BB 3 parte prima di 4 - L'addestramento di Cora

***attenzione*** racconto non adatto ai minori... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo scritto può essere diffuso a patto che non venga alterato in nessuna parte, non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB

    Non ebbi molto tempo per approfondire la conoscenza di Kayth: una nuova missione l'aveva subito condotta in una lontana isola in cerca di non so quale miracoloso ritrovato tecnologico. Mio padre si trasferì in un posto tranquillo fuori città, io non avendo pressanti impegni negli studi (i miei voti erano ottimi e negli esami ero regolare come un orologio) feci pressioni per entrare a far parte della misteriosa Agenzia BB. Mi telefonò Kim, che era la comandante sul campo dell'organizzazione nonché l'alter ego del suo elusivo dirigente. Per quanto non sembrasse per niente entusiasta di vedermi Kim mi convocò per il giorno dopo fissandomi appuntamento davanti ad una boutique di New London.
    Rimasi in attesa per parecchi minuti, ammirando la delicata lingerie esposta in vetrina, fino a che una voce femminile alle mie spalle mi fece sussultare.
    "Tu devi essere Cora."
    Voltandomi mi trovai di fronte ad una splendida bellezza mediterranea, occhi e capelli neri, con labbra morbide e sorridenti ma qualcosa di serio nell'espressione. La ragazza indossava una tuta coloratissima, di tessuto aderente ed elastico, e non pochi dei passanti si voltavano a guardare le sue splendide forme. In mano reggeva due caschi da motociclista e me ne porse uno.
    "Mi chiamo Consuelo. Salta su" disse inforcando una motocicletta parcheggiata vicino.

    Salii dietro di lei e ci avventurammo nel traffico. Consuelo si divertiva a spaventarmi con manovre poco ortodosse, ma non avevo nessuna intenzione di lasciarmi intimorire. All'improvviso imboccò uno sgangherato cancello e ci trovammo nel cortile di una scuola abbandonata. Consuelo spense il motore e scese, indicandomi una porta.
    "Questa è una delle basi dell'Agenzia. La usiamo spesso per l'addestramento. Andiamo, cosa aspetti?"
    Ero stupefatta per la desolazione del posto. L'interno però era assai meglio. Sotto il travestimento dell'edificio cadente trovai laboratori attrezzati di tutto punto, una palestra con piscina, un'armeria, camere confortevoli e molte stanze inutilizzate, che facevano del complesso un vero labirinto. Il tutto si trovava nei sotterranei e si estendeva per tre livelli.
    La base divenne la mia casa per un lungo periodo. A parte il tempo che dovevo dedicare necessariamente ai miei studi, e qualche salutare boccata d'aria, le mie ore trascorrevano in compagnia di Consuelo, di Luca e di Valerie, una ragazza bionda dall'accento francese che, di tutte le agenti che avevo conosciuto, era l'unica che non mi superasse di statura.

