***attenzione*** racconto non adatto ai
minori... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse
convinto, o dell'età adatta è pregato di andare a
farsi un giro da un'altra parte. Questo scritto può essere
diffuso a patto che non venga alterato in nessuna parte, non si
faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su siti a pagamento
ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
��� Era passato qualche giorno dalla mia
seduta di addestramento con Kayth ed ero ritornata alla mia
routine. Di solito i miei compagni erano Consuelo e Luca, lei una
ragazza vivacissima e un po' matta, lui un bel tenebroso latino
dai lunghi capelli neri. Kayth era capitata nel centro un paio di
volte, e l'apparizione della sua figura inguainata in una delle
solite ridottissime tutine nere mi aveva lasciato, per l'ennesima
volta, in imbarazzo. Quello che c'era stato fra noi era routine
per lei, ma io dovevo ancora farci i conti. Non ebbi occasione di
parlarle, si limitò sempre a salutarmi o a darmi una
strizzata d'occhio e sparire poi a discutere di non so cosa con
Ami e con Angela. Un giorno in cui Consuelo non c'era, Kayth mi
chiamò con urgenza.
��� La trovai in una sala per comunicazioni,
seduta davanti ad un apparecchio radio accanto ad un operatore...
il suo corpo molto scoperto faceva un bel contrasto con il camice
bianco dell'uomo.� Stava sorseggiando un caffè quando
entrai, e mi fece segno di sedermi.
��� "Come va?" domandò appoggiando la
tazza.
��� "Tutto bene" risposi, "per cosa mi hai
chiamato?"
��� "Oggi Consuelo era di turno a sorvegliare una
villa. Un lavoro noioso che di solito non facciamo ma in questo
caso ci pagano bene e c'è un motivo particolare. Negli
ultimi tempi sono stati messi a segno due furti
sensazionali."
��� Ne avevo sentito parlare nei notiziari che di
solito ascoltavo la mattina al comunicatore.
��� "Si tratta di collezioni di diamanti,
vero?"
��� "Infatti. Nelle miniere di Sahr si trovano
diamanti di una purezza che è quasi sconosciuta sulla
vecchia Terra. Perciò questo signor Burton ci ha chiesto
di dare un'occhiata alla sua villa e, siccome ha qualche contatto
con il nostro amato signor BB, lo abbiamo accontentato. I
diamanti sono stati trasferiti in un'altra residenza di Burton,
dove Horace sta facendo buona guardia in questo momento. Consuelo
è andata a proteggere Villa Burton, dove ci sono soltanto
delle copie di vetro. Non ha chiamato l'ora del rendez-vous di
controllo, e non mi risponde, quindi bisogna andare a verificare
cosa è successo."
��� "Vuoi che venga con te?" domandai piena di
speranza.
��� Le mie speranze furono più che
accontentate.
��� "Non posso andare personalmente, ci sono
altre missioni che devo seguire. Luca mi serve qui, quindi dovrai
andarci da sola. Non ti spaventare Cora, è un semplice
controllo. Dovresti incontrare Consuelo e Susanne, la cameriera,
e chiamarmi per dire che va tutto bene. Tra qualche ora
arriverà comunque qualcuno per dare il cambio e vedremo
cosa non va nel comunicatore di Consuelo."
��� Annuii.
��� "Ovviamente ti avvicinerai con cautela
mettendo a frutto il tuo addestramento e, se qualcosa non
dovesse andare bene, mi avvertirai. Tutto chiaro?"
��� Risposi che lo era. Kayth mi diede la
frequenza da usare sul comunicatore, le indicazioni sulla strada
da fare e le chiavi di un hover, e partii ancora vestita del body
con cui stavo facendo ginnastica.
�
��� Mi ero fermata a trecento metri da Villa
Burton, un bell'edificio che riprendeva i motivi dei castelli
inglesi medievali, recintato da un muro e adorno di un magnifico
giardino. Con tutta calma rilevai se c'erano impianti di allarme
in funzione e non ne trovai. Sapevo che non dovevano essercene,
l'allarme veniva messo in opera solo se non c'era nessuno nella
villa. Il muro era piuttosto basso, poco più di un paio di
metri, e superarlo fu una formalità. Mi mossi cautamente
fra i cespugli del giardino e arrivai ad una finestra.
