BB 2 parte terza di 3 - Prigionia e liberazione

***attenzione*** racconto non adatto ai minori... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo scritto può essere diffuso a patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB

Kayth non era soddisfatta di come stavano andando le cose. In effetti il fallimento era una possibilità presa in considerazione fin dall'inizio, vista la difficoltà della missione, e Kim non avrebbe certo insistito più di tanto sulle sue responsabilità, per quanto dopo ogni debacle dei suoi agenti il giusto ma severo BB imponeva una rigorosa seduta di correzione che Kim amministrava sempre con piacere. Quanto a questo, Kayth sarebbe stata curiosa di sapere chi infliggeva la disciplina a Kim stessa, nelle occasioni in cui la comandante in capo si prendeva carico personalmente di una missione che andava male. Magari era un compito per BB in persona.
Adesso però si rischiava un grosso incidente, perché dal punto di vista giuridico l'Agenzia era dalla parte del torto, e Kayth avrebbe avuto il suo nome legato ad un fiasco clamoroso quando finalmente fosse tornata alla base. Per il momento tuttavia il problema principale era che Kayth e le sue agenti non stavano tornando alla base. Monique aveva promesso loro un lungo periodo di torture e aveva già cominciato a porre in atto la minaccia. Kayth, più morta che viva dopo essere stata annegata in pochi metri cubi d'acqua il giorno prima, faceva appello alle risorse di estrema pazienza e resistenza sviluppate in anni di attività. Più volte, in passato, ogni suo limite era stato attraversato: l'agente per sopravvivere aveva fatto appello alla sua peculiare capacità di staccarsi da quello che avveniva al suo corpo e attendere, in uno stato di inerzia, di avere l'occasione di liberarsi dalla prigionia o di venire liberata.
C'era da sperare che Angela avesse la stessa capacità. In addestramento aveva mostrato la stoffa giusta, ma non era ancora incappata in una situazione così difficile. Ami non era un problema. La biondina alta e un po' fragile aveva una certa inclinazione masochista che rivaleggiava con le strane pulsioni che la stessa Kayth conosceva in se stessa, e che erano il motivo per cui poteva sopportare un mestiere pericoloso come questo.

Cosa avrebbe fatto Klaus? Ormai era evidente che la missione era stata intercettata, visto che nessuna delle tre agenti era riuscita a tornare indietro. Klaus avrebbe informato Kim... che ne avrebbe parlato col capo. Probabilmente si sarebbe formata una missione di soccorso se si trovavano gli agenti per metterla insieme, cosa che avrebbe richiesto qualche giorno vista la quantità di casi cui l'Agenzia doveva stare dietro. Forse BB avrebbe rinunciato per non peggiorare l'incidente, chiedendo a madame, con discrezione, di avere le sue agenti indietro con tante scuse.
Nel frattempo Kayth sapeva qual era il suo dovere: lottare se appena ce n'era la possibilità. Le sue mani formicolavano, la circolazione del sangue interrotta dalle manette, eppure la donna era riuscita a liberarsi in condizioni più difficili. Sapeva stringere il pollice contro il palmo della mano al punto di sfuggire ai braccialetti d'acciaio, se appena c'era un minimo di spazio, e Zaki era stata un po' negligente, almeno in questo. Sfruttando la possibilità Kayth fece passare lentamente la mano destra attraverso la morsa di metallo, si graffiò selvaggiamente perdendo qualche lembo di pelle e voilà, era libera.
Fino a un certo punto. Occorse qualche altro minuto per liberare l'altra mano, poi per prima cosa Kayth armeggiò con l'elmetto in latex. Le mani non ne volevano sapere di tornare efficienti e l'agente era esausta, così impiegò un buon venti minuti prima di riuscire finalmente a strapparsi dal volto il cappuccio nero.
I riccioli castani, bagnati di sudore, le si erano appiccicati al viso e Kayth li scostò dagli occhi con lenti movimenti, sempre nel più rigoroso silenzio. Respirando a pieni polmoni, osservò la situazione: era in una cella con diversi strumenti di tortura, bavagli e fruste appesi alle pareti, non mancava nemmeno una struttura di legno a forma di X cui un prigioniero poteva essere legato, per mezzo di cinghie in cuoio già fissate ai punti giusti.
Le sue compagne gemevano piano, i corpi nudi legati spietatamente, i volti celati sotto un sottile, ma efficace, strato di gomma nera.
A mani libere, Kayth era come un'equilibrista appesa al trapezio, in attesa di ricevere un compagno. Si inarcò fino ad afferrare la sbarra di legno, fece passare i piedi al di sopra di essa; finalmente poté abbassare le gambe e, con un saltello, atterrare al suolo. Tra le varie attrezzature trovò un pezzetto di metallo che usò abilmente per aprire le manette, sia alle caviglie che ai polsi.
Sentendo del rumore, le compagne si agitavano. Kayth appoggiò una mano sul sedere di Angela.
"Sshh... sono io. Vi libero subito."

