***attenzione*** racconto non adatto ai
minori... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse
convinto, o dell'età adatta è pregato di andare a
farsi un giro da un'altra parte. Questo scritto può essere
diffuso a patto che non venga alterato in nessuna parte, non si
faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su siti a pagamento
ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Non riuscii davvero a concentrarmi sapendo
che la mia amica, nelle camere di Kim distanti un centinaio di
metri, lottava da sola contro le corde. Dopo un po' capii che
sarei riuscita a combinare ben poco e tornai da lei. Erano
trascorsi meno di quindici minuti.
Appena entrai la vidi, totalmente libera e
sempre vestita delle sue minuscole mutandine. Kayth si stava
massaggiando i polsi e sentendomi arrivare si voltò ad
accogliermi con un caldo sorriso.
"Et voilà!" esclamò, "credevi
che sarebbe stato impossibile?"
Riuscii solo a rispondere: "Sinceramente
sì."
"Adesso tocca a te cara amica, con le stesse
regole. Sei pronta?"
Deglutii. Tirarmi indietro era fuori
questione. "Come vuoi."
Kayth mi studiò da capo a piedi con
occhio critico, poi mi indicò una sedia.
"Spogliati e appoggia i tuoi vestiti
lì."
Indossavo una tuta di cui mi liberai
rapidamente senza preoccuparmi. In fondo lei era quasi nuda e in
passato avevo visto il suo corpo in ogni minimo dettaglio,
perciò non era il caso di essere troppo
pudiche.
Quando ebbi finito Kayth si
avvicinò ed infilò due dita nell'elastico dei miei
slip.
"Ti dà fastidio se ti chiedo di
denudarti completamente?"
Il gesto m'era sembrato assai audace e un po'
sprezzante della mia persona... ma decisi di non dire nulla e mi
liberai del reggiseno, poi delle mutandine. Cercai di squadrarla
con aria di sfida ma ero certamente intimidita. Kayth non perse
tempo e si spostò dietro di me, facendomi avvicinare le
mani dietro la schiena. Aveva preso una cinghia di pelle e la
passò attorno ai miei polsi stringendo forte. Era
fastidioso ma non come le mie precedenti esperienze nelle mani di
François e dei suoi complici quando mio padre era braccato
dalla KJK. Con altre cinghie Kayth mi legò le gambe
all'altezza delle cosce e sopra le ginocchia. Stesso trattamento
per le mie caviglie. Ero già sicura che non mi sarei
potuta liberare.
Kayth mi aiutò a sedermi per terra. Il
pavimento era coperto dal tappeto, perciò non soffrii un
freddo contatto.
Avvolgendo una corda sopra i miei seni e
facendola passare al di sotto delle ascelle, Kayth portò i
capi sotto le ginocchia e strinse, aiutandomi con il ginocchio
dietro la schiena a chinarmi in avanti. Mi lamentai con un
leggero gemito quando i seni si schiacciarono contro le cosce,
poi la corda fu legata e rimasi immobile, ridotta ad una palla di
carne strettamente legata.
"Fin qui tutto bene, ragazza?" domandò
Kayth con una nota di divertimento nella voce.
"Ouch! non potrebbe andare
meglio."
"Ottimo, adesso apri la bocca"
Non ero entusiasta all'idea di essere
imbavagliata e serrai le labbra.
"Avanti" incoraggiò lei, "le regole
sono che posso fare come voglio."
"Ma a che serve? non ho intenzione di
gridare."
Kayth sorrise. "La bocca è un ottimo
strumento per cercare di liberarsi. Inoltre quando sei costretta
a respirare solo col naso, non puoi usare tutta la tua energia.
Rimarrò con te, visto che passare un'ora imbavagliata
può essere pericoloso... anche se in certe situazioni i
miei avversari non mi hanno usato questa cortesia e, come vedi,
sono ancora qui."
Rassegnata, spalancai la bocca e Kayth
infilò un pacchetto di stoffa che spinse a fondo. Ebbi
subito la sensazione di soffocare e non fu facile reprimere un
singulto, ma la tormentatrice non si intenerì e premette
altra stoffa costringendomi a spalancare le mascelle. Quando le
guance furono piene e rigonfie mi applicò con cura alcune
strisce di robusto nastro adesivo che andavano quasi da un
orecchio all'altro. Completò l'opera stringendo una benda
sui miei occhi e legandola severamente. Ero in una situazione in
cui nessuno voleva veramente farmi del male, ma essere bendata mi
diede paura.
"Puoi cominciare il tuo lavoro"
annunciò Kayth, "l'ora inizia da adesso."
Avrei voluto dare forfait immediatamente.
Nell'oscurità la sensazione di impotenza e il fastidio dei
miei legamenti si ingigantivano di minuto in minuto, e tutto
quello che ottenni divincolandomi fu di cadere su un
fianco.
