***attenzione*** racconto non adatto ai
minori... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse
convinto, o dell'età adatta è pregato di andare a
farsi un giro da un'altra parte. Questo scritto può essere
diffuso a patto che non venga alterato in nessuna parte, non si
faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su siti a pagamento
ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
��� Mimì non uscì dall'ingresso
che si trovava davanti a noi. Udivo in lontananza il motore di un
hover, di sicuro era lei che, dopo aver trovato i diamanti,
lasciava la scena. Di Horace ancora nessuna traccia. Sentii dopo
un po' i movimenti incerti di Kayth che si svegliava con un
lungo, profondo gemito. Cercai di voltarmi verso di lei, e con
difficoltà girai il collo abbastanza da vederla al lavoro
sulle sue catene. La testa di Kayth era stata avvolta in un
cappuccio non diverso da quello che avevo visto sulla testa di
Susanne: nulla di soffocante, ma le impediva di vedere. Un
rigonfiamento all'altezza della bocca mi fece intendere che fosse
anche imbavagliata con una di quelle diaboliche palline di gomma.
La mia amica non era ancora domata ma soffriva per la
preoccupante ferita al braccio, e non riusciva a scuotere il
groviglio di catene né a trovare lucchetti o serrature da
forzare. A mio modesto parere era del tutto inerme. Probabilmente
era giunta alla stessa conclusione, perché rotolò e
strisciò fino a me e cercò i miei nodi a tentoni.
Sperava che liberare me fosse un po' più facile. Le sue
mani avevano poco gioco per lavorare, per raggiungere i miei
polsi dovette appoggiarsi su di me, causandomi un dolore
imprevisto e molto acuto. Per fortuna ebbe la forza di arcuare un
poco la schiena, altrimenti mi avrebbe spezzato l'osso del collo
appoggiandosi alla corda che correva dalle mie caviglie alla
bocca. Il lavorio di Kayth fu lungo e faticoso, anche
perché dalla parte del braccio ferito usava la mano il
meno possibile.
��� Dopo che mi ebbe slegato polsi e gomiti mi
aiutò a liberarmi della ragnatela di corde che mi
stringeva il busto, a quel punto con le mani libere mi liberai di
quella corda che, torturandomi atrocemente, legava assieme
caviglie e bocca. In breve fui libera, potevo togliere cappuccio
e bavaglio alla mia amica.
��� "Ti ringrazio" dissi, "adesso cerchiamo un
modo per liberarti di queste catene."
��� "Stiamo perdendo troppo tempo" ribatté
Kayth, "controlla se Horace si è svegliato."
��� Camminai verso l'auto di Horace e mi accorsi
che zoppicavo leggermente. Il mio corpo aveva ricevuto la sua
parte di danni. Solo in quel momento mi accorsi che avevo ancora
il seno scoperto, arrossii, e sistemai l'orlo del mio abito di
latex... sempre che si potesse definirlo un abito. La nostra
umiliante sconfitta era testimoniata dallo stato del nostro corpo
e delle tute graffiate e strappate. Sembravo una prostituta che
cercasse di ricomporsi dopo aver intrattenuto tutto l'equipaggio
di una nave.
��� Mentre m'intrattenevo con questi pensieri
giunsi accanto ad Horace, e scrollai il grosso corpo dell'agente.
Nulla da fare, dormiva come un bambino. Presi il suo comunicatore
e domandai a Kayth se era il caso di chiamare aiuti.
��� "Credo di sì" rispose lei.
��� In quel momento mi accorsi che c'era un
messaggio registrato e lo ascoltai. Era la voce di
Consuelo.
��� "Horace, mi chiedo cosa accidente stai
facendo, perché non rispondi? Non riesco nemmeno a
chiamare Kayth. Quanto a me, mi sto prendendo a calci da sola
perché non ho incaricato qualcuno di seguire continuamente
le microspie installate sugli oggetti di Susanne. La nostra bella
cameriera si è recata ad un indirizzo non lontano da Villa
Burton due giorni fa, e nelle registrazioni parla con una donna
che sicuramente è Mimì la Gatta. Hanno parlato del
compenso che spettava a Susanne per la sua collaborazione e del
nostro progetto di spostare nell'altra villa i diamanti
autentici. Susanne non sapeva quando sarebbe stato fatto,
perciò Mimì ha agito prima nel posto
sbagliato..."
