BB 1 parte seconda - Grossi guai per Kayth

***attenzione*** le solite avvertenze si applicano... il contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro da un'altra parte. Questo racconto può essere diffuso a patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB

Ci eravamo allontanate dalla villa con la macchina di Kayth, una robusta vettura a quattro ruote motrici. I sobbalzi della strada irregolare mi ricordavano la comodità perduta del mio hover, che correva su un cuscino d'aria e poteva salire fino a dieci metri di quota. Non era però il momento di soffermarsi sul furto che avevo subito… mio padre era tuttora in pericolo, e io con lui, anche se mi sentivo protetta adesso che ero con Kayth. La mia stima per questa bellissima ragazza aumentava ogni minuto. Pur essendo forte e in costante allenamento, non mi sarei mai sognata di affrontare due uomini, anzi due pericolosi delinquenti come Butch e Manuel, da sola e a mani nude. L'agente dell'Agenzia BB l'aveva fatto.

Ci rifugiammo in un piccolo cottage ad un centinaio di chilometri da Stokrin, in uno degli angoli più caratteristici delle Midlands. Kayth mi spiegò che la BB aveva diverse basi o piccole abitazioni in giro per il mondo, così da offrire agli agenti dei punti d'appoggio per le operazioni. Mentre preparavo due letti per poter finalmente dormire Kayth si spogliò della tuta aderente che aveva portato fino a quel momento, e rimase davanti a me vestita solo di un piccolo tanga. Mi sono sempre ritenuta una ragazza molto bella, eppure non potei trattenermi dal provare una punta di invidia nei confronti del magnifico corpo di lei, muscoloso e femminile, flessuoso e voluttuoso allo stesso tempo.
Kayth non andò subito a riposare. Mi lasciò sola nella piccola camera da letto e cominciò, quasi nuda com'era, ad armeggiare con un comunicatore e una ricetrasmittente a lunga portata che si trovavano nel cottage. Mentre cercavo di calmarmi e di prendere sonno, la sentii parlare con una certa Ami, a cui riferì, senza nominare nessuna persona direttamente, i fatti del giorno. Chiese di fare delle ricerche e si scambiò una serie di dati che dovevano servire, immagino, per rintracciare mio padre. Iniziò a questo punto un lungo lavoro per collegarsi in rete e spiare i messaggi che quelli della KJK scambiavano tra loro. Rinunciai a chiedere spiegazioni, ero troppo stanca e mi fidavo di lei dopo quanto avevo visto. Piombai nel sonno e solo a metà notte la sentii scivolare silenziosamente tra le coperte, nel letto accanto al mio.

Il mattino dopo Kayth mi svegliò di buon'ora e ci mettemmo subito in viaggio. L'agente si era vestita di un corto abito aderente stavolta, e metteva in mostra le lunghe gambe nude. Mi fece dei complimenti per il mio aspetto e parlò del più e del meno, e in men che non si dica ci trovammo all'ingresso di un piccolo aeroporto.
"Cosa facciamo qui?" domandai.
"E' la seconda parte della nostra operazione" rispose Kayth, "non possiamo fare nessun affidamento sulla polizia locale… come al solito. A quanto sono riuscita a sapere la KJK cerca tuo padre proprio sull'isola di Coor, dove c'è il giacimento di rame causa di tutti i nostri problemi. Non so se è andato veramente là, e se è stato per raccogliere qualche prova che gli mancava, o perché credeva che proprio lì non lo avrebbero cercato, o per altri motivi. In ogni caso, raggiungerò l'isola in aereo e darò un'occhiata personalmente."
A questo punto insistetti per andare assieme a lei. Kayth fermò l'auto e mi guardò sospirando. "Bella mia, è una missione pericolosa. E l'isola non ha nemmeno un aeroporto, dovrò atterrare con un piccolo aereo da turismo che non è adatto alle piste improvvisate. Dammi retta, rimani qui. Ti ho trovato un piccolo appartamento non lontano e volevo lasciarti l'auto. Mi terrò in contatto in qualche modo, te lo prometto."
"Si tratta di mio padre" insistetti. La superiorità della superdonna in quel momento mi dava sui nervi. Chi era lei per cercare di impedirmi di correre in aiuto di papà?
Kayth scosse la testa e si avviò verso un hangar, facendomi cenno di seguirla.
"E va bene, verrai e cercherò di tenerti d'occhio. A questo punto tanto vale presentarti la nostra agente Ami, che sarà anche la nostra pilota. E' una studentessa universitaria."
Ami fu una sorpresa. Mentre Kayth dimostrava tra i venticinque e i trent'anni, e aveva l'aria di chi ha accumulato una certa esperienza sulle proprie spalle (e questo aumentava la mia sensazione di dipendenza e di inferiorità, visto che io ho appena ventidue anni), la nostra pilota era una ragazza appena diciannovenne e conservava sul bel viso dalla pelle chiarissima un'espressione decisamente infantile. Per il resto, aveva un fisico da mozzare il fiato, con lunghi capelli biondi (più chiari dei miei) e alta quasi quanto Kayth. Era vestita di una tuta integrale bianca, oscenamente trasparente, e i suoi grandi seni, all'apparenza morbidi ma fermi, facevano sembrare piccola al confronto la pur notevole dotazione di Kayth, e ridicolmente insufficiente la mia. La mia più grande preoccupazione, ovviamente, era rivolta alle sue capacità di volo. Che esperienza poteva avere una ragazza di soli diciannove anni? Kayth non se ne dava alcun pensiero, in apparenza, e caricò i nostri pochi bagagli su un aeroplano ad elica antiquato e molto piccolo. Ami, che mi aveva salutato calorosamente, si mise ai comandi e pochi minuti dopo il nostro velivolo si staccava dalla pista, penosamente sovraccarico.

