BB 3 parte quarta di 4 - Nella tana della Gatta

***attenzione*** racconto non adatto ai minori... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo scritto può essere diffuso a patto che non venga alterato in nessuna parte, non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB

��� Mimì non uscì dall'ingresso che si trovava davanti a noi. Udivo in lontananza il motore di un hover, di sicuro era lei che, dopo aver trovato i diamanti, lasciava la scena. Di Horace ancora nessuna traccia. Sentii dopo un po' i movimenti incerti di Kayth che si svegliava con un lungo, profondo gemito. Cercai di voltarmi verso di lei, e con difficoltà girai il collo abbastanza da vederla al lavoro sulle sue catene. La testa di Kayth era stata avvolta in un cappuccio non diverso da quello che avevo visto sulla testa di Susanne: nulla di soffocante, ma le impediva di vedere. Un rigonfiamento all'altezza della bocca mi fece intendere che fosse anche imbavagliata con una di quelle diaboliche palline di gomma. La mia amica non era ancora domata ma soffriva per la preoccupante ferita al braccio, e non riusciva a scuotere il groviglio di catene né a trovare lucchetti o serrature da forzare. A mio modesto parere era del tutto inerme. Probabilmente era giunta alla stessa conclusione, perché rotolò e strisciò fino a me e cercò i miei nodi a tentoni. Sperava che liberare me fosse un po' più facile. Le sue mani avevano poco gioco per lavorare, per raggiungere i miei polsi dovette appoggiarsi su di me, causandomi un dolore imprevisto e molto acuto. Per fortuna ebbe la forza di arcuare un poco la schiena, altrimenti mi avrebbe spezzato l'osso del collo appoggiandosi alla corda che correva dalle mie caviglie alla bocca. Il lavorio di Kayth fu lungo e faticoso, anche perché dalla parte del braccio ferito usava la mano il meno possibile.
��� Dopo che mi ebbe slegato polsi e gomiti mi aiutò a liberarmi della ragnatela di corde che mi stringeva il busto, a quel punto con le mani libere mi liberai di quella corda che, torturandomi atrocemente, legava assieme caviglie e bocca. In breve fui libera, potevo togliere cappuccio e bavaglio alla mia amica.
��� "Ti ringrazio" dissi, "adesso cerchiamo un modo per liberarti di queste catene."
��� "Stiamo perdendo troppo tempo" ribatté Kayth, "controlla se Horace si è svegliato."
��� Camminai verso l'auto di Horace e mi accorsi che zoppicavo leggermente. Il mio corpo aveva ricevuto la sua parte di danni. Solo in quel momento mi accorsi che avevo ancora il seno scoperto, arrossii, e sistemai l'orlo del mio abito di latex... sempre che si potesse definirlo un abito. La nostra umiliante sconfitta era testimoniata dallo stato del nostro corpo e delle tute graffiate e strappate. Sembravo una prostituta che cercasse di ricomporsi dopo aver intrattenuto tutto l'equipaggio di una nave.
��� Mentre m'intrattenevo con questi pensieri giunsi accanto ad Horace, e scrollai il grosso corpo dell'agente. Nulla da fare, dormiva come un bambino. Presi il suo comunicatore e domandai a Kayth se era il caso di chiamare aiuti.
��� "Credo di sì" rispose lei.
��� In quel momento mi accorsi che c'era un messaggio registrato e lo ascoltai. Era la voce di Consuelo.
��� "Horace, mi chiedo cosa accidente stai facendo, perché non rispondi? Non riesco nemmeno a chiamare Kayth. Quanto a me, mi sto prendendo a calci da sola perché non ho incaricato qualcuno di seguire continuamente le microspie installate sugli oggetti di Susanne. La nostra bella cameriera si è recata ad un indirizzo non lontano da Villa Burton due giorni fa, e nelle registrazioni parla con una donna che sicuramente è Mimì la Gatta. Hanno parlato del compenso che spettava a Susanne per la sua collaborazione e del nostro progetto di spostare nell'altra villa i diamanti autentici. Susanne non sapeva quando sarebbe stato fatto, perciò Mimì ha agito prima nel posto sbagliato..."

