BB 3 parte terza di 4 - Prima missione per Cora

***attenzione*** racconto non adatto ai minori... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo scritto può essere diffuso a patto che non venga alterato in nessuna parte, non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB

��� Era passato qualche giorno dalla mia seduta di addestramento con Kayth ed ero ritornata alla mia routine. Di solito i miei compagni erano Consuelo e Luca, lei una ragazza vivacissima e un po' matta, lui un bel tenebroso latino dai lunghi capelli neri. Kayth era capitata nel centro un paio di volte, e l'apparizione della sua figura inguainata in una delle solite ridottissime tutine nere mi aveva lasciato, per l'ennesima volta, in imbarazzo. Quello che c'era stato fra noi era routine per lei, ma io dovevo ancora farci i conti. Non ebbi occasione di parlarle, si limitò sempre a salutarmi o a darmi una strizzata d'occhio e sparire poi a discutere di non so cosa con Ami e con Angela. Un giorno in cui Consuelo non c'era, Kayth mi chiamò con urgenza.
��� La trovai in una sala per comunicazioni, seduta davanti ad un apparecchio radio accanto ad un operatore... il suo corpo molto scoperto faceva un bel contrasto con il camice bianco dell'uomo.� Stava sorseggiando un caffè quando entrai, e mi fece segno di sedermi.
��� "Come va?" domandò appoggiando la tazza.
��� "Tutto bene" risposi, "per cosa mi hai chiamato?"
��� "Oggi Consuelo era di turno a sorvegliare una villa. Un lavoro noioso che di solito non facciamo ma in questo caso ci pagano bene e c'è un motivo particolare. Negli ultimi tempi sono stati messi a segno due furti sensazionali."
��� Ne avevo sentito parlare nei notiziari che di solito ascoltavo la mattina al comunicatore.
��� "Si tratta di collezioni di diamanti, vero?"
��� "Infatti. Nelle miniere di Sahr si trovano diamanti di una purezza che è quasi sconosciuta sulla vecchia Terra. Perciò questo signor Burton ci ha chiesto di dare un'occhiata alla sua villa e, siccome ha qualche contatto con il nostro amato signor BB, lo abbiamo accontentato. I diamanti sono stati trasferiti in un'altra residenza di Burton, dove Horace sta facendo buona guardia in questo momento. Consuelo è andata a proteggere Villa Burton, dove ci sono soltanto delle copie di vetro. Non ha chiamato l'ora del rendez-vous di controllo, e non mi risponde, quindi bisogna andare a verificare cosa è successo."
��� "Vuoi che venga con te?" domandai piena di speranza.
��� Le mie speranze furono più che accontentate.
��� "Non posso andare personalmente, ci sono altre missioni che devo seguire. Luca mi serve qui, quindi dovrai andarci da sola. Non ti spaventare Cora, è un semplice controllo. Dovresti incontrare Consuelo e Susanne, la cameriera, e chiamarmi per dire che va tutto bene. Tra qualche ora arriverà comunque qualcuno per dare il cambio e vedremo cosa non va nel comunicatore di Consuelo."
��� Annuii.
��� "Ovviamente ti avvicinerai con cautela mettendo a frutto il tuo addestramento e, se qualcosa non dovesse andare bene, mi avvertirai. Tutto chiaro?"
��� Risposi che lo era. Kayth mi diede la frequenza da usare sul comunicatore, le indicazioni sulla strada da fare e le chiavi di un hover, e partii ancora vestita del body con cui stavo facendo ginnastica.

