Probabilmente era così di
riflesso dalla sua professione, poiché conduceva
un'Agenzia di controspionaggio: non mi aveva mai consentito di
vederlo al videocomunicatore, e anche la sua voce, al telefono,
era filtrata da apparecchi che ne alteravano il timbro.
Questa
conoscenza un po' strana, se conoscenza si può chiamare,
era cominciata con le richieste dell'Agenzia di fornire materiali
speciali. La mia azienda non è delle più grandi ma
il mio laboratorio sperimentale è in grado di ricercare e
produrre un po' di tutto, nei limiti del ragionevole: in effetti,
mi occupo più di costruire prototipi che di seguire la
produzione su larga scala.
Il Capitano BB si era abituato a far
uso dei miei servizi, e dopo un certo periodo mi aveva incluso
nel modesto numero di persone (a quanto diceva lui stesso) di cui
aveva completa fiducia. Sicuramente si era anche informato su di
me e sui servizi che avevo reso al Paese, e questo lo aveva
tranquillizzato.
Nonostante la fiducia e il volume d'affari
talvolta consistente, tuttavia, non mi era mai capitato di
vederlo di persona.
Fui così sorpreso del suo invito,
quando mi diede l'indirizzo e mi fissò l'appuntamento per
la domenica mattina, raccomandandomi anche di portare un costume
da bagno perché magari avrei avuto l'occasione di fare una
bella nuotata.
Quando arrivai, mi fu aperto il cancello prima
ancora che rallentassi. Sapevo di essere seguito dalle telecamere
e che c'era sempre un gruppo di uomini affidabili addetti alla
sicurezza.
Procedendo per il vialetto notai le aiuole, adorne di
piante esotiche, i grandi alberi e la piscina che si trovava a
una trentina di metri dalla casa.
L'abitazione, pigramente presa
d'assalto da piante rampicanti, riprendeva lo stile neoclassico
di certe antiche ville (così pretenziose!) che avevo visto
in giro per l'Europa, ma con un suo gusto e senza esagerazioni.
Nessuna copia di statue greche o romane tra i piedi, se non
altro.
Appena parcheggiai mi venne incontro dalla piscina una ragazza bionda. Snella, molto giovane e alta, la "riconobbi" dalle descrizioni del Capitano come Ami, una delle sue talentuose agenti speciali.
"Buon giorno, signor Halsey" salutò
sorridendo."Il Capitano non è qui... ma verrà
più tardi. Nel frattempo, può cominciare a mostrare
a me e alle mie colleghe le sue novità. Prima di
cominciare, gradisce un drink?"
Ovviamente ero un po' deluso, ma
ringraziai e seguii la ragazza verso la piscina.
Era una
camminata ricca di distrazioni, perché il costume di Ami,
che visto da davanti era un bikini nei limiti della
normalità, dietro si rivelava essere un tanga.
Cercai di
non inciampare, ipnotizzato dal ritmo sensuale del delizioso
didietro che mi precedeva. Presso la piscina c'erano altre due
agenti di BB, sdraiate a prendere il sole.
Non doveva essere un
periodo di particolare attività, dopotutto. Delle due, la
più sorprendente era una ragazza nera muscolosa: non si
poteva fare a meno di notare il poderoso corpo perfetto, lucido
di creme e languidamente steso al sole.
La bellezza d'ebano
indossava un monokini ancora più minimale del tanga di
Ami. L'altra donna, che avrei detto sulla trentina, indossava un
costume intero.
Aveva una gran chioma riccioluta, labbra carnose,
naso leggermente aquilino e un'espressione pensierosa: bellissima
donna a modo suo, ma nonostante il fisico non avesse molto da
invidiare alle altre, non l'avresti scambiata per una modella.
Stava versandosi qualcosa dal piccolo bar accanto alla piscina.
Quando mi vide domandò: "Cosa preferisce, signor Halsey?
Abbiamo diversi succhi di frutta, bibite... ma potrei prepararle
un cocktail."
"Un succo d'arancia andrà benissimo, grazie"
risposi.
La pantera nera si era voltata a darmi un rapido
sguardo, mostrando di essersi accorta della mia presenza, ma non
aveva ancora parlato.
"Così è lei che studia i
nostri potenziamenti biotech?" domandò Ami.
L'agente che
preparava le bevande rispose per me: "Quelle diavolerie ce le
fabbrichiamo in casa o le prendiamo da altre agenzie del governo.
Il signor Halsey si occupa di materiali, motori, attrezzature
elettroniche..." Annuii.
