***attenzione*** valgono le solite avvertenze... il contenuto è
piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta è
pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo racconto può
essere diffuso a patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso
(no siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Kayth era furiosa di aver mancato l'avvistamento del nemico, pur essendo
cosciente che il batiscafo della Margot non le avrebbe permesso nessuna
azione per contrastarlo.
"Abbiamo perso la Medusa, che era l'unico mezzo decente a nostra disposizione"
commentò quella sera, dopo aver riunito Consuelo e Klaus per una
cupa riunione di guerra.
"Abbiamo delle tute da palombaro" replicò Klaus. "Speciali tute pressurizzate e protette, sono ottime
per lavorare anche alla profondità del relitto, anche se, ovviamente, non sono molto comode quando devi manipolare oggetti, dal momento che le dita vengono impedite e la mano diviene un po' come una pinza. Bisognerà
stare attenti ad infilarsi nella stiva, perché la tuta è
legata a un cavo e tramite il cavo riceve ossigeno, ovviamente. Del resto
lo stesso problema lo aveva anche la Medusa."
Kayth scosse il capo. "La Medusa avrebbe potuto individuare e seguire
un avversario, magari affrontarlo. Cose che un palombaro non può
fare. Adesso dobbiamo fidarci delle intercettazioni radio, o di qualche
colpo di fortuna del genere."
"Potrebbero aver fretta" aggiunse Consuelo. "Forse torneranno presto
per recuperare i fusti e avere le scorie che tanto desiderano... noi siamo
sul posto e abbiamo il sonar. Siamo di guardia al tesoro che cercano, non
possono ignorarci."
"Allora ci faranno fuori tutti, come quei disgraziati di soldati" commentò
ridacchiando Klaus.
"Per evitare che vengano ad innaffiarci di pallottole, potresti aiutarci
a fare buona guardia, anziché passare tutte le notti nella cabina
della tua bella Veronique," commentò duramente Kayth.
Klaus si schiarì la gola. "Va bene, non fatemi la predica. Da
stanotte, sarò sempre qui con voi. Però mi permetto di
far notare che anche l'altra nave è in pericolo. L'unico grosso
mezzo subacqueo che ci resta è il batiscafo della Margot."
Kayth annuì. "Hounot sarà un tipo strano ma non è
stupido, ha qualche arma a bordo. Gli dirò di fare turni anche sulla
sua nave, e comunque saremo vicini."
"Cosa sarà successo ad Ami?" si chiese Consuelo, malinconicamente.
"La tireremo fuori, se non l'hanno ammazzata" replicò Kayth.
"Ricordiamoci che tuttavia non possiamo accettare di scambiarla con il
materiale che stiamo sorvegliando. Se ci dovessero ricattare, rifiuteremo.
Siamo tutti sacrificabili, se necessario, e questo vale anche per Ami."
Consuelo e Klaus sospirarono, ma non dissero niente.
Ami non poteva credere ai propri occhi. Non immaginava proprio che potesse
esistere una base subacquea sconosciuta a così poca distanza dalla
costa. Eppure la cupola, perfettamente mimetizzata e camuffata con alghe
e rocce, disponeva di un vasto spazio, sufficiente per i piccoli sommergibili
coinvolti in quell'avventura, per un piccolo modulo abitativo, varia strumentazione
e un laboratorio.
"Non ci crederai, ma questa è una struttura sperimentale e non
è stata fatta per tenere d'occhio le schifezze radioattive a bordo
della Chirac. L'hanno rilevata i nostri alleati là sopra... e ci
fa maledettamente comodo."
François aveva lasciato Rosa a riposare, e si gingillava a percorrere
con dita leggere le curve del corpo quasi nudo di Ami, ora libera dalla
muta da sub e legata con una corda sottile, ma robustissima. Aveva avvicinato
una bottiglia di plastica con una cannuccia alle labbra della prigioniera,
e Ami stava bevendo una bevanda alla frutta. Si interruppe per domandare:
"Quali sono i vostri alleati?"
L'uomo sorrise, e con uno sguardo diabolico si passò la mano
tesa davanti alla gola. "Dovrei ucciderti dopo avertelo detto, bambina,
e invece preferisco divertirmi con te ancora un po'."
"Vi tengono d'occhio, da là sopra. La nostra nave ha un sonar,
siamo dotati di mezzi sofisticati. Forse non hanno capito che qui c'è
il vostro rifugio, ma lo capiranno appena vi muovete di nuovo con il sottomarino.
