***attenzione*** valgono le solite avvertenze... il contenuto è
piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta è
pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo racconto può
essere diffuso a patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso
(no siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Ami, che era la più malconcia (a parte Angela, ovviamente), accompagnò
Burton a una delle sedi dell'Agenzia BB dove avrebbe dato, se lo voleva,
altre indicazioni utili. Consuelo e io rimanevamo per preparare una trappola
a Miguel Zeroa. Consuelo studiava con cura i dintorni e gli edifici del
centro sportivo.
Io mi avvicinai all'altra persona che era rimasta, e che non potevamo
spostare tanto facilmente: Mimì la Gatta, incatenata ad una pesante
sedia.
"Che ironia" osservai. "Ti hanno salvato la pelle due persone che non
hai trattato molto bene negli ultimi tempi. Ami e me. E quanto ad un'altra
nostra compagna, Angela, anche lei avrà da lamentarsi per come l'hai
conciata."
Per nulla intimidita lei ribatté: "In una settimana starà
benissimo. Ricorda che avete spezzato le ossa a uno dei miei. Se il gioco
duro non ti piace, allora non giocare."
Le sorrisi. "Allora a te piace. Meno male, perché forse potresti
aver voglia di avvertire Zeroa della trappola. Chi lo sa, potresti tentare
qualche doppiogioco." Le aferrai il naso. "Tutto pur di non tornare dentro.
Fra delinquenti forse vi metterete d'accordo. Magari ti dovrei tappare
la bocca come hai fatto con me per potermi far tacere e sorprendere Ami,
no?"
"Lasciami" sibilò la Gatta. "Che senso ha? Quel maledetto sta
tornando per ammazzarmi!"
Avere questa formidabile donna nelle mie mani mi dava un senso di ebrezza,
e sentivo un'aggressività mai conosciuta prima. Senza pensarci le
lasciai il naso e allungai la mano, le serrai il pube nel palmo, affondai
le dita. Se non avesse indossato la tuta di latex l'avrei penetrata.
Mimì fece una smorfia ma sorrise con una punta di ironia nei
sereni occhi azzurri.
"Goditi i tuoi pochi minuti di gloria e di potere, gattina" mormorò.
"Prima o poi te la farò pagare."
L'avrei tormentata ancora ma non mi concessi quel piacere. Consuelo
era in giro e la cosa poteva essere imbarazzante. Presi invece il nastro
adesivo... il suo. Staccai un pezzo e glielo applicai con cura sulle labbra.
Mimì rimase educatamente ferma e si lasciò imbavagliare.
Le diedi un buffetto sulla guancia e andai da Consuelo vicino all'ingresso.
"Ecco, arriva, lo vedi?" disse lei dopo qualche minuto. Ero persa nei
miei pensieri e sobbalzai. Sì, stava arrivando un furgone, dall'assurdo
colore giallo canarino. Ne scesero due uomini. Uno era Zeroa, lo riconobbi
dalle foto segnaletiche. Portava una sacca a tracolla. L'altro uomo aveva
un minaccioso fucile d'assalto. Erano vicini adesso e parlavano di qualche
discarica o un altro postaccio dove scaricare il corpo della Gatta. Stavano
facendo sul serio.
Consuelo aveva la nostra unica arma da fuoco, la machine pistole che
avevo raccolto da terra. Era evidente che ci sarebbe stato uno scontro,
ma non avevo paura. Solo una incredibile tensione. D'altra parte la paura
sarebbe stata comprensibile. Ero disarmata e lì si sarebbe probabilmente
scatenato un macello.
Avevamo preparato rapidamente un piano d'azione e lo misi in pratica
freddamente, fregandomene del pericolo, come mi avevano insegnato. Qualche
mese prima non lo avrei creduto. Mentre Consuelo intimava a Zeroa il mani
in alto saltai sull'altro uomo coi piedi in avanti. Mi aspettavo qualche
figuraccia tipo mancarlo e rotolare per terra, qualcosa di tragicomico
e mortale allo stesso tempo, invece lo colpii e caddi su di lui. Per un
attimo fu tramortito e l'arma gli cadde... ma le cose cominciarono ad andare
storte proprio in quel momento. Zeroa lanciò la sacca a tracolla
verso Consuelo e scattò verso di me. Consuelo sparò una raffica,
alcuni proiettili colpirono la sacca e fracassarono (questo lo vidi in
seguito) alcuni gioielli molto preziosi. Zeroa mi urtò e mi fece cadere
di lato, si impadronì del fucile automatico che era finito a terra e si portò al
coperto, veloce come un lampo. Era dietro al cofano del furgone e da lì
fece partire una lunga raffica verso la finestra a cui era affacciata Consuelo.
