BB 6 parte quarta di quattro - La caduta degli dei

***attenzione*** valgono le solite avvertenze... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo racconto può essere diffuso a patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
 

Inga aveva preso per la seconda volta il suo piacere dalla lingua della prigioniera. Valerie appariva appena in affanno, e dal suo sguardo velato si sarebbe detto che aveva voglia di continuare. Poteva anche essere una buona idea... ma arrivò una chiamata sul comunicatore.
"Avevo detto di non disturbarmi," rispose Inga nel microfono.
La voce di Stephen era allarmata: "Arrivano dei nemici, sembrano soldati muniti di hover. Cosa dobbiamo fare?"
Immediatamente Inga scattò in piedi, il pensiero del sesso svanito dalla sua mente. "A che punto è la nave spaziale?"
"Santini attende l'ordine di decollare."
"Che parta subito!" gridò Inga. "Qualunque cosa succeda qui, l'importante è che lui ce la faccia."
Chiunque fossero quelli che ora cercavano di fermarli, non potevano sapere quale fosse la missione del gruppo d'assalto di Santini. O almeno, così sperava lei.
Inga chiuse la comunicazione e cominciò a rivestirsi. Guardò Valerie ancora distesa a terra.
"A quanto pare sei riuscita a mandarci visite, tu o la tua compagna" commentò con un sorriso malevolo. "ma non riusciranno a fermarci. Abbiamo ancora delle truppe, qui, e resisteremo fino a quando la base Sahr Uno, catturata da noi, ci potrà appoggiare con i suoi missili."
Valerie si alzò in piedi e la guardò con un'espressione di sfida. "Staremo a vedere, cara. Forse sarebbe meglio alzare le mani e uscire ad arrendersi prima che vi facciate male sul serio. Il vostro Quarto Reich finirà prima di cominciare."
Inga prese un fazzoletto per imbavagliarla e la tirò rudemente a sé. "Adesso mi stai stancando" ruggì.
"Mani in alto!" esclamò una voce alle sue spalle.
Kayth, che aveva ancora il fucile sottratto alla guardia, aveva fatto la sua comparsa sulla scena, ancora vestita dell'uniforme nazista. Valerie la salutò con entusiasmo.
"Al diavolo!" urlò Inga. "Sei osservata dalle telecamere, tra un istante i soldati saranno qui. Cosa credi di fare?"
"Sei il mio ostaggio, adesso" replicò Kayth sorridendo. Puntava l'arma allo stomaco di Inga e si avvicinava.
La comandante nazista non si diede per vinta. Afferrò il collo di Valerie, che emise un grido strozzato.
"Prendi bene la mira, bastarda. Perché se non mi uccidi con un colpo solo la tua amica avrà il collo spezzato. E il mio corpo potrebbe reggere a un'intera raffica di quell'arnese."
Le guardie erano entrate, gridando con grande agitazione. Adesso Kayth era circondata e tutti puntavano le armi su di lei, ma l'agente non rinunciava a minacciare la vita della comandante.
"Kayth," mormorò Valerie, "stanno arrivando i nostri. Lasciamo che se la vedano loro, non farti ammazzare per niente."
"Non vi faremo del male, do la mia parola" aggiunse Inga.
"E va bene, ma non imbavagliare la mia compagna," disse Kayth abbassando l'arma.
In pochi istanti fu afferrata, legata con le mani dietro la schiena e spinta rudemente nelle braccia di Inga.
"Andiamo nella sala di controllo," ordinò lei, "seguiremo da lì le operazioni. Quanto alla mia parola, non pensiate che sia vincolante nei confronti di esseri inferiori come voi."

Lentamente, la nave spaziale si sollevò in aria, libera della copertura che l'aveva nascosta fino a poco prima del lancio. Quando raggiunse una cinquantina di metri di quota spense i getti d'aria e accese i razzi, schizzando via in una traiettoria raso terra che avrebbe abbandonato pochi minuti più tardi, per simulare la rotta della navetta il cui compito era portare rifornimenti alla base orbitale di Sahr Uno.
Fuori dalla base nazista, i soldati di Europa assistettero al decollo senza poter opporre alcuna arma pesante in grado di fermare il sinistro piano.
Kim, che assieme ad Horace si era unita alle truppe aerotrasportate, imprecò. "Adesso ci bombarderanno dall'alto!"
"Se ne stanno andando, invece" osservò Horace. "Non so, forse scappano e ci lasciano la base."
A smentirlo, un gruppo di mezzi cingolati uscirono dal perimetro della base e cominciarono a sparare con mitragliatrici e cannoncini contro le truppe. Gli aerotrasportati, che si erano limitati a schierarsi all'aperto, lasciando la prima mossa ai nazisti, corsero al riparo lasciando qualcuno dei loro sul terreno. Poi risposero al fuoco con armi leggere e lanciarazzi, riducendo in breve tempo i mezzi blindati a grovigli di lamiera avvolti dalle fiamme.
A quel punto furono i soldati di Europa ad attaccare. Gli ordini degli ufficiali spronarono avanti i soldati, che arrivarono al muro perimetrale e vi crearono dei varchi con l'esplosivo: iniziarono a irrompere verso gli edifici. Da finestre e porte giunse il fuoco dei nazisti a tenerli a bada, per il momento.

