***attenzione*** racconto non adatto ai minori... il contenuto
è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta
è pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo scritto
può essere diffuso a patto che non venga alterato in nessuna parte,
non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su siti a pagamento
ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Di notte, la villa di madame Monique
era uno spettacolo, illuminata da diversi riflettori e lampade che ne esaltavano
le bizzarre forme architettoniche. Kayth e Luca non potevano godersi il
panorama, ma nemmeno ne erano interessati. Erano totalmente concentrati
sui pericoli e sulla lotta che li attendevano. Finora era andato tutto
bene. Zaki aveva comunicato il successo della missione e la cattura di
Luca a seguito di un inaspettato tentativo d'intervento da parte sua. Monique
si era divertita a guardare i prigionieri attraverso la microcamera del
comunicatore, facendo un paio di commenti salaci. All'arrivo, l'hover entrò
in un parcheggio (il cui tetto si spalancava consentendo l'atterraggio)
e Zaki spense il motore. Con sorpresa dei due agenti, pronti ad essere
liberati e passare all'azione, Monique fu subito lì, chiedendo di
entrare a bordo! Zaki bestemmiò sottovoce ma non poté rifiutare.
La padrona della villa entrò nel velivolo, vestita soltanto di biancheria
intima con tanto di reggicalze e giarrettiere, e le domandò com'era
andata. Temendo per la propria vita Zaki si sforzò di mostrarsi
allegra per il successo e per la cattura degli avversari.
"Non vedo l'ora di divertirmi un po'
con questi due" trillava madame tutta eccitata.
"E' meglio che li porti in cella e
li metta al sicuro, madame" cercava di interrompere Zaki, "con questi furbastri
non si sa mai. Lasci fare a me."
La mano di madame carezzò delicatamente
i peli pubici di Luca, sfiorando appena il corpo. Lui fremette al contatto,
aspettandosi qualche brutta sorpresa. Invece madame Monique rise e lo lasciò,
per avvicinarsi a Kayth.
"Sembra che non volevi stare ai patti,
mia cara" disse la donna in tono di scherno. Con un dito tracciò
le linee della vagina depilata di Kayth, spalancata e offerta al suo tocco.
"E' un peccato per te e per Ami, la tua cara amica."
Kayth mugolò con forza, sentendosi
tirare energicamente le labbra del sesso. Madame continuò a manipolarla
senza ritegno, ridendo di lei e commentando la forma e il colore delle
sue parti sessuali come si potrebbe parlare di un oggetto d'arte o di un'automobile
di lusso.
"E' molto tardi e siamo tutti stanchi,
madame" tentò di intervenire Zaki. Se i due agenti si fossero sentiti
persi, nulla li avrebbe trattenuti dal farle saltare la testa!
"Mia cara, ma questo è un momento
da assaporare! Guarda la nostra avversaria, orgogliosa e tenace, contorcersi
sapendo di aver condannato Ami a rimanere la schiava sesuale di quel delizioso
maiale di Johnson. Quanto a lei stessa, rimarrà con noi, vero? E
anche questo meraviglioso stallone."
"Certo madame."
Zaki vide la padrona rivolgere le
proprie attenzioni di nuovo a Luca e disperatamente cercò di slegare
i polsi di Kayth. La paura le aguzzò i sensi e riuscì a trovare
i nodi dietro la schiena della prigioniera, e a liberarla con pochi gesti.
Madame stava manipolando il pene di Luca, che si inarcava sotto l'effetto
di tante attenzioni, gemendo nel bavaglio.
Non vista, Kayth si tolse la benda,
e con l'aiuto di Zaki slegò le ginocchia dai braccioli del sedile
in alcuni secondi. Ancora imbavagliata e avvolta di corde, ma libera di
muoversi, diede uno spintone a Zaki e balzò all'attacco.
La ragazza orientale ne approfittò
per esagerare l'effetto della spinta, urtare con fragore la parete del
vano passeggeri e fingere di cadere stordita. Giusto nel caso che fosse
rimasta al servizio di madame, non voleva che sapesse del suo tradimento.
Monique venne completamente colta di
sorpresa e rotolò nello stretto spazio fra i sedili, avvinghiata
con Kayth che era esplosa nel suo odio vendicativo.
"Tu, schifosa!" urlava l'agente, "la
mia figa la lasci stare! Sgualdrina!"