��� Mi ero fermata a trecento metri da Villa Burton, un bell'edificio che riprendeva i motivi dei castelli inglesi medievali, recintato da un muro e adorno di un magnifico giardino. Con tutta calma rilevai se c'erano impianti di allarme in funzione e non ne trovai. Sapevo che non dovevano essercene, l'allarme veniva messo in opera solo se non c'era nessuno nella villa. Il muro era piuttosto basso, poco più di un paio di metri, e superarlo fu una formalità. Mi mossi cautamente fra i cespugli del giardino e arrivai ad una finestra. All'interno vidi una camera da letto deserta. A questo punto avrei dovuto combinare qualche numero come tagliare il vetro per entrare, solo che non valeva la pena di combinare un danno per un controllo di routine, quindi andai direttamente alla porta. Bussai, e senza attendere risposta girai la maniglia.
��� Con mia sorpresa la porta si aprì. Adesso cominciavo a preoccuparmi. Mi trovai nell'atrio, e avanzai lentamente. Uno dei miei timori era che fosse stato fatto qualcosa alla povera Consuelo. L'altro era che Consuelo fosse in agguato e mi avesse sentita entrare: temevo di essere messa KO prima che la mia amica mi riconoscesse.
��� Gli interni di Villa Burton erano lussuosi, e di buon gusto. Girai per la casa senza vedere nessuno, finché non arrivai alla sala da letto del signor Burton. La cassaforte a muro era spalancata, il contenuto sparso per terra. Oltre a un mucchio di documenti e altre cartacce, c'erano anche i vetri che sostituivano l'autentica collezione di diamanti. Se il ladro era venuto in cerca dei diamanti non si era fatto ingannare.

��� Tornai sui miei passi guardandomi attorno nervosamente. Cosa era successo a Consuelo e alla cameriera? Per prima cosa dovevo chiamare aiuto. Lo feci, e Kayth rispose immediatamente. Riferii la situazione.
��� "Non me lo aspettavo. Arrivo immediatamente, tu intanto cerca Consuelo ma stai attenta a te stessa."
��� Così, incredibilmente, ero già in una missione, e anche piuttosto pericolosa. Mi trovavo sulla scena di un furto commesso da un professionista che poteva essere ancora nei paraggi, ed ero completamente disarmata. A questo avrei dovuto abituarmi per il futuro. L'Agenzia era dotata di un arsenale contenente le più svariate armi, ma le tirava fuori con incredibile parsimonia. I miei ardori di dare la caccia ai delinquenti si erano molto smorzati adesso, e procedetti con estrema cautela nella visita delle rimanenti stanze. Nulla. Passai in giardino, accostandomi ad una siepe per confondermi col colore scuro della vegetazione. Cosa ridicola in pieno giorno, ma mi avevano insegnato così. Non sapevo cosa fare. Il terreno da esplorare non era poco, e mi sembrava poco probabile che le ragazze fossero all'esterno. Temevo piuttosto che fossero state portate via.

��� Mi diressi verso quello che aveva tutta l'aria di essere un capanno per gli attrezzi, e passai vicino alla piscina. Casualmente notai delle bollicine che salivano a galla sull'acqua. Incredula mi avvicinai, chi poteva essere in piscina con l'equipaggiamento da subacqueo? Quello che vidi mi lasciò sotto shock. Era Consuelo, vestita di tutto punto con muta da sub, respiratore e bombole, che giaceva sul fondo della piscina legata con della corda. Si muoveva debolmente, cercando di sollevarsi, ma fluttuava nell'acqua per pochi istanti prima di ricadere. Mi tuffai immediatamente e con qualche difficoltà riportai Consuelo a galla, poi la issai fuori della piscina e lavorai con fatica sulla corda bagnata per slegarle le mani. Appena fu libera, Consuelo si strappò il boccaglio.
��� " 'Fanculo!" esclamò, "spero di mettere le mani su quella vacca al più presto!"
��� Aggiunse un torrente di male parole, qualcuna nella sua madrelingua spagnola, prima che potessi calmarla e chiedere cos'era successo.
��� "Mi ha preso di sorpresa" spiegò, "e mi ha messo fuori combattimento a colpi di karate. Mi sono ripresa mentre mi spogliava per indossarmi questa muta subacquea, e ho ricevuto altri colpi. L'ho riconosciuta, è una famosa criminale che chiamano Mimì la Gatta. Si diverte a combinare strani scherzi alle sue vittime."
��� "Come lasciarle a mollo in piscina?" domandai.
��� Consuelo fece una smorfia. "Appunto. Ora che mi viene in mente, chissà cosa è successo alla cameriera."