"E qualche volta di armi strane e un po'
insolite" dissi per completare la frase.
"Io sono Kayth," disse
la donna dandomi la mano.
"Piacere, Kate..." lei sorrise e fece
cenno di no col capo. "K-A-Y-T-H," ripeté sillabando.
"Uh,
non sbagli il nome, signor Halsey" disse Ami fingendosi
preoccupata. "E' la nostra comandante, quella più
importante, quella che viene veramente in missione con noi!"
Kayth sorrise, ma guardò la ragazza con una smorfia
strana. Disse con un tono un po' più basso: "Anche se
siamo tra amici dovremmo tenere queste cose per noi."
Tornò a rivolgersi a me: "Ma cosa ci aveva portato da far
vedere, signor Halsey?"
Avevo una valigetta con me ed estrassi il
primo prototipo.
"Questo sembra nastro adesivo normale," dissi,
"ma è molto più resistente e più... beh...
adesivo. Può essere usato con maggiore efficacia per
riparazioni temporanee e funziona in molte situazioni in cui il
normale nastro adesivo non funzionerebbe. Non è segnalato
dai metal detector, sfugge facilmente ai rilevatori
volumetrici... Costa un po' troppo per la produzione in serie e
volevo chiedere se al Capitano..."
"Allora questo nastro potrebbe
tener ferma una persona fortissima come Angela?" m'interruppe
Ami, indicando la ragazza nera che nel frattempo si era voltata
e, toltasi gli occhiali da sole, aveva salutato e ci seguiva con
interesse.
"Qualunque persona, credo..." risposi. "il corpo di
Angela è stato rafforzato artificialmente dai nostri
specialisti," spiegò Kayth, "e non è facile tenerla
a bada. Ma potremmo provare."
In un attimo le due si erano
impadronite di un paio di rotoli del mio prodotto e si erano
messe al lavoro sulla bellezza nera, che le lasciava fare con
un'aria leggermente annoiata, voltandosi pigramente e
posizionandosi per aiutarle a mummificarla.
"E' molto appiccicoso
anche sul corpo umido di crema" mormorò.
"L'adesivo
reagisce a seconda delle situazioni," cominciai a spiegare.
"Venga a darci una mano, signor Halsey!" esclamò Ami
allegramente.
Mi trovai, non senza imbarazzo, a maneggiare il
corpo mozzafiato di Angela. Serrammo il nastro su quel ventre
piatto, su quegli scultorei glutei e sul seno prosperoso, che
anche strizzato nelle spire rimaneva uno spettacolo degno di
nota.
Non potevo dire che non mi stessi divertendo.
"Adesso vediamo cosa succede," disse Kayth. "Angela, ce la fai a
liberarti in una ventina di minuti?"
La ragazza nera mugolò perché non poteva rispondere: Ami aveva
applicato due strisce del terribile nastro sulle sue labbra. Vidi
Angela cercare di lavorare il nastro con la mascella, tentando di
aprire e chiudere la bocca.
Fin qui tutto bene: le labbra, che
sporgevano in rilievo sulla superficie bianca e lucida del
nastro, si muovevano appena. Ami aiutò Angela a tornare a
sdraiarsi, ma questa volta la coricò a terra. La bella
agente segreta era diventata adesso una candida mummia,
imprigionata in una crisalide di inflessibile nastro.
Cominciò a dibattersi, cercando di liberarsi.
"Credo sia
molto difficile da rimuovere il suo nastro, signor Halsey," disse
Ami provandone una striscia sul dorso della mano. "Niente
affatto" spiegai,"in caso di difficoltà c'è un
apposito solvente che è contenuto in uno stick... come uno
stick di colla. Basta strofinarlo sul lato rivolto verso di noi:
penetra il nastro, reagisce solo con l'adesivo e in un attimo...
ma è meglio che lo mostri addirittura."
Mi chinai verso
Angela, e in realtà non ero scontento di toccare ancora un
momento la bellezza nera dai muscoli d'acciaio... ma Ami mi
fermò. "Non adesso! Dobbiamo lasciarla legata per la sua
sfida! Ci aiuterà a liberarla più tardi."
"Cos'altro ci ha portato da vedere, signor Halsey?"
domandò Kayth mentre si chinava, e radunava la folta
chioma di Angela in una cuffietta bianca come il nastro che
avvolgeva la ragazza.
"Beh, ci sono altri prototipi, e siccome ne
ho parlato con BB in persona, credo che dovremmo aspettare..."
