***attenzione*** valgono le solite avvertenze... il contenuto
è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o
dell’età adatta è pregato di andare a farsi
un giro da un’altra parte.
Questo racconto può essere diffuso a patto che non si
faccia alcun tipo di profitto su di esso (no siti a pagamento
ecc...) e si citi l’autore.
Captain BB
Ero diventata sul serio una di loro ormai. L'università non la frequentavo spesso. Studiavo ancora con impegno ma da un po’ di tempo vedevo meno la gente “di fuori”. Mio padre comunque era quasi sempre lontano per lavoro, lo incontravo raramente: ma ero soddisfatta di saperlo al sicuro.
Avevo perso i contati con molte delle amiche conosciute
all’università... gli uomini li avevo dimenticati
tutti, non avevo mai avuto una storia “speciale” e
nessuno sembrava interessarmi più.
Delle brevi relazioni che avevo avuto nessuna era durata
abbastanza a lungo da poterla chiamare una cosa seria, e adesso
la mia sensibilità era terribilmente alterata dalla doppia
vita che conducevo, perfino i vecchi amici a volte non mi
riconoscevano, e con loro avevo una fastidiosa impressione di
disagio.
I miei vestiti di un tempo, sempre molto carini, abbastanza alla moda, certamente costosi e mai troppo audaci, li avevo abbandonati, senza scegliermi un nuovo stile ben definito, ma portando combinazioni che avrei giudicato esagerate qualche anno prima: del resto la mia antica vergogna di comparire in abiti succinti o strani si era molto affievolita.
Anche i miei modi erano diventati meno timidi e riservati, mi ero piano piano trasformata in una donna più assertiva. Inevitabilmente, il mondo normale era diventato una copertura, lo vivevo come un ambiente irreale dove mi sentivo fuori posto, come se nascondessi la mia reale identità. Tuttavia continuavo a mantenere alcuni dei contatti di un tempo e volevo completare gli studi, desiderando di mantenere aperta una possibile alternativa che non comprendesse per forza l’Agenzia BB.
Non ero diventata davvero una lesbica sadica, comunque,
sebbene non riuscissi a soffocare totalmente il desiderio di
incontrare di nuovo Mimì la Gatta per avere la mia
rivincita.
In mancanza di esperienze importanti con gli uomini, avevo fatto
un paio di esperimenti, cose poco nel mio carattere: incontri
brevi solo di sesso, con un paio di ragazzi carini incontrati
occasionalmente. Il risultato però mi aveva lasciato
insoddisfatta. Avrei cercato più volentieri
nell’ambiente dell’Agenzia, ma lì il solo che
mi piacesse era Luca.
Luca era un uomo capace di sfoderare fascino, per giunta con
molto poco sforzo, perché era uno di quei tipi col dono
naturale di attirare irresistibilmente le donne e sapeva usarlo
con ironia e senza farlo pesare troppo.
Tutte le agenti (Kayth molto spesso) erano andate a letto con lui, senza nessuna gelosia fra di loro: per strano che fosse, sembrava una cosa naturale che andasse con tutte, e così c’ero andata anch’io, ma sebbene lo trovassi soddisfacente dal punto di vista sessuale e compagno affidabile in azione, non mi sarebbe interessata una relazione univoca con lui, se anche me ne fosse stato offerto il priviliegio. Finivo mio malgrado per rimanere attaccata alle donne.
Kayth mi tentava molto, quando era possibile stavo con lei.
Una persona strana, certamente la più promiscua che io
abbia conosciuto. Praticamente si concedeva a tutti quelli della
sua squadra che la desiderassero... Anche se aveva una figlia,
cercava di passare del tempo alla base con noi. Con me, a volte
faceva da sorella maggiore, a volte chiacchierava del più
e del meno quando mi dava qualche consiglio per immobilizzarla
meglio... Sapeva che mi piaceva legarla e a volte mi sfidava
dicendo che intendeva riuscire a liberarsi. Mi voleva
senz’altro bene, con una specie di cameratismo insolito fra
donne, una fedeltà per la vita e per la morte nata in
missione: un legame affettivo dovuto anche al fatto che mi aveva
portato nell’Agenzia e insegnato tante cose.
Sicuramente aveva una vena nascosta di fanatismo per prendere i
rischi che correva nel suo lavoro, del resto eravamo tutti un po'
come lei.
Poi era successa una novità imprevista. Una sera in cui dovevo rimanere alla base principale di New London per esaminare una gran mole di dati relativi a un caso, Ami espresse senza mezzi termini il desiderio di farsi legare da me, e senza lasciare dubbi sul suo interesse sessuale per la cosa. Nascosi l’imbarazzo e legai a dovere la mia compagna d’armi dopo averla fatta spogliare.
