***attenzione*** valgono le solite avvertenze... il contenuto
è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o
dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro
da un'altra parte. Questo racconto può essere diffuso a
patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no
siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Ci liberò Consuelo che aveva la posizione della nostra
piccola auto e venne a darci una mano. Arrivò abbastanza
velocemente, ma non prima che Mimì se la svignasse
portando in salvo anche il suo compagno ferito.
Io ed Ami ricevemmo qualche commento salace da Angela per come ci
eravamo fatte impacchettare a dovere (Mimì aveva legato
Ami all'incirca come me, con l'eccezione del bavaglio), ed anche
una notizia interessante: per strada, le nostre compagne erano
state bloccate da due uomini armati.
Quando tornammo alle auto potei vederli: uno era probabilmente
l'altro uomo dell'hotel, l'altro non lo conoscevo.
Erano ammanettati a un palo e piuttosto malconci.
"Questi due sono altri complici di Mimì la Gatta" disse
Consuelo, "scagnozzi al suo servizio. Ci hanno intercettato e
tagliato la strada, evidentemente cercano noi come noi cerchiamo
Burton. Non ce l'hanno fatta a fermarci, per quanto un paio di
proiettili mi siano fischiati molto vicino prima che li
stendessimo, io e Angela."
"Bel lavoro" osservai con una punta di invidia. Non potevo
figurarmi bene la scena, ma era stato proprio un bel gesto di
coraggio. Io probabilmente mi sarei data alla fuga in una simile
situazione.
"Adesso se vi volete ricoprire" continuò Consuelo, "faremo
il punto della situazione."
Arrossii rendendomi conto che io e Ami eravamo ancora vestite di
calzamaglie trasparenti, e davamo uno spettacolo che certamente
alleggeriva la triste giornata dei due delinquenti catturati.
"Mimì è evasa proprio per intercettare il traffico
illecito di Burton e Zeroa" iniziò Consuelo mentre cercavo
i miei abiti.
"E per trovarli credo che stesse alle calcagna... dell'Agenzia
BB: a quanto pare sa che anche noi sappiamo. Probabilmente
avrebbe fatto l'interrogatorio ad
Ami e Cora se ne avesse avuto il tempo. Ma ormai la nostra felina
ha perso buona parte dei suoi uomini, almeno spero. Nel frattempo
i due faccendieri si devono ancora incontrare in questa zona, ma
chissà dove. Qui non c'erano."
"Ho una proposta" disse Ami.
"Sentiamo" replicarono all'unisono Consuelo e Angela.
"Abbiamo corso abbastanza rischi e siamo senza armi, nemmeno un
cacciavite. Chiamiamo altri dei nostri oppure la semplice
dannatissima polizia. Così fanno qualcosa anche loro"
Consuelo annuì. "Sì, ne ho già parlato con
Kayth al comunicatore. Rinforzi non ce ne sono ed è meglio
non coinvolgere la polizia a parte l'aiuto dell'elicottero per
sorvegliare la zona. Infatti non possiamo esporre Burton, il capo
desidera che lo proteggiamo... da se stesso. Se lo troviamo con
le mani nel sacco dobbiamo ammonirlo e basta. Mimì e il
ricettatore Zeroa, invece, il capo li vuole in gattabuia.
Quindi non c'è niente da fare, è lavoro per noi, e
se perdiamo altro tempo falliremo la missione."
Personalmente desideravo continuare, nonostante lo spavento che
mi
ero presa. Ora più che mai sentivo di avere un conto da
regolare con la Gatta.
Kayth arrivò proprio in quel momento per avere un
resoconto della situazione, ma non rimase. Assieme a Consuelo si
incaricò di portare via i due criminali lasciando ad
Angela un hover con cui la nostra compagna partì
nuovamente in perlustrazione. Ami, che non era nelle migliori
condizioni per via del narcotico che le era stato somministrato,
rimase con me accanto alla nostra piccola utilitaria, in quel
quartiere schifoso, in attesa di informazioni.
Ci fu uno spiacevole intermezzo quando un gruppo di motociclisti
si fermò a fare pesanti apprezzamenti e, proprio mentre
rispondevo col dito medio, Angela chiamò. "L'elicottero li
ha ritrovati, vi dò le coordinate."
Passai il comunicatore ad Ami perché segnasse la
posizione, mentre cercavo educatamente di mandar via un
gigantesco omaccione vestito di pelle che era sceso dalla moto
per guardarmi più da vicino. Proprio mentre quello mi
metteva le mani addosso Ami gridò: "Ho la posizione, ora
arriva anche Consuelo, andiamo, che cosa aspetti?"
Poiché non riuscivo a districarmi si avvicinò,
diede due sonori ceffoni al motociclista e mi trascinò
nell'utilitaria.
Mentre partivamo lui rimase a bocca aperta, i suoi amici
ridevano.
Angela si era fermata col suo hover a una certa distanza dal
luogo dell'incontro, che era un campo sportivo dismesso. Ma non
la vedemmo accanto al mezzo e ci avvicinammo con cautela.
Cercammo nell'interno dell'hover, a un tratto Ami guardò
nel bagagliaio ed ebbe un'esclamazione di sorpresa.