�
��� Nel messaggio seguivano le coordinate esatte
del posto dove si era svolta questa conversazione rivelatrice.
Era certamente il covo di Mimì, e forse la potevamo
prendere con le mani nel sacco. Kayth si fece portare il
comunicatore vicino alla bocca e richiamai Consuelo. La mettemmo
al corrente di quanto era successo qui dov'eravamo
noi.
��� "Cosa faccio?" domandò Consuelo, "Vado
a quell'indirizzo? Al centro d'addestramento non abbiamo nessuno
e qui sono da sola. Forse potrei trovare Ami e fare arrivare
anche lei..."
��� Kayth rifletté un attimo.
Evidentemente con lei ferita e Horace ancora nel mondo dei sogni
i nostri ranghi erano ridotti al minimo perciò credo che
si chiedesse come affrontare la nostra fenomenale avversaria.
Burton non voleva polizia tra i piedi e se possibile ne avremmo
fatto a meno anche noi.
��� "Mando Cora" disse nel comunicatore, "siamo
più vicini noi. Tu chiama Ami per farti dare il cambio ma
se tarda non ti muovere da lì, non possiamo lasciare
sguarnita la base."
��� "Ok, ci sentiamo dopo" rispose Cora, e chiuse
la comunicazione.
��� Evidentemente i miei guai non erano ancora
finiti, ero appena stata ammessa per caso ad una missione vera e
adesso rimanevo l'unica agente in grado di continuarla. La mia
rabbia nei confronti di Mimì era grande, ma la mia paura
di affrontarla in un nuovo combattimento senza speranza era molto
più forte.
��� "Lascia prima che cerchi di liberarti" dissi
a Kayth.
��� "Non c'è tempo."
��� "Ma sei ferita!"
��� Kayth indicò con un movimento del
mento l'auto dove Horace stava dormendo. "Non ti preoccupare, non
sto perdendo molto sangue. Quel sacco di muscoli si
sveglierà, alla fine, e mi porterà alla base.
Quanto a te, cerca solo di capire se Mimì si trova nel
covo. Seguila se va via, tieniti in contatto con la base e
aspetta che arrivi qualcuno in grado di gestire la situazione.
Hai fatto già molto e hai corso dei rischi, quindi ti
prego di proteggerti. Se proprio è necessario, chiama la
polizia."
�
��� Lasciai Kayth al suo destino e corsi al
nostro hover, trovandolo là dove l'avevamo lasciato. Volai
a rompicollo verso la periferia della città, raggiungendo
il quartiere per metà in rovina dove Mimì aveva il
suo rifugio. Era ormai sera. Solo quando lasciai l'hover mi resi
conto che stavo camminando in città vestita di un corpetto
di latex tutto strappato e stivaloni alti, mostrando al mondo il
mio sedere scoperto. Ovviamente era solo una sensazione: non
c'era in giro nessuno. Quando fui davanti all'obiettivo mi chiesi
cosa fare, si trattava di un edificio malmesso adibito ad uffici,
aveva l'aria di essere deserto e il portone era chiuso. Decisi di
mettere all'opera le mie nuove abilità di scassinatrice,
ma ne venne fuori un lavoro penoso che dovette essere completato
con delle robuste spallate da parte mia. Proprio mentre il
portone cedeva passò un'automobile. M'infilai all'interno
il più rapidamente possibile, arrossendo fino alla radice
dei capelli.
��� Rifugiata in un angolo chiamai Consuelo. Era
ancora in attesa di Ami, forse sarebbe venuto in soccorso anche
Luca. Non riusciva più a captare nulla dalle microspie di
Susanne. Mi pregò di non fare niente, per l'amor del
cielo, ed aspettare rinforzi. La salutai e mi diressi
all'ascensore... che era in funzione! Cominciai dall'ultimo piano
e scesi. Non avendo la minima idea di dove Mimì potesse
aver posto la sua dimora cominciai dalle porte che non avevano
nessuna targa o nome, e usai un piccolo rilevatore (la mia unica
risorsa elettronica, inserita in un comparto del comunicatore)
per scoprire se ci fosse qualche apparecchiatura elettrica in
funzione all'interno. Avrei potuto capire se i posti che
controllavo erano in disuso o no. La maggior parte lo erano.
