***attenzione*** racconto non adatto ai minori... il contenuto
è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o
dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro
da un'altra parte. Questo scritto può essere diffuso a
patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su
siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Convinta che le sue guardie avessero già sgominato l'infiltrazione spionistica, Monique non si aspettava certo di esserne lei stessa vittima. La sorpresa le impedì di reagire prontamente, quando si sentì stringere e narcotizzare da dietro. Mugolò rabbiosamente e cercò di piegarsi in avanti per sbilanciare l'aggressore, ma venne invece trascinata indietro con forza e fu lei a perdere l'equilibrio e venire sballottata mentre i vapori dolciastri del cloroformio cominciavano a privarla delle energie. Sforzandosi di non respirare la donna riuscì ad afferrare la mano che le stringeva il tampone contro il viso. Si voltò e riuscì a vedere il viso di Angela, i lineamenti duri sulla pelle scura, i bei capelli lisci. Non riuscì a farle perdere la presa. Spaventata, respirò ancora e la sua vista cominciò a offuscarsi. Ancora alcuni secondi, poi le gambe le cedettero. La nera continuò a premerle il tampone sul viso e la adagiò piano a terra: Monique dormiva come un angioletto.
Angela portò rapidamente la sua vittima in una piccola
stanza isolata, poi la esaminò con cura. Il viso che aveva
già visto in fotografia, il colore dei capelli
corrispondevano: era Monique Dietzke!
Bene, pensò Angela, questo è un bel passo avanti
verso il successo. Avrebbe presto interrogato la donna, ma per
ora voleva farsi un'idea più precisa del luogo in cui si
trovava. Estrasse da un altro comparto della sua cintura un corda
sottilissima e legò caviglie e polsi della donna svenuta,
poi congiunse tra loro gli arti, dietro la schiena. Monique era
incaprettata e non se ne sarebbe andata molto facilmente. Angela
tirò su la corta gonna della prigioniera, di materiale
elastico nero, e le strappò senza tanti complimenti le
mutande. Appallottolò l'indumento e glielo cacciò
in bocca, completando il bavaglio con alcune grosse strisce di
nastro adesivo. Soddisfatta uscì dalla stanza e si chiuse
la porta alle spalle.
Non sarebbe stato semplice arrivare al centro del laboratorio
senza scontrarsi con nessuno, questo Angela lo sapeva.
Studiò se era possibile approfittare dei condotti per
l'aria condizionata, ma non erano abbastanza grandi per il suo
corpo. Alle sue orecchie arrivò un trambusto sempre
crescente. Evidentemente il laboratorio era in allarme: di
sicuro, qualcosa era andato storto per Kayth e Ami.
Angela vide arrivare un gruppo di tre uomini pesantemente armati
lungo il corridoio. Forse era possibile eliminarli. I pesanti
fucili delle guardie non erano le armi più adatte per una
colluttazione in spazi ristretti... tuttavia l'agente decise di
non correre il rischio e si insinuò in una porta socchiusa
poco distante. Era in una stanza piena di terminali, provette e
ampolle di vario tipo. Vide, di spalle, una donna in camice
bianco china su un microscopio, intenta in qualche tipo di
esame.
Non vista, Angela si avvicinò in perfetto silenzio
preparando ancora il tampone imbevuto di cloroformio. Un attimo
prima che scattasse la potenziale vittima vide un riflesso nei
vetrini che stava maneggiando e si voltò di scatto. Era
una orientale, come quella che Angela aveva catturato all'inizio
della missione, ma meno arrendevole. Sferrò un potente
calcio che colpì Angela allo stomaco e la mandò a
ruzzolare contro la porta, gridò un allarme e si
lanciò ancora all'attacco. Angela non rimase là ad
aspettarla e la ragazza cadde sul pavimento anziché
addosso a lei. Vi fu un rapido scambio di colpi dolorosi e
precisi, contornati da urla e grida di dolore, poi la nera
riuscì a far valere la maggiore prestanza fisica e
intrappolò in un groviglio di gambe e braccia
l'avversaria.
