***attenzione*** valgono le solite avvertenze... il contenuto è
piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta è
pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo racconto può
essere diffuso a patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso
(no siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Con un grido di sorpresa e dolore Miguel Zeroa si abbatté al
suolo. Il calcio di Mimì lo aveva colpito alla schiena e le unghie
della Gatta gli scarificarono il collo prima che avesse avuto il tempo
di reagire. L'uomo era veloce e pericoloso, ma i suoi colpi furono penosamente
inefficaci contro la furia della Gatta tornata libera.
Saltai fuori dal mio riparo e corsi a prendere il fucile. Lo trovai
a terra, accanto ai corpi avvinghiati dei due nemici mortali. Corsi accanto
a Consuelo, che teneva a bada l'altro avversario con la semplice minaccia
dell'arma scarica, un bluff che non sarebbe durato in eterno. Senza mirare,
scaricai l'arma contro di lui, in una lunga raffica. Era un'idiozia, ma
andò bene, perché il pistolero ne ebbe abbastanza, girò
i tacchi e si diede alla fuga prendendo il furgone di Zeroa.
"Come stai, Consuelo?" domandai.
La mia amica stava per svenire. Le strappai la manica della tuta e
le fermai alla meglio l'emorragia legandola sopra la ferita, poi la stesi
a terra.
"Prendi il com, e chiama la base" mormorò lei.
"Certo, ma vediamo di prendere l'altro delinquente..." mi voltai e
vidi che era già finita. Zeroa era dolorante a terra e Mimì
troneggiava sorridente su di lui, senza neanche avere il fiatone.
"Maledetta, avrei dovuto riempirti di piombo subito!" gemette il ricettatore
stringendosi le mani sul collo ferito.
Per un attimo temetti che Mimì l'avrebbe finito con qualche
micidiale calcio o mossa di arti marziali. Ma uccidere non era nel suo
stile e la Gatta si limitò a sibilare: "Due cosette per te, caro.
Primo: guarda di non venirmi mai più tra i piedi, scimmione. Secondo:
beccati questo." E lo mandò nel mondo dei sogni con un ultimo pugno.
"Incredibile" mormorai tra me mentre raccoglievo i preziosi che erano
usciti dalla sacca sparpagliandosi sull'asfalto. "Me la sono proprio vista
brutta ma ce l'abbiamo fatta anche questa volta..."
"E' bello fare una buona azione, una volta tanto." Disse Mimì
alle mie spalle. "Ed è bello essere libera. Ma perché accontentarsi?"
Mi sentii raggelare. Che idiota che sono, pensai. Mi comportavo come
se tutto fosse finito protetta solo da un accordo preso con una criminale,
una con cui mi ero scambiata minacce, botte e tormenti. Mi voltai di scatto.
Mimì stava carezzando delicatamente il bel volto di Consuelo. Per
assicurarsi che fosse svenuta. Aveva anche tolto i caricatori (comunque
vuoti) delle armi.
La Gatta si voltò e mi squadrò con occhi famelici.
"Già, due cosine anche per te, Cora. Primo, non ti fidare mai
di me. Gli accordi presi prima non valgono niente, e quei gioielli adesso
sono miei. Vi ho salvato la pelle e questo vi deve bastare. Secondo, se
qualcuno mi mette le mani addosso gliela faccio pagare. Sono io che catturo
e tormento te, non viceversa. E penso di darti una lezione indimenticabile
proprio adesso. Varrà anche per la volta che hai contribuito così
efficacemente a mandarmi in prigione, ricordi? Diversi mesi dentro, per colpa
di una pivella come te, proprio una cosa da non credere!"
Arretrai mentre parlava. Potevo solo sperare in un colpo di fortuna,
tipo riuscire a stenderla con un colpo eccezionale o ricevere aiuto dalle
mie compagne, se qualcuna fosse intervenuta in tempo.
"Maledizione, Gatta" gemetti, "non puoi farmi questo. Anche tu saresti
stata uccisa senza il nostro intervento e la tua vendetta te la saresti
scordata. Senza contare che la mia compagna ha bisogno di un medico...
E poi non posso tornare senza quei gioielli, il Capitano BB mi farebbe
spellare il sedere per questo."
Mimì sorrise e sbuffò. "Quanti discorsi difficili. Preoccupati
di me, adesso, gli altri verranno dopo, se rimane qualcosa da spellare.
Avanti, gattina, vieni da me. Subito!"
Mi avvicinai e, per salvare l'onore, cercai di saltarle addosso quando
le fui vicina. La feci cadere, è vero, ma si rialzò subito
e mi sferrò un doloroso calcio alle reni. Poi mi bloccò le
mani in una morsa dietro la schiena.
