BB 8 parte seconda di cinque - I viaggi della Medusa

***attenzione*** valgono le solite avvertenze... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo racconto può essere diffuso a patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB

Erano passati due giorni da quel drammatico inizio, la missione aveva ormai assunto un tono più rilassato. Una piccola nave privata, la Eric Stanton, ospitava l'equipaggio dell'Agenzia BB, e in particolare Kayth, Ami, Klaus e Consuelo. Veronique, la giornalista freelance, si era dimostrata molto accondiscendente e aveva rimandato il suo scoop, comprendendo i motivi di sicurezza. Klaus invece aveva fatto di tutto per approfittare delle grazie della bella giornalista, e c'era riuscito. Questo dava a Kayth un motivo di preoccupazione: non aveva un interesse personale per la relazione dei due, ma doveva per forza considerarla una possibile, e inopportuna, fonte di difficoltà nel corso di una missione così delicata. Non sapeva come farlo capire a Klaus senza peggiorare le cose. Il che era irritante, visto che Klaus era un veterano, perfettamente in grado di capire che... avrebbe dovuto arrivarci da solo.

La conoscenza di Veronique si era rivelata apparentemente utile, ad ogni modo. La giornalista era in contatto un gruppo di oceanografi che studiavano i fondali non molto lontano, e grazie a quella provvidenziale coincidenza gli agenti avevano potuto arruolare un paio di specialisti muniti di batiscafo.
Era una coppia alquanto bizzarra: il capo, un certo signor Hounot, un uomo sulla cinquantina che aveva frequentato l'università sulla Terra, era di origine un po' sudamericana e un po' francese. Era il classico vecchio lupo di mare, alto e secco, con un maglione a collo alto nemmeno troppo pulito e i capelli bianchi raccolti in un codino. Il suo socio, conosciuto solo con il soprannome di Zouzag, si distingueva per la gran chioma nera, quasi un cespuglio ribelle, e la barba altrettanto scura e folta. I compiti di Zouzag erano essenzialmente di pilotare la nave dello strano duo, un vecchio catorcio di nome Margot.

Il mini sottomarino dell'Agenzia BB, la Medusa, era invece guidato da Ami, mentre Consuelo la seguiva con il sonar dalla cabina della Stanton. Il relitto della Chirac non era esattamente dove era stato segnalato, toccava ricercarlo in fondali profondi oltre trecento metri e molto frastagliati. Il mezzo del buon Hounot giungeva a proposito: simili attrezzature non erano frequenti nel giovane pianeta Sahr, dove non era stato necessario trivellare più di tanto i fondali marini e dove non c'erano antichi galeoni da trovare per fare bottino.

"Finalmente l'ho trovato, è proprio lui!" esclamò Ami nel microfono. Consuelo gridò dalla gioia e avvisò Kayth. Se le cose fossero andate bene, la Medusa poteva estrarre i fusti di scorie radioattive col suo braccio meccanico. Con estrema calma, manovrando le eliche direzionali dal suo stretto abitacolo, Ami guidava il mini sottomarino dentro lo scafo squarciato.
"Procedi con calma, Ami" raccomandò Kayth. "Se vedi che è difficile, lascia perdere. Non rischiare collisioni, venirti a recuperare sarebbe un problema di non facile soluzione."
Ami sorrise. "Va bene mamma. Adesso sto illuminando una parte della stiva, dovreste ricevere le immagini."
Consuelo e Kayth, con Veronique che si sporgeva tra di loro, osservarono il carico sparpagliato del piroscafo. Le scorie erano contenute in pesanti cilindri metallici, inconfondibili.
"Ne conto quindici, Ami" comunicò Kayth. "Nei vari comparti, in tutto devono essercene centoventi."
Ami fece un fischio nel microfono. "C'è da lavorare per mesi. Dubito che se ne possa estrarre più di uno o due al giorno. Adesso vedo se il braccio ce la fa a sollevarne uno."
"Prova... ma quel lavoro non lo completeremo certo noi" replicò Kayth. "Mi interessa sapere se i fusti ci sono tutti, e se si possono riprendere, per il resto il nostro compito è scoprire chi ha ammazzato l'equipaggio della Cunningham, e perché. ."
Ci fu un momento di silenzio, poi Ami parlò: "Passo dall'altro lato a cercare un ingresso. Qui non riesco a farmi strada ulteriormente."

