BB 9 parte prima di quattro - Il mistero di Ami

***attenzione*** valgono le solite avvertenze... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell’età adatta è pregato di andare a farsi un giro da un’altra parte.
Questo racconto può essere diffuso a patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no siti a pagamento ecc...) e si citi l’autore.

Captain BB

Ero diventata sul serio una di loro ormai. L'università non la frequentavo spesso. Studiavo ancora con impegno ma da un po’ di tempo vedevo meno la gente “di fuori”. Mio padre comunque era quasi sempre lontano per lavoro, lo incontravo raramente: ma ero soddisfatta di saperlo al sicuro.

Avevo perso i contati con molte delle amiche conosciute all’università... gli uomini li avevo dimenticati tutti, non avevo mai avuto una storia “speciale” e nessuno sembrava interessarmi più.
Delle brevi relazioni che avevo avuto nessuna era durata abbastanza a lungo da poterla chiamare una cosa seria, e adesso la mia sensibilità era terribilmente alterata dalla doppia vita che conducevo, perfino i vecchi amici a volte non mi riconoscevano, e con loro avevo una fastidiosa impressione di disagio.

I miei vestiti di un tempo, sempre molto carini, abbastanza alla moda, certamente costosi e mai troppo audaci, li avevo abbandonati, senza scegliermi un nuovo stile ben definito, ma portando combinazioni che avrei giudicato esagerate qualche anno prima: del resto la mia antica vergogna di comparire in abiti succinti o strani si era molto affievolita.

Anche i miei modi erano diventati meno timidi e riservati, mi ero piano piano trasformata in una donna più assertiva. Inevitabilmente, il mondo normale era diventato una copertura, lo vivevo come un ambiente irreale dove mi sentivo fuori posto, come se nascondessi la mia reale identità. Tuttavia continuavo a mantenere alcuni dei contatti di un tempo e volevo completare gli studi, desiderando di mantenere aperta una possibile alternativa che non comprendesse per forza l’Agenzia BB.

Non ero diventata davvero una lesbica sadica, comunque, sebbene non riuscissi a soffocare totalmente il desiderio di incontrare di nuovo Mimì la Gatta per avere la mia rivincita.
In mancanza di esperienze importanti con gli uomini, avevo fatto un paio di esperimenti, cose poco nel mio carattere: incontri brevi solo di sesso, con un paio di ragazzi carini incontrati occasionalmente. Il risultato però mi aveva lasciato insoddisfatta. Avrei cercato più volentieri nell’ambiente dell’Agenzia, ma lì il solo che mi piacesse era Luca.
Luca era un uomo capace di sfoderare fascino, per giunta con molto poco sforzo, perché era uno di quei tipi col dono naturale di attirare irresistibilmente le donne e sapeva usarlo con ironia e senza farlo pesare troppo.

Tutte le agenti (Kayth molto spesso) erano andate a letto con lui, senza nessuna gelosia fra di loro: per strano che fosse, sembrava una cosa naturale che andasse con tutte, e così c’ero andata anch’io, ma sebbene lo trovassi soddisfacente dal punto di vista sessuale e compagno affidabile in azione, non mi sarebbe interessata una relazione univoca con lui, se anche me ne fosse stato offerto il priviliegio. Finivo mio malgrado per rimanere attaccata alle donne.

Kayth mi tentava molto, quando era possibile stavo con lei. Una persona strana, certamente la più promiscua che io abbia conosciuto. Praticamente si concedeva a tutti quelli della sua squadra che la desiderassero... Anche se aveva una figlia, cercava di passare del tempo alla base con noi. Con me, a volte faceva da sorella maggiore, a volte chiacchierava del più e del meno quando mi dava qualche consiglio per immobilizzarla meglio... Sapeva che mi piaceva legarla e a volte mi sfidava dicendo che intendeva riuscire a liberarsi. Mi voleva senz’altro bene, con una specie di cameratismo insolito fra donne, una fedeltà per la vita e per la morte nata in missione: un legame affettivo dovuto anche al fatto che mi aveva portato nell’Agenzia e insegnato tante cose.
Sicuramente aveva una vena nascosta di fanatismo per prendere i rischi che correva nel suo lavoro, del resto eravamo tutti un po' come lei.

Poi era successa una novità imprevista. Una sera in cui dovevo rimanere alla base principale di New London per esaminare una gran mole di dati relativi a un caso, Ami espresse senza mezzi termini il desiderio di farsi legare da me, e senza lasciare dubbi sul suo interesse sessuale per la cosa. Nascosi l’imbarazzo e legai a dovere la mia compagna d’armi dopo averla fatta spogliare.

