Ero un po' nervoso quando andai nella villa del Capitano, perché lo conoscevano tutti come un tipo eccentrico e con la mania della segretezza.

Probabilmente era così di riflesso dalla sua professione, poiché conduceva un'Agenzia di controspionaggio: non mi aveva mai consentito di vederlo al videocomunicatore, e anche la sua voce, al telefono, era filtrata da apparecchi che ne alteravano il timbro.
Questa conoscenza un po' strana, se conoscenza si può chiamare, era cominciata con le richieste dell'Agenzia di fornire materiali speciali. La mia azienda non è delle più grandi ma il mio laboratorio sperimentale è in grado di ricercare e produrre un po' di tutto, nei limiti del ragionevole: in effetti, mi occupo più di costruire prototipi che di seguire la produzione su larga scala.
Il Capitano BB si era abituato a far uso dei miei servizi, e dopo un certo periodo mi aveva incluso nel modesto numero di persone (a quanto diceva lui stesso) di cui aveva completa fiducia. Sicuramente si era anche informato su di me e sui servizi che avevo reso al Paese, e questo lo aveva tranquillizzato.
Nonostante la fiducia e il volume d'affari talvolta consistente, tuttavia, non mi era mai capitato di vederlo di persona.
Fui così sorpreso del suo invito, quando mi diede l'indirizzo e mi fissò l'appuntamento per la domenica mattina, raccomandandomi anche di portare un costume da bagno perché magari avrei avuto l'occasione di fare una bella nuotata.

Quando arrivai, mi fu aperto il cancello prima ancora che rallentassi. Sapevo di essere seguito dalle telecamere e che c'era sempre un gruppo di uomini affidabili addetti alla sicurezza.
Procedendo per il vialetto notai le aiuole, adorne di piante esotiche, i grandi alberi e la piscina che si trovava a una trentina di metri dalla casa.
L'abitazione, pigramente presa d'assalto da piante rampicanti, riprendeva lo stile neoclassico di certe antiche ville (così pretenziose!) che avevo visto in giro per l'Europa, ma con un suo gusto e senza esagerazioni.
Nessuna copia di statue greche o romane tra i piedi, se non altro.

Appena parcheggiai mi venne incontro dalla piscina una ragazza bionda. Snella, molto giovane e alta, la "riconobbi" dalle descrizioni del Capitano come Ami, una delle sue talentuose agenti speciali.

"Buon giorno, signor Halsey" salutò sorridendo."Il Capitano non è qui... ma verrà più tardi. Nel frattempo, può cominciare a mostrare a me e alle mie colleghe le sue novità. Prima di cominciare, gradisce un drink?"
Ovviamente ero un po' deluso, ma ringraziai e seguii la ragazza verso la piscina.
Era una camminata ricca di distrazioni, perché il costume di Ami, che visto da davanti era un bikini nei limiti della normalità, dietro si rivelava essere un tanga.
Cercai di non inciampare, ipnotizzato dal ritmo sensuale del delizioso didietro che mi precedeva. Presso la piscina c'erano altre due agenti di BB, sdraiate a prendere il sole.
Non doveva essere un periodo di particolare attività, dopotutto. Delle due, la più sorprendente era una ragazza nera muscolosa: non si poteva fare a meno di notare il poderoso corpo perfetto, lucido di creme e languidamente steso al sole.
La bellezza d'ebano indossava un monokini ancora più minimale del tanga di Ami. L'altra donna, che avrei detto sulla trentina, indossava un costume intero.
Aveva una gran chioma riccioluta, labbra carnose, naso leggermente aquilino e un'espressione pensierosa: bellissima donna a modo suo, ma nonostante il fisico non avesse molto da invidiare alle altre, non l'avresti scambiata per una modella. Stava versandosi qualcosa dal piccolo bar accanto alla piscina.
Quando mi vide domandò: "Cosa preferisce, signor Halsey? Abbiamo diversi succhi di frutta, bibite... ma potrei prepararle un cocktail."
"Un succo d'arancia andrà benissimo, grazie" risposi.
La pantera nera si era voltata a darmi un rapido sguardo, mostrando di essersi accorta della mia presenza, ma non aveva ancora parlato.
"Così è lei che studia i nostri potenziamenti biotech?" domandò Ami.
L'agente che preparava le bevande rispose per me: "Quelle diavolerie ce le fabbrichiamo in casa o le prendiamo da altre agenzie del governo. Il signor Halsey si occupa di materiali, motori, attrezzature elettroniche..." Annuii.
"E qualche volta di armi strane e un po' insolite" dissi per completare la frase.
"Io sono Kayth," disse la donna dandomi la mano.
"Piacere, Kate..." lei sorrise e fece cenno di no col capo. "K-A-Y-T-H," ripeté sillabando.
"Uh, non sbagli il nome, signor Halsey" disse Ami fingendosi preoccupata. "E' la nostra comandante, quella più importante, quella che viene veramente in missione con noi!"
Kayth sorrise, ma guardò la ragazza con una smorfia strana. Disse con un tono un po' più basso: "Anche se siamo tra amici dovremmo tenere queste cose per noi."