Stephen, Inga e le prigioniere osservavano dai monitor la battaglia, e ricevevano dalla nave spaziale i rapporti su come procedeva il volo. Valerie e Kayth erano del tutto impotenti, legate e tenute a bada dai soldati.
"Faresti meglio a fermare quest'assurda avventura," intimò Kayth rivolgendosi a Inga. "E' già crepata troppa gente. La tua nave spaziale non arriverà mai a Sahr Uno. E nemmeno in orbita."
Inga rise. "E come mai non dovrebbe arrivare?"
"Problemi di software. I razzi avranno un sovraccarico dopo una certa quota."
Questa volta la comandante nazista apparve preoccupata. "Cosa stai dicendo?"
"Ho dato un ritocco al software, da un computer di qui."
In quell'istante apparve il programmatore, che era stato trovato e liberato dai soldati. Confermò che Kayth aveva messo le mani sul suo computer.
"Non c'è tempo da perdere!" esclamò Stephen, prendendo un microfono.
"Santini," gridò, "mi ricevi? hanno sabotato il software del vostro calcolatore! Dovete tornare indietro!"
Il volto dell'ufficiale apparve su uno dei monitor.
"Non si può intervenire e trovare il danno?" domandò.
"No, non mentre siete in volo. Dovete tornare qui, e aiutarci a respingere i soldati che stanno attaccando la base. Poi potrete ripartire."
Inga interruppe la loro conversazione. "Non va bene, fuori ci sono i soldati di Europa e noi siamo troppo pochi, anche se tornassero ad aiutarci i soldati della nave spaziale. E poi questa storia del sabotaggio è tutto un bluff. Santini, mi ricevi? La missione procede."
L'ufficiale si spazientì. "Insomma ditemi cosa diavolo dovrei fare."
Kayth si spinse avanti ma fu trattenuta dal metallo di una canna di fucile premuta sulla pancia.
"State per esplodere. E' tutto vero, vi avverto, sarete perduti se non tornate indietro!"
Inga si infuriò e cacciò in bocca a Kayth un fazzoletto. Poi trovò del nastro adesivo e le sigillò a dovere le labbra.
"Adesso questa spia non può più intralciare i nostri piani. Continuate."
Valerie, nuda, si sedette su una poltroncina a rotelle, cercando di trovare una posizione che, a mani legate, non le fosse scomoda.
"Branco di imbecilli," mormorò in tono rassegnato.

Avvenne molto rapidamente. Dagli altoparlanti dei monitor, che mostravano le immagini dall'interno della nave spaziale, venne un sordo brontolio. I volti dei piloti apparvero subito allarmati. Santini bestemmiò e cadde, spinto da un improvviso cambio di direzione del velivolo.
"Si è rotto il propulsore!" "Precipitiamo!" urlarono i piloti.
Le urla di decine e decine di tecnici, soldati e piloti formarono un coro assordante all'interno della sala comando nella base nazista. La nave spaziale aveva preso fuoco e gli occupanti cercavano disperatamente di trovare scampo, ma tutti i settori in breve tempo avvamparono in fiamme. C'erano sistemi di salvataggio, navette che consentivano di scappare, ma probabilmente fecero in tempo ad usarle in pochi. O forse nessuno.
"Ci avete traditi!" fu l'ultimo commento di Santini. Poi rimasero danneggiati anche i sistemi di trasmissione, e nessun segnale arrivò più da quell'inferno di fuoco.
Nella base a terra ci fu un lungo silenzio. Poi Stephen parlò per primo.
"Ho fatto male a non insistere perché Santini tornasse indietro. Ormai è finita, la nave spaziale è perduta. E i soldati nemici stanno penetrando negli edifici più esterni. Non ci rimane che arrenderci."
Inga, circondata dai più duri dei suoi uomini, spinse di lato il tecnico.
"Non ci arrenderemo. Resisteremo qui, e se necessario nei sotterranei e nella miniera d'oro. Pagheranno cara quest'ultima battaglia."
Stephen prese una pistola.
"Basta così. In assenza di Lord Hurlington, la mia autorità vale quanto la tua: nessuno di noi ha il comando, e non puoi dare un ordine del genere!"
"Ma certo che posso," sibilò Inga, aprendo il fuoco per prima. Stephen urlò e cadde. Altri tecnici guardarono allibiti la scena, ma non erano in grado di reagire anche se avessero voluto: nessuno era armato. Alcuni dei soldati si fecero una bella risata.
Da fuori, cominciava a sentirsi il rumore delle armi da fuoco, piuttosto vicino. Le truppe aerotrasportate di Europa stavano avendo il sopravvento.
La comandante nazista si rivolse a Kayth:
"Ci hai rovinato, ma non farai in tempo a goderti la ricca paga che sicuramente hai guadagnato per le tue malefatte."
Ordinò seccamente che il cadavere di Stephen venisse portato via, e che Valerie e Kayth subissero una punizione appropriata al crimine: un paio di soldati le avrebbero portate nell'officina dei laboratori, cosparse di carburante e bruciate vive.
Quanto a lei, coi suoi fedelissimi si preparò all'ultima battaglia.

