***attenzione*** le solite avvertenze si applicano... il
contenuto è piuttosto forte e chi non fosse convinto, o
dell'età adatta è pregato di andare a farsi un giro
da un'altra parte. Questo racconto può essere diffuso a
patto che non si faccia alcun tipo di profitto su di esso (no
siti a pagamento ecc...) e si citi l'autore.
Captain BB
Ci eravamo allontanate dalla villa con la macchina di Kayth, una robusta vettura a quattro ruote motrici. I sobbalzi della strada irregolare mi ricordavano la comodità perduta del mio hover, che correva su un cuscino d'aria e poteva salire fino a dieci metri di quota. Non era però il momento di soffermarsi sul furto che avevo subito… mio padre era tuttora in pericolo, e io con lui, anche se mi sentivo protetta adesso che ero con Kayth. La mia stima per questa bellissima ragazza aumentava ogni minuto. Pur essendo forte e in costante allenamento, non mi sarei mai sognata di affrontare due uomini, anzi due pericolosi delinquenti come Butch e Manuel, da sola e a mani nude. L'agente dell'Agenzia BB l'aveva fatto.
Ci rifugiammo in un piccolo cottage ad un centinaio di
chilometri da Stokrin, in uno degli angoli più
caratteristici delle Midlands. Kayth mi spiegò che la BB
aveva diverse basi o piccole abitazioni in giro per il mondo,
così da offrire agli agenti dei punti d'appoggio per le
operazioni. Mentre preparavo due letti per poter finalmente
dormire Kayth si spogliò della tuta aderente che aveva
portato fino a quel momento, e rimase davanti a me vestita solo
di un piccolo tanga. Mi sono sempre ritenuta una ragazza molto
bella, eppure non potei trattenermi dal provare una punta di
invidia nei confronti del magnifico corpo di lei, muscoloso e
femminile, flessuoso e voluttuoso allo stesso tempo.
Kayth non andò subito a riposare. Mi lasciò sola
nella piccola camera da letto e cominciò, quasi nuda
com'era, ad armeggiare con un comunicatore e una ricetrasmittente
a lunga portata che si trovavano nel cottage. Mentre cercavo di
calmarmi e di prendere sonno, la sentii parlare con una certa
Ami, a cui riferì, senza nominare nessuna persona
direttamente, i fatti del giorno. Chiese di fare delle ricerche e
si scambiò una serie di dati che dovevano servire,
immagino, per rintracciare mio padre. Iniziò a questo
punto un lungo lavoro per collegarsi in rete e spiare i messaggi
che quelli della KJK scambiavano tra loro. Rinunciai a chiedere
spiegazioni, ero troppo stanca e mi fidavo di lei dopo quanto
avevo visto. Piombai nel sonno e solo a metà notte la
sentii scivolare silenziosamente tra le coperte, nel letto
accanto al mio.
Il mattino dopo Kayth mi svegliò di buon'ora e ci
mettemmo subito in viaggio. L'agente si era vestita di un corto
abito aderente stavolta, e metteva in mostra le lunghe gambe
nude. Mi fece dei complimenti per il mio aspetto e parlò
del più e del meno, e in men che non si dica ci trovammo
all'ingresso di un piccolo aeroporto.
"Cosa facciamo qui?" domandai.
"E' la seconda parte della nostra operazione" rispose Kayth, "non
possiamo fare nessun affidamento sulla polizia locale…
come al solito. A quanto sono riuscita a sapere la KJK cerca tuo
padre proprio sull'isola di Coor, dove c'è il giacimento
di rame causa di tutti i nostri problemi. Non so se è
andato veramente là, e se è stato per raccogliere
qualche prova che gli mancava, o perché credeva che
proprio lì non lo avrebbero cercato, o per altri motivi.
In ogni caso, raggiungerò l'isola in aereo e darò
un'occhiata personalmente."
A questo punto insistetti per andare assieme a lei. Kayth
fermò l'auto e mi guardò sospirando. "Bella mia,
è una missione pericolosa. E l'isola non ha nemmeno un
aeroporto, dovrò atterrare con un piccolo aereo da turismo
che non è adatto alle piste improvvisate. Dammi retta,
rimani qui. Ti ho trovato un piccolo appartamento non lontano e
volevo lasciarti l'auto. Mi terrò in contatto in qualche
modo, te lo prometto."
"Si tratta di mio padre" insistetti. La superiorità della
superdonna in quel momento mi dava sui nervi. Chi era lei per
cercare di impedirmi di correre in aiuto di papà?
Kayth scosse la testa e si avviò verso un hangar,
facendomi cenno di seguirla.