Tornò a rivolgersi a me: "Ma cosa ci aveva portato da far vedere, signor Halsey?"
Avevo una valigetta con me ed estrassi il primo prototipo.
"Questo sembra nastro adesivo normale," dissi, "ma è molto più resistente e più... beh... adesivo. Può essere usato con maggiore efficacia per riparazioni temporanee e funziona in molte situazioni in cui il normale nastro adesivo non funzionerebbe. Non è segnalato dai metal detector, sfugge facilmente ai rilevatori volumetrici... Costa un po' troppo per la produzione in serie e volevo chiedere se al Capitano..."
"Allora questo nastro potrebbe tener ferma una persona fortissima come Angela?" m'interruppe Ami, indicando la ragazza nera che nel frattempo si era voltata e, toltasi gli occhiali da sole, aveva salutato e ci seguiva con interesse.
"Qualunque persona, credo..." risposi. "il corpo di Angela è stato rafforzato artificialmente dai nostri specialisti," spiegò Kayth, "e non è facile tenerla a bada. Ma potremmo provare."
In un attimo le due si erano impadronite di un paio di rotoli del mio prodotto e si erano messe al lavoro sulla bellezza nera, che le lasciava fare con un'aria leggermente annoiata, voltandosi pigramente e posizionandosi per aiutarle a mummificarla.
"E' molto appiccicoso anche sul corpo umido di crema" mormorò.
"L'adesivo reagisce a seconda delle situazioni," cominciai a spiegare.

"Venga a darci una mano, signor Halsey!" esclamò Ami allegramente.
Mi trovai, non senza imbarazzo, a maneggiare il corpo mozzafiato di Angela. Serrammo il nastro su quel ventre piatto, su quegli scultorei glutei e sul seno prosperoso, che anche strizzato nelle spire rimaneva uno spettacolo degno di nota.
Non potevo dire che non mi stessi divertendo.
"Adesso vediamo cosa succede," disse Kayth. "Angela, ce la fai a liberarti in una ventina di minuti?"
La ragazza nera mugolò perché non poteva rispondere: Ami aveva applicato due strisce del terribile nastro sulle sue labbra. Vidi Angela cercare di lavorare il nastro con la mascella, tentando di aprire e chiudere la bocca.
Fin qui tutto bene: le labbra, che sporgevano in rilievo sulla superficie bianca e lucida del nastro, si muovevano appena. Ami aiutò Angela a tornare a sdraiarsi, ma questa volta la coricò a terra. La bella agente segreta era diventata adesso una candida mummia, imprigionata in una crisalide di inflessibile nastro. Cominciò a dibattersi, cercando di liberarsi.
"Credo sia molto difficile da rimuovere il suo nastro, signor Halsey," disse Ami provandone una striscia sul dorso della mano. "Niente affatto" spiegai,"in caso di difficoltà c'è un apposito solvente che è contenuto in uno stick... come uno stick di colla. Basta strofinarlo sul lato rivolto verso di noi: penetra il nastro, reagisce solo con l'adesivo e in un attimo... ma è meglio che lo mostri addirittura."
Mi chinai verso Angela, e in realtà non ero scontento di toccare ancora un momento la bellezza nera dai muscoli d'acciaio... ma Ami mi fermò. "Non adesso! Dobbiamo lasciarla legata per la sua sfida! Ci aiuterà a liberarla più tardi."