Fu un volo memorabile: per tre ore rimasi schiacciata tra i bagagli senza poter farmi un'idea della situazione, mentre le turbolenze sembravano ogni momento sul punto di terminare la nostra avventura con una terribile caduta. Davanti a me Kayth e Ami sembravano non darsi pensiero per essere sballottate a quel modo. L'atterraggio, un momento che temevo moltissimo, fu invece impeccabile. Ami trovò una striscia di prato abbastanza regolare e si posò con delicatezza, arrestando l'aeroplano in pochissimo spazio.
"Ami cercherà da qualche parte il carburante per il viaggio di ritorno" disse Kayth, "e speriamo di farlo con tuo padre… io cercherò di captare il suo comunicatore. O di intercettare i messaggi dei nostri amici della KJK. Gli stupidi parlano in chiaro e senza la minima precauzione."
L'agente si mise al lavoro con la sua ricetrasmittente e per un po' non ebbi altro da fare che starla a guardare, gelando per il freddo vento oceanico. L'isola era in parte rocciosa, e ne approfittai per salire su un piccolo rilievo e guardarmi attorno. Le uniche case che riuscii a scorgere dovevano essere distanti una buona mezz'ora a piedi.
Ami era già sparita dalla vista.
Kayth mi chiamò, distogliendomi dalla mia osservazione.
"Maledizione!" esclamò scagliando a terra le cuffie, "tuo padre è nelle loro mani!"
Sentii un tuffo al cuore. Ma Kayth non si era persa d'animo.
"Cora, ci procureremo una macchina. Credo di sapere dove andare. Tu mi aspetterai, pronta col motore acceso. Se tutto va bene io piomberò dentro, menerò un po' le mani e uscirò con tuo padre… e poi speriamo di lasciare quest'isola dannata."
Per nostra fortuna, poco dopo Ami era di ritorno. E si era già procurata un hover, noleggiandolo. A quanto pareva, l'isola di Coor non era poi così selvaggia come mi era sembrata. Mentre Ami si preoccupava di rifornire l'aereo (avrebbe tentato di raggiungerci dopo) io e Kayth partimmo per il nostro destino.