In un minuscolo giardino interno del castello, Angela stava facendo il punto della situazione.
"Nel salone al pianterreno ce ne sono due, Zaki e una bionda vestita di pelle nera; le vediamo dalla vetrata in questo momento. Monique è passata a dire qualcosa, poi se n'è andata al primo piano. In cucina ho visto una cuoca."
"Fuori ci sono dodici guardie in quattro postazioni difensive" aggiunse Ami. "C'è anche un corpo di guardia che ne ospita senz'altro delle altre per il cambio, ma è in una torre separata da questo edificio."
"Allora siamo fortunate" concluse Kayth. "Mentre le guardie armate presidiano l'esterno abbiamo mano libera contro uno staff che è costituito solo da un pugno di donne senza altre armi da fuoco oltre alla pistola di Zaki."
Angela mostrò un'espressione un po' crudele.
"Gliela possiamo far pagare con tutta calma, allora. Penso che dopo lo scherzo di mettermi le redini e farmi portare il calesse Monique e l'altra puttana mi debbano qualcosa..."
Kayth fece segno di no. "Capisco quello che provi, ma noi dobbiamo ancora trovare il modo di uscire di qui e possibilmente mettere le mani su quei maledetti progetti. Mica possiamo prevedere se ci beccheranno ancora o no. Non mi va di iniziare una escalation di rappresaglie, quindi fate le brave."
"Va bene mamma" rispose Ami sorridendo.
"OK" fece Angela.

Mentre osservavano da un cespuglio i movimenti di Zaki e dell'altra ragazza bionda di cui non conoscevano il nome, notarono improvvisamente del movimento.
"C'è qualcun altro" sussurrò Kayth.
In un attimo si scatenò un piccolo inferno. Una figura maschile, veloce e atletica, balzò su Zaki e rotolò al di là di un divano, avvinghiata alla piccola orientale. Una donna, che indossava una nera e lucida calzamaglia aderente, fece lo stesso sulla bionda in nero, e la rovesciò all'indietro su una poltrona. La bionda si scompose mostrando alle agenti che osservavano da fuori il tanga minimale sotto la gonna corta, scalciò un paio di volte mentre l'attaccante la sommergeva di colpi, poi si afflosciò inerte. L'uomo emerse dopo un minuto portando in braccio Zaki, ora spogliata fino alla biancheria intima e avvolta in una ragnatela di sottili corde. In bocca portava un bavaglio a palla, di gomma.
"Che mi venga un colpo se i nuovi ospiti non sono Rosa e François!" disse Kayth, "che la KJK si sia messa in testa di produrre anche velivoli spaziali?"
"Potremmo domandarglielo" ribatté Ami, "mi sembra che anche con quei due abbiamo un conto precedente lasciato in sospeso."
Angela era d'accordo. "Perché no? Ce la possiamo fare."
"No" taglio corto Kayth, "rischiamo di far rumore. Almeno non ora. Cerchiamo di seguirli, invece. Magari possiamo approfittare dei loro successi."
Rimasero ferme e osservarono le mosse dei nuovi arrivati.
Rosa rimase in agguato per colpire chiunque fosse entrato nel salone, François scomparve in un corridoio.
"Dove sarà andato?" domandò Ami.
"Secondo me" rispose Angela, "va in cucina a beccare la cuoca."
Infatti François ritornò pochi minuti dopo portando sottobraccio il fardello della cuoca avvolta in una tovaglia dalla vita in su, legata con uno spago, priva di gonna e biancheria intima.
Insieme a Rosa legò scrupolosamente tutte le prigioniere con delle cinghie di cuoio, poi i due agenti salirono le scale.
"Muoviamoci" ordinò Kayth, "adesso tocca a Monique."

