***attenzione*** racconto non adatto ai minori... il contenuto
è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta
è pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo scritto
può essere diffuso a patto che non venga alterato in nessuna parte,
non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su siti a pagamento
ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Dopo aver liberato Melanie Hunt dagli
avvolgimenti di nastro adesivo Luca l'aveva spinta in una cella senza tanti
complimenti e si era messo al computer per organizzare una videoconferenza
con la madre.
Il volto della donna gli apparve sul
monitor stanco e disfatto. Luca da parte sua si nascondeva con un passamontagna.
"Chi sei, maledetto?" domandò
lei.
"Niente domande e non cercare di intercettare
il mio segnale, non faresti in tempo," replicò seccamente l'agente.
"Abbiamo tua figlia e tu hai una persona che ci sta a cuore. Credo che
ci si possa mettere d'accordo, no? E niente polizia."
Miss Hunt abbassò gli occhi.
"Sì, certamente. Non faccia del male a mia figlia."
"Non gliene farò. Ci possiamo
incontrare nel centro di Stokrin, nel parcheggio dello shopping mall vicino
alla Piazza del Municipio. E' un posto che entrambe le parti potranno tenere
sotto controllo e dove non manca una certa concentrazione di guardie private,
il che in fondo rende le cose più facili visto che a nessuno conviene
farsi beccare con un prigioniero nel bagagliaio della macchina. Stasera
alle otto. Chiudo."
Luca interruppe la comunicazione e
portò caffè, toast e marmellata alla ragazza prigioniera,
che lo guardò con diffidenza e rifiutò di toccare cibo. Luca
non diede peso alla cosa e chiamò Ami al comunicatore, ma non ricevette
risposta. Molto male, pensò. Aveva sperato di affidare a lei lo
scambio degli ostaggi, rimanendo sullo sfondo pronto ad intervenire con
le armi se fosse stato necessario. Inoltre, la mancanza di risposta nel
mezzo di una missione era un segno di pericolo. Contattò Consuelo
a New London. Raccontò alla ragazza gli avvenimenti e chiese asssitenza:
in poche ore qualcuno poteva volare fino a Stokrin portando qualche altra
arma.
"Non credo che si possa intervenire
adesso" rispose Consuelo. "Forse, se tu potessi rinviare lo scambio di
ostaggi per un paio di giorni..."
"Come al solito!" esclamò Luca.
"No, Kayth è nelle mani di quella banda di scannatori e non voglio
aspettare. Chiedi a Kim se per caso può spostare qualcuno da altri
compiti per darmi una mano."
Dopo pochi secondi Kim, la sua comandante,
fu in linea.
"Adesso Kayth è fuori combattimento
e il capo della missione sei tu, decidi come credi" disse. "Ma non mi chiedere
altra gente, siete già in troppi. Anzi, vedete di fare alla svelta
e di tornare qui. Chiudo."
Luca bestemmiò nel microfono
del comunicatore muto, e andò a controllare il suo armamento. Nel
frattempo era arrivato un messaggio via posta elettronica. Ami lo avvisava
di non aver potuto decifrare parte dei documenti e di dover cercare del
software specializzato. Sarebbe tornata quanto prima.
Luca riprovò a chiamarla e
non riuscì. Il messaggio che aveva ricevuto poteva spiegare tutto
tranne il dannato motivo per cui la ragazza non rispondeva.
Nelle cantine del complesso di laboratori
Kayth lottava contro le corde senza risparmio di energie. Era legata stretta,
bendata e portava ancora il bavaglio che miss Hunt aveva scelto per lei,
cioè il suo stesso reggiseno. I violenti strattoni le fecero dolere
una ferita che aveva subito appena un paio di settimane prima per mano
della micidiale ladra Mimì, che ora languiva in una cella da qualche
parte. Le nuove tecniche mediche potevano molto, ma un braccio trapassato
da un dardo ad alta velocità non guarisce così rapidamente.
