***attenzione*** racconto non adatto ai minori... il contenuto
è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o
dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro
da un'altra parte. Questo scritto può essere diffuso a
patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no su
siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Kayth era sempre seccata quando le informazioni le arrivavano
con il contagocce. Sapendolo, Kim probabilmente si divertiva a
tenerla all'oscuro anche più di quanto fosse necessario: i
delicati ma imperscrutabili lineamenti asiatici non lasciavano
intuire nulla in più di quello che era detto.
"Questa missione è ispirata da alcuni elementi del
governo" iniziò Kim, "ma la faccenda è... piuttosto
controversa e quindi si richiede l'anonimato più completo.
Si tratta di rubare un progetto."
Kayth guardò con perplessità la sua comandante.
"Capisco la delicatezza della questione. Perché mai da New
London ci chiedono di andare a rubare qualcosa? Il nostro grande
capo BB non ha nulla da ridire?"
"Andiamo con ordine. Si tratta di un nuovo tipo di propulsore, a
quanto pare è in grado di dimezzare la durata dei viaggi
da e per la Terra. Lo sviluppo di Sahr sarebbe molto accelerato,
ma l'inventore non vuole che la scoperta venga diffusa."
Kayth sorrise. "Perche? Non ha bisogno di ripagare i costi della
ricerca?"
Kim scosse leggermente il capo.
"No, i soldi per lui non erano un problema e, soprattutto...
è morto qualche settimana fa. Parlo di Ernst Dietzke, lo
scienziato miliardario. Quello che ha colonizzato un'isola nel
nuovo Oceano Pacifico e l'ha chiamata Rabaul. Le sue ultime
volontà sono che il progetto venga realizzato solo tra
vent'anni, e pare che il prototipo sia stato distrutto."
Kayth fece un gesto di perplessità.
"L'interesse dell'umanità dovrebbe avere la precedenza
sulle volontà di un solo uomo, e inoltre non credo che
abbia realizzato un progetto simile senza aiuto, no?"
"Certo, ma lui era il solo che lo conosceva integralmente. I
collaboratori potrebbero dare una mano a riprodurlo, ma risiedono
tutti a Rabaul e l'isola è protetta da una milizia
privata. La moglie di Dietzke ha fatto sapere che
rispetterà le volontà del marito."
Kim mostrò a Kayth la foto di una giovane donna dai
capelli color rosso fiamma.
"E' Monique, la vedova inconsolabile."
"Un po' giovane, per esser stata la moglie di un uomo di oltre
settant'anni" osservò Kayth. "O forse è tutta
rifatta?"
Kim sorrise.
"Non so se sia rifatta, comunque ha ventisette anni, come te. Si
è unita a Dietzke per i quattrini, forse, e certamente
perché condivideva con lui la passione per i giochi
feticisti molto spinti. Questa donna non accetterà di
divulgare le scoperte del marito, non gliene frega niente. E non
è possibile attaccare militarmente Rabaul."
"Perché?"
"Innanzitutto perché i governi non si mettono d'accordo e
nessuna iniziativa isolata verrebbe accettata dagli altri. Quelli
delle Midlands e di Rollan lo hanno già fatto sapere.
Inoltre una rozza azione militare non potrebbe impedire alla
signora Monique Dietzke di distruggere quello che andiamo
cercando. Bisogna colpire con precisione e all'improvviso, se
possibile senza farsi beccare. Prendi con te tutti gli agenti che
non stiano seguendo qualche caso urgente."
La giovane cinese si dibatteva debolmente, stretta fra le
robuste braccia nere di Angela. L'apparizione della bellezza
senegalese, coperta dalla testa ai piedi di aderente latex
bianco, doveva averla lasciata senza il tempo di riflettere
né di reagire.
Kayth e Ami, vestite dello stesso materiale, ma in colore nero,
imprecavano poco distante.
"Klaus doveva osservare meglio la zona, ci serviva un luogo
nascosto per lasciare il motoscafo" ringhiò Kayth fra i
denti. L'uomo non la sentiva, intento com'era a mimetizzare
l'imbarcazione nella cala poco distante.
