BB 7 parte terza di cinque - Mimì in trappola

***attenzione*** valgono le solite avvertenze... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo racconto può essere diffuso a patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB

Ci liberò Consuelo che aveva la posizione della nostra piccola auto e venne a darci una mano. Arrivò abbastanza velocemente, ma non prima che Mimì se la svignasse portando in salvo anche il suo compagno ferito.
Io ed Ami ricevemmo qualche commento salace da Angela per come ci eravamo fatte impacchettare a dovere (Mimì aveva legato Ami all'incirca come me, con l'eccezione del bavaglio), ed anche una notizia interessante: per strada, le nostre compagne erano state bloccate da due uomini armati.
Quando tornammo alle auto potei vederli: uno era probabilmente l'altro uomo dell'hotel, l'altro non lo conoscevo.
Erano ammanettati a un palo e piuttosto malconci.
"Questi due sono altri complici di Mimì la Gatta" disse Consuelo, "scagnozzi al suo servizio. Ci hanno intercettato e tagliato la strada, evidentemente cercano noi come noi cerchiamo Burton. Non ce l'hanno fatta a fermarci, per quanto un paio di proiettili mi siano fischiati molto vicino prima che li stendessimo, io e Angela."
"Bel lavoro" osservai con una punta di invidia. Non potevo figurarmi bene la scena, ma era stato proprio un bel gesto di coraggio. Io probabilmente mi sarei data alla fuga in una simile situazione.
"Adesso se vi volete ricoprire" continuò Consuelo, "faremo il punto della situazione."
Arrossii rendendomi conto che io e Ami eravamo ancora vestite di calzamaglie trasparenti, e davamo uno spettacolo che certamente alleggeriva la triste giornata dei due delinquenti catturati.
"Mimì è evasa proprio per intercettare il traffico illecito di Burton e Zeroa" iniziò Consuelo mentre cercavo i miei abiti.
"E per trovarli credo che stesse alle calcagna... dell'Agenzia BB: a quanto pare sa che anche noi sappiamo. Probabilmente avrebbe fatto l'interrogatorio ad
Ami e Cora se ne avesse avuto il tempo. Ma ormai la nostra felina ha perso buona parte dei suoi uomini, almeno spero. Nel frattempo i due faccendieri si devono ancora incontrare in questa zona, ma chissà dove. Qui non c'erano."
"Ho una proposta" disse Ami.
"Sentiamo" replicarono all'unisono Consuelo e Angela.
"Abbiamo corso abbastanza rischi e siamo senza armi, nemmeno un cacciavite. Chiamiamo altri dei nostri oppure la semplice dannatissima polizia. Così fanno qualcosa anche loro"
Consuelo annuì. "Sì, ne ho già parlato con Kayth al comunicatore. Rinforzi non ce ne sono ed è meglio non coinvolgere la polizia a parte l'aiuto dell'elicottero per sorvegliare la zona. Infatti non possiamo esporre Burton, il capo desidera che lo proteggiamo... da se stesso. Se lo troviamo con le mani nel sacco dobbiamo ammonirlo e basta. Mimì e il ricettatore Zeroa, invece, il capo li vuole in gattabuia.
Quindi non c'è niente da fare, è lavoro per noi, e se perdiamo altro tempo falliremo la missione."
Personalmente desideravo continuare, nonostante lo spavento che mi
ero presa. Ora più che mai sentivo di avere un conto da regolare con la Gatta.

Kayth arrivò proprio in quel momento per avere un resoconto della situazione, ma non rimase. Assieme a Consuelo si incaricò di portare via i due criminali lasciando ad Angela un hover con cui la nostra compagna partì nuovamente in perlustrazione. Ami, che non era nelle migliori condizioni per via del narcotico che le era stato somministrato, rimase con me accanto alla nostra piccola utilitaria, in quel quartiere schifoso, in attesa di informazioni.
Ci fu uno spiacevole intermezzo quando un gruppo di motociclisti si fermò a fare pesanti apprezzamenti e, proprio mentre rispondevo col dito medio, Angela chiamò. "L'elicottero li ha ritrovati, vi dò le coordinate."
Passai il comunicatore ad Ami perché segnasse la posizione, mentre cercavo educatamente di mandar via un gigantesco omaccione vestito di pelle che era sceso dalla moto per guardarmi più da vicino. Proprio mentre quello mi metteva le mani addosso Ami gridò: "Ho la posizione, ora arriva anche Consuelo, andiamo, che cosa aspetti?"
Poiché non riuscivo a districarmi si avvicinò, diede due sonori ceffoni al motociclista e mi trascinò nell'utilitaria.
Mentre partivamo lui rimase a bocca aperta, i suoi amici ridevano.

