***attenzione*** racconto non adatto ai minori... il contenuto
è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta
è pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo scritto
può essere diffuso a patto che non venga alterato in nessuna parte,
non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su siti a pagamento
ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Attorno al lago Volkne si era svolta
una delle poche battaglie in grande stile della storia del pianeta Sahr,
quando i fanatici dell'Ayatollah Ashruda avevano cercato di portare la
teocrazia al potere su tutta l'allora giovanissima colonia spaziale, solo
per essere macellati da artiglieria e missili messi gentilmente a disposizione
dalle grandi aziende. Una stele con la scritta MAI PIU' in parecchie lingue
si ergeva ancora, vari decenni dopo, sull'isola che aveva visto morire
Ashruda per mano dei miliziani della corporazione KJK.
Poco distante un'altra isola ospitava
il grande complesso industriale in rovina, irto di ciminiere e torri ormai
pencolanti, con vetri fracassati e pareti sfondate. Una grande distesa
di acciaio ospitava gli elevatori che portavano grandi carichi nella parte
sotterranea della struttura.
Dopo aver lasciato il suo hover a
debita distanza Kayth camminava tra le rovine in cerca di una maniera per
scendere nel sottosuolo. La giornata era diventata improvvisamente molto
calda e la ragazza si era tolta la suite di latex nero che indossava, nascondendola
nel piccolo zaino dove portava il suo ridotto equipaggiamento. Le restava
un body nero, molto sexy e sgambato, e le scarpette con la suola di gomma
che usava per spostarsi senza rumore.
Per quello che aveva potuto rilevare
finora, non c'erano telecamere e dal punto di vista elettronico il posto
era morto o schermato molto bene. Kayth prese una stampa delle sbiadite
immagini inviatele da Consuelo e cercò di individuare il punto esatto
che vi era raffigurato.
All'improvviso una voce intimò:
"Ferma dove ti trovi."
Senza voltarsi per vedere chi aveva
parlato Kayth saltò di lato, rotolò con una capriola e si
nascose dietro l'angolo di un edificio, inseguita da una rabbiosa scia
di proiettili sparati da un'arma automatica ad alta velocità.
Il fragore della raffica lacerò
l'aria, mandando proiettili a rimbalzare da tutte le parti, ma Kayth era
illesa e, per il momento, al riparo. Brutta situazione, pensò. Si
era fatta individuare subito, e adesso fronteggiava l'avversario armato
senza nemmeno un temperino.
Si infilò nell'edificio, ascoltando
passi che si avvicinavano dall'esterno. Due, anzi tre persone con scarponi
pesanti. Senza rimanere ad attenderli Kayth si inoltrò nel palazzo
in rovina e trovò delle scale. Queste scendevano in profondità
e la ragazza scese un paio di rampe, poi si infilò in una stretta
porticina e corse in un corridoio semibuio, sperando di aver seminato i
suoi avversari.
Cominciò un gioco di mosca
cieca, in cui Kayth cercava di non farsi individuare da diversi guardiani
armati che la cercavano nel dedalo di corridoi e stanze, alcuni in disuso,
altri recentemente restaurati. L'agente decise che non poteva continuare
così, era il momento di tendere un agguato a uno degli inseguitori
per impadronirsi di un'arma. Appena avesse trovato il posto adatto per
un'imboscata...
Svoltando alla cieca si trovò
ad un tratto in una grande stanza, una specie di hangar soterraneo. Si
fermò di colpo. Davanti a lei c'era un nutrito gruppo di uomini
armati, alcuni in tuta mimetica, altri vestiti di nero e col volto coperto
come dei moderni ninja, quasi tutti armati di pistole o fucili automatici.
In mezzo al gruppo, seduti ad un grande tavolo, c'erano tre personaggi
che conosceva bene.
La prima era madame Monique, la vedova
dell'eccentrico miliardario Ernst Dietzke, vestita di grigio e intenta
a guardarla come si guarda un animale in trappola.
La seconda era Zaki, la sua 'cameriera'
orientale: anche lei la fissava con uno sguardo duro e indecifrabile.
Il terzo, che aveva l'aria di divertirsi
un mondo, era Harold Johnson.