Era il momento di usare il cloroformio, ma quando la mano di
Angela raggiunse il tampone per terra, un'altra mano con un
guanto chirurgico la bloccò. Sorpresa, Angela voltò
il capo: erano intervenute altre tre ragazze, vestite da
infermiere e con delle mascherine sul viso, evidentemente un
attimo prima stavano lavorando in qualche ambiente sterile. Tutte
e tre erano di origine asiatica, una probabilmente di sangue
tailandese, le altre cinesi o giapponesi. Angela scatenò
una tempesta di calci con le sue lunghe, potenti gambe,
dimostrando subito che il numero non sarebbe stato una garanzia
di vittoria contro di lei. Le avversarie in camice bianco
tornavano prepotentemente alla carica ogni volta che venivano
spinte lontano dai colpi, cercando di bloccare gli arti
dell'agente. Angela non aveva alcun vantaggio nell'interrompere
il combattimento e scappare. Con il nemico in pieno allarme e le
quattro donne alle calcagna non sarebbe arrivata lontano.
Così cercò di metterne fuori combattimento una e la
strinse in un angolo, tempestandola di colpi fino a vederla
cadere stordita. Ricevette a sua volta una tempesta di pugni,
calci e colpi di karatè dalle altre, inevitabilmente cadde
in ginocchio. Con forza, le furono strette le braccia dietro la
schiena, e Angela trovò le forze per liberarsi dalla
stretta un attimo troppo tardi: le avversarie erano riuscite a
legarle i gomiti tra loro, rendendo le sue braccia inutili.
Angela si chinò in avanti di scatto e fece cadere la donna
che l'aveva appena legata, con uno sgambetto ne mandò una
seconda a gambe all'aria, poi scattò in piedi e si
lanciò sulla terza. La ragazza schivò agilmente e
un attimo dopo le premette la mano guantata sul viso. Non era
però in grado di tenere ferma una ragazza alta e robusta
come Angela, e anche lei finì per terra quando la nera se
la scrollò di dosso.
Per risolvere la situazione di stallo le altre due ragazze
avevano preso una bacinella colma di alcool e ne gettarono il
contenuto sul viso della donna legata. Angela urlò di
dolore, incapace di portare le mani agli occhi che bruciavano.
Accecata, non poté reagire alla spinta che la fece cadere
per terra. Gridò ancora più forte quando le vennero
strette e legate insieme caviglie e cosce, poi sentì che
le avversarie si ammucchiavano su di lei e le loro mani cercarono
rabbiosamente il suo viso. Un grosso involto di stoffa le venne
cacciato dentro la bocca e premuto con forza, mentre altre dita
le strinsero le narici. Angela si inarcò e cercò di
scuotere il capo di lato, invano. Era ora stretta in una morsa
imbattibile e altra corda le veniva stretta sul corpo martoriato.
Nonostante il tampone di stoffa le sua urla risuonarono alte
nella stanza, mentre per un paio di minuti le ragazze
continuavano a legarla, stringerla e soffocarla, senza darle la
possibilità di parlare per arrendersi. Alla fine, bendata
e imbavagliata con nastro adesivo, senza nessun sollievo nella
sua ricerca frenetica di aria, Angela si inarcò per
l'ultima volta e la sua forza selvaggia le venne meno.
L'Agenzia BB non utilizzava eccessivamente le alterazioni del
corpo che erano divenute una moda sul pianeta Sahr (per chi se le
poteva permettere). Solo alcuni degli agenti avevano installate
nei loro corpi le bizzarre nanotecnologie capaci di moltiplicare
la forza, per esempio. Quasi tutti, però, avevano delle
microscopiche riserve di ossigeno installate vicino ai vasi
sanguigni, che rilasciavano il loro contenuto quando il sangue ne
era pericolosamente privo. Questo facilitò agli avversari
il compito di rianimare le agenti catturate.
