***attenzione*** racconto non adatto ai
minori... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse
convinto, o dell'età adatta è pregato di andare a
farsi un giro da un'altra parte. Questo scritto può essere
diffuso a patto che non venga alterato in nessuna parte, non si
faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su siti a pagamento
ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Non ebbi molto tempo per approfondire la
conoscenza di Kayth: una nuova missione l'aveva subito condotta
in una lontana isola in cerca di non so quale miracoloso
ritrovato tecnologico. Mio padre si trasferì in un posto
tranquillo fuori città, io non avendo pressanti impegni
negli studi (i miei voti erano ottimi e negli esami ero regolare
come un orologio) feci pressioni per entrare a far parte della
misteriosa Agenzia BB. Mi telefonò Kim, che era la
comandante sul campo dell'organizzazione nonché l'alter
ego del suo elusivo dirigente. Per quanto non sembrasse per
niente entusiasta di vedermi Kim mi convocò per il giorno
dopo fissandomi appuntamento davanti ad una boutique di New
London.
Rimasi in attesa per parecchi minuti,
ammirando la delicata lingerie esposta in vetrina, fino a che una
voce femminile alle mie spalle mi fece sussultare.
"Tu devi essere Cora."
Voltandomi mi trovai di fronte ad una
splendida bellezza mediterranea, occhi e capelli neri, con labbra
morbide e sorridenti ma qualcosa di serio nell'espressione. La
ragazza indossava una tuta coloratissima, di tessuto aderente ed
elastico, e non pochi dei passanti si voltavano a guardare le sue
splendide forme. In mano reggeva due caschi da motociclista e me
ne porse uno.
"Mi chiamo Consuelo. Salta su" disse
inforcando una motocicletta parcheggiata vicino.
Salii dietro di lei e ci avventurammo nel
traffico. Consuelo si divertiva a spaventarmi con manovre poco
ortodosse, ma non avevo nessuna intenzione di lasciarmi
intimorire. All'improvviso imboccò uno sgangherato
cancello e ci trovammo nel cortile di una scuola abbandonata.
Consuelo spense il motore e scese, indicandomi una
porta.
"Questa è una delle basi dell'Agenzia.
La usiamo spesso per l'addestramento. Andiamo, cosa
aspetti?"
Ero stupefatta per la desolazione del posto.
L'interno però era assai meglio. Sotto il travestimento
dell'edificio cadente trovai laboratori attrezzati di tutto
punto, una palestra con piscina, un'armeria, camere confortevoli
e molte stanze inutilizzate, che facevano del complesso un vero
labirinto. Il tutto si trovava nei sotterranei e si estendeva per
tre livelli.
La base divenne la mia casa per un lungo
periodo. A parte il tempo che dovevo dedicare necessariamente ai
miei studi, e qualche salutare boccata d'aria, le mie ore
trascorrevano in compagnia di Consuelo, di Luca e di Valerie, una
ragazza bionda dall'accento francese che, di tutte le agenti che
avevo conosciuto, era l'unica che non mi superasse di
statura.
Devo confessare che non avevano molta
fiducia nelle mie qualità e mi trattavano come una
novellina nonostante i miei sforzi. Come seppi molto tempo dopo,
Kayth aveva proposto di mettermi alla prova contro l'opinione
sfavorevole di tutti gli altri. Nonostante la mia giovane
età ero già vecchia per iniziare quel mestiere, da
qualche tempo l'Agenzia sceglieva solo tra candidati che venivano
seguiti fin da bambini, a loro stessa insaputa! Alla fine Kim
aveva ceduto solo per non spiacere alla sua veterana. Eppure non
mi mancavano delle doti. Mi ero impegnata nello sport fin da
piccola e sapevo nuotare ed immergermi, non mi mancava una certa
preparazione nelle arti marziali, avevo perfino fatto un paio di
lanci col paracadute. I miei studi tecnici certamente erano un
ulteriore vantaggio. Purtroppo tutto quello che io sapevo fare
bene loro lo facevano meglio, e dovevo sudare per raggiungere lo
standard. Inoltre davano un'enorme importanza ad altre
abilità in cui non avevo preparazione. Ad esempio imparai
a trascorrere diverse ore immobile, senza fare un gesto, mentre
qualcuno mi osservava da una telecamera. E senza distrarmi: a
lunghissimi intervalli irregolari infatti suonava una sirena e
dovevo scattare fulmineamente, per spegnere l'allarme in pochi
istanti, pena il fallimento della prova. Mi impratichii nello
scassinare serrature e ogni genere di marchingegni, con qualunque
tipo di attrezzo che potevo avere a portata di mano in una
situazione di emergenza. Mi addestrarono a muovermi in silenzio
in una quantità di situazioni diverse, tutte difficili. E'
buffo dirlo, ma passammo dei pomeriggi interi a giocare a
nascondino nel labirinto dei corridoi. O a pedinarci a vicenda
per le vie di New London, in mezzo alla folla che faceva
shopping.
