***attenzione*** racconto non adatto ai minori... il contenuto
è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta
è pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo scritto
può essere diffuso a patto che non venga alterato in nessuna parte,
non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su siti a pagamento
ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Kayth scaricava alacremente una montagna di dati dal sistema centrale, fermandosi solo per cambiare i dischi e rifornirsi di caffè al distributore automatico distante solo pochi metri dal terminale. I laboratori erano silenziosi e deserti, ma questa volta non si era introdotta furtivamente per mettere a segno il colpo... era ufficialmente alle dipendenze della LOL ltd, la ditta cui stava sottraendo informazioni. Harold Johnson, ufficiale dei servizi segreti di Europa, le aveva descritto questa società come la copertura di una organizzazione mostruosa, intenta a seviziare cavie umane per i propri esperimenti genetici volti a creare un nuovo tipo di cura contro l'invecchiamento. Kayth sapeva diffidare delle apparenze, ma nei pochi giorni del suo ingaggio aveva trovato solo persone normalissime, dedite al proprio lavoro. A cominciare da miss Hunt, direttrice del progetto spaventoso che Kayth doveva smascherare.
Una brillante studiosa vicino ai quaranta,
due lauree, miss Hunt aveva ricevuto Kayth durante una festa di compleanno
della figlia, occasione piuttosto strana per un colloquio di lavoro. Come
a dimostrare che la LOL otteneva risultati concreti, la donna esibiva uno
stupendo corpo fasciato da un vestito azzurro corto ed elastico, leggermente
trasparente. Non c'era dubbio che non portasse reggiseno, eppure le sue
mammelle erano alte e sode, senza traccia apparente di trattamenti chirurgici.
"Lei fa pubblicità anche fuori
dal lavoro" aveva scherzato Kayth squadrandola dalla testa ai piedi con
uno sguardo clinico, da maschio. "Dev'essere proprio fiera dei suoi risultati."
Hunt aveva riso gaiamanete, porgendole
un calice di champagne.
"Sono soltanto una donna vanitosa.
In tanti anni di lavoro e di studio non ho mai trascurato la mia vita personale
e, come vede, ho anche trovato il tempo di tirar su una splendida figliola."
Sedendosi accanto a Kayth per mostrarle
alcuni stampati con i termini della sua offerta di lavoro, miss Hunt le
aveva rivolto uno sguardo quasi civettuolo... in altre occasioni Kayth
non avrebbe esitato a tentare una delle sue occasionali conquiste lesbiche,
ma non poteva rischiare di sbagliarsi e di compromettere la sua assunzione.
"Se mi può spiegare nel dettaglio
il motivo della sua convocazione..."
"Il nostro sistema di sicurezza è
proprio antiquato, cara" aveva continuato la donna, "e pochi giorni fa
ha retto a malapena ad un attacco dall'esterno. Vede, non possiamo rischiare
che i frutti di anni di lavoro cadano nelle mani di qualche stupido...
cowboy della rete, perciò voglio un consulente specializzato. Dopo
le prime settimane sarà solo un impegno parziale per lei, ma intendo
instaurare una collaborazione a lungo termine."
Kayth sapeva benissimo che la LOL
aveva subito un attacco. Era stato Johnson in persona, prima di rivolgersi
all'Agenzia BB. Lo spavaldo ufficiale aveva messo alla prova il suo (imperfetto)
talento di pirata informatico e aveva rischiato di farsi individuare. L'attacco
ad ogni modo aveva impressionato miss Hunt, e Kayth ne aveva approfittato
per farsi segnalare come esperta di contromisure difensive, il che era
molto vicino al vero.
Kayth sorrise fra sé complimentandosi per l'audacia della sua iniziativa. Adesso sarebbe stato un lavoro facile, un controllo da far svolgere a Cora e a qualche tecnico nella comodità di una base dell'Agenzia. Se esistevano veramente questi esperimenti inumani, una traccia doveva per forza esserci nella mole di documentazione che l'agente si stava procurando. Il sistema centrale della LOL era stato dovutamente addomesticato e adesso non le nascondeva niente. Ancora un paio d'ore e...
Ad un tratto il sesto senso di Kayth
la avvertì che qualcosa stava andando storto. Un rumore, una sensazione.
Cessò di scaricare dati, fece scivolare i dischi nel cassetto e
si voltò appena in tempo per veder entrare due guardie armate, seguite
da una furiosa miss Hunt.
"Che scherzo è questo?" ringhiò
la donna. "L'ho assunta per difenderci, non per ficcare il naso nei nostri
affari!"