Monique graffiò, soffiando
come una gatta, e sferrò alcune violente ginocchiate al ventre di
Kayth, ma l'agente sembrò non accorgersene nemmeno e la colpì
duramente al volto. Nemmeno madame sembrava cedere, e alternativamente
urlava insulti e chiamava aiuto. Luca, impotente nel mezzo di quel furioso
combattimento tra donne, cercava invano di liberarsi.
Zaki socchiuse un occhio e controllò
la situazione. Per quanto le sembrasse strano, Kayth non riusciva ad avere
la meglio! I due corpi, uno seminudo e l'altro completamente scoperto,
si erano aggrovigliati in un intrico di forme femminili nell'angusto spazio
tra due sedili, e fra le urla di rabbia e di dolore sembrava che madame
riuscisse a portare a segno i colpi migliori. La donna non era certo un'atleta
o un agente segreto ma era forte quanto Kayth e in perfetta forma, in più
la furia di vedersi assalita nel suo dominio le aveva moltiplicato le energie.
Poiché madame non poteva certo
avere occhi per lei in quei frangenti, Zaki si avvicinò a Luca e
gli levò il cappuccio. Lui batté le palpebre un paio di volte
mentre la ragazza usava la chiave per liberarlo dalle manette e poi lo
aiutava con le corde, i legamenti del pene e il bavaglio. Poi Zaki si distese
a terra e tornò al suo finto svenimento.
"Adesso te la faccio pagare!" gridò
madame Monique vedendo Kayth dolorante e in difficoltà. "Come ti
permetti di mettermi le mani addosso!"
Improvvisamente Luca le mozzò
il fiato stringendole un braccio intorno al collo e bloccando con l'altra
mano il colpo che stava per sferrare a Kayth. All'arrivo del soccorso,
Kayth riprese forza e colpì madame al seno, poi si aggrappò
ai suoi capelli rossi e le artigliò il volto.
"Lasciatemi! Come osate..." gridò
con voce soffocata madame. Luca le aveva bloccato con efficienza i polsi
e Kayth le premette una mano sul viso, tappandole la bocca, poi strinse
l'altra mano sul naso. La donna, già a corto d'aria per la presa
sul collo, cominciò a gemere con forza. Divenne paonazza, i suoi
occhi cercarono disperati un qualunque aiuto per diversi secondi, poi gemette
sempre più piano e alla fine cessò ogni resistenza.
Kayth si liberò con fatica
da sotto il suo corpo inerte. Usando l'intrico di corde che la avvolgeva
cominciò a legarla.
"E' stata dura. In questo spazio ristretto
le arti marziali non si possono usare proprio!"
Luca ridacchiò, cercando i
suoi vestiti. "Sei tu che non sei più in forma!"
Vista la sua padrona KO, Zaki si alzò
e affrontò i due agenti.
"Avete avuto la mia collaborazione.
Adesso vi chiedo di liberarmi da questa maledetta carica esplosiva."
"Ehi, bellezza, non siamo ancora al
sicuro e non abbiamo completato la missione!" ribatté Luca.
"Non importa, potete legarmi e imbavagliarmi"
disse Zaki indicando madame. "E vi chiedo di non dire mai a nessuno che
mi avete costretta a collaborare con voi. Adesso toglietemi la carica."
"Faremo come vuoi tu" acconsentì
Kate, che aveva legato polsi, gomiti e caviglie di Monique. "ma adesso
è il tuo turno di spogliarti nuda."
Zaki obbedì e Kayth replicò
su di lei lo stesso imprigionamento che aveva subito prima, a gambe aperte
sul sedile, aggiungendo una robusta benda. Intanto Luca aveva strappato
le mutande a madame e gliele aveva infilate in bocca, sigillando le labbra
col nastro adesivo.
"Adesso possiamo andare in cerca di
Ami, mancano solo un paio di dettagli" disse Kayth. Per prima cosa strappò
il grosso cerotto che Zaki credeva una carica esplosiva, ma non svelò
il trucco. Non si sa mai nella vita. Poi cercò nella sacca di Zaki,
trovò una bottiglietta di cloroformio e ne versò una robusta
dose su un tampone di stoffa. Si avvicinò alla ragazza orientale,
legata e bendata, e le premette l'anestetico sul viso. Zaki mugolò
una protesta e si divincolò, ma non aveva nessuna possibilità
di opporsi e dopo circa un minuto scivolò nel mondo dei sogni.
Luca si guardò intorno soddisfatto.
Due pericolose opponenti completamente fuori combattimento.