"C'è da essere impressionati
davvero!" esclamò Johnson. "La nostra Kayth ci ha trovati e smascherati
ben bene! Peccato che non le servirà... Avanti dolcezza, non vorrai
mica che facciamo del male alla tua amica bionda. Arrenditi."
Kayth sentì la rabbia montare
ma non fece nulla, limitandosi ad avvicinarsi di due passi, gli uomini
armati che la seguivano con lo sguardo.
"Cosa hai fatto ad Ami, bastardo traditore?"
domandò.
"La ragazza è addestrata bene,
non mi ha concesso di estorcerle alcuna informazione utile nel poco tempo
che ho avuto per interrogarla. Però le è stato impossibile
impedirmi di estorcerle il mio piacere, un'esperienza molto gradevole."
Le parole di Johnson furono accompagnate
da un sorriso cattivo da parte di Monique e Zaki, e da qualche risatina
fra gli sgherri attorno a loro. Kayth, che si vedeva comunque persa, scattò
in avanti per fargli rimangiare quello che aveva detto. Gli uomini non
potevano usare le armi poiché in un attimo il bersaglio era arrivato
troppo vicino e in mezzo a loro, rischiavano di spararsi a vicenda. Si
lanciarono quindi a mani nude contro di lei. Kayth venne placcata alla
vita, trascinò con sé nello slancio l'avversario, ricevette
dei colpi e ne schivò alcuni, scalciò, riuscì a trovarsi
a meno di due metri da Johnson che la osservava sardonico.
Un gigantesco nero si parò
tra lei e l'obiettivo e senza tanti complimenti le sferrò una ginocchiata
nel ventre. Kayth si ritrovò senza fiato ma insistette e si divincolò,
riuscendo ad arrivare al tavolo. Venne inchiodata dalle mani degli avversari.
Il suo pugno era a pochi centimetri dal volto di Johnson e i loro sguardi
si incrociarono. Per qualche istante lo vide sorridere del suo odio, poi
la testa le venne spinta contro il tavolo e i suoi stessi riccioli le bloccarono
la visuale. I pugni degli uomini la lavoravano ai fianchi, le robuste braccia
la stringevano in una morsa che le rendeva impossibile respirare. Kayth
cercò di parlare ma emise solo un gorgoglìo e non riuscì
a formare le parole. Johnson prese il pugno dell'agente fra le sue mani
e gentilmente forzò per aprirlo. Sepolta in un nugolo di corpi Kayth
non riuscì ad avvicinarsi oltre né a liberarsi, e si sentì
perdere conoscenza a poco a poco. Johnson le aveva aperto la mano e la
carezzava fra le sue. Con un ultimo colpo alla nuca, Kayth fu messa fuori
combattimento.
Quando si riprese era sdraiata sulla
schiena, in una stanza sotterranea piena di macerie. Le braccia le erano
state legate spietatamente fino a far toccare i gomiti assieme, le corde
passavano anche sopra, sotto e attorno ai seni stringendoli in una morsa
dolorosa, le gambe erano avvolte da altra corda e appese ad un anello nel
soffitto in modo che soltanto la testa e le spalle toccavano terra. Kayth
era nuda, e imbavagliata con un complicato intrico di cinghie che le avvolgeva
il capo premendole un grosso blocco di gomma dentro la bocca. Accanto a
lei Ami, nuda e indifesa allo stesso modo, era in piedi, piegata in avanti.
Le sue braccia, distese dietro la schiena, erano legate ai polsi con un'altra
corda che arrivava al soffitto. Il nodo era robusto e fuori portata delle
dita. Alle caviglie le avevano legato una sbarra di legno che la costringeva
a tenere le gambe larghe. Indifesa e disponibile a qualunque abuso, Ami
mugolava nel bavaglio di nastro adesivo che copriva il volto da un orecchio
all'altro. Le guance erano rigonfie della stoffa che le avevano infilato
in bocca.
Le ragazze riuscirono a comunicare
tra loro soltanto attraverso gli sguardi. Ami sembrava dispiaciuta vedendo
che Kayth si era cacciata nei guai per aiutarla, ma la sua comandante le
fece capire di lasciare perdere.