Sarebbe stato meglio aspettare di più prima di riprendere servizio,
annotò mentalmente Kayth per la prossima volta.
Nonostante fosse lontana dalla sua
solita forma Kayth riuscì alla fine a sfilare i polsi dalle corde,
e per liberarsi dal resto del suo imprigionamento fu solo questione di
tempo. Ancora chiusa in una stanza sotterranea assieme ad una marea di
scatoloni e di cianfrusaglie, Kayth attese che qualcuno venisse a controllarla.
Entrò una delle guardie della sera prima, infatti. Il povero allocco
fu in mezzo alla stanza prima di rendersi conto che la prigioniera non
era in vista e solo allora mosse la mano verso la pistola, chiusa nella
fondina.
"La vostra padrona va troppo al risparmio
sul personale della sicurezza" disse Kayth dietro di lui. Prima che l'uomo
potesse fronteggiarla un preciso colpo di karate l'aveva mandato nel mondo
dei sogni.
"Non voglio che succedano guai" disse
miss Hunt agli uomini radunati attorno a lei. "I risultati delle ricerche
sono ancora al sicuro e desidero soltanto riavere Melanie. Quanto alla
spia che abbiamo rinchiuso di sotto, non mi interessa. Dopo che avremo
fatto lo scambio penseremo ad impedire future intrusioni nei nostri affari."
Con una frenetica serie di chiamate la
Hunt aveva ingaggiato uomini da varie compagnie di sicurezza privata: aveva
a disposizione adesso oltre trenta guardie armate. Lasciò agli specialisti
il compito di condurre lo scambio di prigioniere a Stokrin e si ritirò
finalmente per concedersi qualche ora di sonno.
Approfittò di una branda che
aveva fatto portare nel suo ufficio e si sdraiò vestita, scivolando
in pochi minuti in un sonno profondo.
Non ebbe molto tempo per dormire né
un piacevole risveglio.
La canna della pistola infilata in
bocca, fissò con occhi sbarrati dal terrore la figura di Kayth,
tuttora vestita solo di un paio di mutande trasparenti, minacciosa sopra
di lei.
"Adesso chi è che comanda,
amica?" domandò l'agente con una smorfia minacciosa. "Pensa a qualche
sistema per farmi uscire di qui, e subito."
Appena ebbe la bocca libera e poté
parlare, miss Hunt implorò Kayth di lasciarla in pace.
"Non volevo farle del male, mi creda!
Stasera l'avrei liberata in cambio di mia figlia, che si trova nelle mani
dei suoi amici. Ma cosa vuole da me?"
Kayth rimase sorpresa, pur rimanendo
impassibile. Non le pareva più di aver di fronte una persona capace
di utilizzare spietatamente esseri umani come cavie da laboratorio. C'era
qualcosa che non quadrava in tutta la dannata missione. Ma per il momento
le premeva di scappare dal complesso della LOL ltd.
"Ha dei vestiti qui?" si limitò
a domandare.
Miss Hunt le indicò un piccolo
armadio. Kayth continuò a tener d'occhio la sua prigioniera mentre
indossava un'elegante abito da donna d'affari.
"Meno male che siamo all'incirca della
stessa taglia... anche se le sue maniche mi stanno un po' corte," commentò.
"Serve un pass per uscire dal complesso con un'auto?"
"Posso darle il mio, ma c'è
la mia foto."
"Mmm... va bene lo stesso. Avete un'auto
di servizio?"
"Certamente."
"Andiamo a prenderla ma senza dare
nell'occhio."
Nel garage del complesso Kayth stordì
miss Hunt con il calcio della pistola. Le tolse i collant con quelli le
legò mani e caviglie assieme. Poi usò il reggiseno e il fazzoletto
con cui era stata imbavagliata per restituire la cortesia alla donna, e
la chiuse nel portabagagli.
