***attenzione*** racconto non adatto ai minori... il contenuto
è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o
dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro
da un'altra parte. Questo scritto può essere diffuso a
patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su
siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Kayth non era soddisfatta di come stavano andando le cose. In
effetti il fallimento era una possibilità presa in
considerazione fin dall'inizio, vista la difficoltà della
missione, e Kim non avrebbe certo insistito più di tanto
sulle sue responsabilità, per quanto dopo ogni debacle dei
suoi agenti il giusto ma severo BB imponeva una rigorosa seduta
di correzione che Kim amministrava sempre con piacere. Quanto a
questo, Kayth sarebbe stata curiosa di sapere chi infliggeva la
disciplina a Kim stessa, nelle occasioni in cui la comandante in
capo si prendeva carico personalmente di una missione che andava
male. Magari era un compito per BB in persona.
Adesso però si rischiava un grosso incidente,
perché dal punto di vista giuridico l'Agenzia era dalla
parte del torto, e Kayth avrebbe avuto il suo nome legato ad un
fiasco clamoroso quando finalmente fosse tornata alla base. Per
il momento tuttavia il problema principale era che Kayth e le sue
agenti non stavano tornando alla base. Monique aveva promesso
loro un lungo periodo di torture e aveva già cominciato a
porre in atto la minaccia. Kayth, più morta che viva dopo
essere stata annegata in pochi metri cubi d'acqua il giorno
prima, faceva appello alle risorse di estrema pazienza e
resistenza sviluppate in anni di attività. Più
volte, in passato, ogni suo limite era stato attraversato:
l'agente per sopravvivere aveva fatto appello alla sua peculiare
capacità di staccarsi da quello che avveniva al suo corpo
e attendere, in uno stato di inerzia, di avere l'occasione di
liberarsi dalla prigionia o di venire liberata.
C'era da sperare che Angela avesse la stessa capacità. In
addestramento aveva mostrato la stoffa giusta, ma non era ancora
incappata in una situazione così difficile. Ami non era un
problema. La biondina alta e un po' fragile aveva una certa
inclinazione masochista che rivaleggiava con le strane pulsioni
che la stessa Kayth conosceva in se stessa, e che erano il motivo
per cui poteva sopportare un mestiere pericoloso come questo.
Cosa avrebbe fatto Klaus? Ormai era evidente che la missione
era stata intercettata, visto che nessuna delle tre agenti era
riuscita a tornare indietro. Klaus avrebbe informato Kim... che
ne avrebbe parlato col capo. Probabilmente si sarebbe formata una
missione di soccorso se si trovavano gli agenti per metterla
insieme, cosa che avrebbe richiesto qualche giorno vista la
quantità di casi cui l'Agenzia doveva stare dietro. Forse
BB avrebbe rinunciato per non peggiorare l'incidente, chiedendo a
madame, con discrezione, di avere le sue agenti indietro con
tante scuse.
Nel frattempo Kayth sapeva qual era il suo dovere: lottare se
appena ce n'era la possibilità. Le sue mani formicolavano,
la circolazione del sangue interrotta dalle manette, eppure la
donna era riuscita a liberarsi in condizioni più
difficili. Sapeva stringere il pollice contro il palmo della mano
al punto di sfuggire ai braccialetti d'acciaio, se appena c'era
un minimo di spazio, e Zaki era stata un po' negligente, almeno
in questo. Sfruttando la possibilità Kayth fece passare
lentamente la mano destra attraverso la morsa di metallo, si
graffiò selvaggiamente perdendo qualche lembo di pelle e
voilà, era libera.
Fino a un certo punto. Occorse qualche altro minuto per liberare
l'altra mano, poi per prima cosa Kayth armeggiò con
l'elmetto in latex. Le mani non ne volevano sapere di tornare
efficienti e l'agente era esausta, così impiegò un
buon venti minuti prima di riuscire finalmente a strapparsi dal
volto il cappuccio nero.
