***attenzione*** racconto non adatto ai minori...
il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età
adatta è pregato di
andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo scritto
può essere diffuso a patto che non sia alterato in nessuna parte,
non si faccia
alcun tipo di profitto su di esso (no su siti a pagamento
ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Passò un'ora o poco meno prima che mi riprendessi. Stordita, un po' infreddolita e con un gran mal di testa, ma ancora nella stessa situazione di prima. Nessuno era intervenuto in aiuto, e il mio corpo legato era alla mercé di qualunque assalitore fosse entrato nella stanza. Cercai di ascoltare eventuali rumori, ma niente.
Decisi alla fine di cercare di uscire da lì. Rimanere
zitta e buona non mi avrebbe salvato.
Avevo ancora una speranza, che Angela pur non essendosi
accorta di cosa era successo fosse ancora libera, all'esterno, intenta
a spiare l'arrivo dei nostri antagonisti... uno dei quali era invece già
in casa.
Mi rotolai a fatica sul letto e, un centimetro alla volta,
scivolai giù. O meglio, tentai di farlo, ma caddi rovinosamente,
di nuovo. Le mani e i piedi inutili dietro di me, dovetti lavorare di ginocchia
e divincolare le spalle, strisciando come un verme, poco alla volta. Se
il mio avversario avesse chiuso la porta della stanza non sarei mai riuscita
ad uscirne, ma per fortuna aveva tralasciato questo particolare ed ebbi
via libera. Arrivai al corridoio, stanca e ansante. Adesso sentivo dei
rumori, ma non li potevo identificare bene. Qualcuno parlava nella grande
sala a pianterreno che avevo intravisto quando ero arrivata. Per arrivare
all'uscio e sgattaiolare fuori della casa, dovevo passare lì vicino.
E mentre penosamente arrancavo, nuda sul pavimento sporco, i rumori presero
forma e alla fine mi trovai ad assistere ad un evento assai bizzarro.
Kayth e il misterioso aggressore erano nudi sul divano,
la mia amica legata in una delle maniere più oscene che si possano
immaginare. Le mani ammanettate ai piedi, le ginocchia legate alle estremità
di una sbarra di metallo cromato che le teneva spalancate, Kayth era completamente
spalancata ad ogni voglia dell'uomo, sdraiata sulla schiena, un cuscino
sotto la nuca come per consentirle di osservare meglio la propria condizione.
Era ammaccata per via della precedente lotta, ma non sembrava avesse nulla
di grave.
Dalle guance rigonfie potevo intuire che le fosse stata
riempita la bocca a dovere, mentre la parte inferiore del volto era coperta
di nastro adesivo. Certamente Kayth non era in condizione di fare conversazione.
Si lamentava sommessamente mentre subiva le carezze dell'uomo che godeva
a piacimento di quel corpo riluttante ma indifeso, pronto ad essere preso
come una preda di guerra. L'erezione di lui sfregava contro la coscia di
Kayth, pronta a reclamare soddisfazione.
Ero in una situazione imbarazzante. Aiutare Kayth, nella situazione in cui io stessa mi trovavo, era per il momento impossibile. Potevo cercare di passare davanti all'uscio e continuare nel mio patetico tentativo di fuga, ma le probabilità di essere vista erano fortissime. D'altra parte, l'unica scelta diversa era cercare di slegarmi, ancora più difficile. Mentre pensavo a come comportarmi, il bastardo continuava a dire a Kayth cose tipo come sono contento di rivederti, questa volta ci divertiremo e così via. Certamente si conoscevano bene, la loro era un'inimicizia che doveva risalire a parecchio tempo fa. Kayth si ribellò con rabbia, agitando inutilmente le dita e guardando l'uomo con occhi vivissimi, come se volesse fulminarlo con lo sguardo. Lui rise e le diede uno schiaffo senza metterci molta energia, quasi un buffetto gentile, e sprofondò le dita nel sesso aperto. Kayth scosse il capo e chiuse gli occhi, soffiando dal naso e cercando di strillare nel bavaglio.
Ero piena di odio nei confronti di quell'uomo e della
sfrontata sicurezza con cui agiva, mi sarebbe davvero piaciuto se Angela
fosse intervenuta in quel momento a dargli il fatto suo. Mi aveva presa
e legata in una posizione che era di per sé una tortura, e non contento
di questa prodezza mi aveva messo a dormire con il cloroformio. Aveva picchiato
Kayth, l'aveva seviziata con le corde e ora la stava stuprando. Eppure
non potevo che rimanere paralizzata dalla paura, a guardare quello spettacolo
osceno che, devo dire, si stava rivelando eccitante per quanto perverso.
