe stato meglio se si fosse fermato alla terza media come me.
Insomma lui era giovane e forte e col pistolone, era il maschio più in gamba e la figa doveva toccare a lui e non ai fessi con i soldi. Cercavo di distrarlo e gli dicevo di berci sopra ma non c'era niente da fare.

Alla fine decise di prendersi quello che secondo lui gli spettava e mi chiese di aiutarlo. Marcello che sei diventato scemo, gli risposi, io in galera non ci voglio andare.
'Franco, mi devi solo procurare un furgone come il tuo, andiamo, tu lo sai fare!' gridava. Eravamo in birreria, c'era gente intorno, gli dissi di abbassare la voce e di non fare il coglione. Ma sapevo che l'avrebbe violentata lo stesso, col mio aiuto o senza.

Purtroppo cedetti e lo aiutai, e una volta cominciato ad aiutarlo, mi feci tirare in mezzo molto più di quanto avrei voluto. Quella sera, una sera che lui doveva essere di riposo, agguantò Stefania all'uscita dalla lezione di danza moderna. Si era coperto la faccia con un collant, il coglione, e cercava di mascherare la voce, ma sono sicuro che lei lo riconobbe subito, anche se non disse niente. La caricò sul furgone che io avevo rubato due giorni prima, e che avevo accettato di guidare anche se allo stupro non volevo partecipare.

Spero almeno che Marcello si sia divertito. La vittima non fece resistenza e allargò le gambe. Io curiosai un poco dallo specchietto retrovisore, vidi che la montava come un toro e ci dava dentro di gusto, ma in capo a tre o quattro minuti era tutto finito. Marcello era stravolto e sembrava incerto, adesso. La scaricammo in un prato di periferia e ce ne andammo a bruciare il furgone da un'altra parte, in un posto tranquillo. Lui non disse più una parola se non per ringraziarlo di avergli dato una mano.
Devo essergli grato perché, quando lo beccarono il giorno dopo, crollò immediatamente piangendo come un vitello ma rifiutò di fare il mio nome. Per un po' rimasi in apprensione, ma ricevette la sua condanna senza tradirmi e se ne andò in carcere dove sarebbe rimasto per diversi anni.
Ogni tanto mi scrive che se la passa assai male, che i violentatori sono una razza condannata anche dagli altri criminali, e che nonostante abbia cercato di stare in isolamento il più possibile alla fine lo hanno beccato. Per una scopata di pochi minuti chissà quante inculate si sta prendendo in galera. Penso che ne uscirà distrutto.

Una volta gli ho mandato un pacco con della biancheria e roba da mangiare. Ho pensato di rispondere alle sue lettere o di andare a trovarlo. Ma alla fine ho lasciato perdere. Tanto, che cazzo posso fare per lui?
 
 
 
 
 

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