***attenzione*** le solite avvertenze si applicano... il
contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o
dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro
da un'altra parte. Questo racconto può essere diffuso a
patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no
siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Era un mattino gelido, e i nostri carcerieri portavano abiti
pesanti. Io, in jeans e camicia, soffrivo terribilmente, ma
presto vidi che c'era chi stava molto peggio di me. Kayth infatti
era stata rivestita… soltanto con il suo ridottissimo
tanga. Aveva le mani legate dietro la schiena come me, e anche
lei portava un cappio al collo, che costituiva un pericolosissimo
guinzaglio, inoltre le caviglie erano impastoiate con una corda
che riduceva l'ampiezza dei suoi passi a meno di mezzo metro.
Ricomparve uno dei nemici che avevo già conosciuto:
Manuel, che venne ad imbavagliarmi con parecchie strisce di
nastro adesivo. Guardai con odio il bastardo, che mi
ignorò e procedette verso Kayth. La ragazza aprì la
bocca e accettò un grosso pacchetto di stoffa arrotolata,
che le fu spinto fino a riempire tutto lo spazio disponibile. Le
guance incredibilmente rigonfie, Kayth stette immobile mentre le
veniva applicato il nastro adesivo per tenere il bavaglio a
posto. Non sembrava disturbata dall'imbavagliamento, e pensai che
forse questa esperienza l'aveva già avuta diverse
volte… o forse era più il freddo a darle fastidio,
infatti aveva la pellle d'oca.
Presto fummo in marcia verso il molo dove ci aspettava la piccola
nave. Attraversavamo una zona boscosa, e non c'era anima viva in
vista, purtroppo. Apriva la nostra formazione Rosa, seguita da
me. La maledetta mi strattonava per mantenere un passo veloce, e
io facevo del mio meglio per non cadere, altrimenti avrei potuto
rimanere strangolata. Più indietro seguiva Manuel, che
conduceva Kayth, e infine veniva François. La mia povera
amica arrancava, nuda e con le gambe impastoiate, nello sforzo di
tenere il passo eccessivamente rapido che le veniva imposto.
"Avanti, signorina, non abbiamo tutto il giorno!" esclamava
Manuel quando strattonava il guinzaglio. A testimonianza del suo
superbo addestramento, devo dire che Kayth non cadde mai a
terra.
Verso la fine del viaggio accadde un nuovo imprevisto: Manuel
si lasciò scivolare il guinzaglio di corda, e si
chinò a raccoglierlo senza fretta. Kayth ne
approfittò per tentare il tutto per tutto, e corse via.
Nessuno se ne era accorto, ma la corda che la impastoiava si era
slegata, o forse era riuscita ad allentarla la stessa
prigioniera, e ora pendeva da una soltanto delle sue
caviglie.
"Maledizione! Prendila!" esclamò François, che era
più lontano.
Rosa mi prese per un gomito e mi tenne vicino a sé.
"Non tentare nessuna sciocchezza, tu" sibilò.
I due uomini si lanciarono all'inseguimento, ma le lunghe falcate
di Kayht li lasciavano indietro. Ammiravo i glutei scoperti
flettersi armoniosamente nella corsa, e l'abilità con cui
l'agente manteneva il suo equilibrio con le braccia legate dietro
la schiena. Nonostante fosse nuda nell'aria gelida e fosse stata
seviziata il giorno prima, la ragazza dava ancora filo da
torcere! Il bavaglio non le permetteva di respirare con la bocca
però, e la corda del cappio ogni tanto si aggrovigliava in
qualche ostacolo del terreno, costringendola a rallentare. Dopo
un centinaio di metri, Kayth fu a corto di fiato e gli uomini
riguadagnarono terreno. Quando scivolò e cadde a terra,
per Kayth fu finita. Mugolò disperatamente al contatto
delle forti mani che la prendevano di nuovo, e fu ricondotta
indietro tra gli scherni e le risate, a testa bassa.
Rosa la accolse sorridendo.
"Bella signorina, per caso vuole essere inculata ancora prima di
salire a bordo per la crociera?"
Manuel sorrise, scambiò un'occhiata con la sua complice ed
esclamò: "Perché no?"
