***attenzione*** valgono le solite avvertenze... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell’età adatta è pregato di andare a farsi un giro da un’altra parte. Questo racconto può essere diffuso a patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no siti a pagamento ecc...) e si citi l’autore.
Captain BB
Dopo un paio di giorni che dovetti prendere di "vacanza" per
preparare un test universitario, andai a trovare Consuelo per
sapere se avesse trovato qualcosa di utile nelle mie foto. C'era
anche Kayth ma non diceva nulla e sembrava occuparsi di
altro.
"Abbiamo scoperto che la Laplanche conduce una doppia vita," mi
annunciò Consuelo. "Ne possiamo essere sicuri, dal momento
che si procura di persona comunicatori rubati nel mondo della
mala, vive con una identità falsa e riceve chiamate da un
tipo come Wiedemann."
"Questo è molto interessante," risposi. "Dimmi di
più."
Consuelo mi mostrò una fotografia che mostrava una
più giovane Laplanche (venti anni circa, contro i quaranta
di adesso) con un giovanotto. Sulla foto lui aveva lasciato delle
parole di saluto e la sua firma era RACAILLE.
"Non ti dice niente?"
"Vuol dire criminale, feccia, canaglia..." dissi. Quell'immagine
mi aveva incuriosito, quando l'avevo fotografata per farla
esaminare.
Consuelo annuì. "Noi siamo troppo giovani per ricordare
queste cose. Racaille è stato ucciso quando eravamo
bambine. Leggi qua il riassunto della storia."
Mi passò un file che estrassi per leggerlo sul piccolo
schermo del com. Racaille era stato uno degli ultimi esponenti
del Kuris armato, uno dei tanti movimenti separatisti o
indipendentisti su Sahr. Poiché il pianeta era lontano
dalla Terra, poco appetibile, era stato colonizzato inizialmente
da un sacco di gruppi come questo.
La comunità era fondata da un gruppo cosmopolita di
ecologisti sfuggiti dalla Terra. Utopisti, vivevano in fattorie
collettive e rifiutavano la proprietà privata. Solo che,
anziché cercarsi un angolo sperduto nelle zone in cui
ancor oggi ci sono sette, tribù di pazzoidi e piccoli
regni privati, si erano scelti la succulenta zona dove poi
sarebbe stata creata Europa.
Essendo arrivati per primi potevano a ragione dire di essere nel
loro diritto, però presto altra gente si stabilì
sul pianeta, e si creò un governo stabile che non
accettò la comunità Kuris. Soprattutto
perché, in pochi, stavano monopolizzando uno dei territori
migliori.
Vennero costretti a integrarsi, e per un po' si limitarono a
sostenere le loro idee con un partito politico, che esiste ancora
e raccoglie pochissimo consenso.
Quando alcune loro enormi proprietà terriere vennero
confiscate, perché servivano allo sviluppo del pianeta,
non accettarono le riparazioni offerte (sebbene fossero
cospicue).
Alcuni scapparono su altri mondi abitabili, altri divennero dei
guerriglieri clandestini fondando il braccio armato del
Kuris.
Questa parte della storia non mi era del tutto sconosciuta
perché erano stati autori di drammatici e clamorosi
episodi di sangue. Fecero esplodere bombe, rapirono o uccisero
politici di primo piano. Per un pezzo le forze dell'ordine non
riuscirono a prenderli. Poi cominciarono a smantellare la loro
organizzazione, in una lunga lotta senza esclusione di colpi.
Alla fine Racaille e gli ultimi seguaci del Kuris vennero fatti
fuori in una furiosa sparatoria nel centro di New London.
"Allora la nostra biologa è la sorella di un terrorista
morto," dissi alla fine.
Kayth finalmente si voltò e intervenne: "Studiava altro.
Quando morì il fratello cambiò identità
scambiandosi con un'altra persona, una povera donna che
probabilmente ha ucciso. Cambiò studi, e si dedicò
con impegno a un ramo molto particolare di biologia, diventando
una degli specialisti di punta."
Imprecai. "La cosa sa di pericoloso."
Kayth fece cenno di sì. "Tutta una vita per costruire a
poco a poco una terribile vendetta, secondo me. Voi che ne
pensate?"
"Possibile," mi limitai a dire.
"Chissà se non fu sbagliato trattare così quella
gente," osservò Consuelo.
"E' successo decenni fa," ribatté Kayth: "molta della
popolazione, che sta per essere attaccata con armi biologiche da
questi signori, non era nemmeno qua. A noi comunque non tocca il
compito di giudicare."
"Direi di passare all'azione e farla arrestare," dissi, mentre
Horace entrava nella stanza.
"Lo abbiamo cercato di fare ieri mattina," annunciò il
gigantesco nero. "Niente da fare, è andata via."
