BB 9 parte terza di quattro - La Canaglia

***attenzione*** valgono le solite avvertenze... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell’età adatta è pregato di andare a farsi un giro da un’altra parte. Questo racconto può essere diffuso a patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no siti a pagamento ecc...) e si citi l’autore.

Captain BB

Dopo un paio di giorni che dovetti prendere di "vacanza" per preparare un test universitario, andai a trovare Consuelo per sapere se avesse trovato qualcosa di utile nelle mie foto. C'era anche Kayth ma non diceva nulla e sembrava occuparsi di altro.
"Abbiamo scoperto che la Laplanche conduce una doppia vita," mi annunciò Consuelo. "Ne possiamo essere sicuri, dal momento che si procura di persona comunicatori rubati nel mondo della mala, vive con una identità falsa e riceve chiamate da un tipo come Wiedemann."
"Questo è molto interessante," risposi. "Dimmi di più."

Consuelo mi mostrò una fotografia che mostrava una più giovane Laplanche (venti anni circa, contro i quaranta di adesso) con un giovanotto. Sulla foto lui aveva lasciato delle parole di saluto e la sua firma era RACAILLE.
"Non ti dice niente?"
"Vuol dire criminale, feccia, canaglia..." dissi. Quell'immagine mi aveva incuriosito, quando l'avevo fotografata per farla esaminare.
Consuelo annuì. "Noi siamo troppo giovani per ricordare queste cose. Racaille è stato ucciso quando eravamo bambine. Leggi qua il riassunto della storia."

Mi passò un file che estrassi per leggerlo sul piccolo schermo del com. Racaille era stato uno degli ultimi esponenti del Kuris armato, uno dei tanti movimenti separatisti o indipendentisti su Sahr. Poiché il pianeta era lontano dalla Terra, poco appetibile, era stato colonizzato inizialmente da un sacco di gruppi come questo.
La comunità era fondata da un gruppo cosmopolita di ecologisti sfuggiti dalla Terra. Utopisti, vivevano in fattorie collettive e rifiutavano la proprietà privata. Solo che, anziché cercarsi un angolo sperduto nelle zone in cui ancor oggi ci sono sette, tribù di pazzoidi e piccoli regni privati, si erano scelti la succulenta zona dove poi sarebbe stata creata Europa.
Essendo arrivati per primi potevano a ragione dire di essere nel loro diritto, però presto altra gente si stabilì sul pianeta, e si creò un governo stabile che non accettò la comunità Kuris. Soprattutto perché, in pochi, stavano monopolizzando uno dei territori migliori.

Vennero costretti a integrarsi, e per un po' si limitarono a sostenere le loro idee con un partito politico, che esiste ancora e raccoglie pochissimo consenso.
Quando alcune loro enormi proprietà terriere vennero confiscate, perché servivano allo sviluppo del pianeta, non accettarono le riparazioni offerte (sebbene fossero cospicue).
Alcuni scapparono su altri mondi abitabili, altri divennero dei guerriglieri clandestini fondando il braccio armato del Kuris.
Questa parte della storia non mi era del tutto sconosciuta perché erano stati autori di drammatici e clamorosi episodi di sangue. Fecero esplodere bombe, rapirono o uccisero politici di primo piano. Per un pezzo le forze dell'ordine non riuscirono a prenderli. Poi cominciarono a smantellare la loro organizzazione, in una lunga lotta senza esclusione di colpi. Alla fine Racaille e gli ultimi seguaci del Kuris vennero fatti fuori in una furiosa sparatoria nel centro di New London.

"Allora la nostra biologa è la sorella di un terrorista morto," dissi alla fine.
Kayth finalmente si voltò e intervenne: "Studiava altro. Quando morì il fratello cambiò identità scambiandosi con un'altra persona, una povera donna che probabilmente ha ucciso. Cambiò studi, e si dedicò con impegno a un ramo molto particolare di biologia, diventando una degli specialisti di punta."
Imprecai. "La cosa sa di pericoloso."
Kayth fece cenno di sì. "Tutta una vita per costruire a poco a poco una terribile vendetta, secondo me. Voi che ne pensate?"
"Possibile," mi limitai a dire.
"Chissà se non fu sbagliato trattare così quella gente," osservò Consuelo.
"E' successo decenni fa," ribatté Kayth: "molta della popolazione, che sta per essere attaccata con armi biologiche da questi signori, non era nemmeno qua. A noi comunque non tocca il compito di giudicare."