Infilò una mano tra le natiche della prigioniera e con un
rumore di stoffa strappata il filo del tanga venne via. Poi Kayth
venne costretta, nonostante una nuova, frenetica resistenza, a
piegarsi in avanti su un grosso tronco, mentre Manuel estraeva il
suo arnese e François la teneva ferma. Vidi un frenetico
agitarsi di gambe mentre il maschio spingeva per vincere la
resistenza di Kayth, poi il suo pene, che era di dimensioni
ragguardevoli, scivolò lentamente nel corpo della donna
che fremeva di dolore. Anche stavolta assistetti da pochi passi
allo stupro, che fu piuttosto lungo ed elaborato. Manuel
insistette nei visceri di Kayth con estremo vigore ed
un'espressione di serissima concentrazione sul volto, continuando
a pompare per un quarto d'ora prima di tirarlo finalmente fuori,
e pulire le ultime gocce di sperma sui glutei, tra le risate dei
due complici. Kayth, piangente e gemente, fu rimessa in
marcia.
Finalmente fummo al molo. Era un minuscolo porticciolo dove
solo tre imbarcazioni erano ancorate: due grossi motoscafi e lo
yacht, lungo una quindicina di metri, destinato a portarci di
nuovo sulla terraferma.
Venni legata al parapetto, verso la prua, mentre Kayth riceveva
un trattamento speciale da François: l'uomo la
incaprettò strettamente con una ruvida corda, badando a
non lasciare alcun nodo a portata della vittima e avvicinando
caviglie e polsi più che poté. Kayth gemette per
questa nuova tortura, ma si guadagnò soltanto un'altra
corda, che le serrò i gomiti strettamente fra loro.
I nostri guinzagli erano stati tolti, e sebbene la mia posizione
fosse tutt'altro che comoda, almeno non soffrivo come la mia
sventurata amica. Mentre attendevo la nostra partenza, e speravo
che mi fosse concesso almeno di vedere mio padre (ma ero certa
che la tattica dei nostri avversari era di tenerci separati)
alcune voci concitate dalla cabina mi fecero pensare che stesse
succedendo qualcosa. Rosa uscì sul ponte e guardò
le acque scure, poi si consultò brevemente con
François.
"Da qualche parte qui sotto" mormorò lui, mettendo mano ad
un fucile da subacqueo. Era chiaro per me che qualcosa o qualcuno
si stava interessando allo yacht: anche Kayth seguiva gli
avvenimenti con estrema attenzione, senza curarsi troppo della
sua posizione estremamente fastidiosa.
Due degli agenti nemici si tuffarono in acqua, completi di muta e
bombole d'ossigeno: uno lo riconobbi, era Manuel. Evidentemente
qualche tipo di lotta stava per avere luogo. Da quando i due
scomparvero sotto il pelo dell'acqua passarono un paio di minuti,
poi una figura emerse dall'acqua. Dai biondi capelli lunghi
riconobbi Ami, che indossava un'aderente muta subacquea blu
elettrico. L'agente era impegnata in una colluttazione con i due
nemici, che la stringevano e cercavano di metter mano al
boccaglio dell'ossigeno o alla valvola della bombola. Ami
sferrava spinte vigorose, e calci sott'acqua, ma non poté
impedire che una mano chiudesse la valvola che erogava il flusso
dell'aria. Poi uno dei subacquei la afferrò e la spinse
improvvisamente sotto.
Sia io che Kayth osservavamo la scena con la massima apprensione.
L'azione della nostra potenziale salvatrice aveva perso ogni
effetto sorpresa, per via dei sensori di cui lo yacht era dotato,
e adesso anche se fosse riuscita a sbarazzarsi dei suoi avversari
Ami aveva poche chances di salire a bordo dell'imbarcazione e di
sconfiggere i numerosi nemici che vi si trovavano. Mentre
pregavamo silenziosamente per lei, Rosa e François ci
tenevano d'occhio da vicino, osservando anche il mare per capire
qualcosa della lotta in corso.
Ami emerse di nuovo, e stavolta era vicina allo scafo dello
yacht, proprio sotto al punto dove Kayth si sporgeva ansiosa,
tenuta a freno da Rosa. La bionda slanciò entrambe le
braccia verso di lei, ma non in gesto di trionfo, bensì in
una disperata richiesta d'aiuto. Infatti non era riuscita a
ripristinare il flusso dell'ossigeno: anche in quel momento aveva
i nemici avvinghiati al suo corpo. Cercò di liberarsi
della maschera, per approfittare del momento in cui era in
superficie e respirare una buona boccata d'aria, ma le mani degli
agenti le impedivano anche questo, e i suoi occhi erano ormai
accesi di una luce disperata.