Era un periodo in cui avevamo parecchio lavoro e Ami mi preoccupava, aveva ricominciato a mangiarsi le unghie, farsi piccole ferite con un temperino, in vari modi mostrava gli inizi di un comportamento autolesionista. Temevo che non ce la facesse più. Era uscita vincitrice, ma piuttosto conciata male, da una rischiosa missione contro vari farabutti, fra cui gli stessi che avevano terrorizzato me, quando conobbi l’Agenzia BB per la prima volta.Io in fondo non sapevo quasi nulla di Ami, eppure ci conoscevamo abbastanza bene da rendermi impossibile dominarla in maniera convincente. La legai severamente e basta, tanto per cominciare, senza imbavagliarla né bendarle gli occhi, e rimasi a guardarla nuda, mentre cercava di liberarsi.
Ami mi piaceva troppo per tormentarla. Amichevole e per niente
presuntuosa, coraggiosa e ostinata di fronte alle
difficoltà, leale e, di solito, pronta alla risata e allo
scherzo.
Il fatto che a volte diventasse silenziosa e ombrosa era sintomo
di qualcosa che la rodeva dentro ma le dava un’aria un
po’ misteriosa che la rendeva ancora più attraente.
Gli uomini impazzivano per Ami, ma lei li usava solo quando ne
aveva voglia e non si relazionava mai stabilmente con loro: in
effetti le uniche uscite dal mondo della squadra le faceva per
frequentare qualche rara amicizia di cui non sapevo quasi nulla.
Oppure per andare alle feste dove solitamente puntava subito
all’obiettivo: trovava qualche uomo bello, simpatico e in
gamba, lo abbagliava con la sua giovinezza, la sua
vitalità e il suo fascino, e lo circuiva, ovvero gli
faceva credere di aver fatto la conquista del secolo: poi
immancabilmente in breve tempo lo lasciava senza tanti
rimpianti.
Una volta eravamo uscite insieme ma io non avevo la stessa
versatilità ed ero rimasta in disparte: non riuscivo a
fare lo stacco dalla serietà del nostro mestiere o dalla
concentrazione degli studi a quell'ambiente fatto di frivolezza,
musica a tutto volume e narcisismo.
Lei era una versione più disinibita e più in gamba
di me, se vogliamo. Ma, scoprii quella sera, Ami desiderava
essere guidata e controllata, e da quando ero riuscita a farmi
notare nell’organizzazione come membro affidabile, aveva
cominciato a desiderare un legame più stretto con me.
Facevo fatica a crederlo, e ne approfittai presto per chiedere
qualcosa di più sul suo conto: come mai era stata
“allevata” per fare il nostro mestiere?
Il giorno in cui le feci questa domanda eravamo sole a finire di
esaminare dei dati lasciati da Klaus che era dovuto partire
urgentemente in missione. Ami sorrise e domandò: "Ti hanno
consigliato di non chiedermelo, visto che me lo domandi soltanto
oggi?"
Sospirai, evidentemente ero finita su un terreno minato.
"Scusami, magari era meglio non parlarne," dissi. "Comunque non
è che mi abbiano detto di non chiedere. E' che c'è
un atteggiamento che lascia capire che non sia il caso
di..."
Ami annuì. "Certamente. Se ne parla poco perché
sono figlia di gente che lavorava qui quando questo nucleo era
appena nato e non era sotto il controllo del Capitano. Mia madre
decise di farmi addestrare dopo che mio padre fu ucciso. Dopo, fu
uccisa anche lei. Stesso avversario, però non mi dicono
chi."
Nonostante avessi visto molti di noi feriti e tutti prima o
poi rischiare seriamente la pelle, pareva che fossimo immortali.
Bene o male ce la cavavamo, ed ormai avevo capito che nel
"business" c'era una legge non scritta per cui un agente
può essere torturato per informazioni o per il gusto di
farlo, ma si evita il più delle volte di ucciderlo, ognuno
si trattiene sperando che lo stesso "bon ton" serva a salvare un
giorno la propria pelle.
La norma non scritta comunque ha le sue ovvie eccezioni:
conflitti a fuoco, eccetera. Forse nel passato le cose erano
diverse, però, e anche con avversari ben noti non si usava
fare nessun favore.
"Forse è sbagliato che non te lo dicano," mormorai,
"puoi parlarne con me se lo vorrai, ma io non ti
disturberò più."
Ami era in imbarazzo e il momento molto delicato, ma per fortuna
finì subito con l'entrata di Consuelo nella stanza.
"C'è un problema urgente da seguire. Voi cosa state
facendo?" domandò.
"Foto e intercettazioni di Klaus," rispose Ami. "Ha dovuto
lasciarle a noi per un impegno urgente..."
Consuelo annuì ma la interruppe: "Io invece ho
intercettato un pesciolino che ci interessa molto. E' Manuel, che
è stato purtroppo rimesso in libertà in uno scambio
di prigionieri, come sapete. Lo conoscete bene."