***attenzione*** valgono le solite avvertenze... il contenuto è
piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta è
pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo racconto può
essere diffuso a patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso
(no siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Erano passati due giorni da quel drammatico inizio, la missione aveva ormai assunto un tono più rilassato. Una piccola nave privata, la Eric Stanton, ospitava l'equipaggio dell'Agenzia BB, e in particolare Kayth, Ami, Klaus e Consuelo. Veronique, la giornalista freelance, si era dimostrata molto accondiscendente e aveva rimandato il suo scoop, comprendendo i motivi di sicurezza. Klaus invece aveva fatto di tutto per approfittare delle grazie della bella giornalista, e c'era riuscito. Questo dava a Kayth un motivo di preoccupazione: non aveva un interesse personale per la relazione dei due, ma doveva per forza considerarla una possibile, e inopportuna, fonte di difficoltà nel corso di una missione così delicata. Non sapeva come farlo capire a Klaus senza peggiorare le cose. Il che era irritante, visto che Klaus era un veterano, perfettamente in grado di capire che... avrebbe dovuto arrivarci da solo.
La conoscenza di Veronique si era rivelata apparentemente utile, ad
ogni modo. La giornalista era in contatto un gruppo di oceanografi che
studiavano i fondali non molto lontano, e grazie a quella provvidenziale
coincidenza gli agenti avevano potuto arruolare un paio di specialisti
muniti di batiscafo.
Era una coppia alquanto bizzarra: il capo, un certo signor Hounot,
un uomo sulla cinquantina che aveva frequentato l'università sulla
Terra, era di origine un po' sudamericana e un po' francese. Era il classico
vecchio lupo di mare, alto e secco, con un maglione a collo alto nemmeno
troppo pulito e i capelli bianchi raccolti in un codino. Il suo socio,
conosciuto solo con il soprannome di Zouzag, si distingueva per la gran
chioma nera, quasi un cespuglio ribelle, e la barba altrettanto scura e
folta. I compiti di Zouzag erano essenzialmente di pilotare la nave dello
strano duo, un vecchio catorcio di nome Margot.
Il mini sottomarino dell'Agenzia BB, la Medusa, era invece guidato da Ami, mentre Consuelo la seguiva con il sonar dalla cabina della Stanton. Il relitto della Chirac non era esattamente dove era stato segnalato, toccava ricercarlo in fondali profondi oltre trecento metri e molto frastagliati. Il mezzo del buon Hounot giungeva a proposito: simili attrezzature non erano frequenti nel giovane pianeta Sahr, dove non era stato necessario trivellare più di tanto i fondali marini e dove non c'erano antichi galeoni da trovare per fare bottino.
"Finalmente l'ho trovato, è proprio lui!" esclamò Ami
nel microfono. Consuelo gridò dalla gioia e avvisò Kayth.
Se le cose fossero andate bene, la Medusa poteva estrarre i fusti di scorie
radioattive col suo braccio meccanico. Con estrema calma, manovrando le
eliche direzionali dal suo stretto abitacolo, Ami guidava il mini sottomarino
dentro lo scafo squarciato.
"Procedi con calma, Ami" raccomandò Kayth. "Se vedi che è
difficile, lascia perdere. Non rischiare collisioni, venirti a recuperare
sarebbe un problema di non facile soluzione."
Ami sorrise. "Va bene mamma. Adesso sto illuminando una parte della
stiva, dovreste ricevere le immagini."
Consuelo e Kayth, con Veronique che si sporgeva tra di loro, osservarono
il carico sparpagliato del piroscafo. Le scorie erano contenute in pesanti
cilindri metallici, inconfondibili.
"Ne conto quindici, Ami" comunicò Kayth. "Nei vari comparti,
in tutto devono essercene centoventi."
Ami fece un fischio nel microfono. "C'è da lavorare per mesi.
Dubito che se ne possa estrarre più di uno o due al giorno. Adesso
vedo se il braccio ce la fa a sollevarne uno."
"Prova... ma quel lavoro non lo completeremo certo noi" replicò
Kayth. "Mi interessa sapere se i fusti ci sono tutti, e se si possono riprendere,
per il resto il nostro compito è scoprire chi ha ammazzato l'equipaggio
della Cunningham, e perché. ."
Ci fu un momento di silenzio, poi Ami parlò: "Passo dall'altro
lato a cercare un ingresso. Qui non riesco a farmi strada ulteriormente."