"E va bene, verrai e cercherò di tenerti d'occhio. A
questo punto tanto vale presentarti la nostra agente Ami, che
sarà anche la nostra pilota. E' una studentessa
universitaria."
Ami fu una sorpresa. Mentre Kayth dimostrava tra i venticinque e
i trent'anni, e aveva l'aria di chi ha accumulato una certa
esperienza sulle proprie spalle (e questo aumentava la mia
sensazione di dipendenza e di inferiorità, visto che io ho
appena ventidue anni), la nostra pilota era una ragazza appena
diciannovenne e conservava sul bel viso dalla pelle chiarissima
un'espressione decisamente infantile. Per il resto, aveva un
fisico da mozzare il fiato, con lunghi capelli biondi (più
chiari dei miei) e alta quasi quanto Kayth. Era vestita di una
tuta integrale bianca, oscenamente trasparente, e i suoi grandi
seni, all'apparenza morbidi ma fermi, facevano sembrare piccola
al confronto la pur notevole dotazione di Kayth, e ridicolmente
insufficiente la mia. La mia più grande preoccupazione,
ovviamente, era rivolta alle sue capacità di volo. Che
esperienza poteva avere una ragazza di soli diciannove anni?
Kayth non se ne dava alcun pensiero, in apparenza, e
caricò i nostri pochi bagagli su un aeroplano ad elica
antiquato e molto piccolo. Ami, che mi aveva salutato
calorosamente, si mise ai comandi e pochi minuti dopo il nostro
velivolo si staccava dalla pista, penosamente sovraccarico.
Fu un volo memorabile: per tre ore rimasi schiacciata tra i
bagagli senza poter farmi un'idea della situazione, mentre le
turbolenze sembravano ogni momento sul punto di terminare la
nostra avventura con una terribile caduta. Davanti a me Kayth e
Ami sembravano non darsi pensiero per essere sballottate a quel
modo. L'atterraggio, un momento che temevo moltissimo, fu invece
impeccabile. Ami trovò una striscia di prato abbastanza
regolare e si posò con delicatezza, arrestando l'aeroplano
in pochissimo spazio.
"Ami cercherà da qualche parte il carburante per il
viaggio di ritorno" disse Kayth, "e speriamo di farlo con tuo
padre… io cercherò di captare il suo comunicatore.
O di intercettare i messaggi dei nostri amici della KJK. Gli
stupidi parlano in chiaro e senza la minima precauzione."
L'agente si mise al lavoro con la sua ricetrasmittente e per un
po' non ebbi altro da fare che starla a guardare, gelando per il
freddo vento oceanico. L'isola era in parte rocciosa, e ne
approfittai per salire su un piccolo rilievo e guardarmi attorno.
Le uniche case che riuscii a scorgere dovevano essere distanti
una buona mezz'ora a piedi.
Ami era già sparita dalla vista.
Kayth mi chiamò, distogliendomi dalla mia
osservazione.
"Maledizione!" esclamò scagliando a terra le cuffie, "tuo
padre è nelle loro mani!"
Sentii un tuffo al cuore. Ma Kayth non si era persa d'animo.
"Cora, ci procureremo una macchina. Credo di sapere dove andare.
Tu mi aspetterai, pronta col motore acceso. Se tutto va bene io
piomberò dentro, menerò un po' le mani e
uscirò con tuo padre… e poi speriamo di lasciare
quest'isola dannata."
Per nostra fortuna, poco dopo Ami era di ritorno. E si era
già procurata un hover, noleggiandolo. A quanto pareva,
l'isola di Coor non era poi così selvaggia come mi era
sembrata. Mentre Ami si preoccupava di rifornire l'aereo (avrebbe
tentato di raggiungerci dopo) io e Kayth partimmo per il nostro
destino.
"Eccoci" mormorò Kayth indicando una casa isolata,
"sarebbe meglio aspettare il buio, ma non so che intenzioni
abbiano nei confronti di tuo padre, quindi andrò a dare
un'occhiata subito. Resta pronta a partire."
Annuii e la vidi dirigersi con circospezione verso l'edifico. Mi
si stringeva il cuore a vedere che rischiava la vita per noi, ma
la grazia felina con cui si muoveva mi ricordava che Kayth sapeva
il fatto suo.
Quando la trappola scattò, non potei trattenere un grido.
Da dietro l'angolo della casa e dai cespugli i brutti ceffi della
KJK si gettarono sulla preda con l'insistenza di feroci mastini.
