***attenzione*** racconto non adatto ai minori...
il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età
adatta è pregato di
andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo scritto
può essere diffuso a patto che non sia alterato in nessuna parte,
non si faccia
alcun tipo di profitto su di esso (no su siti a pagamento
ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Avevo superato un esame universitario, e questo mi metteva di buon umore, così quando Kayth mi chiamò per partecipare a una missione corsi eccitata all'Agenzia BB. L'avventura mi era entrata nel sangue, e un mese lontana dall'azione era fin troppo. Certo, ero anche preoccupata, ma Kayth mi disse che sarebbe stata una vittoria facile.
C'era un incontro in programma tra un misterioso informatore
e la bella Arika, una spia giapponese che tenevamo d'occhio da tempo. Io
stessa avevo passato qualche tempo a seguirla da lontano, prendere foto,
annotare i posti dove si recava, e così via. L'eccitazione della
cosa era durata pochissimo, si trattava di un compito davvero noioso. Non
trovavo nulla di anormale nella vita della ragazza, che era snella, di
alta statura per una giapponese, sempre con un'espressione seria che mi
ricordava un po' quella della nostra comandante Kim.
Kayth era invece sicurissima che si trattasse di una
spia e faceva l'impossibile per tenerla sotto controllo. L'incontro cui
la nostra amica si doveva recare era venuto a nostra conoscenza grazie
a una delle tante intercettazioni da parte dei nostri specialisti.
Controllai di nuovo il nostro dossier su Arika. Ufficialmente
una commerciante di preziosi, aveva ventisei anni e veniva da Kuzyan, l'isola
del nuovo Oceano Pacifico dove la colonizzazione giapponese era prevalente,
a parte qualche zona dove si erano insediati russi, polacchi e altri europei
dell'est. Kuzyan era in pace con tutti, naturalmente, ma spesso ficcava
il naso negli affari altrui. Mentre stampavo alcune parti del documento
apparve Angela, nostra compagna nella missione. La ragazza nera aveva costretto
le sue forme esuberanti in una suite di latex d'un perfetto colore bianco,
e portava a tracolla una micidiale mitraglietta.
"Sempre tette e sedere di fuori" dissi per prenderla
in giro.
Angela ridacchiò.
"Aspetta di vedere il costume da bagno che Kayth ha scelto
per te, bambola. Il brillante piano vuole che voi due capitiate per caso
al luogo dell'incontro, che è una villa in riva al mare, come due
bagnanti che si sono perse."
"Oh... e tu?"
Angela saettò il pugno nell'aria. "Io sto nei
dintorni, e al momento giusto fornisco la potenza di fuoco."
Kayth arrivò in quel momento, avvolta in un asciugamano.
Aveva appena terminato un incontro di lotta con Consuelo, strapazzandola
di qua e di là come uno strofinaccio. Considerando che quello era
il trattamento che di solito Consuelo riservava a me, non era impresa da
poco.
"Funzionerà così" disse, "io e Cora ci
avviciniamo disarmate e in vista, Angela interviene se succede qualcosa,
ma, finché non arriva nessuno, sta fuori scena e controlla i dintorni.
Dovremmo arrivare prima dell'appuntamento che vogliamo interrompere e il
posto sembra disabitato, ma non si sa mai. Se tutto va bene, li aspetteremo
nella casa e li sorprenderemo quando si incontrano. Sono proprio curiosa
di sapere quali dati ci hanno rubato e come hanno fatto."
Angela giocherellava con la mitraglietta.
"Potremmo portare un'altro paio di queste?"
"Un'arma è più che sufficiente" replicò
Kayth facendo spallucce. "Meno si spara in questo mestiere e meglio è
per tutti. Visto che abbiamo speso un sacco di soldi per potenziare i tuoi
muscoli, cercherai di usare quelli."
Era proprio così. Grazie alle nanotecnologie,
adesso Angela era in grado di esprimere una forza muscolare più
che raddoppiata. Aveva impiegato settimane per adattarsi alla sua nuova
energia muscolare e usarla in maniera da non farsi male, ma questo era
un problema comune in tutti i biopotenziamenti.
La costa era poco abitata in quel punto, e il nostro motoscafo
la sola imbarcazione a vista d'occhio. Quando avvistammo la villa ebbi
subito l'impressione di un luogo un po' sinistro. Lo stile in cui era costruita
risaliva all'architettura terrestre di un paio di secoli fa, con profili
aguzzi e finestre strette. Inoltre, mi sembrava che la villa avesse bisogno
di un po' di manutenzione.