Decisi di introdurmi in un ufficio dove qualcosa era in funzione,
e stavolta feci meno fatica ad aprire la porta. Scattò un
allarme e, con mia sorpresa, riuscii a farlo tacere come mi
avevano insegnato. Piena di fiducia per quel piccolo successo
controllai le stanze. Nulla, si trattava di una piccola ditta con
i computer accesi.
�
��� Uscii imprecando tra me, stavo perdendo
tempo! Lo sguardo mi cadde su una piccola targa su un'altra porta
di fronte a me e mi meravigliai a scoprire che era scritta da
destra verso sinistra. Il disegno di un piccolo felino completava
l'iscrizione. Incuriosita dalla trovata di sapore leonardesco mi
avvicinai e lessi:
��������������� Mimì la Gatta, ladra extraordinaire.
��� Da non crederci, aveva un rifugio
dirimpetto ad un'ordinaria impresa e aveva scritto il suo nome
sulla porta. E' proprio vero che di questi tempi la gente
è distratta e la polizia fa schifo.
��� Ascoltai per cinque minuti buoni al di
là della porta. Non avevo la minima idea se ci fosse
dentro qualcuno. Era possibile che Mimì fosse andata da
tutt'altra parte, o forse doveva ancora arrivare... e non dovevo
farmi sorprendere. Sarebbe inoltre stato imbarazzante se avesse
aperto la porta all'improvviso trovandomi lì ad
origliare.
��� All'improvviso sentii un rumore dall'interno.
Un trascinamento, dei passi incerti, o qualcosa di simile. Prima
che mi allontanassi, qualcuno armeggiò alla porta da
dentro ma non la aprì subito. Era come se fosse in
difficoltà.
�� Ero salita in silenzio una rampa di scale e da
lì osservai di nascosto la porta che si apriva.
��� Ne uscì una bionda tutta nuda:
riconobbi i capelli corti di Susanne, la cameriera traditrice.
Potevo immaginare perché fosse lì ma non
perché fosse in quelle condizioni. Susanne era legata con
una buona quantità di nastro adesivo, mani dietro la
schiena, e anche la bocca era strettamente sigillata. Una
striscia passava tra le gambe tenendo qualcosa che le usciva
dalla vagina. Con stupore vidi che qualcuno le aveva infilato un
fallo di plastica, tenuto al suo posto dal nastro adesivo. Pensai
ad una ritorsione di Mimì contro di lei, ma perché?
Mi avvicinai allo spettacolo osceno che si svolgeva davanti ai
miei occhi. Susanne mi riconobbe e mugolò forte. Feci
segno di stare in silenzio mettendomi un dito davanti alle labbra
e domandai sottovoce: "Sei sola?"
��� Rispose di sì con un cenno del capo.
Non mi fidavo. E se le due complici stessero facendo un bizzarro
gioco tra di loro? Questo non spiegava perché Susanne
fosse uscita, ma chissà. A quel tempo ero ancora una
principiante in materia, e lo sapevo.
��� Per non star lì davanti a Susanne
senza saper cosa fare, entrai audacemente nel covo della
Gatta.
��� L'interno era gradevole, con tappeti
persiani importati dalla Terra, mobili bassi di buon gusto e
alcune stampe alle pareti. Invariabilmente mostravano uomini e
donne in qualche forma di legamento o di tortura. Curiosai per
pochi istanti fra le stanze, e con sollievo fui certa di essere
sola con Susanne, che ora mi guardava stando in piedi sulla
soglia. Evidentemente non aveva più il coraggio di
scappare sola, nuda e legata per strada. I diamanti del signor
Burton erano appoggiati su una scrivania dove troneggiava il
computer, disattenzione sciocca da parte della nostra Gatta,
troppo sicura di sé. Presi i diamanti e li misi in un
sacchetto. Esitai un attimo, poi presi, a caso, tutti i dischetti
che potevo portare con me, con l'intento di farli esaminare
dall'Agenzia BB. Quindi tornai da Susanne e le liberai la bocca
prestando attenzione a non farle male.
��� "Allora, maledetta traditrice?" sbottai. "Non
sei stata pagata bene per la tua collaborazione a quanto pare.
Raccontami tutto o sarà peggio per te."
��� Evidentemente ero riuscita ad intimidirla.
Susanne scoppiò in lacrime e raccontò che quando
aveva scoperto di essere seguita tramite i rilevatori e le
microspie era corsa ad avvisare Mimì, non fidandosi di
chiamarla con il comunicatore. Il tutto era successo poco prima.