Il bastardo ci sapeva fare e aggredì Kayth come
se avesse avuto cento mani e bocche, intrufolandosi dappertutto, mordendole
il collo e succhiandole i capezzoli. Le mani di lei si serravano a pugno
per poi spalancarsi, accompagnando i gemiti ora angosciati ora rabbiosi.
L'uomo slegò le sue ginocchia dalla sbarra che le teneva spalancate,
si accomodò senza fretta su di lei e la penetrò, continuando
a stimolarle con la bocca i seni e infilandole per buona misura un dito
nel sedere. Kayth urlò la sua indignazione ma dopo un paio di minuti
la musica cambiò e dal suo ansimare capii che aveva cominciato a
cogliere il lato erotico della cosa e si sarebbe lasciata presto rubare
un orgasmo. Vedere la mia comandante espugnata in questo modo, vederla
così completamente... fottuta mi provocò un forte shock,
anche perché nulla impediva che poi toccasse a me. Non c'era scopo
nel continuare a spiare quella scena e mi ritrassi dalla soglia, pensando
a dove cercare un oggetto tagliente, un comunicatore per cercare di chiamare
aiuto, qualunque cosa pur di non subire a mia volta una situazione tanto
degradante.
"Allora, bambina, cosa stai cercando di fare?" disse l'uomo
quando mi trovò. Era passata una mezz'ora durante la quale avevo
lavorato senza nessun risultato sui nodi che mi serravano le caviglie.
Mugolai nel bavaglio, impaurita, ma lui si limitò a prendermi in
braccio e a portarmi in un'altra stanza al piano superiore. Mi appoggiò
sul pavimento accanto a Kayth che apparentemente dormiva.
"Le ho dato una buona dose di cloroformio" spiegò
lui, "e se non hai nulla in contrario dopo che avrò terminato il
mio piccolo traffico qui porterò la tua amica con me in vacanza.
Non ti preoccupare, ve la restituirò in ottima salute. E' solo che...
ho sempre avuto un debole per lei."
Senza darmi tempo di replicare se ne andò e chiuse
la porta a chiave.
Con sorpresa scoprii che Kayth non dormiva ed era in forma
come al solito: tutto quello che aveva subìto non sembrava avere
intaccato il suo spirito. Si era già ripresa dagli effetti del narcotico
(probabilmente era riuscita a far credere di essere svenuta mentre le veniva
premuto il tampone sul volto) ed era riuscita a strofinare il viso sul
pavimento per indebolire il nastro adesivo, appoggiandosi poi sul fianco
in modo che, quando il nostro nemico era tornato con me nella stanza, non
si vedesse che stava riuscendo liberarsi la bocca.
Appena fummo sole, finì rapidamente il lavoro
e sputò un gran quantitativo di stoffa. Era incaprettata, all'incirca
come me, ma riuscì a divincolarsi e contorcersi in modo da lavorare
sui miei nodi. Per primo, riuscì a sciogliere il mio bavaglio.
"Mi spiace per te, Kayth" mormorai appena potei parlare.
"Ho visto quello che ti ha fatto ma non ho potuto slegarmi."
Kayth imprecò lottando coi nodi che mi serravano
i polsi.
"Sono cose che succedono, diciamo. Se hai cercato di
difenderti e non hai potuto impedirlo, inutile guastarsi la pace dell'animo.
Mi dispiace solo che non sono riuscita mai a sconfiggere il nostro amico,
anche se non è detta l'ultima parola. Quel bastardo si chiama Bogaev,
è una specie di spia freelance, e l'ho già incontrato in
passato."
Gemetti tra me, all'idea che nessuno l'avesse fatta pagare
a quella carogna. A quanto pare Bogaev era la bestia nera dell'Agenzia
BB.
"Quante volte è successo?" domandai. "E ti ha
sempre..."
"Tre volte, e non mi ha sempre violentata, anche se come
hai sentito ha un debole per me. Ero molto giovane quando mi ha portata
in un suo nascondiglio assieme ad un'altra agente. Lei l'ha data in pasto
ai suoi uomini, quanto a me, mi ha tolto la capsula anticoncezionale sottocutanea
e si è premurato di mettermi incinta. Ho paura che voglia farlo
di nuovo."
Sapevo che Kayth aveva una figlia, una bella ragazzina
di otto o nove anni.
"Vuoi dire che Bogaev...?"