Passò un altro minuto o due. Ad un tratto Consuelo esclamò:
"C'è qualcos'altro sott'acqua!" Prese il microfono. "Ami, mi ricevi?
Ho identificato con il sonar un grosso oggetto vicino a te."
"Come? Sto facendo una manovra delicata, aspetta..." replicò
la voce della giovanissima agente.
Consuelo guardò Kayth, che osservò per un attimo lo schermo
del sonar, poi afferrò il microfono.
"E' una situazione di possibile pericolo, smetti di manovrare e guarda...
sopra di te, un po' a destra."
Nel piccolo schermo del comunicatore, Ami si voltò un po' impaziente
nella direzione indicatale.
"Sei sicura? Non c'è nulla, cosa dovrebbe essere, un pesce?"
"Bambina cara" ribatté Kayth, "prova a dirigere uno dei proiettori
della Medusa verso la direzione che ti ho indicato, se no non vedrai mai
niente..."
"Va bene."
Consuelo si intromise: "Guarda, è in rotta di collisione. Digli
di spostarsi."
"Muoviti subito" gridò Kayth allarmata. "in qualunque direzione
ci sia spazio."
Udirono Ami mormorare seccata: "Insomma, che diavolo devo fare..." Poi
si sentì un forte urto. Sul volto della ragazza chiusa nell'abitacolo
di disegnò la perplessità, mentre Kayth e Consuelo, trecento
metri al di sopra, seguivano la scena estremamente allarmate.
"Infiltrazione di acqua nello scafo!" urlò Ami. "Si è
aperto il portello..." poi l'audio cessò di pervenire alla cabina
della nave Stanton.
"Madre de Dios!" gridò Consuelo. "Stanno arrembando la Medusa!"
Kayth era altrettanto scossa, ma fece cenno di no. "E come farebbero
a quella profondità? Un subacqueo morirebbe per la pressione, un
palombaro sarebbe troppo impacciato per..."
Le immagini pervenivano ancora, ed erano inequivocabili. Anche se non
si vedeva l'avversario, Ami cercava di scalciare e di difendersi, mentre
l'acqua scorreva lentamente su di lei. Poi con un'ultima scintilla il video
si oscurò.
Ami era coinvolta in una lotta disperata, mentre l'acqua che irrompeva
in cabina faceva sfrigolare e andare in cortocircuito tutte le attrezzature
elettriche della Medusa. L'intruso era un'altra donna, forte e decisa.
Proveniva da un altro scafo forse simile, ed era entrata tramite una camera
stagna o un sofisticato corridoio di comunicazione applicato al portello
del mini sommergibile. L'acqua che era filtrata non arrivava direttamente
dall'oceano: se così fosse stato, data l'enorme pressione l'acqua
avrebbe invaso la cabina in un attimo e sarebbe stata fatale ad entrambe
le donne.
Ami riuscì a scalciare vigorosamente l'avversaria, che era dotata
di maschera e bombole, e coperta da una pesante muta da sub, mentre quella
di Ami era una tutina leggera, che la lasciava più libera, e quindi,
per il momento, in vantaggio. Nello spazio angusto la donna ripiegò,
fu messa sulla difensiva, ma l'acqua che era entrata con lei, e continuava
a scorrere, riempì completamente l'abitacolo del mini sommergibile
lasciando Ami al buio e senza una risorsa di aria: tutte le luci erano
spente tranne i potenti fari esterni, che puntavano verso il relitto della
Chirac, e l'orologio completamente sigillato, lievemente luminoso.
Ami cercò di reagire, alla cieca, tentando di voltarsi per arrivare con le mani alla sua nemica e costringerla a cedere l'erogatore di ossigeno. Stando così le cose, a quanto sembrava, per vivere avrebbe dovuto uccidere l'altra. Ma l'avversaria non aveva certo intenzione di privarsi dell'aria, e teneva energicamente a bada l'agente, che cominciava ad agitarsi in preda al panico.
"Cazzo dobbiamo fare qualcosa!" gridava Consuelo guardandosi intorno
come in cerca di un'idea. Kayth aveva freddamente lanciato il segnale d'allarme
a Klaus e stava chiamando con la radio la nave Margot, distante poche centinaia
di metri.