Kayth gridò, ma il nastro adesivo impedì di capire
cosa volesse dire. Rosa sorrise e la prese per le spalle,
trascinandola via dal bordo e sempre più lontana
dall'amica supplice e in difficoltà. La ragazza legata si
inarcò e divincolò selvaggiamente, ma ricevette
solo una serie di schiaffi e colpi nel ventre, mentre Ami,
fissandomi con occhi dilatati dall'orrore, veniva ancora
trascinata sotto.
Per ancora un minuto continuò una furiosa colluttazione
appena sotto il pelo dell'acqua, tra una miriade di bollicine, e
potevo vedere le due figure nere che si accanivano ferocemente
sulla snella sagoma blu della mia amica. Le mani di lei emersero
ancora una volta, poi vidi solo la punta delle dita, infine fu
inesorabilmente trascinata giù, lontano dalla superficie e
dall'aria. Trascorse un altro minuto prima che i vincitori
issassero il suo corpo immobile sullo yacht. Per tutto il tempo
Kayth aveva continuato a divincolarsi e gridare rabbiosamente,
nonostante Rosa le infliggesse continui tormenti.
Mentre il corpo di Ami veniva spogliato della muta subacquea,
ebbi per un breve momento la possibilità di intravedere
mio padre passando davanti alla cuccetta su cui lo avevano
coricato. Non potei parlargli, però: era addormentato
profondamente.
François mi stava conducendo sotto coperta, in una cabina
dove intendeva tenermi imprigionata fino all'arrivo a terra. Sul
nudo pavimento mi ritrovai così ad aspettare la mia sorte,
incaprettata come Kayth, imbavagliata con una spugna infilata in
bocca e tenuta a posto col nastro adesivo. Una corda passata in
vita era stata fissata ad un anello che sporgeva dal pavimento,
impedendomi di rotolare per la cabina. Quando Ami e Kayth furono
portate dentro e legate anch'esse agli anelli, capii che questo
accorgimento serviva ad impedirci ogni tentativo di liberarci fra
noi. Ami si era apparentemente ripresa dalla violenta cattura e
guardava Kayth: le due atletiche ragazze cercarono di liberarsi,
per quanto fosse difficile. I farabutti le avevano incaprettate,
e avevano passato una ruvida corda dalla vita ai polsi,
stringendo duramente i loro inguini. Kayth gemette dal dolore
inarcandosi verso la sua compagna, e anche Ami sfidò le
corde che la segavano cercando di ridurre la distanza fra
loro.
Assistetti per molto tempo ai loro sforzi vani. Era incredibile
il loro coraggio, considerando le sofferenze che avevano passato,
e anch'io tentai di slegarmi, ma dovetti desistere perché
non riuscivo assolutamente a trovare i nodi e divincolarmi mi
faceva troppo male.
Cercai di calcolare il trascorrere del tempo, e ipotizzando una
rotta simile a quella che avevamo percorso con l'aereo, ritenni
che avremmo trascorso sul mare quasi l'intera giornata. Forse era
meglio fare economia di forze, avendo di fronte a me tante ore di
prigionia. A quello che sarebbe successo una volta a terra, per
adesso preferivo non pensare neppure.
All'arrivo, seguii esausta i rumori dell'attracco. Alcuni
rumori mi confermavano che altre imbarcazioni dovevano trovarsi
nei pressi, ma non troppo vicino. François venne a
prepararci per lo sbarco.
"Siamo arrivati, amiche!" esclamò gioviale. "Purtroppo non
possiamo permetterci che vi vedano nel presente stato, e
così abbiamo deciso di… ehm… impacchettarvi.
Spero che non me ne vogliate."
Detto questo il simpaticone slegò dall'anello Ami e
cominciò ad arrotolare la bionda in un pesante tappeto.
Con un paio di forti sculacciate calmò la ribellione della
giovane ragazza, e quando la ebbe avvolta fissò il tutto
con un pesante spago. Così avrebbe potuto portarla fuori
senza che nessuno si accorgesse che trasportava una prigioniera.
Io e Kayth dovevamo attenderci il medesimo trattamento.