All'interno vidi una camera da letto deserta. A questo punto
avrei dovuto combinare qualche numero come tagliare il vetro per
entrare, solo che non valeva la pena di combinare un danno per un
controllo di routine, quindi andai direttamente alla porta.
Bussai, e senza attendere risposta girai la maniglia.
��� Con mia sorpresa la porta si aprì.
Adesso cominciavo a preoccuparmi. Mi trovai nell'atrio, e avanzai
lentamente. Uno dei miei timori era che fosse stato fatto
qualcosa alla povera Consuelo. L'altro era che Consuelo fosse in
agguato e mi avesse sentita entrare: temevo di essere messa KO
prima che la mia amica mi riconoscesse.
��� Gli interni di Villa Burton erano lussuosi, e
di buon gusto. Girai per la casa senza vedere nessuno,
finché non arrivai alla sala da letto del signor Burton.
La cassaforte a muro era spalancata, il contenuto sparso per
terra. Oltre a un mucchio di documenti e altre cartacce, c'erano
anche i vetri che sostituivano l'autentica collezione di
diamanti. Se il ladro era venuto in cerca dei diamanti non si era
fatto ingannare.
��� Tornai sui miei passi guardandomi attorno
nervosamente. Cosa era successo a Consuelo e alla cameriera? Per
prima cosa dovevo chiamare aiuto. Lo feci, e Kayth rispose
immediatamente. Riferii la situazione.
��� "Non me lo aspettavo. Arrivo immediatamente,
tu intanto cerca Consuelo ma stai attenta a te
stessa."
��� Così, incredibilmente, ero già
in una missione, e anche piuttosto pericolosa. Mi trovavo sulla
scena di un furto commesso da un professionista che poteva essere
ancora nei paraggi, ed ero completamente disarmata. A questo
avrei dovuto abituarmi per il futuro. L'Agenzia era dotata di un
arsenale contenente le più svariate armi, ma le tirava
fuori con incredibile parsimonia. I miei ardori di dare la caccia
ai delinquenti si erano molto smorzati adesso, e procedetti con
estrema cautela nella visita delle rimanenti stanze. Nulla.
Passai in giardino, accostandomi ad una siepe per confondermi col
colore scuro della vegetazione. Cosa ridicola in pieno giorno, ma
mi avevano insegnato così. Non sapevo cosa fare. Il
terreno da esplorare non era poco, e mi sembrava poco probabile
che le ragazze fossero all'esterno. Temevo piuttosto che fossero
state portate via.
��� Mi diressi verso quello che aveva tutta
l'aria di essere un capanno per gli attrezzi, e passai vicino
alla piscina. Casualmente notai delle bollicine che salivano a
galla sull'acqua. Incredula mi avvicinai, chi poteva essere in
piscina con l'equipaggiamento da subacqueo? Quello che vidi mi
lasciò sotto shock. Era Consuelo, vestita di tutto punto
con muta da sub, respiratore e bombole, che giaceva sul fondo
della piscina legata con della corda. Si muoveva debolmente,
cercando di sollevarsi, ma fluttuava nell'acqua per pochi istanti
prima di ricadere. Mi tuffai immediatamente e con qualche
difficoltà riportai Consuelo a galla, poi la issai fuori
della piscina e lavorai con fatica sulla corda bagnata per
slegarle le mani. Appena fu libera, Consuelo si strappò il
boccaglio.
��� " 'Fanculo!" esclamò, "spero di
mettere le mani su quella vacca al più presto!"
��� Aggiunse un torrente di male parole, qualcuna
nella sua madrelingua spagnola, prima che potessi calmarla e
chiedere cos'era successo.
��� "Mi ha preso di sorpresa" spiegò, "e
mi ha messo fuori combattimento a colpi di karate. Mi sono
ripresa mentre mi spogliava per indossarmi questa muta subacquea,
e ho ricevuto altri colpi. L'ho riconosciuta, è una famosa
criminale che chiamano Mimì la Gatta. Si diverte a
combinare strani scherzi alle sue vittime."
��� "Come lasciarle a mollo in piscina?"
domandai.
��� Consuelo fece una smorfia. "Appunto. Ora che
mi viene in mente, chissà cosa è successo alla
cameriera."