Ce n'erano quattro, tutti vestiti di nero, mentre Kayth indossava
ancora il suo vestito aderente e cortissimo. Paralizzata dal
terrore, non sapevo cosa fare. Non me la sentivo di accorrere in
aiuto dell'agente in pericolo, e questo mi faceva provare una
profonda sensazione di colpa. D'altra parte se fossi fuggita con
l'hover le avrei tolto l'unica possibilità di allontanarsi
da lì.
Così rimasi a guardare senza fare niente. All'inizio Kayth
ne mandò uno a mordere la polvere con uno dei suoi
terribili calci. Ce n'erano altri tre, e la ragazza non
riuscì a tenerli tutti a distanza, così ricevette
un pugno in pieno stomaco e si piegò in due.
Reagì subito, scrollandosi di dosso un avversario che
l'aveva afferrata per le braccia, e ne mandò un altro a
gambe all'aria piombandogli addosso a capofitto. Ricevette
però altri colpi, e crollò a terra. Trovò
ancora la forza di reagire, ma ormai li aveva addosso, e la vidi
sommersa da un mare di corpi, braccia e gambe. Un grido strozzato
giunse fino a me, mentre la lavoravano metodicamente: le sue
braccia artigliavano l'aria in cerca di scampo, ma presto si
abbandonarono immobili mentre lo scempio della povera ragazza
continuava.
Non avevo altro da fare, lì. Mio padre era in pericolo,
Kayth lo era forse ancora di più, ma io non potevo portare
aiuto, così spostai le dita all'accensione
dell'hover… quando mi accorsi che un uomo mi puntava
addosso una machine pistole, da pochi passi.
Si era avvicinato mentre guardavo lo sfortunato combattimento
della mia amica.
"Non tocchi i comandi" ringhiò il bastardo, "e scenda da
quella cazzo di cabina, se non le dispiace."
Visto che me lo chiedeva così educatamente, uscii dal
veicolo e mi consegnai a lui. Marciai verso la casa con la punta
dell'arma quasi appoggiata alla schiena. Immaginai di voltarmi di
scatto e cercare di strappargliela di mano, ma ovviamente non
tentai di farlo. Kayth era stata caricata sulle spalle di un
uomo, che la portava all'interno come un sacco di patate. Da
dietro vedevo le sue natiche, separate dal filo del tanga,
scoperte dall'orlo del vestito che si era arrotolato.
L'interno dell'edificio era piuttosto lussuoso,
inaspettatamente. Mi fecero sedere su un letto, in una piccola
camera i cui altri arredi erano un comodino e una scrivania su
cui troneggiava un computer.
"Dov'è mio padre?" chiesi.
"Qui le domande le facciamo noi, Cora" rispose un uomo. Era
François.
Il criminale mi legò i polsi dietro la schiena con una
robusta corda, poi la passò attorno le caviglie e mi
costrinse ad arcuare il corpo all'indietro. La corda fu stretta
severamente attorno alle caviglie e legata. Per fortuna indossavo
dei robusti jeans, che mi proteggevano un poco. François
prese una sciarpa di seta da una tasca della sua tuta scura e la
appallottolò con cura.
"Mi spiace, madame" disse, "io eseguo gli ordini del mio datore
di lavoro."
Mi infilò la sciarpa tra le labbra, ignorando le mie
proteste, e spinse fino a riempirmi completamente la bocca.
Tossii, credevo di soffocare e cercai di scuotere la testa di
lato e liberarmi del bavaglio usando la lingua, ma lui mi
bloccò la testa con le sue mani forti e pesanti. Una
sottile corda mi fu passata attorno al capo, all'altezza della
bocca, impedendomi di sputare fuori la sciarpa. Dopo aver legato
a dovere il bavaglio François mi lasciò sola per
qualche tempo.
Nella stanza vicina si svolgeva un dramma molto peggiore. Mentre
cercavo freneticamente di liberarmi (col solo risultato di cadere
dal letto e di farmi male) mi giungevano le grida di Kayth, che
era stata fatta bruscamente rinvenire e ora veniva picchiata, o
presa a scudisciate, senza pietà. Va detto che l'eroina
non cercava minimamente di ottenere la compassione di quei
delinquenti, forse perché sapeva che non se la poteva
aspettare, e resisteva alle sevizie gridando solo di tanto in
tanto. I carcerieri ridevano e la insultavano con ogni sorta di
epiteti tra un colpo e l'altro.
Mentre insistevo nei miei inutili sforzi per librarmi comparve
Rosa, vestita di una suite nera in latex così aderente che
nessun dettaglio del suo corpo mi era nascosto. "E' un peccato,
miss" esclamò allegramente, "il paparino è
addormentato e pronto per la spedizione, la tua amica Kayth sta
intrattenendo i miei colleghi, e quanto a te, beh… non ho
ancora deciso ma vedrò di farti pentire di essere nata.