Kayth cercò di assumere un'espressione
innocente, pur sapendo che non le sarebbe servito. Schiacciò con
un movimento impercettibile un tasto del suo comunicatore. I laboratori
non erano schermati e Luca, nascosto in un appartamento poco lontano, avrebbe
subito saputo che le cose si stavano mettendo male.
"Miss Hunt, non so di cosa sta parlando..."
Una delle guardie le puntò
contro la pistola.
"Non dire sciocchezze, bambola" disse
con fare sarcastico, "ti ho vista dalla telecamera. Siamo meno stupidi
di quanto tu creda."
"Infatti" confermò miss Hunt,
"il sistema di videocontrollo è dell'ultimo modello ed è
sfuggito al rilevatore che l'abbiamo vista usare."
Kayth alzò le mani e sorrise,
mantenendo il suo self control britannico. Miss Hunt indicò all'altra
guardia il cassetto e ordinò di recuperare i dischi, l'uomo infilò
la sua arma nella cintura e si avvicinò, passando davanti al primo,
che teneva la pistola puntata sull'agente.
"Fuori dal mio campo di tiro!" fece
in tempo ad avvertire la guardia, ma era già troppo tardi. Kayth
fece volare il suo micidiale calcio e mandò i due uomini a sbattere
contro il muro, uno sull'altro. Miss Hunt si avventò rabbiosamente
contro di lei, ricevendo uno schiaffo che la fece cadere a terra. Rapidamente
Kayth corse verso la porta, ma si vide sbarrata la via di fuga da un terzo
uomo armato. Rischiò il tutto per tutto, abbassando la testa e caricandolo.
L'uomo non sparò, venne colpito allo stomaco ma riuscì a
rimanere in piedi e si allontanò da Kayth con un salto, brandendo
l'arma.
"Ferma! Non fare una mossa!"
Gli altri due erano di nuovo in azione,
anch'essi puntavano le pistole contro Kayth. Stavolta la ragazza si bloccò,
sebbene notasse con un certo divertimento che i tre erano più spaventati
di lei. Non erano all'altezza degli specialisti che aveva combattuto in
altre occasioni, e due di loro erano un po' attempati e decisamente fuori
forma... comunque tre pistole puntate contro di lei incutevano un certo
rispetto.
"Basta così" gridavano le guardie.
"Ancora un gesto e spariamo!"
Miss Hunt si rialzò in piedi
mormorando fra sé: "Ma chi è questa iena?" E poi ad alta
voce: "Non vogliamo far succedere nulla di irreparabile, vero ragazzi?
E lei, signorina, si dia una calmata e se la caverà senza un graffio."
Kayth annuì e abbassò
le braccia lungo i fianchi. "Ok, non sono armata. Non mi uccida."
"Ma le pare!" replicò la donna
mentre recuperava i dischetti. "Adesso si spogli. Dice di non avere armi
ma non mi fido."
Sotto gli occhi di miss Hunt e delle
tre guardie, che avevano recuperato un minimo di tranquillità per
godersi lo spettacolo, Kayth fece scivolare la gonna del suo tailleur e
si tolse la giacca e la camicia. La sua biancheria intima, come al solito,
lasciava poco all'immaginazione. L'agente sorrise e fissò miss Hunt
come per dire: "E adesso?"
"Io non mi avvicino a questa maledetta"
affermò l'uomo che aveva ricevuto il colpo nello stomaco.
Un'altra guardia le lanciò
un paio di manette. "Mettiti queste, amica."
Agilmente Kayth si ammanettò
dietro la schiena e le guardie la presero per le braccia. Uno ne approfittò
per vendicarsi e le appioppò un sonoro ceffone. Kayth lo guardò
con rabbia, mentre il sangue le colava dal labbro inferiore.
Miss Hunt intervenne a sua difesa
facendo cenno di smetterla. "Basta con le sciocchezze" disse la donna in
tono di comando, "portiamola al corpo di guardia."
Johnson fu il primo a raccogliere il
segnale d'allarme lanciato da Kayth. Avvertì rapidamente Luca, che
lavorava al computer pronto ad ogni evenienza, e l'agente si mise in contatto
con Ami al comunicatore. La ragazza bionda, infastidita dalle pesanti advances
di Johnson, se n'era andata da sola a divertirsi a Stokrin, la capitale
delle Midlands. La sua voce nell'apparecchio era soffocata dal fragore
della musica a tutto volume.