"Sei la sola del nostro gruppo a non saperlo ancora"
mormorò Kayth che aveva capito dove volevo arrivare, "è proprio
così, ho tenuto la figlia di quell'uomo. E' un tipo dalle molte
qualità, anche se rimane un farabutto. Non voglio sposarmi e d'altra
parte detestavo l'idea di abortire, così tanto valeva, e in fondo
sono fiera di mia figlia. A quanto mi dice lo è anche lui, è
andato di nascosto a vederla un paio di volte a scuola."
"Da non crederci, Kayth. Non è che ti sei lasciata
battere da lui?"
"Aspetta che siamo slegate, e vedrai quanta voglia ho
di farmi battere. Ha avuto il suo divertimento con me, ora è tempo
che si faccia una ventina d'anni in galera."
Purtroppo non era destino. Arrivò Arika, la spia
giapponese, atterrando col suo hover vicino alla casa. Bogaev aveva pronti
i chip da consegnarle: a suo dire era roba che riguardava le nostre installazioni
militari, tutto ancora da decodificare ma sarebbe stato pericoloso per
Europa se quei dati fossero caduti in mani straniere.
Arika, molto elegante in un vestitino nero, guardava
con un sorriso beffardo noi, nude, mentre contava i bigliettoni e le carte
prepagate da consegnare in cambio dei chip.
Bogaev ci aveva riportate nella sala per tenerci meglio
sotto controllo ed eravamo di nuovo legate a dovere, ma senza bavaglio.
"Vedo che la nostra operazione non è passata inosservata"
commentò la spia.
"Non so com'è successo, non le ho ancora interrogate"
replicò Bogaev. "Forse ho commesso qualche imprudenza, io o uno
dei miei collaboratori. Penso che questo comprometterà la tua copertura
e dovrai lasciare la zona di Europa. Se credi, posso praticare uno sconto
sulle informazioni, diciamo cinquemila..."
Arika alzò una mano per fermarlo.
"Nessun problema, mister Bogaev. Ero comunque sotto controllo,
la ragazza castana mi stava pedinando qualche settimana fa. L'importante
è mantenere un buon rapporto di collaborazione tra di noi."
Sospirai.
"Sono così incompetente nel seguire le persone?"
domandai.
Arika rise. "Non so, è che io sono maledettamente
in gamba a capire se qualcuno mi sta pedinando."
Bogaev era tutto sorridente. Aveva trovato del whisky
e si stava versando un bicchierino, preparandone uno anche per la spia
giapponese. Aveva l'aria del playboy invecchiato o del viveur, forse in
circostanze differenti sarebbe stato anche un tipo simpatico. Arika fece
cenno che non voleva bere, perciò Bogaev avvicinò il bicchiere
alle labbra di Kayth.
"Tieni, bellezza, bevi qualcosa. Ti aiuterà a
prepararti per il viaggetto che inizieremo tra poco."
Kayth scosse il capo, facendo danzare la ricca chioma
riccioluta.
"Vaffanculo" disse.
Arika scoppiò a ridere. "La morettona non gradisce
le tue cortesie." Indicò con la punta della scarpa l'interno delle
cosce di Kayth, dove lo sperma di Bogaev si era seccato. "Forse sei stato
poco delicato con lei... prima."
Devo dire che Kayth sostenne lo sguardo senza il minimo
imbarazzo. Bogaev ci rise sopra e stava consegnando il chip alla ragazza,
quando una voce gridò: "Fermi dove siete!"
Meglio tardi che mai: era finalmente giunta sulla scena Angela. Aveva visto arrivare la ragazza
e si era introdotta furtivamente nella casa. Ora puntava la mitraglietta
sui due avversari, che erano vicini tra loro e scostati da me e Kayth.
Aveva atteso qualche momento ad intervenire per avere un campo di tiro
perfetto, pensai.
"E chi è questa?" domandò Arika.
Bogaev era rimasto a bocca aperta ad ammirare le forme
di Angela abbracciate dal latex bianco.
"Angela!" esclamò, "sei ancora più bella
da quando ci siamo incontrate quella volta a Stokrin..."
Evidentemente Kayth non era la sola ad aver avuto uno
sfortunato incontro con Bogaev. Potevo immaginarmi altri particolari piccanti.
Anche io avevo rischiato di entrare nella conta, ma adesso la musica era
cambiata!
"Le mani in alto!" gridò Angela, le labbra contorte
in una smorfia furiosa.
Arika fece un gesto per raggiungere la borsetta che portava
a tracolla. Bogaev ebbe un sussulto, evidentemente non era il tipo da apprezzare
gli eroismi fuori tempo. E infatti si scatenò l'inferno.