��� La trovammo. Susanne era appesa ad un albero a testa in giù. Corde robuste le serravano le caviglie, e la testa era completamente avvolta in un cappuccio di stoffa sottile ed elastica. Le mani erano legate con una corda che, passando attorno al busto e ai lati del collo, le ancorava fra le scapole. Davvero una posizione scomoda per passare la giornata. La gonna del suo abito da cameriera era ricaduta giù, scoprendo due belle natiche perfettamente rotonde in mezzo a cui passava il sottile filo bianco del tanga.
��� "Wow, che lavoro!" commentò Consuelo. "Mi sono lamentata troppo presto di quello che è toccato a me. Tiriamola giù."
��� Mentre Consuelo la slegava sfilai il cappuccio, rivelando una corta capigliatura bionda e un bel viso dai lineamenti delicati. Susanne aveva poco meno della mia età, giudicai. La bocca era completamente nascosta da strisce di nastro adesivo bianco. Susanne ci guardò con occhi spaventati mentre continuavamo il nostro lavoro. Consuelo le aveva liberato le mani, io riuscii a toglierle il nastro adesivo e lasciai che la cameriera completasse l'opera. Con mia sorpresa estrasse dalla propria bocca prima un grosso batuffolo di cotone, poi uno straccio per pulire i mobili, infine un fazzoletto bianco. Dopo essersi liberata del formidabile bavaglio la povera Susanne tossì per un minuto intero, prima di raccontare di essere stata presa alle spalle e messa fuori combattimento con un colpo alla testa.

��� All'arrivo di Kayth mandammo Susanne a casa e ci riunimmo nel salotto di Burton.
��� "Sappiamo che la misteriosa Mimì è una dura" iniziò Kayth, "del resto ce lo ha dimostrato sconfiggendo facilmente un'agente nella quale avevo la massima fiducia."
��� Consuelo stava per giustificarsi ma venne interrotta da un gesto di Kayth.
��� "Non c'è bisogno di spiegazioni, ti ha colto di sorpresa e, come spesso accade in queste situazioni, non c'è stato nulla da fare. Per fortuna il bottino non era qui. Ma senz'altro la nostra avversaria tornerà alla carica e voi mi aiuterete a fermarla, vero? Mi sono appena presa una sanzione da parte di Kim e non ne voglio altre."
��� "Faremo del nostro meglio" mormorai intimidita. Consuelo non disse nulla.
��� "In questo momento nell'altra villa i veri diamanti sono al sicuro, resta da vedere se Mimì cercherà di attaccare anche là, ma c'è una cosa che non mi convince."
��� "Ovvero?" domandò Consuelo.
��� "La cameriera è stata trattata con una severità esagerata, sembra quasi un tentativo di dissimulare una complicità."
��� La bella ragazza latina alzò le spalle.
��� "Nel file di Mimì ci sono particolari che fanno paura. Ama veramente imporre queste vessazioni. Magari appena ha visto che i diamanti erano finti si è arrabbiata e Susanne ne ha pagato le conseguenze. Non che io sia stata su un letto di piume, comunque. Avevo due ore di aria nelle bombole, e per quanto ne sapeva lei potevo anche crepare prima che venisse qualcuno."
��� "Hai passato un brutto momento" riconobbe Kayth, "ma non posso fare a meno di te."
�� Consuelo annuì e continuò: "Nessun problema. Per controllare la cameriera avevo comunque disposto delle microspie nella sua auto e nel suo comunicatore, e un paio di rilevatori nell'auto e nella borsetta. Adesso controlleremo le registrazioni."