Ami ribatté: "Ma lui potrebbe arrivare più tardi,
non sappiamo se è stato trattenuto. Perché non
cominciamo a discuterne?"
Feci un po' di resistenza, ma ero
coinvolto dalla giovanile eccitazione di quelle ragazze. Mi
lasciai convincere, e cercai nella valigetta uno strumento di cui
ero abbastanza fiero.
"Questo è il mio identificatore: in
base a numerosi sensori che osservano il paesaggio circostante,
filtrano i rumori utili, analizzano l'aria e identificano le
particelle, può mostrare la posizione di una persona entro
una distanza di oltre cento metri, con l'ausilio di un piccolo
schermo, simile a uno schermo radar. Riesce spesso, inoltre, ad
identificare armi ed esplosivi: analizza le forme, le emanazioni
chimiche e..."
Ami mi guardava con scetticismo. "Attrezzi del
genere ne abbiamo già visti, li usiamo poco, e ne abbiamo
scartati diversi in passato."
"E' vero," confermò Kayth.
"Sono imprecisi, talvolta sbagliano completamente, e sono
difficili da portare perché voluminosi: in missione sono
più un disturbo che un aiuto."
Rimasero stupite quando
mostrai uno strumento simile ad un grosso orologio, con tanto di
cinturino. "Questo lo potete consultare con molta
facilità" dissi. "Sul display compaiono le cifre relative
alla distanza e delle semplici icone che mostrano qual è
la minaccia, se di minaccia si tratta..."
"Ehi mamma!"
esclamò Ami, rivolta a Kayth, "lo voglio anch'io uno di
questi!"
"Dovremmo provare, in effetti. Potrebbe essere utile per
rilevare un nemico in agguato, o un prigioniero, un ostaggio..."
Proprio in quel momento arrivò una chiamata. Kayth la
prese e parlò brevemente, poi mi annunciò: "E' il
Capitano in persona." Presi la telefonata.
"Allora vecchio mio,
come sta andando?" La voce del Capitano aveva un certo tono e
calore, ma sapevo che era filtrata come al solito per rendermela
irriconoscibile.
"Stiamo già controllando alcuni
prototipi, caro Capitano" risposi. "Quando viene a trovarci?"
"Sono un po' in ritardo e forse potreste godervi la piscina
mentre aspettate. Ma se volete proseguire, fate pure. Spero di
essere lì presto." E con questo chiuse la chiamata.
"Per
cominciare con questo prototipo, potremmo vedere se è
utile a trovare qualcuno che si sta nascondendo o è tenuto
nascosto" disse Kayth.
"Come un prigioniero?" domandai.
"Esatto,
anche se immagino che lo strumento non possa... guardare dietro
gli angoli, rivelerà il calore corporeo, il vapore emesso
con la respirazione..."
"Sì, anche se queste rilevazioni
non hanno ovviamente la portata del sensore di movimento..."
"Quello forse sarà utile per trovare un nemico che cerca
di preparare un'imboscata, un cecchino che punta un'arma... Anche
se ho i miei dubbi che possa battere il nostro istinto..."
"Non
metto in dubbio" concessi. "Si tratta appunto di vedere se questi
attrezzi vi possono aiutare o no..."
"Benissimo!" esclamò
Kayth con un gran sorriso. "Adesso faremo un gioco... di
nascondino. Io e Ami ci nasconderemo e saremo le prigioniere da
trovare e liberare. Vede quell'edificio basso, oltre la villa?"
"Certamente." Si trattava di un edificio anonimo, squadrato e
scuro, seminascosto dagli alberi: certo non figurava molto bene a
breve distanza dalla magnifica dimora del Capitano.
"E' un
magazzino: contiene un sacco di cianfrusaglie, vecchi veicoli,
materiale di vario tipo. Lo usiamo per addestramento e per dei
test, a volte. Saremo nascoste lì. Ci dia qualche minuto
per scomparire: intanto potrà tarare il marchingegno su
Angela, che continua la sua prova contro il nastro speciale."
Mi voltai a guardare e rimasi stupefatto. La ragazza continuava a
contorcere il corpo muscoloso in un metodico sforzo per spezzare
la presa del nastro, ma la sua situazione, mentre ero al
telefono, era stata aggravata da Kayth di un pesante handicap.
Dopo averle raccolto in una cuffia i capelli, le aveva
completamente avvolto il capo nel nastro, lasciando libera solo
una fessura per le narici.
