BB 3 parte seconda di 4 - Cora impara le corde

***attenzione*** racconto non adatto ai minori... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo scritto può essere diffuso a patto che non venga alterato in nessuna parte, non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB

    Non riuscii davvero a concentrarmi sapendo che la mia amica, nelle camere di Kim distanti un centinaio di metri, lottava da sola contro le corde. Dopo un po' capii che sarei riuscita a combinare ben poco e tornai da lei. Erano trascorsi meno di quindici minuti.
    Appena entrai la vidi, totalmente libera e sempre vestita delle sue minuscole mutandine. Kayth si stava massaggiando i polsi e sentendomi arrivare si voltò ad accogliermi con un caldo sorriso.
    "Et voilà!" esclamò, "credevi che sarebbe stato impossibile?"
    Riuscii solo a rispondere: "Sinceramente sì."
    "Adesso tocca a te cara amica, con le stesse regole. Sei pronta?"
    Deglutii. Tirarmi indietro era fuori questione. "Come vuoi."
    Kayth mi studiò da capo a piedi con occhio critico, poi mi indicò una sedia.
    "Spogliati e appoggia i tuoi vestiti lì."
    Indossavo una tuta di cui mi liberai rapidamente senza preoccuparmi. In fondo lei era quasi nuda e in passato avevo visto il suo corpo in ogni minimo dettaglio, perciò non era il caso di essere troppo pudiche.

    Quando ebbi finito Kayth si avvicinò ed infilò due dita nell'elastico dei miei slip.
    "Ti dà fastidio se ti chiedo di denudarti completamente?"
    Il gesto m'era sembrato assai audace e un po' sprezzante della mia persona... ma decisi di non dire nulla e mi liberai del reggiseno, poi delle mutandine. Cercai di squadrarla con aria di sfida ma ero certamente intimidita. Kayth non perse tempo e si spostò dietro di me, facendomi avvicinare le mani dietro la schiena. Aveva preso una cinghia di pelle e la passò attorno ai miei polsi stringendo forte. Era fastidioso ma non come le mie precedenti esperienze nelle mani di François e dei suoi complici quando mio padre era braccato dalla KJK. Con altre cinghie Kayth mi legò le gambe all'altezza delle cosce e sopra le ginocchia. Stesso trattamento per le mie caviglie. Ero già sicura che non mi sarei potuta liberare.
    Kayth mi aiutò a sedermi per terra. Il pavimento era coperto dal tappeto, perciò non soffrii un freddo contatto.
    Avvolgendo una corda sopra i miei seni e facendola passare al di sotto delle ascelle, Kayth portò i capi sotto le ginocchia e strinse, aiutandomi con il ginocchio dietro la schiena a chinarmi in avanti. Mi lamentai con un leggero gemito quando i seni si schiacciarono contro le cosce, poi la corda fu legata e rimasi immobile, ridotta ad una palla di carne strettamente legata.
    "Fin qui tutto bene, ragazza?" domandò Kayth con una nota di divertimento nella voce.
    "Ouch! non potrebbe andare meglio."
    "Ottimo, adesso apri la bocca"
    Non ero entusiasta all'idea di essere imbavagliata e serrai le labbra.
    "Avanti" incoraggiò lei, "le regole sono che posso fare come voglio."
    "Ma a che serve? non ho intenzione di gridare."
    Kayth sorrise. "La bocca è un ottimo strumento per cercare di liberarsi. Inoltre quando sei costretta a respirare solo col naso, non puoi usare tutta la tua energia. Rimarrò con te, visto che passare un'ora imbavagliata può essere pericoloso... anche se in certe situazioni i miei avversari non mi hanno usato questa cortesia e, come vedi, sono ancora qui."
    Rassegnata, spalancai la bocca e Kayth infilò un pacchetto di stoffa che spinse a fondo. Ebbi subito la sensazione di soffocare e non fu facile reprimere un singulto, ma la tormentatrice non si intenerì e premette altra stoffa costringendomi a spalancare le mascelle. Quando le guance furono piene e rigonfie mi applicò con cura alcune strisce di robusto nastro adesivo che andavano quasi da un orecchio all'altro. Completò l'opera stringendo una benda sui miei occhi e legandola severamente. Ero in una situazione in cui nessuno voleva veramente farmi del male, ma essere bendata mi diede paura.