Cercai di liberarmi i polsi e spinsi con
tutte le forze, senza minimamente indebolire la presa della
piccola cintura di cuoio. Gemetti, e siccome ero bendata potei
lasciare sfuggire qualche lacrima senza che Kayth se ne
accorgesse. La sentivo camminare, a volte vicino a me, ed ero
sicura, almeno, di non essere sola.
Continuai a dimenarmi nella mia posizione
difficile e strofinai il viso sul tappeto per indebolire gli
angoli del nastro adesivo. Nessuno stratagemma riusciva a darmi
sollievo o ad avvicinarmi alla libertà. Decisi di darmi
definitivamente per vinta e trascorsi un periodo che mi parve
interminabile nell'attesa della liberazione.
Al termine della mia ora Kayth tirò
via delicatamente il nastro adesivo e mi svuotò la bocca
della stoffa adesso impregnata di saliva. In un minuto sciolse
cinghie e corde e fui di nuovo libera. Ansimando leggermente mi
tolsi la benda e la guardai mentre riponeva l'attrezzatura usata
su di me.
"Vedo che sei sopravvissuta" osservò
Kayth ritornando da me, "ma non hai fatto un gran che per
liberarti. Da un certo momento in poi non hai nemmeno tentato.
Considerando il fatto che, come hai già sperimentato, ci
si può trovare nelle mani di gente spietata, giudico
questa prova totalmente negativa. Anzi, ti chiedo ancora se per
davvero vuoi far parte..."
Non ne potevo più. Alzai la voce e
affermai che non avevo nessuna esperienza dei trucchi che lei
certamente conosceva, e che comunque avevo potuto assistere al
sollazzo dei nemici sul suo corpo senza che lei, con tutta la sua
arte della fuga, fosse riuscita minimamente ad opporsi. Stavolta
Kayth si trovò per un momento in imbarazzo. Aggiunsi
quindi che avrei certamente imparato qualcosa se lei si fosse
degnata di istruirmi.
"Va bene" disse Kayth, accondiscendente.
"Cosa vuoi fare adesso?"
Mi sentivo in vena di vendetta.
"Voglio provare a legarti un'altra volta, e
rimarrò a vedere come fai a liberarti... se ci
riesci!"
Kayth fece un cenno di assenso. "Come vuoi,
abbiamo tutta la giornata se necessario. Vuoi che ti mostri
qualcuno degli strumenti?"
Scossi il capo. "Sono sicura che anche con la
mia poca esperienza questa volta riuscirò a legarti come
un salame."
Presi una buona quantità di materiale
e lo deposi sul pavimento. Mi avvicinai a Kayth, che aspettava
docilmente con le mani lungo i fianchi. Senza stare a pensarci
afferrai le stringhe del suo tanga e lo calai di colpo, scoprendo
il pube completamente depilato.
Kayth sorrise e si sfilò l'indumento
dalle caviglie. "Vedo che stai cominciando a sviluppare una certa
dose di buona volontà. Cerca però di non
arrabbiarti, Cora. Voglio sperare che siamo ancora buone amiche e
che tu non voglia farmi più male del
necessario."
"Non me lo perdonerei" risposi, "adesso
voltati e incrocia le mani dietro la schiena."
Avevo trovato due strani guanti e il loro uso
mi era parso evidente: non avevano dita (in effetti, bisognava
chiudere la mano a pugno per infilarla all'interno) e si
chiudevano con delle piccole cinture a cui si poteva aggiungere
un lucchetto. Misi la chiave al sicuro sullo sgabello, sopra la
pila dei miei vestiti, costrinsi Kayth ad inserire le mani nelle
due piccole mostruosità, serrai il più possibile e
con lo stesso lucchetto fissai la cintura. Senza alcuna
limitazione in fondo non era difficile ridurre una persona
completamente all'impotenza, sarei rimasta davvero sorpresa se
Kayth fosse riuscita a liberare le mani. E senza le mani, come
avrebbe potuto liberare il resto?
La mia amica mi osservava con rassegnazione.
Evidentemente aveva capito che, stavolta, non avrei scherzato.
Stava per cominciare un'ora difficile per lei.
Tra i vari strumenti di legamento e
tortura ne avevo visto un altro il cui scopo, dopo un momento di
riflessione, mi fu chiaro. Il guanto singolo sarebbe stato
difficile da applicare, ma avrei insistito. Inserii le braccia di
Kayth nell'attrezzo, le avvolsi strette e la costrinsi a
congiungere i gomiti. Quella posizione severa non sembrava darle
troppo fastidio. Strinsi e legai i lacci del guanto, poi serrai
le cinghie (che passavano sopra la spalla e discendevano di nuovo
al di sotto dell'ascella opposta). Kayth non sarebbe mai riuscita
a liberarsi adesso.
Decisi di legare le gambe con delle manette,
un po' più larghe di quelle in uso nella polizia.