��� Mentre Consuelo si recava ad una delle nostre basi per esaminare i dati, io e Kayth tornammo al centro d'addestramento. Kayth era di malumore, e peggiorò quando seppe che per qualche emergenza anche Luca e Valerie non erano presenti.
��� Chiamò Horace, all'altra villa di Burton.
��� "Qua tutto bene" annunciò la voce del gigante nero, "quando arriva il cambio?"
��� "Niente cambio per adesso, arriveremo noi più tardi... ma rimarrai sul posto."
��� Kayth interruppe la comunicazione e le domandai se intendesse portarmi con sé.
��� "Certamente, Cora. Credo che la nostra amica Mimì colpirà presto anche là, ma stavolta saremo in tre e la Gatta avrà pane per i suoi denti. Come al solito, mi raccomando la prudenza. Spero che sia sufficiente lasciar fare a noi."
��� Ci cambiammo con gli abiti che Kayth aveva scelto per la missione. Ancora una volta nessuna arma, ma sapevo che Horace portava con sé una pistola a dardi. Esaminai il mio abbigliamento e quello di Kayth (erano identici, ma il mio di colore blu, il suo nero) e sospirai.
��� "Kayth, ma dobbiamo per forza andare in giro vestite come puttane da strada?"
��� Il corpetto in latex, che scopriva una buona metà del seno e, come al solito, tutti i glutei, combinato con gli stivali a metà coscia non rendeva certo esagerata la mia inquietudine.
��� "Stai tranquilla" ribatté lei ridendo, "la villa è in un posto isolato. Quanto alle nostre divise, il cui design proviene dalla fervida mente di BB in persona, hanno spesso contribuito a confondere gli avversari anche se danno all'Agenzia una brutta nomea. Inoltre suppongo che in diverse occasioni ne siamo state salvate quando i nemici che ci hanno catturato, distratti dai nostri corpi, anziché ammazzarci hanno preferito fare altro."
��� "Oh!" commentai. Terrorizzata, salii sull'hover al fianco di Kayth. Non mi sentivo pronta, ma la mia comandante non sembrava esitare a buttarmi nella mischia.

��� La seconda villa di Burton (sempre che ne possedesse solo due) era più piccola e di stile più moderno. Immersa nel verde in una zona bucolica ad ovest di New London, sembrava ancora più solitaria della residenza principale. Appena arrivammo le cose andarono subito storte. Horace era al volante del suo veicolo, non un hover ma una comune automobile, parcheggiato vicino all'ingresso, ma il grosso cranio pelato del gigantesco nero era riverso sul volante.
��� "Lo hanno ammazzato!" esclamai angosciata.
��� Kayth mi diede una pacca sul sedere.
��� "Silenzio!" sussurrò rabbiosa, "andiamo a vedere."
��� Ci avvicinammo cautamente e aprimmo la portiera. La cena di Horace, un paio di panini avvolti in carta colorata e un thermos per il caffè, era sparpagliata sul cruscotto. Evidentemente era stato colpito mentre si accingeva a mangiare. Tastai la vena sul polso come avevo appreso nel mio addestramento troppo breve.
��� "E' vivo" mormorai con sollievo, "il battito è regolare."
��� Kayth infilò una mano nella giacca di Horace ed estrasse la pistola a dardi. Più preoccupata per la salute del nostro agente, cercai di scuoterlo ma non riuscii a svegliarlo. Poi notai una macchia rossa sul collo, molto piccola.
��� "Kayth, devono avergli infilato un ago di siringa dritto nel collo."
�� Lei guardò e le sfuggì un'imprecazione. "Chiunque sia stato dev'essere ancora qui!"
��� "Perché?" domandai incredula.
��� Kayth abbassò ulteriormente il tono di voce: "Ma non vedi? La goccia di sangue è fresca, per niente coagulata. Il nostro scimmione è stato addormentato pochi minuti fa."
��� Mi sentii stringere alla bocca dello stomaco. Kayth si stava già avvicinando all'edificio e la seguii titubante. Udivo una voce in testa che chiedeva cosa mai mi fosse saltato in mente di partecipare a questo pericoloso gioco di spie, controspie, guardie e ladri, ma ovviamente non era il momento di tirarsi indietro. Mi riservavo di valutare l'esperienza in seguito per decidere se proseguire nel mio addestramento o ritornare ad una più comoda vita di studentessa universitaria.
��� La porta era aperta, e Kayth me lo fece notare con un gesto. Entrò per prima, e fu subito attaccata da una figura scura che calò dall'alto sferrandole un potente calcio nel ventre. Kayth volò fuori dall'atrio in cui era appena entrata, lasciando cadere la pistola. Mi precipitai sull'arma ma la figura nera arrivò prima di me. Il costume indossato da Mimì la Gatta mostrava meno pelle del nostro, in effetti la copriva dalla testa ai piedi, in compenso era aderente al punto da lasciare poco all'immaginazione. Solo i vivissimi occhi azzurri e la bocca erano visibili.