    "Puoi cominciare il tuo lavoro" annunciò Kayth, "l'ora inizia da adesso."
    Avrei voluto dare forfait immediatamente. Nell'oscurità la sensazione di impotenza e il fastidio dei miei legamenti si ingigantivano di minuto in minuto, e tutto quello che ottenni divincolandomi fu di cadere su un fianco.
    Cercai di liberarmi i polsi e spinsi con tutte le forze, senza minimamente indebolire la presa della piccola cintura di cuoio. Gemetti, e siccome ero bendata potei lasciare sfuggire qualche lacrima senza che Kayth se ne accorgesse. La sentivo camminare, a volte vicino a me, ed ero sicura, almeno, di non essere sola.
    Continuai a dimenarmi nella mia posizione difficile e strofinai il viso sul tappeto per indebolire gli angoli del nastro adesivo. Nessuno stratagemma riusciva a darmi sollievo o ad avvicinarmi alla libertà. Decisi di darmi definitivamente per vinta e trascorsi un periodo che mi parve interminabile nell'attesa della liberazione.
    Al termine della mia ora Kayth tirò via delicatamente il nastro adesivo e mi svuotò la bocca della stoffa adesso impregnata di saliva. In un minuto sciolse cinghie e corde e fui di nuovo libera. Ansimando leggermente mi tolsi la benda e la guardai mentre riponeva l'attrezzatura usata su di me.
    "Vedo che sei sopravvissuta" osservò Kayth ritornando da me, "ma non hai fatto un gran che per liberarti. Da un certo momento in poi non hai nemmeno tentato. Considerando il fatto che, come hai già sperimentato, ci si può trovare nelle mani di gente spietata, giudico questa prova totalmente negativa. Anzi, ti chiedo ancora se per davvero vuoi far parte..."
    Non ne potevo più. Alzai la voce e affermai che non avevo nessuna esperienza dei trucchi che lei certamente conosceva, e che comunque avevo potuto assistere al sollazzo dei nemici sul suo corpo senza che lei, con tutta la sua arte della fuga, fosse riuscita minimamente ad opporsi. Stavolta Kayth si trovò per un momento in imbarazzo. Aggiunsi quindi che avrei certamente imparato qualcosa se lei si fosse degnata di istruirmi.
    "Va bene" disse Kayth, accondiscendente. "Cosa vuoi fare adesso?"
    Mi sentivo in vena di vendetta.
    "Voglio provare a legarti un'altra volta, e rimarrò a vedere come fai a liberarti... se ci riesci!"
    Kayth fece un cenno di assenso. "Come vuoi, abbiamo tutta la giornata se necessario. Vuoi che ti mostri qualcuno degli strumenti?"
    Scossi il capo. "Sono sicura che anche con la mia poca esperienza questa volta riuscirò a legarti come un salame."
    Presi una buona quantità di materiale e lo deposi sul pavimento. Mi avvicinai a Kayth, che aspettava docilmente con le mani lungo i fianchi. Senza stare a pensarci afferrai le stringhe del suo tanga e lo calai di colpo, scoprendo il pube completamente depilato.
    Kayth sorrise e si sfilò l'indumento dalle caviglie. "Vedo che stai cominciando a sviluppare una certa dose di buona volontà. Cerca però di non arrabbiarti, Cora. Voglio sperare che siamo ancora buone amiche e che tu non voglia farmi più male del necessario."
    "Non me lo perdonerei" risposi, "adesso voltati e incrocia le mani dietro la schiena."
    Avevo trovato due strani guanti e il loro uso mi era parso evidente: non avevano dita (in effetti, bisognava chiudere la mano a pugno per infilarla all'interno) e si chiudevano con delle piccole cinture a cui si poteva aggiungere un lucchetto. Misi la chiave al sicuro sullo sgabello, sopra la pila dei miei vestiti, costrinsi Kayth ad inserire le mani nelle due piccole mostruosità, serrai il più possibile e con lo stesso lucchetto fissai la cintura. Senza alcuna limitazione in fondo non era difficile ridurre una persona completamente all'impotenza, sarei rimasta davvero sorpresa se Kayth fosse riuscita a liberare le mani. E senza le mani, come avrebbe potuto liberare il resto?
    La mia amica mi osservava con rassegnazione. Evidentemente aveva capito che, stavolta, non avrei scherzato. Stava per cominciare un'ora difficile per lei.