��� Nel messaggio seguivano le coordinate esatte del posto dove si era svolta questa conversazione rivelatrice. Era certamente il covo di Mimì, e forse la potevamo prendere con le mani nel sacco. Kayth si fece portare il comunicatore vicino alla bocca e richiamai Consuelo. La mettemmo al corrente di quanto era successo qui dov'eravamo noi.
��� "Cosa faccio?" domandò Consuelo, "Vado a quell'indirizzo? Al centro d'addestramento non abbiamo nessuno e qui sono da sola. Forse potrei trovare Ami e fare arrivare anche lei..."
��� Kayth rifletté un attimo. Evidentemente con lei ferita e Horace ancora nel mondo dei sogni i nostri ranghi erano ridotti al minimo perciò credo che si chiedesse come affrontare la nostra fenomenale avversaria. Burton non voleva polizia tra i piedi e se possibile ne avremmo fatto a meno anche noi.
��� "Mando Cora" disse nel comunicatore, "siamo più vicini noi. Tu chiama Ami per farti dare il cambio ma se tarda non ti muovere da lì, non possiamo lasciare sguarnita la base."
��� "Ok, ci sentiamo dopo" rispose Cora, e chiuse la comunicazione.
��� Evidentemente i miei guai non erano ancora finiti, ero appena stata ammessa per caso ad una missione vera e adesso rimanevo l'unica agente in grado di continuarla. La mia rabbia nei confronti di Mimì era grande, ma la mia paura di affrontarla in un nuovo combattimento senza speranza era molto più forte.
��� "Lascia prima che cerchi di liberarti" dissi a Kayth.
��� "Non c'è tempo."
��� "Ma sei ferita!"
��� Kayth indicò con un movimento del mento l'auto dove Horace stava dormendo. "Non ti preoccupare, non sto perdendo molto sangue. Quel sacco di muscoli si sveglierà, alla fine, e mi porterà alla base. Quanto a te, cerca solo di capire se Mimì si trova nel covo. Seguila se va via, tieniti in contatto con la base e aspetta che arrivi qualcuno in grado di gestire la situazione. Hai fatto già molto e hai corso dei rischi, quindi ti prego di proteggerti. Se proprio è necessario, chiama la polizia."

��� Lasciai Kayth al suo destino e corsi al nostro hover, trovandolo là dove l'avevamo lasciato. Volai a rompicollo verso la periferia della città, raggiungendo il quartiere per metà in rovina dove Mimì aveva il suo rifugio. Era ormai sera. Solo quando lasciai l'hover mi resi conto che stavo camminando in città vestita di un corpetto di latex tutto strappato e stivaloni alti, mostrando al mondo il mio sedere scoperto. Ovviamente era solo una sensazione: non c'era in giro nessuno. Quando fui davanti all'obiettivo mi chiesi cosa fare, si trattava di un edificio malmesso adibito ad uffici, aveva l'aria di essere deserto e il portone era chiuso. Decisi di mettere all'opera le mie nuove abilità di scassinatrice, ma ne venne fuori un lavoro penoso che dovette essere completato con delle robuste spallate da parte mia. Proprio mentre il portone cedeva passò un'automobile. M'infilai all'interno il più rapidamente possibile, arrossendo fino alla radice dei capelli.
��� Rifugiata in un angolo chiamai Consuelo. Era ancora in attesa di Ami, forse sarebbe venuto in soccorso anche Luca. Non riusciva più a captare nulla dalle microspie di Susanne. Mi pregò di non fare niente, per l'amor del cielo, ed aspettare rinforzi. La salutai e mi diressi all'ascensore... che era in funzione! Cominciai dall'ultimo piano e scesi. Non avendo la minima idea di dove Mimì potesse aver posto la sua dimora cominciai dalle porte che non avevano nessuna targa o nome, e usai un piccolo rilevatore (la mia unica risorsa elettronica, inserita in un comparto del comunicatore) per scoprire se ci fosse qualche apparecchiatura elettrica in funzione all'interno. Avrei potuto capire se i posti che controllavo erano in disuso o no. La maggior parte lo erano. Decisi di introdurmi in un ufficio dove qualcosa era in funzione, e stavolta feci meno fatica ad aprire la porta. Scattò un allarme e, con mia sorpresa, riuscii a farlo tacere come mi avevano insegnato. Piena di fiducia per quel piccolo successo controllai le stanze. Nulla, si trattava di una piccola ditta con i computer accesi.