I riccioli castani, bagnati di sudore, le si erano appiccicati al
viso e Kayth li scostò dagli occhi con lenti movimenti,
sempre nel più rigoroso silenzio. Respirando a pieni
polmoni, osservò la situazione: era in una cella con
diversi strumenti di tortura, bavagli e fruste appesi alle
pareti, non mancava nemmeno una struttura di legno a forma di X
cui un prigioniero poteva essere legato, per mezzo di cinghie in
cuoio già fissate ai punti giusti.
Le sue compagne gemevano piano, i corpi nudi legati
spietatamente, i volti celati sotto un sottile, ma efficace,
strato di gomma nera.
A mani libere, Kayth era come un'equilibrista appesa al trapezio,
in attesa di ricevere un compagno. Si inarcò fino ad
afferrare la sbarra di legno, fece passare i piedi al di sopra di
essa; finalmente poté abbassare le gambe e, con un
saltello, atterrare al suolo. Tra le varie attrezzature
trovò un pezzetto di metallo che usò abilmente per
aprire le manette, sia alle caviglie che ai polsi.
Sentendo del rumore, le compagne si agitavano. Kayth
appoggiò una mano sul sedere di Angela.
"Sshh... sono io. Vi libero subito."
In un minuscolo giardino interno del castello, Angela stava
facendo il punto della situazione.
"Nel salone al pianterreno ce ne sono due, Zaki e una bionda
vestita di pelle nera; le vediamo dalla vetrata in questo
momento. Monique è passata a dire qualcosa, poi se
n'è andata al primo piano. In cucina ho visto una
cuoca."
"Fuori ci sono dodici guardie in quattro postazioni difensive"
aggiunse Ami. "C'è anche un corpo di guardia che ne ospita
senz'altro delle altre per il cambio, ma è in una torre
separata da questo edificio."
"Allora siamo fortunate" concluse Kayth. "Mentre le guardie
armate presidiano l'esterno abbiamo mano libera contro uno staff
che è costituito solo da un pugno di donne senza altre
armi da fuoco oltre alla pistola di Zaki."
Angela mostrò un'espressione un po' crudele.
"Gliela possiamo far pagare con tutta calma, allora. Penso che
dopo lo scherzo di mettermi le redini e farmi portare il calesse
Monique e l'altra puttana mi debbano qualcosa..."
Kayth fece segno di no. "Capisco quello che provi, ma noi
dobbiamo ancora trovare il modo di uscire di qui e possibilmente
mettere le mani su quei maledetti progetti. Mica possiamo
prevedere se ci beccheranno ancora o no. Non mi va di iniziare
una escalation di rappresaglie, quindi fate le brave."
"Va bene mamma" rispose Ami sorridendo.
"OK" fece Angela.
Mentre osservavano da un cespuglio i movimenti di Zaki e
dell'altra ragazza bionda di cui non conoscevano il nome,
notarono improvvisamente del movimento.
"C'è qualcun altro" sussurrò Kayth.
In un attimo si scatenò un piccolo inferno. Una figura
maschile, veloce e atletica, balzò su Zaki e rotolò
al di là di un divano, avvinghiata alla piccola orientale.
Una donna, che indossava una nera e lucida calzamaglia aderente,
fece lo stesso sulla bionda in nero, e la rovesciò
all'indietro su una poltrona. La bionda si scompose mostrando
alle agenti che osservavano da fuori il tanga minimale sotto la
gonna corta, scalciò un paio di volte mentre l'attaccante
la sommergeva di colpi, poi si afflosciò inerte. L'uomo
emerse dopo un minuto portando in braccio Zaki, ora spogliata
fino alla biancheria intima e avvolta in una ragnatela di sottili
corde. In bocca portava un bavaglio a palla, di gomma.
"Che mi venga un colpo se i nuovi ospiti non sono Rosa e
François!" disse Kayth, "che la KJK si sia messa in testa
di produrre anche velivoli spaziali?"
"Potremmo domandarglielo" ribatté Ami, "mi sembra che
anche con quei due abbiamo un conto precedente lasciato in
sospeso."
Angela era d'accordo. "Perché no? Ce la possiamo
fare."
"No" taglio corto Kayth, "rischiamo di far rumore. Almeno non
ora. Cerchiamo di seguirli, invece. Magari possiamo approfittare
dei loro successi."