"Non andare a cacciarti nei guai senza
di me" aveva intimato a Luca, "arrivo in un quarto d'ora."
Luca l'aveva attesa con l'equipaggiamento
accanto al suo hover. Vestito di scuro, con un maglione a collo alto, aveva
raccolto i lunghi capelli in un berretto di lana nero e si era dipinto
il volto nello stesso colore per camuffarsi completamente. Sembrava quasi
un veterano di qualche leggendario gruppo di commandos.
Quando Ami arrivò da lui era
praticamente già pronta: vestiva una calzamaglia scura che la copriva
interamente, e si era infilata un passamontagna sul volto nascondendovi
le lunghe chiome.
Luca si lasciò sfuggire un
fischio di ammirazione. "Sei andata a ballare così? Devi esser stata
la principale attrazione del locale!"
La ragazza scrollò le spalle
e s'infilò nell'abitacolo con lui.
La cattura di Kayth doveva aver gettato
nello scompiglio la security della LOL. Dopo aver zittito le comunicazioni
del complesso, Ami e Luca non incontrarono nessuna difficoltà nel
superare le recinzioni, collegarsi con i sistemi d'allarme, metterli KO
per qualche minuto ed entrare attraverso una finestra. Ami fece strada,
illuminando i corridoi con una minuscola torcia elettrica e consultando
di tanto in tanto la rudimentale mappa che Kayth aveva lasciato loro. Luca
seguiva tenendo pronta la calibro 22 con il silenziatore. Per il caso in
cui fosse andata molto storta, aveva con sé anche una piccola ma
tremendamente efficace pistola mitragliatrice: questo era un po' al di
là del normale modus operandi dell'Agenzia BB ma Luca si concedeva
di frequente qualche strappo alle regole.
Dopo che avevano vagato per alcuni
minuti silenziosi come fantasmi, si trovarono nello stesso laboratorio
dove Kayth era stata catturata. Il suo comunicatore e la borsetta erano
stati dimenticati sul tavolo dalle guardie.
"E' stata qui poco tempo fa..." sussurrò
Ami.
Luca indicò il video. "...Nel
bel mezzo di un interessante trasferimento dati. Quei cretini non hanno
chiuso l'archivio."
"Questa è un'occasione che
potrebbe non ripresentarsi facilmente" commentò Ami sedendosi e
aprendo i cassetti in cerca di qualche disco per immagazzinare i dati.
Non ne trovò, ma il suo comunicatore aveva una memoria sufficiente
a salvare almeno qualcosa.
Luca cercò di interromperla
mentre collegava il comunicatore al terminale. "Non abbiamo tempo adesso.
Kayth è in pericolo, e questo posto potrebbe riempirsi di guardie
o di poliziotti nel giro di qualche minuto."
"Sai benissimo quali sono le regole"
replicò Ami continuando il suo lavoro. "Se capita l'occasione da
sfruttare per ottenere l'obiettivo della missione, la sicurezza dei propri
compagni viene dopo. Potremmo dividerci, non trovi?"
Luca imprecò sottovoce.
"Si dà il caso che quando Kayth
non c'è il coordinamento della missione spetta a me. Lascia perdere
questo terminale e continuiamo la ricerca."
Ami gli rivolse uno sguardo duro.
"Farai il tuo rapporto quando torniamo se vuoi."
Ma non se la sentì di portare
avanti l'insubordinazione. Staccò il collegamento e fissò
il comunicatore alla cintura.
Kayth era legata a una sedia con uso
abbondante di corde e cravatte. Il lavoro delle guardie di miss Hunt non
era dei migliori, ma era inutile cercare di liberarsi mentre un uomo armato
la teneva d'occhio e la ricercatrice della LOL le poneva una raffica di
domande.
"Allora, giovanotta" insisteva la
donna puntandole contro il dito, "te lo chiedo ancora! Per chi lavori,
e chi diavolo sei?"
"Mi dispiace, miss Hunt" replicò
per l'ennesima volta lei, "non le posso dire niente. La diffido però
dal farmi del male, ho degli amici che potrebbero fargliela pagare cara."
Miss Hunt, che si dimostrava sempre
più una donna dal temperamento variabile, esplose in grida rabbiose.
"Ma come ti permetti! Credi di essere
nella posizione di minacciarmi? Ti porterò dalla polizia, e passerai
tre o quattro anni dietro le sbarre per spionaggio industriale!"
Kayth sorrise. "No, non credo."