��� La trovammo. Susanne era appesa ad un
albero a testa in giù. Corde robuste le serravano le
caviglie, e la testa era completamente avvolta in un cappuccio di
stoffa sottile ed elastica. Le mani erano legate con una corda
che, passando attorno al busto e ai lati del collo, le ancorava
fra le scapole. Davvero una posizione scomoda per passare la
giornata. La gonna del suo abito da cameriera era ricaduta
giù, scoprendo due belle natiche perfettamente rotonde in
mezzo a cui passava il sottile filo bianco del tanga.
��� "Wow, che lavoro!" commentò Consuelo.
"Mi sono lamentata troppo presto di quello che è toccato a
me. Tiriamola giù."
��� Mentre Consuelo la slegava sfilai il
cappuccio, rivelando una corta capigliatura bionda e un bel viso
dai lineamenti delicati. Susanne aveva poco meno della mia
età, giudicai. La bocca era completamente nascosta da
strisce di nastro adesivo bianco. Susanne ci guardò con
occhi spaventati mentre continuavamo il nostro lavoro. Consuelo
le aveva liberato le mani, io riuscii a toglierle il nastro
adesivo e lasciai che la cameriera completasse l'opera. Con mia
sorpresa estrasse dalla propria bocca prima un grosso batuffolo
di cotone, poi uno straccio per pulire i mobili, infine un
fazzoletto bianco. Dopo essersi liberata del formidabile bavaglio
la povera Susanne tossì per un minuto intero, prima di
raccontare di essere stata presa alle spalle e messa fuori
combattimento con un colpo alla testa.
��� All'arrivo di Kayth mandammo Susanne a
casa e ci riunimmo nel salotto di Burton.
��� "Sappiamo che la misteriosa Mimì
è una dura" iniziò Kayth, "del resto ce lo ha
dimostrato sconfiggendo facilmente un'agente nella quale avevo la
massima fiducia."
��� Consuelo stava per giustificarsi ma venne
interrotta da un gesto di Kayth.
��� "Non c'è bisogno di spiegazioni, ti ha
colto di sorpresa e, come spesso accade in queste situazioni, non
c'è stato nulla da fare. Per fortuna il bottino non era
qui. Ma senz'altro la nostra avversaria tornerà alla
carica e voi mi aiuterete a fermarla, vero? Mi sono appena presa
una sanzione da parte di Kim e non ne voglio altre."
��� "Faremo del nostro meglio" mormorai
intimidita. Consuelo non disse nulla.
��� "In questo momento nell'altra villa i veri
diamanti sono al sicuro, resta da vedere se Mimì
cercherà di attaccare anche là, ma c'è una
cosa che non mi convince."
��� "Ovvero?" domandò Consuelo.
��� "La cameriera è stata trattata con una
severità esagerata, sembra quasi un tentativo di
dissimulare una complicità."
��� La bella ragazza latina alzò le
spalle.
��� "Nel file di Mimì ci sono particolari
che fanno paura. Ama veramente imporre queste vessazioni. Magari
appena ha visto che i diamanti erano finti si è arrabbiata
e Susanne ne ha pagato le conseguenze. Non che io sia stata su un
letto di piume, comunque. Avevo due ore di aria nelle bombole, e
per quanto ne sapeva lei potevo anche crepare prima che venisse
qualcuno."
��� "Hai passato un brutto momento" riconobbe
Kayth, "ma non posso fare a meno di te."
�� Consuelo annuì e continuò:
"Nessun problema. Per controllare la cameriera avevo comunque
disposto delle microspie nella sua auto e nel suo comunicatore, e
un paio di rilevatori nell'auto e nella borsetta. Adesso
controlleremo le registrazioni."
��� Mentre Consuelo si recava ad una delle
nostre basi per esaminare i dati, io e Kayth tornammo al centro
d'addestramento. Kayth era di malumore, e peggiorò quando
seppe che per qualche emergenza anche Luca e Valerie non erano
presenti.
��� Chiamò Horace, all'altra villa di
Burton.
��� "Qua tutto bene" annunciò la voce del
gigante nero, "quando arriva il cambio?"
��� "Niente cambio per adesso, arriveremo noi
più tardi... ma rimarrai sul posto."
��� Kayth interruppe la comunicazione e le
domandai se intendesse portarmi con sé.