Evidentemente erano fatte apposta per le caviglie. Per non
commettere altri errori da principiante cercai di regolarle in
maniera che fossero strette, e le applicai. Dal momento che il
guanto singolo terminava con un anello metallico, legai una corda
all'estremità, la passai tra le cosce di Kayth, la strinsi
con forza. Abbandonando i miei pudori, spostai le mie dita tra le
gambe di Kayth e le allargai le labbra della vagina perché
la corda passasse proprio nel mezzo. Tirandola, si sarebbe
seppellita nel suo sesso. La guardai in viso audacemente, lei mi
restituii lo sguardo senza tradire emozione. Legai la corda alla
vita. Strinsi spietatamente e udii un piccolo grido di Kayth, poi
ricordai che mi aveva chiesto di non farle male e ammorbidii un
poco la tensione. Ottenni comunque un bell'effetto.
"Oh!" mormorò Kayth, "ti facevo tutta
casa e chiesa. Forse potresti diventare una dominatrice parecchio
in gamba, sai?"
Ero eccitata e quello che stavo facendo alla
mia amica mi dava una violentissima emozione. Mi vergognavo, ma
sentivo il mio sesso inumidirsi dall'eccitazione. Sarebbe stata
una giornata da ricordare, per me.
Feci inginocchiare la mia vittima e le legai
le gambe sopra le ginocchia. Infine le mostrai il bavaglio che
avevo scelto: una grossa palla di gomma rossa, con le cinghie da
legare dietro la nuca. Kayth aprì la bocca per accettare
il bavaglio. Introdussi la palla, la feci scivolare dietro i
denti e poi legai le cinghie. Tanto per essere sicura, usai su
Kayth la stessa benda che era stata usata su di me.
"Bene" dissi alla fine. "La tua ora comincia
adesso."
Kayth si distese sul tappeto e lavorò
con cura metodica a flettere e distendere i suoi muscoli per
guadagnare spazio. Con mia sorpresa, dopo pochi minuti le corde
legate alle ginocchia si allentarono e alla fine si sciolsero.
Non avevo ancora imparato a legare un nodo come si deve. Anche la
corda che passava nell'inguine cedette dopo alcuni sforzi di
Kayth, che tirò con le braccia legate e si
divincolò come un pesce preso all'amo. Questo risultato
probabilmente lo pagò con alcuni minuti di intenso dolore
tra le gambe. Kayth trovò l'angolo di un mobile e lo
usò per sciogliere il nodo della benda. Il resto
dell'equipaggiamento però era stato applicato abbastanza a
dovere e non c'erano corde legate da me, ma solo fibbie e
lucchetti. La prigioniera rimase per un minuto a guardarmi,
riposando per riguadagnare forza. Si sforzò di espellere
il bavaglio spingendolo con la lingua. Sorrisi, sicura di averlo
legato fin troppo stretto, e invece questo tentativo le
riuscì. Cominciavo ad essere preoccupata... che potesse
farcela? Probabilmente no, ma fin dove c'era una minima
possibilità di liberarsi, c'era riuscita.
Seguì un eroico tentativo di aprire
con la bocca le manette che stringevano le caviglie. Allargando
le gambe e piegando le ginocchia Kayth mise i suoi denti
all'opera, ma non poteva scassinare la serratura di metallo.
Trovò comunque un pezzetto di legno per terra, poco
più grande di uno stuzzicadenti, e lo strinse in bocca.
Ricominciò le sue contorsioni e incredibilmente udii un
clic e le manette caddero inutili sul pavimento! La mia
eroina si alzò di nuovo in piedi. Ormai mancavano pochi
minuti e Kayth mi sorrise, sudata ed esausta.
"Ok, non avrei dovuto farti arrabbiare"
disse, "da qui in poi rinuncio perché non posso lavorare
sul guanto singolo, se sei stanca di vedermi all'opera puoi
liberarmi adesso. Mi serve una bella doccia."
"E' stato molto istruttivo" dissi cominciando
a lavorare sui lacci per slegarla. "Sicura che potrei imparare
questo... sport? E tu come lo preferisci, dalla parte che
dà o da quella che riceve?"
Kayth alzò le spalle, per quello che
le era possibile. "Non ci ho mai pensato. L'ho imparato per
necessità prima di prenderci un certo... gusto. Per quanto
mi riguarda, credo che mi interessi di più essere legata
piuttosto che legare un'altra persona. Anche per la nostra
collega Ami credo che sia la stessa cosa, ovviamente nel suo
addestramento ha dovuto dimostrare di poter rendere inoffensiva
un'altra persona, ma in genere preferisce sempre il
contrario."
Era un momento intimo perciò
arrischiai un'altra domanda.
"E... quando sei stata... violentata. Ti
è mai capitato di prenderci gusto?"
Kayth, adesso quasi libera, annuì. "Un
bastardo può anche riuscire a costringerti all'orgasmo.
Tienilo presente, prima o poi ti potrebbe succedere, sai? E
allora dovrai fare i conti con la traccia che lascia dentro di
te. Ma comunque l'ho sempre sentito come uno stupro. Tranne una
volta, con un uomo che ha saputo... prendermi."
Rimasi sotto shock. Era meglio non continuare
quella conversazione per il momento.