Sbarcammo lontano dall'edificio e salutammo Angela, che
corse verso una fila di cespugli poco lontana per iniziare il suo approccio
silenzioso verso l'obiettivo. Io e Kayth camminavamo all'aperto, in costume.
Non mi andava molto a genio di mostrarmi a un possibile osservatore vestita
di un tanga che mi lasciava il sedere nudo, ma Kayth appariva naturalissima
e cercai di imitarla. L'idea era di apparire come due pollastrelle sceme
e inoffensive, se poi la villa era disabitata avremmo potuto abbandonare
la finzione, ma non avevamo in dotazione né vestiti né armi.
Eravamo anche prive di un comunicatore per avvisare Angela in caso di necessità,
e questo sarebbe stato un problema più tardi.
"Iu-uuhh!! C'è nessuno?" chiamò Kayth riparandosi
dal sole col dorso della mano e guardando le finestre. Non ricevendo risposta
si avvicinò alla porta, sculettando leggermente.
"Uffa, venite fuori!" gridò bussando. Si atteggiava
da scema fin troppo bene, ed era uno spasso vederla così diversa
dai suoi normali atteggiamenti.
Ad un tratto smise di bussare, diede un colpo appena
un po' forte e la porta si aprì. La seguii all'interno.
"Con una porta così debole, non mi aspetto che
ci sia un allarme, ma è meglio se controlliamo" sussurrò.
"Il posto sembra deserto."
Ci dividemmo. Ad un tratto eravamo diventate rapide e
silenziose. Kayth salì le scale, io visitai le stanze del pianterreno.
Entrai in cucina e trovai il contatore della luce. L'elettricità
era stata tolta, e non la riattivai. Passai ala stanza successiva, che
era una camera da letto. Non mi aspettavo di trovare nulla di interessante
ma entrai per darvi una rapida occhiata. La struttura del letto era di
metallo, vecchio stile e in cattivo stato. Sul comodino accanto al letto
vidi una borsa impolverata, e la aprii. Appena vidi un nuovissimo comunicatore
mi allarmai ma non feci in tempo a pensare nient'altro perché qualcuno
mi saltò addosso alle spalle, mi premette una mano sulla bocca e
mi spinse sul letto, dove cademmo insieme. Terrorizzata, artigliai l'aria
dietro di me cercando il suo volto, ma mi arrivò un colpo tra le
costole, duro e improvviso, da togliere il fiato. In un attimo una striscia
di stoffa venne passata nella mia bocca spalancata per urlare, e annodata
dietro la nuca. Mani robuste presero i miei polsi e li unirono dietro la
schiena. Il mio addestramento nel corpo a corpo stava dando dei gran risultati!
Cercai di resistere al misterioso assalitore, dovevo riuscire a reagire,
fare rumore, almeno far capire a Kayth che tutto stava andando storto!
Niente da fare, mi stava già legando le mani.
Voltai la testa per cercare di guardarlo, e mi lasciò fare. L'uomo
che mi aveva messo fuori combattimento in una manciata di secondi non era
un giovane atleta ma un uomo sulla quarantina, brizzolato sulle tempie,
snello e in forma ma senza un grosso torace o muscoli prominenti. Il suo
volto abbronzato e sorridente era largo, senza particolari caratteristiche,
ma nello sguardo vedevo intelligenza e determinazione.
"Non ti conosco" disse a bassa voce, "sei nuova? Non
ti preoccupare, tra poco abbiamo finito."
Afferrò le mie caviglie che scalciavano contro
il materasso e le bloccò con due rapidi giri di corda. Passò
un capo oltre i legamenti dei polsi e cominciò a tirare, portando
le caviglie sempre più in alto e costringendo la mia schiena ad
inarcarsi. Gemetti disperatamente, non volevo essere incaprettata, né
volevo rimanere, mezza nuda, nelle mani di quest'uomo.
Lui mi appoggiò la mano sulla bocca ma senza premere.
"Andiamo, io vi conosco bene, per te e le tue compagne
di squadra questo è solamente un antipasto. Non facciamo storie,
sai bene che ti impedirò di avvisare la tua amica e di difenderti."
Tirò ancora la corda e strinse un rapido nodo.
Ora non sarei andata da nessuna parte.
Mi posò una mano sul sedere, tirando la striscia
del tanga e dandomi un doloroso strappo nelle parti intime. Cercai di gridare,
e lui ne approfittò per passarmi dentro la bocca nuovamente i due
capi del bavaglio (una grossa striscia di cotone forse tagliata da un lenzuolo)
prima di stringere un secondo nodo.
Il cuore mi batteva all'impazzata mentre lo vedevo uscire.