La superficie lucida e bianca seguiva
il contorno dei suoi lineamenti, dal volto alle orecchie al
collo: se fosse stato stretto ulteriormente, il nastro avrebbe
creato un problema per la sicurezza della ragazza. Angela non si
era per questo persa d'animo e lottava con determinazione, ma in
quella situazione sicuramente poteva contare solo su un ridotto
afflusso di ossigeno.
Controllai con il mio rilevatore. Da pochi
metri, potevo verificare che Angela respirava, senza però
la profondità che ci si aspetta da una persona che sta
facendo uno sforzo fisico. I movimenti della ragazza erano
tutt'altro che impercettibili e potei captarli da ben più
lontano: il che poteva essere utile nell'oscurità o in una
circostanza in cui la visibilità fosse stata nulla.
Soddisfatto del test, mi recai al magazzino. Era un posto
piuttosto grande, e disponeva anche di uno scantinato, come vidi
presto.
La grande porta scorrevole era semiaperta, e per prima
cosa trovai un grosso elicottero su un rimorchio, un'automobile
d'epoca importata non si sa quando, altri piccoli veicoli e una
quantità di armi sotto chiave in una rastrelliera.
Un
campionario impressionante che, ritenevo, non fosse di
proprietà personale del Capitano, bensì
dell'Agenzia.
Il rilevatore non mi aiutava. Cercai sotto e dentro
i veicoli, e aprii il bagagliaio dell'auto. Risi di me stesso,
dopo averlo fatto: stavo violando le regole del test.
Quello che dovevo fare era usare il rilevatore per trovare le due agenti che
si nascondevano. Avremmo poi stabilito se la prova era troppo o
troppo poco difficile: ma non aveva senso che mettessi il posto
sottosopra per trovarle ad ogni costo.
Passai oltre. Non c'erano
delle casse o altri contenitori grandi abbastanza da contenere
una persona, ma tante di quelle cianfrusaglie e materiali vari,
che dovetti per forza percorrere un vero slalom nel magazzino,
sperando di cogliere qualche segnale.
Ad un certo punto vidi
diversi manichini. Mi fermai subito a controllare, non volendo
cadere in uno scherzo banale, se Ami e Kayth si fossero
semplicemente cambiate in maniera da confondersi con essi e
"congelate" stando immobili in qualche posizione. Questi
manichini erano per lo più del tipo che si usa nei
crash-test; alcuni erano sdraiati, la maggioranza era in piedi.
Probabilmente l'Agenzia li usava proprio a quello scopo. Alcuni
però indossavano degli abiti: tute di volo, uniformi, tute
integrali scure. C'erano infine dei veri e propri manichini che
servivano semplicemente a reggere abiti e parrucche. Qualcuno era
nudo, qualcuno portava anche delle maschere. Mi soffermai alcuni
lunghi minuti.
Ma in fondo era impossibile che la presenza di una
persona non venisse tradita... o dal calore corporeo, o dal
respiro. Il mio rilevatore non era così semplice da
ingannare. Procedetti oltre, tra decine e decine di scatole
contenenti non so quali rifornimenti. Ero in ballo da circa venti
minuti ormai. Il gioco cominciava ad essere noioso: ero sceso di
sotto e risalito un paio di volte, ero tornato in punti che
credevo di avere un po' trascurato... Ancora niente.
Era poi
venuto il momento di liberare Angela dalla sua soffocante
prigione, senza dubbio. A quel punto mi sentii toccare su una
spalla. Colto di sorpresa, temo.
A rendergli giustizia, va detto
che il rilevatore aveva dato l'allarme, un attimo prima, e poi...
era rivolto in avanti, dalla parte sbagliata!
"Ehi, mister" disse
Angela, come se i miei pensieri l'avessero evocata. "Il suo
nastro è proprio superlativo, ma ora andiamo a trovare le
mie amiche."
Cercai di riprendermi dallo stupore di vederla
lì, completamente nuda, coperta in parte dalla crema che
si era spalmata lei stessa e in parte dall'adesivo che le era
rimasto addosso in macchie rettangolari e lunghe linee.
"Che mi
venga un accidenti!" esclamai. "Stavo per venire a liberarla, ma
ce l'ha fatta da sola."
"No no no!" ribatté ridendo la
nera. "Non ci sono riuscita da sola. Il Capitano è venuto
ad aiutarmi e mi ha liberato un braccio, poi mi ha lasciato un
biglietto per lei... non mi ha dato il tempo di vederlo in
faccia, ovviamente. Quando mi sono liberata il volto, se n'era
già andato."
