BB 4 parte quinta di cinque - Brutta nottata per il sig. Johnson)

***attenzione*** racconto non adatto ai minori... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo scritto può essere diffuso a patto che non venga alterato in nessuna parte, non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
 

    Di notte, la villa di madame Monique era uno spettacolo, illuminata da diversi riflettori e lampade che ne esaltavano le bizzarre forme architettoniche. Kayth e Luca non potevano godersi il panorama, ma nemmeno ne erano interessati. Erano totalmente concentrati sui pericoli e sulla lotta che li attendevano. Finora era andato tutto bene. Zaki aveva comunicato il successo della missione e la cattura di Luca a seguito di un inaspettato tentativo d'intervento da parte sua. Monique si era divertita a guardare i prigionieri attraverso la microcamera del comunicatore, facendo un paio di commenti salaci. All'arrivo, l'hover entrò in un parcheggio (il cui tetto si spalancava consentendo l'atterraggio) e Zaki spense il motore. Con sorpresa dei due agenti, pronti ad essere liberati e passare all'azione, Monique fu subito lì, chiedendo di entrare a bordo! Zaki bestemmiò sottovoce ma non poté rifiutare. La padrona della villa entrò nel velivolo, vestita soltanto di biancheria intima con tanto di reggicalze e giarrettiere, e le domandò com'era andata. Temendo per la propria vita Zaki si sforzò di mostrarsi allegra per il successo e per la cattura degli avversari.
    "Non vedo l'ora di divertirmi un po' con questi due" trillava madame tutta eccitata.
    "E' meglio che li porti in cella e li metta al sicuro, madame" cercava di interrompere Zaki, "con questi furbastri non si sa mai. Lasci fare a me."
    La mano di madame carezzò delicatamente i peli pubici di Luca, sfiorando appena il corpo. Lui fremette al contatto, aspettandosi qualche brutta sorpresa. Invece madame Monique rise e lo lasciò, per avvicinarsi a Kayth.
    "Sembra che non volevi stare ai patti, mia cara" disse la donna in tono di scherno. Con un dito tracciò le linee della vagina depilata di Kayth, spalancata e offerta al suo tocco. "E' un peccato per te e per Ami, la tua cara amica."
    Kayth mugolò con forza, sentendosi tirare energicamente le labbra del sesso. Madame continuò a manipolarla senza ritegno, ridendo di lei e commentando la forma e il colore delle sue parti sessuali come si potrebbe parlare di un oggetto d'arte o di un'automobile di lusso.
    "E' molto tardi e siamo tutti stanchi, madame" tentò di intervenire Zaki. Se i due agenti si fossero sentiti persi, nulla li avrebbe trattenuti dal farle saltare la testa!
    "Mia cara, ma questo è un momento da assaporare! Guarda la nostra avversaria, orgogliosa e tenace, contorcersi sapendo di aver condannato Ami a rimanere la schiava sesuale di quel delizioso maiale di Johnson. Quanto a lei stessa, rimarrà con noi, vero? E anche questo meraviglioso stallone."
    "Certo madame."
    Zaki vide la padrona rivolgere le proprie attenzioni di nuovo a Luca e disperatamente cercò di slegare i polsi di Kayth. La paura le aguzzò i sensi e riuscì a trovare i nodi dietro la schiena della prigioniera, e a liberarla con pochi gesti. Madame stava manipolando il pene di Luca, che si inarcava sotto l'effetto di tante attenzioni, gemendo nel bavaglio.
    Non vista, Kayth si tolse la benda, e con l'aiuto di Zaki slegò le ginocchia dai braccioli del sedile in alcuni secondi. Ancora imbavagliata e avvolta di corde, ma libera di muoversi, diede uno spintone a Zaki e balzò all'attacco.
    La ragazza orientale ne approfittò per esagerare l'effetto della spinta, urtare con fragore la parete del vano passeggeri e fingere di cadere stordita. Giusto nel caso che fosse rimasta al servizio di madame, non voleva che sapesse del suo tradimento.

