BB 4 parte seconda di cinque - Kayth evade!

***attenzione*** racconto non adatto ai minori... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo scritto può essere diffuso a patto che non venga alterato in nessuna parte, non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
 

    Dopo aver liberato Melanie Hunt dagli avvolgimenti di nastro adesivo Luca l'aveva spinta in una cella senza tanti complimenti e si era messo al computer per organizzare una videoconferenza con la madre.
    Il volto della donna gli apparve sul monitor stanco e disfatto. Luca da parte sua si nascondeva con un passamontagna.
    "Chi sei, maledetto?" domandò lei.
    "Niente domande e non cercare di intercettare il mio segnale, non faresti in tempo," replicò seccamente l'agente. "Abbiamo tua figlia e tu hai una persona che ci sta a cuore. Credo che ci si possa mettere d'accordo, no? E niente polizia."
    Miss Hunt abbassò gli occhi. "Sì, certamente. Non faccia del male a mia figlia."
    "Non gliene farò. Ci possiamo incontrare nel centro di Stokrin, nel parcheggio dello shopping mall vicino alla Piazza del Municipio. E' un posto che entrambe le parti potranno tenere sotto controllo e dove non manca una certa concentrazione di guardie private, il che in fondo rende le cose più facili visto che a nessuno conviene farsi beccare con un prigioniero nel bagagliaio della macchina. Stasera alle otto. Chiudo."
    Luca interruppe la comunicazione e portò caffè, toast e marmellata alla ragazza prigioniera, che lo guardò con diffidenza e rifiutò di toccare cibo. Luca non diede peso alla cosa e chiamò Ami al comunicatore, ma non ricevette risposta. Molto male, pensò. Aveva sperato di affidare a lei lo scambio degli ostaggi, rimanendo sullo sfondo pronto ad intervenire con le armi se fosse stato necessario. Inoltre, la mancanza di risposta nel mezzo di una missione era un segno di pericolo. Contattò Consuelo a New London. Raccontò alla ragazza gli avvenimenti e chiese asssitenza: in poche ore qualcuno poteva volare fino a Stokrin portando qualche altra arma.
    "Non credo che si possa intervenire adesso" rispose Consuelo. "Forse, se tu potessi rinviare lo scambio di ostaggi per un paio di giorni..."
    "Come al solito!" esclamò Luca. "No, Kayth è nelle mani di quella banda di scannatori e non voglio aspettare. Chiedi a Kim se per caso può spostare qualcuno da altri compiti per darmi una mano."
    Dopo pochi secondi Kim, la sua comandante, fu in linea.
    "Adesso Kayth è fuori combattimento e il capo della missione sei tu, decidi come credi" disse. "Ma non mi chiedere altra gente, siete già in troppi. Anzi, vedete di fare alla svelta e di tornare qui. Chiudo."
    Luca bestemmiò nel microfono del comunicatore muto, e andò a controllare il suo armamento. Nel frattempo era arrivato un messaggio via posta elettronica. Ami lo avvisava di non aver potuto decifrare parte dei documenti e di dover cercare del software specializzato. Sarebbe tornata quanto prima.
    Luca riprovò a chiamarla e non riuscì. Il messaggio che aveva ricevuto poteva spiegare tutto tranne il dannato motivo per cui la ragazza non rispondeva.
 
    Nelle cantine del complesso di laboratori Kayth lottava contro le corde senza risparmio di energie. Era legata stretta, bendata e portava ancora il bavaglio che miss Hunt aveva scelto per lei, cioè il suo stesso reggiseno. I violenti strattoni le fecero dolere una ferita che aveva subito appena un paio di settimane prima per mano della micidiale ladra Mimì, che ora languiva in una cella da qualche parte. Le nuove tecniche mediche potevano molto, ma un braccio trapassato da un dardo ad alta velocità non guarisce così rapidamente. Sarebbe stato meglio aspettare di più prima di riprendere servizio, annotò mentalmente Kayth per la prossima volta.
    Nonostante fosse lontana dalla sua solita forma Kayth riuscì alla fine a sfilare i polsi dalle corde, e per liberarsi dal resto del suo imprigionamento fu solo questione di tempo. Ancora chiusa in una stanza sotterranea assieme ad una marea di scatoloni e di cianfrusaglie, Kayth attese che qualcuno venisse a controllarla. Entrò una delle guardie della sera prima, infatti. Il povero allocco fu in mezzo alla stanza prima di rendersi conto che la prigioniera non era in vista e solo allora mosse la mano verso la pistola, chiusa nella fondina.
    "La vostra padrona va troppo al risparmio sul personale della sicurezza" disse Kayth dietro di lui. Prima che l'uomo potesse fronteggiarla un preciso colpo di karate l'aveva mandato nel mondo dei sogni.