Gridai e scalciai più che potevo, ma Mimì mi tenne ferma
con la forza, somministrandomi con perizia abbondanti dosi di dolore quando
le causavo troppo fastidio. Con la sua esperienza nelle arti marziali e
il mio corpo quasi nudo, non fu difficile.
Mi trascinò, legata, fino all'hover che aveva lasciato poco
lontano. Da lì azionò il mio comunicatore. Comparve il volto
di Kayth sul minuscolo schermo. A lei apparve il bel volto regolare di
Mimì e, accanto, i miei occhi dilatati sopra la mano guantata di
latex che mi tappava la bocca.
"E' un piacere rivederti, Kayth" sogghignò la Gatta. Kayth si
scurì in volto ma non disse nulla. "Ti avverto, è doveroso
da parte mia, che la tua agente Consuelo è ferita all'interno del
centro sportivo. Cora si preoccupa così tanto per lei... Inoltre
lì vicino troverai Zeroa, se vuoi mandarlo in galera. Credo che
gli stia bene. Quanto a Burton, proteggilo quanto vuoi, l'ipocrita. Verrà
il giorno in cui gliela farò pagare, lo prometto."
"Lascia Cora!" gridò Kayth, "lascia stare Cora!"
Mimì rise con cattiveria. "Come sei leale. Credevo che ti saresti
prima preoccupata dei gioielli. Quelli me li tengo io, per sempre. Cora
invece me la tengo solo per un po', ma non preoccuparti, le insegno un
paio di cose, poi te la restituisco."
E con questo chiuse la comunicazione.
Non fu il momento più terribile di quella missione. In altri
frangenti avevo rischiato di morire, ora sapevo che sarei stata torturata,
ma da un'avversaria che non amava uccidere. Ormai io
e Mimì ci conoscevamo, per così dire. Era già diventata,
nella mia breve carriera in quel mondo pericoloso, la mia 'bestia nera',
ma anche io le avevo causato non pochi danni e fastidi. Peccato che non
sembravo destinata ad avere la meglio. E la sensazione di gioia feroce
che avevo provato per pochi momenti quando l'avevo avuta nelle mie mani
ora si trasformava in un'impotenza venata di umiliazione e terrore.
Mimì mi portò a poca distanza dal quartiere abbandonato,
in aperta campagna.
"Adesso scendiamo" annunciò allegramente avvicinandosi con un
paio di forbici. Gemetti, facendola ridere. "Non preoccuparti, sciocca.
Queste mi servono per tagliare via la stupida calzamaglia che indossi.
Vuoi sentirle bene, le frustate, no?"
Piansi di ribellione impotente. Mimì non si portava ovviamente
una frusta sull'hover ma aveva già trovato una cintura adatta allo
scopo. Nulla da fare, mi dovevo preparare ad un brutto quarto d'ora. Mi
aveva legato le mani dietro la schiena e impastoiato le gambe, costringendomi
a passi di pochi centimetri. Con un'altra corda mi aveva preparato una
specie di guinzaglio, serrandomelo al collo. Tirò per farmi scendere
e obbedii, scesi la scaletta incoraggiata dalle cinghiate sul sedere nudo.
Anche Mimì, nel latex che non nascondeva nulla, doveva essere
una strana vista: insieme eravamo proprio un bizzarro spettacolo. Ma non
ebbi tempo per queste riflessioni. Presto fummo al luogo del mio martirio:
la Gatta mi legò fra due alberi, divaricandomi braccia e gambe.
Non parlò, si limitò a guardarmi intensamente e colpì.
Concentrò le sue attenzioni sul sedere fino a quando gridai.
"Oh, credevo che non mi avresti dato questa soddisfazione, cara" disse
Mimì sorridendo affettuosa. Prese una sciarpa di seta e mi imbavagliò
strettamente, segandomi gli angoli della bocca. Dopo questo breve intervallo
ricominciò metodicamente: sedere, pancia, cosce, seni. Ogni tanto
mi accarezzava le guance affettuosa, poi ricominciava, di solito con un
colpo in un punto molto doloroso come l'interno delle cosce o la piega
delle gambe all'inizio delle natiche.
Dopo un periodo indefinito, che a me sembrò interminabile, l'ordalia
ebbe termine. Avevo pianto tutte le mie lacrime e gridato nel bavaglio
fin quasi a perdere la voce, ma in quella zona non c'era nessuno che potesse
ascoltare i miei lamenti e venire in aiuto.
Eppure allo stesso tempo avevo cercato di resistere meglio che potevo
al diluvio di dolore che Mimì aveva deciso di rovesciare su di me.
Volevo apparire degna avversaria di quella ladra straordinaria e indomabile
anche resistendo alle sue torture. Provavo indubbiamente un'attrazione
sessuale per lei, ma non era legata a un sentimento di amore saffico, piuttosto
ad una voglia di emulazione, competizione e possesso. E in qualche modo
provavo la stessa eccitazione anche mentre, indubbiamente, era lei a possedere
me, somministrandomi il tormento in qualunque forma desiderasse. Se non
potevo sconfiggerla l'avrei vinta rimanendo lì a sopportare qualunque
cosa... non che potessi fare altro ovviamente.