Riportate alla vita dopo essere state spinte così vicino
alla morte, le tre agenti ebbero quasi un'intera giornata per
riposare. I guardiani si davano il cambio attorno alle loro
figure stese sul pavimento di una cella, limitandosi a prenderle
a calci se tentavano in qualche modo di liberarsi dalle strette
spire delle corde che le avvolgevano. Non erano imbavagliate, ma
alla prima parola che cercavano di pronunciare si prendevano una
pedata nelle costole, così impararono a stare zitte e a
cercare di recuperare le forze.
Monique si presentò all'improvviso, accompagnata da una
delle ragazze asiatiche che avevano soggiogato Angela. Si
chinò accanto all'agente nera e le sorrise.
"Mi hai fatto un bello scherzo ieri, cara. Stai sicura che
saprò ricompensarti."
Angela non disse niente, parlò invece Kayth.
"Ascolti, non avevamo cattive intenzioni, noi..."
"Silenzio!" urlò Monique. "Voi puttane ladruncole da
strapazzo mi avete causato notevole fastidio e una certa
quantità di danni, e ve la farò pagare, eccome!
Adesso ci trasferiamo nel mio castello, dove sarete mie ospiti...
a lungo."
Afferrò Angela e la trascinò in piedi. Si rivolse
alla ragazza che la accompagnava: "Zaki, liberale le gambe."
Le due donne liberarono Angela e nello stesso tempo sostituirono
la corda, man mano che la slegavano, con un corsetto di cinghie
nere e lucenti, collegate da anelli, che le passavano sopra e
sotto i seni, le legavano i polsi tra le scapole, passavano dalla
vita sul pube e poi tornavano su attraverso il solco delle
natiche. Una catenella lunga mezzo metro, con lucchetti alle
estremità, servì ad impastoiare la prigioniera. Il
tutto faceva un bel contrasto con la suite bianca di Angela, e la
costringeva all'impotenza. Quando Zaki si avvicinò con il
bavaglio Angela cercò di ribellarsi ma venne colpita ai
seni fino a che non aprì la bocca. Zaki inserì il
bavaglio e spostò con cura i capelli. La pallina di gomma
rossa era attraversata da una cinghia che le venne allacciata
dietro la nuca. Monique le applicò un collare munito di
anelli, ai quali venne applicato un guinzaglio. Legò il
guinzaglio alla maniglia di una porta e sorrise.
"Adesso la nostra amica ci seguirà senza far storie. Zaki,
portiamo le altre due al carretto."
Kayth e Angela vennero trascinate senza complimenti fuori
dall'edificio, dove le attendeva una specie di calesse senza
alcun animale aggiogato tra le stanghe. Quando Monique e Zaki
tornarono dentro a prendere Angela, Ami sussurrò:
"Cerchiamo di liberarci e scappare, altrimenti non ne verremo
fuori più."
"Sono così debole" replicò Kayth, "e poi non ce ne
lasceranno il tempo."
"Magari Angela riuscirà a dar loro filo da torcere e noi
dobbiamo approfittarne."
"Va bene" disse Kayth, e strisciò verso Ami per cercare i
nodi delle sue corde. Appena aveva cominciato però
udì dei passi e si allontanò un poco per non
incorrere in una punizione. Tentativo fallito.
Monique arrivò con Angela al guinzaglio e la ragazza
orientale al seguito. Zaki legò delle redini al collare di
Angela, poi usò delle cinghie di cuoio per fissare le
stanghe alla vita della ragazza nera. Quando le due carceriere
furono installate sul calesse Angela ricevette una sonora
scudisciata da Monique e tirò disperatamente per far
muovere il veicolo. Nonostante fosse esausta, la nera
adoperò tutta la sua forza per evitare altre punizioni e
riuscì a smuovere il calesse con il suo pesante
carico.
"Avanti piano, cavallina" disse Monique, "segui la strada e
usciamo dai laboratori."
Le guardie fecero passare il bizzarro veicolo dalla porta
principale senza mostrare incredulità o stupore.
Probabilmente nell'isola di Rabaul tutti osservavano abbastanza
spesso i bizzarri intrattenimenti di madame Monique Dietzke e non
ci facevano più caso.