L'aveva trovata. La prima cosa che vidi io furono le tettone di
Angela solcate e legate da una corda strettissima e sottile. Il
voluttuoso corpo nero era nudo, coperto di ammaccature e piccole
ferite, e tormentato dalle corde strettissime che affondavano
nelle carni.
Le mani erano legate sul pube e strette al loro posto da un
nastro rosso che passava fra le natiche ed era serrata in vita.
La testa era stata avvolta in un collant e poi coperta di nastro
adesivo da pacchi, lo stesso con cui Mimì aveva legato me:
solo il naso era libero. Ora più che mai desideravo la
rivincita sulla Gatta. Angela respirava debolmente. Vidi il
tampone di narcotico accanto alla testa e ricostruii tra me la
scena.
Doveva aver resistito energicamente a Mimì ma avendo alla
fine la peggio. Era stata legata in maniera punitiva e alla fine
cloroformizzata. Evidentemente Mimì aveva ancora voglia di
graffiare, e siccome aveva perso i suoi scagnozzi ci colpiva per
metterci fuori combattimento. Con Angela perdevamo l'unica
compagna che aveva il corpo biopotenziato. Io, Ami e Consuelo non
avremmo potuto far molto contro la Gatta.
"Si è accanita quella puttana" mormorò Ami
cominciando a slegarla.
"Se è così inarrestabile dobbiamo almeno fermare
Burton prima che concluda l'affare" osservai. "Sempre che
Mimì non gli sia già addosso. Quanto a catturare
Mimì e Zeroa o recuperare le pietre trafugate, non credo
sia nelle nostre possibilità.
Te la senti o sei ancora debole?"
"Certo che me la sento" rispose Ami. "Entriamo in quel dannato
centro sportivo."
All'ingresso trovammo Consuelo, che era arrivata qualche
minuto prima.
La scena era interessante: qualcuno aveva posto un uomo armato
all'ingresso del campo, e il malcapitato stava subendo un tornado
di calci, pugni e ginocchiate a cui cercava di opporsi senza
fortuna. Consuelo gli aveva fatto volar via la pistola e lo stava
massacrando. La mia compagna era vestita di una tuta non molto
più coprente di quelle che avevamo rimesso io e Ami, ed
era un vero spettacolo.
"Una domanda, se permettete l'interruzione" m'intromisi
rivolgendomi al tipo pesto e sanguinante. Era probabilmente un
arabo, un uomo piuttosto magro ma muscoloso.
"Chiedi pure" disse Consuelo, "mi stavo solo riscaldando con
questo hijo de puta."
"Per chi lavori?" domandai.
L'uomo mi guardò con un'espressione significativa: col
cavolo che parlerò, o qualcosa del genere. Allora mi
rivolsi a Consuelo e le feci cenno di continuare. La bellezza
latina non se lo fece ripetere e lo spedì nel mondo dei
sogni con un colpo di karate al collo. Poi lo nascose dietro un
mucchio di rottami e rifiuti poco lontano.
Non gli prese l'arma: ce ne saremmo pentite.
Tornò da noi e ci diede una trasmittente. "Burton è
qua dentro. Di Zeroa non sappiamo, l'auto l'ha abbandonata, ma se
la guardia è un suo uomo lui può essere da queste
parti. Adesso voi entrate e io sentirò da qui quello che
succede. Se Mimì, Zeroa o chiunque altro vi becca,
avvertirò Kayth e a questo punto manderemo rinforzi.
Angela dov'è?"
"Fuori combattimento per opera della Gatta" risposi. "L'abbiamo
slegata ma è svenuta. Potresti andare a soccorrerla,
è poco lontana da qui."
Trovammo Burton in un campo di pallavolo coperto. Stavano
iniziando dei lavori di restauro e si sentiva nell'aria odore di
vernice fresca, forse riattivare il centro sportivo era nei piani
di chi stava recuperando il quartiere. Al centro del campo, dove
doveva esserci la rete, c'era una sedia, e alla sedia era
strettamente legata Mimì la Gatta. Il suo corpo serrato
dalle catene non sembrava più così invincibile, ma
restava la domanda: come aveva fatto Burton ad averla in suo
potere? Perché era proprio lui, in piedi davanti a lei,
che si divertiva ad umiliarla e a prenderla a schiaffi. La Gatta
subiva guardandolo con occhi che promettevano vendetta.
Il riccone si divertiva a predicare le virtù della
proprietà privata e la sua intenzione di estinguere ogni
felino che la minacciasse, con particolare riferimento alla sua
proprietà, ovviamente.
In quel frangente Ami si avvicinò scanzonata.
"Che brutte minacce che sento!" esclamò. "Cosa
penserebbero di te le vecchie zie con cui vai a giocare a bridge
il giovedì sera?
E quei figli di puttana di deputati che conosci?"
Burton era rimasto senza fiato. Un tic prese a tormentargli un
angolo dell'occhio destro e la mano era rimasta sollevata a
metà predica o forse a metà di un ceffone che
voleva rifilare alla prigioniera. Mimì invece ci guardava
con espressione enigmatica.