��� "Lascia stare le armi, bambina" ringhiò la mia avversaria con un sorriso cattivo, "vediamocela da donna a donna."
��� Avrei voluto voltarmi e scappare ma non avevo un vantaggio sufficiente per farlo, così incredibilmente le risposi: "Facciamola finita, arrenditi."
��� Mimì fece una finta verso il mio volto e appena mossi le braccia per difendermi saltò e sferrò un calcio a mezz'aria che mi colpì sul fianco. Mentre lei atterrava graziosamente e si rimetteva in piedi con una capriola, io crollavo a terra accecata dal dolore. Quando trovai la forza di aprire gli occhi vidi che Mimì e Kayth davano una dimostrazione di rara classe scambiandosi una serie di colpi, parate e finte così veloci che difficilmente potevo capire chi stava avendo la meglio. Mentre i movimenti di Kayth erano del tutto naturali (delle minuscole capsule di ossigeno nei muscoli le davano più fiato di quello che avrebbe dovuto avere, ma non maggiore agilità) Mimì aveva installato certamente qualche trovata biomeccanica nel proprio corpo: la velocità dei movimenti e la potenza dei colpi erano superiori alla normalità, e questo le dava un vantaggio.
��� Kayth ad un certo punto si trovò vicina a me. Con un calcio riuscii a farle arrivare la pistola a dardi, lei la prese e sparò tre colpi in rapida successione. Bersaglio mancato, non ci potevo credere. Mimì, che aveva schivato con una rapida capriola, si lanciò subito in avanti, stavolta troppo veloce perché Kayth la evitasse. Rotolarono assieme contro il muro della casa e la sfortuna volle che Kayth battesse la testa e rimanesse confusa per un attimo. Mimì raccolse la pistola e la puntò prima verso di me, che stavo per alzarmi in piedi e intervenire, poi verso Kayth.
��� "Avevo detto niente armi, amiche" disse con una voce che rivelava pochissimo lo sforzo di quel tremendo combattimento. "L'avete voluto voi!"
��� Sparò al braccio sinistro di Kayth, che sussultò dal dolore. Vidi chiaramente il sottile dardo conficcarsi nel muro dopo aver trapassato la mia sventurata comandante (forse tra pochi attimi toccherà a me, pensai, ma non provavo alcuna emozione). Kayth si abbandonò contro la parete, la sua tenuta in latex nero un po' rovinata e sporca di polvere. Guardò con occhi velati dal dolore Mimì, che torreggiava su di lei.
��� "Condivido il punto di vista" mormorò, "dal momento che ho sparato per prima. Penso però che possa bastare così."
��� L'avversaria fece un ampio gesto condiscendente con la mano non armata.
��� "Va bene, adesso se l'altra amica vuole venire - e puntò l'arma verso di me - potrò finalmente mettervi fuori combattimento in maniera meno dolorosa e prendere quello che devo da questa villa.
��� Non pensai minimamente ad opporre resistenza. Mimì aveva recuperato dall'ingresso della casa un piccolo zaino e ne aveva estratto le inevitabili corde. Mi avvicinai a lei e mi voltai, incrociando i polsi dietro la schiena.
��� "Accomodati" mormorai.
��� Mi legò i polsi, stretti. Ovviamente si aspettava di aver di fronte un'altra "professionista". Non mi meravigliai quando mi avvicinò i gomiti tra loro, spingendo delicatamente ma con insistenza. Scoprii che si potevano toccare, ma la sensazione di venir legata ai gomiti era terribilmente fastidiosa e nel giro di qualche minuto sarebbe diventata intollerabile. Mimì continuò ad avvolgere corda, tendendola e stringendola sempre al massimo, fino a che il mio busto fu totalmente avvolto. Il mio petto sporgeva per via dei gomiti legati assieme dietro la schiena, e adesso i capezzoli erano visibili sopra il bordo del corpetto di latex blu. La mia avversaria non si interessò alla pelle nuda, ma mi fece sedere per terra vicino a Kayth. Procedette con metodo a legare caviglie e cosce, poi fui distesa a terra a pancia in giù senza tanti complimenti. Per prima cosa mi strinse un paio di giri di corda in bocca, segandomi gli angoli delle labbra. Stava facendo davvero un bel lavoro, non potevo negarlo. Passò la stessa corda nei legamenti delle mie caviglie e cominciò a tirare. Fu doloroso e terribilmente scomodo: sentivo la mia testa tirata indietro e i miei piedi verso l'alto e verso il mio corpo. Protestai con un grido acuto, e per un attimo Mimì si fermò. Mi accarezzò i capelli prima di continuare.
��� "Coraggio, piccola" disse con ironia, "so che puoi farcela!"
��� Feci appello a tutta la mia autodisciplina mentre venivo incaprettata sempre più strettamente. Ormai non potevo più guardare in basso ma solo davanti a me, il collo era tirato dolorosamente all'indietro. Presto raggiunsi il punto in cui ero sicura di non potermi piegare di più, invece Mimì continuò a stringere per avvicinare le caviglie alla nuca di un altro buon dieci centimetri. Ormai i talloni erano all'altezza delle natiche e Mimì fissò la corda in quella posizione. Gemetti piangendo la mia miseria, le lacrime scorrevano liberamente.