"Certo che non hai voluto correre
rischi" osservò indicando il tampone imbevuto di cloroformio.
Kayth lo fissò. "Innanzitutto,
non sai quante sofferenze ho passato io nelle mani di questa bastarda.
Inoltre, se le parti fossero invertite puoi star certo che non riceverei
alcun favore da nessuna delle due. E adesso muoviamoci."
Kayth ricordava dove veniva tenuta
prigioniera Ami, e ritrovò facilmente il posto, muovendosi in silenzio
con Luca. Nella villa ci dovevano essere, sicuramente, delle guardie armate.
Ma non nelle zone dove madame conduceva i suoi giochi privati. Inoltre,
essendosi la lotta precedente condotta all'interno dell'hover, nessuno
aveva sentito. Fu uno scherzo trovare Ami, ci volle un poco di più
per liberarla da due strati di avvolgimenti di latex prima di poterla abbracciare.
"Come sono contenta!" sussurrò
Ami, "quel figlio d'un cane di Johnson mi ha maltrattato per ore. Mi liberava
la bocca solo per infilarci dentro il suo... ma ora è meglio che
ce ne andiamo."
"Non sono d'accordo" disse Luca. "Dobbiamo
trovare quel bastardo. Ho la mia machine-pistole, possiamo cercare altre
armi."
"Cercarlo per tutta la villa potrebbe
essere molto pericoloso" commentò Kayth. "Non dico di lasciar perdere,
ma ci saranno altre occasioni. Le domestiche di madame sono delle tipe
pericolose, come ben sappiamo, e ci sono le guardie armate, non sappiamo
quante. Già è un problema uscire da qui senza farci sparare.
Se decolliamo con l'hover senza chiedere il via libera, può succedere
di tutto."
Luca s'intestardì. "Il biglietto
per l'uscita ce lo fornirà madame Monique o la sua sgualdirna di
cameriera, Zaki. L'occasione è adesso."
Kayth scosse la testa in un gesto
di compatimento. "Continui a dimenticare chi è che dà gli
ordini qui. Credo che alla base ti dovrò sottoporre al trattamento
che ti ha riservato Zaki, ma io te lo legherò molto più stretto."
In quel momento udirono il rumore
di un motore in avvicinamento.
"E' un altro hover" mormorò
Ami.
"Non restiamo qui" disse Kayth, "vediamo
chi è. Potrebbero liberare madame e Zaki!"
Johnson, dopo essersi divertito con
Ami, si era recato in un locale di Stokrin per una bella bevuta e ora tornava
tutto allegro nel cuore della notte. Gli uomini di Monique lo avevano chiamato
informandolo del successo: i documenti erano in mano loro. Non solo, la
stupida Kayth aveva cercato di fare la furba e adesso l'avrebbe pagata
assieme al suo compagno. Quanto al prigioniero, lo avrebbe lasciato esclusivamente
alle cure di Madame, ma non vedeva l'ora di trastullarsi con le due agenti
che aveva così soavemente preso per i fondelli, sfruttato, torturato
e costretto ai suoi servizi. Il futuro appariva promettente. Con tutto
il denaro guadagnato nella missione avrebbe potuto costruirsi davvero un
piccolo impero, e passatempi come quello di stanotte sarebbero stati la
norma.
Forse avrebbe convinto Monique a lasciargli
entrambe le prigioniere e si sarebbe trastullato per anni a spezzare la
resistenza e la volontà delle due ragazze di cui aveva tradito la
fiducia. Poteva fare in modo che l'Agenzia BB non sapesse mai dove andarle
a cercare. Le avrebbe illuse e disilluse con la promessa della libertà,
per lasciarle andare solo quando si fosse stancato di loro, senza far loro
capire dov'erano state tenute prigioniere.
Iniziò la manovra per parcheggiare
l'hover accanto a quello usato da Zaki nella vittoriosa missione contro
la LOL ltd. Missione svolta dalla povera Kayth, che ora soffriva, probabilmente,
sotto la dominazione della ragazza dagli occhi a mandorla. Una stupidaggine,
quella di aver tentato di fregarlo. Ma se anche Kayth avesse rispettato
la sua parte del patto, lui non l'avrebbe fatto. Sono proprio un gran bastardo,
pensò mentre usciva dall'abitacolo e scendeva a terra, sorridendo
fra sé.