"Direi di passare all'azione e farla arrestare," dissi, mentre Horace entrava nella stanza.
"Lo abbiamo cercato di fare ieri mattina," annunciò il gigantesco nero. "Niente da fare, è andata via."
Esclamai una volgarità contro me stessa. "Allora ho lasciato delle tracce quando ho perquisito la casa!"
Kayth scosse il capo. "No, aveva già preso due mesi di aspettativa, chiedendola prima della tua perquisizione. Avremmo dovuto informarci prima."
"Confermo," disse Horace. "Ho parlato con il suo capo all'università. Mi ha rivelato che la Laplanche studiava la possibilità di creare virus attivi solo per un certo tempo. O meglio, per un certo numero di generazioni. Introducono una variante nel DNA per cui ogni volta che si riproduce in una cellula, il virus cambia leggermente fino a che dopo un po' di passaggi, cambia completamente."
"Il virus che vuole vendere lo ha creato là, di sicuro," continuò Kayth, "lo avrà portato con sé. Può lanciare una epidemia controllata, ammazzare 'soltanto' qualche migliaio di persone. Arma di ricatto, probabilmente, o arma di terrore, da usare ripetutamente. Quel tipo di variazioni rende anche difficile creare vaccini, o anticorpi, quindi chi viene contagiato all'inizio del ciclo subisce tutto l'effetto del virus. Probabilmente ci lascia la pelle."
Fummo condotte nello studio di Kim per preparare la nostra contromossa. Ovviamente avevo una terribile sensazione di urgenza.

Un paio di giorni dopo ero vicina a una grossa villa sul mare, nei dintorni di New Aleppo. Era il luogo segnalato dalla cimice che avevo applicato all'hover: dove si era fermato Wiedemann, con i marchingegni che Manuel aveva generosamente offerto. Lui era ancora lì, finiva di dare gli ultimi ritocchi al laboratorio. Se non andavamo errati, la Laplanche stava arrivando, e quando fosse giunta avrebbero cominciato il loro lavoro di moltiplicazione e preparazione del virus.

Non era semplice stare da quelle parti, per via delle autorità locali, che volevamo tenere fuori da tutta la faccenda. Perciò solo io e Ami eravamo già sul posto. Una grossa squadra sarebbe arrivata su richiesta, quando avessimo visto tutti i nostri bersagli nello stesso posto.
Wiedemann svolgeva i suoi compiti tecnici con calma, evidentemente pur essendo un delinquentello sapeva fare alcune cose per preparare il lavoro della sua compagna di lotta. Aveva anche un buon apparato di videosorveglianza.
Nonostante questo avevamo sistemato una bella quantità di microfoni attorno alla villa e sui muri. Io e Ami dormivamo poco, vivevamo in una buca a mezzo chilometro soffrendo il caldo e il freddo, ma lo tenevamo sotto controllo.

Quando arrivò Manuel a bordo di un hover chiamai Ami (che era al paese vicino a farsi una doccia) e lei giunse in poco più di venti minuti.
Al suo arrivo, era giunta altra gente. Aurelie Laplanche, che conoscevamo bene, e una donna sconosciuta, scesa dall'hover di Manuel. Questa era una sorpresa. Tenevo d'occhio il velivolo: quanta gente c'era ancora all'interno?

"Una riunione in grande stile, dai il segnale," mormorai ad Ami.
Lei mandò l'allarme. Dalla base più vicina sarebbero partiti Horace, Luca e Kayth. Noi dovevamo solo ascoltare e aspettare.
Ma la situazione precipitò. Sentimmo un'esclamazione soffocata da parte di Wiedemann. "Questo cosa vuol dire?"
"Mani in alto, signori," questa era la voce di Manuel. L'amico aveva deciso di liberarsi dei membri del Kuris?
"Hai bisogno di noi per sviluppare il virus," esclamò la Laplanche, ma la donna sconosciuta disse di no, era dello stesso mestiere, aveva studiato la documentazione ed era perfettamente in grado. Insomma, Wiedemann e la Laplanche erano solo un intoppo.
"Vedrai che adesso li ammazzano," commentò Ami senza emozione.
"Dovremmo intervenire?" domandai. Allo stesso tempo me lo chiedevo fra me, e chiedevo consiglio alla mia compagna.
"Non per loro, non per quei fottuti," rispose Ami. "Decidi tu, mammina, ma per me, che crepino pure. Tuttavia... se ora Manuel e la sua amica biologa smontano tutta l'apparecchiatura e se ne vanno li dobbiamo fermare, non credi?"

Aveva ragione, ovviamente, ed era proprio quello che stava succedendo. Dalle parole che potevamo captare, i due terroristi erano stati ammanettati alla ringhiera di una scala: così Manuel aveva deciso di non essere spietato, forse.
"Avete preso i nostri soldi, ma le attrezzature ce le riprendiamo. E il campione del virus," annunciò il criminale. "Questo strumento non va bene nelle mani di gente come voi che ritiene di avere una terribile vendetta da concludere. Le autorità si arrabbierebbero troppo, dopo un attentato tremendo come voi stupidi avete certamente in mente di fare. Noi sapremo sfruttare molto meglio questa temibile arma. Insomma, ci faremo un sacco di soldi, capite? Ma no, voi coglioni rivoluzionari non lo capite!"
La Laplanche lo insultò.
"Trattieni la rabbia per dopo," disse la biologa sconosciuta. "Adesso noi facciamo una bella soffiata e presto le autorità vi verranno a prendere. Avrete molti anni per arrabbiarvi e covare i vostri rancori... in galera!"