"Cos'altro ci ha portato da vedere, signor Halsey?" domandò Kayth mentre si chinava, e radunava la folta chioma di Angela in una cuffietta bianca come il nastro che avvolgeva la ragazza.
"Beh, ci sono altri prototipi, e siccome ne ho parlato con BB in persona, credo che dovremmo aspettare..."
Ami ribatté: "Ma lui potrebbe arrivare più tardi, non sappiamo se è stato trattenuto. Perché non cominciamo a discuterne?"
Feci un po' di resistenza, ma ero coinvolto dalla giovanile eccitazione di quelle ragazze. Mi lasciai convincere, e cercai nella valigetta uno strumento di cui ero abbastanza fiero.
"Questo è il mio identificatore: in base a numerosi sensori che osservano il paesaggio circostante, filtrano i rumori utili, analizzano l'aria e identificano le particelle, può mostrare la posizione di una persona entro una distanza di oltre cento metri, con l'ausilio di un piccolo schermo, simile a uno schermo radar. Riesce spesso, inoltre, ad identificare armi ed esplosivi: analizza le forme, le emanazioni chimiche e..."
Ami mi guardava con scetticismo. "Attrezzi del genere ne abbiamo già visti, li usiamo poco, e ne abbiamo scartati diversi in passato."
"E' vero," confermò Kayth. "Sono imprecisi, talvolta sbagliano completamente, e sono difficili da portare perché voluminosi: in missione sono più un disturbo che un aiuto."
Rimasero stupite quando mostrai uno strumento simile ad un grosso orologio, con tanto di cinturino. "Questo lo potete consultare con molta facilità" dissi. "Sul display compaiono le cifre relative alla distanza e delle semplici icone che mostrano qual è la minaccia, se di minaccia si tratta..."
"Ehi mamma!" esclamò Ami, rivolta a Kayth, "lo voglio anch'io uno di questi!"
"Dovremmo provare, in effetti. Potrebbe essere utile per rilevare un nemico in agguato, o un prigioniero, un ostaggio..."

Proprio in quel momento arrivò una chiamata. Kayth la prese e parlò brevemente, poi mi annunciò: "E' il Capitano in persona." Presi la telefonata.
"Allora vecchio mio, come sta andando?" La voce del Capitano aveva un certo tono e calore, ma sapevo che era filtrata come al solito per rendermela irriconoscibile.
"Stiamo già controllando alcuni prototipi, caro Capitano" risposi. "Quando viene a trovarci?"
"Sono un po' in ritardo e forse potreste godervi la piscina mentre aspettate. Ma se volete proseguire, fate pure. Spero di essere lì presto." E con questo chiuse la chiamata.
"Per cominciare con questo prototipo, potremmo vedere se è utile a trovare qualcuno che si sta nascondendo o è tenuto nascosto" disse Kayth.
"Come un prigioniero?" domandai.
"Esatto, anche se immagino che lo strumento non possa... guardare dietro gli angoli, rivelerà il calore corporeo, il vapore emesso con la respirazione..."
"Sì, anche se queste rilevazioni non hanno ovviamente la portata del sensore di movimento..."
"Quello forse sarà utile per trovare un nemico che cerca di preparare un'imboscata, un cecchino che punta un'arma... Anche se ho i miei dubbi che possa battere il nostro istinto..."
"Non metto in dubbio" concessi. "Si tratta appunto di vedere se questi attrezzi vi possono aiutare o no..."
"Benissimo!" esclamò Kayth con un gran sorriso. "Adesso faremo un gioco... di nascondino. Io e Ami ci nasconderemo e saremo le prigioniere da trovare e liberare. Vede quell'edificio basso, oltre la villa?"
"Certamente." Si trattava di un edificio anonimo, squadrato e scuro, seminascosto dagli alberi: certo non figurava molto bene a breve distanza dalla magnifica dimora del Capitano.