"E' anche colpa nostra, maledizione" ribatté Ami, "abbiamo
fatto rumore. Adesso dobbiamo già occuparci di una
prigioniera. E' una civile o fa parte del personale di
Monique?"
"Magari era qui per caso..."
In quel momento la ragazza riuscì a spostare le dita di
Angela e ad emettere un breve grido, ma subito la mano
dell'agente tornò a tapparle la bocca.
"Se non vi dispiace" mormorò Angela, "venite ad
aiutarmi."
Kayth prese dalla sua sacca un rotolo di nastro adesivo blu, si
avvicinò alla cinese e cominciò a svolgere il
materiale. La prigioniera mugolò, gli occhi dilatati dalla
paura, ma Angela la teneva stretta e in un attimo le mani erano
avviluppate di nastro adesivo.
Kayth era imbronciata, e mormorava qualcosa fra sé, mentre
con un lavoro veloce e meno accurato del suo solito avvolgeva
completamente la testa della ragazza lasciando solo uno spiraglio
per le narici. Mentre Angela legava le gambe, frugò
brutalmente la vittima indifesa, trovando alla fine i documenti e
alcune carte.
"Un'impiegata" disse dopo aver esaminato. "Ci si
trastullerà Klaus mentre noi andremo avanti. Il bestione
comunque non riuscirebbe mai a passare tra i fasci delle
fotocellule che abbiamo individuato."
Era buio.
Ami fece aderire il cavetto alla tempia sinistra ed operò
rapidamente la connessione dal suo piccolo comunicatore. Se non
fosse riuscita a penetrare nel sistema nemico in mezzo minuto, il
computer avversario l'avrebbe tracciata e addio missione. Kayth,
che si vantava di essere un'esperta nello spionaggio informatico,
lasciò fare l'amica cui riconosceva un talento naturale
maggiore del proprio.
"Fatto" disse Ami. Adesso veniva la parte più complicata:
mandare in malora le misure difensive del laboratorio di Dietzke,
edificio che fungeva anche da ospedale e centro di comunicazioni.
Dopo alcuni minuti Ami sospirò e si scollegò.
"Le telecamere riproporranno alle guardie, se c'è un umano
che sta a guardarle, le stesse scene per un po' di tempo. Il
software che esamina le immagini è KO. I sensori degli
allarmi anche. Le fotocellule dovrebbero essere tutte fuori
causa, ma non ve lo posso garantire."
"Quanto tempo abbiamo?" domandò Angela.
"Difficile dirlo, quindi muoviamoci. Alcuni programmi di guardia
faranno dei check sul funzionamento del sistema e potrebbero
arrivare alla conclusione che qualcosa non va, e dare l'allarme
anche se il mio lavoro fosse perfetto. Non è facile
individuarli e neutralizzarli tutti, io ne ho messi fuori uso
soltanto un paio."
La nera sorrise con approvazione e si voltò verso la
comandante della missione.
"Equipaggiamento?"
"Leggero" rispose Kayth allacciandosi la cintura che reggeva le
tasche coi suoi attrezzi. "Niente metallo o armi, o altre cose
che potrebbero essere individuate dai metal detector non
collegati alla rete. D'altra parte le armi da fuoco non sono nel
nostro stile."
Angela si avviò.
"Speriamo che quelli abbiano la stessa mania per il fair play,
ragazze" brontolava.
La tubatura dell'acquedotto che riforniva il desalinizzatore
del laboratorio era momentaneamente in disuso e le dimensioni
potevano andare: perciò le tra agenti strisciavano
lì dentro per arrivare alle vasche e penetrare
all'interno.
Kayth, il cui campo di visuale era limitato alle gambe e al
voluttuoso sedere di Angela, non era del tutto soddisfatta.
Nell'avvicinamento erano passate in tratti scoperti, dove un
osservatore dal laboratorio avrebbe potuto vederle alla luce dei
fari che si trovavano sul muro di cinta. Un'altra scoperta la
indispose: la tubatura si biforcava e diventava un labirinto.