Erano appena usciti dal laboratorio
quando sentirono dei passi. Qualcuno vi stava entrando dall'altra porta,
ed aveva acceso la luce. Luca fece un gesto e Ami socchiuse la porta guardando
all'interno. Fece un cenno a Luca. Un avversario, facile. Ami entrò
senza il minimo rumore, e con la grazia di una ballerina si avvicinò
a lesti passi verso la ragazza china sul terminale che loro avevano appena
lasciato.
Ami portò la mano accanto alla
massa di riccioli castani, poi all'improvviso scattò verso la bocca
della vittima e la chiuse in una morsa. Con l'altro braccio la afferrò
in vita e la tirò violentemente verso di sé, sbilanciandola
e voltandola verso Luca che le sferrò un pugno nello stomaco. Gesto
poco da gentleman ma efficace: la ragazza emise un lamento acuto, soffocato
dalla mano di Ami, e le gambe le cedettero di schianto. In un istante Ami
le applicò sulla bocca una striscia di largo nastro adesivo. Con
lo stesso mezzo le legò i polsi dietro la schiena, mentre Luca le
sollevava le gambe da terra impedendole di scalciare qualche oggetto per
fare rumore.
La resistenza della vittima fu minima,
e in un minuto Ami l'aveva impacchettata nel nastro adesivo.
"E questa chi è?" mormorò
Luca.
Frugando negli effetti personali della
ragazza Ami trovò la risposta. "Melanie Hunt. E' la figlia della
direttrice. Nascondiamola da qualche parte."
Miss Hunt si stava avvicinando all'esasperazione.
Voleva informazioni subito, non essere presa in giro. Mentre minacciava
nuovamente Kayth fu però interrotta dalla guardia che le fece cenno
di abbassare la voce. L'uomo aveva fatto caso ai monitor del sistema di
videocontrollo per la prima volta in parecchi minuti, attratto com'era
dalle forme di Kayth, e quello che aveva visto gli aveva fatto gelare il
sangue. Uno dei monitor mostrava due figure scure, un uomo armato e una
donna, che si muovevano furtivi per il complesso della LOL.
"Maledizione" mormorò miss
Hunt quando vide la scena. "A quanto pare gli amici della nostra spia sono
già qui. I nostri dove sono?"
"Li ho mandati a controllare il settore
delle vasche di allevamento cellulare" rispose la guardia controllando
nervosamente la sua pistola. "Non saranno qui molto presto."
"Chiamali! Non possiamo farci portare
via le nostre ricerche."
"Li chiamo subito" disse la guardia
mettendo mano al comunicatore, "ma li aspetterò qui. Non andrò
fuori da solo ad affrontare quei due."
Miss Hunt annuì. "Allora avvertiamo
la polizia."
Non fu possibile mettersi in contatto
con le altre guardie, né con la polizia, né con nessun altro.
"Oh Cristo!" mormorò la guardia,
che cominciava a sudare freddo, "ci hanno incasinato le comunicazioni.
E adesso vengono verso di noi!"
Hunt si voltò verso Kayth che
seguiva la scena con un'espressione leggermente soddisfatta: con un po'
di fortuna l'avrebbero presto tirata fuori dai guai.
"Non ti metterai a gridare per avvisarli!"
sibilò miss Hunt avvicinandosi all'agente legata. Le strappò
violentemente il reggiseno e lo appallottolò.
"Apri la bocca!" ordinò la
donna.
Kayth cercò di gridare e miss
Hunt le spinse il pacchetto di stoffa in bocca, costringendola con le forti
dita a spalancare le mascelle. L'indumento era poco consistente (poco più
di un velo di stoffa trasparente ed elastica) ma miss Hunt aggiunse un
fazzoletto al bavaglio, legandolo dietro la nuca di Kayth.
L'agente dovette assistere impotente,
guardando nei monitor, al passaggio dei suoi compagni in un corridoio poco
distante. Ormai si avvicinava il mattino, Ami e Luca se ne stavano andando.
Mentre Luca portava Melanie Hunt in
un nascondiglio adatto ad ospitare dei prigionieri, Ami tornò alla
villetta dove Johnson stava aspettando dopo averlo rapidamente ragguagliato
a mezzo del comunicatore. Si spogliò e scaricò i dati dal
suo comunicatore al computer, poi cominciò a guardare i documenti
relativi alle ricerche genetiche della LOL ltd.
"Hai fatto centro, bambola?" disse
Johnson entrando nella sua stanza senza bussare.