Non farete in tempo a raccogliere le scorie, vi silureranno prima."
François rise a mezza voce.
"Siluri sulla vostra piccola nave? Vorrei proprio vederli... E se ci
mandassi te, a fare l'operazione di recupero? Colpirebbero te, non noi."
Ami scosse il capo furiosa. "Io per voi non faccio niente, maltrattami
quanto vuoi. E non credere che i miei compagni esiterebbero a sparare."
François rifletté parlando fra di sé a mezza voce.
"Un ordigno ad orologeria nel sottomarino, quello non è un problema:
lo so fare. Ti legherei al posto di guida. Se non rientri entro una certa
ora, salti per aria. Se cerchi di saltare insieme a noi, ti manovro via
telecomando in un posto più lontano, ed esplodi da sola. Insomma,
posso costringerti ad obbedire. Quanto a Kayth e agli altri tuoi compagni,
non mi preoccupo." François la guardò con durezza e alzò
il tono della voce. "Li posso ricattare, o li posso far fuori quando voglio.
Io e Rosa non siamo due fessi assediati sott'acqua, ti ripeto. Noi non
siamo soli."
"Siete riusciti a prendermi" ribatté Ami, "Avete la Medusa, avete
anche il robot sottomarino della nave militare Cunningham... ma supponiamo
che voi non siate capaci di usare le loro braccia meccaniche, e supponiamo
che io non sia disposta a farlo per voi."
François la guardò interessato. Ami sorrise. "Credo di
aver fatto centro, voi non sapete come fare per recuperare quei fusti.
Noi abbiamo un addestramento superiore al vostro."
L'uomo cominciò a toccarla più intimamente. "Ti sbagli,
ragazza. Avevamo già chi è capace di farlo, e un altro ce
lo siamo procurato proprio dalla nave militare. O forse... non vi siete
contati i cadaveri?"
"Così il tecnico è nelle vostre mani?"
"Esatto, cara, è proprio qua sotto, in un'altra stanza. L'unico
problema è come toglierci dai piedi... l'Agenzia BB."
Ami voleva ribattere ma François fa più lesto nel tapparle
la bocca con uno straccio. Con calma, le slegò le gambe e la costrinse
ad allargare le ginocchia.
"Adesso basta parlare di tattiche per il nostro piccolo duello sul
fondo del mare... Ho voglia di altro, sai. Voglio del piacere, almeno del
piacere per me, che del resto è quello che conta! Voglio darti una
piccola lezioncina per non voler collaborare, cara Ami."
Sulla Eric Stanton, Klaus e Consuelo passarono una notte insonne a studiare
le registrazioni del sonar e a condurre una nuova scansione del fondale.
La mattina dopo, mentre il sole lanciava i primi raggi sulla distesa infinita
dell'oceano, avevano preparato la loro attrezzatura.
"Ci serve il tuo parere, Kayth" disse Klaus, mentre Veronique lo aiutava
a indossare la muta da sub.
Kayth, vestita solo di una lunga T shirt, una tazza di caffè
in mano, si sedette e annuì. Apparve Consuelo con dei diagrammi.
"Crediamo di aver scoperto dove sono andati, anche se il segnale era
ormai lontano. Vedi, li abbiamo persi qui. E ci sembra di rilevare una
forma quasi perfettamente semi-sferica sul sonar."
Kayth guardò la ragazza senza dire niente e bevve un lungo sorso
di caffè.
"In pratica" intervenne Klaus, "se è vero quello che pensiamo,
i nostri avversari hanno usato il robot militare di cui si erano impadroniti
per prenderci la Medusa e portarla via, fino a una base subacquea, che
sarebbe a poca distanza da qui."
"Però, siete in gamba!" esclamò Veronique. "Chi lo avrebbe
detto? Li avete beccati!"
Kayth finalmente parlò. "Eravamo troppo lontani per avere un'informazione
precisa dagli strumenti. Dobbiamo rifare i rilevamenti."
"Ci siamo mossi con la nave stanotte, mentre dormivi" disse Consuelo.
"Abbiamo rifatto la scansione del fondale. L'impressione che ci sia una
cupola rimane, e abbiamo localizzato un punto preciso. Possiamo andare
a vedere con il batiscafo della Margot."
Kayth annuì. "Non abbiamo di meglio da fare quindi per me va
bene, però la nostra nave resta qui, sulla verticale del relitto."