"Eccoci" mormorò Kayth indicando una casa isolata, "sarebbe meglio aspettare il buio, ma non so che intenzioni abbiano nei confronti di tuo padre, quindi andrò a dare un'occhiata subito. Resta pronta a partire."
Annuii e la vidi dirigersi con circospezione verso l'edifico. Mi si stringeva il cuore a vedere che rischiava la vita per noi, ma la grazia felina con cui si muoveva mi ricordava che Kayth sapeva il fatto suo.
Quando la trappola scattò, non potei trattenere un grido. Da dietro l'angolo della casa e dai cespugli i brutti ceffi della KJK si gettarono sulla preda con l'insistenza di feroci mastini. Ce n'erano quattro, tutti vestiti di nero, mentre Kayth indossava ancora il suo vestito aderente e cortissimo. Paralizzata dal terrore, non sapevo cosa fare. Non me la sentivo di accorrere in aiuto dell'agente in pericolo, e questo mi faceva provare una profonda sensazione di colpa. D'altra parte se fossi fuggita con l'hover le avrei tolto l'unica possibilità di allontanarsi da lì.
Così rimasi a guardare senza fare niente. All'inizio Kayth ne mandò uno a mordere la polvere con uno dei suoi terribili calci. Ce n'erano altri tre, e la ragazza non riuscì a tenerli tutti a distanza, così ricevette un pugno in pieno stomaco e si piegò in due.
Reagì subito, scrollandosi di dosso un avversario che l'aveva afferrata per le braccia, e ne mandò un altro a gambe all'aria piombandogli addosso a capofitto. Ricevette però altri colpi, e crollò a terra. Trovò ancora la forza di reagire, ma ormai li aveva addosso, e la vidi sommersa da un mare di corpi, braccia e gambe. Un grido strozzato giunse fino a me, mentre la lavoravano metodicamente: le sue braccia artigliavano l'aria in cerca di scampo, ma presto si abbandonarono immobili mentre lo scempio della povera ragazza continuava.
Non avevo altro da fare, lì. Mio padre era in pericolo, Kayth lo era forse ancora di più, ma io non potevo portare aiuto, così spostai le dita all'accensione dell'hover… quando mi accorsi che un uomo mi puntava addosso una machine pistole, da pochi passi.
Si era avvicinato mentre guardavo lo sfortunato combattimento della mia amica.
"Non tocchi i comandi" ringhiò il bastardo, "e scenda da quella cazzo di cabina, se non le dispiace."
Visto che me lo chiedeva così educatamente, uscii dal veicolo e mi consegnai a lui. Marciai verso la casa con la punta dell'arma quasi appoggiata alla schiena. Immaginai di voltarmi di scatto e cercare di strappargliela di mano, ma ovviamente non tentai di farlo. Kayth era stata caricata sulle spalle di un uomo, che la portava all'interno come un sacco di patate. Da dietro vedevo le sue natiche, separate dal filo del tanga, scoperte dall'orlo del vestito che si era arrotolato.

L'interno dell'edificio era piuttosto lussuoso, inaspettatamente. Mi fecero sedere su un letto, in una piccola camera i cui altri arredi erano un comodino e una scrivania su cui troneggiava un computer.
"Dov'è mio padre?" chiesi.
"Qui le domande le facciamo noi, Cora" rispose un uomo. Era François.
Il criminale mi legò i polsi dietro la schiena con una robusta corda, poi la passò attorno le caviglie e mi costrinse ad arcuare il corpo all'indietro. La corda fu stretta severamente attorno alle caviglie e legata. Per fortuna indossavo dei robusti jeans, che mi proteggevano un poco. François prese una sciarpa di seta da una tasca della sua tuta scura e la appallottolò con cura.
"Mi spiace, madame" disse, "io eseguo gli ordini del mio datore di lavoro."
Mi infilò la sciarpa tra le labbra, ignorando le mie proteste, e spinse fino a riempirmi completamente la bocca. Tossii, credevo di soffocare e cercai di scuotere la testa di lato e liberarmi del bavaglio usando la lingua, ma lui mi bloccò la testa con le sue mani forti e pesanti. Una sottile corda mi fu passata attorno al capo, all'altezza della bocca, impedendomi di sputare fuori la sciarpa. Dopo aver legato a dovere il bavaglio François mi lasciò sola per qualche tempo.
Nella stanza vicina si svolgeva un dramma molto peggiore. Mentre cercavo freneticamente di liberarmi (col solo risultato di cadere dal letto e di farmi male) mi giungevano le grida di Kayth, che era stata fatta bruscamente rinvenire e ora veniva picchiata, o presa a scudisciate, senza pietà. Va detto che l'eroina non cercava minimamente di ottenere la compassione di quei delinquenti, forse perché sapeva che non se la poteva aspettare, e resisteva alle sevizie gridando solo di tanto in tanto. I carcerieri ridevano e la insultavano con ogni sorta di epiteti tra un colpo e l'altro.
Mentre insistevo nei miei inutili sforzi per librarmi comparve Rosa, vestita di una suite nera in latex così aderente che nessun dettaglio del suo corpo mi era nascosto. "E' un peccato, miss" esclamò allegramente, "il paparino è addormentato e pronto per la spedizione, la tua amica Kayth sta intrattenendo i miei colleghi, e quanto a te, beh… non ho ancora deciso ma vedrò di farti pentire di essere nata. Per il momento perché non vieni ad assistere alla monta della tua bella agente? Magari ce n'è anche per te!" Impazzita per l'orrore e la paura, mugolai nel bavaglio con tutte le mie forze mentre venivo trascinata senza tanti complimenti lungo il freddo pavimento. Quando vidi finalmente Kayth, mi balzò il cuore in gola. L'invincibile agente era adesso alla mercé dei suoi nemici! Piegata su un cavalletto, con le caviglie e i polsi legati alle gambe dell'attrezzo, Kayth era imbavagliata con del robusto nastro adesivo nero. Era decisamente male in arnese. Le sue natiche erano offerte oscenamente, in quel momento erano la parte più in alto del suo corpo, e tra le gambe intravedevo le labbra del sesso e la peluria scura. I vestiti della mia sventurata amica erano strappati, e dimenticati in un angolo. Kayth mi guardò brevemente, giusto il tempo di riconoscermi, poi si richiuse nel suo universo di dolore. Giusto in quel momento François la colpì con un sottile bastone, lasciando una striatura rossa giusto all'attaccatura tra le natiche e le cosce. Kayth gridò nel bavaglio.
Rosa interruppe la tortura e si avvicinò alla vittima, passandole la mano guantata sulle natiche.
"Credevi di farcela, vero super puttana?" disse con sarcasmo. "Noi sappiamo come trattarle, le troie che l'Agenzia BB ci manda ogni tanto per divertirci. Ci hai fottuto una volta, e adesso tocca a te!"