Fuori dal suo campo di mira, ne approfittai per sferrare un calcio al
suo complice per impedirgli di rialzarsi. L'uomo rotolò e venne
a trovarsi vicino alla sacca di Zeroa. Frugò rapidamente all'interno
e trovò la pistola del suo capo. Avendo intuito che si metteva male,
mi ero già messa in salvo rientrando precipitosamente nell'edificio.
Adesso ero all'interno della biglietteria (se era una biglietteria), ma vidi
subito che le cose andavano ancora peggio: Consuelo, colpita, si stringeva
il braccio sinistro, una smorfia di dolore le stravolgeva il viso.
"Sono ancora in grado di sparare" gemette, "ma mi servono le munizioni.
Devono essere nel campo di pallavolo."
Corsi più velocemente che potevo. Alle mie spalle tuonavano
le raffiche che Zeroa e il suo degno compare rovesciavano senza economia
contro Consuelo.
Mimì la Gatta non era rimasta inoperosa nel frattempo. Per quanto
fosse sottile ed aderente al corpo la tuta di latex nascondeva un grimaldello:
la prigioniera se n'era impadronita e cercava di arrivare, con la punta
delle dita, ad inserirlo in uno dei lucchetti che chiudevano le sue catene.
Inoltre, si era liberata del bavaglio. Ma avevo altro a cui pensare.
Frugai nella roba che Zeroa e Burton avevano lasciato sul pavimento
del campo, in cerca di munizioni. Non le trovavo, ero frenetica. Imprecai
alzandomi e pensando a dove potessero essere. Già che c'ero, sferrai
un calcio alla mano di Mimì e le feci volar via il grimaldello.
"Se crepiamo" sibilai, "tu resti qui e crepi subito dopo di noi."
Mimì sorrise tranquilla. "Povera Cora. Hanno beccato la tua
amica Consuelo, l'ho sentita gridare da qui. La vita sembrava meravigliosa
pochi minuti fa e adesso..."
"All'inferno, dove sono le munizioni? Guarda che ti cavo gli occhi
con le mie mani!"
La Gatta non si scompose. Fece cenno di no con la testa e disse: "Per
quel che ne so io, non ci sono munizioni qui. Burton mi doveva solo tenere
d'occhio mentre Zeroa preparava la mia fossa, perché dovrebbero
avergli lasciato una scorta di munizioni? A quanto ho visto, non gliene
hanno proprio date."
Imprecai. All'ingresso del centro sportivo si sentiva ancora sparare.
Consuelo doveva avere solo una manciata di proiettili.
"Ascolta, stupidina" disse Mimì, "perché non cerchi le
chiavi di questi lucchetti invece? o mi dai il grimaldello? Questo scontro
lo vincerete solo se mi avrete dalla vostra, e prometto che sarò
con voi, a certe condizioni."
Le passai il grimaldello. "I gioielli e le pietre preziose te li scordi."
"Ma no, voglio solo la mia libertà. Affare fatto?"
"Va bene per me" dissi, e trovai le chiavi in mezzo alle cianfrusaglie
sparse per terra.
Tornai verso la biglietteria. Consuelo non era là. Aveva ripiegato
sparando alcuni degli ultimi preziosi colpi, riparandosi dietro una betoniera.
Il braccio sinistro le pendeva inutile, colando sangue sulla tutina sexy
che indossava. Col destro stringeva ancora la machine pistole. Il pistolero
la impegnava sul davanti ma Zeroa la stava aggirando.
Le gridai di stare attenta e svelai così la mia posizione. Zeroa
mi vide e sparò, costringendomi a tuffarmi al coperto. Quei proiettili
erano per me. Brutta sensazione.
"Dove sei, sgualdrina?" esclamò il criminale. Sapeva che non
avevo armi e io, dietro all'angolo di un edificio senza porte, potevo solo
sperare di saltargli addosso e disarmarlo se avesse fatto pochi metri per
avermi a tiro e farla finita con me. Guardai Consuelo che si voltò
brevemente e fece un gesto. Finite le munizioni, eravamo proprio nei guai.
Mi chiesi se non fosse il caso di adottare uno degli ultimi stratagemmi
possibili, ovvero... farsi scopare per salvare la pelle. Alle mie compagne
era già toccato in passato questo, oppure lo stupro. Io ero la recluta,
la verginella del gruppo, e per questo mi prendevano anche in giro. L'idea
mi dava la nausea ma sapevo che stando con loro l'avevo dato per scontato,
che prima o poi sarebbe successo.
Non so se la cosa avrebbe funzionato, di fatto Mimì la Gatta
salvò la mia virtù, anche se solo per pochi minuti.