Ami lo guardò seccata. Non
era persona che facesse caso alla propria nudità, ma l'intrusione
di quell'uomo grossolano e goffamente molesto le dava fastidio.
"Le farò rapporto appena avrò
visionato i dati. E no, non abbiamo fatto centro, non siamo riusciti a
trovare Kayth."
Johnson le appoggiò le mani
sulle spalle, guardando nel monitor. "Avanti, fammi vedere cos'hai scoperto."
A questo punto Ami si arrabbiò
sul serio. "Adesso basta, Johnson!" gridò, "mi levi le mani di dosso
se non vuole che le rompa una gamba!"
Johnson non dubitava che Ami fosse
in grado di farlo. Si era preparato bene, infatti. Estrasse dalla tasca
il piccolo storditore e diresse una scarica elettrica su Ami, che gridò
e cadde bocconi. La ragazza sentì la mano di Johnson palparle ruvidamente
la vagina da dietro e cercò di trascinarsi lontano. L'uomo rise
e la seguì, colpendola di nuovo con la sua arma e approfittando
dello shock di Ami per ammanettarle i polsi dietro la schiena.
"Mi hai preso abbastanza per i fondelli,
ragazzina. Adesso il gioco lo conduco io."
Ami era sofferente e terrorizzata.
Cosa voleva dire questo comportamento da parte di un ufficiale fra i più
in vista nei servizi segreti? Non poteva essere semplicemente impazzito
dalla voglia di possederla... piuttosto aveva usato lei e i suoi compagni
per avere accesso ai dati della LOL ltd, e ora si stava divertendo a seviziarla
prima di toglierla di mezzo, forse definitivamente.
"Metta via quell'arma!" implorò
spaventata. "Se è il mio corpo che vuole può averlo, si prenda
anche le informazioni, tutto quello che vuole."
Il robusto corpo di Johnson torreggiava
su di lei. Il maiale si stava spogliando, e presto le fu sopra, schiacciandole
le braccia sotto la schiena mentre le palpava il seno e il pube. Dopo un
paio di minuti le allargò le labbra della vagina con le dita, spinse
in avanti la punta del pene, vinse l'iniziale resistenza della ragazza
e fu dentro di lei.
"Qui c'è poco o niente" disse
Johnson, imprecando, mentre finiva di consultare i dati che Ami aveva scaricato
dal sistema della LOL. "Non avete poi fatto un eccellente lavoro, ragazzi."
Ami, legata e nuda sul pavimento,
era adesso grata che Luca le avesse impedito di impadronirsi di tutto il
materiale disponibile. Forse questa circostanza le avrebbe salvato la vita.
Johnson le puntò ancora contro
lo storditore.
"Avete altro bottino, oltre al misero
assaggio che ho potuto vedere?"
Ami scosse la testa. "Non abbiamo
fatto in tempo."
Johnson mise via l'arma con un gesto
magnanimo.
"Bah, ho paura che mi toccherà
un altro po' di lavoro prima di potermi ritirare a vita privata. Cominciamo
a raccontare qualche balla al tuo amico Luca perché non si insospettisca...
gli manderò un messaggio con il tuo indirizzo di posta elettronica,
se non ti dispiace."
"Faccia pure. Ma non ha paura che
prima o poi qualcuno dei suoi, o dei miei colleghi gliela faccia pagare?"
Johnson ridacchiò.
"Sahr è un pianeta giovane,
non come la Terra dove tutto è collegato e sotto controllo. Ci sono
colonie e piccoli stati al di là della catena montuosa e su altre
terre emerse, e sono assolutamente fuori della giurisdizione di Europa
o delle Midlands o di quei beduini di Rollan. Potrò creare il mio
dominio personale, come hanno fatto altri. Se fai la brava, bambola, potrai
essere la mia piccola schiava. Non hai messo molto a decidere di allargare
le gambe."
La ragazza gli rivolse un sorriso
di scherno. "Sono addestrata a fare in questo modo, come le mie compagne.
Sa benissimo che, potendo difendermi, avrei lottato e le avrei strappato
le palle."
Johnson si alzò dalla sedia
e andò a prendere un tampone di stoffa e una boccetta contenente
un liquido chiaro.
"Mi piaci così, sei una ragazza
sportiva e con il senso dello humor. Ora però dobbiamo andare via
e se non ti dispiace ti darò una piccola dose di cloroformio."
Ami si ribellò e agitò
il capo ma le forti mani di Johnson la bloccarono e le strinsero il tampone
sul viso. Entro un minuto chiuse gli occhi e perse conoscenza.