Era il momento di entrare in azione. Tra breve se ne sarebbero andati, lasciando i loro partner truffati in attesa della polizia.
Decisi di agire con prudenza: "Stiamo lontane dall'hover di Manuel. Possono avere altri complici là dentro."
"Attacchiamo la villa?" domandò Ami.
"Esatto, manda il segnale ai nostri."
Avevamo le nostre calzamaglie scure, che sarebbero servite a renderci meno visibili... se fosse stata notte. Alcuni attrezzi legati alle cinture che portavamo alla vita: arnesi da scasso e per tagliare il vetro. Purtroppo, niente armi di alcun tipo. Mi feci coraggio: era impossibile aspettare rinforzi.
Saltammo il muro facilmente, e in un attimo eravamo sulla scena. Sicuramente ci avevano ripreso le telecamere, ma Manuel e la sua complice erano già indaffarati a smontare il piccolo laboratorio che intendevano riprendersi.
Feci segno ad Ami di cercare un'altra entrata e penetrai dal retro. Procedetti a piccoli passi, e mi trovai alle spalle della complice di Manuel, la biologa. Un colpo secco, per mandarla nel mondo dei sogni, pensai avvicinandomi.

Purtroppo lei si mosse e non la colpii al collo. Riuscì a voltarsi e a gridare, le diedi una ginocchiata nello stomaco e la mandai a terra. Poco più in là c'erano le scale, cui erano ammanettati Wiedemann e la Laplanche, che seguivano in silenzio la scena. Probabilmente, non sapevano per chi fare il tifo...
Passai oltre la mia avversaria (faceva di nome Talia Jarvinen, seppi dopo) e misi mano ad una pistola appoggiata accanto alle attrezzature imballate.
Fu a quel punto che andò storta. Prima che avessi in mano l'arma apparve Manuel, ovviamente allarmato dai rumori. Era armato con una mitraglietta.
"Mani in alto! Posa quell'arma!" gridò.
Era in vantaggio: mi teneva puntata contro l'arma. Lasciai la pistola e obbedii. Ma non era ancora finita: Ami stava arrivando e lo avrebbe preso alle spalle.
"Ma guarda un po' chi c'è," disse ridendo il muscoloso criminale. "La figlia di quell'ingegnere che avevamo rapito. Cora, giusto?"
"Sì, sono io."
"Sdraiati per terra. A pancia in giù."
Dovetti obbedire. Manuel mi si sedette sulla schiena rendendomi impossibile ogni ribellione. Mi legò le mani con il nastro adesivo, lo stesso che stavano usando per imballare i loro preziosi strumenti.
"Non andrai molto lontano, sai?" dissi.
Lui rise. "Risparmiami queste stupidaggini." Mi legò i piedi e le ginocchia, poi mi sigillò la bocca con una doppia mandata di nastro. La Jarvinen si rialzò, dolorante, e volle ovviamente assestarmi un paio di calci. Li dovetti incassare con buona grazia, e mugolai nel bavaglio, perché erano piuttosto dolorosi.

Proprio in quel momento, arrivò in scena l'altro complice, Pablo. Aveva aspettato, per noi invisibile, dentro l'hover.
Quando ci eravamo mosse all'attacco, ci aveva seguite, non essendo riuscito ad avvisare Manuel. Si era mosso con calma e aveva sorpreso Ami, e adesso se la portava in spalla, ridendo. Dalla mia posizione potevo vedere solo il sedere della mia amica e le gambe legate che si dimenavano forsennatamente.
"Allora è l'Agenzia BB che ci sta alle calcagna," commentò Manuel. "Avete calcolato male le nostre forze, credo: l'amico Pablo non lo avevate contato nella partita. Bene. Mi diverte sempre avere a che fare con voi, la vostra comandante ne sa qualcosa."
Kayth, che era stata violentata da lui, stava arrivando e forse avrebbe avuto modo di farci quattro chiacchiere insieme, ma per il momento io e Ami eravamo in terribile pericolo.

Wiedemann e la Laplanche erano spettatori rassegnati. Ultimi elementi di un gruppo che era stato sterminato, Manuel li aveva truffati e scaricati, noi eravamo i loro peggiori nemici. Comunque andasse non potevano aspettarsi niente di buono. Guardavano con rabbia furente mentre Pablo cominciava a portar via il materiale con cui avevano sperato di creare l'arma della rivincita.



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