    "Non voglio che succedano guai" disse miss Hunt agli uomini radunati attorno a lei. "I risultati delle ricerche sono ancora al sicuro e desidero soltanto riavere Melanie. Quanto alla spia che abbiamo rinchiuso di sotto, non mi interessa. Dopo che avremo fatto lo scambio penseremo ad impedire future intrusioni nei nostri affari."
    Con una frenetica serie di chiamate la Hunt aveva ingaggiato uomini da varie compagnie di sicurezza privata: aveva a disposizione adesso oltre trenta guardie armate. Lasciò agli specialisti il compito di condurre lo scambio di prigioniere a Stokrin e si ritirò finalmente per concedersi qualche ora di sonno.
    Approfittò di una branda che aveva fatto portare nel suo ufficio e si sdraiò vestita, scivolando in pochi minuti in un sonno profondo.
    Non ebbe molto tempo per dormire né un piacevole risveglio.
    La canna della pistola infilata in bocca, fissò con occhi sbarrati dal terrore la figura di Kayth, tuttora vestita solo di un paio di mutande trasparenti, minacciosa sopra di lei.
    "Adesso chi è che comanda, amica?" domandò l'agente con una smorfia minacciosa. "Pensa a qualche sistema per farmi uscire di qui, e subito."
    Appena ebbe la bocca libera e poté parlare, miss Hunt implorò Kayth di lasciarla in pace.
    "Non volevo farle del male, mi creda! Stasera l'avrei liberata in cambio di mia figlia, che si trova nelle mani dei suoi amici. Ma cosa vuole da me?"
    Kayth rimase sorpresa, pur rimanendo impassibile. Non le pareva più di aver di fronte una persona capace di utilizzare spietatamente esseri umani come cavie da laboratorio. C'era qualcosa che non quadrava in tutta la dannata missione. Ma per il momento le premeva di scappare dal complesso della LOL ltd.
    "Ha dei vestiti qui?" si limitò a domandare.
    Miss Hunt le indicò un piccolo armadio. Kayth continuò a tener d'occhio la sua prigioniera mentre indossava un'elegante abito da donna d'affari.
    "Meno male che siamo all'incirca della stessa taglia... anche se le sue maniche mi stanno un po' corte," commentò. "Serve un pass per uscire dal complesso con un'auto?"
    "Posso darle il mio, ma c'è la mia foto."
    "Mmm... va bene lo stesso. Avete un'auto di servizio?"
    "Certamente."
    "Andiamo a prenderla ma senza dare nell'occhio."

    Nel garage del complesso Kayth stordì miss Hunt con il calcio della pistola. Le tolse i collant con quelli le legò mani e caviglie assieme. Poi usò il reggiseno e il fazzoletto con cui era stata imbavagliata per restituire la cortesia alla donna, e la chiuse nel portabagagli.
    Kayth era armata, e pronta a scatenare una sparatoria, ma non ci fu bisogno. Le guardie alla porta erano nuove e non l'avevano vista la sera precedente... Kayth sorrise, sventolò il pass da lontano e se andò senza essere disturbata.
    Usò il comunicatore di miss Hunt per mettersi in contatto con Luca e lo informò brevemente di quello che era successo.
    "Bene" rispose lui, "ma c'è un problema. Johnson mi ha chiamato pochi minuti fa avvertendomi di aver trovato l'hover di Ami vuoto accanto alla villa. Evidentemente qualcuno l'ha beccata mentre tornava da lui... ma a Johnson non hanno fatto niente, era in poltrona a guardare la TV e non ha notato niente di sospetto."
    "Non ci voleva" disse Kayth. "Informo Consuelo alla base e arrivo subito."

    Dopo meno di mezz'ora Kayth e Luca erano davanti al mezzo abbandonato di Ami in cerca di indizi. Johnson ripeté la sua versione e, saputo che adesso miss Hunt era prigioniera assieme alla figlia, insistette perché venisse interrogata sui segreti che nascondeva, offrendosi di portarla via e di occuparsene personalmente. Ansioso di avere la prigioniera nelle sue mani o di sapere almeno il luogo dove si trovava (Luca non l'aveva rivelato), Johnson col suo atteggiamento insospettì leggermente Kayth, che alla fine disse: "Le devo parlare prima io. Poi decideremo."
    Johnson fece cenno di sì e non disse nulla.
    "Qui non c'è nulla che ci possa aiutare, almeno ad un primo esame" concluse Luca uscendo dall'hover. "Tanto vale che ce ne andiamo, il posto è bruciato."
    Prese un mazzo di chiavi e lo porse a Johnson, dandogli un indirizzo.
    "Sistemati in questa casa. Noi portiamo via le nostre cose da qua."

