BB 6 parte terza di quattro - Kayth, asso degli hacker

***attenzione*** valgono le solite avvertenze... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo racconto può essere diffuso a patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
 

Soldati ben armati e numerosi si preparavano a salire a bordo. Lo avrebbero fatto solo all'ultimo momento. L'ufficiale alla loro testa era un gigante alto due metri e qualcosa, un certo Santini, come lo aveva chiamato Inga.
La bionda nazista aveva parecchio da fare, tuttavia si era congratulata con Valerie per aver strappato a Kayth le informazioni, che aveva immediatamente passato a Santini.
"Distaccherò dal mio contingente un commando di venti uomini. Saranno sufficienti," affermò l'uomo. "Tenteremo una ricognizione e se scopriremo tracce di Lord Hurlington lo libereremo."
Inga acconsentì, ma quando si fu allontanato disse a Valerie: "La nostra missione avrà successo prima che il commando arrivi anche a destinazione, probabilmente, ma è un dovere morale preparare il tentativo."
"Oh, certo!" commentò l'agente. "Però volevo sapere, come avete trovato il denaro per preparare tutto questo?"
"Ma come, sciocchina, non lo sai?" disse ridendo Inga, e Valerie si morse la lingua.
"Qui sotto c'è un ricco filone aurifero" continuò la donna, "molto vicino alla superficie. Aggiungendo l'aiuto del patrimonio personale di Lord Hurlington, procurarci le armi e costruire l'astronave non è stato un problema. E nemmeno avere un canale segreto per intercettare le comunicazioni di Sahr Uno. Credono che i pericoli esterni siano improbabili, e l'equipaggio misto garantisce che nessuna delle potenze di Sahr possa sfruttare la base orbitale contro le altre. Risultato, la sicurezza della base è data per scontata, le misure di sicurezza sono molto leggere."
Valerie annotò mentalmente che alla fine di quella storia, se le cose fossero andate bene, c'erano un po' di fannulloni e traditori da far saltare. La sua necessità impellente era però trovare un comunicatore. Se solo Kim avesse saputo. Nelle prossime ore era possibile eliminare quella minaccia senza grosse difficoltà. Ma dopo...

Inga la portò brevemente a fare una visita alle installazioni della base. Fu in questa occasione che Valerie si impadronì di un comunicatore, facendolo sparire da un laboratorio di tecnici.
Appena le fu possibile si congedò da Inga e corse alla camera degli interrogatori, trovando una guardia armata davanti alla porta.
"Come sta la nostra prigioniera?" domandò allegramente.
"Non ha voluto mangiare," rispose laconicamente la guardia.
"Lo credo bene, dopo quello che le ho fatto passare. Sono venuta a prenderla per trasferirla al centro di comando, dove Inga le vuole parlare."
La guardia non si scompose. "Hai un permesso?" domandò.
Il permesso che Valerie gli mostrò fu un ben assestato calcio nell'inguine. Poi la ragazza prese il fucile che la guardia aveva lasciato cadere e glielo picchiò un paio di volte sulla testa. Entrò nella camera, trovando Kayth più o meno come l'aveva lasciata.
Senza parlarle la liberò dal palo, lasciandole le mani legate, la coprì con un asciugamano e la portò fuori. A quel punto la slegò del tutto.
"Adesso sei libera e qui nel corridoio non ci sono telecamere," disse. "Almeno, spero di no."
Kayth non era nella migliore forma ma subito si impadronì del fucile e spogliò la guardia, per coprirsi con la sua uniforme.
"Hai fatto un bel lavoro, Valerie," mormorò. "Nonostante le frustate che mi hai rifilato, credo che ti farò aumentare lo stipendio."
"Grazie capo" replicò la ragazza. "Adesso cerchiamo di metterci in contatto coi nostri."

Kayth fu messa sbrigativamente al corrente di quello che stava accadendo, mentre assieme cercavano di prendere la linea. Valerie aveva usato la corda che legava le mani della compagna per immobilizzare il soldato svenuto.
"Niente da fare" commentò Kayth, "hanno schermato tutta la dannata base."
Proprio in quel momento la guardia riprese i sensi e cominciò a invocare aiuto a gran voce.
"Maledizione" esclamò Valerie, "pensavo che sarebbe stato nel mondo dei sogni per un pezzo."
Kayth sferrò un calcio in faccia al soldato. Non era protetto da alcuna diavoleria tecnologica, almeno lì, e svenne di nuovo. Ma c'era già trambusto nei corridoi.
"Lo hanno sentito, maledizione!" gridò Valerie. Era il disastro: in un attimo sarebbe stato chiaro per tutti che li aveva ingannati, e che aveva liberato Kayth.
Le due agenti si diedero alla fuga, e presto furono braccate da Inga, che non aveva perso tempo nel radunare un gruppo di soldati. La comandante nazista dava in escandescenze, urlando terribili insulti all'indirizzo di Valerie che l'aveva così bellamente ingannata.
Kayth sapeva di essere più veloce, anche malconcia come si trovava, e abbandonò Valerie al suo destino dileguandosi nei laboratori semideserti. La missione prima di tutto, l'Agenzia BB le aveva addestrate anche a lasciarsi nei guai a vicenda quando necessario.
Attese che i soldati vestiti di nero lanciati al suo inseguimento passassero avanti e, nascosta in un armadio, udì da lontano le grida di angoscia di Valerie e le risate trionfanti di Inga. Ora la piccola torturatrice dall'accento francese avrebbe scoperto cosa vuol dire essere torturati. La missione stava finendo in un disastro... quello che forse poteva cambiare la situazione era l'accesso a un computer, al più presto possibile.