Quando alla fine posò la frusta e vide che la fissavo negli occhi,
ebbe per un momento una luce maliziosa sul volto e si avvicinò.
Premette il corpo contro il mio e mi esplorò rudemente, trovandomi
aperta alle sue dita. E senza perdere tempo in preliminari mi masturbò
velocemente, con ruvida energia, senza accettare la mia titubanza. Mi inarcai
e cercai di strappare le corde che mi aprivano braccia e gambe. Mimì
slacciò il nodo del bavaglio e mi baciò insistente, possessiva.
Le sue dita insistettero finché gridai nella sua bocca, prima di
abbandonarmi inerte.
Alla fine era successo quello che sapevo prima o poi era destinato
a succedere. Non ero ritornata alla sicurezza dei miei studi o della casa
di mio padre, avevo accettato le missioni con i loro rischi sapendo che
alla fine avrei dovuto passare per questa esperienza. Nulla però
era come avrei immaginato. Ero stata presa da una donna, che mi aveva procurato
un piacere più intenso di quanto avessi conosciuto prima, anche
se umiliante. In un certo senso dovevo accettarlo come una cosa che era
cresciuta dentro di me, un atto che anche io ero stata sul punto di commettere
nei suoi confronti.
La mia competizione con Mimì era erotizzata che lo ammettessi
o no, e a questo erotismo Mimì aveva in qualche modo risposto. E
ancora, tra cattura, frustate e violenza, non potevo credere che per me
quella fosse una cosa da accettare e poi andare avanti come se nulla fosse
successo.
Epilogo
Mimì non mi rivolse più la parola. Mi riportò all'hover, mi incaprettò con robuste corde e usò una guaina di latex per incappucciarmi. Si era equipaggiata a dovere per tenere a bada l'Agenzia BB, a quanto pareva. Così dovetti preoccuparmi più che altro di sopravvivere all'elmetto che aveva solo due forellini per respirare all'altezza delle narici.
Mi abbandonò a New London facendo sapere all'Agenzia BB dove ritrovarmi. Tutti furono sollevati a sapere che ero viva e stavo bene, a parte gli evidenti segni delle cinghiate. Feci il mio rapporto a Kim, che non commentò ma mi assegnò qualche giorno di riposo. Anziché mandarmi a casa, mi trattenne alla base dopo avermi fatto prendere i libri che dovevo studiare. Mi sentivo sotto osservazione ma preferivo rimanere lì. A casa mia probabilmente non sarei riuscita a dormire.
Dopo tre o quattro giorni mi venne a cercare Kayth invitandomi nel suo
alloggio. Era vestita di una t-shirt anonima, color viola, e un paio di
mutande bianche banalissime, il che mi fece sperare che l'occasione fosse
informale. Iniziò col dirmi: "Sappiamo che non è stata una
missione facile. Consuelo è fuori combattimento per un po', e anche
tu e Angela dovrete avere qualche tempo per recuperare. Il nostro comandante
è sollevato per il fatto che quel cretino del suo amico Burton ne
esce con una reputazione immacolata, e almeno Zeroa lo abbiamo beccato.
Il successo poteva tuttavia essere più grande con il recupero dei
preziosi trafugati e soprattutto, maledizione, di Mimì la Gatta
che è ancora latitante."
Annuii. "Sì, Kayth, queste cose le abbiamo già discusse."
"Non abbiamo discusso però il fatto che se tu avessi salvato
qualche dannato proiettile e fossi stata un po' più attenta, avremmo
preso Mimì e i gioielli. E' la prima volta che mi deludi e sai che
sono io quella che ha puntato su di te. Gli altri ci hanno messo un po'
per accettarti come una di loro. Non voglio delusioni da parte tua e per
questo ho deciso di punirti."
Mi veniva da piangere. Questa missione l'avevo pagata piuttosto cara,
e ora venivo criticata e punita. Ma sapevo com'era lo stile dell'Agenzia
e almeno non sarei finita nelle grinfie di Kim. Mi alzai dalla sedia dove
Kayth mi aveva fatto accomodare.
"Va bene. Cosa devo fare?"
"Spogliati e sdraiati sulla schiena. Sul letto."
Kayth mi legò le gambe, piegandole e bloccando le caviglie alle
rispettive cosce. Poi cominciò a legarmi i polsi alle caviglie.
Impotente a guardare il soffitto, ero a gambe aperte, vestita solo di reggiseno
e mutandine.
"Se potrai liberarti te ne potrai andare, altrimenti resterai così
per quattro o cinque ore... il tempo lo contiamo da quando avrò
finito di legarti. Già che ci siamo, come ti senti?"