Proprio mentre François stava per ripetere la sua prodezza
nei miei confronti, sentii un forte trambusto provenire
dall'alto. Anche François se ne accorse e imprecò,
correndo alla porta e chiudendoci di nuovo dentro. Udii i suoi
passi che risalivano velocemente la scala, e il fragore di una
violenta rissa che si sviluppava sopra coperta. Kayth si
rianimò a quel rumore e riprese i suoi sforzi per
liberarsi. Poiché non ero più agganciata
all'anello, mi avvicinai a lei lentamente, permettendole di
lavorare sui miei nodi. Sarebbe stato un lavoro lungo, certamente
rischiavamo di essere sorprese prima di aver finito, ma quale che
fosse la possibile punizione continuammo instancabilmente. Ami,
strettamente avvolta nel tappeto, non poteva darci alcun
soccorso.
Non ci fu bisogno di slegarci fra noi. Venne a liberarci una
sorprendente bellezza nera in costume da bagno intero, e si
dedicò per prima a Kayth.
Appena fu libera l'agente le gettò le braccia al
collo.
"Angela! Sapevo che ci avreste ritrovate!"
La nera le schioccò un bel bacio dritto sulle labbra e
mostrò un luminoso sorriso, poi si dedicarono a liberare
Ami e me. Con mio grande sollievo scoprii subito che anche mio
padre, con le preziose informazioni per cui avevamo tanto
sofferto, era in salvo.
Due giorni dopo eravamo tutti a New London. La KJK era al
centro di una clamorosa inchiesta e i suoi interessi nella zona
di Europa erano fortemente compromessi, ma c'era da dubitare che
il governo delle Midlands avrebbe davvero perseguito una
compagnia così influente nella propria area. Ebbi il
piacere di conoscere altri agenti dell'Agenzia BB: Angela, la
bella ragazza nera che ci aveva soccorse per prima, Luca e il
gigantesco Horace. A quanto pare non avevano avuto grosse
difficoltà a sgominare la numerosa banda nemica. I
delinquenti erano per lo più scappati, ma due prigionieri
erano rimasti in mano nostra, tra cui Manuel. Kayth avrebbe
voluto vendicarsi tremendamente su di lui, ma sembrava che non le
fosse permesso.
La nostra salvezza era stata dovuta ad Ami, che aveva applicato
un segnalatore allo scafo dello yacht. La ragazza bionda (sulle
cui abilità adesso ero completamente convinta) sapeva di
andare al macello contro un nemico troppo forte, ma era stata
abbastanza abile e astuta da permettere ai suoi compagni di
rintracciarci.
"Fare la vostra conoscenza è stata un'esperienza che ha
rivoluzionato la mia vita" dissi a Kayth. "E' bello sapere che
qualcuno sfida con tanto coraggio questi vigliacchi che si
riparano dietro una posizione di prestigio per commettere i loro
crimini."
Kayth si schermì. "E' il mio mestiere, amica."
"Allo stesso tempo" continuai, "mi sono sentita indifesa di
fronte alla potenza della compagnia, e voglio che questo non
accada più. Vorrei imparare il segreto della vostra forza
ed essere una di voi!"
"Mmm… credo che non sia facile, sai? Occorrono certe
qualità..."
Cominciai a parlarle dei miei corsi di arti marziali, del mio
brevetto di sub e delle mie conoscenze di elettronica e
comunicazioni, ma lei mi fermò.
"Cora, non si tratta solo di questo. Occorre la determinazione a
lottare, e forse la potrai acquisire nel tempo" e qui arrossii,
certamente ero stata una vigliacca in questa missione. Kayth
continuò: "E inoltre occorre conoscere il prezzo che si
può dover pagare, e saperne uscire a testa alta dopo
averlo pagato. Tu hai visto bene cosa ci hanno fatto."
Sì, l'avevo visto e in molte occasioni ero rimasta senza
fiato per la paura di poter subire le stesse violenze. Ma la cosa
che non volevo più sopportare era di non poter reagire di
fronte alle sopraffazioni della gente arrogante come i dirigenti
della KJK, e glielo dissi.
"L'agenzia BB ha sempre bisogno di uomini e di donne speciali"
commentò Kayth. "Potremmo metterti alla prova, e se sarai
davvero determinata…"
Abbracciai la mia nuova amica.