    Monique venne completamente colta di sorpresa e rotolò nello stretto spazio fra i sedili, avvinghiata con Kayth che era esplosa nel suo odio vendicativo.
    "Tu, schifosa!" urlava l'agente, "la mia figa la lasci stare! Sgualdrina!"
    Monique graffiò, soffiando come una gatta, e sferrò alcune violente ginocchiate al ventre di Kayth, ma l'agente sembrò non accorgersene nemmeno e la colpì duramente al volto. Nemmeno madame sembrava cedere, e alternativamente urlava insulti e chiamava aiuto. Luca, impotente nel mezzo di quel furioso combattimento tra donne, cercava invano di liberarsi.
    Zaki socchiuse un occhio e controllò la situazione. Per quanto le sembrasse strano, Kayth non riusciva ad avere la meglio! I due corpi, uno seminudo e l'altro completamente scoperto, si erano aggrovigliati in un intrico di forme femminili nell'angusto spazio tra due sedili, e fra le urla di rabbia e di dolore sembrava che madame riuscisse a portare a segno i colpi migliori. La donna non era certo un'atleta o un agente segreto ma era forte quanto Kayth e in perfetta forma, in più la furia di vedersi assalita nel suo dominio le aveva moltiplicato le energie.
    Poiché madame non poteva certo avere occhi per lei in quei frangenti, Zaki si avvicinò a Luca e gli levò il cappuccio. Lui batté le palpebre un paio di volte mentre la ragazza usava la chiave per liberarlo dalle manette e poi lo aiutava con le corde, i legamenti del pene e il bavaglio. Poi Zaki si distese a terra e tornò al suo finto svenimento.

    "Adesso te la faccio pagare!" gridò madame Monique vedendo Kayth dolorante e in difficoltà. "Come ti permetti di mettermi le  mani addosso!"
    Improvvisamente Luca le mozzò il fiato stringendole un braccio intorno al collo e bloccando con l'altra mano il colpo che stava per sferrare a Kayth. All'arrivo del soccorso, Kayth riprese forza e colpì madame al seno, poi si aggrappò ai suoi capelli rossi e le artigliò il volto.
    "Lasciatemi! Come osate..." gridò con voce soffocata madame. Luca le aveva bloccato con efficienza i polsi e Kayth le premette una mano sul viso, tappandole la bocca, poi strinse l'altra mano sul naso. La donna, già a corto d'aria per la presa sul collo, cominciò a gemere con forza. Divenne paonazza, i suoi occhi cercarono disperati un qualunque aiuto per diversi secondi, poi gemette sempre più piano e alla fine cessò ogni resistenza.
    Kayth si liberò con fatica da sotto il suo corpo inerte. Usando l'intrico di corde che la avvolgeva cominciò a legarla.
    "E' stata dura. In questo spazio ristretto le arti marziali non si possono usare proprio!"
    Luca ridacchiò, cercando i suoi vestiti. "Sei tu che non sei più in forma!"
    Vista la sua padrona KO, Zaki si alzò e affrontò i due agenti.
    "Avete avuto la mia collaborazione. Adesso vi chiedo di liberarmi da questa maledetta carica esplosiva."
    "Ehi, bellezza, non siamo ancora al sicuro e non abbiamo completato la missione!" ribatté Luca.
    "Non importa, potete legarmi e imbavagliarmi" disse Zaki indicando madame. "E vi chiedo di non dire mai a nessuno che mi avete costretta a collaborare con voi. Adesso toglietemi la carica."
 
    "Faremo come vuoi tu" acconsentì Kate, che aveva legato polsi, gomiti e caviglie di Monique. "ma adesso è il tuo turno di spogliarti nuda."
    Zaki obbedì e Kayth replicò su di lei lo stesso imprigionamento che aveva subito prima, a gambe aperte sul sedile, aggiungendo una robusta benda. Intanto Luca aveva strappato le mutande a madame e gliele aveva infilate in bocca, sigillando le labbra col nastro adesivo.
    "Adesso possiamo andare in cerca di Ami, mancano solo un paio di dettagli" disse Kayth. Per prima cosa strappò il grosso cerotto che Zaki credeva una carica esplosiva, ma non svelò il trucco. Non si sa mai nella vita. Poi cercò nella sacca di Zaki, trovò una bottiglietta di cloroformio e ne versò una robusta dose su un tampone di stoffa. Si avvicinò alla ragazza orientale, legata e bendata, e le premette l'anestetico sul viso. Zaki mugolò una protesta e si divincolò, ma non aveva nessuna possibilità di opporsi e dopo circa un minuto scivolò nel mondo dei sogni.
    Luca si guardò intorno soddisfatto. Due pericolose opponenti completamente fuori combattimento.
    "Certo che non hai voluto correre rischi" osservò indicando il tampone imbevuto di cloroformio.
    Kayth lo fissò. "Innanzitutto, non sai quante sofferenze ho passato io nelle mani di questa bastarda. Inoltre, se le parti fossero invertite puoi star certo che non riceverei alcun favore da nessuna delle due. E adesso muoviamoci."