    Tra i vari strumenti di legamento e tortura ne avevo visto un altro il cui scopo, dopo un momento di riflessione, mi fu chiaro. Il guanto singolo sarebbe stato difficile da applicare, ma avrei insistito. Inserii le braccia di Kayth nell'attrezzo, le avvolsi strette e la costrinsi a congiungere i gomiti. Quella posizione severa non sembrava darle troppo fastidio. Strinsi e legai i lacci del guanto, poi serrai le cinghie (che passavano sopra la spalla e discendevano di nuovo al di sotto dell'ascella opposta). Kayth non sarebbe mai riuscita a liberarsi adesso.
    Decisi di legare le gambe con delle manette, un po' più larghe di quelle in uso nella polizia. Evidentemente erano fatte apposta per le caviglie. Per non commettere altri errori da principiante cercai di regolarle in maniera che fossero strette, e le applicai. Dal momento che il guanto singolo terminava con un anello metallico, legai una corda all'estremità, la passai tra le cosce di Kayth, la strinsi con forza. Abbandonando i miei pudori, spostai le mie dita tra le gambe di Kayth e le allargai le labbra della vagina perché la corda passasse proprio nel mezzo. Tirandola, si sarebbe seppellita nel suo sesso. La guardai in viso audacemente, lei mi restituii lo sguardo senza tradire emozione. Legai la corda alla vita. Strinsi spietatamente e udii un piccolo grido di Kayth, poi ricordai che mi aveva chiesto di non farle male e ammorbidii un poco la tensione. Ottenni comunque un bell'effetto.
    "Oh!" mormorò Kayth, "ti facevo tutta casa e chiesa. Forse potresti diventare una dominatrice parecchio in gamba, sai?"
    Ero eccitata e quello che stavo facendo alla mia amica mi dava una violentissima emozione. Mi vergognavo, ma sentivo il mio sesso inumidirsi dall'eccitazione. Sarebbe stata una giornata da ricordare, per me.
    Feci inginocchiare la mia vittima e le legai le gambe sopra le ginocchia. Infine le mostrai il bavaglio che avevo scelto: una grossa palla di gomma rossa, con le cinghie da legare dietro la nuca. Kayth aprì la bocca per accettare il bavaglio. Introdussi la palla, la feci scivolare dietro i denti e poi legai le cinghie. Tanto per essere sicura, usai su Kayth la stessa benda che era stata usata su di me.
    "Bene" dissi alla fine. "La tua ora comincia adesso."
    Kayth si distese sul tappeto e lavorò con cura metodica a flettere e distendere i suoi muscoli per guadagnare spazio. Con mia sorpresa, dopo pochi minuti le corde legate alle ginocchia si allentarono e alla fine si sciolsero. Non avevo ancora imparato a legare un nodo come si deve. Anche la corda che passava nell'inguine cedette dopo alcuni sforzi di Kayth, che tirò con le braccia legate e si divincolò come un pesce preso all'amo. Questo risultato probabilmente lo pagò con alcuni minuti di intenso dolore tra le gambe. Kayth trovò l'angolo di un mobile e lo usò per sciogliere il nodo della benda. Il resto dell'equipaggiamento però era stato applicato abbastanza a dovere e non c'erano corde legate da me, ma solo fibbie e lucchetti. La prigioniera rimase per un minuto a guardarmi, riposando per riguadagnare forza. Si sforzò di espellere il bavaglio spingendolo con la lingua. Sorrisi, sicura di averlo legato fin troppo stretto, e invece questo tentativo le riuscì. Cominciavo ad essere preoccupata... che potesse farcela? Probabilmente no, ma fin dove c'era una minima possibilità di liberarsi, c'era riuscita.
    Seguì un eroico tentativo di aprire con la bocca le manette che stringevano le caviglie. Allargando le gambe e piegando le ginocchia Kayth mise i suoi denti all'opera, ma non poteva scassinare la serratura di metallo. Trovò comunque un pezzetto di legno per terra, poco più grande di uno stuzzicadenti, e lo strinse in bocca. Ricominciò le sue contorsioni e incredibilmente udii un clic e le manette caddero inutili sul pavimento! La mia eroina si alzò di nuovo in piedi. Ormai mancavano pochi minuti e Kayth mi sorrise, sudata ed esausta.

    "Ok, non avrei dovuto farti arrabbiare" disse, "da qui in poi rinuncio perché non posso lavorare sul guanto singolo, se sei stanca di vedermi all'opera puoi liberarmi adesso. Mi serve una bella doccia."
    "E' stato molto istruttivo" dissi cominciando a lavorare sui lacci per slegarla. "Sicura che potrei imparare questo... sport? E tu come lo preferisci, dalla parte che dà o da quella che riceve?"
    Kayth alzò le spalle, per quello che le era possibile. "Non ci ho mai pensato. L'ho imparato per necessità prima di prenderci un certo... gusto. Per quanto mi riguarda, credo che mi interessi di più essere legata piuttosto che legare un'altra persona. Anche per la nostra collega Ami credo che sia la stessa cosa, ovviamente nel suo addestramento ha dovuto dimostrare di poter rendere inoffensiva un'altra persona, ma in genere preferisce sempre il contrario."
    Era un momento intimo perciò arrischiai un'altra domanda.
    "E... quando sei stata... violentata. Ti è mai capitato di prenderci gusto?"
    Kayth, adesso quasi libera, annuì. "Un bastardo può anche riuscire a costringerti all'orgasmo. Tienilo presente, prima o poi ti potrebbe succedere, sai? E allora dovrai fare i conti con la traccia che lascia dentro di te. Ma comunque l'ho sempre sentito come uno stupro. Tranne una volta, con un uomo che ha saputo... prendermi."
    Rimasi sotto shock. Era meglio non continuare quella conversazione per il momento.
 
 

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