Esaminarono la loro situazione, che
non sembrava offrire facili possibilità di evasione. Kayth si divincolò
con rabbia per alcuni minuti, ma sentì solo acuirsi il dolore dei
colpi e delle ferite che aveva subito di recente.
Ad un tratto, Johnson entrò
seguito da Zaki. La ragazza portava con se una frusta e una borsa con altri
strumenti di tortura. In pochi attimi applicò ai capezzoli delle
prigioniere delle strettissime morse e rise dei loro gemiti, poi diede
un'improvvisa frustrata sul sedere di Ami. La ragazza si divincolò
ma, visto com'era legata, poteva solo farsi male alle braccia e alle spalle.
Johnson interruppe il lavoro di Zaki
con un cenno.
"Ho bisogno di sapere un paio di cose
da voi, amiche mie. Innanzitutto, dov'è miss Hunt? e sua figlia?
La seconda cosa... siete disposte, una di voi due, a procurarmi i dati
di cui ho bisogno in cambio della salvezza dell'altra, che terrò
in ostaggio?"
Per quanto fossero imbavagliate a
dovere le due agenti gli fecero capire che non volevano saperne.
Zaki si avvicnò a Kayth, e
chinandosi su di lei le strinse il viso nella morsa delle sue dita.
"Queste puttanelle sono dure da convincere
quando vogliono, e stando assieme si danno coraggio a vicenda. Sarebbe
meglio interrogarle separatamente."
"Andiamo, ragazze" insistette Johnson,
"un piccolo furto in alternativa a una fine parecchio dolorosa. Cosa ne
pensate?"
Ami e Kayth su scambiarono uno sguardo
e non risposero in alcun modo.
Zaki si alzò e riprese la frusta,
mirando questa volta alle natiche di Kayth. Johnson la interruppe di nuovo.
"Purtroppo non abbiamo tempo. Questo
luogo va abbandonato portando le prigioniere con noi. Te le affido, Zaki,
ma con una raccomandazione: non le sottovalutare e tienile sempre d'occhio."
Una situazione a dir poco difficile,
pensò Kayth mentre la ragazza orientale girava loro attorno come
un animale da preda. Il dolore ai capezzoli e la tensione alle gambe si
facevano già sentire. Ami doveva essersela già vista brutta,
a giudicare dalle striature rosse che le segnavano i seni ed il sedere.
"Dopo il nostro incontro a Rabaul
pensavo che non ci saremmo viste più" iniziò Zaki, "ma a
quanto pare sbagliavo... ed è una fortuna, viste le circostanze.
Adesso mi procuro un po' di equipaggiamento per farvi viaggiare comode!"
Zaki uscì, lasciando le prigioniere
a contorcersi e lottare contro le corde. Kayth non era certo in ottima
forma, ma scatenò una tale furia che il nodo legato all'anello sul
soffitto cedette sotto la trazione delle sue fortissime gambe. Ami la guardò
con una nuova ventata di speranza, ma il resto del legamento di Kayth era
ancora al suo posto. L'agente riuscì a mettersi in ginocchio, poi
con un piccolo salto si alzò in piedi. Saltellò accanto ad
Ami e osservò le corde che le tiravano in alto le braccia. Niente
da fare, con le proprie mani legate dietro la schiena non poteva arrivare
fino ai nodi. La testa di Ami era più raggiungibile, così
Kayth cercò di liberarla dal bavaglio, in modo che la ragazza potesse
cercare di restituire il favore slegandole i polsi con i denti.
Ami capì l'intenzione e tenne
immobile il capo consentendo a Kayth di mettersi al lavoro sull'orlo del
nastro adesivo.
Avevano appena iniziato quando Zaki
rientrò con le braccia cariche di materiale.
"Siete due ragazzine incorregibili"
rise, "per fortuna ci sono io..."
Kayth gemette il suo sconforto quando
fu nuovamente coricata per terra, dopo rimase stoicamente zitta per non
dare nessuna soddisfazione alla sua avversaria. Zaki legò le sue
gambe strettamente, poi serrò le braccia alla schiena con altre
corde, infine le indossò, partendo dalla testa, una stretta guaina
di stoffa elastica, che seguiva con precisione le linee del corpo. Quando
fu arrivata al ventre, si divertì a percorrere con un dito i lineamenti
del volto di Kayth, completamente ricoperto di stoffa.