Presi il biglietto dalla sua mano. Ero un po'
piccato del fatto che il Capitano era lì in villa, o
almeno era passato, e non si era nemmeno fatto vedere.
"Guarda i
manichini con le parrucche rosse," c'era scritto.
Strano, pensai,
i manichini li avevo scartati prima...
Angela si era già
avvicinata ai manichini indicati nel biglietto. Erano sdraiati su
una piattaforma rialzata di circa un metro.
"Questi so cosa sono,
e so che si possono aprire," disse. "Si può cambiare
l'interno, a seconda di quello che si deve osservare nel corpo e
della dinamica che si sta studiando: incidenti, accelerazione,
gravità, eccetera."
Mi avvicinai. "Comunque una persona
deve respirare, ed emette del calore..."
"Sono sicura che il
Capitano le ha sigillate qui dentro," continuò lei,
sfiorando con la mano il ventre di uno dei manichini. Entrambi i
manichini avevano delle piccole cerniere che si potevano aprire
semplicemente tirando. All'interno trovammo una sostanza gommosa
al tatto, ma che alla pressione diventava subito estremamente
dura.
Angela aveva quasi completamente estratto una delle due
figure. Praticamente, dentro a un manichino ce n'era un altro...
una figura femminile che sembrava esser fatta di gomma color
grigio chiaro.
"Questa non è roba sua, signor Halsey,"
disse Angela, "ma è un altro materiale sperimentale di cui
ci ha parlato il Capitano. Diventa rigido appena si cerca di
cambiarne la forma, reagisce alle sollecitazioni meccaniche
riprendendo subito le sue caratteristiche originali. Si plasma a
caldo e dopo un po' che è indurito si può
ammorbidire con l'acqua. Semplice, vero?"
Così dicendo,
Angela aveva preso una spugna da un secchio, che forse BB aveva
previdentemente lasciato lì vicino.
La imitai a mia volta.
"Peccato che questa roba dopo un solo uso sia da buttare"
osservò Angela. "A parte questi giochetti, non è
stata ancora adoperata per un uso pratico; ma ha reso Ami e Kayth
del tutto impotenti, non è vero?"
Ancora non credevo che
in quelle specie di mummie fossero imprigionate due persone vive.
"Per tutti i..." esclamai. "Ancora non si capisce chi è
ciascuna delle due."
Presi la spugna per liberare la prigioniera
che era toccata a me. Mentre armeggiavo vidi che le vaporose
parrucche rosse contenevano in realtà una piccola bombola,
legata alla sommità del capo di ciascuna donna. Conoscevo
il prodotto: permetteva lo scambio tra ossigeno e CO2 in un
sistema chiuso.
Il volto che tenevo fra le mani era sigillato,
anonimo e muto, ma capivo che in qualche modo, probabilmente con
sottili condotti dentro il materiale stesso, che poi si
agganciavano alla bombola, le due prigioniere respiravano.
Ero
costretto a credere all'evidenza. Angela stava liberando Ami.
Dalla crisalide nera emergeva il corpo roseo e pallido della
ragazza bionda, che si guardava tranquillamente intorno come
inconsapevole della sua completa nudità.
Le braccia e la
testa erano state liberate per prime. Ami aprì la bocca e
ne estrasse un panno rosso, dal ragguardevole volume. Era stata
imbavagliata a dovere.
Con sorpresa la vidi infilarsi le dita in
bocca di nuovo, e toglierne una spugna, adesso fradicia di
saliva.
La buttò per terra. "Che schifo!" esclamò.
Si voltò verso di me e mi disse: "L'ho sentita passare un
paio di volte, prima. Ho cercato di gridare per chiederle aiuto,
perché non ne potevo proprio più di essere
sigillata in questo modo, ma praticamente non emettevo il minimo
suono. E avevo così poco ossigeno che non c'era speranza
di lotta."
Ami riprese fiato per un attimo, poi saltò
giù dalla pedana e si mise ad aiutare Angela, che
raccoglieva i materiali usati per il nostro bizzarro esperimento.
Io armeggiai per liberare Kayth, e le tolsi finalmente il
cappuccio strettissimo che le inguainava la testa, sciogliendo
l'intrico di tubicini che le entravano nelle narici...
"Che mi
venga un accidente!" esclamai. Pensavo che due strati fossero
sufficienti (la pelle esterna del manichino e la tuta nera del
materiale speciale dell'Agenzia) ma il Capitano aveva superato se
stesso, e aveva ricoperto il volto di Kayth con un'altra
maschera, in latex, munita di orifizi per le narici.