"Io... bene."
Kayth sorrise. "Sei sicura? Non ci si sente mai del tutto bene dopo
queste esperienze, per quanto si faccia finta di niente come se fosse un
casuale rischio del mestiere. Ne abbiamo già parlato tempo fa."
Credevo di aver capito e glielo dissi.
"Adesso so cosa vuol dire. Sono cose che si riesce a far passare. E
nel frattempo, si fa finta di niente, come hai detto tu."
Kayth annuì. "Ti ringrazio per essere stata sincera con me.
Adesso ho finito, a meno che tu non voglia anche il bavaglio."
"No, aspetta" la fermai. "Un'altra cosa. Se quella la ripendo, le faccio
lo stesso che ha fatto a me. Con calma e con comodo. Ho il tuo permesso?"
Kayth scoppiò a ridere fragorosamente. "Oddio, ma qui la mettiamo
sul personale... beh, non so se le nostre regole ammettano una cosa del
genere. Noi non ci vendichiamo mai, capisci, almeno non facciamo nulla
solo per quello scopo. Sapessi quante ne ho dovute mandare giù io..."
Arrossii. "Per me è anche una questione di... di sesso."
Kayth alzò un sopracciglio. "Sei lesbica? Nulla di male, un
po' tutte le ragazze qui... più o meno spesso... e pure io. Ma da
te non me lo sarei aspettato."
"Sono cose che sto scoprendo adesso" risposi. "Non so se sono lesbica
o no. Ma con la gatta voglio la mia rivincita."
"Sai, uno dei motivi per cui Kim all'inizio diffidava di te è
che, oltre ad essere meno spericolata delle altre, apparivi troppo perbenino,
troppo poco a conoscenza delle cose più scabrose che in questo mestiere
possono capitare. Se per esempio in una missione fosse toccato sceglierti
per andare a letto con un brutto cretino allo scopo di carpirgli una informazione,
ci chiedevamo se saresti stata in grado di farlo. Avevo anche pensato di
darti a uno degli agenti maschi per prepararti prima, ma mi era sembrata
un'assurdità. Che senso ha violentare una ragazza per prepararla
al fatto che potrebbe essere violentata? O costringerla a prostituirsi
perché sul servizio potrebbe esserle richiesto di fingersi una prostituta?"
"Oh!" commentai, "non m'aspettavo che si fosse discusso di me in questi
termini... mi sembra una cosa uno po', come dire, strana. Ma Kayth, lo
sai che ho sempre accettato il mio addestramento senza fiatare."
"Adesso credo che l'avrei dovuto fare. Devi toglierti queste cose dalla
testa. Quello che è successo con Mimì la Gatta non è
un rapporto erotico e sarebbe grave se lo fosse. Anche tu, come tutti,
sai che ho avuto una figlia da un avversario che mi ha catturata. Per Bogaev
è stato un rapporto erotico, forse, per me no. Non è riuscito
a farmi innamorare di lui o a farmi cambiare l'approccio con cui organizzo
una missione per cercare di beccarlo. E quindi se lo catturassi potrei
dargli una pedata dove dico io, ma mai torturarlo oppure convolare a giuste
nozze."
Ero confusa. "Va bene, ho capito. Questa sensazione è sbagliata
e dovrò reprimerla."
Kayth cominciò a slegarmi. "No, fare cosí potrebbe
compromettere ancora di più la tua serenità di giudizio,
che tu lo creda o no."
Mi massaggiai i polsi per riattivare la circolazione. "Perché
mi liberi adesso?"
"Cora, carissima, non devi reprimere niente. Devi solo sperimentare
queste sensazioni in un ambiente dove non portano a conseguenze indesiderate.
Qui facciamo così. La tua punizione può aspettare. Adesso
sarai tu a punire me."
Arrossii violentemente. Da quando avevo legato Kayth per esercitazione
non avevo desiderato che di prendere possesso del suo corpo. Me ne rendevo
conto adesso. Era la stessa sensazione che provavo verso Mimì, ma
senza la stessa ferocia. Era incredibile che la mia comandante si offrisse
in questo modo. Mi vergognavo un po' ma questo desiderio non ammetteva
remore, e saltai in piedi come una scolaretta eccitata.
Kayth si spogliò nuda e mi porse una canna di bambù.
"Fai quello che vuoi e colpisci quanto vuoi, non mi romperò. Mi
fido della tua capacità di comprendere fino a che limite si può
arrivare. Ricordati però una cosa: se non mi leghi bene e mi libero,
toccherà subito dopo a te."
Le mostrai un sorriso malizioso, sapevo che l'avrei inchiodata come
una cavia sul tavolo del laboratorio. Le avrei dato piacere o dolore a
mia discrezione, e non si sarebbe mai liberata.