Esclamai una volgarità contro me stessa. "Allora ho
lasciato delle tracce quando ho perquisito la casa!"
Kayth scosse il capo. "No, aveva già preso due mesi di
aspettativa, chiedendola prima della tua perquisizione. Avremmo
dovuto informarci prima."
"Confermo," disse Horace. "Ho parlato con il suo capo
all'università. Mi ha rivelato che la Laplanche studiava
la possibilità di creare virus attivi solo per un certo
tempo. O meglio, per un certo numero di generazioni. Introducono
una variante nel DNA per cui ogni volta che si riproduce in una
cellula, il virus cambia leggermente fino a che dopo un po' di
passaggi, cambia completamente."
"Il virus che vuole vendere lo ha creato là, di sicuro,"
continuò Kayth, "lo avrà portato con sé.
Può lanciare una epidemia controllata, ammazzare
'soltanto' qualche migliaio di persone. Arma di ricatto,
probabilmente, o arma di terrore, da usare ripetutamente. Quel
tipo di variazioni rende anche difficile creare vaccini, o
anticorpi, quindi chi viene contagiato all'inizio del ciclo
subisce tutto l'effetto del virus. Probabilmente ci lascia la
pelle."
Fummo condotte nello studio di Kim per preparare la nostra
contromossa. Ovviamente avevo una terribile sensazione di
urgenza.
Non era semplice stare da quelle parti, per via delle
autorità locali, che volevamo tenere fuori da tutta la
faccenda. Perciò solo io e Ami eravamo già sul
posto. Una grossa squadra sarebbe arrivata su richiesta, quando
avessimo visto tutti i nostri bersagli nello stesso posto.
Wiedemann svolgeva i suoi compiti tecnici con calma,
evidentemente pur essendo un delinquentello sapeva fare alcune
cose per preparare il lavoro della sua compagna di lotta. Aveva
anche un buon apparato di videosorveglianza.
Nonostante questo avevamo sistemato una bella quantità di
microfoni attorno alla villa e sui muri. Io e Ami dormivamo poco,
vivevamo in una buca a mezzo chilometro soffrendo il caldo e il
freddo, ma lo tenevamo sotto controllo.
Quando arrivò Manuel a bordo di un hover chiamai Ami
(che era al paese vicino a farsi una doccia) e lei giunse in poco
più di venti minuti.
Al suo arrivo, era giunta altra gente. Aurelie Laplanche, che
conoscevamo bene, e una donna sconosciuta, scesa dall'hover di
Manuel. Questa era una sorpresa. Tenevo d'occhio il velivolo:
quanta gente c'era ancora all'interno?
"Una riunione in grande stile, dai il segnale," mormorai ad
Ami.
Lei mandò l'allarme. Dalla base più vicina
sarebbero partiti Horace, Luca e Kayth. Noi dovevamo solo
ascoltare e aspettare.
Ma la situazione precipitò. Sentimmo un'esclamazione
soffocata da parte di Wiedemann. "Questo cosa vuol dire?"
"Mani in alto, signori," questa era la voce di Manuel. L'amico
aveva deciso di liberarsi dei membri del Kuris?
"Hai bisogno di noi per sviluppare il virus," esclamò la
Laplanche, ma la donna sconosciuta disse di no, era dello stesso
mestiere, aveva studiato la documentazione ed era perfettamente
in grado. Insomma, Wiedemann e la Laplanche erano solo un
intoppo.
"Vedrai che adesso li ammazzano," commentò Ami senza
emozione.
"Dovremmo intervenire?" domandai. Allo stesso tempo me lo
chiedevo fra me, e chiedevo consiglio alla mia compagna.
"Non per loro, non per quei fottuti," rispose Ami. "Decidi tu,
mammina, ma per me, che crepino pure. Tuttavia... se ora Manuel e
la sua amica biologa smontano tutta l'apparecchiatura e se ne
vanno li dobbiamo fermare, non credi?"
Aveva ragione, ovviamente, ed era proprio quello che stava
succedendo. Dalle parole che potevamo captare, i due terroristi
erano stati ammanettati alla ringhiera di una scala: così
Manuel aveva deciso di non essere spietato, forse.
"Avete preso i nostri soldi, ma le attrezzature ce le
riprendiamo. E il campione del virus," annunciò il
criminale. "Questo strumento non va bene nelle mani di gente come
voi che ritiene di avere una terribile vendetta da concludere. Le
autorità si arrabbierebbero troppo, dopo un attentato
tremendo come voi stupidi avete certamente in mente di fare. Noi
sapremo sfruttare molto meglio questa temibile arma. Insomma, ci
faremo un sacco di soldi, capite? Ma no, voi coglioni
rivoluzionari non lo capite!"
La Laplanche lo insultò.