    Devo confessare che non avevano molta fiducia nelle mie qualità e mi trattavano come una novellina nonostante i miei sforzi. Come seppi molto tempo dopo, Kayth aveva proposto di mettermi alla prova contro l'opinione sfavorevole di tutti gli altri. Nonostante la mia giovane età ero già vecchia per iniziare quel mestiere, da qualche tempo l'Agenzia sceglieva solo tra candidati che venivano seguiti fin da bambini, a loro stessa insaputa! Alla fine Kim aveva ceduto solo per non spiacere alla sua veterana.  Eppure non mi mancavano delle doti. Mi ero impegnata nello sport fin da piccola e sapevo nuotare ed immergermi, non mi mancava una certa preparazione nelle arti marziali, avevo perfino fatto un paio di lanci col paracadute. I miei studi tecnici certamente erano un ulteriore vantaggio. Purtroppo tutto quello che io sapevo fare bene loro lo facevano meglio, e dovevo sudare per raggiungere lo standard. Inoltre davano un'enorme importanza ad altre abilità in cui non avevo preparazione. Ad esempio imparai a trascorrere diverse ore immobile, senza fare un gesto, mentre qualcuno mi osservava da una telecamera. E senza distrarmi: a lunghissimi intervalli irregolari infatti suonava una sirena e dovevo scattare fulmineamente, per spegnere l'allarme in pochi istanti, pena il fallimento della prova. Mi impratichii nello scassinare serrature e ogni genere di marchingegni, con qualunque tipo di attrezzo che potevo avere a portata di mano in una situazione di emergenza. Mi addestrarono a muovermi in silenzio in una quantità di situazioni diverse, tutte difficili. E' buffo dirlo, ma passammo dei pomeriggi interi a giocare a nascondino nel labirinto dei corridoi. O a pedinarci a vicenda per le vie di New London, in mezzo alla folla che faceva shopping.
    Un pomeriggio, mentre Consuelo si divertiva a spezzarmi le ossa e a scaraventarmi sul tappeto della palestra in una tortura che lei chiamava addestramento alla lotta, venni chiamata dalla nostra comandante in un'altra ala della base. Consuelo rise, dicendo che ero stata salvata dalla campanella, e mi lasciò andare dalle sue grinfie. Mi recai per la prima volta nelle camere riservate a Kim, che erano occupate piuttosto raramente, e incontrai la ragazza orientale con Kayth. Ci riabbracciammo e Kim ci offrì un drink di... acqua minerale.
    Prima che avessi il tempo di chiedere per quale motivo fossi stata convocata, Kayth parlò.
    "Sono tornata da una missione che non ha avuto successo, e dal momento che ero la responsabile, il nostro generoso datore di lavoro ha deciso che io venga sottoposta ad una sessione di disciplina di cui s'incaricherà Kim. Anche quello che stai per vedere fa parte del nostro mestiere, quindi abbiamo deciso di farti assistere."
    Fui sbalordita dal venire a sapere che Kim stava per amministrare una punizione corporale alla sua agente, e mi sembrava davvero scorretto che la mia amica venisse umiliata in quel modo di fronte a me, l'ultima arrivata.
    "Oh, non ti preoccupare pulcino mio" disse Kim, come se avesse letto i miei pensieri, "Kayth è una ragazza in gamba che sa stare al gioco. E' stata lei a proporre di darti questa piccola dimostrazione. A dire il vero, serve come prova... per vedere se ti spaventerai, cosa che temo possa accadere."
    A quelle parole decisi di non lasciarmi affatto impressionare, nemmeno se Kayth fosse stata sottoposta ad una tortura medievale davanti ai miei occhi. Mi sedetti su un divano per assistere alla scena, mentre Kim andava a cambiarsi. Kayth non mi rivolse più la parola e cominciò a spogliarsi del modesto abitino che indossava. La osservai con un interesse che mi metteva in imbarazzo... il suo corpo voluttuoso e muscoloso allo stesso tempo era indubbiamente magnifico, ma la compostezza del suo viso mi colpì ancora di più. Era come se stesse per compiere un rituale davanti a me. Ammirai i folti riccioli castani, la chioma che le scendeva sulle spalle, gli zigomi alti... Il viso di Kayth era angoloso, con un naso leggermente troppo lungo, ma era più bella così, i volti perfetti come quello di Ami o di Consuelo mi davano una leggera noia e io stessa sono affezionata alle piccole imperfezioni del mio corpo. Quando fu rimasta con solo un perizoma addosso Kim entrò, avvolta in un intrico di cinghie e fibbie che scopriva più che coprire il suo corpo. I seni erano completamente esposti, incorniciati dalle severe fasce nere, e come Kayth anche lei mostrava le natiche nude.
    Sicuramente lo spettacolo era fatto per impressionarmi, pensai. Quando Kim prese un rotolo di corda e cominciò a legare la vittima, mi impressionai davvero. La ragazza orientale procedette con metodo, prima serrando i polsi con il palmo rivolto verso l'esterno, poi risalendo fino ai gomiti e stringendoli insieme. Fece sedere Kayth sul tappeto e avvolse le sue lunghe gambe in una stretta spirale che serrava le caviglie e arrivava fino alle cosce. Le corde erano strette e affondavano nella carne, ma Kayth non si lamentava. Kim la prese per i capelli e attirò il suo viso verso di sé. Quello che fece poi mi stupì davvero: la baciò sulla bocca, indugiando per qualche secondo. Non sapevo più se stavo assistendo a un provvedimento disciplinare o ad un perverso gioco lesbico. Appena si fu separata dalle sue labbra le infilò la corda tesa in bocca, girandola alcune volte intorno al capo e legandola stretta dietro la nuca. Le labbra di Kayth furono tirate indietro e scoprirono i denti come in uno strano sorriso.
    Kim coricò sul fianco la sua vittima e prese da un armadio una sottile canna di bambù. Si avvicinò, passando l'oggetto sulla pelle di Kayth, che la guardava senza mostrare emozione. All'improvviso udii un sibilo e la canna di bambù si abbatté con violenza su una coscia nuda, colpendo un rigonfiamento di carne tra le spire di corda. Kayth strinse gli occhi per un istante. In rapida successione altri tre colpi piovvero sui glutei di Kayth, poi la ragazza orientale tornò a riporre lo strumento e disse:
    "Finito, come vedete non sono stata molto cattiva. Cora, puoi slegarla tu, per cortesia? Mi aspettano dall'altra parte della città e devo proprio correre."