Un pomeriggio, mentre Consuelo si divertiva a
spezzarmi le ossa e a scaraventarmi sul tappeto della palestra in
una tortura che lei chiamava addestramento alla lotta, venni
chiamata dalla nostra comandante in un'altra ala della base.
Consuelo rise, dicendo che ero stata salvata dalla campanella, e
mi lasciò andare dalle sue grinfie. Mi recai per la prima
volta nelle camere riservate a Kim, che erano occupate piuttosto
raramente, e incontrai la ragazza orientale con Kayth. Ci
riabbracciammo e Kim ci offrì un drink di... acqua
minerale.
Prima che avessi il tempo di chiedere per
quale motivo fossi stata convocata, Kayth
parlò.
"Sono tornata da una missione che non ha
avuto successo, e dal momento che ero la responsabile, il nostro
generoso datore di lavoro ha deciso che io venga sottoposta ad
una sessione di disciplina di cui s'incaricherà Kim. Anche
quello che stai per vedere fa parte del nostro mestiere, quindi
abbiamo deciso di farti assistere."
Fui sbalordita dal venire a sapere che Kim
stava per amministrare una punizione corporale alla sua agente, e
mi sembrava davvero scorretto che la mia amica venisse umiliata
in quel modo di fronte a me, l'ultima arrivata.
"Oh, non ti preoccupare pulcino mio" disse
Kim, come se avesse letto i miei pensieri, "Kayth è una
ragazza in gamba che sa stare al gioco. E' stata lei a proporre
di darti questa piccola dimostrazione. A dire il vero, serve come
prova... per vedere se ti spaventerai, cosa che temo possa
accadere."
A quelle parole decisi di non lasciarmi
affatto impressionare, nemmeno se Kayth fosse stata sottoposta ad
una tortura medievale davanti ai miei occhi. Mi sedetti su un
divano per assistere alla scena, mentre Kim andava a cambiarsi.
Kayth non mi rivolse più la parola e cominciò a
spogliarsi del modesto abitino che indossava. La osservai con un
interesse che mi metteva in imbarazzo... il suo corpo voluttuoso
e muscoloso allo stesso tempo era indubbiamente magnifico, ma la
compostezza del suo viso mi colpì ancora di più.
Era come se stesse per compiere un rituale davanti a me. Ammirai
i folti riccioli castani, la chioma che le scendeva sulle spalle,
gli zigomi alti... Il viso di Kayth era angoloso, con un naso
leggermente troppo lungo, ma era più bella così, i
volti perfetti come quello di Ami o di Consuelo mi davano una
leggera noia e io stessa sono affezionata alle piccole
imperfezioni del mio corpo. Quando fu rimasta con solo un
perizoma addosso Kim entrò, avvolta in un intrico di
cinghie e fibbie che scopriva più che coprire il suo
corpo. I seni erano completamente esposti, incorniciati dalle
severe fasce nere, e come Kayth anche lei mostrava le natiche
nude.
Sicuramente lo spettacolo era fatto per
impressionarmi, pensai. Quando Kim prese un rotolo di corda e
cominciò a legare la vittima, mi impressionai davvero. La
ragazza orientale procedette con metodo, prima serrando i polsi
con il palmo rivolto verso l'esterno, poi risalendo fino ai
gomiti e stringendoli insieme. Fece sedere Kayth sul tappeto e
avvolse le sue lunghe gambe in una stretta spirale che serrava le
caviglie e arrivava fino alle cosce. Le corde erano strette e
affondavano nella carne, ma Kayth non si lamentava. Kim la prese
per i capelli e attirò il suo viso verso di sé.
Quello che fece poi mi stupì davvero: la baciò
sulla bocca, indugiando per qualche secondo. Non sapevo
più se stavo assistendo a un provvedimento disciplinare o
ad un perverso gioco lesbico. Appena si fu separata dalle sue
labbra le infilò la corda tesa in bocca, girandola alcune
volte intorno al capo e legandola stretta dietro la nuca. Le
labbra di Kayth furono tirate indietro e scoprirono i denti come
in uno strano sorriso.
Kim coricò sul fianco la sua vittima e
prese da un armadio una sottile canna di bambù. Si
avvicinò, passando l'oggetto sulla pelle di Kayth, che la
guardava senza mostrare emozione. All'improvviso udii un sibilo e
la canna di bambù si abbatté con violenza su una
coscia nuda, colpendo un rigonfiamento di carne tra le spire di
corda. Kayth strinse gli occhi per un istante. In rapida
successione altri tre colpi piovvero sui glutei di Kayth, poi la
ragazza orientale tornò a riporre lo strumento e
disse:
"Finito, come vedete non sono stata molto
cattiva. Cora, puoi slegarla tu, per cortesia? Mi aspettano
dall'altra parte della città e devo proprio
correre."