La Gatta si era infuriata e l'aveva conciata nello stato che
potevo vedere, poi era uscita a cercare un nuovo hover 'pulito'
per effettuare la sua fuga, poiché adesso non si fidava
più di nulla. Le aveva assicurato che l'avrebbe portata
con sé per punirla ulteriormente in un posto sicuro, e
Susanne stava cercando di abbandonare la casa ad ogni costo
quando ero arrivata io.
��� Le domandai quello che mi premeva di
più: "Pensi che potrebbe tornare presto? Da quanto tempo
è andata via?"
��� "Non lo so" piagnucolò lei, "toglimi
il vibratore, slegami, ti prego!"
��� Acconsentii alla prima richiesta, e provai un
intenso imbarazzo ad estrarre un buon venti centimetri di
plastica dal suo sesso, ma la lasciai legata. Presi il
comunicatore e informai Consuelo degli ultimi
avvenimenti.
��� "Brava senorita" esclamò lei,
"le cose cominciano a girare per il meglio finalmente! Sarai
contenta di sapere che il buon Horace si è svegliato dal
letargo e ci ha chiamato pochi minuti fa. Sta portando Kayth dai
nostri medici che la rappezzeranno in un attimo. Abbiamo Ami e
Luca a quindici minuti da te, in un hover e armati di
machine-pistole, una volta tanto!"
��� "Cosa devo fare?" domandai
timorosa.
��� "Ascoltami Cora" disse Consuelo, "per la poca
esperienza che hai su questo mestiere schifoso, mi pare che abbia
fatto anche troppo. Prendi con te quella puta di cameriera
e i diamanti, e corri qui da noi!"
��� Mi diede l'indirizzo della base da cui mi
parlava. Era la principale base dell'Agenzia BB, sempre a New
London, e la sua ubicazione non mi era stata ancora rivelata.
Slegai le gambe di Susanne e la misi in marcia verso il mio
velivolo. Probabilmente era contenta di finire nelle nostre mani
piuttosto che in quelle di Mimì, perché non mi
diede alcun problema mentre andavamo verso la base. Consuelo mi
richiamò dicendo che la ragazza non doveva vedere dove la
stavo portando, così la bendai con una striscia di latex
tagliata dalla mia uniforme semidistrutta.
��� Così arrivai nel sancta
sanctorum dell'Agenzia praticamente quasi nuda, con una
prigioniera ancor più nuda di me (le avevo rimediato
soltanto una piccola coperta, che avevo avvolto intorno alla
vita) e con una collezione di diamanti sufficiente, per una
persona non abituata al lusso estremo, a mantenersi comodamente
tutta la vita.
��� Mimì la Gatta, che aveva costretto
l'Agenzia BB a schierare buona parte del proprio potenziale per
fermarla, fu bloccata al ritorno nel covo. Si arrese dopo che
anche Horace si unì alla battaglia, ma solo quando Luca
riuscì a piantarle in corpo un paio di proiettili di
piccolo calibro. Lui stesso fu ferito di striscio da uno dei
dardi della pistola di Horace, arma che la Gatta aveva ancora con
sé. Mimì si beccò una ventina di anni di
galera e io mi augurai che li avrebbe scontati tutti. Susanne
invece se la cavò con la condizionale.
��� Kayth guarì rapidamente dalla sua
ferita, grazie alle meraviglie tecno-mediche di cui l'Agenzia
disponeva. Il suo rapporto su come le parti biomeccaniche di
Mimì ci avessero costantemente messo in svantaggio
nell'operazione avrebbe in futuro portato il misericordioso BB a
concederci più spesso qualche gadget nanotecnologico nelle
nostre lotte disperate.
��� Quella missione segnò il mio ingresso
nell'Agenzia. Nonostante tutte le mie carenze, ero riuscita a
superare le mie esitazioni e mi ero comportata (quasi) come una
veterana incallita. Avevo suscitato l'ammirazione di tutti e
venni promossa agente 'sul campo'.
��� "La tua strada è appena cominciata" mi
informò Kim. "L'addestramento deve continuare e presto ti
troverai a sperimentare le mie tenerissime
attenzioni."
��� Guardai il volto enigmatico della giovane
orientale.
��� "Sì, signora" risposi.
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