Angela si era fermata col suo hover a una certa distanza dal luogo dell'incontro, che era un campo sportivo dismesso. Ma non la vedemmo accanto al mezzo e ci avvicinammo con cautela. Cercammo nell'interno dell'hover, a un tratto Ami guardò nel bagagliaio ed ebbe un'esclamazione di sorpresa.
L'aveva trovata. La prima cosa che vidi io furono le tettone di Angela solcate e legate da una corda strettissima e sottile. Il voluttuoso corpo nero era nudo, coperto di ammaccature e piccole ferite, e tormentato dalle corde strettissime che affondavano nelle carni.
Le mani erano legate sul pube e strette al loro posto da un nastro rosso che passava fra le natiche ed era serrata in vita. La testa era stata avvolta in un collant e poi coperta di nastro adesivo da pacchi, lo stesso con cui Mimì aveva legato me: solo il naso era libero. Ora più che mai desideravo la rivincita sulla Gatta. Angela respirava debolmente. Vidi il tampone di narcotico accanto alla testa e ricostruii tra me la scena.
Doveva aver resistito energicamente a Mimì ma avendo alla fine la peggio. Era stata legata in maniera punitiva e alla fine cloroformizzata. Evidentemente Mimì aveva ancora voglia di graffiare, e siccome aveva perso i suoi scagnozzi ci colpiva per metterci fuori combattimento. Con Angela perdevamo l'unica compagna che aveva il corpo biopotenziato. Io, Ami e Consuelo non avremmo potuto far molto contro la Gatta.
"Si è accanita quella puttana" mormorò Ami cominciando a slegarla.
"Se è così inarrestabile dobbiamo almeno fermare Burton prima che concluda l'affare" osservai. "Sempre che Mimì non gli sia già addosso. Quanto a catturare Mimì e Zeroa o recuperare le pietre trafugate, non credo sia nelle nostre possibilità.
Te la senti o sei ancora debole?"
"Certo che me la sento" rispose Ami. "Entriamo in quel dannato centro sportivo."

All'ingresso trovammo Consuelo, che era arrivata qualche minuto prima.
La scena era interessante: qualcuno aveva posto un uomo armato all'ingresso del campo, e il malcapitato stava subendo un tornado di calci, pugni e ginocchiate a cui cercava di opporsi senza fortuna. Consuelo gli aveva fatto volar via la pistola e lo stava massacrando. La mia compagna era vestita di una tuta non molto più coprente di quelle che avevamo rimesso io e Ami, ed era un vero spettacolo.
"Una domanda, se permettete l'interruzione" m'intromisi rivolgendomi al tipo pesto e sanguinante. Era probabilmente un arabo, un uomo piuttosto magro ma muscoloso.
"Chiedi pure" disse Consuelo, "mi stavo solo riscaldando con questo hijo de puta."
"Per chi lavori?" domandai.
L'uomo mi guardò con un'espressione significativa: col cavolo che parlerò, o qualcosa del genere. Allora mi rivolsi a Consuelo e le feci cenno di continuare. La bellezza latina non se lo fece ripetere e lo spedì nel mondo dei sogni con un colpo di karate al collo. Poi lo nascose dietro un mucchio di rottami e rifiuti poco lontano.
Non gli prese l'arma: ce ne saremmo pentite.
Tornò da noi e ci diede una trasmittente. "Burton è qua dentro. Di Zeroa non sappiamo, l'auto l'ha abbandonata, ma se la guardia è un suo uomo lui può essere da queste parti. Adesso voi entrate e io sentirò da qui quello che succede. Se Mimì, Zeroa o chiunque altro vi becca, avvertirò Kayth e a questo punto manderemo rinforzi. Angela dov'è?"
"Fuori combattimento per opera della Gatta" risposi. "L'abbiamo slegata ma è svenuta. Potresti andare a soccorrerla, è poco lontana da qui."

Trovammo Burton in un campo di pallavolo coperto. Stavano iniziando dei lavori di restauro e si sentiva nell'aria odore di vernice fresca, forse riattivare il centro sportivo era nei piani di chi stava recuperando il quartiere. Al centro del campo, dove doveva esserci la rete, c'era una sedia, e alla sedia era strettamente legata Mimì la Gatta. Il suo corpo serrato dalle catene non sembrava più così invincibile, ma restava la domanda: come aveva fatto Burton ad averla in suo potere? Perché era proprio lui, in piedi davanti a lei, che si divertiva ad umiliarla e a prenderla a schiaffi. La Gatta subiva guardandolo con occhi che promettevano vendetta.
Il riccone si divertiva a predicare le virtù della proprietà privata e la sua intenzione di estinguere ogni felino che la minacciasse, con particolare riferimento alla sua proprietà, ovviamente.
In quel frangente Ami si avvicinò scanzonata.
"Che brutte minacce che sento!" esclamò. "Cosa penserebbero di te le vecchie zie con cui vai a giocare a bridge il giovedì sera?
E quei figli di puttana di deputati che conosci?"
Burton era rimasto senza fiato. Un tic prese a tormentargli un angolo dell'occhio destro e la mano era rimasta sollevata a metà predica o forse a metà di un ceffone che voleva rifilare alla prigioniera. Mimì invece ci guardava con espressione enigmatica.
"Già, che delusione" aggiunsi io. "Dopo quello che l'Agenzia BB ha fatto per proteggerti."
"Aspettate" disse Burton, "io non volevo veramente..."
Ami lo incalzò. "Volevi prendere dei gioielli e delle pietre preziose, facenti parte di una qualche collezione rubata. L'uomo con cui sei in contatto è un pericoloso criminale e tu lo sai."
Burton si portò un dito alla punta del naso. Normalmente era un uomo attraente, il tipo del playboy né giovane né vecchio, ma ora era soprattutto patetico. Non avevo nessuna soggezione o vergogna a star davanti a lui in una calzamaglia trasparente.
"Beh, io... io spiegherò tutto... ma prima devo sentire il mio avvocato."