    Madre e figlia erano legate strettamente assieme sul pavimento della loro cella. Miss Hunt, cercando di mugolare qualcosa attraverso il bavaglio, guardava Kayth e Luca con lampi di odio e scuoteva le corde con un vigore ragguardevole ma destinato a rimanere frustrato.
    "Avevamo un ostaggio a testa" iniziò Luca, "adesso sembra che tutti gli assi nella manica li abbiamo noi. Farebbe meglio a collaborare con noi, miss Hunt."
    Le tolse il bavaglio.
    "Vorrei solo sapere chi diavolo siete voi, per adesso."
    "Chi siamo non la riguarda" disse Kayth. "Parli invece di come conducete i vostri esperimenti nei laboratori. Pare che qualche poveraccio ci abbia lasciato la pelle, per consentirvi di prendere qualche scorciatoia verso il risultato."
    Miss Hunt scosse la testa e sgranò gli occhi.
    "Sei matta! Stai tentando di incastrarmi con qualche storia? Hai cercato di rubare i risultati delle ricerche compiute dal dipartimento, ti sei introdotta carpendo la mia fiducia, tieni prigioniera me e mia figlia, ma che altro diavolo vuoi?"
    Kayth aveva applicato senza farsi accorgere dei piccoli elettrodi e altri sensori per avere su un minuscolo display la monitorizzazione delle reazioni di miss Hunt. Non che questi metodi fossero del tutto sicuri, ma confermavano i suoi sospetti. L'indignazione della donna pareva genuina, almeno tanto quanto l'atteggiamento di Johnson le era sembrato strano.
    "Se non ha fatto nulla di male come mai una mia agente è scomparsa? Come l'avete trovata?"
    "Non ne so niente! Prima di oggi avevo solo un gruppetto di guardie nella mia sicurezza, e non sono certo degli agenti segreti come voi."
    In effetti a Kayth sembrava improbabile che la LOL fosse riuscita a rapire Ami. La capacità d'azione delle loro guardie sembrava molto limitata. Rivolse alla donna altre domande, di malavoglia. Luca stava zitto accanto a lei, rivolgendole un'occhiata ogni tanto.
    Alla fine Kayth gli fece cenno di seguirla e se ne andò lasciando le prigioniere chiuse in cella.
    "Secondo me stiamo prendendo una cantonata tremenda, e per giunta fuori dalla nostra normale zona d'intervento," commentò appena fu sicura di essere ascoltata solo da Luca.
    Lui prese una bibita dal frigorifero e si sedette accanto al caminetto.
    "In teoria dovremmo fidarci di quello che dice Johnson, fino a prova contraria. Siccome le prove ce le dobbiamo procurare, a questo punto tanto vale andare fino in fondo. Abbiamo la nostra avversaria in pugno."
    Kayth fece un cenno di diniego.
    "Non mi piace quel Johnson. C'è qualcosa che non ci ha detto, secondo me. E la scomparsa di Ami... se non sono stati gli uomini di miss Hunt, cosa è successo? Un evento casuale, per esempio un maniaco? Oppure Johnson stesso?"
    "Dovremmo mettere qualche cimice nella casa che ho destinato a Johnson. Anzi, avremmo dovuto sorvegliarlo anche prima anziché fidarci di lui."
    "Meglio di no" ribatté la ragazza. "Lui se ne potrebbe accorgere, viene dai servizi segreti. Piuttosto preoccupiamoci che Johnson non tenga sotto sorveglianza noi!"

    Alla fine decisero di dormirci sopra. Il mattino seguente furono svegliati molto presto da una chiamata di Consuelo.
    "Speriamo che sia importante" mormorò Kayth osservando il bel volto dell'agente nel piccolo schermo del comunicatore. "Ti rendi conto che abbiamo avuto una giornata difficile ieri?"
    "Spiacente boss, ma potrebbe essere davvero importante" annunciò Consuelo. "Mi sono data la pena di scaricare un po' di files delle videocamere controllate dalla polizia di Stokrin e dintorni per vedere se trovavo qualche indizio. I nostri contatti nella polizia locale ci hanno aiutato. Ho passato i dati nel frullatore e ho seguito le tracce di tutti gli hover e i veicoli passati vicino alla zona del rapimento di Ami. Ovviamente l'area è poco controllata perché è fuori città..."
    "Potresti farla breve, per favore?" disse Kayth, scostandosi dal corpo nudo di Luca.
    "Ok, un hover ha fatto sosta presso il luogo dell'agguato e poi su un'isola del lago Volkne, dove è sparito per mezzo di una piattaforma mobile nel bel mezzo di un complesso industriale che si presumeva abbandonato. Faccenda strana, magari vale la pena di dare un'occhiata."
    Kayth si stiracchiò sbadigliando. "Le solite perdite di tempo."
    "Fai come vuoi" rispose allegramente Consuelo, "anch'io se fossi in te preferirei rimanere a letto con Luca."
    "Ci vado, ci vado!" fece Kayth con voce irritata. "Piuttosto, se tu alzassi le chiappe e venissi in aiuto, magari riusciremmo a salvare Ami dai suoi guai."
    Consuelo accennò il no con la testa. "In questi giorni c'è stato un casino in qualche base missilistica. Kim è fuori dai gangheri e mi ha detto che i problemi con la LOL sono cazzi vostri. Ti spedisco le immagini e chiudo."
    Luca, che aveva seguito la conversazione, si alzò a sedere sul letto.
    "Secondo me può essere importante. Sarò là in un minuto, tu dai un'occhiata alle nostre prigioniere."
    Con una robusta manata Kayth lo spinse di nuovo giù, poi si alzò in piedi.
    "Facciamo al contrario, invece. Ti ho lasciato solo per poche ore e ti sei già dimenticato chi è il capo?"
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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