��� "Certamente, Cora. Credo che la nostra amica
Mimì colpirà presto anche là, ma stavolta
saremo in tre e la Gatta avrà pane per i suoi denti. Come
al solito, mi raccomando la prudenza. Spero che sia sufficiente
lasciar fare a noi."
��� Ci cambiammo con gli abiti che Kayth aveva
scelto per la missione. Ancora una volta nessuna arma, ma sapevo
che Horace portava con sé una pistola a dardi. Esaminai il
mio abbigliamento e quello di Kayth (erano identici, ma il mio di
colore blu, il suo nero) e sospirai.
��� "Kayth, ma dobbiamo per forza andare in giro
vestite come puttane da strada?"
��� Il corpetto in latex, che scopriva una buona
metà del seno e, come al solito, tutti i glutei, combinato
con gli stivali a metà coscia non rendeva certo esagerata
la mia inquietudine.
��� "Stai tranquilla" ribatté lei ridendo,
"la villa è in un posto isolato. Quanto alle nostre
divise, il cui design proviene dalla fervida mente di BB in
persona, hanno spesso contribuito a confondere gli avversari
anche se danno all'Agenzia una brutta nomea. Inoltre suppongo che
in diverse occasioni ne siamo state salvate quando i nemici che
ci hanno catturato, distratti dai nostri corpi, anziché
ammazzarci hanno preferito fare altro."
��� "Oh!" commentai. Terrorizzata, salii
sull'hover al fianco di Kayth. Non mi sentivo pronta, ma la mia
comandante non sembrava esitare a buttarmi nella
mischia.
��� La seconda villa di Burton (sempre che ne
possedesse solo due) era più piccola e di stile più
moderno. Immersa nel verde in una zona bucolica ad ovest di New
London, sembrava ancora più solitaria della residenza
principale. Appena arrivammo le cose andarono subito storte.
Horace era al volante del suo veicolo, non un hover ma una comune
automobile, parcheggiato vicino all'ingresso, ma il grosso cranio
pelato del gigantesco nero era riverso sul volante.
��� "Lo hanno ammazzato!" esclamai
angosciata.
��� Kayth mi diede una pacca sul
sedere.
��� "Silenzio!" sussurrò rabbiosa,
"andiamo a vedere."
��� Ci avvicinammo cautamente e aprimmo la
portiera. La cena di Horace, un paio di panini avvolti in carta
colorata e un thermos per il caffè, era sparpagliata sul
cruscotto. Evidentemente era stato colpito mentre si accingeva a
mangiare. Tastai la vena sul polso come avevo appreso nel mio
addestramento troppo breve.
��� "E' vivo" mormorai con sollievo, "il battito
è regolare."
��� Kayth infilò una mano nella giacca di
Horace ed estrasse la pistola a dardi. Più preoccupata per
la salute del nostro agente, cercai di scuoterlo ma non riuscii a
svegliarlo. Poi notai una macchia rossa sul collo, molto
piccola.
��� "Kayth, devono avergli infilato un ago di
siringa dritto nel collo."
�� Lei guardò e le sfuggì
un'imprecazione. "Chiunque sia stato dev'essere ancora
qui!"
��� "Perché?" domandai
incredula.
��� Kayth abbassò ulteriormente il tono di
voce: "Ma non vedi? La goccia di sangue è fresca, per
niente coagulata. Il nostro scimmione è stato addormentato
pochi minuti fa."
��� Mi sentii stringere alla bocca dello stomaco.
Kayth si stava già avvicinando all'edificio e la seguii
titubante. Udivo una voce in testa che chiedeva cosa mai mi fosse
saltato in mente di partecipare a questo pericoloso gioco di
spie, controspie, guardie e ladri, ma ovviamente non era il
momento di tirarsi indietro. Mi riservavo di valutare
l'esperienza in seguito per decidere se proseguire nel mio
addestramento o ritornare ad una più comoda vita di
studentessa universitaria.
��� La porta era aperta, e Kayth me lo fece
notare con un gesto. Entrò per prima, e fu subito
attaccata da una figura scura che calò dall'alto
sferrandole un potente calcio nel ventre. Kayth volò fuori
dall'atrio in cui era appena entrata, lasciando cadere la
pistola. Mi precipitai sull'arma ma la figura nera arrivò
prima di me. Il costume indossato da Mimì la Gatta
mostrava meno pelle del nostro, in effetti la copriva dalla testa
ai piedi, in compenso era aderente al punto da lasciare poco
all'immaginazione. Solo i vivissimi occhi azzurri e la bocca
erano visibili.