Rimasero ferme e osservarono le mosse dei nuovi arrivati.
Rosa rimase in agguato per colpire chiunque fosse entrato nel
salone, François scomparve in un corridoio.
"Dove sarà andato?" domandò Ami.
"Secondo me" rispose Angela, "va in cucina a beccare la
cuoca."
Infatti François ritornò pochi minuti dopo portando
sottobraccio il fardello della cuoca avvolta in una tovaglia
dalla vita in su, legata con uno spago, priva di gonna e
biancheria intima.
Insieme a Rosa legò scrupolosamente tutte le prigioniere
con delle cinghie di cuoio, poi i due agenti salirono le
scale.
"Muoviamoci" ordinò Kayth, "adesso tocca a Monique."
Oltraggiata al di là delle parole, Monique venne
rudemente sballottata da Rosa e François che erano
penetrati facilmente nel suo studio. Fu spogliata nuda e
picchiata con una cintura per convincerla a rivelare dove si
trovava il disco con i progetti del propulsore, e nel mentre
ricevette un paio di manette per le sue mani e un cerotto per la
bocca. Quando fece segno di arrendersi le fu tolto il
bavaglio.
"Non si trova in laboratorio... ma qui. Nella cassaforte dietro
al quadro" mormorò.
"Sistemazione classica, dunque" commentò François,
"qual è la combinazione?"
"Ricordati" precisò Rosa, "che uno scherzo ti può
costare molto caro".
Monique, piuttosto depressa, diede le cifre e la cassaforte
rivelò parecchi gioielli e una scatola di dischi ad
altissima densità.
"Avvia il computer" ordinò Rosa, "dobbiamo darci
un'occhiata. Non è per essere malfidati, ma non si sa
mai..."
Monique sedette nuda davanti al computer, lo avviò ed
inserì il primo disco.
"Non li ho mai esaminati nemmeno io" mormorò.
In quel momento Kayth entrò in scena con le sue agenti.
Tutte e tre nude.
"Signori, credo che quei dischi ce li porteremo via noi."
Nonostante la sorpresa François e Rosa mantennero la
calma. Monique si limitò ad osservare interdetta la scena,
incredula che le sue prigioniere fossero libere.
"Ci incontriamo di nuovo, a quanto pare" disse Rosa, "ma stavolta
anziché scannarci si potrebbe collaborare, no?"
Kayth sorrise. "Poche chiacchiere, e chi si fida? Piuttosto, come
mai la vostra società vi ha mandato qui?"
François sorrise. "Vi avevamo sottovalutato l'ultima
volta, anche se non ve ne voglio. I dirigenti della KJK hanno
detto che il fallimento dell'azione contro Neumann fu dovuto ad
un 'atteggiamento di sufficienza del cazzo' da parte nostra e ci
hanno dato il benservito. Adesso siamo liberi professionisti.
Piuttosto come stanno i miei compagni ancora in mano vostra?"
"Troppo bene per i miei gusti. E voi invece, come siete arrivati
dentro il castello?"
"Le fogne, mia cara" rispose Rosa. "Un po' scontate e puzzolenti,
ma è andata bene, a quanto pare. C'è molta
sorveglianza ma non ci hanno visti, grazie anche a qualche gadget
hi-tech con cui abbiamo confuso i rilevatori. E voi un piano per
uscirne vive lo avete, banda di puttanelle?"
Angela scambiò uno sguardo con Kayth e sussurrò:
"Forse un'alleanza tattica potrebbe servirci."
"Potremmo dire, gli ostaggi contro l'uscita da qui, forse..."
iniziò Kayth, "ma i progetti del propulsore chi se li
prende?"
François allargò le braccia. "Mademoiselle, siamo
arrivati prima noi."
"Mi permetto di dissentire" disse Ami mettendosi in posa da
attacco, "direi piuttosto che sono di chi se li prende."
In quel momento lo schermo davanti a Monique prese vita. Con una
risata.
La faccia da caprone del vecchio Ernst Dietzke stava spiegando
allegramente che il piano del propulsore non era mai esistito!