"E' un magazzino: contiene un sacco di cianfrusaglie, vecchi veicoli, materiale di vario tipo. Lo usiamo per addestramento e per dei test, a volte. Saremo nascoste lì. Ci dia qualche minuto per scomparire: intanto potrà tarare il marchingegno su Angela, che continua la sua prova contro il nastro speciale."
Mi voltai a guardare e rimasi stupefatto. La ragazza continuava a contorcere il corpo muscoloso in un metodico sforzo per spezzare la presa del nastro, ma la sua situazione, mentre ero al telefono, era stata aggravata da Kayth di un pesante handicap.
Dopo averle raccolto in una cuffia i capelli, le aveva completamente avvolto il capo nel nastro, lasciando libera solo una fessura per le narici.
La superficie lucida e bianca seguiva il contorno dei suoi lineamenti, dal volto alle orecchie al collo: se fosse stato stretto ulteriormente, il nastro avrebbe creato un problema per la sicurezza della ragazza. Angela non si era per questo persa d'animo e lottava con determinazione, ma in quella situazione sicuramente poteva contare solo su un ridotto afflusso di ossigeno.
Controllai con il mio rilevatore. Da pochi metri, potevo verificare che Angela respirava, senza però la profondità che ci si aspetta da una persona che sta facendo uno sforzo fisico. I movimenti della ragazza erano tutt'altro che impercettibili e potei captarli da ben più lontano: il che poteva essere utile nell'oscurità o in una circostanza in cui la visibilità fosse stata nulla.

Soddisfatto del test, mi recai al magazzino. Era un posto piuttosto grande, e disponeva anche di uno scantinato, come vidi presto.
La grande porta scorrevole era semiaperta, e per prima cosa trovai un grosso elicottero su un rimorchio, un'automobile d'epoca importata non si sa quando, altri piccoli veicoli e una quantità di armi sotto chiave in una rastrelliera.
Un campionario impressionante che, ritenevo, non fosse di proprietà personale del Capitano, bensì dell'Agenzia.

Il rilevatore non mi aiutava. Cercai sotto e dentro i veicoli, e aprii il bagagliaio dell'auto. Risi di me stesso, dopo averlo fatto: stavo violando le regole del test.
Quello che dovevo fare era usare il rilevatore per trovare le due agenti che si nascondevano. Avremmo poi stabilito se la prova era troppo o troppo poco difficile: ma non aveva senso che mettessi il posto sottosopra per trovarle ad ogni costo.
Passai oltre. Non c'erano delle casse o altri contenitori grandi abbastanza da contenere una persona, ma tante di quelle cianfrusaglie e materiali vari, che dovetti per forza percorrere un vero slalom nel magazzino, sperando di cogliere qualche segnale.

Ad un certo punto vidi diversi manichini. Mi fermai subito a controllare, non volendo cadere in uno scherzo banale, se Ami e Kayth si fossero semplicemente cambiate in maniera da confondersi con essi e "congelate" stando immobili in qualche posizione. Questi manichini erano per lo più del tipo che si usa nei crash-test; alcuni erano sdraiati, la maggioranza era in piedi.
Probabilmente l'Agenzia li usava proprio a quello scopo. Alcuni però indossavano degli abiti: tute di volo, uniformi, tute integrali scure. C'erano infine dei veri e propri manichini che servivano semplicemente a reggere abiti e parrucche. Qualcuno era nudo, qualcuno portava anche delle maschere. Mi soffermai alcuni lunghi minuti.
Ma in fondo era impossibile che la presenza di una persona non venisse tradita... o dal calore corporeo, o dal respiro. Il mio rilevatore non era così semplice da ingannare. Procedetti oltre, tra decine e decine di scatole contenenti non so quali rifornimenti. Ero in ballo da circa venti minuti ormai. Il gioco cominciava ad essere noioso: ero sceso di sotto e risalito un paio di volte, ero tornato in punti che credevo di avere un po' trascurato... Ancora niente.

Era poi venuto il momento di liberare Angela dalla sua soffocante prigione, senza dubbio. A quel punto mi sentii toccare su una spalla. Colto di sorpresa, temo.
A rendergli giustizia, va detto che il rilevatore aveva dato l'allarme, un attimo prima, e poi... era rivolto in avanti, dalla parte sbagliata!
"Ehi, mister" disse Angela, come se i miei pensieri l'avessero evocata. "Il suo nastro è proprio superlativo, ma ora andiamo a trovare le mie amiche."
Cercai di riprendermi dallo stupore di vederla lì, completamente nuda, coperta in parte dalla crema che si era spalmata lei stessa e in parte dall'adesivo che le era rimasto addosso in macchie rettangolari e lunghe linee.
"Che mi venga un accidenti!" esclamai. "Stavo per venire a liberarla, ma ce l'ha fatta da sola."
"No no no!" ribatté ridendo la nera. "Non ci sono riuscita da sola. Il Capitano è venuto ad aiutarmi e mi ha liberato un braccio, poi mi ha lasciato un biglietto per lei... non mi ha dato il tempo di vederlo in faccia, ovviamente. Quando mi sono liberata il volto, se n'era già andato."
Presi il biglietto dalla sua mano. Ero un po' piccato del fatto che il Capitano era lì in villa, o almeno era passato, e non si era nemmeno fatto vedere.
"Guarda i manichini con le parrucche rosse," c'era scritto.
Strano, pensai, i manichini li avevo scartati prima...