Qualche ora prima ero tranquilla a casa mia, e adesso mi trovavo prigioniera
di un uomo che mi aveva sorpresa e smanazzata a piacimento, quasi nuda,
in una villa sconosciuta. E ora cercava di fare lo stesso con la mia compagna.
In un'occasione così demoralizzante, ovviamente, la mia determinazione
di continuare il micidiale mestiere dell'agente segreto vacillò.
Volevo solo scappare e tornare alla mia vita di prima, e piangevo come una
bambina.
Solo dopo un minuto o due pensai alle parole dell'uomo
e mi resi conto che doveva aver avuto a che fare in passato con l'Agenzia
BB e ci conosceva bene, al punto da sapere che io ero un nuovo acquisto
dell'organizzazione (uno destinato a durare poco, se avessi potuto esprimere
la mia volontà in quel momento). L'aggressore misterioso era stato
dei nostri in passato? o aveva affrontato l'Agenzia diverse volte? Se era
vera la seconda ipotesi, doveva averla avuta vinta spesso contro di noi.
Quindi, nel caso che non me ne fossi già accorta a mie spese, bisognava
ritenerlo uno in gamba.
Tentai di muovermi e di scendere dal letto. Legata com'ero,
sarei dovuta rotolare di lato e farmi cadere, una prospettiva non allettante,
ma nonostante il mio sconforto sapevo che dovevo cercare di fare qualcosa.
Pensai che il tizio non aveva l'aria di uno che uccide a sangue freddo,
per fortuna. Mi aveva trattata con un'affettuosa brutalità, tutto
sommato più rassicurante della fredda efficienza degli uomini della
KJK o di Mimì la Gatta, altri avversari nelle cui mani avevo trascorso
dei momenti di puro terrore. Purtroppo ci si può sempre sbagliare,
e la cosa migliore da fare era lottare: volevo creare rumore, in modo che
Kayth non venisse colta di sorpresa.
Cos'era stato di Angela? Il mio uomo misterioso l'aveva
già eliminata dalla partita?
Nello stesso momento in cui caddi fragorosamente dal letto,
facendomi un gran male, sentii una voce femminile gridare e seppi che Kayth
era alle prese con il nostro ospite. Indubbiamente la comandante della
nostra sfortunata missione era più in gamba di me, perché
ci mise parecchio a perdere lo scontro. Sentii urla, urti, fragore di mobili
che si frantumavano. Infine, dopo un minuto di silenzio, l'uomo tornò
da me. Aveva l'aria di chi ha fatto un bel po' di esercizio fisico ed ansimava
leggermente, tenendosi un polso con l'altra mano.
"Sei caduta dal letto, bambina?" domandò. "Non
preoccuparti, adesso mi occuperò di te."
Mi congelai sul posto e cercai di diventare più
piccola che potevo, ma per il momento lui aveva altro da fare, poiché
sanguinava.
Cercò nella borsa e prese una garza che avvolse
intorno alla piccola ferita dopo aver succhiato il sangue che ne usciva
lentamente. Nulla di grave, purtroppo.
Stoicamente, rimasi ferma mentre lui completava i miei
legami, senza reazioni inutili e nella speranza che Angela, finalmente,
ci tirasse fuori dai guai. Per prima cosa avvolse una corda attorno ai
miei fianchi e a questa ancorò le inutili mani, già legate.
Così mi tirò le caviglie ancora più indietro. Mi avvolse
intorno alla testa una striscia di tessuto nero ed elastico, completando
il mio bavaglio.
Gemetti debolmente mentre mi prendeva in braccio. Ero
impotente come una neonata, ansiosa e in affanno. E quasi nuda.
"Stai buona e non ti succederà niente" disse mentre
mi posava in ginocchio sul letto.
Cercai di voltarmi quando camminò in modo da posizionarsi
dietro di me, ma con una mano mi tenne ferma la testa. Sentivo che stava
lavorando con qualcosa alle mie spalle e la cosa non mi piaceva per niente.
Poi, improvvisamente, mi premette un grosso tampone di stoffa sul viso,
bloccandomi il corpo con l'altro braccio. Indovinai subito che il maledetto
non era contento della mia impotenza, mi voleva anche narcotizzare. Gridai,
ma potevo emettere ben pochi suoni, e respirai il cloroformio. Fu un orribile
momento di panico. Con uno sforzo frenetico ruppi il contatto con l'uomo,
ma solo per un momento.
"Coraggio, fai la brava. E' la prima volta che ti mettono
a dormire?" disse ridendo il mio assalitore, premendomi di nuovo il tampone
sul volto. Ero già debole, e con una strana sensazione di languore
il mio corpo si abbandonò contro il suo, finché persi la
vista e scivolai in un profondo sonno.