    Kayth ricordava dove veniva tenuta prigioniera Ami, e ritrovò facilmente il posto, muovendosi in silenzio con Luca. Nella villa ci dovevano essere, sicuramente, delle guardie armate. Ma non nelle zone dove madame conduceva i suoi giochi privati. Inoltre, essendosi la lotta precedente condotta all'interno dell'hover, nessuno aveva sentito. Fu uno scherzo trovare Ami, ci volle un poco di più per liberarla da due strati di avvolgimenti di latex prima di poterla abbracciare.
    "Come sono contenta!" sussurrò Ami, "quel figlio d'un cane di Johnson mi ha maltrattato per ore. Mi liberava la bocca solo per infilarci dentro il suo... ma ora è meglio che ce ne andiamo."
    "Non sono d'accordo" disse Luca. "Dobbiamo trovare quel bastardo. Ho la mia machine-pistole, possiamo cercare altre armi."
    "Cercarlo per tutta la villa potrebbe essere molto pericoloso" commentò Kayth. "Non dico di lasciar perdere, ma ci saranno altre occasioni. Le domestiche di madame sono delle tipe pericolose, come ben sappiamo, e ci sono le guardie armate, non sappiamo quante. Già è un problema uscire da qui senza farci sparare. Se decolliamo con l'hover senza chiedere il via libera, può succedere di tutto."
    Luca s'intestardì. "Il biglietto per l'uscita ce lo fornirà madame Monique o la sua sgualdirna di cameriera, Zaki. L'occasione è adesso."
    Kayth scosse la testa in un gesto di compatimento. "Continui a dimenticare chi è che dà gli ordini qui. Credo che alla base ti dovrò sottoporre al trattamento che ti ha riservato Zaki, ma io te lo legherò molto più stretto."
    In quel momento udirono il rumore di un motore in avvicinamento.
    "E' un altro hover" mormorò Ami.
    "Non restiamo qui" disse Kayth, "vediamo chi è. Potrebbero liberare madame e Zaki!"

    Johnson, dopo essersi divertito con Ami, si era recato in un locale di Stokrin per una bella bevuta e ora tornava tutto allegro nel cuore della notte. Gli uomini di Monique lo avevano chiamato informandolo del successo: i documenti erano in mano loro. Non solo, la stupida Kayth aveva cercato di fare la furba e adesso l'avrebbe pagata assieme al suo compagno. Quanto al prigioniero, lo avrebbe lasciato esclusivamente alle cure di Madame, ma non vedeva l'ora di trastullarsi con le due agenti che aveva così soavemente preso per i fondelli, sfruttato, torturato e costretto ai suoi servizi. Il futuro appariva promettente. Con tutto il denaro guadagnato nella missione avrebbe potuto costruirsi davvero un piccolo impero, e passatempi come quello di stanotte sarebbero stati la norma.
    Forse avrebbe convinto Monique a lasciargli entrambe le prigioniere e si sarebbe trastullato per anni a spezzare la resistenza e la volontà delle due ragazze di cui aveva tradito la fiducia. Poteva fare in modo che l'Agenzia BB non sapesse mai dove andarle a cercare. Le avrebbe illuse e disilluse con la promessa della libertà, per lasciarle andare solo quando si fosse stancato di loro, senza far loro capire dov'erano state tenute prigioniere.

    Iniziò la manovra per parcheggiare l'hover accanto a quello usato da Zaki nella vittoriosa missione contro la LOL ltd. Missione svolta dalla povera Kayth, che ora soffriva, probabilmente, sotto la dominazione della ragazza dagli occhi a mandorla. Una stupidaggine, quella di aver tentato di fregarlo. Ma se anche Kayth avesse rispettato la sua parte del patto, lui non l'avrebbe fatto. Sono proprio un gran bastardo, pensò mentre usciva dall'abitacolo e scendeva a terra, sorridendo fra sé.
 