La nostra unica speranza era Ami. Non sapevo se si poteva contare su una ragazzina così giovane, ma l'abilità con cui aveva pilotato l'aereo mi dimostrava che la ragazza aveva qualità insospettate. Per il momento potevo solo guardare l'agonia di Kayth, grata al destino che nessuno si era ancora interessato a me. Su incitamento di Rosa, cinque uomini si erano accaniti sulla sventurata agente, violentandola a turno. Ebbi la sensazione, un paio di volte, che i loro sforzi avessero strappato un riluttante orgasmo alla prigioniera. François aveva completato l'opera sodomizzandola forsennatamente, mentre Kayth strideva nel bavaglio come un animale scannato.
Era un terribile contrasto, rispetto all'imperiosa sicurezza con cui Kayth aveva finora affrontato ogni nemico ed ogni difficoltà. Il coraggio e l'agilità dell'agente non serviva a nulla ora che, nella più umiliante delle posizioni, era costretta ad accettare la penetrazione dei nemici che si volevano trastullare con lei. Mi chiedevo se questa oscena esperienza sarebbe stata la fine del suo carattere indomito, o se già in passato aveva pagato la sua audacia con un trattamento del genere. Certamente adesso Kayth non era più, per me, un simbolo di perfezione e di invincibilità. Avevo una profonda compassione per quello che le stava accadendo. E questo me la faceva sentire più vicina.
Alla fine Rosa si avvicinò al corpo martoriato di Kayth, e le accarezzò le cosce cosparse di lividi, segni di scudisciate e sperma.
"Ora che i miei amici si sono svuotati in te voglio darti un ultimo regalo, bella ragazza!" esclamò, e avvicinò due piccoli oggetti alle labbra del sesso della prigioniera, ora arrossate e allungate in fuori. Con orrore vidi che erano delle pinzette, che Rosa applicò e strinse alle tenere mucose del sesso. Kayth lanciò uno strillo acuto, il più violento che fosse riuscita a far passare attraverso il crudele bavaglio, e svenne.

La mattina dopo venni finalmente slegata, solo per essere subito dopo ammanettata dietro la schiena, e mi venne passato un cappio al collo con una lunga corda. Ero praticamente al guinzaglio, e fui condotta fuori. Non avevo ancora visto mio padre, ma François mi aveva detto che era stato portato su un'imbarcazione, e che presto vi sarei salita anch'io. Quel criminale continuava a dirmi che i dirigenti della KJK volevano solo distruggere le prove e convincerlo a desistere da ogni azione ai loro danni, senza fargli alcun male. Una volta a terra, il chip con la documentazione gli sarebbe stato estratto e saremmo stati presto liberi.
Non potevo credergli, ovviamente. Quello che avevano fatto a Kayth mi dimostrava che questi agenti non concedevano alcuno spazio per le considerazioni umanitarie, e François mi mentiva solo per tenermi buona… mentre mi portava a chissà quale destino.

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