Evidentemente l'impianto era più complesso di quello che
si poteva capire dalle foto via satellite.
"E adesso dove andiamo?" domandò Angela.
"Cerchiamo di mantenere la direzione" replicò Kayth.
La nera guidò il lento strisciare in silenzio per un altro
minuto, poi si fermò di nuovo.
"Stiamo scendendo in una vasca, piena d'acqua, ma buia. E' un
serbatoio interrato, questo."
"Non siamo arrivate dove volevamo" osservò Ami.
Kayth non era disposta a tentare un'altra via a caso. Tanto
valeva insistere.
"Lavoreremo di polmoni, allora. Usate le vostre lampadine
impermeabili. Nuoteremo dentro e cercheremo un'uscita
qualsiasi."
"Vado prima a vedere io" disse la nera.
Angela strisciò nell'acqua salata finché solo i
piedi furono visibili, poi si inoltrò a bracciate
all'interno del serbatoio.
Le altre due agenti la aspettarono per due lunghissimi minuti,
poi l'esploratrice tornò indietro e prese fiato.
"E' molto grande, ragazze" annunciò, "e non ho trovato
aria, ma ci sono altri condotti che proseguono. Sono più
grandi, è possibile nuotarvi dentro"
Kayth soppesò i rischi di una avanzata in apnea.
"Proviamo a procedere separatamente, allora."
Ami fu la prima che vide una luce, e sentì svanire le
sue preoccupazioni. Sperando che le altre fossero altrettanto
fortunate diede alcune vigorose spinte con le gambe e...
incontrò un oblò di vetro. Nella stanza al di
là del vetro vi erano due uomini e una donna, tutti in
camice bianco, che si voltarono e la indicarono con le dita,
allarmati.
Maledicendo la sfortuna la ragazza bionda fece dietro front e si
allontanò freneticamente. Era a corto d'aria, ormai, e
aveva fatto scoprire la missione!
Nella fretta dovette sbagliare ad una svolta nei condotti ed ebbe
la sensazione di essersi perduta in quel tenebroso e ostile mondo
sotterraneo. Senza farsi prendere dal panico, riprese all'incirca
la direzione da cui era venuta.
All'improvviso urtò nel buio una sagoma che non riconobbe.
Si avvinghiò in una lotta frenetica, ma l'avversario
attivò una luce. Ami riconobbe Kayth. La comandante le
fece intendere a gesti di non aver trovato alcuna via di uscita,
ed Ami riuscì a farle capire di aver incontrato gli
avversari. Un condotto in leggera salita si apriva vicino a loro
e Kayth lo indicò, avviandosi per prima. Ami la
seguì: il tempo stringeva e non era il caso di starci a
pensare troppo.
Le due figure nere arrivarono nuovamente a vedere la luce: un po'
più avanti, incontrarono un'altra uscita bloccata da un
portello, stavolta orizzontale, con un'ampia finestra. Stavolta
però c'era una sacca d'aria e le ragazze poterono prendere
fiato.
"Mi hanno vista!" esclamò Ami, "cosa facciamo?"
"Niente panico" disse con calma Kayth, "erano armati?"
"No, sembravano dei tecnici."
"Allora prendiamo qualche attrezzo e forziamo questa apertura, ce
la faremo lo stesso."
Ami portò le mani alla cintura ma notò un movimento
sopra di lei.
"Guarda!"
Due uomini le osservavano al di là della parete di vetro.
Sembravano più spaventati di loro.
"Rompiamo il vetro e attacchiamo!" gridò Kayth sferrando
un pugno.
Gridò per il dolore: la parete trasparente sembrava
infrangibile.
Gli uomini stavano armeggiando con qualche manopola.
All'improvviso il livello dell'acqua cominciò ad alzarsi,
e l'aria ad uscire da fessure poste poco al di sotto del
portello.
Kayth boccheggiò.
"Possono allagare il condotto. Questi ci fanno fare la fine dei
topi, se rimaniamo qui. Torniamo indietro."
Prima Ami, poi Kayth si capovolsero e spinsero coi piedi sul
vetro per darsi lo slancio e ridiscendere il condotto.