��� Uscii imprecando tra me, stavo perdendo tempo! Lo sguardo mi cadde su una piccola targa su un'altra porta di fronte a me e mi meravigliai a scoprire che era scritta da destra verso sinistra. Il disegno di un piccolo felino completava l'iscrizione. Incuriosita dalla trovata di sapore leonardesco mi avvicinai e lessi:

��������������� Mimì la Gatta, ladra extraordinaire.

��� Da non crederci, aveva un rifugio dirimpetto ad un'ordinaria impresa e aveva scritto il suo nome sulla porta. E' proprio vero che di questi tempi la gente è distratta e la polizia fa schifo.
��� Ascoltai per cinque minuti buoni al di là della porta. Non avevo la minima idea se ci fosse dentro qualcuno. Era possibile che Mimì fosse andata da tutt'altra parte, o forse doveva ancora arrivare... e non dovevo farmi sorprendere. Sarebbe inoltre stato imbarazzante se avesse aperto la porta all'improvviso trovandomi lì ad origliare.
��� All'improvviso sentii un rumore dall'interno. Un trascinamento, dei passi incerti, o qualcosa di simile. Prima che mi allontanassi, qualcuno armeggiò alla porta da dentro ma non la aprì subito. Era come se fosse in difficoltà.
�� Ero salita in silenzio una rampa di scale e da lì osservai di nascosto la porta che si apriva.
��� Ne uscì una bionda tutta nuda: riconobbi i capelli corti di Susanne, la cameriera traditrice. Potevo immaginare perché fosse lì ma non perché fosse in quelle condizioni. Susanne era legata con una buona quantità di nastro adesivo, mani dietro la schiena, e anche la bocca era strettamente sigillata. Una striscia passava tra le gambe tenendo qualcosa che le usciva dalla vagina. Con stupore vidi che qualcuno le aveva infilato un fallo di plastica, tenuto al suo posto dal nastro adesivo. Pensai ad una ritorsione di Mimì contro di lei, ma perché? Mi avvicinai allo spettacolo osceno che si svolgeva davanti ai miei occhi. Susanne mi riconobbe e mugolò forte. Feci segno di stare in silenzio mettendomi un dito davanti alle labbra e domandai sottovoce: "Sei sola?"
��� Rispose di sì con un cenno del capo. Non mi fidavo. E se le due complici stessero facendo un bizzarro gioco tra di loro? Questo non spiegava perché Susanne fosse uscita, ma chissà. A quel tempo ero ancora una principiante in materia, e lo sapevo.
��� Per non star lì davanti a Susanne senza saper cosa fare, entrai audacemente nel covo della Gatta.