Oltraggiata al di là delle parole, Monique venne rudemente sballottata da Rosa e François che erano penetrati facilmente nel suo studio. Fu spogliata nuda e picchiata con una cintura per convincerla a rivelare dove si trovava il disco con i progetti del propulsore, e nel mentre ricevette un paio di manette per le sue mani e un cerotto per la bocca. Quando fece segno di arrendersi le fu tolto il bavaglio.
"Non si trova in laboratorio... ma qui. Nella cassaforte dietro al quadro" mormorò.
"Sistemazione classica, dunque" commentò François, "qual è la combinazione?"
"Ricordati" precisò Rosa, "che uno scherzo ti può costare molto caro".
Monique, piuttosto depressa, diede le cifre e la cassaforte rivelò parecchi gioielli e una scatola di dischi ad altissima densità.
"Avvia il computer" ordinò Rosa, "dobbiamo darci un'occhiata. Non è per essere malfidati, ma non si sa mai..."
Monique sedette nuda davanti al computer, lo avviò ed inserì il primo disco.
"Non li ho mai esaminati nemmeno io" mormorò.
In quel momento Kayth entrò in scena con le sue agenti. Tutte e tre nude.
"Signori, credo che quei dischi ce li porteremo via noi."
Nonostante la sorpresa François e Rosa mantennero la calma. Monique si limitò ad osservare interdetta la scena, incredula che le sue prigioniere fossero libere.
"Ci incontriamo di nuovo, a quanto pare" disse Rosa, "ma stavolta anziché scannarci si potrebbe collaborare, no?"
Kayth sorrise. "Poche chiacchiere, e chi si fida? Piuttosto, come mai la vostra società vi ha mandato qui?"
François sorrise. "Vi avevamo sottovalutato l'ultima volta, anche se non ve ne voglio. I dirigenti della KJK hanno detto che il fallimento dell'azione contro Neumann fu dovuto ad un 'atteggiamento di sufficienza del cazzo' da parte nostra e ci hanno dato il benservito. Adesso siamo liberi professionisti. Piuttosto come stanno i miei compagni ancora in mano vostra?"
"Troppo bene per i miei gusti. E voi invece, come siete arrivati dentro il castello?"
"Le fogne, mia cara" rispose Rosa. "Un po' scontate e puzzolenti, ma è andata bene, a quanto pare. C'è molta sorveglianza ma non ci hanno visti, grazie anche a qualche gadget hi-tech con cui abbiamo confuso i rilevatori. E voi un piano per uscirne vive lo avete, banda di puttanelle?"
Angela scambiò uno sguardo con Kayth e sussurrò: "Forse un'alleanza tattica potrebbe servirci."
"Potremmo dire, gli ostaggi contro l'uscita da qui, forse..." iniziò Kayth, "ma i progetti del propulsore chi se li prende?"
François allargò le braccia. "Mademoiselle, siamo arrivati prima noi."
"Mi permetto di dissentire" disse Ami mettendosi in posa da attacco, "direi piuttosto che sono di chi se li prende."
In quel momento lo schermo davanti a Monique prese vita. Con una risata.