"Già, che delusione" aggiunsi io. "Dopo quello che
l'Agenzia BB ha fatto per proteggerti."
"Aspettate" disse Burton, "io non volevo veramente..."
Ami lo incalzò. "Volevi prendere dei gioielli e delle
pietre preziose, facenti parte di una qualche collezione rubata.
L'uomo con cui sei in contatto è un pericoloso criminale e
tu lo sai."
Burton si portò un dito alla punta del naso. Normalmente
era un uomo attraente, il tipo del playboy né giovane
né vecchio, ma ora era soprattutto patetico. Non avevo
nessuna soggezione o vergogna a star davanti a lui in una
calzamaglia trasparente.
"Beh, io... io spiegherò tutto... ma prima devo sentire il
mio avvocato."
Mi ero portata a lato di Burton facendo finta di niente e mi
impadronii della machine pistole che aveva lasciato appoggiata
sul linoleum.
"No" dissi, "prima ci servono delle informazioni, me ne frego
dell'avvocato."
Non gli puntai addosso l'arma ma mostrai che adesso ce l'avevo
io.
"Non ha il diritto!" gridò Burton. "Potrebbero esserci
delle conseguenze, questa è una minaccia."
Scossi il capo. Quest'uomo non aveva limiti di decenza.
"Cerco di spiegarglielo in breve. Per difendere le sue ville e i
suoi beni la mia comandante, tempo fa, si è beccata un
colpo sparato da una pistola a dardi tenuta in mano a questa
donna che è legata alla sedia..." Indicai Mimì, che
fece un gran sorriso.
Burton s'inalberò. "Non l'ho legata io, non può
insinuare che..."
"Silenzio! Io e le mie compagne siamo state picchiate, ferite,
legate, soffocate con i bavagli e narcotizzate, prima per
difendere la tua sacra proprietà e di nuovo, adesso, per impedire
che tu commetta un crimine... abbiamo già gli estremi per
incolparti di qualcosa, quindi niente scherzi."
"Io... conosco il vostro comandante e mi ha detto che voi,
insomma, voi siete pronte..."
"...anche a farci torturare o violentare pur di portare a termine
una missione" completò Ami. "Ne avevi parlato la prima
volta che ti ho visto, e credo che la cosa ti attizzasse
alquanto la fantasia, non è vero?"
"Ma adesso voglio sapere tutto!" gridai. "Possiamo accettare di
soffrire per una giusta causa, ma la tua non lo è."
Poi feci una cosa che non credetti. Puntai la machine pistole
contro Burton.
"Vai a dirlo al tuo avvocato. Sai quanto me ne importa. Sempre
che dall'avvocato ci arrivi vivo, sai, con tutto il casino che
sta succedendo potrebbe scapparci un proiettile anche per
te."
Ami fa spesso l'oca, ma lo fa solo per cogliere le persone alla sprovvista. In realtà è la ragazza più sveglia che abbia conosciuto, anche se talvolta parla poco. Anziché sorprendersi, sottolineò la mia minaccia con uno sguardo cinico e divertito, roba da far gelare il sangue se vista sul suo viso di bambina. Mimì la gatta ci guardava in effetti con molto scetticismo, ma Burton non era voltato verso di lei e non se ne accorse.
Rivelò tutto. Era in contatto per rilevare a un prezzo
relativamente basso parecchi preziosi rubati che Miguel Zeroa gli
aveva promesso. C'era molta della merce rubata alla Europe Trade
Bank e non solo.
Quando aveva saputo che Mimì la Gatta era evasa, Zeroa si
era messo in allarme ma non aveva rinunciato a portare a termine
l'affare. Avevano cambiato appuntamento all'ultimo momento,
così io ed Ami eravamo andate nella fabbrica abbandonata
senza trovare loro ma finendo nelle mani di Mimì. Zeroa si
era procurato un gruppetto di pistoleri che conosceva nel giro
della malavita locale. Uno era stato steso da Consuelo
all'ingresso del centro sportivo.
Un altro lo aveva neutralizzato Mimì la Gatta, che
però si era presa un colpo in testa da Zeroa, rimanendo KO
quel tanto che era bastato per legarla con le catene (ora la
muscolatura biopotenziata non le serviva a niente).
Quanto a Zeroa, era andato a prendere i preziosi che erano
parcheggiati vicino e a preparare un sacco di plastica per
sistemare il cadavere di Mimì.
Aveva intenzione di ucciderla e Burton si difendeva dicendo che
non poteva fargli cambiare idea. Avendolo sentito minacciare
mentre la teneva d'occhio sapevo che, invece, era perfettamente
d'accordo a farla sparire per sempre.
Abbassai l'arma e chiamai Consuelo. La ragguagliai delle
novità e le chiesi come stava Angela.
"Sta meglio anche se non è rinvenuta" rispose.
"Vieni a prendere Burton?" domandai.
"Lo porterà via Ami dopo che sarò arrivata.
Aspetteremo Zeroa al posto di Burton."
Poco dopo era con noi. Burton si lamentò delle minacce
ricevute ma venne messo a tacere seccamente. Ormai lo avevamo
intimidito.