"Trattieni la rabbia per dopo," disse la biologa sconosciuta.
"Adesso noi facciamo una bella soffiata e presto le
autorità vi verranno a prendere. Avrete molti anni per
arrabbiarvi e covare i vostri rancori... in galera!"
Era il momento di entrare in azione. Tra breve se ne sarebbero
andati, lasciando i loro partner truffati in attesa della
polizia.
Decisi di agire con prudenza: "Stiamo lontane dall'hover di
Manuel. Possono avere altri complici là dentro."
"Attacchiamo la villa?" domandò Ami.
"Esatto, manda il segnale ai nostri."
Avevamo le nostre calzamaglie scure, che sarebbero servite a
renderci meno visibili... se fosse stata notte. Alcuni attrezzi
legati alle cinture che portavamo alla vita: arnesi da scasso e
per tagliare il vetro. Purtroppo, niente armi di alcun tipo. Mi
feci coraggio: era impossibile aspettare rinforzi.
Saltammo il muro facilmente, e in un attimo eravamo sulla scena.
Sicuramente ci avevano ripreso le telecamere, ma Manuel e la sua
complice erano già indaffarati a smontare il piccolo
laboratorio che intendevano riprendersi.
Feci segno ad Ami di cercare un'altra entrata e penetrai dal
retro. Procedetti a piccoli passi, e mi trovai alle spalle della
complice di Manuel, la biologa. Un colpo secco, per mandarla nel
mondo dei sogni, pensai avvicinandomi.
Purtroppo lei si mosse e non la colpii al collo. Riuscì
a voltarsi e a gridare, le diedi una ginocchiata nello stomaco e
la mandai a terra. Poco più in là c'erano le scale,
cui erano ammanettati Wiedemann e la Laplanche, che seguivano in
silenzio la scena. Probabilmente, non sapevano per chi fare il
tifo...
Passai oltre la mia avversaria (faceva di nome Talia Jarvinen,
seppi dopo) e misi mano ad una pistola appoggiata accanto alle
attrezzature imballate.
Fu a quel punto che andò storta. Prima che avessi in mano
l'arma apparve Manuel, ovviamente allarmato dai rumori. Era
armato con una mitraglietta.
"Mani in alto! Posa quell'arma!" gridò.
Era in vantaggio: mi teneva puntata contro l'arma. Lasciai la
pistola e obbedii. Ma non era ancora finita: Ami stava arrivando
e lo avrebbe preso alle spalle.
"Ma guarda un po' chi c'è," disse ridendo il muscoloso
criminale. "La figlia di quell'ingegnere che avevamo rapito.
Cora, giusto?"
"Sì, sono io."
"Sdraiati per terra. A pancia in giù."
Dovetti obbedire. Manuel mi si sedette sulla schiena rendendomi
impossibile ogni ribellione. Mi legò le mani con il nastro
adesivo, lo stesso che stavano usando per imballare i loro
preziosi strumenti.
"Non andrai molto lontano, sai?" dissi.
Lui rise. "Risparmiami queste stupidaggini." Mi legò i
piedi e le ginocchia, poi mi sigillò la bocca con una
doppia mandata di nastro. La Jarvinen si rialzò,
dolorante, e volle ovviamente assestarmi un paio di calci. Li
dovetti incassare con buona grazia, e mugolai nel bavaglio,
perché erano piuttosto dolorosi.
Proprio in quel momento, arrivò in scena l'altro
complice, Pablo. Aveva aspettato, per noi invisibile, dentro
l'hover.
Quando ci eravamo mosse all'attacco, ci aveva seguite, non
essendo riuscito ad avvisare Manuel. Si era mosso con calma e
aveva sorpreso Ami, e adesso se la portava in spalla, ridendo.
Dalla mia posizione potevo vedere solo il sedere della mia amica
e le gambe legate che si dimenavano forsennatamente.
"Allora è l'Agenzia BB che ci sta alle calcagna,"
commentò Manuel. "Avete calcolato male le nostre forze,
credo: l'amico Pablo non lo avevate contato nella partita. Bene.
Mi diverte sempre avere a che fare con voi, la vostra comandante
ne sa qualcosa."
Kayth, che era stata violentata da lui, stava arrivando e forse
avrebbe avuto modo di farci quattro chiacchiere insieme, ma per
il momento io e Ami eravamo in terribile pericolo.
Wiedemann e la Laplanche erano spettatori rassegnati. Ultimi elementi di un gruppo che era stato sterminato, Manuel li aveva truffati e scaricati, noi eravamo i loro peggiori nemici. Comunque andasse non potevano aspettarsi niente di buono. Guardavano con rabbia furente mentre Pablo cominciava a portar via il materiale con cui avevano sperato di creare l'arma della rivincita.