Kayth era armata, e pronta a scatenare
una sparatoria, ma non ci fu bisogno. Le guardie alla porta erano nuove
e non l'avevano vista la sera precedente... Kayth sorrise, sventolò
il pass da lontano e se andò senza essere disturbata.
Usò il comunicatore di miss
Hunt per mettersi in contatto con Luca e lo informò brevemente di
quello che era successo.
"Bene" rispose lui, "ma c'è
un problema. Johnson mi ha chiamato pochi minuti fa avvertendomi di aver
trovato l'hover di Ami vuoto accanto alla villa. Evidentemente qualcuno
l'ha beccata mentre tornava da lui... ma a Johnson non hanno fatto niente,
era in poltrona a guardare la TV e non ha notato niente di sospetto."
"Non ci voleva" disse Kayth. "Informo
Consuelo alla base e arrivo subito."
Dopo meno di mezz'ora Kayth e Luca
erano davanti al mezzo abbandonato di Ami in cerca di indizi. Johnson ripeté
la sua versione e, saputo che adesso miss Hunt era prigioniera assieme
alla figlia, insistette perché venisse interrogata sui segreti che
nascondeva, offrendosi di portarla via e di occuparsene personalmente.
Ansioso di avere la prigioniera nelle sue mani o di sapere almeno il luogo
dove si trovava (Luca non l'aveva rivelato), Johnson col suo atteggiamento
insospettì leggermente Kayth, che alla fine disse: "Le devo parlare
prima io. Poi decideremo."
Johnson fece cenno di sì e
non disse nulla.
"Qui non c'è nulla che ci possa
aiutare, almeno ad un primo esame" concluse Luca uscendo dall'hover. "Tanto
vale che ce ne andiamo, il posto è bruciato."
Prese un mazzo di chiavi e lo porse
a Johnson, dandogli un indirizzo.
"Sistemati in questa casa. Noi portiamo
via le nostre cose da qua."
Madre e figlia erano legate strettamente
assieme sul pavimento della loro cella. Miss Hunt, cercando di mugolare
qualcosa attraverso il bavaglio, guardava Kayth e Luca con lampi di odio
e scuoteva le corde con un vigore ragguardevole ma destinato a rimanere
frustrato.
"Avevamo un ostaggio a testa" iniziò
Luca, "adesso sembra che tutti gli assi nella manica li abbiamo noi. Farebbe
meglio a collaborare con noi, miss Hunt."
Le tolse il bavaglio.
"Vorrei solo sapere chi diavolo siete
voi, per adesso."
"Chi siamo non la riguarda" disse
Kayth. "Parli invece di come conducete i vostri esperimenti nei laboratori.
Pare che qualche poveraccio ci abbia lasciato la pelle, per consentirvi
di prendere qualche scorciatoia verso il risultato."
Miss Hunt scosse la testa e sgranò
gli occhi.
"Sei matta! Stai tentando di incastrarmi
con qualche storia? Hai cercato di rubare i risultati delle ricerche compiute
dal dipartimento, ti sei introdotta carpendo la mia fiducia, tieni prigioniera
me e mia figlia, ma che altro diavolo vuoi?"
Kayth aveva applicato senza farsi
accorgere dei piccoli elettrodi e altri sensori per avere su un minuscolo
display la monitorizzazione delle reazioni di miss Hunt. Non che questi
metodi fossero del tutto sicuri, ma confermavano i suoi sospetti. L'indignazione
della donna pareva genuina, almeno tanto quanto l'atteggiamento di Johnson
le era sembrato strano.
"Se non ha fatto nulla di male come
mai una mia agente è scomparsa? Come l'avete trovata?"
"Non ne so niente! Prima di oggi avevo
solo un gruppetto di guardie nella mia sicurezza, e non sono certo degli
agenti segreti come voi."