Era un periodo in cui avevamo parecchio lavoro e Ami mi preoccupava, aveva ricominciato a mangiarsi le unghie, farsi piccole ferite con un temperino, in vari modi mostrava gli inizi di un comportamento autolesionista. Temevo che non ce la facesse più. Era uscita vincitrice, ma piuttosto conciata male, da una rischiosa missione contro vari farabutti, fra cui gli stessi che avevano terrorizzato me, quando conobbi l’Agenzia BB per la prima volta.
I dettagli che mi avevano raccontato mi avevano fatto un po’ rabbia, Ami era stata mandata al macello come al solito. Con le sue grandi abilità ed essendo una tipa versatile, nonostante la giovanissima età, Ami era una che faceva comodo in squadra: Kayth la mandava sempre in prima linea. Non volevo male alla comandante per questo, Kayth non risparmiava nemmeno se stessa, però non mi fidavo del fatto che Ami sembrasse uscirne sempre psicologicamente indenne.

Io in fondo non sapevo quasi nulla di Ami, eppure ci conoscevamo abbastanza bene da rendermi impossibile dominarla in maniera convincente. La legai severamente e basta, tanto per cominciare, senza imbavagliarla né bendarle gli occhi, e rimasi a guardarla nuda, mentre cercava di liberarsi.

Ami mi piaceva troppo per tormentarla. Amichevole e per niente presuntuosa, coraggiosa e ostinata di fronte alle difficoltà, leale e, di solito, pronta alla risata e allo scherzo.
Il fatto che a volte diventasse silenziosa e ombrosa era sintomo di qualcosa che la rodeva dentro ma le dava un’aria un po’ misteriosa che la rendeva ancora più attraente. Gli uomini impazzivano per Ami, ma lei li usava solo quando ne aveva voglia e non si relazionava mai stabilmente con loro: in effetti le uniche uscite dal mondo della squadra le faceva per frequentare qualche rara amicizia di cui non sapevo quasi nulla. Oppure per andare alle feste dove solitamente puntava subito all’obiettivo: trovava qualche uomo bello, simpatico e in gamba, lo abbagliava con la sua giovinezza, la sua vitalità e il suo fascino, e lo circuiva, ovvero gli faceva credere di aver fatto la conquista del secolo: poi immancabilmente in breve tempo lo lasciava senza tanti rimpianti.

Una volta eravamo uscite insieme ma io non avevo la stessa versatilità ed ero rimasta in disparte: non riuscivo a fare lo stacco dalla serietà del nostro mestiere o dalla concentrazione degli studi a quell'ambiente fatto di frivolezza, musica a tutto volume e narcisismo.
Lei era una versione più disinibita e più in gamba di me, se vogliamo. Ma, scoprii quella sera, Ami desiderava essere guidata e controllata, e da quando ero riuscita a farmi notare nell’organizzazione come membro affidabile, aveva cominciato a desiderare un legame più stretto con me. Facevo fatica a crederlo, e ne approfittai presto per chiedere qualcosa di più sul suo conto: come mai era stata “allevata” per fare il nostro mestiere?
Il giorno in cui le feci questa domanda eravamo sole a finire di esaminare dei dati lasciati da Klaus che era dovuto partire urgentemente in missione. Ami sorrise e domandò: "Ti hanno consigliato di non chiedermelo, visto che me lo domandi soltanto oggi?"
Sospirai, evidentemente ero finita su un terreno minato.
"Scusami, magari era meglio non parlarne," dissi. "Comunque non è che mi abbiano detto di non chiedere. E' che c'è un atteggiamento che lascia capire che non sia il caso di..."
Ami annuì. "Certamente. Se ne parla poco perché sono figlia di gente che lavorava qui quando questo nucleo era appena nato e non era sotto il controllo del Capitano. Mia madre decise di farmi addestrare dopo che mio padre fu ucciso. Dopo, fu uccisa anche lei. Stesso avversario, però non mi dicono chi."

Nonostante avessi visto molti di noi feriti e tutti prima o poi rischiare seriamente la pelle, pareva che fossimo immortali. Bene o male ce la cavavamo, ed ormai avevo capito che nel "business" c'era una legge non scritta per cui un agente può essere torturato per informazioni o per il gusto di farlo, ma si evita il più delle volte di ucciderlo, ognuno si trattiene sperando che lo stesso "bon ton" serva a salvare un giorno la propria pelle.
La norma non scritta comunque ha le sue ovvie eccezioni: conflitti a fuoco, eccetera. Forse nel passato le cose erano diverse, però, e anche con avversari ben noti non si usava fare nessun favore.

"Forse è sbagliato che non te lo dicano," mormorai, "puoi parlarne con me se lo vorrai, ma io non ti disturberò più."
Ami era in imbarazzo e il momento molto delicato, ma per fortuna finì subito con l'entrata di Consuelo nella stanza.

"C'è un problema urgente da seguire. Voi cosa state facendo?" domandò.
"Foto e intercettazioni di Klaus," rispose Ami. "Ha dovuto lasciarle a noi per un impegno urgente..."
Consuelo annuì ma la interruppe: "Io invece ho intercettato un pesciolino che ci interessa molto. E' Manuel, che è stato purtroppo rimesso in libertà in uno scambio di prigionieri, come sapete. Lo conoscete bene."

Io lo conoscevo senz'altro perché era stato tra i miei aggressori e tra i rapitori di mio padre, in quella brutta avventura che segnò il mio ingresso nell'Agenzia BB.
"Cosa sta combinando Manuel?" domandai.

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