Passò un altro minuto o due. Ad un tratto Consuelo esclamò: "C'è qualcos'altro sott'acqua!" Prese il microfono. "Ami, mi ricevi? Ho identificato con il sonar un grosso oggetto vicino a te."
"Come? Sto facendo una manovra delicata, aspetta..." replicò la voce della giovanissima agente.
Consuelo guardò Kayth, che osservò per un attimo lo schermo del sonar, poi afferrò il microfono.
"E' una situazione di possibile pericolo, smetti di manovrare e guarda... sopra di te, un po' a destra."
Nel piccolo schermo del comunicatore, Ami si voltò un po' impaziente nella direzione indicatale.
"Sei sicura? Non c'è nulla, cosa dovrebbe essere, un pesce?"
"Bambina cara" ribatté Kayth, "prova a dirigere uno dei proiettori della Medusa verso la direzione che ti ho indicato, se no non vedrai mai niente..."
"Va bene."
Consuelo si intromise: "Guarda, è in rotta di collisione. Digli di spostarsi."
"Muoviti subito" gridò Kayth allarmata. "in qualunque direzione ci sia spazio."

Udirono Ami mormorare seccata: "Insomma, che diavolo devo fare..." Poi si sentì un forte urto. Sul volto della ragazza chiusa nell'abitacolo di disegnò la perplessità, mentre Kayth e Consuelo, trecento metri al di sopra, seguivano la scena estremamente allarmate.
"Infiltrazione di acqua nello scafo!" urlò Ami. "Si è aperto il portello..." poi l'audio cessò di pervenire alla cabina della nave Stanton.
"Madre de Dios!" gridò Consuelo. "Stanno arrembando la Medusa!"
Kayth era altrettanto scossa, ma fece cenno di no. "E come farebbero a quella profondità? Un subacqueo morirebbe per la pressione, un palombaro sarebbe troppo impacciato per..."
Le immagini pervenivano ancora, ed erano inequivocabili. Anche se non si vedeva l'avversario, Ami cercava di scalciare e di difendersi, mentre l'acqua scorreva lentamente su di lei. Poi con un'ultima scintilla il video si oscurò.

Ami era coinvolta in una lotta disperata, mentre l'acqua che irrompeva in cabina faceva sfrigolare e andare in cortocircuito tutte le attrezzature elettriche della Medusa. L'intruso era un'altra donna, forte e decisa. Proveniva da un altro scafo forse simile, ed era entrata tramite una camera stagna o un sofisticato corridoio di comunicazione applicato al portello del mini sommergibile. L'acqua che era filtrata non arrivava direttamente dall'oceano: se così fosse stato, data l'enorme pressione l'acqua avrebbe invaso la cabina in un attimo e sarebbe stata fatale ad entrambe le donne.
Ami riuscì a scalciare vigorosamente l'avversaria, che era dotata di maschera e bombole, e coperta da una pesante muta da sub, mentre quella di Ami era una tutina leggera, che la lasciava più libera, e quindi, per il momento, in vantaggio. Nello spazio angusto la donna ripiegò, fu messa sulla difensiva, ma l'acqua che era entrata con lei, e continuava a scorrere, riempì completamente l'abitacolo del mini sommergibile lasciando Ami al buio e senza una risorsa di aria: tutte le luci erano spente tranne i potenti fari esterni, che puntavano verso il relitto della Chirac, e l'orologio completamente sigillato, lievemente luminoso.

Ami cercò di reagire, alla cieca, tentando di voltarsi per arrivare con le mani alla sua nemica e costringerla a cedere l'erogatore di ossigeno. Stando così le cose, a quanto sembrava, per vivere avrebbe dovuto uccidere l'altra. Ma l'avversaria non aveva certo intenzione di privarsi dell'aria, e teneva energicamente a bada l'agente, che cominciava ad agitarsi in preda al panico.