Mi ero portata a lato di Burton facendo finta di niente e mi impadronii della machine pistole che aveva lasciato appoggiata sul linoleum.
"No" dissi, "prima ci servono delle informazioni, me ne frego dell'avvocato."
Non gli puntai addosso l'arma ma mostrai che adesso ce l'avevo io.
"Non ha il diritto!" gridò Burton. "Potrebbero esserci delle conseguenze, questa è una minaccia."
Scossi il capo. Quest'uomo non aveva limiti di decenza.
"Cerco di spiegarglielo in breve. Per difendere le sue ville e i suoi beni la mia comandante, tempo fa, si è beccata un colpo sparato da una pistola a dardi tenuta in mano a questa donna che è legata alla sedia..." Indicai Mimì, che fece un gran sorriso.
Burton s'inalberò. "Non l'ho legata io, non può insinuare che..."
"Silenzio! Io e le mie compagne siamo state picchiate, ferite, legate, soffocate con i bavagli e narcotizzate, prima per difendere la tua sacra proprietà e di nuovo, adesso, per impedire che tu commetta un crimine... abbiamo già gli estremi per incolparti di qualcosa, quindi niente scherzi."
"Io... conosco il vostro comandante e mi ha detto che voi, insomma, voi siete pronte..."
"...anche a farci torturare o violentare pur di portare a termine una missione" completò Ami. "Ne avevi parlato la prima volta che ti ho visto, e credo che la cosa ti attizzasse alquanto la fantasia, non è vero?"
"Ma adesso voglio sapere tutto!" gridai. "Possiamo accettare di soffrire per una giusta causa, ma la tua non lo è."
Poi feci una cosa che non credetti. Puntai la machine pistole contro Burton.
"Vai a dirlo al tuo avvocato. Sai quanto me ne importa. Sempre che dall'avvocato ci arrivi vivo, sai, con tutto il casino che sta succedendo potrebbe scapparci un proiettile anche per te."

Ami fa spesso l'oca, ma lo fa solo per cogliere le persone alla sprovvista. In realtà è la ragazza più sveglia che abbia conosciuto, anche se talvolta parla poco. Anziché sorprendersi, sottolineò la mia minaccia con uno sguardo cinico e divertito, roba da far gelare il sangue se vista sul suo viso di bambina. Mimì la gatta ci guardava in effetti con molto scetticismo, ma Burton non era voltato verso di lei e non se ne accorse.

Rivelò tutto. Era in contatto per rilevare a un prezzo relativamente basso parecchi preziosi rubati che Miguel Zeroa gli aveva promesso. C'era molta della merce rubata alla Europe Trade Bank e non solo.
Quando aveva saputo che Mimì la Gatta era evasa, Zeroa si era messo in allarme ma non aveva rinunciato a portare a termine l'affare. Avevano cambiato appuntamento all'ultimo momento, così io ed Ami eravamo andate nella fabbrica abbandonata senza trovare loro ma finendo nelle mani di Mimì. Zeroa si era procurato un gruppetto di pistoleri che conosceva nel giro della malavita locale. Uno era stato steso da Consuelo all'ingresso del centro sportivo.
Un altro lo aveva neutralizzato Mimì la Gatta, che però si era presa un colpo in testa da Zeroa, rimanendo KO quel tanto che era bastato per legarla con le catene (ora la muscolatura biopotenziata non le serviva a niente).
Quanto a Zeroa, era andato a prendere i preziosi che erano parcheggiati vicino e a preparare un sacco di plastica per sistemare il cadavere di Mimì.
Aveva intenzione di ucciderla e Burton si difendeva dicendo che non poteva fargli cambiare idea. Avendolo sentito minacciare mentre la teneva d'occhio sapevo che, invece, era perfettamente d'accordo a farla sparire per sempre.
Abbassai l'arma e chiamai Consuelo. La ragguagliai delle novità e le chiesi come stava Angela.
"Sta meglio anche se non è rinvenuta" rispose.
"Vieni a prendere Burton?" domandai.
"Lo porterà via Ami dopo che sarò arrivata. Aspetteremo Zeroa al posto di Burton."
Poco dopo era con noi. Burton si lamentò delle minacce ricevute ma venne messo a tacere seccamente. Ormai lo avevamo intimidito.


Hosted by www.Geocities.ws

1