��� "Lascia stare le armi, bambina"
ringhiò la mia avversaria con un sorriso cattivo,
"vediamocela da donna a donna."
��� Avrei voluto voltarmi e scappare ma non avevo
un vantaggio sufficiente per farlo, così incredibilmente
le risposi: "Facciamola finita, arrenditi."
��� Mimì fece una finta verso il mio volto
e appena mossi le braccia per difendermi saltò e
sferrò un calcio a mezz'aria che mi colpì sul
fianco. Mentre lei atterrava graziosamente e si rimetteva in
piedi con una capriola, io crollavo a terra accecata dal dolore.
Quando trovai la forza di aprire gli occhi vidi che Mimì e
Kayth davano una dimostrazione di rara classe scambiandosi una
serie di colpi, parate e finte così veloci che
difficilmente potevo capire chi stava avendo la meglio. Mentre i
movimenti di Kayth erano del tutto naturali (delle minuscole
capsule di ossigeno nei muscoli le davano più fiato di
quello che avrebbe dovuto avere, ma non maggiore agilità)
Mimì aveva installato certamente qualche trovata
biomeccanica nel proprio corpo: la velocità dei movimenti
e la potenza dei colpi erano superiori alla normalità, e
questo le dava un vantaggio.
��� Kayth ad un certo punto si trovò
vicina a me. Con un calcio riuscii a farle arrivare la pistola a
dardi, lei la prese e sparò tre colpi in rapida
successione. Bersaglio mancato, non ci potevo credere.
Mimì, che aveva schivato con una rapida capriola, si
lanciò subito in avanti, stavolta troppo veloce
perché Kayth la evitasse. Rotolarono assieme contro il
muro della casa e la sfortuna volle che Kayth battesse la testa e
rimanesse confusa per un attimo. Mimì raccolse la pistola
e la puntò prima verso di me, che stavo per alzarmi in
piedi e intervenire, poi verso Kayth.
��� "Avevo detto niente armi, amiche" disse con
una voce che rivelava pochissimo lo sforzo di quel tremendo
combattimento. "L'avete voluto voi!"
��� Sparò al braccio sinistro di Kayth,
che sussultò dal dolore. Vidi chiaramente il sottile dardo
conficcarsi nel muro dopo aver trapassato la mia sventurata
comandante (forse tra pochi attimi toccherà a me, pensai,
ma non provavo alcuna emozione). Kayth si abbandonò contro
la parete, la sua tenuta in latex nero un po' rovinata e sporca
di polvere. Guardò con occhi velati dal dolore
Mimì, che torreggiava su di lei.
��� "Condivido il punto di vista" mormorò,
"dal momento che ho sparato per prima. Penso però che
possa bastare così."
��� L'avversaria fece un ampio gesto
condiscendente con la mano non armata.
��� "Va bene, adesso se l'altra amica vuole
venire - e puntò l'arma verso di me - potrò
finalmente mettervi fuori combattimento in maniera meno dolorosa
e prendere quello che devo da questa villa.
��� Non pensai minimamente ad opporre resistenza.
Mimì aveva recuperato dall'ingresso della casa un piccolo
zaino e ne aveva estratto le inevitabili corde. Mi avvicinai a
lei e mi voltai, incrociando i polsi dietro la
schiena.
��� "Accomodati" mormorai.
��� Mi legò i polsi, stretti. Ovviamente
si aspettava di aver di fronte un'altra "professionista". Non mi
meravigliai quando mi avvicinò i gomiti tra loro,
spingendo delicatamente ma con insistenza. Scoprii che si
potevano toccare, ma la sensazione di venir legata ai gomiti era
terribilmente fastidiosa e nel giro di qualche minuto sarebbe
diventata intollerabile. Mimì continuò ad avvolgere
corda, tendendola e stringendola sempre al massimo, fino a che il
mio busto fu totalmente avvolto. Il mio petto sporgeva per via
dei gomiti legati assieme dietro la schiena, e adesso i capezzoli
erano visibili sopra il bordo del corpetto di latex blu. La mia
avversaria non si interessò alla pelle nuda, ma mi fece
sedere per terra vicino a Kayth. Procedette con metodo a legare
caviglie e cosce, poi fui distesa a terra a pancia in giù
senza tanti complimenti. Per prima cosa mi strinse un paio di
giri di corda in bocca, segandomi gli angoli delle labbra. Stava
facendo davvero un bel lavoro, non potevo negarlo. Passò
la stessa corda nei legamenti delle mie caviglie e
cominciò a tirare. Fu doloroso e terribilmente scomodo:
sentivo la mia testa tirata indietro e i miei piedi verso l'alto
e verso il mio corpo. Protestai con un grido acuto, e per un
attimo Mimì si fermò. Mi accarezzò i capelli
prima di continuare.