In effetti a Kayth sembrava improbabile
che la LOL fosse riuscita a rapire Ami. La capacità d'azione delle
loro guardie sembrava molto limitata. Rivolse alla donna altre domande,
di malavoglia. Luca stava zitto accanto a lei, rivolgendole un'occhiata
ogni tanto.
Alla fine Kayth gli fece cenno di
seguirla e se ne andò lasciando le prigioniere chiuse in cella.
"Secondo me stiamo prendendo una cantonata
tremenda, e per giunta fuori dalla nostra normale zona d'intervento," commentò
appena fu sicura di essere ascoltata solo da Luca.
Lui prese una bibita dal frigorifero
e si sedette accanto al caminetto.
"In teoria dovremmo fidarci di quello
che dice Johnson, fino a prova contraria. Siccome le prove ce le dobbiamo
procurare, a questo punto tanto vale andare fino in fondo. Abbiamo la nostra
avversaria in pugno."
Kayth fece un cenno di diniego.
"Non mi piace quel Johnson. C'è
qualcosa che non ci ha detto, secondo me. E la scomparsa di Ami... se non
sono stati gli uomini di miss Hunt, cosa è successo? Un evento casuale,
per esempio un maniaco? Oppure Johnson stesso?"
"Dovremmo mettere qualche cimice nella
casa che ho destinato a Johnson. Anzi, avremmo dovuto sorvegliarlo anche
prima anziché fidarci di lui."
"Meglio di no" ribatté la ragazza.
"Lui se ne potrebbe accorgere, viene dai servizi segreti. Piuttosto preoccupiamoci
che Johnson non tenga sotto sorveglianza noi!"
Alla fine decisero di dormirci sopra.
Il mattino seguente furono svegliati molto presto da una chiamata di Consuelo.
"Speriamo che sia importante" mormorò
Kayth osservando il bel volto dell'agente nel piccolo schermo del comunicatore.
"Ti rendi conto che abbiamo avuto una giornata difficile ieri?"
"Spiacente boss, ma potrebbe essere
davvero importante" annunciò Consuelo. "Mi sono data la pena di
scaricare un po' di files delle videocamere controllate dalla polizia di
Stokrin e dintorni per vedere se trovavo qualche indizio. I nostri contatti
nella polizia locale ci hanno aiutato. Ho passato i dati nel frullatore
e ho seguito le tracce di tutti gli hover e i veicoli passati vicino alla
zona del rapimento di Ami. Ovviamente l'area è poco controllata
perché è fuori città..."
"Potresti farla breve, per favore?"
disse Kayth, scostandosi dal corpo nudo di Luca.
"Ok, un hover ha fatto sosta presso
il luogo dell'agguato e poi su un'isola del lago Volkne, dove è
sparito per mezzo di una piattaforma mobile nel bel mezzo di un complesso
industriale che si presumeva abbandonato. Faccenda strana, magari vale
la pena di dare un'occhiata."
Kayth si stiracchiò sbadigliando.
"Le solite perdite di tempo."
"Fai come vuoi" rispose allegramente
Consuelo, "anch'io se fossi in te preferirei rimanere a letto con Luca."
"Ci vado, ci vado!" fece Kayth con
voce irritata. "Piuttosto, se tu alzassi le chiappe e venissi in aiuto,
magari riusciremmo a salvare Ami dai suoi guai."
Consuelo accennò il no con
la testa. "In questi giorni c'è stato un casino in qualche base
missilistica. Kim è fuori dai gangheri e mi ha detto che i problemi
con la LOL sono cazzi vostri. Ti spedisco le immagini e chiudo."
Luca, che aveva seguito la conversazione,
si alzò a sedere sul letto.
"Secondo me può essere importante.
Sarò là in un minuto, tu dai un'occhiata alle nostre prigioniere."
Con una robusta manata Kayth lo spinse
di nuovo giù, poi si alzò in piedi.
"Facciamo al contrario, invece. Ti
ho lasciato solo per poche ore e ti sei già dimenticato chi è
il capo?"