Il terrore che avevo provato per buona parte di quella
giornata maledetta toccò un nuovo vertice quando la raffica risuonò,
fragorosa e a lungo, mandando in frantumi i vetri di una finestra, la bottiglia
di whisky, un paio di quadri appesi al muro e vari altri oggetti. Bogaev
fu scagliato violentemente indietro, colpito in pieno. Arika si chinò
in tempo ed estrasse una piccola rivoltella. Fece fuoco a sua volta, due
volte, poi si inceppò l'arma. Anche Angela era rimasta disarmata,
aveva finito l'intero caricatore. Incredibilmente le due donne erano rimaste
illese.
Arika si lanciò sulla mia compagna, saltò
e a mezz'aria sferrò un calcio. Angela incassò il colpo,
ma ritornò presto in piedi e restituì con gli interessi.
Fu un combattimento corpo a corpo da manuale, sarebbe stato un vero spettacolo
in altre circostanze. La spia giapponese si muoveva con un'agilità
diabolica e conosceva tutti i trucchi delle arti marziali, Angela aveva
dalla sua la forza artificiale della biomeccanica. I suoi pugni, quando
arrivavano a segno, facevano capitombolare all'indietro Arika, che sembrava
destinata ad avere la peggio. Per un paio di minuti le due donne si affrontarono
urlando come belve. C'era poco che io e Kayth potessimo fare, salvo cercare
di stare fuori dalla mischia. Quando Angela riuscì a mettere alle
strette la spia, credetti che la questione fosse conclusa. Nella morsa
implacabile delle sue braccia Arika non poteva sfruttare la propria agilità,
e si trovò presto a corto d'aria. Cominciò a gemere e le
sfuggirono le lacrime.
Proprio allora Bogaev tossì e si rialzò
in piedi. L'uomo non era privo di risorse, visto che portava un giubbotto
antiproiettile sotto il maglione, ed era rimasto solo stordito. Kayth gridò
per avvertire Angela e io le feci eco, ma Bogaev si mosse velocemente e
le sferrò un colpo col taglio della mano, alla base del collo. La
ragazza nera cadde come un fantoccio.
Kayth sospirò. Un attimo fa la missione sembrava
vittoriosa, e adesso eravamo tutte e tre nelle mani del nemico. La delusione
era ancora più aspra per lei che era destinata ad essere rapita
e violentata.
Nell'incredibile disordine della stanza devastata Bogaev
si accinse a legare Angela con del nastro adesivo, avvolgendole gambe e
braccia e concedendosi frequenti pause per esplorare il suo corpo voluttuoso.
"La ragazza ha ricevuto un biopotenziamento" commentò.
"Ah, le tradizioni di una volta si stanno sempre più perdendo. C'era
un tempo in cui non ricorrevate a questi sistemi poco eleganti. E ora cosa
mi dovrò inventare per tenerla ferma?"
Arika cercava nel frattempo di radunare il denaro sparpagliato
sul pavimento in mezzo a detriti di ogni genere.
"Meglio terminare la nostra transazione e filare" disse
seccamente. "Ci stavamo per lasciare la pelle. Ci sono altri dei vostri
qui in giro?"
La domanda era rivolta a me, ma fu Kayth a rispondere.
"Perché non fai una passeggiata sulla spiaggia
per accertartene da sola?"
Arika stava per dare una risposta appropriata al sarcasmo
di Kayth, quando vide qualcosa che la lasciò senza fiato.
"Il chip con i dati" mormorò impallidendo.
Seguii il suo sguardo e vidi che il piccolo oggetto era
stato frantumato da un proiettile.
Bogaev si voltò e se ne accorse a sua volta.
"Un lavoro di mesi andato in fumo, direi" commentò
passandosi una mano fra i capelli. Sembrava prendere la cosa con filosofia.
"A me servono quei dati!" ruggì Arika, scattando
in piedi e buttando per aria le banconote che aveva faticosamente raccolto.
Bogaev le mostrò un sorriso stanco. "Sai benissimo
che sono irrecuperabili. Non te la prendere, sono gli incerti del mestiere.
Faremo un migliore affare in un'altra occasione."
"No, maledizione" sibilò la spia giapponese. "Questo
era il coronamento del periodo che ho trascorso qui. Per me era molto importante,
non capisci?"
"Capisco, ma i fatti sono quelli che sono. Perché
te la prendi con me?"
Arika si voltò verso il corpo inerte di Angela.
"No" disse gelidamente, "non me la prendo con te. Ma
qui ci sono tre sgualdrine che hanno rovinato tutto, e la devono pagare!"
Pensai, e non era la prima volta, che la mia breve carriera
nell'Agenzia fosse giunta al termine. Arika aveva preso la mitraglietta
di Angela e la borsa dove la mia compagna portava il suo equipaggiamento.