    "Sei proprio un gran bastardo, Johnson, ma stavolta per te è finita" disse una voce maschile. Da sotto l'altro hover sbucò Luca, con l'arma in pugno, seguito da Ami e Kayth, nude, entrambe libere, la prima coi capelli biondi sudati, appiccicati al volto per esser stata rinchiusa nei teli di latex per ore. Johnson rimase paralizzato, stupefatto, finché un gran pugno non lo stese a terra e diverse mani lo sollevarono, per riportarlo al mezzo che aveva appena lasciato. Venne scaraventato su un sedile, e vide dei dischi, contenenti certamente gli studi di Miss Hunt, nelle mani della bionda Ami. La ragazza gli rivolse un sorriso cattivo, chiuse i documenti in un portaoggetti accanto al posto di guida, poi sedette ai comandi. Johnson si ribellò, ma Luca lo teneva fermo.
    "Verrai portato davanti alla commissione interna dei servizi segreti, amico" disse Kayth seccamente. "Ma per adesso devi inventarti una balla, tipo che devi ripartire, da raccontare a quelli della sala controllo. Fai il bravo, mica vorrai che ci sparino mentre stiamo decollando, no?"
    Johnson stava ancora assimilando il colpo che gli avevano sferrato gli eventi.
    "Non vorrete mica riportarmi a New London" gridò con voce spezzata. "Quelli mi strapperanno le palle!"
    Luca sorrise. "Davvero? Non conosco a fondo la politica interna dei servizi segreti, ma forse è meglio tornare là che prendersi una raffica di proiettili qui a bordo, no? Avanti, non costringermi a sporcare di sangue questo bel macchinone volante..."
    "Chiamali subito!" intimò Kayth mentre Ami accendeva il motore. "Hai voluto fare il doppio gioco, adesso non ti lamentare."
    Johnson si sforzò di pensare. Cos'era successo? Dov'era Monique? E Zaki? Qualcuno a cui chiedere soccorso doveva per forza esserci!
    "Avanti, grand'uomo, tra un istante sarai in linea coi tuoi amici là sotto."
    "E non scordare che sei sotto tiro!" puntualizzò Luca.
    Johnson vide nello schermo il volto di un uomo della viglianza.
    "Aiutatemi!" urlò in preda al terrore. "Mi stanno sequestrando!"
    Il volto nello schermo imprecò e disse qualcosa voltandosi verso un vicino non inquadrato. Luca cominciò a stringere il dito sul grilletto ma Kayth lo fermò con un gesto. Con l'altra mano calò un colpo di karate sul collo di Johnson, mandandolo riverso sul pavimento.
    "Bastardo fino in fondo, vero Johnson?"
    "Al diavolo" esclamò Ami facendo schizzare il velivolo verso l'alto. "Adesso si balla! cosa avranno da offrirci le guardie di madame Monique?"
    Luca soffocò un'imprecazione. "Visto l'arsenale che le ha lasciato il defunto marito, gli sgherri della vedovella potrebbero avere anche dei missili a ricerca di calore. Dovevamo imbarcare anche lei, ma adesso è troppo tardi!"
    Ami si voltò ansiosa verso Kayth. "Mamma, cosa faccio? Se ci arrendiamo adesso questi simpaticoni ci spaccheranno veramente il didietro e io non voglio di nuovo..."
    "Nemmeno io!" urlò Kayth. "Andiamocene!"

    "Non spareranno, visto che abbiamo Johnson a bordo!" disse Luca speranzoso. Cercava con lo sguardo le postazioni delle guardie. Ma con tutte le torrette, le strane sporgenze e le terrazze della villa, era difficile individuare le possibili minacce.
    Ami portò il motore alla massima potenza e il potente getto d'aria fece schizzare l'hover sopra il muro di recinzione. Una raffica da venticinque millimetri lacerò l'aria e alcuni proiettili sfondarono le sottili lamiere del velivolo.
    "No, di Johnson non gliene importa nulla" si corresse Luca.
    Kayth sorrise. "Non avevo nessun dubbio riguardo a questo."
    Furono trenta secondi molto lunghi da far passare. Le mitraglie delle guardie crivellarono l'hover ma non lesionarono alcuna parte vitale, né ferirono i passeggeri. Per fortuna, non c'erano missili né armi più pesanti. Quando arrivarono fuori tiro i passeggeri tirarono un sospiro di sollievo. Tranne Johnson che era svenuto.
    Ma se anche fosse stato cosciente, avrebbe avuto poco da rallegrarsi.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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