    L'intera scena era durata meno di una decina di minuti. Kim indossò delle scarpe dal tacco alto, coprì con un impermeabile il suo abbigliamento feticista, prese un mazzo di chiavi e se ne andò senza aggiungere parola.
    Kayth era lì immobile, col sedere e una coscia striati di rosso. Mi guardò mentre mi avvicinavo per liberarla, e mentre tastavo le sue braccia mosse il capo a indicare che voleva la bocca liberata per prima. Con qualche difficoltà slegai la corda e Kayth mi ringraziò.
    "E' la parte più fastidiosa, questa corda contro la lingua mi dava veramente un gran fastidio... Non mi slegare ancora, per favore."
    "Ma..."
    "Dobbiamo parlare un attimo, Cora. Tu sai che per noi quello che è successo adesso è abbastanza normale."
    "La punizione?"
    Kayth sorrise. "No, intendo dire le corde e tutto il resto. Sai, credo che tu ti faccia delle illusioni sui pericoli di questo lavoro, nonostante mi abbia vista torturata e violentata nelle mani degli avversari."
    "Dal momento che ho visto, sono al corrente di tutto" ribattei.
    "Quando sperimenterai su di te sarà tardi per tirarsi indietro. Tuo padre sa della tua scelta?"
    Arrossii. "Non gliel'ho ancora detto ma non sono una bambina e dovrà accettare le mie decisioni. D'altra parte, voglio continuare i miei studi e lasciarmi aperte tutte le possibilità per il futuro."
    Kayth annuì. "Questo va bene ed è un'ottima copertura" disse, "ma se l'Agenzia investe su di te, avrai solo un certo periodo per tirarti indietro. Dopo dovrai sentirti in obbligo verso di noi per qualche anno. D'altra parte la paga è ottima. Ma adesso non perdiamo altro tempo, dobbiamo fare un piccolo giochetto."
    Alzai le sopracciglia, incuriosita e un po' intimorita.
    "Vediamo se riesci a tenermi prigioniera" continuò Kayth, "puoi lasciare le corde che ha già applicato Kim e aggiungere quello che vuoi, in questa stanza il materiale non manca. Dopo dovrai concedermi un'ora per slegarmi."
    Un compito del genere era parecchio imbarazzante, tuttavia mi feci coraggio e cercai nell'armadio da cui Kim aveva estratto le corde. C'era parecchio materiale il cui utilizzo era per me francamente incomprensibile. Il mio imbarazzo aumentò quando vidi, tra i vari intrichi di cinghie, un fallo artificiale molto realistico. Se resto con questo branco di matti prima o poi qualcuno proverà l'attrezzo su di me? mi domandai arrossendo. Mi ricomposi e scelsi un nuovo rotolo di corda. Avvicinandomi alla prigioniera, le ordinai di tendere le gambe davanti a sé mettendosi seduta. Kayth obbedì e io aggiunsi al lavoro di Kim un nuovo avvolgimento, ricoprendo lentamente di corda le gambe della mia amica. Quello che Kim aveva portato a termine in pochi minuti fu per me un compito lungo e difficile, le mie dita inesperte non riuscivano a mantenere la tensione dei legamenti e dovevo ritornare continuamente sul lavoro già fatto.
    Bene o male riuscii a completare le gambe ed esaminai le braccia di Kayth. Ormai era legata da più di mezz'ora, eppure non sembrava ancora in difficoltà o troppo scomoda. Si limitava ad esaminare il mio operato con un'espressione di leggero divertimento, come se si prendesse gioco della mia inesperienza e mi spingesse a fare del mio meglio. Presi ancora della corda e la avvolsi intorno ai polsi di Kayth, poi la passai davanti al busto, ricondussi i capi dietro la schiena e legai un nodo. Allo stesso modo proseguii, ancorando le braccia legate alla schiena e stringendo il torace e la vita. Provavo un certo turbamento a maneggiare il corpo quasi nudo di Kayth e mi soffermai spesso a guardarle il seno prorompente, sperando che lei non se ne accorgesse. L'attrazione che provavo verso la mia amica era forte e non potevo nascondermelo. Per la prima volta in vita mia ebbi la curiosità... di provare come fosse fare "qualcosa" con un'altra donna.
    "Ho finito" annunciai, "possiamo contare un'ora da adesso."
    Mi sembrava inutile continuare. Con le braccia già legate strette da Kim, e addirittura quel giochetto crudele, probabilmente fastidiosissimo, di legarle i gomiti assieme, Kayth era stata messa certamente fuori combattimento. Avrei potuto evitare la fatica di aggiungere del mio, pensavo.
    "Se vuoi puoi guardarmi" disse Kayth, "o tornare da me fra un'ora. L'importante è che tu non aggiunga altre corde o m'impedisca di liberarmi. Non sarebbe sportivo."
    "Ho degli appunti da ripassare nella mia stanza" ribattei. "Ci vediamo tra un'ora quindi."
 
 
 

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