"Abbiamo tutte una piccola scorta di ossigeno impiantata nei nostri
corpi" disse a Consuelo per tenerla calma, "ce l'ha anche Ami, può
andare avanti per alcuni minuti anche se si allaga la cabina, e se si libera
può tornare su coi comandi di emergenza. Tu recupera la Medusa col
cavo."
Consuelo armeggiò coi comandi. Il cavo di comunicazione, che
poteva essere anche usato come un cavo da traino, venne messo in tensione
dal paranco che ne riavvolse alcuni metri. Poi nient'altro.
"L'oggetto sconosciuto che avevamo avvistato si è agganciato
alla Medusa" commentò Kayth guardando nello schermo del sonar. "Ci
ostacola, non possiamo tirarla su. Dobbiamo scendere col batiscafo della
Margot a vedere..."
Consuelo fece un gesto d'impazienza. "Quel maledetto batiscafo non
ha possibilità di interagire con l'esterno, potremo vedere ma non
aiutare."
Kayth annuì. "No, è vero. Non c'è tempo da perdere.
Adesso collego una delle riserve di aria compressa al collegamento d'emergenza
che c'è dentro il cavo. La soffieremo dentro la cabina della Medusa."
Dopo aver eseguito rapidamente l'aggancio della grossa bombola, fece
segno a Consuelo, che schiacciò un paio di tasti.
"Adesso potrà respirare" disse Kayth. "Sempre che non le sia
entrato l'intero oceano in cabina."
Ami aveva deciso di giocare d'astuzia, e fingersi incosciente. Dominare
il panico richiedeva un particolare sforzo di volontà, ma era possibile.
Sapeva di avere un asso nella manica, le mini capsule di emergenza che
le alimentavano il sangue di ossigeno. Doveva sostenere per un po' il fortissimo
istinto di respirare, poi la fame d'aria si calmava e poteva di nuovo tenere
il fiato senza grossi problemi. A seconda dello sforzo che faceva, poteva
durare ancora tre o quattro minuti, o un po' di più.
L'avversaria la lasciò per un po' immobile nella cabina allagata.
Probabilmente era spossata, e stava recuperando le forze. Dopo un periodo
che ad Ami parve lunghissimo, la tirò per un piede verso di sé.
Faticosamente, la trascinò fuori dell'abitacolo della Medusa. Ami
socchiuse un occhio. Era in una camera stagna un po' più spaziosa.
Da qui era entrata la sua nemica, agganciandosi e semplicemente forzando
il portello d'ingresso dell'abitacolo. La Medusa non era accessoriata con
una camera stagna che permettesse all'equipaggio di uscire sott'acqua,
perché era nata per lavorare a profondità impossibili ai subacquei.
Perciò Ami si era ritrovata sommersa dall'acqua piovuta dalla camera
stagna del mezzo aggressore, dove si trovava adesso.
Quando la sua misteriosa assalitrice cominciò a voltarla sulla
schiena, Ami scattò e le assestò un gran pugno sul volto.
La donna gridò e cadde all'indietro, con uno sventolare di capelli
scuri. Ami si avvicinò per colpirla ancora, quando per un attimo
fu distratta da un gorgoglìo che proveniva dalla cabina del suo
mini sottomarino. Fece in tempo a realizzare che, dalla nave appoggio,
le stavano mandando dell'aria, quando fu colpita allo stomaco da una ginocchiata.
"Sembravi svenuta, sgualdrinella, e invece mi fai di questi scherzi?"
disse la donna digrignando i denti, "brava, ma ora ti sistemo io."
Ami aveva riconosciuto Rosa, una mercenaria che lavorava per il miglior
offerente. Aveva già avuto il dispiacere di incontrarla, una
prima volta quando era in missione per salvare il padre di Cora.
"Oh mio Dio, sei tu!" esclamò Ami senza nascondere un certo
spavento.
Rosa ne fu piacevolmente sorpresa. Aveva inflitto dolore e sofferenze
a piene mani ad Ami, nel passato, ma non si aspettava di averle instillato
un sacro terrore.
L'agente si appoggiò alla parete della camera stagna e raccolse
le ginocchia al petto. "Ti prego, non farmi del male," piagnucolò,
"non farò resistenza, se vuoi il sottomarino prendilo..."
"Mi prendo quello che voglio, ragazzina!" esclamò Rosa trionfante
stringendo fra due dita il mento di Ami.