��� In quel frangente Kayth prese la decisione eroica ma inutile di compiere un atto di ribellione. La mia amica era stata trascurata, perché ferita e debole, ma il suo spirito era ancora indomito. Sferrò un gran calcio al corpo di Mimì, che incombeva su di me. La raggiunse ad una spalla e la fece volare da un lato all'altro delle mie gambe legate. La pistola a dardi era caduta a un passo dal mio volto, ma nella mia presente condizione avrei impiegato un buon quarto d'ora a percorrere quella distanza strisciando... senza contare il fatto che avevo solo i denti liberi per maneggiarla.
��� Kayth si buttò sull'arma e l'aveva ormai raggiunta quando il piede di Mimì, coperto da una scarpetta da ballerina, bloccò implacabile il suo polso. La Gatta era stata rapidissima a rialzarsi in piedi, nonostante gemesse per il dolore del colpo ricevuto.
��� Si chinò e sferrò un colpo a dita tese contro Kayth. Sentii il gemito della mia amica, ma il mio campo di visione era piuttosto limitato e non vidi come l'avesse colpita. Le dita di Kayth si aprirono e quelle di Mimì ripresero la pistola. A quel punto pensai che avrebbe commesso una specie di esecuzione sommaria ai danni di Kayth e forse anche della sottoscritta. Sentii battermi forte il cuore. Invece udii dei forti colpi, i suoi pugni contro la carne e le ossa della sventurata Kayth, fino a che la mia amica fu trascinata davanti a me, per mostrarmela svenuta e assai malconcia. Il tutto si era svolto senza che nessuno dicesse una parola (non che io potessi farlo, ovviamente).

��� Dopo aver sistemato un complesso intrico di manette e catene sul corpo di Kayth, Mimì le fasciò la ferita alla meglio.
��� "Mi sono divertita con voi ragazze!" affermò in tono allegro. "Ma adesso vado a prendere quei diamanti, me li sono proprio meritati. Non voglio altri scherzi altrimenti potrei alterarmi veramente, capito?"
��� Mugolai la mia approvazione per i suoi argomenti, consapevole che avrebbe potuto prendere la mia vita in ogni momento. Non eravamo davvero in condizione di opporci, Mimì ci aveva ridicolizzato e, anche se aveva usato qualche biopotenziamento per rendersi più forte, la sua superiorità mi incuteva rispetto. Forse se Horace non si fosse fatto fregare fin dall'inizio...
��� Mimì rientrò nella casa per portare a termine il suo furto. Io scivolai volutamente in uno stato di torpore per economizzare ogni energia e resistere al tremendo fastidio della mia posizione. Dal momento che Mimì si era preoccupata di bloccare l'emorragia di Kayth, probabilmente l'iniezione che aveva somministrato ad Horace era un semplice narcotico. Prima o poi il nostro agente si sarebbe ripreso e ci avrebbe aiutate.













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