L'intera scena era durata meno di una
decina di minuti. Kim indossò delle scarpe dal tacco alto,
coprì con un impermeabile il suo abbigliamento feticista,
prese un mazzo di chiavi e se ne andò senza aggiungere
parola.
Kayth era lì immobile, col sedere e
una coscia striati di rosso. Mi guardò mentre mi
avvicinavo per liberarla, e mentre tastavo le sue braccia mosse
il capo a indicare che voleva la bocca liberata per prima. Con
qualche difficoltà slegai la corda e Kayth mi
ringraziò.
"E' la parte più fastidiosa, questa
corda contro la lingua mi dava veramente un gran fastidio... Non
mi slegare ancora, per favore."
"Ma..."
"Dobbiamo parlare un attimo, Cora. Tu sai che
per noi quello che è successo adesso è abbastanza
normale."
"La punizione?"
Kayth sorrise. "No, intendo dire le corde e
tutto il resto. Sai, credo che tu ti faccia delle illusioni sui
pericoli di questo lavoro, nonostante mi abbia vista torturata e
violentata nelle mani degli avversari."
"Dal momento che ho visto, sono al corrente
di tutto" ribattei.
"Quando sperimenterai su di te sarà
tardi per tirarsi indietro. Tuo padre sa della tua
scelta?"
Arrossii. "Non gliel'ho ancora detto ma non
sono una bambina e dovrà accettare le mie decisioni.
D'altra parte, voglio continuare i miei studi e lasciarmi aperte
tutte le possibilità per il futuro."
Kayth annuì. "Questo va bene ed
è un'ottima copertura" disse, "ma se l'Agenzia investe su
di te, avrai solo un certo periodo per tirarti indietro. Dopo
dovrai sentirti in obbligo verso di noi per qualche anno. D'altra
parte la paga è ottima. Ma adesso non perdiamo altro
tempo, dobbiamo fare un piccolo giochetto."
Alzai le sopracciglia, incuriosita e un po'
intimorita.
"Vediamo se riesci a tenermi prigioniera"
continuò Kayth, "puoi lasciare le corde che ha già
applicato Kim e aggiungere quello che vuoi, in questa stanza il
materiale non manca. Dopo dovrai concedermi un'ora per
slegarmi."
Un compito del genere era parecchio
imbarazzante, tuttavia mi feci coraggio e cercai nell'armadio da
cui Kim aveva estratto le corde. C'era parecchio materiale il cui
utilizzo era per me francamente incomprensibile. Il mio imbarazzo
aumentò quando vidi, tra i vari intrichi di cinghie, un
fallo artificiale molto realistico. Se resto con questo branco di
matti prima o poi qualcuno proverà l'attrezzo su di me? mi
domandai arrossendo. Mi ricomposi e scelsi un nuovo rotolo di
corda. Avvicinandomi alla prigioniera, le ordinai di tendere le
gambe davanti a sé mettendosi seduta. Kayth obbedì
e io aggiunsi al lavoro di Kim un nuovo avvolgimento, ricoprendo
lentamente di corda le gambe della mia amica. Quello che Kim
aveva portato a termine in pochi minuti fu per me un compito
lungo e difficile, le mie dita inesperte non riuscivano a
mantenere la tensione dei legamenti e dovevo ritornare
continuamente sul lavoro già fatto.
Bene o male riuscii a completare le gambe ed
esaminai le braccia di Kayth. Ormai era legata da più di
mezz'ora, eppure non sembrava ancora in difficoltà o
troppo scomoda. Si limitava ad esaminare il mio operato con
un'espressione di leggero divertimento, come se si prendesse
gioco della mia inesperienza e mi spingesse a fare del mio
meglio. Presi ancora della corda e la avvolsi intorno ai polsi di
Kayth, poi la passai davanti al busto, ricondussi i capi dietro
la schiena e legai un nodo. Allo stesso modo proseguii, ancorando
le braccia legate alla schiena e stringendo il torace e la vita.
Provavo un certo turbamento a maneggiare il corpo quasi nudo di
Kayth e mi soffermai spesso a guardarle il seno prorompente,
sperando che lei non se ne accorgesse. L'attrazione che provavo
verso la mia amica era forte e non potevo nascondermelo. Per la
prima volta in vita mia ebbi la curiosità... di provare
come fosse fare "qualcosa" con un'altra donna.
"Ho finito" annunciai, "possiamo contare
un'ora da adesso."
Mi sembrava inutile continuare. Con le
braccia già legate strette da Kim, e addirittura quel
giochetto crudele, probabilmente fastidiosissimo, di legarle i
gomiti assieme, Kayth era stata messa certamente fuori
combattimento. Avrei potuto evitare la fatica di aggiungere del
mio, pensavo.
"Se vuoi puoi guardarmi" disse Kayth, "o
tornare da me fra un'ora. L'importante è che tu non
aggiunga altre corde o m'impedisca di liberarmi. Non sarebbe
sportivo."
"Ho degli appunti da ripassare nella mia
stanza" ribattei. "Ci vediamo tra un'ora quindi."