"Sei proprio un gran bastardo, Johnson,
ma stavolta per te è finita" disse una voce maschile. Da sotto l'altro
hover sbucò Luca, con l'arma in pugno, seguito da Ami e Kayth, nude,
entrambe libere, la prima coi capelli biondi sudati, appiccicati al volto
per esser stata rinchiusa nei teli di latex per ore. Johnson rimase paralizzato,
stupefatto, finché un gran pugno non lo stese a terra e diverse
mani lo sollevarono, per riportarlo al mezzo che aveva appena lasciato.
Venne scaraventato su un sedile, e vide dei dischi, contenenti certamente
gli studi di Miss Hunt, nelle mani della bionda Ami. La ragazza gli rivolse
un sorriso cattivo, chiuse i documenti in un portaoggetti accanto al posto
di guida, poi sedette ai comandi. Johnson si ribellò, ma Luca lo
teneva fermo.
"Verrai portato davanti alla commissione
interna dei servizi segreti, amico" disse Kayth seccamente. "Ma per adesso
devi inventarti una balla, tipo che devi ripartire, da raccontare a quelli
della sala controllo. Fai il bravo, mica vorrai che ci sparino mentre stiamo
decollando, no?"
Johnson stava ancora assimilando il
colpo che gli avevano sferrato gli eventi.
"Non vorrete mica riportarmi a New
London" gridò con voce spezzata. "Quelli mi strapperanno le palle!"
Luca sorrise. "Davvero? Non conosco
a fondo la politica interna dei servizi segreti, ma forse è meglio
tornare là che prendersi una raffica di proiettili qui a bordo,
no? Avanti, non costringermi a sporcare di sangue questo bel macchinone
volante..."
"Chiamali subito!" intimò Kayth
mentre Ami accendeva il motore. "Hai voluto fare il doppio gioco, adesso
non ti lamentare."
Johnson si sforzò di pensare.
Cos'era successo? Dov'era Monique? E Zaki? Qualcuno a cui chiedere soccorso
doveva per forza esserci!
"Avanti, grand'uomo, tra un istante
sarai in linea coi tuoi amici là sotto."
"E non scordare che sei sotto tiro!" puntualizzò Luca.
Johnson vide nello schermo il volto
di un uomo della viglianza.
"Aiutatemi!" urlò in preda
al terrore. "Mi stanno sequestrando!"
Il volto nello schermo imprecò
e disse qualcosa voltandosi verso un vicino non inquadrato. Luca cominciò
a stringere il dito sul grilletto ma Kayth lo fermò con un gesto.
Con l'altra mano calò un colpo di karate sul collo di Johnson, mandandolo
riverso sul pavimento.
"Bastardo fino in fondo, vero Johnson?"
"Al diavolo" esclamò Ami facendo
schizzare il velivolo verso l'alto. "Adesso si balla! cosa avranno da offrirci
le guardie di madame Monique?"
Luca soffocò un'imprecazione.
"Visto l'arsenale che le ha lasciato il defunto marito, gli sgherri della
vedovella potrebbero avere anche dei missili a ricerca di calore. Dovevamo
imbarcare anche lei, ma adesso è troppo tardi!"
Ami si voltò ansiosa verso
Kayth. "Mamma, cosa faccio? Se ci arrendiamo adesso questi simpaticoni
ci spaccheranno veramente il didietro e io non voglio di nuovo..."
"Nemmeno io!" urlò Kayth. "Andiamocene!"
"Non spareranno, visto che abbiamo
Johnson a bordo!" disse Luca speranzoso. Cercava con lo sguardo le postazioni
delle guardie. Ma con tutte le torrette, le strane sporgenze e le terrazze
della villa, era difficile individuare le possibili minacce.
Ami portò il motore alla massima
potenza e il potente getto d'aria fece schizzare l'hover sopra il muro
di recinzione. Una raffica da venticinque millimetri lacerò l'aria
e alcuni proiettili sfondarono le sottili lamiere del velivolo.
"No, di Johnson non gliene importa
nulla" si corresse Luca.
Kayth sorrise. "Non avevo nessun dubbio
riguardo a questo."
Furono trenta secondi molto lunghi
da far passare. Le mitraglie delle guardie crivellarono l'hover ma non
lesionarono alcuna parte vitale, né ferirono i passeggeri. Per fortuna,
non c'erano missili né armi più pesanti. Quando arrivarono
fuori tiro i passeggeri tirarono un sospiro di sollievo. Tranne Johnson
che era svenuto.
Ma se anche fosse stato cosciente,
avrebbe avuto poco da rallegrarsi.