"Aderisce molto bene, anche se permette
di respirare... con un po' di difficoltà," commentò. "Adesso
cara amica dovresti voltarti e inginocchiarti, con la testa sul pavimento
e il sedere per aria."
Con l'aiuto di Zaki Kayth eseguì
l'ordine, esponendo docilmente il posteriore.
Come si aspettava, la ragazza orientale
le allargò le natiche e le introdusse violentemente un oggetto freddo,
cilidrico, nell'ano.
"Questo nel caso fossi troppo comoda"
commnetò Zaki spingendo. L'umiliante penetrazione fu dolorosa e
improvvisa, e Kayth si lasciò sfuggire un lamento acuto. Senza sottoporla
ad altre torture Zaki fece scivolare la guaina fino alle caviglie e la
legò stretta con un laccio. Aggiunse una cinghia alle caviglie ed
un collare di cuoio attorno al collo, poi a questi due punti d'appoggio
fissò una sbarra metallica per impedire all'agente di inarcare il
corpo.
"Benissimo! Con te ho finito ragazza
mia... resta la tua compagna..."
Ami aveva osservato la scena con occhi
dilatati, tentando senza troppo successo di nasconedere la paura di questa
donna che le aveva completamente alla propria mercé. Per prima cosa
Zaki la sodomizzò nello stesso modo di Kayth, strappandole alcuni
lamenti accorati.
Poi le liberò le gambe dalla
sbarra, schivò abilmente i calci che Ami cercava di sferrarle (per
rimproverarla, Zaki le diede un paio di frustate sul sedere), le legò
strettamente le gambe e infine la liberò dalla corda che le strappava
le braccia verso il soffitto. Dopo averla sdraiata per terra Zaki inguainò
Ami nello stesso stile usato con Kayth, bloccandola alla fine con un'altra
sbarra fissata alle caviglie e al collo.
Completamente legate e imbavagliate,
capaci di respirare solo a fatica, le due agenti non erano nemmeno in grado
di strisciare sul pavimento. Zaki le aveva preparate a dovere per il viaggio.
Dopo alcuni minuti degli uomini le sollevarono, palpeggiando a piacere
i corpi coperti dalle guaine ma esposti come se fossero nudi, e le caricarono
su un hover. Presto le ragazze furono in viaggio per una destinazione sconosciuta.
Tra le varie proprietà che madame
Monique aveva ereditato dallo scomparso Ernst Dietzke una particolare villa
era preferita dalla vedova inconsolabile. La magione, situata in un angolo
tranquillo ma a soli trenta minuti di distanza da Stokrin, consisteva in
un ampio parco recintato con stalle e piscine, alcune graziose casette
per gli ospiti e una villa costruita in uno strano miscuglio di stili,
dal post-moderno all'assiro-babilonese, amalgamati con abilità in
un insieme che riusciva ad essere tollerabile.
Kayth e Ami tuttavia non avevano la
possibilità di apprezzare lo stile architettonico dell'edificio
di cui erano ospiti. Nel profondo delle cantine erano alle prese con Zaki
e Johnson, che le avevano fatte inginocchiare di fronte ad una vasca piena
d'acqua. Libere dalle guaine e dalle strettissime morse ai capezzoli, le
ragazze erano ancora immobilizzate, e non potevano difendersi quando i
due torturatori spingevano le loro teste sott'acqua. Dapprima per pochi
secondi, poi sempre più a lungo. Andò avanti così
per una mezz'ora ma le sfortunate agenti sopportarono stoicamente, senza
lamentarsi e senza dire una parola. Johnson concedette infine una pausa
di riflessione di due minuti, ed uscì con Zaki, chiudendole nella
stanza.
Ami cercò subito di divincolarsi
dalle corde. Cercò la collaborazione della sua compagna.
"Coraggio, mammina, può essere
la nostra ultima possibilità e dobbiamo cercare di sfruttarla fino
in fondo. Mai arrendersi anche di fronte all'impossibile, lo dicevi tu,
giusto?"
Kayth scosse la testa cercando di
liberare il viso dai capelli bagnati.