Kayth li vide trasbordare sulla Margot e allontanarsi. Poi vide arrivare un insetto, una farfalla che non avrebbe dovuto esserci, poiché erano a una certa distanza dalla costa e gli insetti non arrivavano, normalmente, così lontano... Kayth sporse una mano e raccolse il delicato mini robot. Ne estrasse un chip, una minuscola memoria che collegò al suo comunicatore. Mantenendo un occhio sullo schermo del sonar, cominciò a guardare le fotografie che la finta farfalla aveva raccolto a bordo della Margot.
Rosa si era divertita a usare una potente colla e delle cinghie per
modificare la muta di Ami, fino ad incollare le dita sui muscoli del braccio
e le caviglie contro le cosce. Ami era impedita nei movimenti come se le
fossero stati troncati gli arti, e sembrava impossibile che riuscisse a
liberarsi dell'indumento, che era chiuso da una cerniera per lei decisamente
fuori portata.
"Così imparerai a fare scherzi" disse duramente alla prigioniera.
"Anzi, già che mi avanza un po' di neoprene, ho un regalo anche
per la tua testolina."
Ami aveva sopportato tutto con la stoica indifferenza che spesso aveva
adottato anche in passato, quando voleva isolarsi da un tormentatore troppo
insistente e terrificante. Al vedere il cappuccio tentò però
un'ultima resistenza e mosse violentemente il capo, ma Rosa non ne volle
sapere e presto la ragazza bionda fu incappucciata, e le rimase solo un
pertugio per respirare.
"Questa almeno non ci darà più fastidio" commentò
François guardandola dibattersi debolmente. Poi aiutò Rosa
a salire sul mini sommergibile. Il tecnico catturato durante la strage
sulla nave Cunningham era già lì, legato, seduto accanto
al portello di entrata.
"Partiamo subito, signor Vukov" esclamò Rosa perentoria. "Io
manovrerò il sommergibile, tu mi servi ai comandi delle braccia
meccaniche snodabili. Sai bene quello che devi fare: vogliamo un paio di
quei maledetti contenitori. Il resto se lo può anche recuperare
il tuo governo."
Il tecnico, che non sembrava del tutto rassegnato, si dibatté,
imprecando.
"Io non voglio essere complice in questo crimine!" gridò.
Colto da questa frase nell'atto di scolare una bottiglia di cognac,
François interruppe la sua libagione. Guardò serio il prigioniero
e replicò: "Non la credo così coraggioso, signor Vukov. Guardi
cosa è successo a questa spia che ha tentato di fermarci." Indicò
la figura nera e completamente inguainata di Ami, a pochi passi. "La nostra
sventurata forse morirà lo stesso. Ma siccome si è negata
a sua volta, quando le abbiamo chiesto di manovrare quelle maledettissime
braccia meccaniche, potrei ucciderla subito per darle un esempio, vero,
signor Vukov?"
François si limitò a sigillare con due dita le narici
di Ami, che legata com'era non poteva minimamente reagire... del resto,
a stento aveva sentito qualche parola del dialogo che si era svolto a pochi
passi da lei. La ragazza si dibatté e cercò di contorcersi
in tutti i modi, gemendo attraverso il cappuccio di materiale sintetico.
"La smetta, la lasci stare!" gridò Vukov.
François sollevò la mano e lasciò respirare la
vittima. Sorrise a Vukov e disse: "Allora, ci darà una mano?"
Il tecnico si voltò per non vedere la terribile scena di François
che minaciava di soffocre la ragazza impotente. Ma non disse niente.
"Non importa" continuò François, abbiamo altri specialisti,
anche se sarà una seccatura farli venire fino a questa base sott'acqua.
Adesso ammazzerò la ragazza, signor Vukov, e poi lei farà
la stessa fine. Se è così cinico da lasciare che questa incantevole
ragazza venga soffocata, non pretenderà di avere sconti per se stesso,
vero?"
Il tecnico rimase silenzioso, rifiutando di guardare nella direzione
di François e della prigioniera.
François sorrise. "La piccola Ami. Una bella ragazza bionda...
Très jolie. E' inutile rifiutarsi di vedere, se morirà la
colpa sarà solo sua, caro Vukov."
Vukov, che aveva visto il personale della Cunningham massacrato nella
mattanza di pochi giorni prima, non aveva dubbi sulla crudeltà dei
suoi carcerieri. Si decise infine a capitolare. "Farò quello che
vorrete," mormorò, "vi prego di risparmiare le nostre vite."