��� "Coraggio, piccola" disse con ironia, "so che
puoi farcela!"
��� Feci appello a tutta la mia autodisciplina
mentre venivo incaprettata sempre più strettamente. Ormai
non potevo più guardare in basso ma solo davanti a me, il
collo era tirato dolorosamente all'indietro. Presto raggiunsi il
punto in cui ero sicura di non potermi piegare di più,
invece Mimì continuò a stringere per avvicinare le
caviglie alla nuca di un altro buon dieci centimetri. Ormai i
talloni erano all'altezza delle natiche e Mimì
fissò la corda in quella posizione. Gemetti piangendo la
mia miseria, le lacrime scorrevano liberamente.
��� In quel frangente Kayth prese la decisione
eroica ma inutile di compiere un atto di ribellione. La mia amica
era stata trascurata, perché ferita e debole, ma il suo
spirito era ancora indomito. Sferrò un gran calcio al
corpo di Mimì, che incombeva su di me. La raggiunse ad una
spalla e la fece volare da un lato all'altro delle mie gambe
legate. La pistola a dardi era caduta a un passo dal mio volto,
ma nella mia presente condizione avrei impiegato un buon quarto
d'ora a percorrere quella distanza strisciando... senza contare
il fatto che avevo solo i denti liberi per
maneggiarla.
��� Kayth si buttò sull'arma e l'aveva
ormai raggiunta quando il piede di Mimì, coperto da una
scarpetta da ballerina, bloccò implacabile il suo polso.
La Gatta era stata rapidissima a rialzarsi in piedi, nonostante
gemesse per il dolore del colpo ricevuto.
��� Si chinò e sferrò un colpo a
dita tese contro Kayth. Sentii il gemito della mia amica, ma il
mio campo di visione era piuttosto limitato e non vidi come
l'avesse colpita. Le dita di Kayth si aprirono e quelle di
Mimì ripresero la pistola. A quel punto pensai che avrebbe
commesso una specie di esecuzione sommaria ai danni di Kayth e
forse anche della sottoscritta. Sentii battermi forte il cuore.
Invece udii dei forti colpi, i suoi pugni contro la carne e le
ossa della sventurata Kayth, fino a che la mia amica fu
trascinata davanti a me, per mostrarmela svenuta e assai
malconcia. Il tutto si era svolto senza che nessuno dicesse una
parola (non che io potessi farlo, ovviamente).
��� Dopo aver sistemato un complesso intrico
di manette e catene sul corpo di Kayth, Mimì le
fasciò la ferita alla meglio.
��� "Mi sono divertita con voi ragazze!"
affermò in tono allegro. "Ma adesso vado a prendere quei
diamanti, me li sono proprio meritati. Non voglio altri scherzi
altrimenti potrei alterarmi veramente, capito?"
��� Mugolai la mia approvazione per i suoi
argomenti, consapevole che avrebbe potuto prendere la mia vita in
ogni momento. Non eravamo davvero in condizione di opporci,
Mimì ci aveva ridicolizzato e, anche se aveva usato
qualche biopotenziamento per rendersi più forte, la sua
superiorità mi incuteva rispetto. Forse se Horace non si
fosse fatto fregare fin dall'inizio...
��� Mimì rientrò nella casa per
portare a termine il suo furto. Io scivolai volutamente in uno
stato di torpore per economizzare ogni energia e resistere al
tremendo fastidio della mia posizione. Dal momento che
Mimì si era preoccupata di bloccare l'emorragia di Kayth,
probabilmente l'iniezione che aveva somministrato ad Horace era
un semplice narcotico. Prima o poi il nostro agente si sarebbe
ripreso e ci avrebbe aiutate.
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