"Ci conoscono e ci considerano pericolose.
Tra poco saranno di nuovo qui e se avremo fatto qualche progresso nel liberarci
ci legheranno ancora più strette. Dobbiamo guadagnare del tempo."
"Ok, ma cosa intendi fare?"
"Non riveleremo il luogo dove miss
Hunt e sua figlia sono tenute prigioniere. Dirò che mi offro di
rubare quei maledetti dati alla LOL, e mi farò liberare. Ti terranno
in ostaggio, ma vedrai che riuscirò a tornare ed escogiterò
qualche sorpresa."
"Sarai sotto controllo. Forse non
potrai nemmeno avvertire Luca."
"Credo che convenga tenerlo fuori
dalla faccenda. Se dovessero beccare anche lui la missione sarebbe un fiasco
completo."
"Ho paura che queste carogne ci uccideranno
in ogni caso, dopo aver ottenuto quello che vogliono."
Kayth sospirò. "Non lo posso
escludere. Ma forse preferiranno lasciarci andare per non rischiare rappresaglie
da parte dell'Agenzia BB. Se torniamo vive, il capo dimenticherà
la cosa e non ci permetterà nemmeno di cercare di vendicarci per
conto nostro."
Ami sorrise. "Anzi, si arrabbierà
con noi per aver fallito ed esserci fatte prendere."
In quel momento i carcerieri tornarono
nella stanza accompagnati da altre due domestiche di madame, vestite succintamente.
"Allora cos'avete deciso?" domandò
Zaki, tutta allegra. "Volete bere ancora un po' della nostra superba acqua
termale? O ne avete abbastanza?"
"Basta così, grazie," rispose
Kayth.
"Bene" disse Johnson. "Per prima cosa
voglio sapere dov'è miss Hunt."
"Questo non te lo posso dire. Metterei
Luca in pericolo."
"Posso capirlo... ma ti resta solo
un'alternativa. O vai a prendere i dati nella sede della LOL, e senza fare
scherzi, o ti affogo seduta stante."
Kayth chinò il capo. "Compirò
la missione. Mi prometti che libererai me e Ami, alla fine di questa storia?"
Johnson sorrise e fece un ampio gesto
incredulo col braccio. "Ma come, non ti fidi di me?"
Luca era abituato a sopportare le
situazioni di incertezza, ma questa volta sentiva che la situazione gli
stava sfuggendo di mano. Dapprima Ami era scomparsa misteriosamente, poi
erano nati i sospetti riguardo all'atteggiamento di Johnson (e sfortunatamente
non lo poteva tenere sotto osservazione, avendo due prigioniere da sorvegliare),
infine anche Kayth era scomparsa dalla circolazione. L'aveva chiamato al
comunicatore, apparentemente una situazione del tutto normale. Kayth stava
seguendo una traccia e non poteva tornare subito da lui, anzi per qualche
ora non avrebbe potuto ricevere chiamate. Luca sentiva puzza di bruciato
e decise di parlarne con Kim.
"Sei sicuro che la Hunt dicesse il
vero?" domandò la comandante al comunicatore.
Luca fece un gesto di stizza. "E come
faccio ad esserne sicuro? Non c'è stato tempo di torchiarla a dovere,
e forse a questo punto è meglio così."
"Ho capito, ma la tua sensazione?"
"Io e Kayth crediamo che la donna
non menta, e che Johnson sia disinformato o stia tramando qualcosa di losco.
Lo sospetto per la sparizione di Ami, anche se non ho uno straccio di indizio."
"Allora saresti dovuto già
arrivare alla decisione giusta."
Quando Kim faceva la saputella riusciva
veramente a mandarlo fuori dai gangheri. "E sarebbe?"
"Libera miss Hunt e la figlia, e guarda
cosa fa Johnson. Per il momento, al diavolo l'indagine sulla LOL ltd."
"Sai benissimo che un'iniziativa del
genere avrebbe potuto prenderla solo Kayth, e adesso non c'è."
"Infatti hai fatto bene a chiamarmi,
se vuoi ti segno un più sulla lavagna. Tienimi al corrente. Ciao."
Kim interruppe la comunicazione prima
di poter udire l'imprecazione del suo agente.