Angela si era già avvicinata ai manichini indicati nel biglietto. Erano sdraiati su una piattaforma rialzata di circa un metro.
"Questi so cosa sono, e so che si possono aprire," disse. "Si può cambiare l'interno, a seconda di quello che si deve osservare nel corpo e della dinamica che si sta studiando: incidenti, accelerazione, gravità, eccetera."
Mi avvicinai. "Comunque una persona deve respirare, ed emette del calore..."
"Sono sicura che il Capitano le ha sigillate qui dentro," continuò lei, sfiorando con la mano il ventre di uno dei manichini. Entrambi i manichini avevano delle piccole cerniere che si potevano aprire semplicemente tirando. All'interno trovammo una sostanza gommosa al tatto, ma che alla pressione diventava subito estremamente dura.
Angela aveva quasi completamente estratto una delle due figure. Praticamente, dentro a un manichino ce n'era un altro... una figura femminile che sembrava esser fatta di gomma color grigio chiaro.

"Questa non è roba sua, signor Halsey," disse Angela, "ma è un altro materiale sperimentale di cui ci ha parlato il Capitano. Diventa rigido appena si cerca di cambiarne la forma, reagisce alle sollecitazioni meccaniche riprendendo subito le sue caratteristiche originali. Si plasma a caldo e dopo un po' che è indurito si può ammorbidire con l'acqua. Semplice, vero?"
Così dicendo, Angela aveva preso una spugna da un secchio, che forse BB aveva previdentemente lasciato lì vicino.
La imitai a mia volta.
"Peccato che questa roba dopo un solo uso sia da buttare" osservò Angela. "A parte questi giochetti, non è stata ancora adoperata per un uso pratico; ma ha reso Ami e Kayth del tutto impotenti, non è vero?"
Ancora non credevo che in quelle specie di mummie fossero imprigionate due persone vive.
"Per tutti i..." esclamai. "Ancora non si capisce chi è ciascuna delle due."
Presi la spugna per liberare la prigioniera che era toccata a me. Mentre armeggiavo vidi che le vaporose parrucche rosse contenevano in realtà una piccola bombola, legata alla sommità del capo di ciascuna donna. Conoscevo il prodotto: permetteva lo scambio tra ossigeno e CO2 in un sistema chiuso.
Il volto che tenevo fra le mani era sigillato, anonimo e muto, ma capivo che in qualche modo, probabilmente con sottili condotti dentro il materiale stesso, che poi si agganciavano alla bombola, le due prigioniere respiravano.
Ero costretto a credere all'evidenza. Angela stava liberando Ami. Dalla crisalide nera emergeva il corpo roseo e pallido della ragazza bionda, che si guardava tranquillamente intorno come inconsapevole della sua completa nudità.
Le braccia e la testa erano state liberate per prime. Ami aprì la bocca e ne estrasse un panno rosso, dal ragguardevole volume. Era stata imbavagliata a dovere.
Con sorpresa la vidi infilarsi le dita in bocca di nuovo, e toglierne una spugna, adesso fradicia di saliva.
La buttò per terra. "Che schifo!" esclamò. Si voltò verso di me e mi disse: "L'ho sentita passare un paio di volte, prima. Ho cercato di gridare per chiederle aiuto, perché non ne potevo proprio più di essere sigillata in questo modo, ma praticamente non emettevo il minimo suono. E avevo così poco ossigeno che non c'era speranza di lotta."
Ami riprese fiato per un attimo, poi saltò giù dalla pedana e si mise ad aiutare Angela, che raccoglieva i materiali usati per il nostro bizzarro esperimento.