"So che mi resta poco ormai" continuava il filmato, "e questo
è il mio ultimo scherzo all'umanità. In effetti, i
miei sforzi sono stati vani, e i miliardi che ho speso sono
serviti solo per dare un primo sguardo ad uno sviluppo
tecnologico forse possibile in futuro, ma che per adesso è
al di là delle nostre capacità. Niente viaggi
veloci nello spazio allora, e forse è meglio così.
La sfida che si accenderà intorno alla chimera che ho
creato farà scrivere forse qualche riga sui giornali, e
certamente darà una sfida da risolvere alla mia
mogliettina, che mi è sempre piaciuto tormentare con prove
difficili da superare..."
Monique sorrise. "Il mio vecchio ha sempre avuto una fantasia
perversa e malvagia. E' per questo che l'ho sposato."
François diede una spinta al monitor e lo mandò a
fracassarsi per terra. Le ultime parole che si udirono dalla voce
di Dietzke furono: "E dimenticavo, l'avvio di questo filmato
attiva l'allarme generale."
"Il vecchio ci ha preso per il sedere" disse Rosa. "Dobbiamo
filare di corsa altrimenti qui ci lasciamo la pelle."
Monique si limitò a farsi una risatina fra sé.
Sul viso di Ami, ancora pronta a balzare all'assalto, si era
diffusa un'espressione di stupore. Kayth fece un passo avanti e
si rivolse a François: "Portateci con voi."
I due agenti avversari si stavano già dirigendo verso la
porta, dopo aver ammanettato Monique ai polsi e alle caviglie,
per essere certi che non li seguisse.
"Al tempo, adesso siamo noi che non ci fidiamo" replicò
Rosa. "A meno che..."
"A meno che?..." domandò Kayth.
"Per riavere i nostri dobbiamo fare uno scambio di prigionieri,
no?" osservò François estraendo da uno zaino una
gran quantità di cordicelle. "Quindi, ragazze, o vi
consegnate senza condizioni o non se ne parla."
"Vi possiamo sempre impedire di andar via!" minacciò
Angela.
"Forse sì... forse no" ribatté Rosa, per nulla
intimorita. "E se anche ci riusciste, che cosa ci guadagnereste?
Ci prenderebbero tutti quanti."
Kayth tagliò corto. Si rivolse alle sue compagne:
"Ci consegniamo, ragazze. E' un ordine."
Angela rivolse alla sua comandante uno sguardo selvaggio, poi si
rassegnò e si voltò, come le altre, incrociando i
polsi dietro la schiena. Rosa le legò e imbavagliò
mentre François rimaneva di guardia, aggiungendo dei
guinzagli fatti con la corda. Erano molto stretti, così
Kayth e le sue compagne vennero condotte via sotto una continua
minaccia di strangolamento.
Due settimane dopo i compagni di François e Rosa
vennero liberati in un tetro capannone abbandonato dove era stato
organizzato lo scambio.
Angela, Ami e Kayth vennero rilasciate, molto malconce e nude
come il giorno in cui erano state catturate. Era evidente che i
carcerieri si erano divertiti non poco. Kim, presente con altri
agenti allo scambio di prigionieri, consegnò le agenti
alle cure dei medici e nel giro di un paio di giorni erano
nuovamente, più o meno, in forma.
"Cosa vi è successo durante la prigionia?" Si
informò Kim, seduta nel suo ufficio.
Kayth era su una poltrona di fronte a lei. "Farei prima a
raccontarti quello che non è successo."
Kim annuì. "Vedo che non l'hai presa troppo male. E' una
fortuna, perché il capo è molto scontento dello
scacco che avete subito. Nonostante le mie obiezioni, è
del parere che non vi siete battute a fondo fino all'ultimo, e
così gli avete fatto perdere degli ostaggi che ora
sarebbero preziosi."
Nella mente di Kayth divampava la rabbia, ma riuscì a
controllarsi e a non dire niente.
"C'è una piccola sanzione disciplinare per te, cara"
continuò Kim con noncuranza, "cosa preferisci, la frusta o
la canna di bambù?"