Ad un passo di distanza, al sicuro al di là del vetro,
una donna dalla chioma fulva osservava la scena con interesse,
mentre i tecnici esultavano per aver trovato il modo di
respingere le due pericolose agenti. Monique aveva avuto un posto
in prima fila per osservare i bei corpi avvolti nella lucente
guaina nera, e aveva goduto con un fremito la vista dei loro
posteriori quando le ragazze si erano rituffate verso il
basso.
"Niente paura" disse ai suoi uomini, "adesso le abbiamo
intrappolate e la sicurezza sarà subito qui. Voglio che
tiriate fuori queste donne dal condotto appena avranno cessato di
fare resistenza. Spremete fuori l'acqua dai loro corpi, fatele
riprendere e portatemele per l'interrogatorio."
Detto questo si allontanò, perché un altro allarme
era stato lanciato e voleva accertarsi di cosa si trattasse.
Non ci volle molto a Kayth ed Ami per capire di non aver
più una via di uscita. Un paratia era stata azionata, e il
condotto bloccato. Restava solo il portello di prima, e quello
non lo potevano infrangere facilmente. Senza contare
l'opposizione che ormai le attendeva. Disperate, tornarono verso
l'alto. L'aria era quasi del tutto fuoriuscita dalla trappola e
uno degli uomini al di là del vetro le osservava con aria
di trionfo.
"Mio Dio!" esclamò Ami dopo aver riempito ancora una volta
i polmoni, "come possiamo uscire di qui?"
"Il tagliavetro con la punta di diamante" mormorò Kayth,
"forse con quello..."
Ami batté la mano contro la finestra del portello.
"E' troppo spesso... dobbiamo arrenderci, non c'è nulla
che si possa manomettere per uscire e abbiamo pochi attimi, ci
stanno togliendo l'aria questi bastardi!"
Kayth colpì il vetro con il palmo della mano e
guardò l'uomo al di là della trappola.
"Facci uscire! Apri il portello!"
Ami le fece eco con le sue implorazioni, ma l'uomo sorrise e fece
segno di no con il dito.
"Non ci apre!" esclamò Kayth colpendo ancora il portello,
ma ormai l'ultimo sottile strato d'aria fuoriusciva e la bocca le
si riempì d'acqua salata. Le due ragazze erano
imprigionate in un ambiente completamente privo di ossigeno, ma
erano giovani, forti e piene di voglia di vivere, così
continuarono a lottare per diversi minuti, nuotando su e
giù per il condotto, urtandosi tra loro, schiacciando il
volto contro il vetro e implorando gli uomini al di là,
desiderando l'aria così vicina ma irraggiungibile. Ruppero
i grimaldelli contro le barriere che le rinchiudevano. Tentarono
di respirare dai fori da cui l'aria era fuoriuscita, ma non
ottennero alcun sollievo. Negli ultimi convulsi movimenti
tornarono ad implorare pietà, ricevendo espressioni di
scherno.
Angela era allo stremo delle forze quando finalmente
trovò un condotto che s'apriva in una vasca. Nuotò
in superficie, riprese fiato per qualche minuto, ed
osservò lo stanzone ingombro di macchinari in cui si
trovava. C'erano diverse uscite, e senza star molto a scegliere
la ragazza nera ne imboccò una. Trovò macchinari,
laboratori e un grosso magazzino, camminando in assoluto silenzio
ed evitando i tecnici al lavoro. Mentre si domandava dove mai
potessero essere i computer da cui trarre le preziose
informazioni che doveva rubare, udì dei passi leggeri
avvicinarsi. Angela si trovava in un lungo corridoio senza un
nascondiglio a portata di mano, per cui attese l'importuno dietro
la porta. Estrasse da un contenitore della sua cintura un panno
ripiegato e vi versò il contenuto di una boccetta. Quando
la porta si aprì e una donna la oltrepassò, Angela
balzò all'attacco e le premette il tampone imbevuto di
cloroformio sul viso bloccandole le braccia con una stretta
inflessibile.