Angela fu guidata verso una strada secondaria e mantenne
un'andatura lenta ma costante per oltre mezz'ora, quando
finalmente apparve un bizzarro castello con tanto di torri,
merlature e fossato. Le pareti erano lisce anziché formate
da pietre squadrate come in un castello autentico, e verniciate
in pacchiani colori pastello. Qua e là una postazione
munita di mitragliatrici o armi leggere dimostrava che Monique
non sottovalutava affatto i problemi della sicurezza.
Le prigioniere erano state condotte in una prigione, lavate e
rinfrescate, sempre sotto la minaccia delle armi. Zaki, che aveva
una pistola, le aveva ammanettate e le teneva sotto tiro, per il
resto erano comodamente sedute su degli sgabelli, nude, di fronte
a Monique che continuava a telefonare ai suoi uomini per aver
notizie su altre eventuali sorprese che fossero capitate nel suo
piccolo impero. Si era cambiata in un ridottissimo completo di
biancheria intima nera, con tanto di reggicalze e giarrettiere.
Alla fine madame si rivolse a loro.
"Mie care ospiti, adesso so chi siete. Il mio servizio
d'informazioni aveva qualche foto della nostra Kayth, una
veterana dei servizi segreti del misterioso BB, e della bella
Angela, che fa parte da oltre due anni della medesima
organizzazione. Qual è l'identità della mia terza
amica?"
Ami non rispose.
"Non importa" continuò Monique, "comunque lo saprò
presto, quando vorrò saperlo. Bene, sembra che il governo
di Sua Maestà non voglia accettare le ultime
volontà del mio defunto marito. Prevedevo qualcosa di
simile ma mi meraviglio... Europa si considera l'unico posto
civile in questo immondezzaio di pianeta, e poi va a combinare un
tiro maldestro di questo genere? Mio Dio, dove andremo a
finire..."
Kayth intervenne.
"Se mi permette, signora Dietzke, noi facciamo parte dell'Agenzia
BB che non è un organo del governo e..."
"Sciocchezze" tagliò corto Monique. "So benissimo che le
vostre attività sono comunque approvate dal governo di New
London. Non preoccupatevi, non ho intenzione di ammazzarvi, ma
prima di rispedirvi al mittente vi darò qualche piccola
lezioncina."
Detto questo si avvicinò con dei cappucci neri, lucidi.
Erano elmetti in latex, e ad una ad una le tre agenti dovettero
accettare che Monique li facesse scivolare sui loro volti,
allacciandoli dietro il capo. Erano stretti, ed impedivano di
parlare, ma grazie a dei fori all'altezza delle narici era
possibile respirare. Non c'erano aperture per gli occhi. Le
ragazze furono condotte in una cella e sottoposte ad una serie di
trattamenti: dapprima una salutare dose di frustate da parte di
Monique, che aveva estrema cura nel colpire le parti più
delicate, come l'interno delle cosce, i seni e il sesso delle sue
vittime. Dopo che le ragazze ebbero ballato alla cieca la danza
della frusta, mugolando nelle loro prigioni di latex, vennero
stese sul pavimento a pancia in giù e nuove manette
vennero fissate alle caviglie, poi collegate con catene e
lucchetti a quelle che serravano i polsi. Le agenti erano
così costrette a piegarsi all'indietro dolorosamente, ma
non era finita. Vennero voltate sulla schiena, e mentre le mani
erano schiacciate dolorosamente sotto i loro corpi delle sbarre
di legno furono passate dietro le ginocchia. Alle
estremità delle sbarre Zaki collegò delle corde
tese verso l'alto e con una carrucola sollevò verso l'alto
le prigioniere, fissandole in una posizione a testa in
giù, appese e incaprettate, cieche e mute.
"Qualche ora di questo trattamento vi farà bene,
signorine" commentò Zaki.
"E quando verremo a tirarvi giù" aggiunse Monique, "voglio
conoscere il nome della biondina, altrimenti sarà peggio
per voi!"