"Cazzo dobbiamo fare qualcosa!" gridava Consuelo guardandosi intorno come in cerca di un'idea. Kayth aveva freddamente lanciato il segnale d'allarme a Klaus e stava chiamando con la radio la nave Margot, distante poche centinaia di metri.
"Abbiamo tutte una piccola scorta di ossigeno impiantata nei nostri corpi" disse a Consuelo per tenerla calma, "ce l'ha anche Ami, può andare avanti per alcuni minuti anche se si allaga la cabina, e se si libera può tornare su coi comandi di emergenza. Tu recupera la Medusa col cavo."
Consuelo armeggiò coi comandi. Il cavo di comunicazione, che poteva essere anche usato come un cavo da traino, venne messo in tensione dal paranco che ne riavvolse alcuni metri. Poi nient'altro.
"L'oggetto sconosciuto che avevamo avvistato si è agganciato alla Medusa" commentò Kayth guardando nello schermo del sonar. "Ci ostacola, non possiamo tirarla su. Dobbiamo scendere col batiscafo della Margot a vedere..."
Consuelo fece un gesto d'impazienza. "Quel maledetto batiscafo non ha possibilità di interagire con l'esterno, potremo vedere ma non aiutare."
Kayth annuì. "No, è vero. Non c'è tempo da perdere. Adesso collego una delle riserve di aria compressa al collegamento d'emergenza che c'è dentro il cavo. La soffieremo dentro la cabina della Medusa."
Dopo aver eseguito rapidamente l'aggancio della grossa bombola, fece segno a Consuelo, che schiacciò un paio di tasti.
"Adesso potrà respirare" disse Kayth. "Sempre che non le sia entrato l'intero oceano in cabina."

Ami aveva deciso di giocare d'astuzia, e fingersi incosciente. Dominare il panico richiedeva un particolare sforzo di volontà, ma era possibile. Sapeva di avere un asso nella manica, le mini capsule di emergenza che le alimentavano il sangue di ossigeno. Doveva sostenere per un po' il fortissimo istinto di respirare, poi la fame d'aria si calmava e poteva di nuovo tenere il fiato senza grossi problemi. A seconda dello sforzo che faceva, poteva durare ancora tre o quattro minuti, o un po' di più.
L'avversaria la lasciò per un po' immobile nella cabina allagata. Probabilmente era spossata, e stava recuperando le forze. Dopo un periodo che ad Ami parve lunghissimo, la tirò per un piede verso di sé. Faticosamente, la trascinò fuori dell'abitacolo della Medusa. Ami socchiuse un occhio. Era in una camera stagna un po' più spaziosa. Da qui era entrata la sua nemica, agganciandosi e semplicemente forzando il portello d'ingresso dell'abitacolo. La Medusa non era accessoriata con una camera stagna che permettesse all'equipaggio di uscire sott'acqua, perché era nata per lavorare a profondità impossibili ai subacquei. Perciò Ami si era ritrovata sommersa dall'acqua piovuta dalla camera stagna del mezzo aggressore, dove si trovava adesso.

Quando la sua misteriosa assalitrice cominciò a voltarla sulla schiena, Ami scattò e le assestò un gran pugno sul volto. La donna gridò e cadde all'indietro, con uno sventolare di capelli scuri. Ami si avvicinò per colpirla ancora, quando per un attimo fu distratta da un gorgoglìo che proveniva dalla cabina del suo mini sottomarino. Fece in tempo a realizzare che, dalla nave appoggio, le stavano mandando dell'aria, quando fu colpita allo stomaco da una ginocchiata.
"Sembravi svenuta, sgualdrinella, e invece mi fai di questi scherzi?" disse la donna digrignando i denti, "brava, ma ora ti sistemo io."
Ami aveva riconosciuto Rosa, una mercenaria che lavorava per il miglior offerente. Aveva già avuto il dispiacere di incontrarla, una prima volta quando era in missione per salvare il padre di Cora.
"Oh mio Dio, sei tu!" esclamò Ami senza nascondere un certo spavento.

Rosa ne fu piacevolmente sorpresa. Aveva inflitto dolore e sofferenze a piene mani ad Ami, nel passato, ma non si aspettava di averle instillato un sacro terrore.
L'agente si appoggiò alla parete della camera stagna e raccolse le ginocchia al petto. "Ti prego, non farmi del male," piagnucolò, "non farò resistenza, se vuoi il sottomarino prendilo..."
"Mi prendo quello che voglio, ragazzina!" esclamò Rosa trionfante stringendo fra due dita il mento di Ami.
"Comincia a prendere questo" disse Ami facendo scattare le gambe in avanti. Rosa fu scagliata lontano un paio di metri, dove la sua corsa si fermò contro la parete metallica con un sonoro tonfo. Ami balzò su di lei e la finì con un colpo di karate al collo. Per un attimo rimase a contemplare il corpo inerte fasciato dalla muta subacquea. "Un paio di volte la tua banda ha avuto meglio su di me, Rosa" mormorò. "Ma non bisogna mai diventare troppo sicuri di sé."
Poi aprì il portello di comunicazione e iniziò ad esplorare il mezzo da cui era partito l'attacco.