La faccia da caprone del vecchio Ernst Dietzke stava spiegando allegramente che il piano del propulsore non era mai esistito! "So che mi resta poco ormai" continuava il filmato, "e questo è il mio ultimo scherzo all'umanità. In effetti, i miei sforzi sono stati vani, e i miliardi che ho speso sono serviti solo per dare un primo sguardo ad uno sviluppo tecnologico forse possibile in futuro, ma che per adesso è al di là delle nostre capacità. Niente viaggi veloci nello spazio allora, e forse è meglio così. La sfida che si accenderà intorno alla chimera che ho creato farà scrivere forse qualche riga sui giornali, e certamente darà una sfida da risolvere alla mia mogliettina, che mi è sempre piaciuto tormentare con prove difficili da superare..."
Monique sorrise. "Il mio vecchio ha sempre avuto una fantasia perversa e malvagia. E' per questo che l'ho sposato."
François diede una spinta al monitor e lo mandò a fracassarsi per terra. Le ultime parole che si udirono dalla voce di Dietzke furono: "E dimenticavo, l'avvio di questo filmato attiva l'allarme generale."
"Il vecchio ci ha preso per il sedere" disse Rosa. "Dobbiamo filare di corsa altrimenti qui ci lasciamo la pelle."
Monique si limitò a farsi una risatina fra sé.
Sul viso di Ami, ancora pronta a balzare all'assalto, si era diffusa un'espressione di stupore. Kayth fece un passo avanti e si rivolse a François: "Portateci con voi."
I due agenti avversari si stavano già dirigendo verso la porta, dopo aver ammanettato Monique ai polsi e alle caviglie, per essere certi che non li seguisse.
"Al tempo, adesso siamo noi che non ci fidiamo" replicò Rosa. "A meno che..."
"A meno che?..." domandò Kayth.
"Per riavere i nostri dobbiamo fare uno scambio di prigionieri, no?" osservò François estraendo da uno zaino una gran quantità di cordicelle. "Quindi, ragazze, o vi consegnate senza condizioni o non se ne parla."
"Vi possiamo sempre impedire di andar via!" minacciò Angela.
"Forse sì... forse no" ribatté Rosa, per nulla intimorita. "E se anche ci riusciste, che cosa ci guadagnereste? Ci prenderebbero tutti quanti."
Kayth tagliò corto. Si rivolse alle sue compagne:
"Ci consegniamo, ragazze. E' un ordine."
Angela rivolse alla sua comandante uno sguardo selvaggio, poi si rassegnò e si voltò, come le altre, incrociando i polsi dietro la schiena. Rosa le legò e imbavagliò mentre François rimaneva di guardia, aggiungendo dei guinzagli fatti con la corda. Erano molto stretti, così Kayth e le sue compagne vennero condotte via sotto una continua minaccia di strangolamento.

Due settimane dopo i compagni di François e Rosa vennero liberati in un tetro capannone abbandonato dove era stato organizzato lo scambio.
Angela, Ami e Kayth vennero rilasciate, molto malconce e nude come il giorno in cui erano state catturate. Era evidente che i carcerieri si erano divertiti non poco. Kim, presente con altri agenti allo scambio di prigionieri, consegnò le agenti alle cure dei medici e nel giro di un paio di giorni erano nuovamente, più o meno, in forma.
"Cosa vi è successo durante la prigionia?" Si informò Kim, seduta nel suo ufficio.
Kayth era su una poltrona di fronte a lei. "Farei prima a raccontarti quello che non è successo."
Kim annuì. "Vedo che non l'hai presa troppo male. E' una fortuna, perché il capo è molto scontento dello scacco che avete subito. Nonostante le mie obiezioni, è del parere che non vi siete battute a fondo fino all'ultimo, e così gli avete fatto perdere degli ostaggi che ora sarebbero preziosi."
Nella mente di Kayth divampava la rabbia, ma riuscì a controllarsi e a non dire niente.
"C'è una piccola sanzione disciplinare per te, cara" continuò Kim con noncuranza, "cosa preferisci, la frusta o la canna di bambù?"
 
 
 
 
 
 

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