Trovato un nuovo caricatore, lo aveva inserito nell'arma e ora si accingeva
ad eliminarci.
Mi voltai verso Kayth. Se era riuscita per diversi anni
a sopravvivere in questo mestiere, doveva per forza avere una soluzione
a situazioni come questa. Kayth però era impassibile e non si divincolava
nemmeno nelle corde, sapendo che non avrebbe mai fatto in tempo a slegarsi.
Arika si avvicinava ad Angela per cominciare da lei.
Sudavo freddo, ma ero stranamente calma. Forse perché ormai di spaventi
ne avevo avuti troppi. Allora feci una cosa che Kayth, soprattutto dopo
essere appena stata stuprata da Bogaev, non avrebbe fatto.
Mi voltai verso di lui e lo chiamai sottovoce.
"Ascoltami."
Bogaev era come se non avesse sentito. Aveva un'aria
leggermente incredula ma non faceva niente per intervenire. Arika inveiva
contro Angela che si stava lentamente riprendendo, e le annunciava la prossima
fine.
"Parlo con te, schifoso bastardo, ascoltami."
Bogaev si voltò verso di me. Per nulla offeso
dalle mie maniere piuttosto brusche, sembrava cercare un suggerimento per
risolvere quella situazione che evidentemente stava arrivando oltre i suoi
desideri.
Parlai sottovoce. "Non puoi permettere che ci uccida."
Scrollò le spalle come a dire, ma che ci posso
fare.
Accennai col mento verso Kayth. "Lei è la madre
di tua figlia, carogna."
Kayth non reagì, sentendosi chiamata in causa.
Non voleva favori da parte di Bogaev. O forse non credeva che ne avrebbe
avuti.
Lui però pur non profferendo parola si mosse,
raggiunse Arika e le sferrò un colpo identico a quello che aveva
tramortito Angela qualche minuto prima.
Il corpo della spia giapponese era completamente avvolto
di corde e i suoi collant ora erano annodati dietro la nuca, tenendole
fermo in bocca un bavaglio che era costituito dalle sue stesse mutande.
Arika non mostrava più la rabbia di prima, era sopraffatta ormai
dall'imprevisto sviluppo degli eventi.
"E' un peccato" considerò Bogaev mentre raccoglieva
il denaro, "quello di Kuzyan era uno degli pochi servizi con cui non avevo
ancora rovinato i rapporti. Beh, visto che non voglio rovinarli del tutto,
non lascerò Arika a voi come regalo per il signor BB. La porterò
con me e le ridarò i soldi, lasciandola libera. Questo vuol dire
che non ho posto per te, Kayth."
La mia comandante ebbe un sospiro di sollievo.
Bogaev prese in braccio la prigioniera e si avviò
verso la porta.
"La nostra seconda luna di miele è solo rimandata,
ragazza" disse a Kayth, poi aggiunse: "E non raccontate in giro quello
che è successo. Nel mio mestiere la reputazione di avere un cuore
tenero è molto svantaggiosa."
Quando fummo sole mi voltai verso Kayth, che aveva appoggiato
la schiena al divano cercando di stare più comoda.
"Cerchiamo di liberarci da questi maledetti nodi" la
invitai.
"Non faremo mai in tempo a prenderlo, tanto vale aspettare
che Angela si svegli. Sono stanca."
Angela dormiva. Bogaev l'aveva messa a nanna con un'iniezione
perché sapeva che il nastro adesivo con cui l'aveva legata non avrebbe
potuto contenere a lungo la sua incredibile forza.
"Almeno non hanno più quei dati" dissi, cercando
di vedere il lato positivo delle cose.
Kayth annuì.
"Esatto. Bene o male, missione compiuta. E grazie a te
non ci abbiamo nemmeno rimesso la pelle, il che non guasta. Mi complimento."
"Sono lusingata" replicai, "però in fondo quel
Bogaev non è così cattivo."
Ebbi paura di aver commesso una grossa gaffe. Kayth era
stata da poco violentata da quell'uomo, e costretta al piacere, il che
è ancora più umiliante. E se è vero Bogaev ci aveva
poi salvato dalla furia di Arika, era per colpa sua che ci eravamo trovate
in tutta questa situazione.
"Mhh..." mormorò Kayth, "no, ne abbiamo conosciuti
di peggio... lui non è così cattivo. Fottuto bastardo."
"Confessa che gli hai lasciato un posto nel tuo cuore"
insistetti. Non ci avrei creduto neanch'io, ma ad un tratto mi accorgevo
che era vero.
Lei ridacchiò, e non disse niente.