Klaus forse passava troppo tempo a palpare il corpo di Veronique stesa nuda a prendere il sole sul ponte della Margot, ma Kayth dovette riconoscere che arrivò di corsa. Hounot stava indossando la muta e aveva già preparato il batiscafo, cui Zouzag dava gli ultimi controlli, mentre Veronique controllava le macchine fotografiche. La Margot si affiancò alla Stanton, e Kayth, saltò a bordo. Aveva indossato solo a metà la muta, e cercava di infilarvi l'abbondante seno e contemporaneamente di entrare nel batiscafo. Hounot salì subito dopo di lei, e in un attimo furono sott'acqua.

"Credo che l'aggressore sia ancora collegato alla Medusa. Il segnale del sonar è uno solo. Sono a pochi metri dal relitto." La voce di Consuelo, che finiva di mettere al corrente Klaus, era controllata ma tradiva l'emozione.
"Beh, maledizione, ne hanno di mezzi questi gran fottuti," osservò Klaus grattandosi il mento. "Ma speriamo di recuperare Ami. L'aggressore è per caso lo stesso mezzo che è stato rubato ai militari della nave Cunningham?"
Consuelo alzò le spalle. "Non saprei dirlo. Forse lo vedranno Kayth e il... consulente civile, Hounot."
"Sono già a una cinquantina di metri sotto il livello del mare."

I minuti passarono, mentre il batiscafo veniva calato. Quando fu oltre i 250 metri, Consuelo gridò: "Se ne stanno andando via!"
Klaus tornò a guardare lo schermo del sonar. "Vero. E si portano via la Medusa. Hanno tagliato il cavo di traino."
Consuelo armeggiò con la radio.
"Sì?" disse Veronique dalla Margot, distante meno di cento metri.
"Tirateli su, è inutile proseguire," disse Consuelo, "il nemico si sta allontanando portando il nostro sommergibile con se."

Ami era decisa ad impadronirsi del sommergibile nemico e a trasformasi da aggredita in conquistatrice. Purtroppo per lei, appena varcò il portellone della camera stagna ebbe a che fare con un'altra conoscenza pessima, e di lunga data. Era François, compagno di Rosa in tante malefatte. Senza mostrare nulla del presuntuoso eccesso di fiducia che aveva rovinato la sua compagna, tenne Ami sotto tiro puntandole contro un fucile subacqueo e squadrandola con un volto duro, inflessibile.
Ami alzò le mani emettendo un sospiro triste.
"Cosa hai fatto a Rosa?" domandò l'uomo in perfetta calma.
"Niente di male, si sveglierà con un po'... di torcicollo" rispose Ami. "Quanto a me, in virtù della nostra antica conoscenza, e in vista del fatto che le sorti potrebbero un bel giorno cambiare, chiedo un trattamento meno disumano del solito."
François la fece voltare e le legò le mani con una corta cinghia di plastica. "A te e a quelle altre tue amiche bisogna sempre insegnare a non mettersi sulla nostra strada. Non so più le volte che mi sei capitata tra i piedi, bambina cara, ma non ho perso la speranza di fartene passare la voglia!"
Raccolse i lunghi capelli biondi di Ami in una cuffia, poi prese un rotolo di nastro adesivo.
"Avete ucciso i soldati per prendere questo mezzo subacqueo..." mormorò Ami.
"Silenzio!" la interruppe severamente François, passandole il nastro adesivo sulle labbra. La imbavagliò con pochi rapidi giri a livello della bocca, poi le avvolse il nastro sulla testa, davanti agli occhi e sotto il mento, e in breve aveva completamente coperto la testa della ragazza, lasciando libere solo le narici.
Prendendo un altro rotolo di nastro, completò in breve il legamento bloccandole braccia e gambe, e la fece sdraiare. Poi andò a rianimare la sua complice.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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