Il corpo di Valerie si era afflosciato fra le robuste braccia di due soldati, nonostante non le avessero fatto del male. La ragazza li guardava con terrore, consapevole che, con buone probabilità, i suoi minuti erano contati.
"Non ha poi molto coraggio, la sgualdrinella." Il commento di Inga la sferzò spietatamente. Cercò di darsi la forza per ricambiare quello sguardo sprezzante.
"Però non si è tirata indietro quando s'è trattato di frustare la sua amica spia, pur di trarmi in inganno," continuò la comandante nazista. "Guardatela bene, soldati. Questo è ciò che i regimi corrotti di questo pianeta sanno metterci contro. I loro giorni sono contati, per fortuna: il Quarto Reich li spazzerà via."
I soldati acclamarono con entusiasmo. Valerie fu trascinata nella camera che conosceva bene: adesso era il suo turno di essere interrogata.
Inga chiamò sul comunicatore uno degli scienziati della base. "Stephen, voglio che nessuno mi disturbi. Il controllo da terra resta in mano tua. Santini è pronto a partire?"
"Tra mezz'ora" rispose una voce dal comunicatore.
"Procedete come stabilito."
Si avvicinò a Valerie, erano sole. "Adesso ce la vediamo tra di noi."
Appoggiò una mano sul collo di Valerie, accarezzandolo per un momento, poi afferrò la spallina e tirò con un violento strappo. In un attimo l'agente fu quasi nuda davanti a lei, coperta solo da un paio di trascurabili mutandine.
Valerie accennò a una reazione, ma fu spinta brutalmente a terra. Inga, torreggiando su di lei, cominciò a sbottonarsi la giacca. Valerie batté le palpebre. Le cose stavano prendendo una piega inaspettata, ma non si aspettava che le sue doti innate di seduzione servissero a salvarla in questa occasione.

Il programmatore teneva gli occhi fissi sul video da diverse ore, inserendo comandi a volte manualmente, a volte col controllo vocale, a volte indirizzandoli al computer tramite il commutatore di pensiero che gli cingeva la fronte. Non ebbe la possibilità di accorgersi di Kayth, che s'insinuava silenziosamente alle sue spalle, fino a che non vide la sua sagoma riflessa sullo schermo.
"Ma cosa..." cominciò a chiedere, mentre un colpo di karate gli si abbatteva sulla nuca.
Kayth chiuse la porta, trascinò via il corpo dello sfortunato programmatore e si sedette al suo posto. Era addestrata all'uso del commutatore di pensiero, ma nel suo presente stato di sofferenza per i maltrattamenti ricevuti, non l'avrebbe usato con efficienza: così vi rinunciò.
Non aveva purtroppo alcun accesso a posta elettronica o altri mezzi per comunicare con l'esterno.
Iniziò freneticamente a cercare l'accesso ai controlli della nave spaziale. In passato era stata capace di compiere sorprendenti incursioni pirata, e sapeva che stavolta avrebbe dovuto dare il meglio.
Con una seconda finestra sul video controllava le telecamere che erano accessibili da quella postazione. Meglio accorgersi in tempo se qualcuno stava per trovarla. Ebbe l'occasione di spiare la stanza degli interrogatori: Valerie era nuda, a terra, le mani dietro la schiena, legate. Non veniva torturata, tutt'altro. Il corpo artificiale di Inga, altrettanto nudo e stupendo, era aggrovigliato al suo in un amplesso apparentemente inestricabile. Le lingue cercavano freneticamente gli inguini, le mani di Inga frugavano fra le natiche della donna legata. Bene, pensò Kayth. Le doti di Valerie come seduttrice avevano avuto conferma, ancora una volta. Se qualcun altro aveva accesso a quella telecamera, il che era probabile, senza dubbio stava ricevendo dalla comandante della base un ottimo esempio.
Senza distrarsi ulteriormente, Kayth continuò nella sua incursione informatica. Scoprì che, così come le difese di Sahr erano ingenuamente penetrabili ad un attacco portato con l'astuzia, anche il software dell'astronave nazista aveva una protezione ridicola. Evidentemente l'idea che qualcuno potesse arrivare fino alla base, e accedere a un computer, era sembrata remota ai progettisti.
Lo sventurato programmatore stava dando segni di vita. Kayth strappò rapidamente un po' di cavi non indispensabili dalle apparecchiature dell'ufficio e lo legò mani e piedi. Aggiunse un bavaglio, strappato dalla stessa camicia dell'uomo.
"Te ne starai buono, amico, capito?" disse in tono minaccioso. "A te andrà molto meglio che a tanti altri tuoi compagni. Qualche anno di galera al massimo, e poi potrai andare a lavorare su qualche progetto un po' più utile."
Il disgraziato annuì, e aspettò con calma che tutta la faccenda finisse.
 
 
 
 
 
 
 
 

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