Io armeggiai per liberare Kayth, e le tolsi finalmente il cappuccio strettissimo che le inguainava la testa, sciogliendo l'intrico di tubicini che le entravano nelle narici...
"Che mi venga un accidente!" esclamai. Pensavo che due strati fossero sufficienti (la pelle esterna del manichino e la tuta nera del materiale speciale dell'Agenzia) ma il Capitano aveva superato se stesso, e aveva ricoperto il volto di Kayth con un'altra maschera, in latex, munita di orifizi per le narici.
Questa maschera era color pelle e vi erano dipinti occhi, sopracciglia, capelli e bocca, in modo da imitare, con una certa approssimazione, l'aspetto di un volto umano.
"Dopo che Kayth ha preparato me, il Capitano le deve aver ordinato di mascherarsi il volto" spiegò Ami. "Ci aveva lasciato istruzioni scritte, e aspettava, per intervenire a terminare la nostra preparazione, che fossimo entrambe incapaci di vederlo."
Kayth aveva a questo punto estratto le braccia dalla prigione della tuta, e si stava levando la maschera. Appena la ebbe tolta, una massa di riccioli ribelli esplose ricadendo sulle sue spalle. L'agente emise un profondo gemito di sollievo, e comincio ad estrarre dalla propria bocca il bavaglio, che era abbondante quanto quello di Ami.
"Le assicuro di aver cercato di chiamare aiuto e di farmi liberare, signor Halsey," disse Kayth appena fu in grado di parlare. "Il nostro imprigionamento era così assoluto e soffocante che avei preferito che il suo gingillo ci trovasse."
Mi sentii leggermente preso in giro, non tanto dalle tre ragazze nude, affaticate dalle prove a cui si erano sottoposte così sportivamente, ma dal mio invisibile ospite, che era arrivato alla villa per i preparativi del test, e non si era fatto vedere... inoltre, e lo dissi, nelle specifiche del mio apparecchio non c'era sicuramente la capacità di percepire un corpo vivente isolato dall'ambiente esterno, e costretto all'immobilità più totale.
Non mi aspettavo nemmeno che fosse possibile imprigionare una persona con un'efficacia così diabolica.
"Non se la prenda" mi invitò Kayth, "al Capitano piace fare qualche scherzo ogni tanto."
"Certamente il mio apparecchio avrà dei maggiori vantaggi se verrà usato contro il nemico," osservai. "A meno che esso non si presenti conciato come il vostro comandante ha ridotto voi... ma allora qualunque nemico sarebbe ben poco minaccioso, vero?"
Le tre agenti si misero a ridere. "Vinceremmo di sicuro" disse Ami, "a patto di riuscire... a trovare l'avversario!"

Arrivò una chiamata in quel momento e mi fu passato il Capitano.
"Ma vuole spiegarmi per quale motivo..." iniziai.
"Non se la prenda, Halsey. Volevo solo farle vedere che di tanto in tanto anche noi riusciamo a mettere in scacco qualcuna delle sue diavolerie. Mi dicono che quel nastro è davvero eccezionale. E l'altro apparecchio... beh, è colpa mia, mi sono divertito a renderle il test impossibile... forse le mie agenti si sono divertite un po' meno ma sono ragazze sportive. Penso che tutti e due i progetti siano interessanti ed è un peccato che non avessi tempo di trattenermi a valutarli come si deve. Li guarderà il nostro settore tecnico ma certamente li comprerò."
"La ringrazio, Capitano. Beh, io mi sarei trattenuto ad aspettarla, ma a quanto pare non può..."
"Fretta... e segretezza, vecchio mio. Spero che capirà. Si goda la piscina."
Gli dissi che capivo, anche se ero un po' deluso. D'altra parte, se soltanto un paio degli agenti avevano potuto vedere BB di persona, chi ero io per pretendere questo privilegio che era negato a gente che rischiava la vita ogni giorno?
Rimasi in effetti a fare una piacevole nuotata con le tre agenti, che avevano nel frattempo recuperato i loro costumi.
Al momento di andare, espressi di nuovo il mio rammarico, ma fui fermato dalla replica di Kayth.
"Anche noi non lo abbiamo mai visto" disse, "ma a lei oggi abbiamo offerto la vista di tutte e tre... nude. Non mi dica che farebbe il cambio."
Per un attimo rimasi allibito e non seppi cosa rispondere. Mi ero comportato con il massimo tatto possibile per tutto il giorno, cercando di non farmi cadere gli occhi dietro a quei corpi stupendi.
O almeno, avevo cercato di non darlo troppo a vedere...

Non potevo però negare di aver gradito.
"Ma certamente no!" risposi, "no! Santo cielo..."

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