Erano in una grande vasca, dalle pareti ripide. I soldati le avevano spinte senza tanti complimenti, versando poi loro addosso il contenuto di parecchie taniche.
"Questo è il carburante per i motori ausiliari della nostra nave spaziale," commentò uno dei due soldati. "Ormai non serve più perciò lo possiamo usare per voi. Qual è il vostro ultimo desiderio? Non chiedete una sigaretta perché... accenderla affretterebbe la vostra condanna."
Kayth, imbavagliata, non rispose alla macabra battuta di spirito. Valerie, col suo irresistibile visino imbronciato, giocò l'ultima carta.
"Ragazzi, a cosa vi serve ucciderci quando questa storia sta per finire? Vi possiamo dare la possibilità di ritornare alle vostre case. Non credo che vi siate divertiti tutto questo tempo qui, dove l'unica donna è quella matta della vostra comandante."
Quello che aveva parlato prima sembrò perplesso, ma poi diede fuoco a un foglio di carta e si accinse a lanciarlo dentro la vasca.
Fece un gesto un po' triste e rassegnato. "Gli ordini sono ordini," disse.
In quel momento si udì un rumore di vetri infranti. Da una finestra si era affacciato Horace, che puntava una machine pistole verso i due soldati. Il gigante nero non aveva notato le sue compagne dentro la vasca e sparò una breve raffica.
"Non sparare, Horace!" gridò Valerie. Ma un soldato era già caduto, e si contorceva dal dolore. Dal ventre fuoriuscivano gli intestini e vari fluidi, organici e non: un groviglio di cavi sottili era apparso allo scoperto.
L'altro soldato, con in mano la carta che bruciava, era sul bordo a pochi passi da Valerie e Kayth.
"Le uccido!" urlò. "Le brucio vive! Sparami, e le fiamme cadranno sul carburante."
Horace capì la situazione e abbassò l'arma.
"Ragazzo" disse a bassa voce, "non so cosa ti hanno fatto credere, ma lascia perdere tutta questa stronzata e vieni a berti una birra. Ti faremo avere il perdono."
L'uomo spense la fiamma sotto la suola dello stivale. Lentamente, sotto lo sguardo di Horace, lasciò scivolare a terra il suo mitra. Poi si sedette a un tavolo da lavoro, si strinse il capo tra le mani e cominciò a piangere.

Nell'edificio principale, e poi sottoterra, Inga proseguì la lotta fino a notte inoltrata. La débacle del Quarto Reich costò ancora molto sangue alle truppe aerotrasportate, che dovettero stanare gli ultimi nazisti con l'esplosivo. Altri, soldati, tecnici e scienziati, erano raccolti in un improvvisato recinto e tenuti sotto tiro dai vincitori.
Kayth attese la fine all'esterno, con Valerie, Kim e Horace. A poco a poco l'intenso dolore delle frustate stava passando.
Inga venne portata fuori la mattina dopo, un groviglio bruciacchiato di carne, fibre sintetiche e metallo. La testa era integra, e gli occhi mobilissimi guardavano gli aerotrasportati che imbarcavano i prigionieri per portarli via. Il sistema d'emergenza che la teneva in vita non sostituiva i polmoni squarciati e non le permetteva di parlare, ma quando vide Kayth formò le parole con le labbra:
"Non è finita qui."
Kayth, che indossava ancora la divisa dell'organizzazione nazista, fece spallucce e commentò:
"Staremo a vedere."
 
 
 
 
 
 
 

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