Questa
maschera era color pelle e vi erano dipinti occhi, sopracciglia,
capelli e bocca, in modo da imitare, con una certa
approssimazione, l'aspetto di un volto umano.
"Dopo che Kayth ha
preparato me, il Capitano le deve aver ordinato di mascherarsi il
volto" spiegò Ami. "Ci aveva lasciato istruzioni scritte,
e aspettava, per intervenire a terminare la nostra preparazione,
che fossimo entrambe incapaci di vederlo."
Kayth aveva a questo
punto estratto le braccia dalla prigione della tuta, e si stava
levando la maschera. Appena la ebbe tolta, una massa di riccioli
ribelli esplose ricadendo sulle sue spalle. L'agente emise un
profondo gemito di sollievo, e comincio ad estrarre dalla propria
bocca il bavaglio, che era abbondante quanto quello di Ami.
"Le
assicuro di aver cercato di chiamare aiuto e di farmi liberare,
signor Halsey," disse Kayth appena fu in grado di parlare. "Il
nostro imprigionamento era così assoluto e soffocante che
avei preferito che il suo gingillo ci trovasse."
Mi sentii
leggermente preso in giro, non tanto dalle tre ragazze nude,
affaticate dalle prove a cui si erano sottoposte così
sportivamente, ma dal mio invisibile ospite, che era arrivato
alla villa per i preparativi del test, e non si era fatto
vedere... inoltre, e lo dissi, nelle specifiche del mio
apparecchio non c'era sicuramente la capacità di percepire
un corpo vivente isolato dall'ambiente esterno, e costretto
all'immobilità più totale.
Non mi aspettavo nemmeno
che fosse possibile imprigionare una persona con un'efficacia
così diabolica.
"Non se la prenda" mi invitò Kayth,
"al Capitano piace fare qualche scherzo ogni tanto."
"Certamente
il mio apparecchio avrà dei maggiori vantaggi se
verrà usato contro il nemico," osservai. "A meno che esso
non si presenti conciato come il vostro comandante ha ridotto
voi... ma allora qualunque nemico sarebbe ben poco minaccioso,
vero?"
Le tre agenti si misero a ridere. "Vinceremmo di sicuro"
disse Ami, "a patto di riuscire... a trovare l'avversario!"
Arrivò una chiamata in quel momento e mi fu passato il
Capitano.
"Ma vuole spiegarmi per quale motivo..." iniziai.
"Non se la prenda, Halsey. Volevo solo farle vedere che di tanto in
tanto anche noi riusciamo a mettere in scacco qualcuna delle sue
diavolerie. Mi dicono che quel nastro è davvero
eccezionale. E l'altro apparecchio... beh, è colpa mia, mi
sono divertito a renderle il test impossibile... forse le mie
agenti si sono divertite un po' meno ma sono ragazze sportive.
Penso che tutti e due i progetti siano interessanti ed è
un peccato che non avessi tempo di trattenermi a valutarli come
si deve. Li guarderà il nostro settore tecnico ma
certamente li comprerò."
"La ringrazio, Capitano. Beh, io
mi sarei trattenuto ad aspettarla, ma a quanto pare non
può..."
"Fretta... e segretezza, vecchio mio. Spero che
capirà. Si goda la piscina."
Gli dissi che capivo, anche
se ero un po' deluso. D'altra parte, se soltanto un paio degli
agenti avevano potuto vedere BB di persona, chi ero io per
pretendere questo privilegio che era negato a gente che rischiava
la vita ogni giorno?
Rimasi in effetti a fare una piacevole
nuotata con le tre agenti, che avevano nel frattempo recuperato i
loro costumi.
Al momento di andare, espressi di nuovo il mio
rammarico, ma fui fermato dalla replica di Kayth.
"Anche noi non
lo abbiamo mai visto" disse, "ma a lei oggi abbiamo offerto la
vista di tutte e tre... nude. Non mi dica che farebbe il cambio."
Per un attimo rimasi allibito e non seppi cosa rispondere. Mi ero
comportato con il massimo tatto possibile per tutto il giorno,
cercando di non farmi cadere gli occhi dietro a quei corpi
stupendi.
O almeno, avevo cercato di non darlo troppo a vedere...
Non potevo però negare di aver gradito.
"Ma certamente
no!" risposi, "no! Santo cielo..."