��� L'interno era gradevole, con tappeti persiani importati dalla Terra, mobili bassi di buon gusto e alcune stampe alle pareti. Invariabilmente mostravano uomini e donne in qualche forma di legamento o di tortura. Curiosai per pochi istanti fra le stanze, e con sollievo fui certa di essere sola con Susanne, che ora mi guardava stando in piedi sulla soglia. Evidentemente non aveva più il coraggio di scappare sola, nuda e legata per strada. I diamanti del signor Burton erano appoggiati su una scrivania dove troneggiava il computer, disattenzione sciocca da parte della nostra Gatta, troppo sicura di sé. Presi i diamanti e li misi in un sacchetto. Esitai un attimo, poi presi, a caso, tutti i dischetti che potevo portare con me, con l'intento di farli esaminare dall'Agenzia BB. Quindi tornai da Susanne e le liberai la bocca prestando attenzione a non farle male.
��� "Allora, maledetta traditrice?" sbottai. "Non sei stata pagata bene per la tua collaborazione a quanto pare. Raccontami tutto o sarà peggio per te."
��� Evidentemente ero riuscita ad intimidirla. Susanne scoppiò in lacrime e raccontò che quando aveva scoperto di essere seguita tramite i rilevatori e le microspie era corsa ad avvisare Mimì, non fidandosi di chiamarla con il comunicatore. Il tutto era successo poco prima. La Gatta si era infuriata e l'aveva conciata nello stato che potevo vedere, poi era uscita a cercare un nuovo hover 'pulito' per effettuare la sua fuga, poiché adesso non si fidava più di nulla. Le aveva assicurato che l'avrebbe portata con sé per punirla ulteriormente in un posto sicuro, e Susanne stava cercando di abbandonare la casa ad ogni costo quando ero arrivata io.
��� Le domandai quello che mi premeva di più: "Pensi che potrebbe tornare presto? Da quanto tempo è andata via?"
��� "Non lo so" piagnucolò lei, "toglimi il vibratore, slegami, ti prego!"
��� Acconsentii alla prima richiesta, e provai un intenso imbarazzo ad estrarre un buon venti centimetri di plastica dal suo sesso, ma la lasciai legata. Presi il comunicatore e informai Consuelo degli ultimi avvenimenti.
��� "Brava senorita" esclamò lei, "le cose cominciano a girare per il meglio finalmente! Sarai contenta di sapere che il buon Horace si è svegliato dal letargo e ci ha chiamato pochi minuti fa. Sta portando Kayth dai nostri medici che la rappezzeranno in un attimo. Abbiamo Ami e Luca a quindici minuti da te, in un hover e armati di machine-pistole, una volta tanto!"
��� "Cosa devo fare?" domandai timorosa.
��� "Ascoltami Cora" disse Consuelo, "per la poca esperienza che hai su questo mestiere schifoso, mi pare che abbia fatto anche troppo. Prendi con te quella puta di cameriera e i diamanti, e corri qui da noi!"
��� Mi diede l'indirizzo della base da cui mi parlava. Era la principale base dell'Agenzia BB, sempre a New London, e la sua ubicazione non mi era stata ancora rivelata. Slegai le gambe di Susanne e la misi in marcia verso il mio velivolo. Probabilmente era contenta di finire nelle nostre mani piuttosto che in quelle di Mimì, perché non mi diede alcun problema mentre andavamo verso la base. Consuelo mi richiamò dicendo che la ragazza non doveva vedere dove la stavo portando, così la bendai con una striscia di latex tagliata dalla mia uniforme semidistrutta.
��� Così arrivai nel sancta sanctorum dell'Agenzia praticamente quasi nuda, con una prigioniera ancor più nuda di me (le avevo rimediato soltanto una piccola coperta, che avevo avvolto intorno alla vita) e con una collezione di diamanti sufficiente, per una persona non abituata al lusso estremo, a mantenersi comodamente tutta la vita.

��� Mimì la Gatta, che aveva costretto l'Agenzia BB a schierare buona parte del proprio potenziale per fermarla, fu bloccata al ritorno nel covo. Si arrese dopo che anche Horace si unì alla battaglia, ma solo quando Luca riuscì a piantarle in corpo un paio di proiettili di piccolo calibro. Lui stesso fu ferito di striscio da uno dei dardi della pistola di Horace, arma che la Gatta aveva ancora con sé. Mimì si beccò una ventina di anni di galera e io mi augurai che li avrebbe scontati tutti. Susanne invece se la cavò con la condizionale.
��� Kayth guarì rapidamente dalla sua ferita, grazie alle meraviglie tecno-mediche di cui l'Agenzia disponeva. Il suo rapporto su come le parti biomeccaniche di Mimì ci avessero costantemente messo in svantaggio nell'operazione avrebbe in futuro portato il misericordioso BB a concederci più spesso qualche gadget nanotecnologico nelle nostre lotte disperate.
��� Quella missione segnò il mio ingresso nell'Agenzia. Nonostante tutte le mie carenze, ero riuscita a superare le mie esitazioni e mi ero comportata (quasi) come una veterana incallita. Avevo suscitato l'ammirazione di tutti e venni promossa agente 'sul campo'.
��� "La tua strada è appena cominciata" mi informò Kim. "L'addestramento deve continuare e presto ti troverai a sperimentare le mie tenerissime attenzioni."
��� Guardai il volto enigmatico della giovane orientale.
��� "Sì, signora" risposi.















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