"Comincia a prendere questo" disse Ami facendo scattare le gambe in
avanti. Rosa fu scagliata lontano un paio di metri, dove la sua corsa si
fermò contro la parete metallica con un sonoro tonfo. Ami balzò
su di lei e la finì con un colpo di karate al collo. Per un attimo
rimase a contemplare il corpo inerte fasciato dalla muta subacquea. "Un
paio di volte la tua banda ha avuto meglio su di me, Rosa" mormorò.
"Ma non bisogna mai diventare troppo sicuri di sé."
Poi aprì il portello di comunicazione e iniziò ad esplorare
il mezzo da cui era partito l'attacco.
Klaus forse passava troppo tempo a palpare il corpo di Veronique stesa nuda a prendere il sole sul ponte della Margot, ma Kayth dovette riconoscere che arrivò di corsa. Hounot stava indossando la muta e aveva già preparato il batiscafo, cui Zouzag dava gli ultimi controlli, mentre Veronique controllava le macchine fotografiche. La Margot si affiancò alla Stanton, e Kayth, saltò a bordo. Aveva indossato solo a metà la muta, e cercava di infilarvi l'abbondante seno e contemporaneamente di entrare nel batiscafo. Hounot salì subito dopo di lei, e in un attimo furono sott'acqua.
"Credo che l'aggressore sia ancora collegato alla Medusa. Il segnale
del sonar è uno solo. Sono a pochi metri dal relitto." La voce di
Consuelo, che finiva di mettere al corrente Klaus, era controllata ma tradiva
l'emozione.
"Beh, maledizione, ne hanno di mezzi questi gran fottuti," osservò
Klaus grattandosi il mento. "Ma speriamo di recuperare Ami. L'aggressore
è per caso lo stesso mezzo che è stato rubato ai militari
della nave Cunningham?"
Consuelo alzò le spalle. "Non saprei dirlo. Forse lo vedranno
Kayth e il... consulente civile, Hounot."
"Sono già a una cinquantina di metri sotto il livello del mare."
I minuti passarono, mentre il batiscafo veniva calato. Quando fu oltre
i 250 metri, Consuelo gridò: "Se ne stanno andando via!"
Klaus tornò a guardare lo schermo del sonar. "Vero. E si portano
via la Medusa. Hanno tagliato il cavo di traino."
Consuelo armeggiò con la radio.
"Sì?" disse Veronique dalla Margot, distante meno di cento metri.
"Tirateli su, è inutile proseguire," disse Consuelo, "il nemico
si sta allontanando portando il nostro sommergibile con se."
Ami era decisa ad impadronirsi del sommergibile nemico e a trasformasi
da aggredita in conquistatrice. Purtroppo per lei, appena varcò
il portellone della camera stagna ebbe a che fare con un'altra conoscenza
pessima, e di lunga data. Era François, compagno di Rosa in tante
malefatte. Senza mostrare nulla del presuntuoso eccesso di fiducia che
aveva rovinato la sua compagna, tenne Ami sotto tiro puntandole contro
un fucile subacqueo e squadrandola con un volto duro, inflessibile.
Ami alzò le mani emettendo un sospiro triste.
"Cosa hai fatto a Rosa?" domandò l'uomo in perfetta calma.
"Niente di male, si sveglierà con un po'... di torcicollo" rispose
Ami. "Quanto a me, in virtù della nostra antica conoscenza, e in
vista del fatto che le sorti potrebbero un bel giorno cambiare, chiedo
un trattamento meno disumano del solito."
François la fece voltare e le legò le mani con una corta
cinghia di plastica. "A te e a quelle altre tue amiche bisogna sempre insegnare
a non mettersi sulla nostra strada. Non so più le volte che mi sei
capitata tra i piedi, bambina cara, ma non ho perso la speranza di fartene
passare la voglia!"
Raccolse i lunghi capelli biondi di Ami in una cuffia, poi prese un
rotolo di nastro adesivo.
"Avete ucciso i soldati per prendere questo mezzo subacqueo..." mormorò
Ami.
"Silenzio!" la interruppe severamente François, passandole il
nastro adesivo sulle labbra. La imbavagliò con pochi rapidi giri
a livello della bocca, poi le avvolse il nastro sulla testa, davanti agli
occhi e sotto il mento, e in breve aveva completamente coperto la testa
della ragazza, lasciando libere solo le narici.
Prendendo un altro rotolo di nastro, completò in breve il legamento bloccandole braccia e gambe, e la fece sdraiare. Poi andò
a rianimare la sua complice.