Per il momento perché non vieni ad assistere alla monta
della tua bella agente? Magari ce n'è anche per te!"
Impazzita per l'orrore e la paura, mugolai nel bavaglio con tutte
le mie forze mentre venivo trascinata senza tanti complimenti
lungo il freddo pavimento. Quando vidi finalmente Kayth, mi
balzò il cuore in gola. L'invincibile agente era adesso
alla mercé dei suoi nemici! Piegata su un cavalletto, con
le caviglie e i polsi legati alle gambe dell'attrezzo, Kayth era
imbavagliata con del robusto nastro adesivo nero. Era decisamente
male in arnese. Le sue natiche erano offerte oscenamente, in quel
momento erano la parte più in alto del suo corpo, e tra le
gambe intravedevo le labbra del sesso e la peluria scura. I
vestiti della mia sventurata amica erano strappati, e dimenticati
in un angolo. Kayth mi guardò brevemente, giusto il tempo
di riconoscermi, poi si richiuse nel suo universo di dolore.
Giusto in quel momento François la colpì con un
sottile bastone, lasciando una striatura rossa giusto
all'attaccatura tra le natiche e le cosce. Kayth gridò nel
bavaglio.
Rosa interruppe la tortura e si avvicinò alla vittima,
passandole la mano guantata sulle natiche.
"Credevi di farcela, vero super puttana?" disse con sarcasmo.
"Noi sappiamo come trattarle, le troie che l'Agenzia BB ci manda
ogni tanto per divertirci. Ci hai fottuto una volta, e adesso
tocca a te!"
La nostra unica speranza era Ami. Non sapevo se si poteva
contare su una ragazzina così giovane, ma l'abilità
con cui aveva pilotato l'aereo mi dimostrava che la ragazza aveva
qualità insospettate. Per il momento potevo solo guardare
l'agonia di Kayth, grata al destino che nessuno si era ancora
interessato a me. Su incitamento di Rosa, cinque uomini si erano
accaniti sulla sventurata agente, violentandola a turno. Ebbi la
sensazione, un paio di volte, che i loro sforzi avessero
strappato un riluttante orgasmo alla prigioniera. François
aveva completato l'opera sodomizzandola forsennatamente, mentre
Kayth strideva nel bavaglio come un animale scannato.
Era un terribile contrasto, rispetto all'imperiosa sicurezza con
cui Kayth aveva finora affrontato ogni nemico ed ogni
difficoltà. Il coraggio e l'agilità dell'agente non
serviva a nulla ora che, nella più umiliante delle
posizioni, era costretta ad accettare la penetrazione dei nemici
che si volevano trastullare con lei. Mi chiedevo se questa oscena
esperienza sarebbe stata la fine del suo carattere indomito, o se
già in passato aveva pagato la sua audacia con un
trattamento del genere. Certamente adesso Kayth non era
più, per me, un simbolo di perfezione e di
invincibilità. Avevo una profonda compassione per quello
che le stava accadendo. E questo me la faceva sentire più
vicina.
Alla fine Rosa si avvicinò al corpo martoriato di Kayth, e
le accarezzò le cosce cosparse di lividi, segni di
scudisciate e sperma.
"Ora che i miei amici si sono svuotati in te voglio darti un
ultimo regalo, bella ragazza!" esclamò, e avvicinò
due piccoli oggetti alle labbra del sesso della prigioniera, ora
arrossate e allungate in fuori. Con orrore vidi che erano delle
pinzette, che Rosa applicò e strinse alle tenere mucose
del sesso. Kayth lanciò uno strillo acuto, il più
violento che fosse riuscita a far passare attraverso il crudele
bavaglio, e svenne.
La mattina dopo venni finalmente slegata, solo per essere
subito dopo ammanettata dietro la schiena, e mi venne passato un
cappio al collo con una lunga corda. Ero praticamente al
guinzaglio, e fui condotta fuori. Non avevo ancora visto mio
padre, ma François mi aveva detto che era stato portato su
un'imbarcazione, e che presto vi sarei salita anch'io. Quel
criminale continuava a dirmi che i dirigenti della KJK volevano
solo distruggere le prove e convincerlo a desistere da ogni
azione ai loro danni, senza fargli alcun male. Una volta a terra,
il chip con la documentazione gli sarebbe stato estratto e
saremmo stati presto liberi.
Non potevo credergli, ovviamente. Quello che avevano fatto a
Kayth mi dimostrava che questi agenti non concedevano alcuno
spazio per le considerazioni umanitarie, e François mi
mentiva solo per tenermi buona… mentre mi portava a
chissà quale destino.